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mercoledì 23 aprile 2014

PICCOLO IL MONDO



Io Antonella la conosco solo da qualche anno. 
Un feeling fatto di affinità, piccoli gesti, spesso perché indoviniamo un sorriso prima che venga svelato, o perché riconosci tracce di approccio comune alle cose belle e brutte della vita.
Amica di amici comuni. Maestra di scuola materna e collega di mia cognata. Una vita non semplice, un marito che getta la spugna, una figlia, ormai grande, cresciuta da mamma coraggiosa.
Poi è ancora amore, un nuovo compagno, un anno fantastico, i sogni che si rimaterializzano, i sorrisi che sgorgano dall'anima.
Ma ancora, di nuovo, buio.
Di quelli che ti s'attorcigliano, che ti tirano giù, ancora un abbandono, il mondo che ti cade addosso, gli uominichebastardi, e noi amici, anche recenti, come me, a ricucire ferite, a raccontare le proprie, di sconfitte, per dimostrare che si può risorgere sempre; e le cene fuori, i cinema, una discreta sintonia dettata da istinto di protezione, le lacrime asciugate, forza da trasmettere, sogni stropicciati da poterli stendere ad un nuovo sole.
E un giorno, su facebook, eccoti Antonella chiedere ai suoi amici chi ricordasse le origini della loro amicizia, e qualcuno nominare San Policarpo, la mia parrocchia di Cinecittà, ed io a chiedermi 
- ora che abitiamo entrambi all'Eur e dintorni -
Ma che ci incastra Antonella con San Policarpo?”
Allora glielo chiedo e lei mi dice 
“Ma io abitavo lì, a Via Caio Canuleio, e pensa che mi ricordo una famiglia Battaglia nel mio palazzo, magari sono tuoi parenti..”

E io” No, non è possibile”. A questo punto è come saperlo. D'improvviso lo so.
La memoria si apre come antro magico a parola d'ordine.

Ebbene si. Abitavamo nello stesso palazzo. Io più grande, lei cinque anni di meno. Lei trasferita a 15 anni ma tutta una infanzia ormai sopita. Sepolta di fuliggine passata.

E quando (ri)scopri tutto questo, oltretutto il giorno di Pasqua, fai fatica a deglutire. 
Metti a fuoco come una ghiera impazzita, sfogli memorie arrugginite che stanno risorgendo anche loro, ti giungono da retrovie polverose flashes d'immagini accatastate al buio di un nullapiù, mentre entrambi, ora, al telefono in macchina e luoghi separati, in movimento coi rispettivi parenti per una serena Pasqua di famiglia, buttiamo giù nomi, luoghi, cose a cascata, con le rispettive mamme di fianco che rievocano d'improvviso comunioni come fosse ieri, mia sorella che giocava con te da bambina, ed è un frenetico scambiarsi voci al telefono e i ricordi vengono su freschi e fragranti come tortellini gonfi nell'acqua bollente, e rinominiamo mezzo palazzo, e quelli che c'erano e quelli che non ci sono più, è come ritrovarsi al paese d'origine perché, in città, è il condominio il tuo paesello, allora ti chiedi come hai fatto a non riconoscere la bambina di allora, anche se sono passati più di trent'anni, ti sale una bellissima emozione, perché è come riallacciare fili invisibili, coi quali sei cresciuto almeno per qualche tempo, che hanno contribuito a fare di te quello che sei, e magari a scorgere una qualche luce nella tua amica adulta di oggi che rifletteva pensieri ovattati di una bimba dai capelli neri, a gironzolare in biciclettina nel terrazzo al piano terra.

Piccolo il mondo. Per fortuna.
Ciao Anto. Un bacio grande.





lunedì 21 aprile 2014

NESSUNA RESURREZIONE. JESUS CHRIST SUPERSTAR, SEMPLICEMENTE, NON E' MAI MORTO...



Attorno ad un impianto di musiche, realmente evergreen, al cui confronto certe celebrate musichette moderne appaiono inascoltabili nenie, Jesus Christ Superstar, Al Sistina di Roma fino al 1 giugno, si erge magnifico ed inossidabile spettacolo, come il suo messia Ted Neeley che da quarantanni sfoggia freschissimi acuti affabulando masse estasiate.



