lunedì 26 ottobre 2026
LA GARA DEGLI EXPLICIT
sabato 17 ottobre 2026
LA LUCE SUL TAPPETINO
Lorenzo non era mai stato a un seminario yoga.
Voleva immergersi in una luce diversa - inspirazione / espirazione - cercare
una connessione superiore, la possibilità, o almeno il tentativo, di
specchiarsi dentro. E sembrava stesse riuscendo.
Inspirazione / espirazione.
Nuovi punti di vista da considerare, altre strade
svelatesi all'improvviso, anche se non tutte conducevano al tipo di intento
guidato dai desideri. E proprio quella sensazione non lo lasciava di buon
umore, nonostante avvertisse consapevolezza a piene mani.
Inspirazione / espirazione.
Certi orizzonti prospettati sembravano incrinare
quell'aura di sicurezza, anche solo apparente. Tutte le carte erano sul tavolo,
ora. A volto scoperto, senza lasciare nulla di velato, a poter subodorare incastri
differenti. Soprattutto era affascinato dalla leggerezza e dal coinvolgimento
che mostravano gli altri partecipanti.
Inspirazione / espirazione.
Si chiedeva se tutta quella spiritualità, quel
congiungersi a mondi, energie e dinamiche così eteree, potesse poi essere
davvero applicabile nel quotidiano: con la meraviglia, la gentilezza, la
sorpresa, la dedizione, atte a impostare ogni nudo passo una volta fuori da
quella sala magica, tra luce soffusa e tappetini in lattice, a tenere uniti cuori e anime, liberando percezioni e
sentimenti sopiti.
Era questo il dubbio che gli attanagliava i
pensieri, lasciandolo sveglio, a volte, nel cuore della notte.
Inspirazione / espirazione.
Come mai questa stupenda predisposizione alla
bellezza, questa concessione all' accostarsi ai livelli più elevati di vita,
questo derubricare le difese rivelando l'inconscio e ogni debolezza senza più
alcun timore, non generassero un codice univoco di comportamento, atto a
risolvere qualsiasi diatriba personale, non favorissero lo scioglimento
automatico di nodi resi inestricabili dalle più terrene e materiali
incomprensioni.
E in cuor suo se ne doleva. Non riusciva neanche a
trascinarsi dietro la luce sparsa sul tappetino.
Inspirazione / espirazione.
Era arrivato a congetturare che tutte queste
pratiche, queste meditazioni, questi atti di purificazione, queste
certificazioni di devozione purissima, non riuscissero poi a valicare
completamente quella zona franca, ricca di indulgenza e appassionata dedizione,
dove ognuno lasciava debolezze, pregiudizi e contraddizioni sull'uscio, per appropriarsene di nuovo alla fine, forse inconsciamente, riarrotolando il tappetino.
Inspirazione / espirazione.
sabato 27 giugno 2026
SCRIPTA LUDUS VOTATE TUTTI!!
Ed accolo il post con la gara degli Explicit..
mi raccomando, partecipate almeno al voto..
e chi non si è espresso con un proprio componimento
è atteso alla prossima prova.. giocate, giocate, giocate..
e grazie sempra alla nostra LUZ che intriga, stimola, ispira e crea!!
Scripta Ludus #9: gli explicit in gara
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giovedì 4 giugno 2026
DUE BAMBINI PER MANO
Due bambini per mano: lei stretta al papà, un uomo alto e robusto, lui alla mamma, una donna tenera e sorridente.
Nove anni lei, sei lui.
Passeggiano sul lungomare di Scauri, nell’estate del 1966.
Si scorgono tra le bancarelle affollate, tra l’odore di dritto e rovescio
di camicie, pantaloni e magliette usate.
Poi, sfuggendo per un attimo al controllo dei grandi, deviano dal percorso e si
ritrovano nel lido dirimpetto.
Sembra quasi che qualcuno li abbia disegnati apposta, uno per l’altra.
Sono entrambi scuri di capelli e carnagione, stessi occhi vivaci e neri,
lei però minuta e fragile, lui sorriso contagioso e pieno, di una
corporeità spontanea che si fa vicina, si accosta con grazia naturale, e in un
baleno l’incertezza iniziale, impacciata, diventa improvvisamente disinvolta.
Si tolgono i sandali, li lasciano appaiati al bordo della spiaggia, e
cominciano a correre scalzi, giocando su quella riva, ridendo complici con una
risacca giovane e spumeggiante.
