sabato 15 maggio 2021

SCRIVEVA BERTRAND RUSSELL..

Rilancio un post di anni fa.. 


Scriveva Bertrand Russell che 
fin dal primo giorno il tacchino osservò che, nell'allevamento dove era stato portato, gli veniva dato il cibo alle nove del mattino.. e la sua coscienza induttivista elaborò una deduzione appunto induttiva di questo tipo: ”Alle 9 del mattino si mangia”. Purtroppo però, questa concezione si rivelò incontestabilmente falsa (sull’onda della teoria falsificazionista di Popper) alla vigilia di Natale, quando invece di essere nutrito, esattamente alle nove, fu sgozzato”


Un certo induttivismo fatto in casa (induttivismo: teoria per la quale dal particolare tendiamo a definire il generale, l'universale)  regola comunque quasi tutte le nostre vite.

Ci si alza tutte le mattine per lavorare o per svangare comunque, a pranzo crediamo di dover avere fame, ci si corica tutte le sere per riposare, si comunica un “ti amo” o si lancia un messaggino per oliare un legame.

Ci si aspetta una telefonatina ogni giorno alla stessa ora o un sorriso automatico, quando non si maltratta il dirimpettaio di conversazione.

E si tira avanti con questo fenomeno umano che sviluppa catene di montaggio di rapporto di facciata, e che possono durare una vita, regolando in molti casi anche una presunta intimità.

Le aspettative - invece -, i desideri, i sogni, i voli pindarici, le fantasie non riescono a far parte di questo gioco alla massificazione delle relazioni.  

Creerebbero contrasti emozionali, felicità di qualità superiore e montagne d’ansia d’allarme.


Tutte robe contrarie alla sicurezza delle interazioni, al quieto vivere e all'atroce dubbio che, una mattina alle nove, invece della quotidiana dose di nutrizione (fisica o mentale) si venga accolti con il ribaltamento delle ovvie induzioni che, abitualmente, 
non possono deluderci né crearci rogne improvvise.

E’ per mitigare la paura che abbiamo bisogno di punti fermi.

Spesso anche di puntini, fermi.
Invisibili ad un seppur piccolo resto del mondo che brama e gronda passione.
Insignificanti rispetto allo scorrere del tempo emotivo e delle tempeste che in certe notti inquiete sogniamo smuoverci le vene.

Siamo tacchini.

E scoperta la mangiatoia più comoda, ogni giorno alle nove, sappiamo che ci daranno da mangiare.

Non facciamo caso che sia mangime di mediocre fibra destinato solo ad ingrassare il nostro petto, le nostre cosce (il nostro ego o la nostra voglia di pace addomesticata).

Importante è che arrivi ogni giorno, aridamente puntuale.

La possibilità che un giorno ci sgozzino, mentre scorgiamo all'improvviso - e anche solo per un attimo - un’alba purpurea,  non ci sfiora nemmeno, e se ci sfiora, la scacciamo in malo modo.

Non la interrompiamo certo noi questa rassicurante catena di nulla.

Alla faccia di Popper.

martedì 11 maggio 2021

IL TORTO DELLA FOLLA



 Da un articolo di Paolo di Paolo, su Repubblica di oggi:

"Quando scomparirà la sensazione che la folla abbia torto?"

Stiamo riprendendo lentamente le attività, con l'aumento dei vaccini e l'abbassamento delle infezioni, tuttavia non spritzo, non cinemo, e neanche ristoranto.

Vi dirò di più: evito il minimo assembramento, cambio marciapiede in presenza di due/tre persone, non prendo nulla al bar, guardo storto quello dietro di me in fila al supermercato se si accosta troppo, quelli senza mascherina poi li tratto da untori, pure se in teoria hanno ricevuto già dodici vaccini.

Abbiamo perso certezze e dubitiamo di risultati positivi e veloci. Ci andiamo un po' tutti coi piedi di piombo ..oddio!.. per strada vedo scene di estrema leggerezza, le medesime che ci hanno ritrascinato nel baratro l'estate scorsa.. la differenza, sostanziale, è che si dovrebbe continuare a vaccinare a rotta di collo.. 

Ma per molti è dura comunque recuperare ritmi e abitudini. 

Mi metto tra questi, anche se a malincuore. 


sabato 8 maggio 2021

SUBURBIA KILLER (NETFLIX)


Una trama intrecciata.

Otto puntate.

Ogni puntata il ritratto di uno dei protagonisti che apre nuove trame, altri punti di vista, in un disegno sempre più contorto ma che ti incolla allo schermo. 

Tutto a flashbacks. 

Richiami. 

Dettagli. 

Storie torbide. 

Rivalse. 

Vendette. 

Incastri. 

Accenni.


Tu resti dubbioso fino all'apoteosi finale incartandoti in diecimila supposizioni e soluzioni, pensandone una più del diavolo mentre il diavolo ne stava pensando una più di te.

Questi sono i thriller. 



mercoledì 5 maggio 2021

E.I.T.R.D. DA UN'INIZIATIVA DI DANIELE VERZETTI

EVERY IS THE RIGHT DAY



"Il costante pensiero di lei lo assorbe integralmente e ne annichilisce l'acume ma non la coscienza. 

L'uomo dall'unico pensiero tende inconsciamente a sopravanzare le reali esigenze del soggetto nel suo mirino. Lo idealizza, esaltandolo. 

Ed il solo, assurdo, pensiero di poterle fare del male, è sideralmente distante.

L'Amore consiste nell'augurare tutto il meglio alla persona Amata, anche in un altro eventuale segmento di vita che questa dovesse scegliere. 

Perché Amore è qualcosa di sovrumano, di incredibile, quando lo è davvero. Non risponde all'istinto. 

