lunedì 26 ottobre 2026
LA GARA DEGLI EXPLICIT
mercoledì 7 ottobre 2026
PER VIAGGIARE NEL TEMPO
Non c'è bisogno di macchine particolari per
viaggiare nel tempo, per lo meno a ritroso.
Basta che una mattina di tiepido ma assolato Ottobre, mentre sei a casa di papà
(ormai solo e senza la mamma da tempo), nel quartiere dove hai trascorso
infanzia e adolescenza, tu esca per le tue spese quotidiane ma, ripassando davanti tutti quei vecchi
esercizi commerciali allora esistenti: l'edicola, la pasticceria, il forno,
il supermercato, il fruttivendolo.. trovandoti
catapultato in un tenerissimo spazio
tempo che torna a cullare sensazioni e memorie.
Flashback che ti prendono per mano, profumi e aromi di un qualcosa che torna
intatto a sollecitarti sorriso, un quartiere che si rianima di confidenza e
complicità, riprende colore e ritmi dimenticati.
E si torna a chiacchierare, muoversi lenti, per gustare di nuovo percezioni
perse, lontanissime, ma che ora si materializzano come una volta e farmi
riconoscere in una giovinezza che ho amato, e rivivo d’incanto.. ma non posso
neanche giocare troppo.. mamma mi sta aspettando.. potrebbe preoccuparsi.. ;)
sabato 27 giugno 2026
SCRIPTA LUDUS VOTATE TUTTI!!
Ed accolo il post con la gara degli Explicit..
mi raccomando, partecipate almeno al voto..
e chi non si è espresso con un proprio componimento
è atteso alla prossima prova.. giocate, giocate, giocate..
e grazie sempra alla nostra LUZ che intriga, stimola, ispira e crea!!
Scripta Ludus #9: gli explicit in gara
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mercoledì 24 giugno 2026
UN'ALTRA SCAURI
Un’altra Scauri, per la prima volta in un hotel d’elite (per gli standard locali) che ci ha ospitato con una cortesia tutta speciale e che ha sollecitato la riapertura di scrigni di memoria sopita e nostalgie intatte. Felici di aver riportato papà, consapevoli anche che potrebbe non ripresentarsi un’altra occasione.
Farlo passeggiare in lungo e largo, seppur in carrozzina, gli ha permesso di rivedere e rievocare una vita intera di ricordi, bellezza, serenità, che si accavallavano magicamente all’appello, lasciando in disparte, almeno per un momento, le assenze attuali, i malanni, la fatica del gestire un’esistenza piena, passeggiando per le vie del centro e sul lungomare, rispolverando anche con mia sorella, decenni di vacanze sempre ricche, desiderate, irrequiete, magiche.
Qui ti parlano i terrazzi, le vie, gli scorci al mare, ogni stabilimento una storia e tutto che riaffiora improvviso e nitido generato spesso da scenografie intatte.. è allora che pensi quanto siamo temporanei, quanto il tempo si faccia beffe di tanti nostri capisaldi e sommerga ogni cosa della medesima patina di caducità cui importa poco cosa riusciamo a scavare di diverso, posti di nuovo a contatto in un’esistenza che non è più. Come sulla DeLorean di Ritorno al futuro.
In realtà ce lo agitiamo addosso certo futuro, e a volte vorremmo scrollarcelo, rimanendo attaccati ai ricordi.
Ci ostiniamo.
Prenotiamo hotel di semi lusso come si prenota un atto di fede, spingiamo la carrozzina sulla stessa mattonella sconnessa di trent’anni fa, eppure fila liscia, non inciampa, scivola.
Perché Scauri non giudica il tempo, lo archivia, ti guarda tornare diverso e finge di non accorgersene, per lasciarti l’illusione che sia lei a essere rimasta uguale, è riportare qualcuno che quella casa è come l’avesse dentro, anche se le gambe non rispondono più come prima.
E noi figli, diventati custodi, scopriamo che la vacanza non era il mare, ma era quel breve, minimo permesso di diventare temporanei, nello stesso fotogramma, prima che la patina ricopra di nuovo tutto
Un’altra Scauri perché l’amore, l’affetto, chiedono sempre un’altra volta.