Raccolgono conchiglie e se ne donano l’eco all’orecchio; osservano
l’orizzonte lontano mentre un timido sogno sfiora quell’incoscienza bambina che
li tiene uniti, sinceri, liberi.
È un’arcana cabala, una congiuntura astrale che si esprime nel tocco
leggero delle loro piccole mani, sospese tra la sabbia e un primo sole che già
scalda la pelle.
Come ti chiami? sembra dire uno dei due, forse il più piccolo e il più audace.
La bimba alza lo sguardo incerta come a chiedere permesso e mettere
confidenza, prima di una rivelazione. Tace.
Poi si china, prende in mano una piccola pietra pallida di rosa, la osserva
un attimo e gliela porge. Il bambino guarda esterrefatto, prende quell’oggetto
levigato e delicato tra le manine paffute e sente che una luce chiara si
sprigiona sottile, sale e contagia veloce il cuore. È come un brivido che parte
dalla pelle ma mira altrove.
Si guardano un attimo, sguardo attento, diritto, e lei dice: E tu?
Lui si sente esplodere e la parola che contiene il nome facile che gli appartiene si incaglia in gola, si distoglie un attimo e corre via, mette i piedi e gli occhi per terra e fruga intorno, freneticamente, fino a che si ferma e sorride ad una piccola conchiglia, la solleva e spolvera appena la sabbia umida che la appanna, ci soffia sopra un alito tiepido e torna da lei che lo aspetta e lo osserva attenta, come volesse misurare in anticipo la risposta che sta per arrivare.
Lui la guarda e fa un cenno, la bimba allora apre la mano magra e lui ci
deposita dentro il suo dono marino e con un tocco lieve la stringe.
Lei si ritrae appena, come avesse sentito una fitta, si guarda il palmo
della mano e il piccolo segno rotondo che ci è rimasto stampato sopra.
Ridono, ognuno con un regalo in mano, e senza aggiungere parole riprendono
a giocare e rincorrersi.
Uno scoppio di risata cristallina e ingenua invade la spiaggia e arriva al
largo, a farsi onda increspata.
Loro si siedono obbedienti sullo scalino di pietra, si tolgono la sabbia attaccata ai piedi, rimettono lentamente i sandali puliti, mentre le due famiglie scambiano ancora quattro chiacchiere, salutandosi tra cortesi convenevoli e i complimenti di rito. Arrivano da Roma entrambe, ma innamorati di quella costiera che da Ulisse si allunga fino in piena Campania. La bimba, però, porta dentro il sangue napoletano; lui rimarrà romano verace.
Curioso constatare come quei giochi, quei sorrisi, quell’intesa improvvisa e allegra non li vedrà mai più insieme sulla medesima spiaggia.
Ne calpesteranno di infinite in comune, certo, ma mai nello stesso istante.
Doneranno amori e batticuore, parole, promesse e incanti, tuttavia mai più
ripercorrendo le stesse orme, o sorridendosi addosso con lo stesso respiro.
Saranno sentieri lontani.
A volte si intrecceranno persino con vicende stranamente affini, parallele,
sfiorandosi senza sapersi, ma senza mai ritrovare il fiatone, le risa e quel
modo di battere del cuore che era appartenuto solo a quel giorno, a Scauri.
Non accadrà mai più, per tutta la vita.
Dovranno passare esistenze intere, quasi un’era geologica, perché quelle curiose congiunture astrali riallineino ogni disegno possibile rimettendoli, di nuovo, uno sulla via dell’altro, con una potenza visionaria paziente, tenace, prodigiosa.
Inizi di un tiepido autunno romano del 2026.
Campo dei Fiori di sfondo, con la sua celebre statua in alto, a guardia del
pensiero libero e di una piazza trasformata in vetrina di souvenir per turisti,
poche bancarelle di frutta e verdura a colorare la vita di un tempo ormai scomparso.
Di lato, nascosta, una piccola libreria che sopravvive al vociare sguaiato
e offre il silenzio profumato di carta stampata e varie sale che si susseguono
ordinatamente, una dentro l’altra.
Nell’ultimo ambiente, quasi in penombra, colmo di pubblicazioni di tutti i
tipi e delle ultime novità letterarie, una donna non più giovane è assorta
a sfogliare un libro che l’ha attratta, guarda le pagine che quasi accarezza,
quando un uomo brizzolato e sorridente si avvicina e comincia a frugare tra gli
scaffali, in silenzio.
