domenica 7 agosto 2022

NOVECENTO POST!

 


Non posso quasi crederci.. novecento post in nove anni.. con i quali ho voluto spaziare tra mille argomenti.. ovviamente con priorità per le mie passioni principali: viaggi, spettacoli, poesia, scrittura, iperrealismi.. e poi spulciando quasi tutto lo spulciabile, dalla politica allo sport, dalla musica alla saggistica spicciola, dalla satira al dileggio sistematico, e poi ancora fotografia, teatro, svariate insolenze, analisi e introspezioni di tutti i generi.. anche cucina, pensa tu.. insomma.
Il tutto conoscendo splendide persone ed altre un po' meno, la minoranza per fortuna.. mi auguro di continuare così, perché un 
 blog, non smetterò mai di sottolinearlo, è innanzitutto di chi scrive, di chi lo anima e lo alimenta.

E non voglio sottovalutare assolutamente chi legge, commenta e interagisce, sia chiaro.. quello è un plusvalore inestimabile e infinita risorsa. 

Ma se subentra la stanchezza, la noia, la ripetitività, la routine e la stitichezza di creatività.. allora sì, può essere un problema.

Per ora non mi riguarda. 

giovedì 4 agosto 2022

UN REGALO


 

Una giornata di mare mosso, non da paura, ma abbastanza da tenere a riva bimbi e molti adulti, io mi allontano un attimo, giusto a gustare l'acqua che torna turchese e il turbinio di spuma quasi a togliermi via il costume a bermuda, ma un braccialetto mi si sfila davvero e non riesco proprio a ripescarlo.. 

Un attimo di scoramento ma poi penso che era ora facessi anche io un regalo al mare. 

Lui mi dona ogni volta istanti incredibili, pacatezza d'animo, apertura ai sogni, orizzonti e scenari.. almeno un braccialino glielo dovevo.  ;)

lunedì 1 agosto 2022

ESISTIAMO SOLO SE C’È CHI CI PENSA

Sembrerebbe un assunto elementare, ma ci libera dal nostro ego, dalla nostra capacità di auto esistere, di completarci in un circolo chiuso che ci vede crescere solo dentro i nostri minimi confini, le nostre torrette d'avvistamento, d'avorio o meno che siano. 

Ne parla Gunther Anders ne L'uomo è antiquato, del 1956, saggio dove l'uomo è esule e spaesato e chiede disperatamente lumi.

Mirabile l'illuminazione di Anders; un essere, ci ricorda, è tale soltanto se qualcuno lo chiama in causa, se si ricorda di lui.

"Diversamente dal cartesiano cogito ergo sum, la prova dell'esistenza valida, di fatto, nella vita dovrebbe recitare: cogitor ergo sum, mi si pensa dunque sono".

Una sola in più per trasformarci da invisibili a visibili.

E visto che oggi è anche il mio compleanno, rendo visibile anche lui...

sabato 30 luglio 2022

FINCHÉ IL CAFFÈ É CALDO

Il fenomeno editoriale degli ultimi due anni mi si dipana davanti, pagina dopo pagina, come il più elementare dei ritorni al futuro. L'espediente iniziale svela lo stratagemma anche ad un bimbo e attorno a questo si sgomitola tutto il libro, rincorrendosi dentro questo piccolo Caffè dove una sola sedia ti permette di viaggiare nel passato, rispettando diverse regole.
Sicuramente mia pecca, ma alla fine neanche avevo ben chiari i nomi (e pure il sesso) di tutti i protagonisti della storia, alcuni dei quali, poi,  rimarranno avvolti in un alone di mistero.
Quattro le storie che si intrecciano all'interno di questo minimo bar/ caffè, e tutte e quattro a lasciare abbastanza interdetti protagonisti e lettori.

C'è ovviamente l'amore di fondo, la voglia di rimediare, i perdoni da profondere, le nostalgie, le ritualità tipiche giapponesi e tutto l'armamentario da cuori buoni.
L'escamotage dei viaggi nel tempo fa abbastanza cilecca.
Presentato in maniera grossolana rivela subito molte pecche e rare virtù, lasciando spazio ad un'infinità di osservazioni ed eccezioni.

Personalmente abbastanza deluso, e mi preoccupa anche il successo di ben due sequel. Spesso ci accontentiamo davvero di poco.
Me compreso ovviamente, per aver abboccato all'amo. 

 

martedì 26 luglio 2022

LENTO SGRETOLARSI

 


Il mondo si stava sgretolando e lui, che se n'era accorto suo malgrado, cercava volenterosamente di fare qualcosa.

Una rattoppatina al ghiacciaio esausto, una soffiata su un maxi incendio, i feltrini ad una placca che non si teneva su.. ma era troppo il daffare.. c'era anche l'universo che remava contro, il sole che perdeva vigoria, le stelle sempre più cadenti, quella pioggerellina, almeno a rinfrescare, che proprio non voleva saperne..

Quando giunse l'Irreparabile constatò con una sorta di fastidio che il più era comunque fatto e si defilò irretito.

Forse per la prima volta, un maldestro fai da te ottenne un brillante successo. 

