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| Poggio |
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| Sant'Agata Feltria |
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| San Leo |
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| Calanchi del Maioletto |
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| Alferello |
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| Calanchi del Maioletto |
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| Alferello |
Era il mio sogno aprire una libreria indipendente.
E grazie alla non indifferente eredità di zia, lo stavo finalmente coronando,
in una zona periferica, senza apparente concorrenza.
Il problema era fare breccia nell’editoria libera, senza sottostare alle
intransigenti leggi di mercato che mi avrebbero imposto libri e autori delle
loro scuderie in cambio di una micragnosa scelta autonoma.
Pregai la zia di sostenere questo progetto bizzarro..
Ed ecco la mattina successiva, la sorpresa a divorarmi vivo!!
Aperta la libreria trovo gli scaffali ricolmi, non
credo ai miei occhi.. non c’è pertugio libero! ..mi avvicino e prendo un volume
a caso: copertina lucida Le
orchidee tristi di Gina Hollister, romanzo del 2016, editrice L’Ampolla,
a fianco La guerra infinita, di Richard
Sybil, editore Hansed, anno 2020, ne prendo altri, nuovi di zecca, tutta roba
mai letta.. e neanche mai sentita nominare.. una miniera di creazioni
letterarie, dal saggio, allo sportivo; dal thriller al brillante; e poi viaggi,
cucina, cinema.. cosa stava succedendo?!? Sto forse rubando letteratura da
universi paralleli?
Una miriade di libri sconosciuti giunti magicamente
a popolare la mia nuova libreria?! .. zia cara ti sei superata stavolta!!.. ne prendo
una decina a caso, impilandoli sul tavolo, per cercare di capire:
Una
vita più che sobria di Alberto Lucilli, editore
Pollini (2001): getto un’occhiata alla quarta di copertina: postino single, molisano,
scopre due alieni nascosti in soffitta da oltre due anni..
Alla
deriva, di Mirceu Gypso, editore Aria (2010). In canotto
in mezzo al nord Atlantico per mesi, quando incontra una nave, scopre che non
c’è nessuno a bordo, per sopravvivere imparerà a far navigare un mercantile..
E’
un brutto momento, di Carl Pilsner (1999), editore Back.
Non doveva suonare a quella porta, tanto meno aspettare che aprissero....
Sogno
fuggito, Michael Brook (2002), editore First.
Un sonno ininterrotto ma che non permette di sognare..
Una
scelta pericolosa, Sophie Antonio Cirrus (2014) editrice
Pink. Voleva diventare donna, lo sapeva fin dall’adolescenza..
Visionarietà,
Andrea Rizzo (2021), editori Sparsi. La vita a volte si ripropone con esatta
frequenza evitando, con mirabolante precisione, le vincite al Lotto.
L’
immaginato che non t’immagini, Antonello Brigida
(2005), editorIncubo. Uscito dal coma crede di stare ancora sognando, finché
non arrivano arretrati dell’Agenzia delle Entrate
Il
nemico magro, Stephen Ming (1976) SushiEditor.
Quella strana sensazione di qualcosa che ti penetra nonostante le attenzioni..
Mondo
incredibile, Vincenzo ‘Ncesecrede (2025), Editore
Altri. Apre una libreria e la scopre ricolma di libri inediti.
La
pesantezza del sasso, Gabriel Rachionne (2014),
Editrice Arcane. Storia di un esploratore di ruscelli e sorgenti alla ricerca
della fonte madre.
Quel
mondo sconosciuto, Titta Perlini (2002), Garlaschelli
Editore. Di notte astronauta, di giorno tabaccaio, fino all’inevitabile
sovrapposizione.
Secondo voi riuscirò a piazzarne qualcuno, magari a
chi viene per Sveva Modigliani, Ian McEwan o Fabio Volo?!
Sarà una sfida interessante, del resto se non il libraio, a divulgare novità,
chi altri?
