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mercoledì 28 dicembre 2016

LION E SULLY - DUE STORIE VERE A CONFRONTO













LION è la storia vera di un ragazzino indiano di cinque anni, che perduta la famiglia d'origine, finisce in orfanotrofio e viene successivamente adottato e cresciuto da una famiglia australiana, divenuto grande gli verrà improvvisa l'idea di risalire alla sua famiglia d'origine, ritrovando alla fine la sua vera mamma. 

Una tipica storia americana, questo SULLY. Pilota di aerei di linea, garbato, competente e turbato. Coscienzioso e maltrattato da lobby assicurative e compagnie aeree.
Agli antipodi dei nostri schettino. Preoccupato solo dei suoi passeggeri, della loro incolumità, e la sua esperienza e il suo istinto, al loro esclusivo servizio.

Questa in soldoni una traccia che potrebbe anche intrigare, se non risultassero troppo virate sul patetico le premesse, gli sviluppi, i caratteri accessori; si punta alla commozione facile, all'isteria compulsiva, alle illuminazioni improvvise, alle impuntature di personalità, ad eccessi che anche al profano fanno storcere il naso.. come questo ragazzo che cresce lontano dalle sue origini e dalle sue memorie...



Una storia semplice in fondo.
Salvataggio spettacolare, sul fiume Hudson - praticamente in piena New York - di aereo in completa avaria subito dopo il decollo a causa di uno stormo di uccelli a bloccarne entrambi i motori.
Impresa ardita al limite dell'inconcepibile, ma perfettamente riuscita; e relativa inchiesta a seguire, per stabilire se la manovra di Sully venga dettata solo da delirio di onnipotenza, eccessiva autostima e sicurezza di sé, e se non potesse, forse, far rientro in aeroporto, come un comune pilota mortale.

...e un giorno, d'improvviso, riassaggiando le frittelline dell'infanzia, durante una cena indiana con degli amici, riscopre, prorompente, il “richiamo delle origini”, un'ancestrale necessità di recuperare la sua famiglia, necessità che, fino ad allora, gli era serenamente rimbalzata; scopre a 25 anni - nel 2010 - l'esistenza di Google Earth (?!?) e comincia a scrutare tutta l'India in ricerca del suo villaggio di nascita, molla il lavoro, gli studi, fa imbestialire la ragazza, passa le notti al pc come neanche un ludopatico seriale.

Soluzione suggerita prima dalla torre di controllo, e successivamente dai simulatori di volo computerizzati, nei quali vengono immessi tutti i dati e le condizioni del velivolo al momento dell'impasse.
Eastwood non entra a gamba tesa sulla storia, ci si accomoda con delicatezza senza voler creare l'eroe ad ogni costo, anzi, ne sottolinea l'inquietudine proprio con un incipit di grosso impatto emotivo.
Sfalsa tempi e piani temporali introducendoci a piccoli passi fino al checkin, sottolineando caratteri e tormenti, dubbi e attese, cercando di far comprendere ragioni e motivazioni di tutti gli antagonisti.

Il montaggio alternato intanto ci ricorda, probabilmente allungando il brodo fin troppo, le sue vicissitudini d'infanzia, perso per Calcutta, preso in cura da strani personaggi, sballottato per istituti, fino al salto in una sana, per quanto bizzarra, famigliola di tipico stampo occidentale, ricca, ariana e accorta alle tematiche di eco sostenibilità, (“non volevamo figli nostri perché siamo già in troppi sul pianeta”...), e alla crescita in parallelo assieme ad un altro bimbo indiano adottato dalla stessa coppia, questo però vagamente disturbato e da subito insofferente della sua nuova collocazione.



Ma quei simulatori di volo, cosi precisi e freddi nell'esaminare dati e algoritmi, non possono considerare il fattore umano, la sorpresa, il panico, la coscienza, l'esperienza, il ridottissimo tempo per prendere una decisione veloce, efficace, sicura o avventata.
E soprattutto non simulano il colpo di genio. L'improvvisazione.
Il simulatore di volo ha bisogno di dati completi per “simulare”, appunto.
Un pilota di carne e nervi ha solo istinto e ispirazione.
Provvede alla fatalità secondo variabili non catalogabili.
Questa la storia di Sully.
L'uomo che ha sfidato l'ineluttabile, vincendo. 

