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giovedì 4 giugno 2026

DUE BAMBINI PER MANO

 


Due bambini per mano: lei stretta al papà, un uomo alto e robusto, lui alla mamma, una donna tenera e sorridente. 

Nove anni lei, sei lui. 

Passeggiano sul lungomare di Scauri, nell’estate del 1966. 

Si scorgono tra le bancarelle affollate, tra l’odore di dritto e rovescio di camicie, pantaloni e magliette usate.
Poi, sfuggendo per un attimo al controllo dei grandi, deviano dal percorso e si ritrovano nel lido dirimpetto.

Sembra quasi che qualcuno li abbia disegnati apposta, uno per l’altra. 

Sono entrambi scuri di capelli e carnagione, stessi occhi vivaci e neri, lei  però minuta e fragile, lui sorriso contagioso e pieno, di una corporeità spontanea che si fa vicina, si accosta con grazia naturale, e in un baleno l’incertezza iniziale, impacciata, diventa improvvisamente disinvolta.

Si tolgono i sandali, li lasciano appaiati al bordo della spiaggia, e cominciano a correre scalzi, giocando su quella riva, ridendo complici con una risacca giovane e spumeggiante.

Raccolgono conchiglie e se ne donano l’eco all’orecchio; osservano l’orizzonte lontano mentre un timido sogno sfiora quell’incoscienza bambina che li tiene uniti, sinceri, liberi.

È un’arcana cabala, una congiuntura astrale che si esprime nel tocco leggero delle loro piccole mani, sospese tra la sabbia e un primo sole che già scalda la pelle.

Come ti chiami? sembra dire uno dei due, forse il più piccolo e il più audace.

La bimba alza lo sguardo incerta come a chiedere permesso e mettere confidenza, prima di una rivelazione. Tace. 

Poi si china, prende in mano una piccola pietra pallida di rosa, la osserva un attimo e gliela porge. Il bambino guarda esterrefatto, prende quell’oggetto levigato e delicato tra le manine paffute e sente che una luce chiara si sprigiona sottile, sale e contagia veloce il cuore. È come un brivido che parte dalla pelle ma mira altrove.

Si guardano un attimo, sguardo attento, diritto, e lei dice: E tu?

Lui si sente esplodere e la parola che contiene il nome facile che gli appartiene si incaglia in gola, si distoglie un attimo e corre via, mette i piedi e gli occhi per terra e fruga intorno, freneticamente, fino a che si ferma e sorride ad una piccola conchiglia, la solleva e spolvera appena la sabbia umida che la appanna, ci soffia sopra un alito tiepido e torna da lei che lo aspetta e lo osserva attenta, come volesse misurare in anticipo la risposta che sta per arrivare.

Lui la guarda e fa un cenno, la bimba allora apre la mano magra e lui ci deposita dentro il suo dono marino e con un tocco lieve la stringe.

Lei si ritrae appena, come avesse sentito una fitta, si guarda il palmo della mano e il piccolo segno rotondo che ci è rimasto stampato sopra.

Ridono, ognuno con un regalo in mano, e senza aggiungere parole riprendono a giocare e rincorrersi.

 Ma è questione di attimi.  Quell’incontro rimane furtivo, rapido e impregnato di un’alea di mistero, perché improvvisamente la mamma e il papà dall’alto li richiamano all’ordine, ognuno gridando a voce alta  il nome del proprio figlio.

Uno scoppio di risata cristallina e ingenua invade la spiaggia e arriva al largo, a farsi onda increspata.

Loro si siedono obbedienti sullo scalino di pietra, si tolgono la sabbia attaccata ai piedi, rimettono lentamente i sandali puliti, mentre le due famiglie scambiano ancora  quattro chiacchiere, salutandosi tra cortesi convenevoli e i complimenti di rito. Arrivano da Roma entrambe, ma innamorati di quella costiera che da Ulisse si allunga fino in piena Campania. La bimba, però, porta dentro il sangue napoletano; lui rimarrà romano verace.

Curioso constatare come quei giochi, quei sorrisi, quell’intesa improvvisa e allegra non li vedrà mai più insieme sulla medesima spiaggia.

Ne calpesteranno di infinite in comune, certo, ma mai nello stesso istante.

Doneranno amori e batticuore, parole, promesse e incanti, tuttavia mai più ripercorrendo le stesse orme, o sorridendosi addosso con lo stesso respiro.

Saranno sentieri lontani.

A volte si intrecceranno persino con vicende stranamente affini, parallele, sfiorandosi senza sapersi, ma senza mai ritrovare il fiatone, le risa e quel modo di battere del cuore che era appartenuto solo a quel giorno, a Scauri.

Non accadrà mai più, per tutta la vita.

Dovranno passare esistenze intere, quasi un’era geologica, perché quelle curiose congiunture astrali riallineino ogni disegno possibile rimettendoli, di nuovo, uno sulla via dell’altro, con una potenza visionaria paziente, tenace, prodigiosa.

Inizi di un tiepido autunno romano del 2026.

Campo dei Fiori di sfondo, con la sua celebre statua in alto, a guardia del pensiero libero e di una piazza trasformata in vetrina di souvenir per turisti, poche bancarelle di frutta e verdura a colorare la vita di un tempo ormai scomparso.