Lo show vola via seminando fascino con una scenografia agile e discreta, supportato da piattaforma girevole e strutture a tubo ad esaltare il corpo di ballo, i movimenti, gli attori, i Negrita funzionalmente inseriti a pompare le splendide musiche in pieno choc mistico,  spina dorsale di un'emozione sempre al vertice.



Alcune invenzioni di grande impatto visivo ed emozionale, come gli inserti video sulle atrocità dell'umanità scandite al serrato tempo rock delle 39 frustate a Gesù, o l'ingresso in sala dall'esterno di Giuda e lo stesso Gesù annunciato dalla diretta video in sala, arricchiscono ancor più, se possibile, la carica contagiosa che tracima dal palco.



Uno spettacolo che vola via in un amen scolpendo emozione e sorpresa e mischiando memoria e meraviglia per un'opera immortale quasi come il suo Protagonista; tra giochi di luce, acrobati, melodia e ritmo, sacro e profano in assoluta simbiosi, tra ripetute standing ovation di platea rapita. 

Tutto miracolosamente splendido, verrebbe da dire, 
E l'avverbio, stavolta, ci sta veramente da dio..  


domenica 20 aprile 2014

Quando il boss s'attacca...

Questa si una bella notizia di Pasqua.. per una volta la 'ndrangheta la processione se la farà a casa. 
Con la playstation

Boss in fuga dopo il ricevimento di avviso di garanzia


Da repubblica.it

SANT'ONOFRIO (VIBO VALENTIA) - E' stata annullata la processione dell'Affruntata di Sant'Onofrio perché in paese non è stata accettata di buon grado la notizia che le statue dovevano essere portate dai volontari della protezione civile. A darne notizia è il Vescovo di Mileto, monsignor Luigi Renzo, che domani celebrerà messa a Sant'Onofrio. La stessa decisione è stata presa per la processione di un altro paese in provincia di Vibo Valentia, Stefanaconi.

Monsignor Renzo fa sapere che "la popolazione si è ribellata all'imposizione che fosse la protezione civile a portare le statue. E proprio perchè il paese è in fermento si è deciso di non fare la processione ed io mi recherò a celebrare la messa di Pasqua". "Dopo la riunione del comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica - ha aggiunto - a me è stata comunicata la decisione. Ma in realtà su queste cose le decisioni spettano a noi ed invece sono stato completamente bypassato. Non tutte le persone sono mafiose e per questo motivo ho cercato di mediare cercando di trovare una soluzione. Ma rispetto ad una decisione irremovibile da parte delle autorità civili la popolazione di Sant'Onofrio ha deciso di annullare la processione".

"Da anni - ha concluso - stiamo cercando di tenere fuori la criminalità organizzata dai riti religiosi tanto che per la processione ora procediamo all'estrazione a sorte di coloro che portano le statue. Ecco perchè le decisioni dell'autorità civile hanno innescato un meccanismo di forte malumore tra la gente. E proprio per paura che si possono verificare problemi ho deciso di celebrare messa domani a Sant'Onofrio".

Già quattro anni fa la processione venne sospesa e poi rinviata dopo la decisione dello stesso vescovo Luigi Renzo di tenere fuori dai protagonisti dell'Affruntata "persone discusse". Decisione che provocò l'ira delle 'ndrine locali, tanto da prendere clamorosamente a pistolettate la casa del priore della confraternita responsabile della scelta dei portatori. La processione si tenne poi qualche giorno dopo iun un clima di tensione.

"La Chiesa deve vigilare e deve stare attenta per evitare strumentalizzazioni",avverte il Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Vincenzo Antonio Lombardo. E spiega: "Bisogna stare attenti per evitare che manifestazioni religiose non diventino iniziative solo di folclore per lanciare segnali da parte della 'ndrangheta. In questi anni, anche attraverso le indagini che abbiamo compiuto, è emerso che nel Vibonese riveste particolare importanza le processioni di Pasqua, mentre in altre zone le cosche guardano con attenzione a quelle dei Santi patroni".




sabato 19 aprile 2014

IL TECNICO DELLA POESIA (restyling pasquale)

Quando suona il citofono, puoi giurarci, minimo hai le mani bagnate...
e poi a quest’ora del mattino, vigilia di Pasqua.. ma chi è che rompe?!
Buongiorno signora, sono il tecnico della poesia”

- attimo d’imbarazzo - Il tecnico de che?!?..