Appena un cenno di saluto, discreto, cortese. Ognuno cerca qualcosa, senza
sapere esattamente cosa, sospinto da una curiosità che va a toccare, scorrere
titoli e quarte di copertine e perfino odorare ciò che ogni libro può
segretamente offrire.
E in silenzio ne ascoltano l’eco. Come a coglierne il segreto, a intuirlo,
prima di sceglierlo e portarlo via.
All’improvviso un tonfo sordo. Un libro si è improvvisamente staccato
dall’alto ed è caduto sul pavimento, alla base della libreria.
L’uomo e la donna si guardano stupiti, sul viso un punto interrogativo. Si
voltano. Nessuna altra presenza umana in sala.
Quiete totale. Sono assolutamente soli. Attoniti.
Entrambi si avvicinano al libro, per verificarne lo stato di salute, mentre
é ancora a terra, tutto scompaginato.
L’uomo lo raccoglie e lo osserva, è integro, lo richiude delicatamente, é
un’edizione illustrata de “Il piccolo libro delle conchiglie. Gemme della
natura.”
Lei è chinata a terra, accanto a lui, troppo vicina per non accorgersi di
un soffio come di vaga salsedine che le arriva sul viso, vacilla appena, si
appoggia a uno scaffale per rialzarsi e dice con un filo di voce: “Amo le
conchiglie, ne faccio collezione.. da quando ero bambina.. A lei interessano?”
L’uomo non risponde a tono, riesce
appena a dire: “sì, anch’io amo da sempre il mare e tutto ciò che esprime ed evoca,
e a cui non so dare nome..”
Poi prende il libro sopravvissuto e glielo porge. “Le piace? Posso regalarglielo o si offende? Sa, non è così comune che un libro decida di tuffarsi dalla cima di uno scaffale e mi spiacerebbe non coglierne il senso. O sprecarlo.”
Le mani si lambiscono appena e qualcosa che somiglia a un brivido di brezza marina fa sorridere entrambi.
Forse nessuno dei due ricorda distintamente un episodio che li aveva sorpresi a
rincorrersi e ridere allegramente molti anni prima, la memoria sbiadisce e
lascia solo delle tracce sottili sotto pelle o sul palmo di una mano.
Ma stavolta, quelle mani giocose che un tempo si erano solo sfiorate, come
in una promessa implicita di gioco e intesa profonda, sapranno riconoscersi.
E si terranno salde, per il gioco più bello del mondo:
quello a non lasciarsi mai più.
giovedì 23 aprile 2026
NOVAFELTRIA E LA VALMARECCHIA
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| Poggio |
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| Sant'Agata Feltria |
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| San Leo |
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| Calanchi del Maioletto |
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| Alferello |
mercoledì 25 marzo 2026
VIAGGIARE A VISTA
Ho chiesto una tregua
anche se non sto combattendo affatto,
sono arreso all’evidenza
del viaggiare a vista,
con la bussola dimenticata,
le vele che si attorcigliano
ad ogni traccia di maestrale.
La chiglia a fendere,
lo sguardo a perdersi.
Ho chiesto di negoziare
anche se non sto combattendo,
resto in muta balìa
affacciato all’imperterrito proseguire.
Offro una buonanotte ad ogni notte
non ti volto le spalle mai
perché ti voglio appesa
alle palpebre.
Ho chiesto di contrattare
una pace che forse non merito,
ma di combattere non se ne parla,
resterò a sventolare
la resa ai ricordi.
lunedì 2 marzo 2026
STO SOGNANDO POCO
“Accade sovente che appena sveglio,
lo spettacolo di un sogno - anche dettagliato - mi possieda lucidamente.
Ma il tempo di rendermene conto ed ecco che l’immagine
inizia a liquefarsi,
in perentoria, rapida, irrefrenabile dissolvenza.
Cerco di mettere toppe alla perdita, come ad una crepa
idraulica,
puntello figurazioni, inchiodo sequenze,
ma è sabbia tra le dita, rivoli sbriciolati a diradarsi.
Resto in un attimo svuotato, azzerato, disidratato.
Lavagna intonsa.
Solo vuoto dove tento un vano riposizionamento di vacui tasselli.
Il sogno non è già più,
e forse ho anche solo sognato di sognarlo.”
