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domenica 29 aprile 2018

REPARTO SOLVENTI



Una recentissima operazione che ha visto coinvolta mia sorella, per fortuna con esiti sereni, mi ha introdotto - nonostante i miei non infrequenti soggiorni ospedalieri - ad una realtà per me sconosciuta: i Reparti Solventi.

Nella mia assoluta ignoranza ed innocente inconsapevolezza, e pur lavorando in ambito bancario, e quindi a contatto giornaliero con problematiche di solvibilità ed insolvenza… tutto mi aspettavo, tranne che il nome di un reparto ospedaliero, anziché definire la patologia ivi curata, potesse intitolarsi in esatto riferimento a “quelli che possono pagare”.

Come se al supermercato ci fosse il corridoio pane e biscotti, quello vini e olii, e subito dopo quello “roba che ti puoi permettere solo se paghi”.
Nel senso che, proprio sotto al Reparto Solventi di questo ospedale, del quale non faccio il nome (e comunque ho visto su internet che questo specifico reparto lo si trova un po’ dappertutto), insomma proprio al piano di sotto, e vale a dire al piano del Servizio Sanitario Nazionale, non è che ti operano gratis (perché comunque le tasse le paghi, come per la scuola, la difesa o le infrastrutture), ma se paghi di più ed in contante, ti operano, sicuramente molto prima e, probabilmente, anche meglio.
Tipo clinica insomma, ma sei in una struttura pubblica, con delle eccellenze e delle eccezioni.

Mi direte che tutto funziona così, la Poltronissima a teatro, la Business Class in aereo e la Suite in hotel.

Ok. Ma è questo SPECIFICARMELO che mi lascia basito.
Non è che in crociera ho il piano cabine “Ponte Solventi”

E sempre rimanendo nel campo dei servizi teoricamente “pubblici” ma con sfumature tutte tendenti al “privato” mi vengono in mente alcune variazioni sul tema:

se scoppia una guerra potrei avere il Bunker per i Solventi, mentre chi paga normali tasse avrà diritto ai sacchetti di sabbia.

E alcuni bambini a scuola potrebbero usufruire delle Elementari Solventi, dove ti insegnano prima e meglio, e c’è il caviale a ricreazione.

E i pompieri vengono a spegnerti l’incendio o a salvarti dall’inondazione, ma se sei particolarmente solvente, ti traslocano tutto in appositi appartamentini all inclusive.

Insomma alla fine rientra tutto nell’ordinario ordine delle cose, direte voi, ma che un reparto d’ospedale, anziché indicare la specializzazione medica, s’intitoli alla capacità o meno del paziente di poter cacciare soldi…

lo trovo di un cattivo gusto estremo.

E sarò io fuori dal tempo, che vi devo dì..



mercoledì 25 aprile 2018

IL CINEMA ITALIANO AI MINIMI TERMINI

C'è un cinema che vive di minimo sindacale. E visto che i numeri danno ragione a questa visione approssimativa della settima arte, si insiste su questa strada.. annullando a passi da gigante  la distanza che fino a qualche anno fa separava una sana commedia all'italiana, dai famigerati cinepanettoni, cloache massime messe su da gente senza scrupoli... 
Attendiamo con terrore l'anno del "contatto".. e la fine di ogni speranza...

Ecco, intanto, due esempi "celebrati" di pochezza truccata da cinema autoriale...

COME UN GATTO IN TANGENZIALE


Ammettiamolo, di buono c’è il tormentone del titolo, ed il tentativo stantìo di affrancare per innovativo un cinema di “contaminazione” che, dopo Il lupo e l’agnello con Thomas Milian, arriverà sempre, irrimediabilmente, dopo.
Di ricchi e poveri che incrociano le loro strade è ormai pieno il mondo, figuratevi quello cinematografico.
Albanese e la Cortellesi, indiscussi protagonisti, la svangano con mestiere, più lei che lui a dir la verità, ché Albanese ormai non schioda da un suo cliché di omino integerrimo, tirato sempre per i capelli (ad averceli) in situazioni limite.
In questo film fa il filogovernativo che dovrebbe/vorrebbe occuparsi, in sede europea, del coinvolgimento sociale di periferie e aree degradate, ma poi non sa neanche (da romano residente) cosa è Bastogi: una delle peggiori realtà periferiche capitoline.
Va in giro coi suoi colleghini, tutti con lo zainetto stile cinquestelle, a blaterare teorie sul coinvolgimento delle zone disagiate nel tessuto metropolitano, cercando di spillare soldi per ulteriori “think tank” (bidoni della ponderatezza)
Lei è la tipica coatta suburbica, ma dal cuore onesto.
Infatti l’esordio con la mazza da baseball sarà l’unica nota stonata, ma serviva cinematograficamente a sottolineare le differenze.. (ci prendono sempre per amebe ‘sti sceneggiatori).
L'infatuazione dei rispettivi figli, banali quanto innocui, incrocerà le loro strade (e pure i quartieri).
Un film che si esalta sugli eccessi del resto: le sorelline che rubano compulsivamente de tutto, l’ex moglie francesizzata che coltiva lavanda, due chilometri e mezzo a piedi per arrivare alla spiaggia libera di Capalbio, le sparolacciate superflue al pranzo di “famiglia” con Amendola che thomasmilianeggia invano, l’intellighenzia stile La grande bellezza… tutta roba che occhieggia e orecchieggia un inevitabile dejà vu virando sull’altrettanto inevitabile piega mielosa, che vedrà coinvolti i due strambi protagonisti.