Di lato, nascosta, una piccola libreria che sopravvive al vociare sguaiato e offre il silenzio profumato di carta stampata e varie sale che si susseguono ordinatamente, una dentro l’altra.

Nell’ultimo ambiente, quasi in penombra, colmo di pubblicazioni di tutti i tipi e delle ultime novità letterarie, una donna non più giovane è assorta a sfogliare un libro che l’ha attratta, guarda le pagine che quasi accarezza, quando un uomo brizzolato e sorridente si avvicina e comincia a frugare tra gli scaffali, in silenzio.

Appena un cenno di saluto, discreto, cortese. Ognuno cerca qualcosa, senza sapere esattamente cosa, sospinto da una curiosità che va a toccare, scorrere titoli e quarte di copertine e perfino odorare ciò che ogni libro può segretamente offrire.

E in silenzio ne ascoltano l’eco. Come a coglierne il segreto, a intuirlo, prima di sceglierlo e portarlo via.

All’improvviso un tonfo sordo. Un libro si è improvvisamente staccato dall’alto ed è caduto sul pavimento, alla base della libreria.
L’uomo e la donna si guardano stupiti, sul viso un punto interrogativo. Si voltano. Nessuna altra presenza umana in sala.
Quiete totale. Sono assolutamente soli. Attoniti.

Entrambi si avvicinano al libro, per verificarne lo stato di salute, mentre é ancora a terra, tutto scompaginato. 

L’uomo lo raccoglie e lo osserva, è integro, lo richiude delicatamente, é un’edizione illustrata de “Il piccolo libro delle conchiglie. Gemme della natura.”

Lei è chinata a terra, accanto a lui, troppo vicina per non accorgersi di un soffio come di vaga salsedine che le arriva sul viso, vacilla appena, si appoggia a uno scaffale per rialzarsi e dice con un filo di voce:  “Amo le conchiglie, ne faccio collezione.. da quando ero bambina.. A lei interessano?”

L’uomo non risponde a tono,  riesce appena a dire: “sì, anch’io amo da sempre il mare e tutto ciò che esprime ed evoca, e a cui non so dare nome..”

Poi prende il libro sopravvissuto e glielo porge. “Le piace? Posso regalarglielo o si offende? Sa, non è così comune che un libro decida di tuffarsi dalla cima di uno scaffale e mi spiacerebbe non coglierne il senso. O sprecarlo.”

Le mani si lambiscono appena e qualcosa che somiglia a un brivido di brezza marina fa sorridere entrambi.

Forse nessuno dei due ricorda distintamente un episodio che li aveva sorpresi a rincorrersi e ridere allegramente molti anni prima, la memoria sbiadisce e lascia solo delle tracce sottili sotto pelle o sul palmo di una mano.

Ma stavolta, quelle mani giocose che un tempo si erano solo sfiorate, come in una promessa implicita di gioco e intesa profonda, sapranno riconoscersi.

E si terranno salde, per il gioco più bello del mondo:
quello a non lasciarsi mai più.

 


lunedì 18 maggio 2026

SOLO PER DISSETARSI

 


Alla soglia degli ottant'anni, Sandro viveva come un prigioniero rassegnato. Le mura di casa sembravano trasudare l'ombra di un fato ormai ripiegato su se stesso: quello di sua moglie, malata da tempo, depressa e china al destino.
Lui la accudiva con dedizione silenziosa, ma con lo sguardo perennemente rivolto all'indietro, incagliato in un'altra età in cui avrebbe potuto prendere decisioni vitali che non aveva mai avuto il coraggio di affrontare.

A tenerlo in vita, oggi, era un filo sottilissimo e ostinato. Un'anomalia sentimentale che non aveva nulla di morboso, ma tutto di una disperata, vitale necessità: il legame con l'altro, vero e unico amore della sua vita.

Quella che in gioventù era stata una tempesta emotiva, si era decantata nel tempo trasformandosi in premurosa amicizia. Lei era la sua chimera e, al contempo, la sua unica costante reale; un sogno di balsa mai disancorata, avvolto in un vagheggiamento antico che sopravviveva intatto forse perché non aveva mai dovuto misurarsi con la quotidianità.

Le loro vite avevano preso strade parallele, eppure lei non si era mai davvero eclissata.
Perché lo faceva? Perché rispondeva ogni giorno a quell'uomo invecchiato nei propri rimpianti? Non per pietà, ma in nome di un'antica, profonda, tenerezza.
Lei gli offriva una quotidiana carezza telefonica, facendosi sponda generosa e discreto salvavita.
Ascoltava le fatiche di lui, i racconti su quella moglie ormai irrecuperabile, accogliendoli con la memoria ormai sbiadita ma delicata, di ciò che magari sarebbero potuti essere insieme.
Da parte di lei era rimasto un tratto di profonda, rispettosa amicizia, un morbido trait d’union, cosciente di quietarsi nel sogno irrealizzato.