Anche solo per poter dire: “Vedi? Ci siamo ancora”. E il mare lo sa. Scauri lo sa.
giovedì 4 giugno 2026
DUE BAMBINI PER MANO
Due bambini per mano: lei stretta al papà, un uomo alto e robusto, lui alla mamma, una donna tenera e sorridente.
Nove anni lei, sei lui.
Passeggiano sul lungomare di Scauri, nell’estate del 1966.
Si scorgono tra le bancarelle affollate, tra l’odore di dritto e rovescio
di camicie, pantaloni e magliette usate.
Poi, sfuggendo per un attimo al controllo dei grandi, deviano dal percorso e si
ritrovano nel lido dirimpetto.
Sembra quasi che qualcuno li abbia disegnati apposta, uno per l’altra.
Sono entrambi scuri di capelli e carnagione, stessi occhi vivaci e neri,
lei però minuta e fragile, lui sorriso contagioso e pieno, di una
corporeità spontanea che si fa vicina, si accosta con grazia naturale, e in un
baleno l’incertezza iniziale, impacciata, diventa improvvisamente disinvolta.
Si tolgono i sandali, li lasciano appaiati al bordo della spiaggia, e
cominciano a correre scalzi, giocando su quella riva, ridendo complici con una
risacca giovane e spumeggiante.
Raccolgono conchiglie e se ne donano l’eco all’orecchio; osservano
l’orizzonte lontano mentre un timido sogno sfiora quell’incoscienza bambina che
li tiene uniti, sinceri, liberi.
È un’arcana cabala, una congiuntura astrale che si esprime nel tocco
leggero delle loro piccole mani, sospese tra la sabbia e un primo sole che già
scalda la pelle.
Come ti chiami? sembra dire uno dei due, forse il più piccolo e il più audace.
La bimba alza lo sguardo incerta come a chiedere permesso e mettere
confidenza, prima di una rivelazione. Tace.
Poi si china, prende in mano una piccola pietra pallida di rosa, la osserva
un attimo e gliela porge. Il bambino guarda esterrefatto, prende quell’oggetto
levigato e delicato tra le manine paffute e sente che una luce chiara si
sprigiona sottile, sale e contagia veloce il cuore. È come un brivido che parte
dalla pelle ma mira altrove.
Si guardano un attimo, sguardo attento, diritto, e lei dice: E tu?
Lui si sente esplodere e la parola che contiene il nome facile che gli appartiene si incaglia in gola, si distoglie un attimo e corre via, mette i piedi e gli occhi per terra e fruga intorno, freneticamente, fino a che si ferma e sorride ad una piccola conchiglia, la solleva e spolvera appena la sabbia umida che la appanna, ci soffia sopra un alito tiepido e torna da lei che lo aspetta e lo osserva attenta, come volesse misurare in anticipo la risposta che sta per arrivare.
Lui la guarda e fa un cenno, la bimba allora apre la mano magra e lui ci
deposita dentro il suo dono marino e con un tocco lieve la stringe.
Lei si ritrae appena, come avesse sentito una fitta, si guarda il palmo
della mano e il piccolo segno rotondo che ci è rimasto stampato sopra.
Ridono, ognuno con un regalo in mano, e senza aggiungere parole riprendono
a giocare e rincorrersi.
Uno scoppio di risata cristallina e ingenua invade la spiaggia e arriva al
largo, a farsi onda increspata.
Loro si siedono obbedienti sullo scalino di pietra, si tolgono la sabbia attaccata ai piedi, rimettono lentamente i sandali puliti, mentre le due famiglie scambiano ancora quattro chiacchiere, salutandosi tra cortesi convenevoli e i complimenti di rito. Arrivano da Roma entrambe, ma innamorati di quella costiera che da Ulisse si allunga fino in piena Campania. La bimba, però, porta dentro il sangue napoletano; lui rimarrà romano verace.
Curioso constatare come quei giochi, quei sorrisi, quell’intesa improvvisa e allegra non li vedrà mai più insieme sulla medesima spiaggia.
Ne calpesteranno di infinite in comune, certo, ma mai nello stesso istante.
Doneranno amori e batticuore, parole, promesse e incanti, tuttavia mai più
ripercorrendo le stesse orme, o sorridendosi addosso con lo stesso respiro.
Saranno sentieri lontani.