E continuammo a sopravvivere, belli e assembrati.

venerdì 22 luglio 2022

IL NAVIGATORE

 


E il navigatore che parla a pochi chilometri dal casello?: “Mi piace quando attribuisci anima e voce alle cose che hai attorno, fili dritto per la tua strada fino alla terza uscita”.
Guardo stupito.. parli con me?
“Dai ora non fare quello che si sorprende: ti rivolgi sempre ad un sacco di oggetti.. finestre,  quadri,  cassette della posta, barattoli di pesto.. mo’ che parlo io ti stranisci?.. io poi, che la voce ce l’avrei davvero..”
Sto per sbandare ma, non so come, calma e traiettoria rimangono intatte. Scusa ma.. dici proprio a me?
“Siamo solo noi in macchina, a chi vuoi che parli? Parlo e so dei tuoi racconti.. quando ne parli a tua moglie ad esempio, in viaggio, mi piace curiosare.. e sogno spesso di diventare protagonista, sai? Tipo un Ricalcolo racconto, liberarmi come se non fossi più geolocalizzabile”, magari costringerti a voltare a destra anziché a sinistra e indirizzarti dove voglio andare davvero; per esempio adesso, che non lo capisco proprio perché andiamo di nuovo a Orte..”
Oddio..praticamente te lo stai scrivendo da solo il racconto.. mi stai confondendo e, veramente, mi sento in imbarazzo..ho una spia in macchina.. ma dai!
“Ma quale spia! Un estimatore semmai..in effetti ti sto fornendo tutti gli assist, ti ho messo sull’autostrada, ti ho evitato il grumo di traffico a Roma sud, e ora sei sulla Roma Firenze quasi ad occhi chiusi.. ti ricordi quando cercavi quel ristorante a Milano? Ti ho mandato da un amico mio in realtà, e hai mangiato da dio.. o quando giri in Toscana e ti metto sulla strada di borghi sconosciuti e incredibili? Devi ringraziare solo me.. ma in realtà posso parlare solo con te.. con chi mi imposta almeno, è la strada più veloce, certo non senza pedaggio, ma Orte anche basta! Andiamocene a Gardaland allora!!”.
Ma guarda se ora devo chiedere un parere sui posti da raggiungere.. poi per Perugia è la strada più veloce!
“Si ma a Perugia per cosa che neanche la cioccolata fanno più bene… poi la minimetro l’hai presa già una volta..basta! Mica stai a Dubai..”
Sono basito e pure spaventato.. chi si é impossessato dell’auto.. sembra uno di quei film di King. Eppure il navigatore dovrebbe indicare un percorso suggerito dall’autista, non esprimere giudizi sulle mete..oddio sta prendendo una brutta deriva ‘sto viaggio..mo’ sto pure a discutere su dove sia meglio andare.. sai che c’è? Ora ti spengo e basta, tanto a Perugia ci arrivo pure da solo..
“Si provaci.. almeno tre nuovi cantieri aperti solo stamattina.. senza di me tra due ore potresti ritrovarti nelle Marche.. e comunque gran bella regione..ma si dai.. appena possibile, invertire il senso di marcia..“

 

 

martedì 19 luglio 2022

SCRIVE BORGES





Scrive Borges, con arguto calembour filosofico:
essere immortale è cosa da poco: tutte le creature lo sono,
giacché ignorano la morte”

tranne forse noi, poveri bloggers impantanati di emozioni pixellate,
che gozzovigliamo di fantasmi e vite extra terrene,

che passeggiamo con la testa tra le nuvole e gli astri,
a sfiorarci continuamente di sogni iperbolici e strani futuri,

che immaginiamo mondi paralleli a strapparci via dai tramonti offuscati.

Stiamo forse sprecando tempo 
nella nostra mortalità chiassosa
anziché goderci l’ampio respiro dell’esistere?

sabato 16 luglio 2022

YOU DON'T KNOW ME SERIE NETFLIX

 

You don't know me  -  serie Netflix

A noi piacciono le serie legal drama. I thriller d’aula di tribunale, dove una sana requisitoria può far cambiare idea ad un’intera giuria oltre a te, sbragato sul divano.

Non ci piacciono però quelle serie tipo dieci puntate dove ti affliggono all’infinito e  arrivi alla fine che quasi quasi  vuoi andarci tu, nel braccio della morte.

Il paradosso di questo You don’t know me, è che lo abbiamo scelto anche per le “sole” quattro puntate previste.
Una cinquantina di minuti l’una, con trailer che prometteva scintille e cotillons, storia accattivante:
un giovane nero imputato di omicidio, con una caterva di prove schiaccianti contro, e lui che  licenzia l’avvocato e decide di autodifendersi dichiarandosi innocente.
Ci solleticava un bel po’ ma..

Primo errore. Il thriller ci sarebbe pure, i colpi di scena anche (e fin troppi), ma la struttura è ingannevole, il finale non risolutorio, si rimane con il più classico dei “ma che davero?!”

Secondo errore: la lentezza pazzesca della narrazione riduce di brutto tutta la pazienza e l’entusiasmo accumulati nel corso dell’auto requisitoria che il protagonista/imputato rifila a pubblico e giuria per la praticamente totalità della serie: quattro puntate che in alcuni momenti pensi si sia bloccato il modem e vai lì a smuoverlo.

Terzo errore: personaggi ammantati di pressapochismo e palpabile irrealtà: i buoni troppo buoni, i cattivi quasi cartoni animati, le situazioni tutte al limite, le soluzioni esagerate, gli escamotages che fanno acqua da tutte le parti, e il finale “aperto” che non fa solo storcere il naso, ma anche tutto il resto.