Il bimbetto è stato scelto dopo infinite ricerche, fino a trovare un soggetto che riempie il cuore solo a guardarlo, in effetti; mentre il “Lion” adulto, invece, è impersonato dal protagonista di Millionaire, quello si, spettacoloso film bollywoodiano vincitore, e non a caso, di un meritatissimo Oscar. 
A fine pellicola, appaiono su schermo i protagonisti reali della storia, bruttarelli e cicciottelli, e ci rendiamo conto, davvero, di come possano cambiare i sentimenti e l'approccio, affidando una storia, seppur tenera,  ad un volto, anziché ad un altro.

 


sabato 24 dicembre 2016

FUGA DAL PRESEPE



Fuggì via nella notte.

Gattonando sicuro e leggero.

Maria, esausta, aveva chiuso beatamente gli occhi e Giuseppe stava sistemando il fieno al bue e all'asinello, che pure loro.. avevano bisogno di un occhio.

Scivolò fuori mezzo nudo e quegli starnutini compulsivi, a contatto col gelo pungente, erano l'unico segnale di vita in quel buio rischiarato dal traffico astrale particolarmente intenso, quella sera.

Riuscì ad approdare ad una bottega dimessa, proprio di fianco la stalla, si avvoltolò alla meno peggio in uno straccio a portata di manina e - lucido - uno dei primi pensieri, ad attraversargli la mente, fu che, come primo impatto, non era certo il massimo, ma sempre meglio che restare in quella mangiatoia dismessa e puzzolente.

Perlomeno aveva smesso di starnutinire e non vedeva l'ora di vagarsene per il mondo. Il “suo” mondo.


Solo allora si accorse di due pastorelli mogi e silenziosi accovacciati in un angolo.
Gesù li guardò sorpreso e - miracolosamente - parlò.



Da dove venite?”
Da Aleppo, un posto orribile dal quale meditavamo di scappare, e quando abbiamo visto tutti questi pastori in viaggio verso Betlemme, ci siamo uniti, ma ora siamo sfiniti ed affamati”.

Gesù, in un lampo, si collocò esattamente nel momento storico.

Poco più in là, nella semioscurità, scorse un agnellino spelacchiato, sembrava sperso ed infreddolito.
E tu da dove arrivassi?” chiese Gesù, che già sfoggiava un ottimo, per quanto precoce, equilibrio sulle gambettine ma, in quanto a parlare, seppur universalmente, anche con gli animali, doveva comunque misurarsi tra condizionali e congiuntivi, precoci quanto lui, e destinati per lungo tempo a perpetrarsi quali misteri oscuri, al pari di quelli di Fatima...

Arrivo da una favela brasiliana, volevano trasformarmi in una manciata di arrosticini per sfamare giusto qualche bimbo malnutrito e salvarlo da morte sicura, ma pensavo non fosse ancora la mia ora, ed allora ho puntato queste terre, dove sembra prediligano pani e pesci...forse camperò qualche giorno in più”.

Il piccolo Gesù cominciava a farsi un'idea precisa, anche se non entusiastica, sul dove era stato catapultato...

Comparve allora un ragazzino nero come la pece, un prototipo di extracomunitario, emaciato ma sorridente, parlò lui per primo stavolta:




Anch'io arrivo da lontano, e volevo portare un piccolo dono al Salvatore,, un pezzetto di legno simbolo del barcone affondato coi miei compagni.. ma nel Centro d'Accoglienza dell'isoletta dal quale fuggo, di nuovo, mi hanno spogliato di tutto, sapresti indicarmi dove posso trovarlo questo Bambinello?”

Nello stesso istante una vecchina piagata ed inferma, seminascosta nell'oscurità per una volta complice, riuscì a sbiascicare qualche parola:

..sei tu ..il Messia? Volevo solo vederti una volta ...prima di morire, ho raccolto le ultime forze ..per fuggire da una clinica lager dove ...sarei morta tra l'indifferenza, il sudiciume e la cattiveria degli uomini”



Gesù, ormai impallidito, ebbe chiaro in quell'istante che il compito affidatogli dal Padre, prospettato in fretta e solo a grandi linee, era veramente improbo.