Un decorso patologico dove più nulla è lasciato al fato, dove l'amore cresce smisuratamente ma in cellule benigne.. "


In questo vorremmo si trasformasse l'Amore.

Ma continua a non accadere. La gente continua ad impazzire. Ad uccidere in nome di finalità distorte e malate. Gente che non comprende di esserlo, malata. Che si aggira tra noi. 

Sorridente fuori, bacata dentro.  

martedì 4 maggio 2021

ELOGIO DEL BUON FOTOGRAFO

 

Ciò che distingue un normale fruitore di visioni da un fotografo, da un buon fotografo, a mio avviso, è qualcosa di più che un'angolazione o un punto di vista: è filosofia dell'immagine.

Il fotografo percepisce, con precisione, altro da quello che in tanti guardiamo inerzialmente, che in troppi subiamo passivamente senza sapere di poter entrare sul set.



Riesce a postarlo in fotografia, in una buona fotografia, a isolarlo dal contesto infondendogli vita a sé.

Ed il "non" fotografo, anche a risultato finale, con davanti un'immagine estrapolata dalla sensibilità dell'autore, non avvertirà comunque il disegno nascosto, le trame di luce, le immagini che hanno sollecitato il fotografo a puntare, inquadrare, scattare ed immortalare qualcosa che, un istante prima ed un istante dopo, in ogni caso, è tornata a dileguarsi.

Il buon fotografo, allora, deve creare un legame, un ponte, che solleciti il fruitore d'immagini, deve evitare la frattura e, anzi, fornire il biglietto d'ingresso allo stargate del fantastico.



Io ho mille difetti ancora. Ad esempio fotografo cose già immobili. Luoghi ed oggetti.  Cercando di rubar loro l'anima. La ruberei anche a cose viventi, ma l'attimo che vorrei fotografare si dilegua sempre un attimo prima dello scatto. Allora "ripiego" sulla natura, sugli oggetti, sui particolari. Mia moglie dice sempre che anche dopo aver visionato decine di mie fotografie si potrebbe non capire in che paese siamo stati, tanto è l'accartocciamento sul dettaglio, sulla presunta anima da rubare.

Ad autocriticarmi impietosamente direi che se mi indicano la luna, 

faccio un bel reportage sul dito.. 




domenica 2 maggio 2021

NOMADLAND L'Oscar eVANescente

"Figa 'sta cosa che se gira solo all'alba e al tramonto"
"Eh si..c'avemo tutta la giornata libera!!.."!
 

Alla fine rieccoci all’ennesimo film sui loop che stanno tornando di moda, anche se qui il loop è più spazio che temporale. La sessantenne Fern, vittima della recessione, perde lavoro, casa e marito (cancro) praticamente in una botta sola. Prende su la sua poca roba e con un fatiscente van e si appresta ad un tour del precariato facendo la stagionale in uno stabilimento Amazon (inquietante, a proposito, il siparietto sui parametri di sicurezza aziendale, proprio in coincidenza con l’Oscar ed una morte accidentale in uno stabilimento di Alessandria), raccoglitrice di barbabietole, operaia mineraria, tuttofare in un fastfood, staff in un campeggio delle montagne rocciose. “Lungo la strada” conoscerà tante persone che - alla faccia delle immensità statunitensi - reincontrerà regolarmente  ad intervalli ripetuti, nel cerchio perfetto di questo vagare ciclico, dividendo scampoli di malinconia.

"certo n'asciugatrice avrebbe fatto comodo..."


Ora, al netto delle trentotto albe, i quarantatre tramonti, le ventisette istantanee di coste in tempesta, foreste, ruscelli, sequoie e mini canyon, tutte degne di un signor docufilm National Geographic, ci domandiamo quanto davvero resti della riflessione filosofica.

I nomadland, in parte evoluzione degli hippy, volenti o nolenti, ci sono sempre stati, ma quelli che forse fanno più scalpore, fanno la spola tra Times Square e Central Park, senza neanche un van a disposizione. I nomadland della Zhao sono tutti al limite: malati terminali, abbandonati dalla famiglia, con un fardello di figlio suicida. Fern li incontra tutti di striscio anche se a ripetizione, ne vuole condividere il sorriso ma non donare confidenze, e neanche un panorama di natura in solitudine, da sola con i propri spettri. Forse le fa paura quell'aria di famiglia arruffata, i falò a raccontarsi, la sera, la mattina col thermos del caffè in giro per il buongiorno. Non era questo che voleva.

"..ao se sta fa' 'na certa.. "

Poi capitano i contrattempi, una ruota che fora, un motore che fonde (ma siamo solo alla lontana dalle parti di Into the wild, un altro che aveva abbandonato la vita agiata, ma non la carta di credito), e allora non resta che una sorella lontana cui chiedere un prestito. La ospiterebbero pure ma c’è come un’acredine nei confronti del mondo che le si è rivoltato contro, e che contagia entrambe (“sei sempre stata irrequieta”).

In fondo aveva solo una piccola casetta prefabbricata dell’azienda, un lavoro semplice, un marito da amare.

Toltole questo, rimane un vagare stordito.

"..almeno nel Missouri mettevano qualche manifesto.."

E quando sul finale del film, nella casa di Dave, altro nomade riconciliatosi con la famiglia, dove potrebbe rimanere per un nuovo inizio, la vediamo aggirarsi e sbirciare i giocattoli di un bimbo mai avuto e sistemare la sedia di una sala da pranzo ora deserta ma abituata ad ospitare, comprendiamo che è solo il senso dell’incompiuto a renderla inquieta e animare, tuttavia, il suo futuro.