A volte si intrecceranno persino con vicende stranamente affini, parallele,
sfiorandosi senza sapersi, ma senza mai ritrovare il fiatone, le risa e quel
modo di battere del cuore che era appartenuto solo a quel giorno, a Scauri.
Non accadrà mai più, per tutta la vita.
Dovranno passare esistenze intere, quasi un’era geologica, perché quelle curiose congiunture astrali riallineino ogni disegno possibile rimettendoli, di nuovo, uno sulla via dell’altro, con una potenza visionaria paziente, tenace, prodigiosa.
Inizi di un tiepido autunno romano del 2026.
Campo dei Fiori di sfondo, con la sua celebre statua in alto, a guardia del
pensiero libero e di una piazza trasformata in vetrina di souvenir per turisti,
poche bancarelle di frutta e verdura a colorare la vita di un tempo ormai scomparso.
Di lato, nascosta, una piccola libreria che sopravvive al vociare sguaiato
e offre il silenzio profumato di carta stampata e varie sale che si susseguono
ordinatamente, una dentro l’altra.
Nell’ultimo ambiente, quasi in penombra, colmo di pubblicazioni di tutti i
tipi e delle ultime novità letterarie, una donna non più giovane è assorta
a sfogliare un libro che l’ha attratta, guarda le pagine che quasi accarezza,
quando un uomo brizzolato e sorridente si avvicina e comincia a frugare tra gli
scaffali, in silenzio.
Appena un cenno di saluto, discreto, cortese. Ognuno cerca qualcosa, senza
sapere esattamente cosa, sospinto da una curiosità che va a toccare, scorrere
titoli e quarte di copertine e perfino odorare ciò che ogni libro può
segretamente offrire.
E in silenzio ne ascoltano l’eco. Come a coglierne il segreto, a intuirlo,
prima di sceglierlo e portarlo via.
All’improvviso un tonfo sordo. Un libro si è improvvisamente staccato
dall’alto ed è caduto sul pavimento, alla base della libreria.
L’uomo e la donna si guardano stupiti, sul viso un punto interrogativo. Si
voltano. Nessuna altra presenza umana in sala.
Quiete totale. Sono assolutamente soli. Attoniti.
Entrambi si avvicinano al libro, per verificarne lo stato di salute, mentre
é ancora a terra, tutto scompaginato.
L’uomo lo raccoglie e lo osserva, è integro, lo richiude delicatamente, é
un’edizione illustrata de “Il piccolo libro delle conchiglie. Gemme della
natura.”
Lei è chinata a terra, accanto a lui, troppo vicina per non accorgersi di
un soffio come di vaga salsedine che le arriva sul viso, vacilla appena, si
appoggia a uno scaffale per rialzarsi e dice con un filo di voce: “Amo le
conchiglie, ne faccio collezione.. da quando ero bambina.. A lei interessano?”
L’uomo non risponde a tono, riesce
appena a dire: “sì, anch’io amo da sempre il mare e tutto ciò che esprime ed evoca,
e a cui non so dare nome..”
Poi prende il libro sopravvissuto e glielo porge. “Le piace? Posso regalarglielo o si offende? Sa, non è così comune che un libro decida di tuffarsi dalla cima di uno scaffale e mi spiacerebbe non coglierne il senso. O sprecarlo.”
Le mani si lambiscono appena e qualcosa che somiglia a un brivido di brezza marina fa sorridere entrambi.
Forse nessuno dei due ricorda distintamente un episodio che li aveva sorpresi a
rincorrersi e ridere allegramente molti anni prima, la memoria sbiadisce e
lascia solo delle tracce sottili sotto pelle o sul palmo di una mano.
Ma stavolta, quelle mani giocose che un tempo si erano solo sfiorate, come
in una promessa implicita di gioco e intesa profonda, sapranno riconoscersi.
E si terranno salde, per il gioco più bello del mondo:
quello a non lasciarsi mai più.
domenica 3 maggio 2026
LA MUSICA DAPPERTUTTO
Milleduecento post ma, colpevolmente, pochi i riferimenti ad un qualcosa di cui difficile possa fare a meno.
La musica.
A casa, in auto, al pc, c’è sempre musica a tenermi compagnia, anche mentre scrivo, leggo, mangio, faccio altre cose.. ci pensavo ieri proprio mentre aggiornavo la “pennetta” che immancabilmente tengo in auto, sottofondo obbligatorio in qualsiasi spostamento.