Avrebbe avuto bisogno di riposo e conforto, almeno per un po'.


Pensò a quei suoi genitori, a quest'ora in preda all'angoscia nel non vederlo, salutò, rincuorando in qualche modo, i suoi piccoli, nuovi amici e fece ritorno verso la stalla...


La sua missione era decisamente senza precedenti ed ora, con all'orizzonte Giuseppe e Maria visibilmente scossi, ricominciò a starnutire, pensando che almeno quell'allergia al fieno, dall'alto dei Cieli, gliela avrebbero potuta risparmiare, mentre si facevano luce, tra i suoi primi pensieri di senso compiuto, anche strani - di umanissima matrice - rimpianti..

si, insomma, se è vero che chi ben comincia è a metà dell'opera, la prossima volta avrebbe preteso, invece di una stalla fatiscente, almeno
un lussuoso cinque stelle. Comete, ovvio.





giovedì 22 dicembre 2016

INSOLITI CRIMINALI


Il criminale titolo in italiano piazzato da presunti maghetti del marketing, non vuole che richiamare - per un casareccio farsi forza - il mitico I soliti sospetti, film dove Kevin Spacey giganteggia da attore, mentre qui ci offre un'opera prima, in regia, di rara efficacia.


Anche nel titolo originale, Albino alligator (l'alligatore bianco utilizzato come vittima sacrificale dal branco), Spacey cerca di riprodurre la chiave del coacervo umano rinchiuso in ambito claustrofobico, dramma teatrale ad eliminazione diretta - caro al regista - ed antesignano dei fortunati e recentissimi Hatefull Eight.




Introdotto da raffinate inquadrature, geometrie inquietanti, ralenty dalle tonalità grigiamente scolorite e musiche dall'atmosfera cupa del fenomenale Michael Brook (che già ci aveva estasiato con la colonna sonora di Heat)
il film alterna siparietti di famelica disumanità all'interno del bunker improvvisato, a quadretti di ciniche, dispettose, e a volte esilaranti, esterne tra stampa e polizia, in un'esasperante escalation di uomini contro che mirano solo al loro personalissimo tornaconto, evidenziando mano a mano debolezze, prepotenze, sotterfugi, isterismi, segreti e spavalde fragilità. Ognuno dei protagonisti un albino alligator da offrire in sacrificio di una sempre più chimerica libertà.



Chiave di successo della pellicola, oltre la progressione emotiva che incolla lo spettatore allo scheermo, anche l'impietoso politically incorrect dell'epilogo, dove la miseria umana salva una delle tante facce costretta a esibire per sopravvivere, e sembra stupirsi di quanto possa essere magnanimo il fato, per poi magari fotterti impietosamente, un attimo dopo, appena voltato l'angolo della vita... 



domenica 18 dicembre 2016

IL SOGNO DEL BLOGGER


E' bellissimo a volte, vagare per la blogosfera in cerca di nuovi bloggers, 
scoprire angoli oscuri di questo misterioso web,
 leggere di persone nuove,
 curiosare tra le pieghe di portali alternativi,
 infilarti anche in blog tematici lontani dalle tue abitudini
 e scoprire che, 
comunque,

Moz c'è già passato.


venerdì 16 dicembre 2016

HO VOTATO RAGGI




Ho votato 5 stelle come tanti che volevano piazza pulita,
finalmente.

Ma fin da subito, come anche i più profani osservatori, ho storto il naso vedendo i precedenti di questa nuova, presunta rivoluzionaria, trasparente e impavida, giunta grillina.

Non ci voleva molto a capire che qualcosa non quadrava

Se ne erano accorti anche i vertici 5 stelle, che avrebbero voluto fuori dal giro un sacco di quella gentaglia che da decenni aveva contribuito ad affossare Roma.