Poi un giorno entrò quella donna dall’aria sognante,
chiedendo Storia della bambina perduta della Ferrante, la risposta immediata: “Qui
abbiamo solo storie che nessuno le narrerà altrove e, mi permetta, dal suo
sguardo credo che lei abbia proprio bisogno di alimentare curiosità e
visionarietà.. le offro una possibilità, legga questo – mentre le porgo Alla deriva
di Gypso - lo prenda, se non dovesse piacerle semplicemente me lo riporta, ma
sono sicuro che riuscirà a solleticare le giuste corde.
Avverto come questo desiderio in lei, un’avventura dove sentirsi piena
protagonista, dove decidere in autonomia come muoversi. La consapevolezza di una
nuova solitudine a plasmarci e renderci protagonisti, sarà la prima
viaggiatrice di un nuovo mondo”
E da allora ho capito che non siamo noi a cercare
libri, ma loro a cercare noi, e
custodisco ormai da tempo questo immenso privilegio.
E tu? Da quale libro vorresti essere letto,
finalmente?
“Accade sovente che appena sveglio,
lo spettacolo di un sogno - anche dettagliato - mi possieda lucidamente.
Ma il tempo di rendermene conto ed ecco che l’immagine
inizia a liquefarsi,
in perentoria, rapida, irrefrenabile dissolvenza.
Cerco di mettere toppe alla perdita, come ad una crepa
idraulica,
puntello figurazioni, inchiodo sequenze,
ma è sabbia tra le dita, rivoli sbriciolati a diradarsi.
Resto in un attimo svuotato, azzerato, disidratato.
Lavagna intonsa.
Solo vuoto dove tento un vano riposizionamento di vacui tasselli.
Il sogno non è già più,
e forse ho anche solo sognato di sognarlo.”
Avevo già scritto di queste minime disavventure ricorrenti.. ma un amico, proprio parlandone ieri, e sorridendo all’idea, ha formulato la possibilità che esista un posto dove vengano raccolti i pensieri che si diradano, un Ufficio Sogni Smarriti che si mantengono integri proprio perché nessuno cerca di carpirne senso e forma.
Trovano riparo e quiete, e neanche il gestore se ne potrà appropriare, a meno che non li rispedisca dal sogno alla veglia di qualcuno che riesca ad averne più cura, a non perderne l’essenza mischiata ai rumori del disaddormentamento, agli umori della luce che filtra, e che dedichi loro attenzione, ascolto, li accomodi in un lato di pensiero riservato, certo meno cieco e buio di uno scaffale di Sogni Smarriti.
Senza smolecolarli tranciandone la poesia in un risveglio brusco, perché quei puntelli che crediamo di inserire, in realtà, sono rifiuti alla vita alternativa offerta, un negarsi all’immaginazione che vorrebbe prendere parte alla nostra esistenza, mentre viene liquidata senza appello, senza offrirle neanche una possibilità, se non quella sentenza aridamente drastica, del sogno sognato.
Di questo periodo sto sognando poco, probabilmente perché sono ricolmo di sogni ad occhi aperti che rigonfiano la veglia, dormo infatti il minimo sindacale e offro poco fianco ad un’attività notturna particolarmente remuneratrice, in materia di sogni, come se non dovessi - tantomeno volessi - alimentare nessun Deposito dei Sogni, ma tenermi tutto palpabilmente accanto.
Spesso siamo convinti di agire
su una linea comune
con l'universo circostante,
parametri in grado di essere compresi da tutti
esattamente come li descriviamo.
Invece infrangiamo vetri;
inconsapevoli, procuriamo spesso ferite
convinti di elargire carezze.
Accade che quel mondo non coincida col nostro.
Ci osservi da altre vette, lontananze diverse,
storie differenti,
e curi altri universi, sensibilità distinte,
che sfuggono ad errate,
probabilmente approssimative,
indagini.