Della poesia signora... non è lei che dorme male, sogna poco, non scorge un tramonto da mesi e si è dimenticata delle begonie sul terrazzo?”

In effetti.. ma.. cosa vuol dire?!
Salgo e le sistemo le percezioni, le regolo la sensibilità, controllo l’entusiasmo, do una spulciata alla curiosità e già che ci siamo le metto a punto la qualità del sogno, sia ad occhi chiusi che ad occhi aperti... “
Ma lei sta scherzando scusi.. guardi, non ho tempo da perdere, domani c'ho una marea di persone a pranzo e ancora tutto per aria ..

Ecco, è proprio questo il punto.. lei lo sta già perdendo il suo Tempo... se non si fida chiami pure il numero verde del Comune, l’800 800 800, la rassicureranno su questa campagna, un tagliando a titolo totalmente gratuito, disturbo minimo e risultati garantiti... noi lavoriamo per la serenità dell’utente, la nostra è si, una consulenza esterna, ma il ritorno garantito è la pacatezza e l’arricchimento della sensibilità... facciamo in un attimo, sia buona...”

E va bene.. ma mentre sale faccio il numero verde... 800 800 800 ha detto? Se non rispondono non le apro...

Non si preoccupi, intanto salgo.. grazie!!”

Appena dopo le rassicurazioni di rito ecco il nostro tecnico accomodarsi in casa...
Insomma, che le avevo detto... del resto anche per l’accoglienza serve spirito ed un minimo di dedizione verso lo Sconosciuto.. io mi chiamo Aurelio comunque, piacere!!”
Io sono Michela.. guardi, ancora non sono del tutto convinta.. in che consisterebbe questa.. “messa a punto”?!

E’ presto detto... si inizia dal mattino, mi racconti la sua giornata... appena sveglia ricorda i suoi sogni? Sbircia l’alba che spunta lì, proprio dietro quelle palazzine? Confonde l’aroma del caffè con il latte di mandorla appena sfrigoriferato? Si pettina salutando per nome i suoi capelli? 
E badi, non stiamo parlando di “tecniche di sopravvivenza”, è semplicemente una riscoperta dell’essenziale, la rivincita della vita sull'avere, dell’accorgersi sul raggiungere, del dettaglio sulla massa, della leggerezza sull'apatia, del sovrappensiero sulla pesantezza del condizionamento. In una parola: poesia; ed anch'io sono un tecnico sui generis, regolo valvole nascoste tra le pieghe di un cruccio, scovo desideri in cortocircuito travestiti da rimpianto, rimuovo rimorsi appassiti, ricoloro gli scenari e restituisco speranza bella fresca come nuova... su, mi racconti la sua giornata...”

Oddio, che le devo dire.. mi alzo già stanca, sveglia all’alba per non lasciare casa nel caos, vestiti da scegliere, letto da rifare, un anticipo di stiro, magari pure una lavatrice (ma tu' marito proprio niente eh?! n.d.r.), e poi al lavoro di corsa, mille pensieri, traffico e stress, pranzetto frugale e veloce (quando c’è tempo), poi ancora lavoro, e se non ci sono impicci, riunioni, contrarietà a casa dopo la spesa per cucinare e crollare sul divano dopo cena come un fantoccio svuotato...
dovrei andare in palestra, al cinema, in biblioteca, fare teatro, aprire un blog, rispondere a cento mail sepolte di amici, sepolti; e poi cucito, origami, sudoku, yoga, spinning.. insomma vorrei occuparmi di me stessa impegnandomi in altro che non sia sempre il quotidiano asfissiante... ma non si riesce mai...

O non si vuole?”
S’inserì tagliente il tecnico... la signora lo guardò tra lo stupito e l’interrogativo..