Non ce l'hanno fatta. Forse in virtù dell'uno vale uno.
E hanno lasciato carta bianca alla Raggi.
E mai in questo caso sarebbe stata meglio la famosa "casalinga di Voghera".

Ora BASTA. Spero che la caccino via la sindaca, E che si rivoti al più presto.

Per ora hanno ancora il mio consenso. Soprattutto se smettono di gridare "al complotto".

Ma ogni giorno che passa in queste condizioni,  rischio di cambiare opinione.


domenica 11 dicembre 2016

ANIMALI NOTTURNI (E COME EVITARLI..)


L'alter ego di Lynch, lo stilista Tom Ford che ci aveva, se non entusiasmato, delicatamente intrigato col suo unico precedente film, A single man, ci propina tre incastri temporali narrandoci una storia di presuntamente sottile e raffinata vendetta.

Tutta una serie di protagonisti frustrati, falliti, traditori, assassini, provocatori; che siano frutto di una società emarginata oppure opulenta ed eccessiva, dove l'arte moderna si estremizza, e si identifica, nelle grassone danzanti di inizio pellicola. Grassone che scorgiamo, poi, per simmetrie forse solo fordiane, anche fuori del locale frequentato dal, forse, più balordo del film.
Una pellicola che sfrucuglia reali miti del passato come Sleepers o Cane di paglia, facendogli appena un vago solletichino.



Susan, gallerista alternativa di successo, convive, in un rapporto freddo e formale, con un coniuge lontano da lei ormai anni luce, e un bel giorno riceve, dopo vent'anni di separazione dal primo marito, il romanzo di esordio (?!) dell'ex, con espressa dedica a lei.

Inizia a leggere e scatta, cinematograficamente, il piano figurativo del romanzo che si dipana nella mente di Susan, e alternativamente al presente ed al narrato, si apre una terza finestra sui ricordi del rapporto di Susan col primo marito, Edward, autore del romanzo, sui contrasti di una Susan giovane e sognante con la madre, che giudica Edward uno senza futuro ed il suo ribelle volersi affrancare dai genitori (“Hai gli stessi occhi tristi di tua madre” “..no..” “Ma non te lo dico per offendere..” ..si lo so, detta così fa un po' ride ma non sarà l'unica incoerenza cui assisteremo), ma tant'è che alla fine metterà da parte il suo idealismo beccandosi un bel rampollo altolocato, tornando alla vita da upper class e mollando lo “scrittore”.



I tre piani si alternano efficacemente, da un punto di vista tecnico, emotivamente invece, trovo elementare espediente separare una porzione di società iper lussuosa, depressa e ipocrita, dall'ambiente dark e banditesco che caratterizza il romanzo (romanzo poi... a parte che c'hai messo vent'anni per farlo caro Edward, tormentato da Susan e dal suo voltafaccia, c'aveva raggione tu' socera... eppoi uno scrittore come si deve, con quella storiella ci fa un raccontino di una decine di pagine al massimo..), col risultato di stucchevolizzare e deprezzare anche scene visivamente valide, come il ritrovamento di moglie e figlie rapite e uccise.

E non vogliamo stare a indagare su scene - tutte artificiosamente necessarie a creare pathos - ma abbastanza inconciliabili e irreali per un'utenza appena attenta, tipo la polizia che passa senza fermarsi durante la scena del rapimento, il fuggiasco che con gli inseguitori appresso si mette tranquillamente a dormire nell'unica baracca del circondario, il poliziotto che molla Edward da solo e non lo cerca più, Susan che resta una vita al ristorante nonostante lui non arrivi... insomma, cosette che si vedono solo in certo cinema superficialmente pretenzioso, e questo di Tom Ford, lo è, pretendendo di spiegare al mondo tutto lo scibile della scelleratezze umane.


Molta ingenuità e tanta compiacenza, e tanti aiutini forzatamente didascalici per un pubblico forse ritenuto distratto e da instradare sulle esatte coordinate (Susan che telefona alla figlia mentre legge il romanzo, preoccupata per le inquietanti similitudini di vita che Edward, “il debole”, cerca di trasmettere ad ogni riga, o che si blocca ebete davanti al poster gigante REVENGE da lei stessa - inconsciamente - voluto).