  


martedì 12 luglio 2022

CASACCIO (SCRIVERE A)

 


Scrivere a casaccio di cose che passano per la mente e trovano comunque modo di arenarsi su un foglio bianco, senza fuggire via come da una finestra spalancata.

Una soluzione funzionale, ammesso che chi legga ne tragga spunto, profitto, piacere, sorpresa, traccia, memoria.
O non è necessario?
Basta quel gusto liberatorio di chi riesce a scrivere esprimendosi, in effetti.
Il lettore giunge sempre dopo, e anche lo scrivente che rilegge, giunge comunque a giochi fatti.

Se ci appelliamo all’assioma che chiunque legga è già a conoscenza - per esperienza, tradizione, cultura - dei diversi strati di letteratura, di fantasia, di personalità allo sbando che si concepiscono su carta come elementi spesso lontanissimi da noi, anche dal nostro personale assemblarli,  apparendo a volte assurdi e indefiniti o invece particolarmente arguti, possiamo credere di non dover fornire, a nessuno, noi compresi, spiegazione alcuna, nessun appiglio.

E possiamo quindi semplicemente scrivere o leggere, dare sfogo di cose che non esistono se non per il fatto che sgorgano da noi, luci che adombrano, tempeste che rasserenano, videocitofoni che digitano il nostro interno, elementi che ci spariscono sotto il naso, o dentro, chissà.. tutte robe che si adoperano solo per acquisire forma, utilizzando noi che le originiamo (e noi che le leggiamo), sogni che ricordiamo appena, strazi della mente che atterrano convulsi tra pixels e inchiostro.

Perché trattasi di sensazioni, sfumature di pensiero che si sostengono l’un l’altra senza una base di partenza, o un tentativo di conclusione.
E molti considerano questa, letteratura: il pieno e partecipe, forse unico coinvolgimento di chi legge e interpreta ciò che magari avrebbe voluto, con sorpresa, generare.

Gli scrittori solo un blocco di inchiostro che vaga come iceberg alla deriva.
E i lettori, orsi polari rimasti prigionieri, in attesa di un approdo significante, e condannati a vagare all’infinito finché, sperduti entrambi nell’oceano artico, un lembo di terra non si riveli, a suo dire, punto di arrivo.
O anche solo punto alla fine di periodo confuso.


sabato 9 luglio 2022

L'AZZARDO

 


I tre condomìni sorsero in piena giungla uno dopo l’altro.

Un complesso residenziale che spezzava l’ingorgo di liane e l’indisturbato volo di infinite specie animali.

L’architetto aspirava ad un microclima che coniugasse modernità e vita naturale, efficienza e quiete naturalistica.

Il primo intoppo furono le zanzariere subito divelte da scimmiette curiose, e poi i coccodrilli che venivano su dalle tubature. 

L'elemento più insostenibile, però, fu la Coop che rifiutò gli ordini a domicilio.


martedì 5 luglio 2022

CON ESTREMA CURA

 


Oggi nubi livide opacizzano il mio angolo di cielo,
emanano solo calura afosa,
è come  riflettessero la mia cantina d’anima,
quella chiusa a chiave dove non ricordo neanche più
cosa conservai - con estrema cura -
un giorno.

L’aria è sparsa di luce reduce da forno spento.
Sembra debba esplodere il giorno ma poi è solo la sera
a tornare di nuovo, ancora una volta a ordinare
memorie di cantina buia,
dove il fresco e il silenzio fanno amicizia
e stemperano tra loro ogni nuova attesa.

sabato 2 luglio 2022

AVVENTURE IN TRIBUNALE


Vengo citato ad apparire nel Tribunale di una città distante oltre duecento km dalla mia residenza, per una truffa avvenuta in banca circa dieci anni fa. Bonifici effettuati da una tizia con documenti falsi aventi per beneficiario proprio il tipo contro il quale si apre il procedimento penale nel quale sono nominato come teste.
Cose che accadono.

All’epoca fu ovviamente descritto tutto l'accaduto con dovizia di particolari tramite denuncia e verbali dei Carabinieri.
Oggi mi convocano perché "è necessario reiterare in Aula" tutto quello già ufficialmente testimoniato all’epoca.

Misteri.

Viaggio in treno (a spese del Tribunale, cioè dello Stato, cioè nostre), deposizione in aula stile telefilm (Giudice e Procuratore in toga, consulente tecnico per la registrazione delle deposizioni, microfoni e altoparlanti, cancelliere, avvocati, uscieri, polizia, praticantisti, io che leggo la magica formula “..tutta la verità, niente altro che la verità” e su tutto la scritta luccicosa ancor più ammaliante “La legge è uguale per tutti” ad incutere deferenza), il tutto a semplice convalida della Denuncia Ufficiale, e protocollata con tutti i crismi, dieci anni prima, e forse utile solo ad evitare prescrizioni incombenti, chissà..

Mi accomodo, quattro parole a conferma, tutto bene, grazie e arrivederci.