Un interesse vivo pur non sapendo suonare alcuno strumento, e questo per mia colpa evidente, avendo sempre avuto un pianoforte dai miei, dove il mio papà si esibisce tutt’ora ad orecchio, da autodidatta, e con piacevoli ritorni acustici.
Tuttavia la
passione per la musica ascoltata, l’accaparramento di vinili e cd, la lettura
di rivista specializzate, i tanti concerti cui ho assistito, non è mai venuta
meno.
Il mio primo 45 giri è una rielaborazione di Waldo de Los Rios, la sinfonia n 40 in G minor di Mozart, il mio primo LP In rock, dei Deep Purple.
Due ricordi indelebili, assieme a tutta una memoria storica musicale che lega
momenti importanti (come la colonna sonora scelta per il matrimonio) e quindi diventa anche speciale macchina del tempo che ad ogni determinato ascolto ricrea
atmosfere e sobbalzi emotivi.
I gusti musicali poi si sono evoluti, ma
il rock è rimasto nel cuore, passando dal progressive ma con l’orecchio ad ogni
suono ed ogni genere che stimolasse curiosità, interesse, apprezzamento o anche
solo quiete dell’anima.
E voglio aggiungere la
capacità critica del non-musicista, quella dedizione che mi permette di cogliere
e cullarmi in maestrie e virtuosismi; musica come arredo insostituibile e
immancabile, come ora, mentre scrivo.
Qualcuno potrebbe storcere il naso se affermo che oggi sono un fan dei Coldplay, dei quali non perdo un album, ma l’attenzione accoglie i più svariati impulsi, anche da mondi musicali apparentemente lontani tra loro.
Singolare come sia potuto arrivare a tanta musica di cui sono ora particolare fruitore, magari dopo un ascolto casuale in strada, o dopo averne letto una recensione inconsueta, che mi ha orientato a scoprirne di più, o semplicemente curiosando in internet o su Youtube, o lasciando la tv di sottofondo su qualche canale specializzato..
Il pianoforte di mio padre, e quel suo
incantarsi volando tra i tasti, mi ricorda ogni volta che la musica si può
fare, ma le mie collezioni di LP e cd mi ricordano che la musica si può vivere e
celebrare comunque, nota dopo nota.
giovedì 23 aprile 2026
NOVAFELTRIA E LA VALMARECCHIA
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| Poggio |
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| Sant'Agata Feltria |
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| San Leo |
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| Calanchi del Maioletto |
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| Alferello |
venerdì 20 marzo 2026
LA LIBRERIA DEI LIBRI CHE NON C'ERANO
Era il mio sogno aprire una libreria indipendente.
E grazie alla non indifferente eredità di zia, lo stavo finalmente coronando,
in una zona periferica, senza apparente concorrenza.
Il problema era fare breccia nell’editoria libera, senza sottostare alle
intransigenti leggi di mercato che mi avrebbero imposto libri e autori delle
loro scuderie in cambio di una micragnosa scelta autonoma.
Pregai la zia di sostenere questo progetto bizzarro..
Ed ecco la mattina successiva, la sorpresa a divorarmi vivo!!
Aperta la libreria trovo gli scaffali ricolmi, non
credo ai miei occhi.. non c’è pertugio libero! ..mi avvicino e prendo un volume
a caso: copertina lucida Le
orchidee tristi di Gina Hollister, romanzo del 2016, editrice L’Ampolla,
a fianco La guerra infinita, di Richard
Sybil, editore Hansed, anno 2020, ne prendo altri, nuovi di zecca, tutta roba
mai letta.. e neanche mai sentita nominare.. una miniera di creazioni
letterarie, dal saggio, allo sportivo; dal thriller al brillante; e poi viaggi,
cucina, cinema.. cosa stava succedendo?!? Sto forse rubando letteratura da
universi paralleli?
Una miriade di libri sconosciuti giunti magicamente
a popolare la mia nuova libreria?! .. zia cara ti sei superata stavolta!!.. ne prendo
una decina a caso, impilandoli sul tavolo, per cercare di capire:
Una
vita più che sobria di Alberto Lucilli, editore
Pollini (2001): getto un’occhiata alla quarta di copertina: postino single, molisano,
scopre due alieni nascosti in soffitta da oltre due anni..