Questo Edward che ha rimuginato una vita questo abbandono, ha esorcizzato il suo essere debole con un personaggio che si vendicherà, suo malgrado, nel romanzo; ma che in realtà cerca un riscatto perversamente fine, verso chi lo ha voluto dimenticare, facendogli fuori pure il figlio in arrivo e lasciandolo solo, mortificato e derelitto.

Ma che alla fine da' una “buca” storica alla nostra turbata Susan, lasciandola sola al ristorante, lei che si era presentata pronta al ripristino della relazione, con un vestitino sobriamente zoccoleggiante, probabilmente disegnato dallo stesso Tom Ford, che invitiamo di cuore, per il futuro, a restarsene nel campo della moda.




martedì 6 dicembre 2016

PIU' LIBRI PIU' LIBERI 7 - 11 DICEMBRE



Nonostante ogni anno si riscontri un sensibile aumento di visitatori in mostra, trovo e sento - sempre - troppi amici, colleghi o conoscenti, che di questa Fiera, hanno, forse, a malapena, sentito parlare, quando invece non ne siano addirittura, del tutto all'oscuro.

E non sto parlando di gente che abitualmente non legge, o non entra mai in libreria.
Parlo di persone di cultura medio/alta, interessati a manifestazioni ed eventi, che seguono in qualche modo le vicende letterarie oltre a cinema, teatro, musica, conoscono autori, amano la lettura...

E tuttavia, non avvertono stimoli per una visita a questa Fiera della Piccola e Media Editoria.



Voglio pensare ad un inconscia sottovalutazione del fenomeno, un vago snobbare i piccoli e sguscianti pesci che si aggirano frenetici nell'oceano dell'Editoria massificata, e magari populista, che indirizza troppo spesso dove meglio crede.

Le isole rare, come questa Fiera, sono straordinari appuntamenti cui ancora non si riserva degna attenzione. Un mondo che rappresenta un brulicante fermento di idee, novità, genialità letterarie e curiosità che lambiscono tutti gli scibili umanamente traducibili su carta.
Un po' una biblioteca dei libri impossibili - miniera inesplorata - dove trascorrere ore a frugare tra righe, odori, pagine, colori, sensazioni, quarte di copertina.



E scoprire mille aspetti di un mondo, quello della scrittura, che una catena libraria della Grande Distribuzione non potrà mai mettere in evidenza, per mancanza di spazio, innanzitutto, e perché il prodotto “di nicchia” richiede comunque una dedizione specifica, una passione virale, che chi vende un tot al chilo, non può permettersi.

Da Feltrinelli, Rizzoli o Mondadori, troverete sempre un bancone specifico con sopra scritto “novità”, scaffali e assetto seducente, per “sollecitare” l'utenza.

Da Più libri più liberi, il cartello Novità è posto direttamente all'entrata.

Preparatevi al Nuovo Mondo.  

 

venerdì 2 dicembre 2016

REFERENDUM COSTITUZIONALE 4 DICEMBRE 2016



Credo che alla luce degli otto mesi di campagna referendaria, sia giusto emettere, anche in questa sede, nella maniera più imparziale ed obiettiva possibile, alcune considerazioni esclusivamente di merito su questa riforma che tenderà a stravolgere in maniera irrecuperabile la nostra amata Costituzione.

Tutti abbiamo ben presente come sia, in Italia, necessario lo sviluppo di opere imponenti tipo il Ponte sullo stretto, ora che abbiamo risolto brillantemente gli annosi problemi relativi a terremoti, alluvioni ed esondazioni.

Ora che abbiamo debellato la abnorme spesa pubblica riducendo
i costi di Camere, Presidenza della Repubblica e Corte Costituzionale.

Ora che i trasporti sono capillari ed efficienti, le pensioni copiose ed in grado di essere percepite in età ancora utile, la disoccupazione solo un lontano ricordo.

Ora che la Bce ha approvato il nostro deficit ritenendolo finalmente adeguato e proporzionato allo stile di sviluppo del nostro paese.

Andiamo quindi a votare in maniera leggera e consapevole, secondo coscienza.