Prima del mio, ovviamente iniziato con un’ora e mezza di ritardo sul previsto, altri procedimenti tra i quali diversi rinviati a dicembre o gennaio del 2023 per assenza totale di testi e altri attori e quindi archiviati in pochi minuti (mi chiedo se tutti i convocati di tutte le cause fossero stati presenti quando mai sarei uscito da quell’aula..).

In tutto questo un pullulare frenetico di persone che entrano ed escono, testi, avvocati, uscieri, forse di polizia, forse anche solo curiosi, col Giudice, anzi “la” Giudice, come ormai di frequente uso, che ogni tanto sbatte la mano esigendo silenzio (un classico anche questo..).
L’unica cosa buona a mio avviso è che tutti hanno un’età media molto giovane e quindi si sta assicurando un futuro lavorativo alle nuove leve.

Sull’utilità di questo convulso arrabattarsi, invece, nutro serissimi dubbi.

Fare perdere una giornata ad un cittadino solo per ribadire una testimonianza rilasciata presso un Pubblico Ufficiale dieci anni prima ti fa intanto chiedere se le Forze dell’Ordine contino davvero qualcosa, se un processo in aula dove non c’è avvocato né il personaggio contro cui si eleva il procedimento, abbia il minimo senso reale, o siamo tutt’ora legati ad una burocrazia assurda che fagocita tutto il buon senso, e noi lì inghiottiti da formule, consuetudini, prassi giuridiche che rendono paradossale il tutto senza che nessuno se ne renda conto.
Un teatrino schiavo di procedure e manfrine folcloristiche che si ripetono da decenni infiniti lasciando sepolta la macchina Giustizia in un'inefficienza biblica.
Ed intanto ritardi  e attese di giudizio ben più rilevanti si accumulano, perché nel frattempo ci si dedica a ghirigori giuridici e scimmiottamenti di Perry Mason.

Potremmo mai crescere, evolverci,
restando impantanati nella fuffa?



 
 


mercoledì 29 giugno 2022

IL DIZIONARIO




Era alla sbarra: fiero e altezzoso. Una settimana prima aveva investito il Premio Strega, deliberatamente ed in piena coscienza.

A sentir lui ogni Premio di Letteratura gli apparteneva di diritto, perché lui era il master inequivocabile di qualsiasi combinazione di parole possibili.
Lui solo conteneva tutti i romanzi realizzabili; le sfumature, le interpretazioni, le divagazioni e le tendenze.
L’accostamento di vocaboli doveva essere considerato indipendente dall’ordine alfabetico col quale lui li custodiva.
Erano comunque tutti presenti, anche nelle diverse coniugazioni e nei più particolari aspetti grammaticali, diatesi compresa.

Il Dizionario reclamava solo Giustizia, e motivava il suo atto disperato come l’estrema sublimazione alla cocente delusione, incurante dell’incomprensione e indifferente dell’incapacità dei lettori che non riuscivano in autonomia a gestire e filtrare l’infinito patrimonio celato tra le sue pagine.

Era quasi riuscito a convincere la giuria sulla frustrazione che lo aveva portato ad un atto comunque scellerato, quando tutti scoprirono che all’aggiornamento della seduta, richiesto dal Giudice preposto, non era corrisposto l’aggiornamento periodico del Dizionario, e questo si palesò quando l’ultima risposta al Procuratore lasciò tutti sbigottiti.

La domanda che scatenò la crisi, al termine della requisitoria degna di uno dei migliori legal movie mai visti, era un semplice “Perché?”
Il Dizionario apparve, per la prima volta dalla sua comparsa in aula, come preso alla sprovvista,  incapace di consultarsi come brillantemente fatto fino a quel momento e proferì soltanto un:
“Vorrei spiegarlo davvero, ma non ho parole”.
La giuria vide crollare in quel preciso istante l’intero processo di supposta baldanza, e tutto quell’atteggiamento di boria appena velata, di spasmodica albagia, apparve improvvisamente sciogliersi in un empito di impotente sconforto, fino a che un silenzio devastante invase l’aula e il Dizionario comprese che al suo mancato Aggiornamento, stavolta, non avrebbe potuto davvero porre rimedio.

Forse solo un Sinonimi e Contrari avrebbe trovato magari una soluzione, un sistema, un espediente, un escamotage, un trucco, una scappatoia..

 


lunedì 27 giugno 2022

27 GIUGNO 1980 USTICA



Mi sembra di fare il verso a Moz, retronostalgico anche io oggi, a ricordare 42 anni di una strage che i ventenni/trentenni di oggi neanche sanno di che stiamo parlando.

E ci sono anche quelli saggi un po' più adulti che ricordano benissimo ma ti dicono; "Avresti preferito una guerra mondiale già all'epoca, solo per un aereo di linea abbattuto per sbaglio?"

E chissà, magari hanno ragione loro, e la guerra mondiale, nascondendo le vergogne sotto il tappeto, ce la siamo scansata fino ad oggi, e magari se mettiamo sotto il tappeto anche l'Ucraina, la svanghiamo anche stavolta, e di nuovo tutti al mare.

Tanto non c'eravamo noi su quel DC9. 

domenica 26 giugno 2022

CELLENO: IL BORGO FANTASMA


 Necessaria premessa: quante volte abbiamo anche solo pensato: "Vorrei vivere su di un'isola deserta"? Quante volte abbiamo avuto la tentazione di mollare il mondo come lo conosciamo per rifugiarci dove tutto collimasse col nostro istinto, o forse anche solo una nostra temporanea ma potente voglia di quiete?