Un film compatibilissimo con le tempistiche metaforeggiate dal titolo.


IO SONO TEMPESTA




Soffietto d'aria, refolo al massimo.

Giallini e Germano inseriti a forza in un meccanismo macchiettistico che infila tanta carne al fuoco. E la lascia bruciare.

Si salva il ragazzino espressivo quanto diligente, figlio di un Germano divenuto povero per troppi debiti, e di certo infilato anche lui in scene che lasciano quanto meno perplessi, come il suo allegro girovagare in macchinina elettrica per i corridoi dell'hotel “residenza” del nostro Numa Tempesta, fino a giungere in un corridoio buio e senza uscita - reminescenze shininghiane.. - a detta di molti..(!?!?).
Oppure scene da un Lucchetti che non vuol farsi fagocitare dal cinema facile e tenta la chiave di richiami classici e nobili? Lasci a Spielberg ed al mirabolante Ready Player One queste operazioni citazionistiche/nostalgiche ...che è decisamente meglio.

E poi questo Giallini borioso e tracotante, nella veste dell'imprenditore (s)pregiudicato, che vorrebbe ricordare risapute storie nostrane, tra servizi sociali e ragazze da dopocena...
per non parlar troppo di Germano, che smessi gli abiti (strettini) di Leopardi, rispolvera tutto il campionario di mossette e ammiccamenti..
Alcuni personaggi, infine, infastidiscono davvero per la sciattezza, l'inconsistenza, l'impalpabilità e l'imperizia recitativa.

Su tutti la Danco che gestisce l'ostello come un'integralista vittima di una qualche setta pseudoreligiosa, salvo poi lasciarsi istericamente andare alla zitellaggine che la pervade.
Le tre zoccole laureande psicologhe, indecenti per forma, sostanza e approssimatezza; e i poveri, infine. Pronti comunque a vendersi, sospinti a scimmiottare improbabili truffe e stangate, e a godere di effimere parentesi di bengodi.
C’è anche la parentesi psicanalitica, con l’analisi del passato di Giallini,
tutto sommato costretto a sacrificare la via della rettitudine a causa dell’educazione bastarda e integralista di un padre poveraccio.

Chissà a Lucchetti chi lo trattava male da bambino?!...



sabato 21 aprile 2018

QUANDO MUORE UN BLOG




E' una riflessione già fatta, ma che ritorna periodicamente a scombussolarmi, e credo sia vicina alle corde di noi bloggers..

ricapita, ogni tanto, nel peregrinare curiosando per la blogosfera, di imbattersi in blog dai nomi strani, o che comunque richiamino l'attenzione, l'interesse.. magari scoperti in blogroll altrui.. e allora basta un clic..

e la porta si apre.. con una pagina iniziale.. delle note, un post, dei commenti... solo che il post è del 2016, o anche prima.. e tutto è come cristallizzato.

Il proprietario non c'è più.

Si è trasferito.. ha aperto un nuovo blog, oppure scrive solo su facebook, o peggio non scrive proprio.. ha trovato, lavoro, moglie.. è occupato in Commissione Europea, oppure pianta mine in Siria..chissà..

e queste righe che leggo, polverose ed immobili.. segnano un confine malinconico.. restano immobili come in un museo perenne..

attendono visitatori persi o impiccetti come me, alla ricerca di una parola che smuova una tensione nel cuore e nella testa...

e magari la trovano pure, ferma, saldata ai pixels ancora colorati, ancòrati ad un ultima data che ne testimonia l'estinzione..

In attesa di occhi curiosi, di mani frenetiche...
e lasciare un messaggio allora, diviene sfida, nuova linfa, una passata di vernice, un richiamo al futuro, una speranza, una sollecitazione... 

come suonare il campanello, bussare lieve alle nuove ispirazioni di chi una volta donava pensiero in quella pagina di luce: da sorridenti entusiasmi a rassegnati rimpianti...





domenica 15 aprile 2018

READY PLAYER ONE



Un film stravintage che cavalca l'onda dei modernissimi blockbuster.

Spielberg riarma l'ennesimo sogno, tra omaggi e citazioni, tra nerd e geek (gente di nicchia e maniacale), tra il vintage che tracima e il progredito che preme.
C'è tanto e di più in questa sfavillante e iperbolica pellicola, c'è da perdercisi di vista e la vista, c'è da cogliere i mille richiami e i riguardi verso cartoni, cantanti, registi, giochi e giocattoli (anche se l'omaggio motion capture a Zemeckis- chiave portante del film, oltre alle tre da cercare - è sfuggito a tanti, in quanto il troppo evidente tende proprio a sfuggire...).