Non si vuole?! Dio sa quanto me ne andrei alle Bahamas sdraiata al sole mandando a quel paese le camicie da stirare e le zucchine gratinate!!
Ma non servono le Bahamas o le Maldive per alleggerirsi il cuore, signora mia.. (anche se con le Maldive.. un sacco di teorie vacillano.. n.d.r.), basta una penna a trascrivere impressioni, è sufficiente che mentre spolvera la libreria, s'intrattenga sui titoli che appaiono e sfogli qualche pagina, anche mentalmente.. o la sera tornando a casa giochi con le ombre dei lampioni ed i riflessi delle pozzanghere... o vaghi, sguardo perso, chiacchierando amabilmente - ma a volte anche un po’ meno - con se stessa, allacciata a qualche ricordo o anche solo disegnando caratteri sulle facce buffe che incrocia... c’è un mondo oltre quello percepito con i sensi abituali, e si agita ad appena un palmo dal convenzionale... è fatto di cinguettii traducibili, di soffi di vento parcheggiati a riposare, di tetti abbronzati che spiano dall'alto, di ciuffi d’erba indomiti che sbucano dal cemento dei garage, di passeggio coi piedi appena bagnati in riva al mare di Settembre mentre altri, già intabarrati per default, ti guardano strano dal lungomare, di battiti di cuore che si fanno sentire anche in mezzo al traffico più spericolato... 
certo, signora cara, io le posso certificare una serenità potenziale, ma i sogni al guinzaglio rimarranno sua personale proprietà, i cassetti che traboccano fantasia deve aprirli con le sue chiavi, le tende dietro le sue visioni vanno, seppur lievemente, discoste con le sue manine...

be', per oggi avrei finito.. fattura o ricevuta?”





Ma come! Non era gratuito?



Certo.. nel senso che lei paga, noi lavoriamo in subappalto, ricorda? Ma può stare serena, il Comune rimborsa regolarmente e puntuale, anche con comode dilazioni a dieci anni a valere sulle sue prossime dichiarazioni dei redditi...”

Morale


Vabbé la poesia, ma quarcosa sotto i denti fatemela mette..  mica è sempre viggilia!! Buona Pasqua a tutti tutti!!!  

mercoledì 16 aprile 2014

FRA CENTO ANNI




Scioglimento dei ghiacci. Terre sommerse.

Cappa di caldo appiccicoso che ordisce tifoni e bufere tossiche,
e poi calma piatta a racimolare odore di morte
e putrefazione di pesce gonfiato a veleno.

Umanità dispersa.

Le nubi racchiudono gas e vomitano scheletri d'uccelli rachitici.

Il mare grigio restituisce larve, di tanto in tanto,
e chiazze di pus sfuggite alla distruzione.


Una sola nave, relitto tra i venti strappati, alla deriva senza più nafta, 
con ancora un grumo di viveri in scatolame scaduto. 
E solo acqua sporca da bere. 
Volti incrostati di disperazione, pustole incancrenite 
alla ricerca di - forse - uno scoglio dove approdare 
con la propria fine annunciata.

La radio a tratti geme segnali rochi a riflettere il nulla che gravita attorno al pianeta.


Solo orizzonte muto a sperdere qualsiasi eco.

Finalmente un punto, prima lontano poi sempre più nitido.
Una voce rauca di corde vocali esauste, 
dà corpo alle ultime residue risorse:

"Comandante Schettino jr.! Terra!!"


E' proprio vero. Al peggio non c'è mai fine.

sabato 12 aprile 2014

BISOGNEREBBE CHIEDERE IL PERMESSO QUANDO SI ENTRA IN UN BLOG...

...ma in realtà no. 



Perché la porta di un blog è, per forza di cose, aperta.



E spesso con tanto di frecce, corsie preferenziali evidenziate, spot che caldeggiano la visita (come certi ristoranti che piazzano il cameriere/a fuori ad attirare clienti), nonché sfoggio di link e indicatori lampeggianti.








Tra un po’ ci metteranno pure sul 
Tripblogadvisor: 

 (“Buon accesso ma alla fin fine non c’è niente da leggere”, “Ambiente simpatico ma il proprietario è un cafone, neanche risponde ai commenti”, "Splendida prosa, taggheremo con piacere", "Layout orrendo con colore di sfondo che affatica la vista. Mai nel mio blogroll")




In realtà, da bravi ospiti, bisognerebbe entrare in punta di piedi, rispettare i toni e gli usi che si trovano, intuire se si è i benvenuti o se ci squilla il cellulare come al cinema...


Ci sono blog dove si percepisce fragrante aria di casa, di delicato distacco da tutta l'irrequietezza appena fuori; blog dove puoi accomodarti nel salotto buono, anche da perfetto sconosciuto, e sorseggiare un aromatico te’ in compagnia di fine pasticceria e deliziosi bisbigli.