La moglie, che Sandro non aveva saputo rinnegare quando ne avrebbero avuto tempo ed energia, era sopravvissuta alle bufere del cuore.
Ora, divenuta relitto bisognoso di cure, non poteva certo essere abbandonata alla deriva.
Se in gioventù Sandro aveva fallito nel coraggio dell'amore, oggi un'etica ferrea lo legava a doveri coniugali assoluti.
Scontava la sua pena di rimpianti, ma trovava il suo riscatto morale in questa assistenza quotidiana.

Quel sogno svanito senza il coraggio di disegnarsi futuro, continuava a respirare.
Due volte al giorno.
Una breve telefonata al mattino per schiudere la giornata, una la sera per rincuorare la notte.
Pochi secondi laconici in cui il tempo si azzerava.

Era l'affaccio sul rimpianto per lui, accolto dalla cortese, infinita grazia di lei, sogno di ogni uomo che può impazzire di desiderio.
«Ciao Sandro, buongiorno!» squillava la voce dall'altra parte della cornetta, vivida e leggera.
E lui, chiudendo gli occhi per isolarsi un istante dalla stanza in penombra, sussurrava:
«Ciao amore». Senza malizia, senza illusioni.
Solo per dissetarsi, per un minuto almeno, a quella felicità dissipata a suo tempo, e che ora doveva bastargli per sopravvivere.

 


martedì 14 aprile 2026

CI SONO TASCHE

 


Ci sono tasche di indumenti appesi da tempo
- cappotti, pantaloni, giubbetti -
che spesso custodiscono incantesimi incredibili:
vecchie caramelle, vuoti di tempo,
giudizi sospesi,
scontrini dalla data magica,
frasi mai recapitate,
agganci al futuro,
monete fuori corso, ricordi fuori corso;
compromessi spiegazzati,
rese sanguinose,
chiavi sconosciute di regni destinati all’oblio.

Rovesciali sul letto, falli incontrare a nuova luce,
ne hanno da raccontare.
Spesso fanno parte di storie incompiute
con addosso la voglia viva di viaggiare.

La scelta d’un capo, invece dell’altro,
avrebbe sovvertito storie, innescato opzioni inaudite.

Un’attache, i mondi che teneva uniti,
un biglietto di cinema, chiarito il finale,
un numero di telefono, a ricordare lei.


sabato 4 aprile 2026

TENUTA PRESIDENZIALE DI CASTELPORZIANO - IL CENTRAL PARK DEL MEDITERRANEO

 


Pochi luoghi in Europa sono riusciti a ritagliarsi uno spazio che rimarrà intonso e come miracolato; crocevia di flussi migratori vegetali e animali, storie leggendarie (Enea sbarcò su questo lembo di costa), culla gentilizia dell’impero romano, del potere temporale e poi, dopo il 1800, in mano a famiglie virtuose che ne hanno curato e accresciuto rispettosa architettura e territori (seimila ettari) come riserva di caccia a salvaguardia degli equilibri faunistici, fino al potenziale rischio estinzione, con la massiccia invasione urbanistica e speculativa del dopoguerra che aveva puntato la ghiotta occasione e che altrove divora, tuttora e indisturbata, magnifiche zone d’Italia.


Ma questo polmone no: abbandoniamo la Colombo, arteria che come un fuso porta i romani al mare, e penetrare e respirare la Tenuta è un attimo.

Come attraversare un portale spazio tempo che catapulta dal caos al silenzio, a spasso per lecci, sugheri, querce in una quiete che riconcilia i sensi, cullati solo dall'eco dei passi.


Un micro universo che respira da se e rimane intatta testimonianza di un passato minuziosamente preservato; dalla preistoria ai giorni nostri, si accavallano certificazioni e tracce indelebili, scrigno temporale e fantastico attestato di un’evoluzione che non l’ha mai intaccato, una lungimiranza incredibile di chi ne ha gestito, volta per volta, il destino, favorendone la cristallizzazione fino ai giorni d’oggi, in assoluta controtendenza rispetto allo sfruttamento selvaggio appena fuori dai suoi confini.



Qui di selvatico si respira l’ordine delle cose, un muoversi pacato, lo scoprire della storia che ti accoglie dietro una macchia, al cospetto dei resti di ville imperiali o al limitare di radure ferme nella storia, e noi ci lasciamo attrarre in una bolla di tempo che sembra trasportarci con una grazia sconosciuta.

Dobbiamo essere grati ai nostri Presidenti, da De Nicola a Einaudi, arrivando fino ai Pertini e ai Napolitano, per giungere ad un illuminato Sergio Mattarella, che ha caldeggiato ancor più l’apertura e il consolidamento di centri estivi per disabili e anziani, offrendo la continuità per visite guidate pubbliche e rendendo patrimonio condiviso questo - fino a poco tempo prima - paradiso assolutamente privato.