Alla
deriva, di Mirceu Gypso, editore Aria (2010). In canotto
in mezzo al nord Atlantico per mesi, quando incontra una nave, scopre che non
c’è nessuno a bordo, per sopravvivere imparerà a far navigare un mercantile..
E’
un brutto momento, di Carl Pilsner (1999), editore Back.
Non doveva suonare a quella porta, tanto meno aspettare che aprissero....
Sogno
fuggito, Michael Brook (2002), editore First.
Un sonno ininterrotto ma che non permette di sognare..
Una
scelta pericolosa, Sophie Antonio Cirrus (2014) editrice
Pink. Voleva diventare donna, lo sapeva fin dall’adolescenza..
Visionarietà,
Andrea Rizzo (2021), editori Sparsi. La vita a volte si ripropone con esatta
frequenza evitando, con mirabolante precisione, le vincite al Lotto.
L’
immaginato che non t’immagini, Antonello Brigida
(2005), editorIncubo. Uscito dal coma crede di stare ancora sognando, finché
non arrivano arretrati dell’Agenzia delle Entrate
Il
nemico magro, Stephen Ming (1976) SushiEditor.
Quella strana sensazione di qualcosa che ti penetra nonostante le attenzioni..
Mondo
incredibile, Vincenzo ‘Ncesecrede (2025), Editore
Altri. Apre una libreria e la scopre ricolma di libri inediti.
La
pesantezza del sasso, Gabriel Rachionne (2014),
Editrice Arcane. Storia di un esploratore di ruscelli e sorgenti alla ricerca
della fonte madre.
Quel
mondo sconosciuto, Titta Perlini (2002), Garlaschelli
Editore. Di notte astronauta, di giorno tabaccaio, fino all’inevitabile
sovrapposizione.
Secondo voi riuscirò a piazzarne qualcuno, magari a
chi viene per Sveva Modigliani, Ian McEwan o Fabio Volo?!
Sarà una sfida interessante, del resto se non il libraio, a divulgare novità,
chi altri?
Poi un giorno entrò quella donna dall’aria sognante,
chiedendo Storia della bambina perduta della Ferrante, la risposta immediata: “Qui
abbiamo solo storie che nessuno le narrerà altrove e, mi permetta, dal suo
sguardo credo che lei abbia proprio bisogno di alimentare curiosità e
visionarietà.. le offro una possibilità, legga questo – mentre le porgo Alla deriva
di Gypso - lo prenda, se non dovesse piacerle semplicemente me lo riporta, ma
sono sicuro che riuscirà a solleticare le giuste corde.
Avverto come questo desiderio in lei, un’avventura dove sentirsi piena
protagonista, dove decidere in autonomia come muoversi. La consapevolezza di una
nuova solitudine a plasmarci e renderci protagonisti, sarà la prima
viaggiatrice di un nuovo mondo”
E da allora ho capito che non siamo noi a cercare
libri, ma loro a cercare noi, e
custodisco ormai da tempo questo immenso privilegio.
E tu? Da quale libro vorresti essere letto,
finalmente?
lunedì 2 marzo 2026
STO SOGNANDO POCO
“Accade sovente che appena sveglio,
lo spettacolo di un sogno - anche dettagliato - mi possieda lucidamente.
Ma il tempo di rendermene conto ed ecco che l’immagine
inizia a liquefarsi,
in perentoria, rapida, irrefrenabile dissolvenza.
Cerco di mettere toppe alla perdita, come ad una crepa
idraulica,
puntello figurazioni, inchiodo sequenze,
ma è sabbia tra le dita, rivoli sbriciolati a diradarsi.
Resto in un attimo svuotato, azzerato, disidratato.
Lavagna intonsa.
Solo vuoto dove tento un vano riposizionamento di vacui tasselli.
Il sogno non è già più,
e forse ho anche solo sognato di sognarlo.”
Avevo già scritto di queste minime disavventure ricorrenti.. ma un amico, proprio parlandone ieri, e sorridendo all’idea, ha formulato la possibilità che esista un posto dove vengano raccolti i pensieri che si diradano, un Ufficio Sogni Smarriti che si mantengono integri proprio perché nessuno cerca di carpirne senso e forma.