Ecco.. un posto così esiste davvero, e senza bisogno di solcare oceani..vicino Viterbo, e ancor più vicino alla celebre Civita di Bagnoregio, si ergono i resti di un borgo fantasma, abbandonato negli anni 50 a seguito frane e terremoti. 


Borgo cui ora la Proloco cerca di restituire aliti di vita, riesumando resti e memorie, sistemando pareti pericolanti, facilitando percorsi che lo rendano di nuovo palpitante e testimone della vita di un tempo. 

Uno sforzo a titolo gratuito perché, al contrario della più gettonata Civita, a Celleno si entra senza pagare alcun biglietto d'ingresso, e visto che non riscuote affatto la grancassa del turismo telecomandato - per fortuna direi -, a Celleno puoi davvero riscoprirti solo in mezzo ai vicoli, puoi dare un'occhiata al te stesso che spesso non riesci a scorgere in mezzo alla folla, sulle spiagge incasinate, o su una nave da crociera. 

Siamo accolti dagli spettri, silenzi gonfi, che fischiano nelle orecchie e sul cuore; portoni sul nulla, chiese direttamente sul cielo del paradiso. Mura che stanno su direttamente per sfida a Dio.
Il guardiano di questi luoghi lavora gratis.
Io pagherei.


Tavole imbandite ad attendere pastori di ritorno, macchine per cucire a guardia di rammendi eterni, dondoli che cullano il tempo, fragile ed infinito, brocche in attesa di riversare acqua di fonte, aria cristallizzata dove le mosche disegnano traiettorie indisturbate.

Il paese non c'è ma respira, e a tendere bene cuore e orecchie, sembra di viverlo in una giornata come le altre.. sembra poter accogliere chi vorrebbe fuggire dal caos indeterminato di vite confuse, frettolose, insensate.


Celleno è una scommessa forte. E' puntare tutto sapendo di poter perdere, ma anche una speranza di vincita totale, su noi stessi e i nostri calendari, le scadenze, le prospettive, il futuro che crediamo di poter pianificare.
Celleno è un tempo sbagliato, una riga che non è andata a capo, una risacca che si è fermata a parlarci.


mercoledì 22 giugno 2022

APPROSSIMAZIONE

 


Avrebbero potuto subdorare il contrattempo all’orizzonte: Algoritmo rientrò a casa verificando un oggettivo errore minimo sull’orario di effettiva apertura porta, e già questo ne minò certezze mai messe in dubbio sui dati in ingresso. Algoritma  era ancora fuori, al supermercato c’era una fila sfuggita ad ogni presupposto stimato, altro incauto azzardo rispetto alla variabile impazzita, sempre da tenere in considerazione tra input e output.
I due algoritmini giocavano a nascondino con tale certosina meticolosità sulle probabilità di potersi trovare, che passavano ore a cercarsi invano fino all’ora di cena, al cui preciso scoccare era stabilito il picco più alto possibile di appetito raggiungibile.
Ma stavolta la disambiguazione del caos al supermercato, stava  innescando cortocircuiti ingovernabili. 
Ci fu prima una constatazione di allarme, poi un disagio palpabile, infine entrò in sala nonno algoritmo biascicando uno dei suoi classici: "ho cresciuto una famiglia davvero approssimativa".

venerdì 17 giugno 2022

QUALCOSA DI ISLANDESE..


Di certo un'isola da vivere più intensamente di quello che  possa concedere una crociera con quattro fermate.

Ma dal mare abbiamo un vantaggio.
Circumnavigare l'Islanda nel suo costante essere giorno - a giugno le ore di oscurità sono davvero minime - permette una confidenza diversa, le sue cime innevate confuse nelle nubi dove si nascondono i troll, il mare cobalto, i fiordi che si infilano nel cuore fino a paesini di case colorate coi ricami di tende alle finestre fino a stemperare ogni moto ondoso e ogni spigolo di nube.
Una quiete davvero irreale.

E noi che filiamo sul quel mare denso di silenzi spostandoci da un porto all'altro, da un tramonto ad un'alba sempre illuminati, ci regaliamo macchie di colore e corsi d'acqua costanti, grumi di case agghindate a festa, con mille fronzoli sui davanzali, quasi a voler comunicare con chi passa.
E' un'Islanda lontana questa in due righe, e anche le foto, lo ammetto, non comunicano tutta l'ampiezza e la luce, neanche a me che ho toccato con mano restituiscono tutto, manca la sorpresa dell'attimo, la cura dello spazio, la consapevolezza di cieli davvero più luminosi, della pulizia dell'immagine, ma molto dipende dall'approccio, dal voler entrare nel paesaggio, averne curato gli scorci, spulciato le lamiere inchiodate e dipinte addosso alle case, immaginare che, in qualche modo, frenino il buio negli inverni oscuri, e che quei colori siano a richiamare la brillantezza dell'estate.

Gli orizzonti paiono moltiplicarsi, le strade snodi che si arrampicano e ridiscendono senza guardrail, le cascate un continuo riversare acqua da ogni roccia scoscesa, un infinito sciogliersi di ghiacci e nevi, di terra in costante divenire. 
Fiordi che riflettono mare e montagne creando specchi continui, veduta legata a doppia immagine. Si resta stupiti di fronte al rumore, alla libertà, alla sregolatezza di tanto spettacolo. 