E noi che si va a tentativi,
finiamo col chiederci:
ma se siamo (siete) così sensibili, perché non una pagina word,
o meglio ancora un anonimo bloc notes,
anziché un blog?
Perché non dialogare con se stessi,
anziché credere di poter frequentare il mondo
senza danneggiarlo e,
decisamente più importante,
senza esserne danneggiati?
"Daniele Verzetti era un blogger come noi che è venuto a mancare nel
gennaio del 2025. A un anno dalla sua morte lo vogliamo ricordare con un
pensiero, un suo verso, un'immagine. L'abbiamo conosciuto in tanti, con
lui abbiamo dialogato amabilmente, a volte discusso polemicamente, ma
sempre in modo civile. Daniele aveva delle idee forti e le esprimeva in
modo libero nella sua Agorà, con poesie, scritte o video, impegno civile
e collaborazioni con altri blogger. Per questo ha lasciato dietro di se
un ricordo bello nella blogosfera. Per questo vogliamo ricordarlo.
Unisciti a noi il 15 gennaio"
Mi unisco volentieri - anche se velato di profonda malinconia - al ricordo di Daniele, scomparso improvvisamente ad inizio 2025.
Era una persona con la quale intrattenevo dialogo, mail, contraddittori, foto e scambi di opinione a prescindere dalla convenzionale e consueta via che unisce una rete di bloggers.
E c'eravamo sfiorati, a Genova, per un incontro di persona poi sfumato.
Con Daniele esisteva empatia, stima, rispetto, che superavano serenamente tante divergenze sulle più svariate opinioni, dalla politica fino al calcio.
Ci univano soprattutto la poesia, la complicità, la franchezza, e mi piaceva quel suo fervore su piccole e grandi questioni, ma sempre con una passione ed un coinvolgimento fuori dal comune che trovavo encomiabili.
Ci lascia un ricordo che rimarrà nel tempo.
Un blogger "scomodo", come ti ha definito con efficacia il comune amico Diego. Scomodo e necessario.
Ciao Daniele.
"Una malinconica giornata di sole
Non è un lasciapassare verso nuove speranze
Ma solo quello che vediamo
Una malinconica giornata di sole
Una carezza pietosa e compassionevole
Pronta a sussurrarti all'orecchio:
"Hai fatto il possibile
Di più non potevi ottenere"
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| Cartolina concorso Scripta Ludus |
Dal concorso Scripta Ludus della mitica Luz del blog Io, la letteratura, e Chaplin,
ecco il mio incipit vincitore, pari merito con Marina Guarneri, direttamente ispirato dall'illustrazione qui sopra.
Invitiamo ogni blogger di ogni ordine e grado a prendere nota dell'evento e delle successive edizioni, cui faremo comunque discreta pubblicità.. non troppa però altrimenti le probabilità di vincere mi si andrebbero assottigliando.. ihih..
"Il fuoco nel camino crepitava, ed era probabilmente l’unica
fonte di calore a non tradire, a differenza di tutto il resto.
In silenzio padre e figlio cercavano di creare atmosfera dal nulla ma i
pensieri viaggiavano altrove, e in direzioni differenti.
“No Giorgio, la mamma credo proprio che non lo vedrà l’albero, comunque un
bella stella luminosa la mettiamo; che si scorga a distanza, e la Befana magari
riempirà anche la sua calza appesa”.
Il papà parlava lentamente, come sospeso tra la speranza da trasmettere a
Giorgio e quel sostenere un’ostinata lotta all’evidenza.
E chissà, pensava, in
qualche angolo della sua coscienza il Natale riuscirà a smuovere qualcosa di
buono, sempre che riesca a trovarlo.
“Ci lascerà soli anche stavolta? Forse siamo stati noi quelli incapaci di
comprendere e non abbiamo fatto mai abbastanza, o piuttosto io non ho fatto
nulla, affinché l’irreparabile non accadesse.. certo è stata dura cavarcela,
senza che tua madre si facesse viva una sola volta, specie questo ultimo anno,
anche se alla fine manca, e so che manca tanto a te.”