Forse dispiace il finale un po' troppo caciaron/trasnformeristico, ma l'evoluzione acchiappa fin dall'inizio, e coinvolge dal vivo nel decifrare assieme ai nostri piccoli eroi, tutti gli indizi offerti, assieme alle mille distrazioni che coinvolgono la cultura pop di cinquantanni buoni di storia..
Alla fine nulla di nuovo per carità, ma per frullarlo tutto insieme un'idea di collante bisogna pur partorirla, e questo mondo Oasis, dove tutto è possibile, fa al caso nostro.

Che poi si rivisitino i set di Shining, si creino mirabolanti atmosfere di balli sospesi, ci si agganci agli androidi baristi e a fantasmagoriche DeLorean che ci ritornano il passato travestito - spielbergamente - da incredibile futuro, si sbeffeggino gli zombie (e a tal fine la presenza di Simon P-egg è un altro easter “egg” nascosto bene, vero Moz?) lo mettiamo tutto in conto mentre ci riempiamo gli occhi.

Anche se meglio della realtà non c'è niente (come si tende a moraleggiare a fine film), e proprio per questo, nel futuro ancora più futuro di quello che vediamo sullo schermo, la piattaforma virtuale Oasis verrà sospesa il martedì ed il giovedì. 

Guarda caso quando il cinema costa solo tre euro.





venerdì 13 aprile 2018

INCARICO DI GOVERNO (E CHI SE NE INCARICA...)




Tempi di pacate ma febbrili consultazioni e ancora indecisione per il nostro futuro…
vediamo cosa bolle in pentola:

PREINCARICO:
Mattarella chiede chi vuole l’Incarico prima di Incaricare.
Di solito fanno tutti finta di nulla.

INCARICO ESPLORATIVO:
Salvini e Di Maio vanno nella giungla di Cinecittà World.
Il primo che trova il banchetto dei popcorn vince Il piccolo esploratore di Incarichi

REINCARICO:
Si torna alla monarchia e governerà Re Incarico: alla faccia del voto.

PLURINCARICO:
Di Maio, Salvini e Gentiloni caricati assieme.



MANDATO DI INCARICO:
Di Maio e Salvini “Hanno mandato qualcuno per l’incarico?”
No”

INCARICO DI VERIFICA:
Si verifica chi ha preso il mandato, poi si fa la spia a Mattarella

INCARICO OMBRA:
Se è nuvolo, davvero complicato

INCARICO TEMPORANEO:
Dai me ne incarico altri dieci minuti, poi basta però, che comincia Westworld”

INCARICO PARZIALE:
Sarò l’incaricato solo dei miei elettori”

INCARICO FIDUCIARIO:
Galbani pensaci tu

INCARICO SONDAGGISTA:
C’è qualcuno che vuole l’incarico?!”

Dilemma Mattarella:
Ma chi incarico?
Ma de che, poi?!?




mercoledì 11 aprile 2018

PROSSIMA FERMATA...



C’è solo questo nastro registrato ormai a bucarmi il cervello:
SPAGNA, USCITA LATO DESTRO. 

Il resto è  incubo.

Sono prigioniero sulla metro, da più di due ore credo. Un vagone che non si ferma più, la gente che urla, piange, cerca di spaccare tutto...un signore rumeno, penso, con un sedile divelto, è riuscito ad aprire una delle porte e si..in preda al delirio, si è gettato ...nel vuoto.. siamo rimasti in silenzio per un periodo che è sembrato infinito, ma forse sono stati pochi istanti...nessuno si è mosso.
Allucinati dall'orrore...

I cell non prendono, le maniglie di emergenza inutili… non sappiamo se il mondo sa che siamo qui, o chissà dove.
Non capiamo cosa stia accadendo, intrappolati in un loop senza fine.
In parecchi hanno smesso di farsi domande, piangono abbracciati, anche tra sconosciuti o urlano o se ne stanno inebetiti, forse pregano che non sia vero, pregano di svegliarsi, con lo sguardo fisso terrorizzato

SPAGNA: USCITA LATO DESTRO… l’unica stramaledetta vocina metallica che continua a funzionare imperterrita annunciando una stazione che non arriva…
spingo invio nella speranza di lasciare un messaggio, una testimonianza, un aiuto...anche la luce va e viene ad intermittenza... solo questo vagone corre imperterrito, senza nessun rallentamento.


Un vecchietto vicino mi si aggrappa al giaccone...è sconvolto...mi guarda con l’occhio lucido… “E’ colpa mia.. ho desiderato con tutte le forze di non arrivare mai alla prossima fermata… mi aspetta il funerale di mia moglie.. non avrei retto..non ce la posso fare.. voglio restare qui.. e.. qualcuno.. mi sta esaudendo...”

Qualcuno che non conosce il conflitto d’interessi però...