Altri dove si strilla, si denuncia, si entra a gamba tesa, si viene tirati dentro per  un braccio e la polemica diviene subito tua, cavalchi proteste e dichiari guerre, e si strepita cosi forte che pure a passarci solo accanto, si ode frastuono.












Ma le sfumature sono molteplici: 


dal blog intimista, dove sembra peccato anche solo accennarlo un commento, con i posti in tenue spatolato veneziano, scritti piccini quasi a non disturbare, e senza foto o, proprio al massimo, ombrature in bianco e nero; 



a blog più trendy ed informali, dove la compagnia è subito briosa e festante, i colori sgarzullini,  svariati i riferimenti, foto e grafica acchiappanti 












a quelli monotematici, 


dove si narra e si insiste, fondamentalmente, di un solo fenomeno esistenziale, sia che riguardi lo spettacolo (cinema su tutti), la politica, sport, letteratura, ma anche cucina, religione, viaggi; 


fino ad arrivare agli immancabili diari minimi, dove l’intimo viene sfoggiato in tutte le salse grondando dal design ed emanato da colorature improbabili, nell' "hai visto mai" tentativo di somatizzarne effetti e lati oscuri. 
Blog oltretutto cosi mimetizzati tra le pieghe della blogosfera, che non ricordiamo neanche più come possiamo esserci capitati... ma che ci hanno imprevedibilmente catturato. 



Spesso una psicoterapia a costo zero che elegge ad analista il blogger ospite di turno, permettendoci di vestire, a nostra volta, l'ambito “camice” durante le nostre curiose esplorazioni.

Insomma, fossimo tutti, noi bloggers randagi (a cominciare da me che cerco maldestramente di ficcare nel mio blog tracce di tutti quelli sopra descritti), in costante ricerca di psicanalisi addomesticata?




mercoledì 9 aprile 2014

LIEBIG IN BLISTER (UN PREMIO BRODOSO PER TUTTI!!!...)



Causa  famosissima Legge della Propagazione Compulsiva, se ogni blogger ne premia altri dieci, 'sto premio nel giro di tre mesi tracima pure sulle reti protette della CIA... 
L'acronimo tra Liebig (mitica brodaglia in dadini sfuggiti alla catena di montaggio della Wolkswagen) e Blister (simpatici astucci porta tutto), dona vita ai LIEBSTER: premi brodosi alla portata del primo che se li voglia versare addosso.. tra un po' ci saranno premi per tutti, ma proprio tutti i blog
(quelli che iniziano per la lettera f, 




quelli che hanno esattamente 118 follower, quelli che esaltano le ricette col cardamomo), inflazioneremo la blogosfera ma non si potrà dire che si difetta in  democrazia... 
terminata la sviolinata rinfresco il regolamento, almeno per questo, di premio:

Con le regole da postare sul proprio blog, una volta insigniti del riconoscimento



  1. Ringraziare il blogger da cui si è ricevuto il premio (Stefaniuccia.. smack!!)
  2. Rispondere alle 10 domande proposte (segue)
  3. Nominare almeno 10 blog con meno di 200 followers (più o meno)
  4. Comunicare la premiazione (a costo di violente ripercussioni)
  5. Inventare 10 domande a cui i premiati dovranno rispondere per poter ritirare il premio a loro volta (mo' si che me diverto...)

Ed ecco le domande approntate da quella sfrontata di Stefania  appositamente per i suoi premiati (corredate delle mie risposte - in cuffia ovviamente -):

1 Qual'è il tuo sogno più grande
Vivere alle Maldive
2 Chi è il personaggio famoso che inviteresti a casa tua?
Alessandro Baricco
3 Cosa gli cucineresti?
Penne rucola zucchine e speck. Un mio must.
4 Chi è il tuo "porto sicuro"?
Ponza. “Porto sicuro” in tutti i sensi
5 In cosa pensi di eccellere e in cosa pensi di essere imbranato/a?
Nello scrivere poesie e nello scrivere poesie
6 Dici bugie?
Si
7 Prima hai mentito?
No
8 E adesso?
Si
9 L'oggetto da cui non ti separeresti per nulla al mondo e che correresti a prendere in caso di calamità naturale improvvisa.
Non è un oggetto. E viene sempre con me. Comunque ;)
10.Qual è il codice pin del tuo bancomat?
39504