Di seguito ulteriori, e definitive, istruzioni per chi non avesse ben chiaro il meccanismo di voto:

Se si vuole votare NO, nonostante tutte le esortazioni da otto mesi a questa parte, bisogna apporre una croce sulla casella del NO, lasciando libero il riquadro del SI.
Se si vuole votare SI è necessario cancellare con un frego di evidente disprezzo la casella NO, lasciando in evidenza e chiaramente individuabile, quella del SI.
Tutto abbastanza semplice.


Vi ricordo infine che per questo referendum non è previsto quorum, al contrario di tutti gli altri proposti dal popolo.

Quindi se andranno a votare anche solo Brunetta, la moglie hacker e Zagrebelsky, vincerà ancora un altro nano.



venerdì 25 novembre 2016

FAI BEI SOGNI



A me piace il Gramellini parlante, oppure quello sprint, che trafiletta i suoi Buongiorno su La Stampa; quando invece si dilunga romanzando, tende al melenso e proprio a quella ruffianeria di fondo che vorrebbe evitare.
Bellocchio ci casca in pieno e ci aggiunge del suo, pur auto criticandosi e mirando in qualche modo a dissacrare le intenzioni.
Il superamento del lutto e dell’abbandono diventa un macigno insormontabile per un ragazzino ignorato dal padre, gestito con scarsa sensibilità dai parenti e dalla tata, trattato ingenuamente da preti sempre al limite del ridicolo o dell’inadeguato (come piace disegnarli a Bellocchio).

Gli resta giusto Belfagor a trarlo d’impaccio, telefilm che ha terrorizzato una generazione di attuali sessantenni, e che lui elegge a invisibile mentore.
E’ pure sfigato a tifare Toro e ad aver, così, rari spunti di soddisfazione.
Lo scorgiamo con la mamma già depressa e un po’ sadica - nel nascondino per casa dove lei tarda a rivelarsi -, o con gli amichetti ribelli e benestanti con le loro madri schizzate e problematiche (ma invidiate), con i busti napoleonici nel vuoto (chi non ha mai gettato una statua dalla finestra?), e crescendo, con i suicidi di ricconi dolenti nella stanza accanto, o alla scoperta del cinismo più bieco come inviato in una Sarajevo insanguinata, o con gli attacchi di panico sedati al telefono - ma guarda caso! - da quella che diverrà la futura consorte.
Fino al ballo liberatorio da protagonista. Lui che non aveva mai ballato..
Poi la scoperta del suicidio della mamma, tramite un giornale sempre stato in casa ma tirato fuori per l’occasione da una vecchia amica della madre.

E finalmente, la liberatoria scelta di bruciare tutto. Presente e passato.
Scorgendo nuovo futuro.
Una vita costellata di vaghi eccessi che fanno dubitare anche sulla reale corrispondenza del narrato.
Il clou è nella letterina piena di caramellosi  stereotipi, in risposta a un tizio che vorrebbe farla fuori, la madre.
“Ma come? Tu fortunato essere, corri ad abbracciarla tua madre e tientela bella stretta”.
Lì, il nostro,  diventa l’eroino di redazione ma, a mio avviso, centra bene la situazione il vecchio giornalista che gli telefona per congratularsi dell’exploit:
“A Massimo, a te il libro Cuore te fa ‘na pippa”

Quando l’esperienza ci vede lungo…




sabato 12 novembre 2016

APOLOGIA DELL'AMICIZIA




Chi si ama viene difeso ad oltranza.
Sull'amico/a si riversano frustrazioni, inconfessabilità, 
pulsioni, rabbie, sfoghi, debolezze.

Chi si ama viene perdonato ad oltranza.
All'amico/a viene perdonato a scadenza, a gettone,
a discrezione, ad umore.

Chi si ama è privilegiato, a prescindere dalla corresponsione.
La corresponsione dell'amicizia è sempre pretesa e non ammette falle.

L'amico/a deve comprendere, capire tutto al volo, sopportare
e non rompere il caxx.