Vorremmo non uscire al termine, doverci veicolare di nuovo nel traffico e i palazzi che cingono d’assedio, ma abbiamo assaporato davvero qualcosa di diverso, inimmaginabile, che ci resta addosso,
e non vediamo l’ora di tornare perché spazio e percorsi sono innumerevoli e diversificati offrendo sempre nuove prospettive, e  ringraziando ancora addetti e volontari che si prestano con passione e competenza.



copia del mitico Discobolo







martedì 30 dicembre 2025

DOVE ABITA DIO


LA FORMA DELLO SPAZIO  (da le Cosmicomiche di Italo Calvino)

Cadere nel vuoto come cadevo io, nessuno di voi sa cosa vuol dire, per voi cadere è sbattersi giù magari dal ventesimo piano d'un grattacielo, o da un aeroplano che si guasta in volo: precipitare a testa sotto, annaspare un po' nell'aria, ed ecco che la terra è subito lì, e ci si piglia una gran botta.
Io vi parlo invece di quando non c'era sotto nessuna terra né nient'altro di solido, neppure un corpo celeste in lontananza capace d'attirarti nella sua orbita. Si cadeva così, indefinitamente, per un tempo indefinito. Andavo giù nel vuoto fino all'estremo limite in fondo al quale è pensabile che si possa andar giù, e una volta lì vedevo che quell'estremo limite doveva essere molto ma molto più sotto, lontanissimo, e continuavo a cadere per raggiungerlo. Non essendoci punti di riferimento, non avevo idea se la mia caduta fosse precipitosa o lenta. Ripensandoci, non c'erano prove nemmeno che stessi veramente cadendo: magari ero sempre rimasto immobile nello stesso posto, o mi muovevo in senso ascendente; dato che non c'era né un sopra né un sotto queste erano solo questioni nominali e tanto valeva continuare a pensare che cadessi, come veniva naturale di pensare. 

Ovvio che attribuire lo scenario narrato da Calvino come ad un "dove abita Dio", sia solo una mia personale ipotesi. 

Ma sembra habitat naturale; dove nulla è definito, dove qualsiasi orizzonte, scenario, ipotesi, riferimento è impalpabile, inconsistente, invisibile.

Inimmaginabile.

Dove facciamo - dobbiamo e dovremmo fare - fatica a raccapezzarci, e senza cavarne comunque un ragno dal buco (o dal nido, rimanendo in tema calvinano..).

Dove l'autore descrive da maestro quel "nulla" che la fa da padrone, da "dio". 

E così dovrebbe essere in circostanze simili, dove una "minima" parte di creato riesce davvero a metterci in difficoltà ("non c'erano prove"), lasciarci basiti. 

Mentre nel convenzionale comune il Creatore in persona sembra proprio che no, non ci imbarazzi affatto.

E questo sì, è davvero imbarazzante.. 




mercoledì 29 ottobre 2025

1200 POST!

 

MILLEDUECENTO


Cento l’anno praticamente.. un’infinità di idee e frullamenti d’anima, un crescere e un rivelarsi, prima di tutto a me stesso. 

Un sistema comunicativo liberatorio e creativo, un briefing continuo coi miei neuroni residui, un aggiornamento costante.
Un monitoraggio che tiene innanzitutto profonda compagnia.

Il blog come alleato, sfogo, sport in solitaria, riserva indiana (citando Stefano Massini), accumulo compulsivo di ideuzze, stravaganze, ghirigori di coscienza, affreschi vita da appuntare con cura affinché tutto non scivoli via, nell’oblio ricattatorio dell’età.

Milleduecento post!.. non ci credo quasi..

“C'è sempre una vecchia storia che viaggia,
e cioè che non sia vero che scriviamo per noi.
Ma è come il respiro, ognuno respira per se.”

Questo scrivevo in occasione dei 1000 post, dopo dieci anni.

Lo sottoscriverò in occasione dei vent'anni, un dio volendo.


domenica 26 ottobre 2025

ORA LEGALE

 


Questa mattina nessuno è riuscìto a spostare le lancette indietro di un’ora, come anche tutti i sistemi automatici, gli orologi digitali, e ogni sveglia elettronica.
Se ne sono rimasti tutti e tutte sull’ora del giorno prima.
Una rivoluzione tutt’altro che silenziosa che sembra reclamare quell’ora di vantaggio sull’originale ciclo solare.

L’unico a non stupirsene è il sole che la sua lenta rivoluzione l’applica da tempo e che è sorto regolarmente e tramonterà, verosimilmente, sempre alla sua, di ora, ignorando alla grande le nostre beghe orarie.

Il Comitato Straordinario della Ricalibrazione, creato appositamente per risolvere il caos, ha escogitato di riparlarne tra una settimana, cercando di capire, in tempi brevi, come mai la “rivoluzione del silicio” come l’hanno chiamata ai tg, voglia imporre i suoi orari.

Ma ora si tratta di ore ancora calde, dove si sta cercando di capire come uscirne.
E’ prevista una Riunione Generale di tutte le forze politiche e dei vertici scientifici.

Oggi alle 10.
O forse alle 11.

 


mercoledì 22 ottobre 2025

IL VIAGGIO DENTRO

 


L’input me l’ha fornito un articolo su Robinson, a firma del biologo Daniel Lumera, in occasione di Ulisse Fest, la festa del viaggio patrocinata - ma guarda un po’! -  da Lonely Planet, la madre di tutte le guide turistiche.