Trovano riparo e quiete, e neanche il gestore se ne potrà appropriare, a meno che non li rispedisca dal sogno alla veglia di qualcuno che riesca ad averne più cura, a non perderne l’essenza mischiata ai rumori del disaddormentamento, agli umori della luce che filtra, e che dedichi loro attenzione, ascolto, li accomodi in un lato di pensiero riservato, certo meno cieco e buio di uno scaffale di Sogni Smarriti.
Senza smolecolarli tranciandone la poesia in un risveglio brusco, perché quei puntelli che crediamo di inserire, in realtà, sono rifiuti alla vita alternativa offerta, un negarsi all’immaginazione che vorrebbe prendere parte alla nostra esistenza, mentre viene liquidata senza appello, senza offrirle neanche una possibilità, se non quella sentenza aridamente drastica, del sogno sognato.
Di questo periodo sto sognando poco, probabilmente perché sono ricolmo di sogni ad occhi aperti che rigonfiano la veglia, dormo infatti il minimo sindacale e offro poco fianco ad un’attività notturna particolarmente remuneratrice, in materia di sogni, come se non dovessi - tantomeno volessi - alimentare nessun Deposito dei Sogni, ma tenermi tutto palpabilmente accanto.
sabato 17 gennaio 2026
MALINTESI
Spesso siamo convinti di agire
su una linea comune
con l'universo circostante,
parametri in grado di essere compresi da tutti
esattamente come li descriviamo.
Invece infrangiamo vetri;
inconsapevoli, procuriamo spesso ferite
convinti di elargire carezze.
Accade che quel mondo non coincida col nostro.
Ci osservi da altre vette, lontananze diverse,
storie differenti,
e curi altri universi, sensibilità distinte,
che sfuggono ad errate,
probabilmente approssimative,
indagini.
E noi che si va a tentativi,
finiamo col chiederci:
ma se siamo (siete) così sensibili, perché non una pagina word,
o meglio ancora un anonimo bloc notes,
anziché un blog?
Perché non dialogare con se stessi,
anziché credere di poter frequentare il mondo
senza danneggiarlo e,
decisamente più importante,
senza esserne danneggiati?
mercoledì 7 gennaio 2026
DANIELE VERZETTI, BLOGGER
"Daniele Verzetti era un blogger come noi che è venuto a mancare nel
gennaio del 2025. A un anno dalla sua morte lo vogliamo ricordare con un
pensiero, un suo verso, un'immagine. L'abbiamo conosciuto in tanti, con
lui abbiamo dialogato amabilmente, a volte discusso polemicamente, ma
sempre in modo civile. Daniele aveva delle idee forti e le esprimeva in
modo libero nella sua Agorà, con poesie, scritte o video, impegno civile
e collaborazioni con altri blogger. Per questo ha lasciato dietro di se
un ricordo bello nella blogosfera. Per questo vogliamo ricordarlo.
Unisciti a noi il 15 gennaio"
Mi unisco volentieri - anche se velato di profonda malinconia - al ricordo di Daniele, scomparso improvvisamente ad inizio 2025.
Era una persona con la quale intrattenevo dialogo, mail, contraddittori, foto e scambi di opinione a prescindere dalla convenzionale e consueta via che unisce una rete di bloggers.
E c'eravamo sfiorati, a Genova, per un incontro di persona poi sfumato.
Con Daniele esisteva empatia, stima, rispetto, che superavano serenamente tante divergenze sulle più svariate opinioni, dalla politica fino al calcio.
Ci univano soprattutto la poesia, la complicità, la franchezza, e mi piaceva quel suo fervore su piccole e grandi questioni, ma sempre con una passione ed un coinvolgimento fuori dal comune che trovavo encomiabili.
Ci lascia un ricordo che rimarrà nel tempo.
Un blogger "scomodo", come ti ha definito con efficacia il comune amico Diego. Scomodo e necessario.
Ciao Daniele.
"Una malinconica giornata di sole
Non è un lasciapassare verso nuove speranze
Ma solo quello che vediamo
Una malinconica giornata di sole
Una carezza pietosa e compassionevole
Pronta a sussurrarti all'orecchio:
"Hai fatto il possibile
Di più non potevi ottenere"















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