Nell’ennesimo loop, ulteriore giro di giostra, ripassa dal suo vecchio ufficio deserto e polveroso, poi nella sua casa abbandonata, tristemente vuota ma con un giardino sul retro affacciato sul “deserto, deserto e ancora deserto”. Quel deserto che nessuno potrà sottrarle.

Tuttavia, sono sicuro, la scena che ha consegnato l’Oscar a Frances McDormand è quando siede alla guida di un caravan ultratecnologico in esposizione, e inizia a muovere il volante imitando con la bocca il vroom vroom del motore e un clacson stridulo da far invidia ai migliori brucomela di Disneyland.. 

non per nulla è la sig.a  Coen, e sotto sotto se la diverte un mondo..

"..e mo' chi glielo dice che non c'ho manco la patente!!!.."




giovedì 29 aprile 2021

VENDETTA O GIUSTIZIA?



Se c'è una condanna e un colpevole, coperto da vecchie trame politiche, riesce a svangarsela all'estero, al pari di certi gerarchi nazisti al loro tempo, non vedo perché, qualora il Paese che li "ospiti" si decida a restituirli, si debba procedere con "No, grazie, abbiamo perdonato".

Perdonare è un conto. Dimenticare un altro. Fare finta che nulla sia successo, un altro ancora.

E non stiamo parlando di sciocche ripicche tra ragazzini stupidi.

Stiamo parlando di Storia, di Giustizia, di Libertà, di Persone morte per garantirla. 

Ora questi rifugiati non li voglio impiccati a testa in giù.

Ma semplicemente in galera.

martedì 27 aprile 2021

A SPASSO PER BLOG...


Non è la prima volta che affronto l'argomento, e neanche la prima volta che inizio a vagare di blogroll in blogroll, passando da un blog all'altro, senza più neanche raccapezzarmi da dove sono partito, e ritrovandomi  di botto in universi distanti e sconosciuti, post diversi, architetture differenti, "editoriali" differenti, come fa trend adesso, dove tra i commentatori non ce n'è uno di uno  intravisto sui blog che frequentati di solito, solo alieni che ti sembrano pronunciare concetti lontani

Allora guardi indietro e ti scopri perso come Pollicino nel bosco, e non hai neanche sparso bricioline di pane a ritroso; forse commenti, sorprese, facce strane perché si parla di robe sconosciute, a volte in toni teneri, che non riconosciamo più, o materie astruse mai approcciate, oppure ti incarti in blog abbandonati, e nonostante tutto scavi curioso per post sepolti nell'oblio, commentati appena secoli fa, ma cui ridoniamo, ora, col nostro fascio di pixels esploratori, nuova vita e nuovo schermo.

Può accadere così di fare lunghe passeggiate nella blogosfera più lontana, o magari neanche tanto perché certe ellissi finiscono per intersecarsi dopo anni luce. 

In realtà mi affascina e mi intriga questo viaggiare in tempi di zona rossa, questo spostarsi ovunque fuori orario e senza vaccino, questo entrare senza bussare, questo sedersi a tavole imbandite, questo ascoltare lezioni, questo poter intervenire senza pedigree e senza green card. 

Questo comunque far parte di un intenso mondo che c'è, che pulsa. E anche se viaggia per conto suo, ti scorge alla "fermata a richiesta" e ti tira su, senza troppe domande. 

Può così accadere di leggere cose fantastiche ed altre semplici, può accadere di ritrovarsi come in libreria una volta, a sfogliare libri attratti solo dalla copertina, e passare una manciata o anche più di minuti alla deriva, a scoprire quanto mondo si agita dietro un milione di schermi. 

Quante storie vorrebbero solo essere lette, quanti occhi non vorrebbero che incontrarne altri, tanto per raccontare una storia loro, e per ascoltarne un'altra sconosciuta. 


sabato 24 aprile 2021

IN ESCLUSIVA ASSOLUTA, IL DETTAGLIO DEL RECOVERY PLAN ITALIA DA 221 MILIARDI DI EURO


15 MLD  Ponte sullo stretto interamente in Lego per salvaguardare la transizione ecologica

12 MLD  Riconversione di almeno 120mila Panda a Terapie intensive con stereo, aria condizionata e                    airbag di serie

4 MLD   TAV Milano - Granada, con Lione a sfioro, utilizzando il regionale Amatrice - Pescara, in                       disuso  per terremoto

26 MLD  Superleghetta tra Frosinone, Lazio, Genoa, Milan e Novafeltria. Mini Champions con Finale                 a Ligure (per risparmiare)

12 MLD  Nuovo impulso a cinema, sport, turismo, città, fiori, nomi di calciatori, marche di auto                            (valgono  tutte le lettere escluse la x e la y)

26 MLD  Riforma della Pubblica Amministrazione: tutta l'operatività sarà gestita da Alexa.

34  MLD   Investimenti pesanti nell'auto elettrica. Pronti già 83 mila km di prolunga. 

31 MLD  Restaurazione della Giustizia. Processi per stupro e stalking esaminati da Grillo, bancarotta e                    furto da Berlusconi, omicidi dalla Franzoni. Prevista archiviazione definitiva pratiche in                          appena due  mesi.

45 MLD  Acquisto 25 F35 "per uso civile". Si lo so, questa per ridere era meravigliosa, ma l'hanno                         detto davvero!!

16 MLD  Occupazione giovanile risolta con la raccolta dei pomodori, d'estate e delle mele, d'inverno.                    Si potrà andare in pensione anche a 60 anni,  ma solo fino alle 22,00. Di notte si lavora.               


mercoledì 21 aprile 2021

VELA SPIEGATA


 

Di nuovo

docile pasta di vento

a mitigare il sole;

è allora che,

forse anche in errore,

mi sento concluso.