Lumera esalta il viaggio interiore, in parallelo - ma di ancor più  vitale importanza - con quello esterno: non solo passeggiare sui luoghi, ma dentro di essi, e contemporaneamente dentro di noi, con la lentezza necessaria ad assimilare, creando un tutt’uno con le nostre sensazioni, connettendoci,  rigenerandoci.

“Non vi è insetto che sappia di essere posato sull’altare di una cattedrale e che quella cattedrale sia in una determinata città, regione, Stato”

Noi si invece, li assimiliamo per poi generarli di nuovo, questi processi all’interno di noi, creandone ulteriori.

Un’armonia primordiale che va oltre il guardare il panorama, l’assaggiare una pietanza mai vista prima, seguire sentieri per chilometri.

Un viaggio unico, senza checkin, senza valigia: viaggio essenziale, spesso rimandato, che può generare apprensione ma anche solleticare incredibili cambi di prospettiva, svelarci anse sconosciute, luoghi fantastici forse solo supposti in attimi di rimestamento di cuore.

Il viaggio senza mappa, dove dobbiamo essere disposti a scoprire invece di accontentarci e subire, scommettere sui bivi.
Anche il bagaglio è anomalo, senza neanche riflettere sul cosa portare.. faremo acquisti, torneremo con qualche strano souvenir?
Pensiamo di trovare qualcosa di differente dal perfetto meccanismo biologico che ci contraddistingue?
Possiamo immaginare l’origine della curiosità?
Come un fiume che sgorghi, comunque, da un principio emotivo?
Siamo consapevoli che potremo trovarci dinanzi a carte da sempre coperte, nascoste, mai vagheggiate?

Roba scomoda a volte, ma autentica, in continuo subbuglio, questo è certo, magma vulcanico che non si solidifica mai, ribolle come moto ondoso a scoperchiare sollecitazioni.

Oppure.. potremmo rivelarci arido deserto,
cielo buio come pece, vertigine silenziosa a pescare nel nulla.

Ma non era meglio se prenotavo un quattro stelle a Ventotene?

venerdì 3 ottobre 2025

CARTA IGIENICA (ISTRUZIONI PER L'USO)

 


Magari non se ne parla, ma frequentando case di amici, conoscenti, parenti ma anche hotel e svariati servizi igienici pubblici, alla fine può emergere uno degli interrogativi che assillano l’umanità: notare che non è affatto universale il sistema di posizionamento del rotolo di carta igienica nell’apposito supporto atto a srotolarlo.

Solitamente lo constatiamo solo in quegli attimi di intimo raccoglimento, e ci rendiamo conto di non essere gli unici portatori di verità, ma esistono praticamente due scuole di pensiero: un sistema over, secondo cui la carta scende frontalmente, e un sistema under, che la fa venire giù dal lato parete. 
E comunque in crescita il movimento che lascia il rotolo sul termosifone o su qualsiasi mensola o superficie di comodo in prossimità del water, bypassando più o meno elegantemente, il dilemma.
Tornando alle principali correnti di giudizio, la prima sarebbe quella ufficiale - che da sempre utilizzo anche io, ed in effetti legato a tradizioni e abitudini familiari -, ma ufficialmente introdotta e illustrata nientepopodimeno che dall’inventore, del porta rotolo della carta igienica, Seth Wheeler nel 1891.
E qui sotto, esaustiva illustrazione a corredo:

Credo comunque che si tratti di una di quelle consuetudini di famiglia che finiscono per divenire bagaglio di tanti nostri inconsapevoli comportamenti.
Inseribili serenamente tra quelli innocui.. 

Fateci caso la prossima volta, in seduta di gabinetto.  


giovedì 7 agosto 2025

MI RIGIRO NEL LETTO

 


Mi rigiro nel letto.
Ho appena affermato ad una platea di un milione di ragazzi:
"Siete voi la speranza di pace per il futuro, non più spettatori ma protagonisti”.
Ma intanto si muore adesso, e io come agisco, cosa posso fare? 

Telefono a Netanyahu e dico: “Guarda che volo a Gaza, per favore sospendi i bombardamenti e ti faccio fare bella figura”, poi sento le autorità palestinesi: “Occhio che arrivo a Gaza, vedete di non farmi fuori, diventerei santo subito e voi, subito dopo, un immenso parcheggio.” 

E ammesso che ci arrivi, tra valichi di frontiera e piani aerei interdetti, dovrei ammansire anche l’Egitto e il suo controllo a Rafah, ma la mia forza è nel prenderli tutti in contropiede, qualcosa di mai visto e inaudito, li lascerei basiti, vi lascerei basiti.. tutti.
Posso proporre uno scambio di prigionieri. Una cosa  sempre fatta fin dai tempi più antichi. Perché non dovrebbe funzionare ora? Li prendo io in custodia gli ostaggi di Hamas, li porto a Tel Aviv e loro mi danno i palestinesi in galera. 

Ci penso io, chi altri sennò?
Chi altri potrebbe?
Chi altro si assumerebbe un azzardo del genere, una bega politica e diplomatica così enorme?
Procurerò un’eco mediatica mai vista, magari non risolvo, ma a quei ragazzi che invito a non essere passivi, offrirò un volano speciale, una spinta senza precedenti, un esempio soprattutto, perché è di questo che hanno bisogno. Soprattutto. Prima di ogni parola.