Giorgio, assorto, continuava a tendere luminarie al padre, tra i luccichii
della camera che tante volte li aveva visti giocare e sorridere come una
famiglia serena, ricordava i sorrisi della mamma, si chiedeva di continuo cosa
potesse aver fatto di così brutto per meritarsi quell’abbandono, senza di lei era
davvero dura, anche se papà si prodigava i tutti i modi e cercava di farlo
sentire meno a disagio possibile, ma le feste, nonostante luci e addobbi,
nascondevano solo malinconia.
Uno scampanellio lo ridestò improvvisamente..
“Suonano alla porta!! Vado a vedere.. magari è lei!..”
Giorgio era raggiante mentre correva quasi alla porta, il papà un po’ meno,
temeva la polizia, piuttosto, che mai aveva creduto a quell’allontanamento
volontario e lo stava torchiando da tempo, quel papà amorevolmente afflitto e,
all’apparenza, inoffensivo.."
Con l'occasione i migliori Auguri di Buone Feste all'intero universo blogger!!
C’ho pensato l’altro giorno, aggirandomi al
supermercato, nell’enorme settore dedicato a panettoni e pandori.
Guardavo distrattamente l’infinità varietà dell’offerta fino a fare caso al
minuscolo dettaglio che sembrava sfuggire e solleticarmi contemporaneamente.
Non c'erano panettoni classici.
Non vedevo un solo
panettone classico.
Insomma, quello che nasce esclusivamente con canditi e uvetta.
Ho pensato dapprima ad una svista,
poi ho cominciato
a leggere attentamente.
La cosa meno rivoluzionaria era la variante senza
canditi e/o uvetta. Poi si passa al panettone alle pere, al cioccolato, al
caffè, alle ciliegie, al limoncello, al prosecco;
ripieni, a strati, in
svariate forme geometriche;
e panettoni in tutte le possibili modalità offerte
dalla farcitologia mondiale ma non uno - ripeto - con quei due minimi ingredienti che lo hanno
tenuto a battesimo.
Mi chiedo allora, perché non vi comprate un pandoro?
Apro l’anta e rimango basito.
Dentro come un buio nebuloso ma puntellato di stelle luccicanti, scie sfolgoranti a brillare tra le camicie appese, un micro mondo di astri, galassie, pianeti e comete che affondano nell’oscurità, ma al contempo la rendono palpabile, come i maglioni ben ripiegati.
Mi sorridono gli occhi di fronte a questo spettacolo inatteso, un vorticare di asteroidi, lune, satelliti rifulgenti e corpi celesti circondati di anelli gassosi, immagino e vedo raggi cosmici e onde gravitazionali, supernove e lucide reminescenze di Interstellar.
Atmosfere
di particelle impazzite come lucciole prigioniere tra un cappotto e una giacca
a vento, planetario vivido e iperspaziale tra grucce appese e aurore boreali sospese, traiettorie
solari e un immaginario ancora intento a stupire..
“Amore vieni a vedere cosa c’è nell’armadio!!
- Hai visto? Volevi un po’ di “spazio”?
Bastava chiedere.. -
Michele
Wordpress se ne stava
in poltrona senza fiatare, rimirava le statistiche vincenti della sua
piattaforma, sorseggiando il suo cognac preferito.
"Mi perdoni signore, in
anticamera ci sarebbe Camillo Blogger, chiede di essere ricevuto."
Michele alzò
appena lo sguardo, e fece un cenno affermativo, non si aspettava una visita
diretta, ma meglio così, avrebbe messo in chiaro le gerarchie una volta per
tutte.
"Ciao
Michele!" esordì l’ospite con un sorriso fin troppo rilassato, quasi
spensierato. "Perdona l’autoinvito ma ci sono un paio di questioni che
dobbiamo chiarire: dovresti smetterla di porre dazi e cappioli tecnici a
chiunque dei miei voglia farti visita, magari lasciando un semplice saluto. Si
tratta di visite di cortesia, nessuno vuole rubarti terre rare..."