In soldoni: l'amore è cieco, l'amicizia ci vede fin troppo bene. 

domenica 16 ottobre 2016

TRAPEZI



Ci sono versi che non ne vogliono sapere.
Restano in testa, ma neanche,
nel cuore poi, no di certo.

Sono nei muscoli stanchi,
nei batteri che ti avvelenano
Negli occhi a rovistare il vuoto,
nel dolore che litiga col sonno,
nel futuro, maneggiato finora come gli acrobati i trapezi
e ora lui, a nasconderti le carte,
svuotarti il cilindro,
imbrattarti d’ansia.

Ma se ancora scarabocchio un display,
plasmo un sorriso di sfida,
sussurrando amore al deltoide pigro.

A certi versi glielo faccio sapere lo stesso,

che esistono.

venerdì 14 ottobre 2016

MA BARICCO E' UN ROMANZIERE?


Un'amica mi ha confidato che non avrebbe acquistato l'ultimo Barnum di Baricco, preferendo leggerlo in veste di romanziere. 
Mi ha fatto riflettere e precisare quanto di seguito:

 Carla carissima, mi ha sorpreso che una baricchiana doc come te, possa ritenersi poco  rapita dagli scritti del Nostro,  quando esulino - o lo si voglia credere - dalla struttura del romanzo.
Baricco, per sua natura, dissemina diamanti, anche in un aforisma.
I suoi periodi hanno fiato corto, cortissimo.
Il suo modello di romanzo non è mai un sipario che spalanca tonnellate di luce, ma infiniti flash a squarciare il buio, fino a ricamare, col tempo millesimato, una tela compiuta.
Piccoli sorsi, passi misuratissimi, gesti minimi,
immagini istantanee, capoversi sospesi.





Da Seta a La Sposa giovane è sempre stato così. Non si galoppa mai. Parole lente, dispensate col misurino.
Solo la punteggiatura spessa e frenetica.
A mozzare l’emozione, il respiro, la descrizione, la pagina intera.
Addomesticare l’aspettativa, renderla un turbamento razionale, una suggestione familiare, riconoscibile. Anche quando si mira ad orizzonti estesi, in realtà si accartoccia l’infinito in un amen.
Il mare aperto è in una mano, la strada che torna, la storia che si ripete.

E nei suoi Barnum non tradisce il passo cadenzato.
Raccolta di articoli che spaziano in un arco temporale di quindici anni, ma dove anche nel meno recente, non si avverte affatto la sensazione di “datato”, anche perché Baricco è sempre una quindicina di anni avanti quando scrive di attualità, analizzandone ragione e scopi. E lo si riconosce. Stilettate brevi, ad evidenziare i suoi perché e i suoi percome, tentando, riuscendoci, di configurarli ai nostri.
Lui lo narra un articolo. In due pagine riesce a descrivere un’epica.
E te la fa respirare, quieto.

Pensi di leggere uno scampolo, ma vivi un piccolo romanzo fiume.




mercoledì 12 ottobre 2016

I MAGNIFICI SETTE (...déjà vu)


Un remake stantìo che ti fa passare la voglia di (ri)guardare ancora western.

Il primo déjà vu: i cattivi alla fine muoiono, anche se in quantitativo industriale contro sette, più l’aiuto dei contadini residenti addestrati alla bell’e meglio
Il secondo: la belloccia indifesa diverrà deus ex machina
Il terzo: la mira dei cattivi è una chiavica disumana
Il quarto: mettiamo insieme i più incompatibili del mondo, anche multirazzialmente parlando
Il quinto: caratteri e personalità appena scalfite, con l’ovvia presenza del solito codardo che si redime
Il sesto: il cattivo è cattivissimo e il buono è buonissimo
Il settimo: non un’inquadratura che esalti, un dialogo che incalzi, un duello che intrighi, una visione che illumini. Tutto stragià visto.