Ed ecco le mie dieci domande:

1   Se nessuno commentasse più il tuo blog, lo terresti ugualmente?
2   Hai mai dormito in aeroporto?
3   Avresti difficoltà a spendere 70 milioni vinti al Superenalotto?
4   Credi ai folletti?
5   Riesci a non comperare nulla dopo un’ora a spasso da Ikea?
6   Anche a te fa schifo il suono della tua voce registrata?
7   Ti commuovi?
8   La politica serve a qualcosa?
9   Ti sorprendi ad ogni tramonto?
10 Quante pippe mentali ti fai al giorno?



I miei dieci prescelti (quasi) a casaccio:




Credo abbiano una cosa in comune 'sti dieci: anche se li avviserò in punta di piedi di questa rottura di balle di Premio, non mi cagheranno di pezzo (ma forse è proprio per quello che li ho scelti... eh eh..)

domenica 6 aprile 2014

La ladra di cinema.. ops! di libri


Questo film mi ha scosso. In negativo però.
Comodamente slavato e fastidiosamente didascalico, ingenuamente edulcorato e svenduto alla commozione facile, alla stregua di un libro Cuore dei poverissimi di spirito.

Mannaggia papà!! Hanno ribbruciato l'arosticini!!..

Un film dove rare parentesi pregevoli, come l'ebreo custodito in cantina che chiede a Liesle di descrivergli il cielo fuori ispirandole l'amore per l'esposizione, o gli episodi nei quali la bimba “prende i libri a prestito”, o mentre tiene compagnia con le sua fiabe ai compaesani nei rifugi antiaereo, o urla sul lago “Hitler nun te sopporto!!” assieme all'amichetto dai capelli giallo limone, vengono risucchiati maldestramente da una miriade di scene (finte) madri o da semplice zavorra filmica, e da personaggi tagliati con l'accetta ad evoluzione standard: 

come la mamma adottiva presentata ultracarogna e che si rivelerà tenera e premurosa (forse c'aveva le sue cose quando è arrivata Liesle..), mille frangenti con la simil Shirley Temple sempre coi boccoli piastrati che gioca a pallone ed entra in tackle come il miglior Beckembauer (tradizione teutonica non c'è che dire.. ), l'immancabile ragazzino carogna scemo (questo resterà carogna e scemo però, chissà..) e il biondino buono innamorato, o il padre adottivo arruffato (almeno con la coscrizione 'na pettinata je la daranno..) e alleato fin da subito; e che dire delle parole incise tutte in inglese sui muri della cantina dove la tedeschina imparava a leggere e scrivere? 

Shirley Temple me fa' un baffo!!..

O del libro ripescato nel fiume gelido che manco l'unità di salvataggio della Costa Concordia l'avrebbe recuperato? O dell'ebreo nascosto in cantina col tedesco cieco che ispeziona, e ancora del borgomastro che brucia i libri ma tiene una biblioteca che se la sognava pure Benedetto Croce?
Tutti escamotage da bassissimo profilo e dal facile acchiappismo patetico e lacrimevole.

Ma è possibile che come te leggo qualcosa t'addormenti!!  Uff!!

Senza considerare una lentezza esasperante, paesaggini da mondo delle favole, quasi sempre invernali ed innevati, ed una guerra cosi ai margini che sembra di stare in un altro paese. 


Il titolo del libro (non l'ho letto, ma ovvio immaginarlo di ben altro

 spessore) da cui è tratto questo obbrobrio mette subito in guardia


sull'operazione fasulla in corso: La bambina che salvava i libri.

Già un chiaro risvolto poetico di ben altra espressione.

Questa Storia di una ladra di cinema incitrullisce lo spettatore ben

 disposto con una serie di didascalici luoghi comuni che lo fanno

 apparire per quello che è: un filmetto mal confezionato.

Eppoi alla fine, ecco la Morte in voice-over (ma che c'ha fatto

 grattare per tutto il film “tutti dovete schiattare prima o poi”)

 che sbaglia obiettivo perché “si sono mischiati gli indirizzi”.


Guarda se 'ntelo  buco 'sto pallone!!