Di quel concludere

punto di arrivo.


Come una riga scritta

che d'incanto,

è attratta dalla deriva,

e la perdiamo di vista.


In un oltre che sfugge

nell'indistinto.

Dove l'esatta temperatura,

l'esatta luce,

l'esatto silenzio,

divengono vela spiegata

a pasta di vento.


martedì 20 aprile 2021

COSA C'E' DIETRO LA SUPERLEAGUE?


Da qualche giorno il Covid non è più la notizia di apertura dei tg. Da quando un manipolo di super squadre (trova l'intruso) hanno deciso di giocarsi quel che era la Champions League solo fra di loro, estromettendosi dal resto delle reginette povere d'Europa (vi ricordate quando il proprietario del pallone perdeva? Smetteva di giocare portandosi il pallone a casa.. Ecco, uguale). 

Si giocherà la Finalissima sul pianerottolo di Neymar e ad arbitrare ci penseranno Fedez, Mara Maionchi e le Letterine de L'Eredità. Guardialinea Lady Gaga.

Ora la UEFA sta cercando di metterci una pezza. Intanto da qui a fine campionato verranno fischiati 278 calci di rigore contro le tre squadre ribelli della nostra amata serie A, forse l'Inter arriverà ottava ed il Milan retrocesso in B, Buffon si lamenterà che non abbiamo cuore, vincerà una tra il Sassuolo ed il Genoa,  probabilmente  tra le menti di questo diabolico blitz.

E VI SPIEGHIAMO PERCHE':

La JP MORGAN è la banca che ha sovvenzionato principalmente tutto questo bailamme. Ma i soldi sembra siano arrivati da bonifici privati. Una colletta messa in atto dalle cenerentole europee per far in modo di togliersi dalle balle le solite squadre che vincono sempre tutto.

Abbiamo prove certe del coinvolgimento di Sassuolo, Leeds, Granada, Monza, Southampton, Nantes, Montpellier, Valencia, Valladolid e Frosinone e migliaia di altre squadre, ovviamente contribuendo in proporzione (il Tirana Football Club ha devoluto la targa in memoria della laurea ad honoris di Bossi junior). Dal Genoa solo un postdatato, ma era facilmente supponibile.

Sarebbe una rivoluzione niente male per milioni di tifosi che fino ad ora le Coppe se le sono sognate giusto di notte. 

La prossima finale di Champions potrebbe essere Praga di sotto - AlbinoLeffe. In esclusiva Mondovisione su RaiPlay. 

"A noi DAZN ce spiccia casa"  il nuovo motto della Uefa.

sabato 17 aprile 2021

NON SONO D'ACCORDO


Mi dispiace ma arrivati a questo punto, a davvero un passo dalla stabilizzazione dei vaccini, con almeno un mese per garantire una riapertura estiva in sicurezza, con la possibilità di un grande ripartenza economica, ecco, questo "cedimento politico" alle riaperture selvagge, lo trovo fuori luogo.

Le conosco le categorie in difficoltà, ho nipoti che verranno licenziate se non torna tutto alla normalità.

Ma queste fiammate di "tana libera tutti" sono un vero azzardo sociale. 

Io sono per il blocco dei licenziamenti, per la cassa integrazione esatta, per i ristori a chi nel 2019 non ha dichiarato 8 mila euro, per i rimborsi alle partite iva che mi dimostrano perdite certe. 

E' indubbio che sono stati distribuiti soldi a vanvera. E' qui che bisognava essere illuminati.
Mentre siamo circondati da gente che fa campagna elettorale e guarda solo il proprio tornaconto, gente che mentre grida al TG di riaprire i ristoranti, vota il ripristino del vitalizio al ladro Formigoni.

Siamo circondati da mille contraddizioni. In maggioranza tutti vogliamo il bene del Paese, tutti vogliamo tornare in vacanza e divertirci in spiaggia, ma c'è troppa gente cui non interessa questo bene totale. 

Gente che ha a cuore solo il suo bene particolare.

giovedì 15 aprile 2021

STANNO TUTTI BENE - L'ORIGINALE (1990) E IL REMAKE (2009)


Lo Stanno tutti bene di Tornatore, del 1990, con Mastroianni mattatore, anche se spesso incline alla macchietta grottesca,  non ne limita certo le indiscusse capacità, ma lo rende a volte più ridicolo del necessario. Quegli occhialini, ad esempio, me li sarei risparmiati.. Tornatore non si fidava forse della forza espressiva degli occhi del nostro Marcello?

La storia è un'ideale panorama sui rapporti padri e figli, un’analisi delicata e distratta, allo stesso tempo, sulle aspettative riversate sulla progenie, anche elementare se vogliamo, perché la distanza non può giustificare balle a profusione, e un genitore teoricamente preoccupato e attento, non lo puoi turlupinare troppo a lungo, così come anche genitori per molti versi, apprensivi, non possono essere così distanti dalle realtà dei propri figli. 

C’è un gap di pura funzione cinematografica, che serve ad architettare la storia, a renderla sorprendente e sentimentale, tenera e cinica, malinconica e moralizzatrice. Ma eccessiva poi, l’impalcatura felliniana, le parentesi oniriche, la forzatura disegnata su un Mastroianni che alla fine appare più divertirsi, che preoccuparsi.

Apprezzabili, per l'epoca, le proto challenge mannequin, con la folla "immobilizzata", magari un azzardo tornatoriano, sentitosi autorizzato dal fresco Oscar di Nuovo Cinema Paradiso.




Lo Stanno tutti bene di Kirk Jones, del 2009, con Robert De Niro, nonostante peschi molto dell'originale, da buon remake, offre comunque una fresca, contemporanea e toccante versione di un De Niro  alla ricerca dei suoi “bambini” in giro per l'America.