Troviamo di rado sole pieno, ma quando avviene nugoli di bimbi in maglietta impazzano in mezzo a noi, imbacuccati invece, con giacche a vento da yeti solo perché "lì fa freddo", ma poi scopri che non è così vero.






Paradossalmente il viaggio in nave aiuta a decifrare, a comprendere, a misurare. A collezionare silenzi. Terre di meditazione, e mari del nord, solcati da qualche balena, quando si degnano di farsi notare..
C'è tempo per leggere Un italiano in Islanda, di Roberto Luigi Pagani, docente in Linguistica Islandese, trasferitosi definitivamente a Reykjavik; il dondolio lento e costante della nave sposta il sole da una pagina all'altra a ritmo regolare, sembra che il cosmo cospiri alla totale attenzione della pagina, creando l'esatta atmosfera.


 

E poi fare lunghe passeggiate per queste case basse, col tetto d'erba pettinata dal vento, vengono in mente altri mondi a velocità assolutamente inconciliabili, che le lunghe soste della nave, combinate con spostamenti lenti, aiutano però ad assimilare, a renderci partecipi.
Qui cucinano sui geyser a 100 gradi o sulle colate di lava, ogni volta una festa di terra pulsante. Il gas lo imbrigliano e ci riscaldano e illuminano a sufficienza, mutua collaborazione nel massimo rispetto.


Un universo difficile da raccontare, ma ci sono sensazioni che anche scendendo ad ogni porto, e lasciando ormeggiato qualche ora il nostro mondo occidentale e frenetico, non fanno fatica ad appiccicartisi addosso, con le chiesette in legno smaltato, i forni e i loro aromi burrosi, le persone spesso sorridenti, le rade auto che si fermano per farti passare anche se è rosso per noi.

Sui vichinghi poi un sacco di storie ma credo ci si siano adattati volentieri: negozi e bazar vendono mille ninnoli su saghe e presunte epopee, e la magia del paesaggio alimenta tutto volentieri.. in fondo è una tundra subartica, terra del ghiaccio e del fuoco, qualsiasi leggenda può davvero trovare terreno fertile.
Diventi magicamente del luogo, ti si avvolge tutto attorno, con naturalezza e spontaneità, mentre scambi il tuo mondo con il loro, ti accorgi di respirare la loro aria, ammirare quelle case dalle finestre larghe, ad ingoiare più luce possibile.. ogni volta che ce n'è.




Non avverti mai estraneità, lontananza.. certo è estate.. solo un segmento di vita islandese, che d'inverno si anima anche di aurore boreali, di lucine perennemente accese, ma anche di buio denso e costante, che potrebbe mettere a dura prova noi mediterranei..  buio animato da elfi e troll, magari uno di quelli monelli, che ha fatto sparire la valigia di Lulù in aeroporto il 29 maggio, per farcela ritrovare nello stesso aeroporto solo il 9 giugno, a fine vacanza.. 
Ma  abbiamo ovviato al disagio, la vacanza meritava, e neanche l'influenza intestinale ha potuto troppo.. scansato il covid per due anni, ce lo siamo probabilmente coccolato in nave.. ma ci ha dato tempo di tornare a casa e rimanere intrigati di ricordi splendidi.. 











mercoledì 8 giugno 2022

ALL'IMPROVVISO

 


Accadde
tutto
all’improvviso,
universalmente.
E
se
ne
accorsero in pochi.

Quel
giorno,
alle
ore
17,00,
erano
ancora
le
16,58.

Sembrava
l’inizio
di
un
qualcosa
di
irreversibile
e
foriero
di
reiterazione
ma
le
18
recuperarono invece,
come
certi
Frecciarossa
orgogliosi.
  
Alle 19 però,
tre minuti
vennero
di
nuovo
a
mancare.

E
ora
si
guardava
alle venti
con
malcelata
apprensione.
Forse
un
parziale
recupero
alla mezz’ora,
poi
il
crollo
definitivo.

Minuti a manciate
bloccati per strada:
alle
ipotetiche
20
il
tempo
era
bello
che
fermo
da
circa
venti
minuti.

E in quei venti minuti
la
nuova
rivoluzione
occupò
il
mondo.

Indaffarato in tutt’altro.


mercoledì 1 giugno 2022

CORRETTORI DI BOZZE DEL MONDO NE ABBIAMO?

 


Prendo spunto da un articolo su Robinson di Repubblica..  George Steiner che parla di Sebastiano Timpanaro, filologo e latinista, leggendariamente noto come "il" correttore di bozze.

"Quel che ho cercato di dimostrare in questo racconto" precisa Steiner "è che un correttore di bozze può essere l'allegoria di qualcuno che voglia correggere il mondo. Correggere un errore tipografico, infatti, non è una piccola cosa: significa credere in un mondo dove possano esistere l'esattezza e la verificabilità, un'utopia della precisione. Il correttore di bozze come il rivoluzionario".