Ai margini di una guerra sempre sfiorata, l'unica volta che non

 gracchiano le sirene ad annunciare i bombardamenti, coglierà tutti

nel sonno, tranne Liesel, trasformandosi da scena di commozione

 madre, in un cult comicissimo considerando che la sbarbina, 

anziché in pigiama come tutti gli altri, è bella che vestita e pure con

 le scarpettine!! Gli mancavano i boccoletti d'oro però, sfoggiati 

per tutta la pellicola...


sabato 5 aprile 2014

TI RICORDI DI ME?



Sarà perché ormai porto Edoardo Leo in palmo di mano ed anche l'Ambra non mi è mai dispiaciuta, fin da quando giocava con le Barbie, ma sono uscito dal cinema temprato e riconciliato. 
Prima di tutto con un'idea di cinema che può, se vuole, essere fresco, pimpante, profondo, leggero e riflessivo o tutte le cose insieme regolando sapientemente le dosi.
E poi cosciente che il "bravo attore", fa spesso la differenza.

Roberto e Bea si conoscono sotto casa dell'analista che entrambi frequentano.


Complessato e cleptomane lui, narcolettica con frequenti perdite di memoria lei, entrambi a seguito grossi choc emotivi adolescenziali.

Sono due universi estranei quelli che si incontrano, e qualche eccentricità collimante è complice del loro apparente “urtarsi” in quel quotidiano che li vede costantemente in difesa.

Mi cacciano sempre” Racconta Roberto, autore di favole strambe, attratto da Bea, tenera maestra racchiusa in una boccia di cristallo che non tollera il minimo scossone.

E scossoni ce ne saranno invece.
E scuoteranno anche l'animo di chi si è seduto in poltrona con l'idea di farsi principalmente due risate e viene portato per mano, invece, in un'altra favola stramba, come quelle di Roberto, che per riconquistare il suo amore e la sua serenità perduta, dovrà scrivere quella più bella.


Senza contare l'ormai testata versatilità di due attori padroni di scena e personaggi.. (direi che Leo ormai è il nostro piccolo Bradley Cooper..), in grado di farci intenerire ed un attimo dopo rovesciarci addosso prorompente ilarità.


No. Non ci sono draghi da combattere e neanche traccia dell'imminente arca in 3D di Russell Crowe in questo piccolo, premuroso e delicato film. 
Ma piove bel cinema.  Questo è sicuro.  


venerdì 4 aprile 2014

A DIRTI LA VERITA'...



Il post nasce come celebrazione di quell'intercalare vocale che molti di noi (quasi tutti?), seppur inconsciamente, inframmezziamo nel nostro quotidiano ciarlare, fenomeno che, all'atto dello scrivere, può risultare decisamente meno marcato... pur considerando che anche lì abbiamo i nostri vizietti (io apro un casino di parentesi - appunto! - e inframmezzo un botto di puntini di sospensione... ma quanto me piacciono!!..) e mi è venuto in mente di scrivere qualcosa sentendo, ieri per radio, un'intervista ad un consigliere regionale di Roma che ogni tre parole schiaffava un “voglio dire” assolutamente inefficace e, a lungo andare, grottescamente comico. Con mia moglie ormai, non ascoltavamo più il senso del discorso ma contavamo quella grappolata di voglio dire.. poi ci siamo guardati, e abbiamo pensato ai nostri, di intercalari. Io, ad esempio (e pure gli ad esempio rientrano nella casistica) faccio partire la frase con un velocissimo ma quasi sempre presente cioè, mia moglie invece piazza alla fine delle sue frasi un ok, ma spesso ancora un capito? di rinforzo.

Ora l'idea!!.. rileggetevi il post addizionato di intercalari come la Rocchetta Blu di anidride carbonica, e vediamo come vi suona...




