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sabato 23 giugno 2018

PROCIDA: L'ISOLA PAZIENTE




Procida ti cattura con una finestrella che sbircia la strada,
con i panni stesi ad abbronzarsi,
i colori pastello mischiati alla rinfusa, ma dalle cromie sempre incredibilmente in tinta.
Con i suoi abitanti che ti raccontano e consigliano subito in confidenza.




Procida ti cattura di folate di aria fresca, di panorami vicini ma distanti un mondo,
da Capri al Vesuvio a Ventotene;

Ischia poi, è un’ombra imponente, ma rotonda, impacciata, faticosa.

Procida, invece, la misurano in passi:
con meno di mille si va da un mare all'altro, dall'onda mossa alla risacca paciosa, dal tramonto che incide, all'ombra quieta.





Procida ti indirizza con le sue strette vie, tra sipari di mura alte, indice di antica ritrosia e difesa estrema, culto della fortezza, retaggio di architetture benedettine e borboniche.

Non c’è auto che non paghi pegno a questi spigoli di strada, viottoli angusti di pareti e colori, che portano sempre, irrimediabilmente, ad un mare.




Le chiesette no, sono un massacro kitsch, sbaroccate indegnamente, quasi tutte di un giallino smorto, che poi qualcuna ci si esalta pure, nello sfavillio di colori di casette e barche.. ma non si può avere tutto: la pace di Corricella, dove cenare nel silenzio più assoluto, una chimera per cittadini come noi, consumati ormai da ogni tipologia di rumore,




il passeggio sulla sabbia nera dove le uniche orme solo le nostre,
la discesa a mare per scoprire un faro,
il viaggio in barca per raggiungere un ristorante,



un attraversare l'intera isola con la notte che guadagna spazio, per godere di tutte le stelle...
non si può avere tutto.. ma Procida ci prova.. e ci riesce..






martedì 12 giugno 2018

UNA GIORNATA AL MAAM





Chi viene al MAAM si espone allo spaesamento.
Ex salumificio e mattatoio Fiorucci, la fabbrica dismessa diviene raccolta di anime diseredate.
Un Museo che vive e respira.
Non per nulla molti degli artisti che espongono qua, sono reduci da andata e ritorno sulla Luna, per loro stessa ammissione, e quindi godono di Soggiorno Transitorio Sulla Terra.
Ecco perché le loro opere stralunano.





Il MAAM abbraccia il mondo, con le sue storture, le meraviglie, i disastri, la morte, i colori.
E ce lo riversa addosso.

Sotto forma di urlo, sospiro, silenzio, ferita, parola, immagine... prospettiva inattesa.



Come una nave che pulsa vita e che nessuno vuole accogliere, il MAAM si ricrea porto e rifugio.
Una nuova babele dove le lingue del mondo si comprendono attraverso l'Arte e il Sorriso.

Dove i bimbi giocano a calcio, e ogni giorno è come un Mondiale e possono sedersi a tavola con le pietanze di ogni latitudine.

Palestra di rivoluzione in una vera Metropoli(z) che non ha paura di misurarsi col Futuro



Museo abitato, zona "meticcia", coacervo di etnie e fucina di frenetiche attività creative in quotidiano divenire.





Panni stesi e street art, volti di luce che girano in bici tra il work in progress delle installazioni.

Tutti in gioioso, reciproco, sostentamento.



Il museo dell'Altro e dell'Altrove, riuniti in un nucleo di autonoma vita propria, su questo territorio neutro, a forma di mondo intero, ecco perché al MAAM si respira universalmente, ci si ubriaca di una dimensione vicinissima al sogno, si esce dal  mondo convenzionale, per far parte - in un lunghissimo istante - della sua evoluzione.







 


sabato 9 giugno 2018

DOLCE DORMIRE...



Ma voi quanto dormite?
Esattamente quanto e come raccomandano i guru dei welfare più evoluti?

Con la sveglia consigliata tra le 6, 30 e le 7,30?!?

Io dovrei cambia’ lavoro per esempio… ahahah


E state accorti alla qualità del vostro sonno?

Oppure sbragate sul divano con la tv accesa come faccio io,
inizialmente entusiasti della nuova “serie” che vi ha intrippato,
ma subito dopo abbattuti da un’imponente cecagna?!