Un genitore rimasto vedovo,  con un legame da restaurare coi quattro figli, tutti lontani da casa, e come spesso accade, mai cresciuti all'occhio di padre affettuoso ma esigente, seppur incapace di instaurare un qualunque feeling come riusciva alla mamma, ora scomparsa.
Il film è la ricerca di quel tempo perduto, delle confidenze mancate, delle richieste inespresse, la presa di coscienza di assenze maturate (splendida la telefonata a casa nella consapevolezza di poter ascoltare solo la voce della moglie registrata in segreteria, unico conforto in un momento di particolare delusione).
Ci ancoriamo ad una serie di siparietti delicati,  magari costruiti ad effetto, ma con garbo, come l'agognata reunion attorno ad un tavolo con tutti i figli visualizzati neanche adolescenti, ma già con la loro vita adulta disegnata addosso, ed è tenera la ricognizione per gli States di un De Niro disorientato, che attacca bottone con tutti, con quella naturalezza che riconosceremmo in un nostro genitore, e quella stessa voglia di raccontare,  con generoso orgoglio, dei propri figli.

Ed è il De Niro che ci convince di più, che accompagniamo volentieri, tra una foto di antiquata macchina fotografica a pellicola, ed un tentativo di sbrecciare nuovo spazio in quei figli inascoltati (Kate Beckinsale, Drew Barrymore e Sam Rockwell - già ammirato in Moon - tutti a loro agio nel rappresentarsi tenacemente svagati), incardinati nelle loro vite tra il ribelle e l’incompiuto, ma solidali nel salvaguardarsi e nel voler salvaguardare, ora, il papà da ulteriori traumi, anche i peggiori.
Un road(rail) movie che accorcia distanze rispolverando affetti.

Quelli che spesso teniamo chiusi in fondo ad un cassetto. A che serviranno poi, sembra dirci la storia, lasciati cosi timorosamente inutilizzati?

Ovviamente preferisco il remake, non per americanosità a tutti i costi, ma perché - niente da fa.. - quelli il cinema ce l'hanno nel sangue.. 


 

 


martedì 13 aprile 2021

IL REALE SOGNO DELLA FARFALLA


Il sogno proibito vagava nella sua stanza da mesi ormai. 

Aveva cominciato a manifestarsi in ufficio, tra pratiche noiose ed ore lentissime, sgusciava tra scrivanie e moquette, e si accoccolava come un micio in cerca di coccole. 

Lui, cosi metodico e riservato, alla prima parola che il sogno gli rivolse, scosse la testa incredulo, non l'aveva proprio immaginato cosi.. ma il rapporto divenne col tempo confidenziale, la mattina sfidavano insieme l'aria gelida, i pomeriggi a chiacchierare piacevolmente, ormai, non si contavano più, era come se fossero insieme da una vita.. e lui, che mai si era così svelato.. ora aveva qualcosa a cuore, i suoi giorni erano diventati emozioni.

Il giorno che il sogno si dileguò, stentò a rendersene conto.. in seguito l'impressione fu sgradevole e lo rese scontroso per diverso tempo.. fino a quando non venne a sapere, quasi casualmente, che il sogno acquistato nuovo di zecca e pagato anche abbastanza,  era garantito appena sei mesi.

Il prossimo lo avrebbe preso tra quelli usati. 

domenica 11 aprile 2021

TRE ANNI IN BAGNO



Hanno calcolato che - e vale almeno per noi occidentali - passiamo tre anni della nostra vita in bagno.

Prendo spunto da un articolo di Francesco Merlo sul supplemento D Lui di Repubblica, dove ovviamente il punto voleva essere altro

Principalmente sottolineare che quella di restare ore in bagno - per noi occidentali consuetudine acquisita -, nel resto di tantissimo mondo è un miraggio. 

Scarseggiano i servizi, le strutture, l'acqua - scarseggia proprio l'acqua -.

Nel mondo, il bagno "servizio", come lo intendiamo noi, doppio e triplo, è roba da pura fantascienza. 

"2,6 miliardi di esseri umani non dispongono di di servizi e la fanno dove e come capita (...) Proprio nel cuore della modernità si nasconde il ritorno al passato degli azoti e dei fosfati fermentati sugli asfalti deformati dal sole, acque putride, escrementi, sterco, promesse di nuovi malanni" 

Ma io, nell'articolo, ci ho letto quello che mi riguardava, da bravo occidentale abbiente, "templi di poesia". L'esaltazione del luogo privato di raccoglimento (fisico e mentale), meditazione, analisi, creazione. 

Si. Vero. Ci passo anni di vita in bagno. 

Per forza di cose, il "doppio servizio" è stata priorità assoluta.



 

sabato 10 aprile 2021

DUE ESTRANEI

 


Un corto di trentadue minuti targato Netflix.

Un delicato, struggente, feroce omaggio a George Floyd.

Candidato all'Oscar 2021 e capace di tirarmi fuori le lacrime. 


Un corto che fa man bassa di stili, tecniche, dialoghi, attualità.

Assemblandole in un piccolo gioiello da godere, assaporare e digerire a fatica.

 

venerdì 9 aprile 2021

GLI ALTRI - UN RACCONTO DI NEIL GAIMAN

A me non piace l'horror, lo splatter, la violenza gratuita. Un genere - specie cinematografico - che sembra aver preso piede e autorità. Eppure sono un fan di Stephen King, e leggo cose particolari - come questo incredibile raccontino di Gaimon - che travalicano il  convenzionale senso dell'horror  rendendolo  Arte pura. 

E vorrei, in qualche modo, invitarvi alla meraviglia.