E mi rigiro nel letto.
Certo affascinanti e intriganti questi pensieri, ma davvero rischio di fare peggio, stuzzicare, offrire un pretesto per nuovi scontri, magari ancora più cruenti, e poi sconfinare su cieli così presidiati, spezzare protocolli inossidabili, sfidare l’egemonia di due stati comunque profondamente ostili e i rappresentanti di Hamas che neanche so bene come contattarli, magari mi vedrebbero solo in cerca di effimera gloria, malato di protagonismo giusto a consolidare un’immagine ancora acerba e fredda, schiacciata dal mio predecessore.

Mi sa che me ne vado a Castel Gandolfo, per ora.
In elicottero però, che tutta quella gente per strada irrita un pochino.


sabato 12 luglio 2025

ESAME DI IMMATURITÀ

 


Ai miei tempi (bello parlare dei "miei tempi" riferendomi  ad appena poco più di 45 anni orsono..), se avessi fatto scena muta agli orali non ci sarebbe stato santo a salvarmi, membro interno a immolarsi, epico scritto a sugellare la nuova prosa del secolo.

Sarei stato bocciato.

Ma era ancora l'epoca dei primitivi voti.

Non c'erano i crediti scolastici, quelli di formazione, le tabelle di conversione, i parametri di conteggio, le simulazioni di calcolo e il pregresso di due anni fa quando, magari un giorno, hai avuto voglia di studiare.

Oggi se vuoi fare il rivoluzionario e sovvertire il "sistema" puoi decidere di contestare gli insegnanti e i loro metodi arretrati, la loro totale assenza di cuore ed empatia e la loro manifesta inadeguatezza. 

Perché grazie all'evoluzione del sistema scolastico di calcolo dei crediti accumulati, gli orali divengono inutile orpello, fregio decorativo di una (im)maturità già in tasca,
e sei promosso lo stesso,
finendo pure sui giornali, ma soprattutto su Instagram, e stavolta con "crediti" inimmaginabili, con la nuova società dell'apparire pronta ad accoglierti.

E sì.. eravamo proprio ingenui..

 





venerdì 27 giugno 2025

USTICA: 45 ANNI DI BUGIE


Un mistero destinato a rimanere tale, tra reticenze e sparizioni (di documenti ed esseri umani).

La tenace pervicacia con la quale uomini di Stato e apparati militari vogliono per forza attribuire ad una bomba interna la strage di Ustica, bastano, da sole, a rendere fragile e inconsistente l'ipotesi. 

Ma questi apparati vivono per difendere la propria incolumità, l'arroganza e la loro supponenza.

Siamo uno Stato impotente e non sovrano, servo di dinamiche e poteri che decidono per noi.

E di questo, almeno, posso vergognarmi. 

Pubblicamente.

domenica 22 giugno 2025

FATE QUESTO IN MEMORIA DI ME

 


Evocativo sentirlo scandire in maniera enfatica: Fate Questo In Memoria Di Me - con esatta pausa tra una parola e l’altra - dal sacerdote che ha celebrato la Prima Comunione di mio nipote.
Una frase potente, autorevole, intensa, perentoria. Che profuma di comandamento e dono,  fondamento e principio del Sacramento dell’Eucarestia.
Frase eloquente e rivelatrice, pronunciata da Gesù durante l’Ultima Cena, immagino con l’originario afflato e veemenza di chi, ogni giorno, celebra messa, e chiave di volta di ogni futura celebrazione eucaristica, subito dopo la consacrazione del vino e del pane e immediatamente prima la distribuzione delle ostie consacrate.
Fate questo in memoria di me.
Parole che rappresentano da sole il fulcro mistico della Comunione e che rimangono impresse in un'atmosfera di magica sacralità.

Chiunque si avvicini alla Comunione può confermare la suggestione, l’importanza, il fascino e il caposaldo di queste sei semplici parole, invito a perpetrare fede, speranza, amore e, appunto, Comunione.

***

Passiamo ora a qualcosa di più terreno e profano ora, azzardando un’ardita metafora rispetto a quanto esposto sopra.
Sei andato a vedere con tre dei tuoi amici più cari la partita della squadra del cuore, una partita sudata e combattuta, che ti è rimasta bene impressa.
A fine partita, mentre uscite dallo stadio, dici ai tuoi tre amici:
“In fondo è andata bene, abbiamo vinto 1 a 0”.
I tuoi amici ti guardano tra il sorpreso e l'interrogativo dicendo:
“Veramente la partita è finita 0 a 0, non abbiamo segnato nessun gol!”.

Non saresti stupito del fatto che solo tu abbia visto un gol?
Un gol magnifico, tra l'altro che ha fatto esplodere lo stadio e consegnato questa magica vittoria agli annali di gloria della tua squadra?

Eravate  quattro amici  molto attenti alle fasi di gioco, e a fine partita solo tu sei convinto di aver visto la propria squadra passare in vantaggio e vincere, e gli altri, tutti e tre, seduti accanto a te, mentre assistono proprio allo spettacolo della loro squadra del cuore, non vedono il gol?!? Chi di questi ha preso un abbaglio?