Avevo già scritto di queste minime disavventure ricorrenti.. ma un amico, proprio parlandone ieri, e sorridendo all’idea, ha formulato la possibilità che esista un posto dove vengano raccolti i pensieri che si diradano, un Ufficio Sogni Smarriti che si mantengono integri proprio perché nessuno cerca di carpirne senso e forma.
Trovano riparo e quiete, e neanche il gestore se ne potrà appropriare, a meno che non li rispedisca dal sogno alla veglia di qualcuno che riesca ad averne più cura, a non perderne l’essenza mischiata ai rumori del disaddormentamento, agli umori della luce che filtra, e che dedichi loro attenzione, ascolto, li accomodi in un lato di pensiero riservato, certo meno cieco e buio di uno scaffale di Sogni Smarriti.
Senza smolecolarli tranciandone la poesia in un risveglio brusco, perché quei puntelli che crediamo di inserire, in realtà, sono rifiuti alla vita alternativa offerta, un negarsi all’immaginazione che vorrebbe prendere parte alla nostra esistenza, mentre viene liquidata senza appello, senza offrirle neanche una possibilità, se non quella sentenza aridamente drastica, del sogno sognato.
Di questo periodo sto sognando poco, probabilmente perché sono ricolmo di sogni ad occhi aperti che rigonfiano la veglia, dormo infatti il minimo sindacale e offro poco fianco ad un’attività notturna particolarmente remuneratrice, in materia di sogni, come se non dovessi - tantomeno volessi - alimentare nessun Deposito dei Sogni, ma tenermi tutto palpabilmente accanto.
giovedì 12 febbraio 2026
IN RISPOSTA AL COSA MANCA, ORA.
"Tenerti per mano sempre nuova sensazione
come un plaid a rilasciare tepore.
Tutela mente e cuore.
Sono ombra a ridisegnarti,
appuntamento preciso,
capello ricomposto,
riflesso nello specchio.
Custodisci segreti, lacrime, angosce,
e io disegno futuri a forma di te,
sui tuoi passi, le esitazioni,
su quel guardarmi, cercarmi,
e poi trovarmi sempre.
Il resto è attesa che logora,
e la risposta tenerti per mano"
Lo scrivevo una vita fa, lo sottoscrivo ora,
mentre ti avverto in ogni spazio vuoto,
in ogni rumore pacato,
ogni eco che risuona lieve.
Quando le cose non vanno,
albeggia ugualmente, e pioverà come sempre,
e verrà vento a ribaltare lo stendino in terrazza.
Ma non potrò raccontartelo,
come vorresti, come vorrei.
non più quelle porte chiuse piano,
quando temo possa svegliarti,
addirittura i tasti del pc pigiati con cautela.
Non potrò più raccontartelo, ma so che tu lo vedi ora,
mentre accade, qui accanto;
forse crucciata perché non vuoi che pianga.
E allora respiri piano,
senza più affanno,
e io lo so.
Chissà se obliterano anche nell'aldilà.
Ciao Lù.
mercoledì 7 gennaio 2026
DANIELE VERZETTI, BLOGGER
"Daniele Verzetti era un blogger come noi che è venuto a mancare nel
gennaio del 2025. A un anno dalla sua morte lo vogliamo ricordare con un
pensiero, un suo verso, un'immagine. L'abbiamo conosciuto in tanti, con
lui abbiamo dialogato amabilmente, a volte discusso polemicamente, ma
sempre in modo civile. Daniele aveva delle idee forti e le esprimeva in
modo libero nella sua Agorà, con poesie, scritte o video, impegno civile
e collaborazioni con altri blogger. Per questo ha lasciato dietro di se
un ricordo bello nella blogosfera. Per questo vogliamo ricordarlo.
Unisciti a noi il 15 gennaio"
Mi unisco volentieri - anche se velato di profonda malinconia - al ricordo di Daniele, scomparso improvvisamente ad inizio 2025.
Era una persona con la quale intrattenevo dialogo, mail, contraddittori, foto e scambi di opinione a prescindere dalla convenzionale e consueta via che unisce una rete di bloggers.
E c'eravamo sfiorati, a Genova, per un incontro di persona poi sfumato.
Con Daniele esisteva empatia, stima, rispetto, che superavano serenamente tante divergenze sulle più svariate opinioni, dalla politica fino al calcio.
Ci univano soprattutto la poesia, la complicità, la franchezza, e mi piaceva quel suo fervore su piccole e grandi questioni, ma sempre con una passione ed un coinvolgimento fuori dal comune che trovavo encomiabili.