E niente, cioè, voglio dire, il post nasce, purtroppo, come celebrazione, mi spiego? di quell'intercalare, diciamo, vocale che, come dire, molti di noi, mi spiego? (quasi tutti?), seppur inconsciamente ok? diciamo, in poche parole, inframmezziamo, non è vero? nel nostro quotidiano ciarlare, capito? Ma non c'è problema, è un fenomeno che, scrivendo, per dirti la verità, può risultare decisamente, come dire, meno marcato, non è vero?... insomma, pur considerando che anche lì, dico per dire,abbiamo i nostri vizietti (nella misura in cui io, voglio dire, apro un casino di parentesi - appunto! - e inframmezzo, diciamo, un botto di come dire, puntini di sospensione... in poche parole quanto me piacciono!!..) e niente, cioè mi è venuto come in mente di scrivere piuttosto che dirvelo, qualcosa sentendo, diciamo ieri per radio, purtroppo, un'intervista ad un, come dire, consigliere regionale di Roma, piuttosto che di Milano, che, nella misura in cui, ogni tre parole, mi spiego? schiaffava un voglio dire assolutamente inefficace, non è vero? e, a lungo andare, mi spiego? grottescamente, in poche parole, comico. Ok? Ormai, voglio dire, con mia moglie cioè, per dirti la verità, non ascoltavamo più il senso del discorso, capito? Ma, in poche parole, contavamo quella grappolata di "voglio dire".. poi, a mio modesto avviso, ci siamo guardati, e per dirti la verità, abbiamo pensato, voglio dire, ai nostri, di intercalari, ok? Io, ad esempio, mi spiego? (e pure gli ad esempio, purtroppo rientrano nella, dico per dire, casistica) in poche parole, faccio partire la frase, mi segui? con, a mio modesto avviso, devo dire, un velocissimo, mi spiego? ma quasi sempre presente cioè, ok? Mia moglie, per dire la verità, invece, piazza, piuttosto che all'inizio, alla fine delle sue, diciamo, frasi un ok, ma spesso ancora un capito? di rinforzo. Comunque, non ve la prendete eh? dicevo per dire.


E niente. E voi? Avete riconosciuto il vostro?

mercoledì 2 aprile 2014

IL CASSIERE FELICE Dedicato a chi lavora. Davvero.



Tutti i giorni arrivava in Ufficio il cassiere produttivo e felice (performed worker) lavorando sereno.
Era produttivo e felice ma, ahimé!, 
non supervisionato. 

Il General Manager creò allora il Supervisor.
Il quale standardizzò orari, pause, specificy task, corsi, marketing, ferie, mobbing planning, illustrando il tutto con magnifici reports. 
Venne creato un Management che pianificasse, statisticasse e relazionasse.
Intanto il cassiere produttivo e felice lavorava e lavorava, senza patti (ad personam), senza premio di rendimento, buoni pasto al minimo (diet coupon), e con lo straordinario ispezionato.
Il General Manager incantato dai reports, richiese quadri comparativi e grafici, analisi di tendenze e gestione del prodotto. 
Divenne giocoforza introdurre segmenti logistici, wealth banking, relazioni di advisory desk…
Ben presto il cassiere produttivo e felice venne sommerso da montagne di carta da archiviare (essential paper),

mail da leggere e catalogare, trasparenza da aggiornare, statistiche del cross selling, etc. etc…. 

ed iniziò a sentirsi meno felice 

ed a porsi qualche interrogativo (faq).

Vennero immediatamente adottate misure mirate: fu creata la posizione di Gestore dell’Area dove lavorava il cassiere fino ad allora felice e produttivo, caldeggiata la sicurezza fisico/logistica/virtuale, venne percentualizzato il lavoro, ridisegnata la scrivania, campionato il rendimento, indagata la produzione, e soprattutto, introdotto il budget strategico personalizzato mentre intorno imperversavano Knowledge analyst, Information broker, Macrostaff, Corporate della growt inclination.

Il cassiere era sempre più solo e stracarico di oscuro lavoro (back and front office), irascibile e depresso (irritable level).


Venne quindi commissionata ad un consulente di prestigio una diagnosi (drastic remedy) sull’Ambiente Lavorativo dell’Area in questione. I costi furono monumentali, le performances inadeguate, i budget disattesi.

Il General Manager, che coltivava in segreto l’idea di sostituire (download) gli esecutivi con bancomat evoluti (last generation ATM), individuò proprio nel cassiere il responsabile del disastro (disaster recovery).

E lo licenziò (voluntary dismissed).



MORALE :

Evita di essere produttivo e sereno (positive feedback).

Potresti ritrovarti monitorato tuo malgrado (negative feedback).

E, soprattutto, non esternare mai particolare gioia sul lavoro (joy on job).

E’ un chiaro sintomo (lampant feedback) destabilizzante (not break-even point) che evidenzia scarsa serietà (establishment damage).