Avevo accennato all’azzardo della metafora, ma è un po' per rendere fruibile e significativo quel che accade a quell’Ultima Cena:
un solo evangelista - su quattro -, fa caso a quella fenomenale frase, la portentosa, sublime, affermazione di Gesù, che pone le basi della Comunione:
Fate questo in memoria di me”.
Su tre dei quattro Vangeli canonici, non esiste traccia di questa meraviglia, di questa incredibile  testimonianza che annuncia uno dei miracoli più belli, ogni giorno  perpetrato nelle chiese di tutto il mondo.

Una frase che, semplicemente, non c'è. 

Vi siete mai chiesti come sia potuto accadere che il fulcro della Cena, quell’epilogo colmo di prodigio, l’invito a cibarsi di santità per tutta la vita, sia sfuggito a ben TRE evangelisti su QUATTRO? Pure ben presenti a quella cena.
Erano in bagno, erano distratti dalla cameriera, stavano parlando tra loro?

E come mai i tenutari e i curatori di quelle scritture non hanno tenuto conto, in seguito, della “piccola” contraddizione?
Forse non era ancora matura la potenzialità del Sacramento?
Divenuto, in effetti, consuetudine, SOLO centinaia di anni più tardi?

Certo diventa difficile aver fede senza prove, ma la fede autentica si dovrebbe alimentare proprio nel culto dell’enigma, della NON conoscenza, della NON supposizione.

Dovremmo fare a meno di tanti "aiutini". Il fedele attuale, ricolmo di particolari e certezze sulla vita di Dio e Gesù, potrebbe (saprebbe) farne a meno? Ne dubito.

Siamo ricolmi invece di infiniti dogmi e dimestichezze con le quali abbiamo fatto di Dio qualcosa di estremamente confidenziale, e pochissimo misterioso.

E il Mistero, quello vero, si sa, spaventa, e non rassicura affatto.  

 


domenica 11 maggio 2025

CARAVAGGIO: L'OMBRA CHE DIPINGE LA LUCE

 


“Caravaggesco” un termine ormai entrato nella consuetudine per definire qualsiasi rappresentazione, pittorica o fotografica. che presenti una netta identità scenografica procurata da incrocio di luci e ombre, e la Mostra, ora a Roma, ci lascia decisamente stupiti anche se, per quanto pubblicizzata e presa letteralmente d’assalto, sia mancante di alcuni tra i capolavori tra i più pregiati dell’artista.

La cattura di Cristo

San Giovanni Battista

Ci godiamo comunque un’atmosfera magica, un discreto allestimento che forse avrebbe dovuto concedere più respiro tra un’opera e l’altra, oltre qualche criticabile posizionamento di luci che non consente appieno l’entrare in simbiosi coi dipinti.


Narciso

Oloferne
Santa Caterina

Ma si rimane basiti davanti una tale sensibilità d’artista, scomparso a soli 39 anni e protagonista di una vita tempestosa e inquieta ma capace di creare bellezza incredibile pur tra mille difficoltà.
Caravaggio inonda le tele di buio e poi crea lame di luce unidirezionale che diventano padrone della scena, assolute protagoniste, senza sfondi a distrarre, i non luoghi  ad esaltare ancor più il soggetto; a volte anche solo lampi incastonati sulla tela, abbagli eterni che ci lasciano senza fiato.

Conversione di San Paolo

I bari

Giuditta

Ecce Homo


martedì 6 maggio 2025

DICONO

 



Saresti potuto essere mio padre,
dicono.

Tu che padre non sei stato mai,
e come figlio hai risolto forse
poche aspettative.

Sarei potuto essere tuo figlio,
dicono,
io già ribelle e demotivato di mio,

forse perché ti conoscono,
inconcluso e caotico.

Però stai scrivendo,
facendo finta di conoscermi,
e non fai che duplicare
avidamente te stesso,

mentre potrei somigliare di più,
alla donna che ami.



sabato 12 aprile 2025

ADOLESCENCE (OR NOT ADOLESCENCE)

Potevo non dedicare qualche riga alla serie TV del momento? Sia mai.. anche  se l’evoluzione  mi ha lasciato perplesso, nonostante  riprenda un episodio avvenuto realmente, concentrando dinamiche, reazioni e punti di vista differenti; oltretutto interamente in piano sequenza, tecnica virtuosa e coinvolgente ma non sempre efficace quando eletta a risorsa di ripresa esclusiva.

Abbiamo un dato di fatto: Jamie, studente tredicenne, che accoltella a morte una coetanea, quindi un colpevole già individuato e quattro episodi a cercare di sviscerarne il perché.
Siamo di fronte a dinamiche di bullismo, insofferenza, frustrazione, inadeguatezza, tutta una serie di crescite, evoluzioni, degenerazioni e comportamenti adolescenziali portate agli estremi, ed intorno una famiglia che fatica ad interpretare e comprendere.
 
Un lato debole: puntare decisi all’apice della degradazione e tralasciare le sfumature del substrato, quella sorta di palude dove si vive comunque male ma non si arriva per forza al gesto insensato, al titolo di giornale.