Ci lascia un ricordo che rimarrà nel tempo.
Un blogger "scomodo", come ti ha definito con efficacia il comune amico Diego. Scomodo e necessario.
Ciao Daniele.
"Una malinconica giornata di sole
Non è un lasciapassare verso nuove speranze
Ma solo quello che vediamo
Una malinconica giornata di sole
Una carezza pietosa e compassionevole
Pronta a sussurrarti all'orecchio:
"Hai fatto il possibile
Di più non potevi ottenere"
venerdì 26 dicembre 2025
L'ALBERO
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| Cartolina concorso Scripta Ludus |
Dal concorso Scripta Ludus della mitica Luz del blog Io, la letteratura, e Chaplin,
ecco il mio incipit vincitore, pari merito con Marina Guarneri, direttamente ispirato dall'illustrazione qui sopra.
Invitiamo ogni blogger di ogni ordine e grado a prendere nota dell'evento e delle successive edizioni, cui faremo comunque discreta pubblicità.. non troppa però altrimenti le probabilità di vincere mi si andrebbero assottigliando.. ihih..
"Il fuoco nel camino crepitava, ed era probabilmente l’unica
fonte di calore a non tradire, a differenza di tutto il resto.
In silenzio padre e figlio cercavano di creare atmosfera dal nulla ma i
pensieri viaggiavano altrove, e in direzioni differenti.
“No Giorgio, la mamma credo proprio che non lo vedrà l’albero, comunque un
bella stella luminosa la mettiamo; che si scorga a distanza, e la Befana magari
riempirà anche la sua calza appesa”.
Il papà parlava lentamente, come sospeso tra la speranza da trasmettere a
Giorgio e quel sostenere un’ostinata lotta all’evidenza.
E chissà, pensava, in
qualche angolo della sua coscienza il Natale riuscirà a smuovere qualcosa di
buono, sempre che riesca a trovarlo.
“Ci lascerà soli anche stavolta? Forse siamo stati noi quelli incapaci di
comprendere e non abbiamo fatto mai abbastanza, o piuttosto io non ho fatto
nulla, affinché l’irreparabile non accadesse.. certo è stata dura cavarcela,
senza che tua madre si facesse viva una sola volta, specie questo ultimo anno,
anche se alla fine manca, e so che manca tanto a te.”
Giorgio, assorto, continuava a tendere luminarie al padre, tra i luccichii
della camera che tante volte li aveva visti giocare e sorridere come una
famiglia serena, ricordava i sorrisi della mamma, si chiedeva di continuo cosa
potesse aver fatto di così brutto per meritarsi quell’abbandono, senza di lei era
davvero dura, anche se papà si prodigava i tutti i modi e cercava di farlo
sentire meno a disagio possibile, ma le feste, nonostante luci e addobbi,
nascondevano solo malinconia.
Uno scampanellio lo ridestò improvvisamente..
“Suonano alla porta!! Vado a vedere.. magari è lei!..”
Giorgio era raggiante mentre correva quasi alla porta, il papà un po’ meno,
temeva la polizia, piuttosto, che mai aveva creduto a quell’allontanamento
volontario e lo stava torchiando da tempo, quel papà amorevolmente afflitto e,
all’apparenza, inoffensivo.."
Con l'occasione i migliori Auguri di Buone Feste all'intero universo blogger!!
venerdì 19 dicembre 2025
L'ORA DEL DIAVOLO
"Mi stai leggendo nei racconti di Pessoa, ma non sono
quello autentico, neanche tra le sue righe
- per altri versi, illuminanti -.
Lui immagina, come stai facendo tu ora.
Ma come siete lontani dalla realtà,
tutti!
Come potrebbe farvi impazzire all’istante quella concretezza che con tanta fantasia,
da millenni, cercate di tradurre nelle vostre testoline, e trascrivere sulle
vostre paginette.
Potrei ammettere di esistere, di aver compiti e origini differenti da
quelli conferitimi, in linea di massima, da chiunque si appresti a citarmi e
collocarmi.
Potrei venirvi incontro, palesarmi in maniera del tutto discordante da quella
che molteplici fantasie tendono ad escogitare.
Ma nasco con voi, e mi estinguo con voi, ogni volta.
Appartengo, unicamente, a chi mi considera, disegna, concepisce e descrive.
Non posso somigliare a nessun altro che al mio artefice.