Mestiere che mi affascina da sempre, perché sono un perenne correttore.. i miei post in bozza sono magma pulsante, leggo e correggo, svirgolo, contraggo, sostituisco.
Quando li pubblico, poi, magari mi do quiete un secondo, ma se capita di rileggerli a distanza, cambierei di tutto.. ed ecco lo spunto:  un correttore di bozze del mondo cosa dovrebbe inventarsi?
Quante guerre debellare, quanti confini spostare, quante bistecche esportare, quanta acqua far defluire da un pozzo o un altro?
E perché magari non mettere a ferro e fuoco l'intero pianeta, anziché solo qualche focolaio sparso in giro?
Il Correttore di Bozze Universale probabilmente non può corrispondere alla nostra idea di mondo, così come ci cancella gli a capo e sostituisce gli avverbi, alle prese col mondo intero potrebbe affossare le Maldive e portare ghiaccio perenne sulla Senna..

Eppure servirebbe un correttore a portata di mano, un emissario del Grande Architetto, uno che si sporca le mani, passa il grasso sulle giunture, rimette in asse una finestra, coniughi qualche verbo magari, o anche solo riordini la sintassi mondiale. 

Eppoi dia l'ok per un nuovo inizio. 

mercoledì 25 maggio 2022

COSTO DELLA VITA


Capita in questi giorni di guardare, quasi consequenzialmente, servizi sull'irrefrenabile costo delle materie prima, causa conflitto in Ucraina, e relativi aumenti insostenibili, dai mutui al carrello della spesa e poi indagine sui costi folli di lettini e ombrelloni negli stabilimenti italiani, presi d'assalto da bagnanti in crisi di astinenza dopo due anni di covid.

Qualcosa non mi torna. 

lunedì 23 maggio 2022

2 APRILE 2011 -- 22 MAGGIO 2022 MILAN - INTER : UN FILM O UNA PARTITA?



Intanto siamo Campioni d'Italia di nuovo.. l'ultima volta che accadde questo blog non era ancora nato!! Ma agli esordi (nel 2013) postai un post da fantascienza, scritto nel 2011, dove festeggiavo quasi tutti i miei amori (sport, scrittura e cinema, e che ripropongo di seguito) sperando e sapendo che, prima o poi, i sogni si (ri)avverano sempre.. felice oggi, di gridare al mondo la mia gioia tifando i colori più belli del mondo!!! 


"Salutarono tutti Leonardo, i giocatori del Milan, e guardarono in cagnesco quelli dell'Inter.
Oddio! con la mascherina non è che si potessero ben interpretare gli atteggiamenti, ma gli occhi erano belli espressivi, occhi di tigre, magari un po' in disarmo, ma che ne hanno viste di tutti i colori e non hanno paura più di niente e di nessuno.
In realtà non si sarebbe dovuto giocare, Moratti non avrebbe di certo voluto, la nube radioattiva giunta dal Giappone - ormai da oltre una settimana nei cieli europei - stava preoccupando civili, militari e biologi. Ma non i politici, Berlusconi in testa, che remavano per il “come se nulla fosse”, e nonostante le raccomandazioni delle autorità sanitarie alla cautelativa sospensione di attività sportive, scolastiche e pubbliche in generale, volevano che il derby scudetto si disputasse ugualmente.
Lo stadio, aperto gratuitamente per l'occasione, quasi ad invogliare anche i tifosi più perplessi, era gremito; le mascherine – obbligatorie almeno quelle, assieme ai guanti – rendevano folcloristicamente asettico ed inquietante lo scorcio dal campo e dalla tv.
Questa partita diventava il simbolo della speranza e del riscatto rossonero, ma anche una sfida al destino che negli immediati giorni precedenti la vigilia aveva fatto segnalare anche un paio di violente scosse telluriche sull'arco alpino che avevano messo in agitazione le popolazioni dell'intera padania, sventando si, un effetto tsunami, essendo l'epicentro lontano dal mare, ma causando sbancamenti franosi dei pochi millenari ghiacciai sopravvissuti, oltretutto si giocava senza l'intera tribuna ovest, tamponata alla bellemeglio con giganteschi teloni: due giorni prima un paio di scud di Gheddafi (il classico colpo di coda del dittatore ormai alla resa dopo che l'esercito turco, prendendo alla lettera l'ultima risoluzione congiunta Nato/Onu aveva invaso e messo a ferro e fuoco l'intera Libia, probabilmente sull'onda del troppo entusiasmo ed al perentorio grido di: “Siamo europei anche noi!!!”) avevano scheggiato di brutto la parete esterna dello stadio procurando danni notevoli anche a diverse palazzine adiacenti... ma il derby è il derby! aveva tuonato il Presidente del Consiglio, anche se poi raggiungere lo stadio era stato tutt'altro che agevole... l'improvvisa anomala ondata di rifugiati della Cirenaica/Tripolitania sbarcati in soli tre giorni su tutte le nostre coste avevano costretto le ormai boccheggianti autorità ad accampare gli sventurati in ogni minimo spazio libero, ed i parcheggi del Meazza, si prestavano all'uopo, anche se le manifestazioni leghiste contro l'invasione clandestina stavano raggiungendo limiti intollerabili.
Il Comune di Milano era stato devastato proprio la mattina prima da un centinaio di vandali vestiti di verde, dopo che la delibera congiunta Provincia/Regione aveva accettato il ricovero di duecentomila (sugli oltre seicentomila profughi giunti in Italia a seguito scorribande turche) sul terreno lombardo; ma il derby non poteva ammettere eccezioni, e Berlusconi aveva minacciato il due a zero a tavolino in caso di assenza presuntamente ingiustificata dei cuginastri.
E salutarono Leonardo, i giocatori del Milan, dicevamo; al gran completo e caricati a mille ed a molla nel contempo, seppur in cagnesco, e si chiesero come mai fossero in campo solo Zanetti e Stankovic dei titolari, assieme ad una sparuta Primavera nerazzurra... la risposta era tutta nell'intossicazione da pesce uranizzato giapponese ingerito dall'intera squadra la sera prima, e fornito da un catering dall’opportuna simpatia rossonera.
La partita ebbe comunque inizio, non ci fu mai storia e sul risolutivo 12 a zero, l'arbitro fischiò una liberatoria e gioiosa fine, giusto un attimo prima dell'atterraggio di un centinaio di paracadutisti libici in completo assetto da guerriglia, avvelenati contro l'Italia ed il suo tremolante premier; ed anche un secondo prima che circa seimilacinquecento esiliati nordafricani invadessero il campo all'inferocita ricerca di acqua e cibarie; ed esattamente mentre le precarie zolle del campo proponevano il Definitivo Sussulto, causando indicibili smottamenti tellurici classificabili attorno al grado di magnitudo 11 della scala Richter, con conseguenze di una devastazione tale mai lontanamente prevista neanche dai più catastrofici veggenti Maya.