Che poi, i maghi delle nuove - e di gran trend - consulenze aziendali, consigliano pure di non addormentarsi davanti la tv perché questa inibirebbe il rilascio di melatonina (che serve per favorire il sonno..)
Nessuna contraddizione?! Boh!!..

Io da mo’ che ho esaurito la fase REM
Sono da tempo alla fase COLDPLAY
(anche se c’è chi giura che pochi altri fanno dormire come loro...)



martedì 5 giugno 2018

VADEMECUM DELLO SCOOTERISTA




Per uno che praticamente vive sulle due ruote, offrire qualche personale suggerimento sullo stile di guida (specialmente in una grande e incasinata metropoli come Roma), potrebbe  avere qualche utilità:

Chi viaggia in motorino ha due grandi nemici: le automobili e le insidie dell’asfalto (buche, rotaie, pozzanghere, sanpietrini, tombini, brecciolino, macchie d’olio, cordoli etc etc).


Per le automobili c’è poco da fare: stargli più alla larga possibile intanto, perché possono deviare in qualsiasi momento. 
Anche se comprendo che in circostanze di traffico sfrenato, il bravo scooterista deve saper prevedere le mosse di chi guida l’auto davanti - svolte senza freccia o scarti improvvisi - e, avvantaggiato dalla posizione sopraelevata, spesso anche dell’auto che precede la prima, senza trascurare chi sopravviene, auto o moto che sia... e non deve stare appiccicato al retrotreno di chicchessia, pena lo scorgere le suddette insidie dell’asfalto troppo in ritardo.

In quest'ottica, freni e specchietti retrovisori sono compagni di guida inestimabili e irrinunciabili, da mantenere sempre in piena efficienza.

E' invece concesso andare contromano, specie su consolari strette ad una sola corsia per senso di marcia, ed anche salire sui marciapiedi (sempre rispettando le sacrosante priorità dei pedoni) e slalomeggiare ai semafori quando è rosso per poter ripartire sempre in prima fila.


Lo scooterista è comunemente considerato “pessimo elemento” dal popolo delle quattro ruote (nonché dai pedoni prima citati), tutto probabilmente dovuto ad un sottile, inconscio e impalpabile, senso di invidia.

Ma chi va sulle due ruote si becca il freddo, la pioggia, il sole a picco; vento e pioggia, e tutti i pericoli della strada.
Guadagna però, tempo prezioso, una montagna di tempo da dedicare a se stesso e alla famiglia, guadagna in serenità, non conosce lo stress del traffico, l'ansia da parcheggio, l'angoscia dei ritardi, le spese folli di benzina, assicurazione, bollo e manutenzione.


Guadagna vita in due parole (e due ruote).






venerdì 1 giugno 2018

"IL MIRACOLO" DI AMMANITI



Terminata su Sky la serie di 8 puntate di Ammaniti dall'evocativo titolo: 
Il Miracolo.

Si inizia con una Madonnina di plastica rinvenuta nel covo di un boss, che lacrima autentico sangue umano, ed attorno a lei si sviluppa una rete di storie, a volte anche slacciate, che vedremo comunque convergere verso un denominatore comune, alla fine.


Attorno a questo fenomeno tenuto rigorosamente segreto, i pochi che ne vengono a conoscenza, per motivi scientifici, religiosi o politici, rimarranno contagiati, turbati, coinvolti loro malgrado.
Le loro esistenze finiranno col prendere pieghe condizionate da questo evento inspiegabile, nessuno manterrà il distacco necessario, o la lucidità richiesta.


Lo stesso Ammaniti, preso dalla foga, inserirà ulteriori segmenti di storie comunque coincidenti o affini a quelle principali, creando si, curiosità, ma anche copiose forzature in un calderone già bello carico.



E questo era probabilmente il fine ultimo del regista: testare come, ed in quale misura, un avvenimento fuori dall'ordinario possa sconvolgere, demolire o anche solo intaccare, il convenzionale di chi ne viene coinvolto.

In quest’ottica, tra storie contorte e comportamenti tra il forzato ed il bizzarro, la Madonnina diventa quasi personaggio secondario, circondato da segmenti spesso borderline.



Alla fine il senso di incompiutezza rimane come e più di un miracolo inspiegato, forse esclusivamente come pruriginosa scusa per farci rimanere attaccati al video. 
Missione che a Nicolò ben riesce. Stavolta.

Bisogna vedere se lo seguiremo anche nell'(in)evitabile sequel costruito ad arte negli ultimi quindici minuti.