Non posso contribuire che ai suoi esclusivi sogni,
desideri, visioni e timori.
Quindi leggetemi pacatamente attraverso i filtri di chi scrive
e decide di concedere confidenza.
E fidatevi solo quanto potreste fidarvi dell’autore."
giovedì 13 novembre 2025
UN NOME ALLE COSE
Un’affermazione di Baricco che mi ha fatto pensare:
“I grandi scrittori sono quelli che danno un nome
alle cose”
Potrebbe fuorviare, nel senso che noi usiamo parole
esistenti per scrivere.
Ma per descrivere possiamo adoperarne di mai usate, o perlomeno non per ciò di
cui stiamo parlando.
Accade spesso in poesia, accostando immagini anche apparentemente lontane, metaforeggiando
in quantità industriale, forse meno in prosa dove potrebbe risultare più ostico,
e più meccanico.
Ma dare un nome alle cose, poi, significa davvero
solo rinominarle?
O basta agganciare concetti differenti a paesaggi consuetudinari.
Come guardare, anziché solo vedere. Stabilire nuove relazioni.
Se esco anche solo in terrazza e mi affaccio al
mondo, non è un semplice uscire di casa, è un porsi in combinazione con
l’esterno, farne parte, entrare nell’atmosfera, ribattezzare il convenzionale.
Ecco il dare un nome nuovo.
Se scrivo mi sto accomodando sul foglio, e cerco
parole, che esistono,
ma non sono a conoscenza di ciò che
descrivo,
si cerca di incarnare una realtà sensoriale inedita.
Così creo immagine senza disegnare, il colore che
sguscia dal bianco, l’acufene che diventa armonia, il ronzio cupo d'una ecografia a scandagliare viscere e anima..
lunedì 13 ottobre 2025
SCRIPTA LUDUS GLI INCIPIT DI LUZ
https://iolaletteraturaechaplin.blogspot.com/2025/10/scripta-ludus-5-gli-incipit-in-gara.html
La nostra amica Luz coi suoi giochi intriganti.
Invito tutti i miei lettori a partecipare alla votazione, seguendo le regole che troverete nel link.
Buona lettura!
domenica 28 settembre 2025
CHIARA VALERIO CHI DICE E CHI TACE
Un narrare che prende a pretesto il
giallo, ma si rivela indagine sociologica, introspezione di memorie, minuta guida
turistica anche perché si svolge a Scauri, ultimo paesino di mare a dividere
Lazio e Campania, ma dove, in realtà, si parla, si pensa, si mangia e si vive già
napoletano.
Chiara è nata a Scauri, la differenza con chi, come me, ci viene
solo in vacanza, seppur da oltre sessant’anni, è nell’approccio. Per uno
scaurese la stazione, ad esempio, è dove si parte, dove si cerca di trovare
vita e lavoro altrove, per noi che abbiamo una memoria vacanziera di Scauri, la
stazione è arrivo in paradiso, e la partenza condanna.
Chiara scrive come
pensa, la punteggiatura infastidisce, il virgolettato dei dialoghi orpello
inutile.
Si guadagna in percezione, in apparente scorrevolezza, ma spesso bisogna risalirle certe
frasi, certi concetti, certi pensieri che si aggirano tra le case a due piani e
gli stabilimenti scrostati.
C’è un passeggiare pacato che si bea delle
mareggiate, delle nenie da chiesa bigotta, degli sguardi sommessi dei vecchietti
davanti ad un bicchiere di bianco sulla Via Appia, a contare i tir incessanti.
Scauri, carico di quella “grazia
scomposta”, come luogo ideale per un nulla che riempie il consueto e una morta
che vorrebbe riposare in pace.
E così la storia si orna di giallo, ma è solo
una scusa per raccontare di quelle seimila anime che d’estate diventano
centomila e fanno fatica a riconoscersi nel frettoloso rincorrersi tra monte d’Oro
e monte d’Argento, guardando, dicendo o tacendo, e io a rivivere gli amori allo Scoglio, i mercati americani
sotto la Sielci, l’uva rubata al Garigliano, le salite a Minturno, correre in
cuffietta al mattino su quel lungomare che amo con gli aromi di frolle e
sfogliatelle a riempire l’aria, “l’infilata dei lidi, le case disordinate e
agglomerate”.
Come afferma Chiara: Scauri esiste. E ascoltarne storie, facile.






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