Perché, allora, la necessità di certe operazioni che ti afflosciano sulla poltrona?
Pensavo a Quel treno per Yuma, remake di qualche anno fa con Bale e Crowe.
Quello aveva senso. C’era materiale per scavare e ci si sbizzarriva addirittura a cambiare le carte in tavola.
Questi magnifici invece? Qual è la ratio? Servivano soldi a Denzel per ristrutturare la piscina a Beverly Hills? Oppure il regista, Antoine Fuqua, è finito in bancarotta? 
O meglio ancora per far rivoltare nella tomba Kurosawa, autore dell’originale I sette samurai che ha dato via, poi,  alla saga western?
Un film che non ti scuote di una virgola, perché presto comprendi di essere impantanato in un passato che non vuole rischiare nulla, roba da rimpiangere i Leone se non addirittura i Terence Hill.


Ed esci dal cinema come uno dei cattivissimi.
Con le aspettative crivellate.


martedì 4 ottobre 2016

CURRICULUM VITAE







Informazioni personali:
Franco Battaglia
Nato a Roma 1. 8. 1959
Residente a Roma  
Esperienza lavorativa:
troppa
Tipo impiego:
Scritturologo, poetante, fotografatore, teatrista, recensente, bloggeriatra, raccontiere
Mansioni:
quadro banconomo, aspirante guardiano musei irrequeti
Responsabilità:
non identificate
Attività:
svariatissime e disordinate, viaggista recidivo, collezionista di dubbi
Docenze:
Folletologia 1 e 2, Versi riversi, Architettura di pozzanghere,



Partecipazione convegni e seminari:
Progetto per nuvole, Forum su vento e controvento, Laboratori aromi perduti, Promozione sfilettatura e riequilibratura dei sogni, Riforma dei desideri, Tutor base al Corso di Sbirciatore di finestrini
Istruzione e formazione:

Testatore di protesi e grado innervosimento fisioterapisti, Rilevatore di tramonti terzo livello, Manipolazione delle ombre, Lettura tra le righe, Laurea in Rovistatore di minuscolerie, Diploma per Accordatura di Contrasti, Attestazione in Limatura rimpianti, Dottorato sull’orizzonte degli incanti,  Patente per la Restituzione di Sorrisi 

martedì 27 settembre 2016

TRAFFICANTI



L’incipit è, a suo modo, un omaggio a Lord of War, mitico film sul traffico d’armi con Nicholas Cage, e denuncia quello che ancora in troppi, forse, fanno solo finta di non capire: all’origine della guerra, di tutte le guerre, c’è solo il dio Denaro.



 Il resto è tratto da una storia vera, una guerra tra poveri “ricchi”. Uno scannarsi a colpi di commesse e compravendite di armi e munizioni in tutto il mondo, legalizzata da governi che pensano solo ad arricchirsi. Alla quale partecipano squali e sprovveduti… tutti alla sola ricerca di guadagno facile, alla faccia di ogni etica, di ogni rispetto, senza guardare in faccia nessuno, parenti, amici, complici, alleati o chicchessia.


Vaghiamo tra il tragico e il comico in un bilanciato reality che mixa farsa e dramma ponendo bene in evidenza a cosa si può arrivare affamati di voglia di affermazione e supremazia o anche solo di fare soldi facili.


I protagonisti sono in perfetto equilibrio nella loro evoluzione che li proietta ai vertici di un mercato spaventoso, che con occhi meno ipocriti e pietosi rende decisamente plausibili anche le voci complottiste sul crollo più o meno "provocato" delle torri gemelle… e al centro di un mondo che li stritolerà lentamente, dal momento in cui non si accontenteranno più delle briciole ma punteranno all'assalto dell’intera torta.



Jonah Hill e Miles Teller, con le loro titubanze, le insicurezze, quell'agire incauto e sconsiderato, sono di certo più vicino a noi che a famigerati mercanti d’armi senza scrupoli, e questo rende la storia credibile (lo è davvero del resto) e compatibile il nostro virale parteggiare per loro, e il prendere a cuore i loro destini, nonostante non si tratti esattamente di eroi da esaltare. 

Ma tant’è. 

Finché non capiremo che la guerra è solo un affare, e non  l’unico metodo per risolvere dispute mondiali.



Dulcis in fundo, la partecipazione di Bradley Cooper (che produce anche). Un attore che ormai può permettersi qualsiasi performance, di qualsiasi intensità o durata, e rimanere impresso indelebilmente.