Prima puntata: irruzione a casa del tredicenne, arresto, trasporto in centrale e accusa di omicidio sostenuto da videocamera di sorveglianza; di supporto al ragazzino avvocato d’ufficio e tutore legale (lui sceglie il padre), ma si rifiuta di comunicare il codice d’accesso del cellulare (a quel punto, fossi stato il padre, due pizze gliele avrei date, in piano sequenza naturalmente).

Seconda puntata: sopralluogo nella scuola del ragazzo, dove serpeggia irrequietudine,  menefreghismo, boria e sprezzo per le autorità (insegnanti e polizia), come un misto tra solidarietà e derisione, neanche troppo sotterranee, verso l’autore del crimine, reo, più che altro, di essersi fatto beccare.
Nell’episodio anche un inutile inseguimento (pretesto per un mirabolante piano sequenza palesemente arricchito di post produzione ) oltre all’accenno alle teorie Incel (movimento misogino alla base di azioni e reazioni di Jamie)
Poi diverse note stonate: si cerca l’arma del delitto chiedendo agli studenti; il poliziotto che segue da tempo crimini legati ad abusi minorili, sembra inconsapevole che il figlio venga bullizzato; la descrizione della scuola come luogo inadeguato ad educare; la scena dell’allarme con evacuazione della scuola, tutti riuniti all’aperto e fatti rientrare dopo un nulla, giusto il tempo di una colluttazione tra studenti dove altri riprendono col cellulare mentre i due poliziotti, poco distanti, non sembrano neanche accorgersene. 

Terza puntata: sette mesi dopo, colloquio con psicologa che evidenzia l’instabilità del ragazzo messo di fronte a prove del suo rapporto malato con l’universo femminile. Non mancando di sottolineare ancor più la rissosità e l'aggressività del ragazzino (certo acuita da mesi di struttura psichiatrica minorile) che sembra voler indirizzare l'opinione verso un verdetto che non tenga troppo conto di cause e concause.
Mi chiedo: sette mesi dopo? Solo alla fine del percorso la psicologa tira fuori le prove instagram dei suoi eccessi? E le reazioni isteriche e arroganti davanti all’analista non lo disegnano certo meglio. Emblematico poi il “buh” improvviso a spaventarla, poteva riservarlo alla ragazzina uccisa.. ma certo tutti bravi a ipotizzarlo dopo..

Quarta puntata: tredici mesi dopo, esili equilibri tengono unito il resto della famiglia che sta attraversando un pessimo periodo, oltretutto affrontando episodi di irrisione e cattiveria, col figlio adolescente ormai alla vigilia di un processo che quasi sicuramente lo vedrà condannato. Indicativo poi non dire a Jamie, all’ascolto in auto mentre telefona al papà per gli auguri di compleanno, che in vivavoce ci sono anche mamma e sorella.
Cosa abbiamo fatto di male, lecito interrogativo dei genitori,  ma anche inutile, dopo che la situazione ti è sfuggita di mano.

Certo si poteva fare di più, come si chiede alla fine il padre nella cameretta di Jamie, e sono sicuro se lo sia chiesto anche il regista alla fine dell’ennesimo, ultimo, piano sequenza.




lunedì 7 aprile 2025

I DAZI SPIEGATI FACILI

 


L’Italia vende Brunello di Montalcino ad un importatore americano a 30 euro a bottiglia. Trump introduce un 20% di dazio, quindi 6 euro in più che l’importatore versa allo stato. A questo punto il Brunello gli è costato ben 36 euro, e se il commerciante vorrà guadagnare qualcosa dovrà caricare ancor più il prezzo per il consumatore medio americano che, verosimilmente, tenderà a comprare di meno.

A questo punto l’importatore ha due soluzioni, comprare meno vino dall'Italia e guadagnare meno, importare da altri paesi marche meno famose e meno costose o, meglio ancora, utilizzare vino prodotto negli Stati Uniti, senza pagare alcun dazio.

Di contro, l’esportatore italiano potrebbe abbassare i prezzi, verosimilmente tagliando il Brunello con massicce dosi di Tavernello del Conad, tutto made in Italy esente da dazi;  esporterebbe, paradossalmente, anche di più guadagnando addirittura meglio, e il Brunello acquisirebbe quel sentore di corsia da supermercato mai potuto affinare nelle tradizionali botti in rovere, e sicuramente meglio apprezzato dalla selezionata clientela statunitense.
Parallelalmente anche il Parmigiano Reggiano potrebbe scorgere nuovi orizzonti se adeguatamente combinato con la fontina dell'Eurospin, permettendo al buongustaio statunitense ottime combinazioni di grattugiato sulla pizza all’ananas.

E possiamo non parlare delle opportunità procurate dall'olio di oliva EVO (Extra Vergine d’Oliva),  efficacemente combinato sempre col nostrano olio di oliva FAO (Forse Anche Olive), made in Todis?

Intanto offrirebbe costi e prezzi decisamente competitivi e la possibilità di essere utilizzato, sempre negli States, oltre che nelle insalate, anche come lubrificante d'eccellenza per i motori Tesla.

Insomma, nonostante Trump, grazie alla nostra proverbiale creatività, prepariamoci ad un boom economico di dimensioni mai viste.