 


GLI ALTRI

"Il tempo è fluido, qui", disse il demone. Sapeva che era un demone nel momento in cui lo vide. Lo sapeva, proprio come sapeva che il posto era l'Inferno. Né l'uno né l'altro lasciavano dubbi sulla loro identità.

La stanza era lunga e il demone aspettava accanto a un braciere fumante in fondo. Una moltitudine di oggetti erano appesi alle pareti color pietra, del tipo che non sarebbe stato saggio o rassicurante ispezionare troppo da vicino. Il soffitto era basso, il pavimento stranamente inconsistente.

"Avvicinati", disse il demone, e lui si avvicinò. Il demone era  nudo e scarno. Era profondamente segnato e sembrava che in un lontano passato qualcuno lo avesse scuoiato. Non aveva orecchie, né genitali. Le sue labbra erano sottili e austere, e i suoi occhi erano occhi di demone: avevano visto troppo e si erano spinti troppo in là, e sotto il loro sguardo lui si sentì più insignificante di una mosca.

"Che succede adesso?" chiese.

"Adesso", rispose il demone, con una voce che non esprimeva dolore, né sollievo, soltanto una monotona e spaventosa rassegnazione, "verrai torturato".

"Per quanto tempo?"

Ma il demone scosse la testa e non rispose. Camminò lentamente rasente il muro, osservando prima uno degli attrezzi appesi, poi un altro. In fondo al muro, vicino alla porta chiusa, c'era un gatto a nove code di fil di ferro. Il demone sollevò una mano con tre dita e lo prese, poi tornò indietro, portandolo con reverenza. Posò i rebbi metallici sul braciere e li osservò mentre cominciavano a riscaldarsi.

"E' una cosa disumana."

"Sì."

Le punte delle code di gatto brillavano di un'arancione opaco.

Alzando il braccio per sferrare il primo colpo, il demone disse: "In futuro ricorderai  questo momento perfino con piacere".

"Stai mentendo!."

"No", rispose il demone. "La parte successiva", spiegò un momento prima di abbattere il gatto, "sarà peggio". Poi i rebbi del gatto colpirono la schiena dell'uomo con uno schiocco e un sibilo, lacerando i costosi vestiti, bruciarono e squarciarono e dilaniarono, e lui, non certo per  per l'ultima volta in quel luogo, lanciò un urlo.

Alle pareti erano appesi duecentoundici congegni, e col tempo li avrebbe sperimentati tutti. Quando, finalmente, anche la Figlia della Zitella, che l'uomo aveva imparato a conoscere intimamente, fu ripulita e riappesa al muro alla posizione duecento e undici, l'uomo devastato bisbigliò con le labbra distrutte: "E adesso?"

"Adesso", rispose il demone, "inizia il vero dolore".

E così fu

Ogni azione che aveva compiuto, e avrebbe fatto meglio a non compiere. Ogni bugia  raccontata - a se stesso o ad altri -. Ogni piccolo ed ogni grande dolore che aveva inflitto. Dovette tirar fuori tutto, dettaglio dopo dettaglio, centimetro dopo centimetro. Il demone gli strappò di dosso il velo dell'oblio, mise a nudo la verità, e questo fu più doloroso di ogni tortura.

"Dimmi cosa hai pensato mentre lei se ne andava", disse il demone.

"Che mi stava spezzando il cuore."

"No", rispose il demone, senza odio, "non è vero". Lo fissò con gli occhi inespressivi e l'uomo dovette distogliere lo sguardo.

"Ho pensato che non avrebbe mai scoperto che andavo a letto con la sorella."

Il demone sviscerò la sua esistenza, momento per momento, istante dopo terribile istante. Andò avanti per cento anni, forse, o mille - avevano tutto il tempo che c'era mai stato, in quella stanza grigia - e verso la fine si rese conto che il demone aveva ragione. La tortura fisica era stata più clemente.

E poi finì.

E una volta finito, ricominciò. Ed ogni volta con una consapevolezza nuova, che in qualche modo rese tutto, ogni volta, ancora peggiore.

Adesso, mentre parlava, si odiava. Non c'erano bugie, né scuse, non c'era spazio per nulla che non fosse dolore e rabbia.

Parlava. Aveva smesso di piangereE quando finì, mille anni dopo, pregò che il demone si avvicinasse al muro e tirasse giù il coltello per scuoiare, o la pera orale, o lo schiacciadita.

"Ancora", disse il demone.

Lui urlò. Urlò molto e molto a lungo.

"Ancora", disse il demone, quando ebbe finito, come se cominciasse in quel momento.

Era come sbucciare una cipolla. Ripercorrendo ancora una volta la sua vita, ne comprese le conseguenze. Scoprì il risultato delle sue azioni; azioni compiute ciecamente; scoprì quanta sofferenza aveva inflitto al mondo; danni arrecati anche a persone che non aveva mai conosciuto, né incontrato, né mai visto. 

Fu la lezione più dura, fino a quel momento..

"Ancora", disse il demone, mille anni dopo.

Lui si accovacciò per terra, accanto al braciere, e dondolandosi piano, con gli occhi chiusi,  raccontò la storia della sua vita, rivivendola così come la raccontava, dalla nascita alla morte, senza cambiare nulla, senza tralasciare nulla, affrontando ogni cosa. Aprì il suo cuore.

Alla fine si sedette schiena eretta, con gli occhi chiusi, aspettando che la voce ripetesse: "Ancora". Ma tutto taceva.

Aprì gli occhi. Lentamente si alzò in piedi. Era solo.

In fondo alla stanza c'era una porta e, mentre la guardava, la porta si aprì.