Ora ti chiediamo: degli eventi straordinari e fantascientifici appena sopra esposti, quale secondo te è decisamente il meno verificabile:

1 terremoto a Milano dell’undicesimo grado della scala Richter
2 invasione in Italia di circa seicentocinquantamila profughi
3 Milan che batte Inter 12 a 0

Occhio che dalla risposta arguiremo se sei un terrorista islamico, un catastrofico iettatore o una persona banalmente incolore ma dal sano buon senso.


ALBA FATALE
Il decreto legge fulmineo e strisciante venne approvato da una maggioranza fedele e silenziosa riunita alle tre di notte. In ottemperanza alle normative vigenti in materia d’ordine pubblico contingibile ed itinere ai sensi e per gli effetti dell’art 161 D.Lgs appunto del 2 aprile, si dispone che il derby da disputare il giorno stesso si giocherà alle cinque di mattina. Ma nessuno fa sapere nulla all’Inter. Alle cinque e trenta, in assenza ingiustificata dell’avversario, l’arbitro dichiara la partita vinta due a zero a tavolino.

FUGA PER LA VITTORIA
Milan ed Inter s’incontrano. Sul Finale di partita, il Milan manda in campo Beckett che gliene dirà tante e tali ai giocatori dell’Inter esasperandoli fino a farli uscire di testa. L’arbitro sospende e dichiara la partita vinta 2 a 0 a tavolino.


IL COLORE DELLA VITTORIA
Il decreto legge fulmineo e strisciante venne approvato da una maggioranza fedele e silenziosa. In ottemperanza alle normative vigenti in materia di opportunismo cromatico contingibile ed itinere ai sensi e per gli effetti dell’art 162 D.Lgs appunto del 2 aprile, si dispone che il derby del giorno stesso si giocherà esclusivamente con maglie rossonere. Ma nessuno fa sapere nulla all’Inter che si presenta in completo nerazzurro. Preso atto dell’evidente insubordinazione l’arbitro espelle l’Inter e dichiara la partita vinta due a zero a tavolino.


GOAL! IL FILM
All’inizio del derby viene proiettato in area rossonera il film in oggetto, presi dall’avvincente trama gli interisti se lo vedono tutto, nel frattempo i milanisti segnano ventuno reti a porta vuota dall’altra parte tutte regolarmente convalidate. L’arbitro non sospende la partita tanto oggi si vince pure senza tavolino…


SOMMERSBY
Il Milan mette in campo un sosia di Ibra: se è un impostore stanno cadendo un po’ tutti nel tranello, se è lui che fa il finto tonto, deve ancora scontare un turno di squalifica. Gli interisti sono furibondi e nel dubbio e vogliono picchiare l’arbitro che fa appena in tempo a sospendere la partita, dichiarandola vinta 2 a zero a tavolino.




IL TERZO TEMPO
Il decreto legge fulmineo e strisciante venne approvato da una maggioranza fedele e silenziosa. In ottemperanza alle normative vigenti in materia di tempistica regolamentare contingibile ed itinere ai sensi e per gli effetti dell’art 163 D.Lgs appunto del 2 aprile, si dispone che il derby del giorno stesso si giocherà sulla distanza di tre tempi da 45 minuti ciascuno. Ma nessuno fa sapere nulla all’Inter che al termine del secondo ed in vantaggio anche di due reti non rientra più in campo. Preso atto dell’evidente assenza ingiustificata l’arbitro sospende il match e dichiara la partita vinta due a zero a tavolino.

COME D’INCANTO
Al posto di Ibra, squalificato, il Milan schiera un altro svedese, Ikea, un altro un bel po’ montato pure lui. E comunque questo ci sa fare, si muove bene, rispetta le consegne con trasporto e gli interisti, a lungo andare smarriscono le istruzioni per bloccarlo innervosendosi ben oltre il lecito. L’arbitro sospende e dichiara la partita vinta a tavolino (in legno massello di pioppo lucidato a cera)"