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giovedì 27 giugno 2013

STRADE

Trent'anni fa ero un patito di bicicletta. 
Facevo chilometri alla domenica, nelle campagne romane, ai Castelli, al mare, per ripidi tornanti, iniziavo a gustarmi i silenzi, l'aria in faccia  ed il mondo che mi roteava attorno ma ad una velocità che rendeva lui percepibile ed io piacevolmente attento.

Ricordo che esisteva una strada che univa Ardeatina e Nettunense, Via del Divino Amore, sei chilometri di splendido asfalto perduto tra filari di vigneti e verde ordinatamente impazzito, appena fuori città.
Andavamo cercando spesso quella striscia quasi rettilinea perché serbava una piacevole particolarità.
La scorrevolezza.
Ogni strada ha un suo segreto. E per un ciclista quel segreto risulta ampliato, dettagliato e circostanziato.
Ebbene quella strada ti trascinava lei, pedalavi come in discesa, non avresti smesso mai. 
Non so se per la particolare mescola di asfalto o per l'aggraziata mistura di piano e falsopiano che la rendeva cosi fruibile, fatto sta che si volava via.
Ed era bellissimo.

Trent'anni di vicissitudini dopo, la ritrovo.

Per venire a Genzano passo da lì, andata e ritorno. Abito ad un tiro di schioppo. 
La percorro in macchina, qualche volta, in moto quasi sempre, ma la magia si ripropone.
La strada mi ha atteso, guastata dal tempo magari, con meno verde attorno, meno impazzito e più rado, meno silenzio, meno atmosfera,
ma abbraccia il mio stupore e mi riporta, ogni volta, non solo a casa ma anche indietro nel tempo.
E, soprattutto, con la medesima scorrevolezza.

Proprio incredibile. Se perdi un sogno, a volte è lui che ti ritrova.




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