Un uomo varcò la porta. C'era terrore sul volto dell'uomo, arroganza e orgoglio. L'uomo, che indossava abiti costosi, avanzò esitando e poi si fermò.

Quando lo vide comprese.

"Il tempo è fluido, qui", disse al nuovo arrivato.

lunedì 5 aprile 2021

E.I.T.R.D. DA UN'INIZIATIVA DI DANIELE VERZETTI

 Every Is The Right Day


Andrebbe festeggiata ogni giorno la donna.

Oggi si ricomincia, ma varrebbe la pena continuare a celebrarle, e lo dico per i mariti, i fidanzati, gli ex..tutti quelli che credono di aver preso una donna come un pacchetto di Amazon, tutti quelli chi non capiscono che non sono i padroni di niente, neanche del loro piccolo cervello, del loro minuscolo cuore.

Tutti quelli che fischiano per strada, che ti sbirciano in metro, che in ufficio pensano potresti fare al massimo le fotocopie, che se non indossi una minigonna e non ti trucchi non andresti da nessuna parte.

Quelli che dimenticano che a partorirli è stata una donna.

Avrei dovuto raccontare una storia, ma di storie aberranti continua a vomitarne il telegiornale, e anche così tante il cinema, che a volte inizio a chiedermi dove finisca la denuncia e inizi il voyerismo più subdolo.

Oggi c'è una storia che parte dalla Rinascita di ieri, dal guardare il mondo con occhi nuovi, di tenerezza, comprensione, remissione anche. Ma non remissione passiva di fronte alle ingiustizie, alle cattiverie, all'ignoranza. Ecco: l'ignoranza madre di tutte le sventure.

Aiutiamo chi non riesce. Chi ha un'idea sballata del mondo e di chi lo abita. Chi ragiona per parametri medievali. Chi ha ancora la clava nel portaombrelli.

Spesso dipende da noi. Dalla nostra debolezza. Non dalla loro.


venerdì 2 aprile 2021

CONTRAT..TEMPO

 


Credo accadde per caso, come può accadere solo in questi casi.

Stavo giocando col cellulare, distratto dai soliti post su facebook e qualche app con quei giochini maligni che ti drogano peggio di certi allucinogeni sintetici: sei del pomeriggio, semi bloccato da eterne zone più o meno colorate, e distratto da mille serie su Netflix,  (proprio oggi avevo iniziato a vedere l’ultima di Dark…) 

 …e mi ritrovo di botto in fila al supermercato, mascherina e disinfettante come se piovesse, esattamente dove ero alle 15 di oggi…

Dopo un attimo di spaesamento l’occhio va sull’orologio del cell: tre ore indietro.

Sto rivivendo la spesa.. stesse persone, stesso cielo cupo, stesso presunto distanziamento…

che incubo è?! Mi faccio prendere dall’ansia… situazioni stressanti, è risaputo, creano scompensi,.. sto sognando? Sto replicando tutto come se nulla fosse?

Tocca a me, (ri)prendo il carrello, ricomincio da capo...e mi viene in mente il mitico film con Bill Murray… ecco il tipo col cappellino da baseball che mi (ri)frega l’ultima pasta sfoglia, e il vecchietto calvo che cerca il latte con la scadenza più lontana… tre ore fa avevo dimenticato il lievito.. ora lo prendo.. mi aveva pure strillato Lulù, per averlo dimenticato ..

sarà il battito d’ali di farfalla che mi rende il futuro tempesta?



Staremo a vedere..

rifaccio il bravo fino alle 18, torno a casa, metto tutto in frigo, mi ridoccio,  sbrago sul divano, cerco di non deviare di una virgola. E mi stupisco del mio sangue freddo… tutto riaccade in precisa sequenza.. poco in verità...ero seduto, e da solo..

E dalle 18, riparte tutto...resto imbambolato nel di nuovo consueto, anche se stavolta  ignoto, scorrere del tempo...ho sognato? Mi sono risognato un flash di tre ore?! A forza di vedere film sui viaggi nel tempo mi sto rimbambendo del tutto? Facile..

Mi alzo… vado in bagno, mi sciacquo la faccia.. si...decisamente dovrei dormire di più… poi però mi viene in mente un dettaglio...apro il frigo… il lievito è là..

“Amore?! Lo avevo preso il lievito… non lo avevo scordato..”

...mi fermo un attimo e faccio finta di non capirmi ...in realtà non capisco davvero.. ho rivissuto tre ore cambiando anche un qualcosina.. e ora eccomi qua… com’è partita la cosa? Cosa la scatena?!

La mattina seguente è giorno lavorativo.

Alle 7 riprendo il cell...cerco di riaccedere alle app del giorno prima, tento di ricreare le stesse condizioni… nulla.

E la giornata passa così, cercando di convincermi di essermi immaginato tutto.. lievito compreso…

ma ripensandoci, c’è un app che non avevo considerato, smanettando sul cell… quella della sveglia… ok , l’indomani tento un’altra volta:

ore sette del mattino, sul divano; Lulù dorme, televisione a volume bassissimo… apro l’app del timer, reimposto la sveglia per il giorno dopo e..

apro gli occhi improvvisamente, buio pesto, sono a letto, guardo la sveglia… il display indica 4:02 … che vuol dire? Di che giorno? Stavo di nuovo sognando?! Inizio a preoccuparmi… mi alzo, accendo il cellulare… inequivocabile...sono tornato indietro di tre ore, come l’altro giorno.

Tre ore esatte, regolando  il display della sveglia.. stesso piano temporale, ma tre ore “illegali” indietro… potrei manipolarlo questo tempo da ripercorrere?!

Il lievito dell’altro giorno sembra dire di si.. ma in fondo ho rivoluzionato poco.. dovrei osare di più…

domani riprovo nel pomeriggio, su internet adocchio qualche risultato da sala giochi, poi “torno” indietro e mi gioco qualcosa di “sicuro”...nulla di trascendentale, per carità, giusto così.. per vedere... e di nuovo sul divano dopo aver messo le giocate nel cassetto… se funziona le ritroverò.

E allora non mi resterà che incassare…

Detto, fatto. Ok. Ci siamo. Sembra aver funzionato. Ho giocato tre corse prima della loro partenza, ma conoscendone già il risultato.

Scavallo le tre ore, arrivo alla sala slot e scommesse nervosissimo, dritto in cassa, mi guardano già strano, fingo sorpresa e incasso una cifra rilevante.. (non credevo di aver puntato così alto!), vado via, sembra un sogno, tutto perfetto… squilla il cell.. che nelle tre ore  lisce e canoniche non aveva squillato mai…

E' mia moglie, voce concitata.. “amore dove sei? Mi hanno tamponato a Circonvallazione Ostiense ..”

Comincio a sudare.. se corro da lei passo il limite delle tre ore e creo un altro livello spazio temporale che viaggerebbe di vita propria, ma forse l’ho già creato…

Perché nessuno mi ha chiamato la prima volta?

E’ bastata una giocata vincente a scatenare un incidente?

“..Franco mi ascolti!?… questo dice che si è distratto, gestisce una sala scommesse e gli stavano comunicando che qualcuno stava vincendo troppo.. ma che ne so io… insomma si è distratto e mi ha preso...ma io denuncio tutti, lui, la sala e tutti quelli che giocano… puoi correre, ti prego!”

...altro che battito d’ali...qui si stava muovendo il famoso elefante nella cristalleria… andare da mia moglie significava superare le 3 ore, non fare in tempo a tornare a casa, e aprire un piano temporale alternativo.. anzi no, il piano era già bello che aperto.. e non si torna indietro, si può solo ricominciare da capo.

Forse.


Arrivo da mia moglie. Trafelato. La vedo da lontano, sta parlando con un tizio tarchiato.

...ma anche con me.

Si.. ci sono anche io, proprio io... Dio che impressione non vedermi in uno specchio, ma  tridimensionale, reale.. come quando ti ascolti registrato e non riconosci affatto la tua voce… ecco, così non riconosci i tuoi movimenti, perché non fanno parte di un filmino, di un déjà vu, ma sei un tu che non hai mai visto all’opera, un tu di un multiverso...e come dovresti fare, proprio tu, ora, a essere lì, a poter intervenire con un dito, a creare scompiglio in tutti meno che in te, o nell’altro te, probabilmente…

Devi sparire Franco, sparire da qui, da loro, da tutto, da tutti. Mi sembra di impazzire..

Avevo sforato il tempo a mia disposizione, ed ero entrato in un altro spazio, accavallando la storia. Una storia che viveva di altri personaggi, o meglio, altri scenari.

E’ possibile? Si, stava accadendo, e sarebbe potuto accadere altre infinite volte allora, come un loop infinito ma che smette di riavvolgersi su se stesso e scavalla la corsia, non  ricalcando più quella fascia oraria di tempo.

Me ne sarei dovuto andare, attendendo di ritornare sul mio divano? Come facevo ora a riappropriarmi della mia vita, unica, originale, insostituibile?

E' la storia autonoma che ha mollato gli ormeggi, rotto gli argini, oltrepassato la collina?

Come regredire nella mia dimensione?

Cosa fare? Anzi, NON fare?!

Stavo ascoltando mia moglie ma, con la coda dell’occhio,  lo avevo visto, cioè, mi ero visto, e all’istante ho capito che la situazione stava decisamente sfuggendo di mano. Più deviazioni si prendevano - da qualsiasi percorso ipotizzato - più si moltiplicavano i piani temporali a rischio intersecazione.

E ora ne avevo un altro pericolosamente ad un passo. Dovevo farlo fuori prima che andasse fuori di testa..

In quel momento noi eravamo due e nessun dubbio: l’altro “me” sapeva di potersi “incontrare”. Cosciente dello sdoppiamento.

Ovvero sapeva che, fuori dai margini, saremmo esistiti in quelle che, comunemente, vengono chiamate  “altre dimensioni” senza tuttavia avere la minima idea di cosa trattino realmente

Insomma, sapeva e prima o poi avrebbe compreso che ero quello che gli aveva fregato la pasta sfoglia nel supermercato, all’inizio della sua  storia, e sostituito il cellulare con quel marchingegno maledetto. La dovevo finire di giocare..

Sarei andato là, di nuovo col cappellino da baseball calcato in testa, dicendogli a brutto muso: “ Non svenire imbecille, uno di noi è di troppo qui, ma non posso neanche lasciarti andare troppo in giro.. come quando anche l’altro me, mi si é parato dinanzi, un mese fa, lasciandomi col respiro a metà.. ”

Questo racconto ha bisogno di una fine ora - tre Franco sono abbastanza anche per me che scrivo, senza più neanche sapere chi scrive dei tre, oltretutto; ma mi accorgo che non corrisponde a quella pensata (di fine), forse non è scritta neanche da chi l’ha pensata inizialmente. Questo il problema: lo scrittore disarcionato dalla storia assiste impotente al suo irrequieto evolversi.

Potrei tornare una vita al supermercato di questo passo.. 

Sicuramente un contrat..tempo non considerato, un work in progress divenuto futuro, o magari tornato indietro appositamente a rimescolare carte che non dovevano essere scoperte.

Vorrei ritrovarmi sul divano, e mia moglie a scuotermi.

Ma invece sono ostaggio di un  loop infernale.


Neanche Dark si era incasinato tanto.