"Ma figurati
se osteggio i rapporti!" rispose Michele con un tono misurato, quasi
paterno. "Purtroppo ci sono regole di sicurezza che da te nessuno ha mai
applicato, quindi sarebbe il caso che vi adeguaste."
"Strano
perché le difficoltà le trovano anche i tuoi quando vogliono fare un salto da
me," ribatté Camillo accomodandosi. "Sembra quasi che
l’eccesso di... come li chiami tu? Ah, sì: plugin, temi premium e upload appesantiscano i tuoi utenti fino ad impedirne le più semplici esplorazioni, devono rimanere spesso Anonimi perché, provenendo da una
piattaforma oscurantista, trovano difficoltà anche solo a presentarsi, e neanche possono commentare, sul loro stesso blog, i corretti e garbati
interventi di chi proviene da Blogger.
Michele
accennò un sorriso sornione. "Stai confondendo l'essenziale con l'elementare.
La pesantezza, come la chiami tu, è il prezzo della libertà assoluta e della potenza.
I miei iscritti scelgono se essere un semplice diario, una rivista con ambizioni
da influencer o una intranet aziendale.
La complessità, e qualche magagna tecnica, è dovuta al fatto che
posso essere tutto, evitando ogni inconveniente.
Da voi si leggono essenzialmente... diari, tenuti da ospiti di Google, carino e
gratuito, certo, non una vera e propria piattaforma open-source con un mercato
di estensioni che vale miliardi."
Camillo
incrociò le gambe. "Capisco il tuo punto, ma non tutti hanno bisogno di un
SUV per andare a comprare il pane. Il più classico dei blogger, dei nostri blogger, vuole solo
scrivere.
Desidera semplicità. E per quanto tu sia 'libero' e 'potente', i tuoi
sono sollecitati a richiedere spesso anche un
investimento iniziale: Hosting, dominio, temi a pagamento...
Nulla di ciò tra i miei residenti. Hanno tutto gratis, direttamente da un colosso (Google, n.d.r.) che non fallirà domani.
Non c’è nulla di 'elementare' nel mettere il blogging a
disposizione di tutti, senza barriere economiche o tecniche."
"La vera
libertà ha un costo. Io offro il dominio
completo sui contenuti," replicò il deus ex machina di Wordpress, e
il tono si era fatto più incisivo.
"Se domani il tuo colosso decidesse di chiudere
baracca e burattini, come ha fatto con tanti altri progetti?
I tuoi scrivono per cortese concessione.
I miei utenti possiedono la casa, le fondamenta e
persino il terreno.”
"È uno spauracchio che usi da anni. Intanto la piattaforma continua a
crescere proprio tra chi è alle prime armi e non vuole grattacapi, e con
un'indicizzazione che, non a caso, è garantita dal mio... “parente stretto”, diciamo così".
Camillo fece un gesto vago verso il cielo, alludendo a Google.
La potenza, senza un controllo diretto, dall’alto, è anche un rischio costante.
Noi offriamo la “sicurezza” gestita e centralizzata. Zero pensieri."
Michele si
alzò, credendo di concludere l'incontro.
"È vero. Aderire a Wordpress richiede responsabilità e manutenzione. Ma offre la possibilità
di allenare quel “professionista” che ognuno di noi culla.
La maggior parte dei siti web di maggior successo, delle più grandi testate
giornalistiche, e oltre il 40% dell’intero web si affida alla mia architettura.
Questo non è un caso.
Quando l'ambizione supera il semplice hobby, l'unica scelta è stare dalla mia
parte."
Si avvicinò e tese la mano. "Passa pure quando
vuoi, Camillo. Ma la prossima volta, ricordati: un vestito semplice può farti
sentire a tuo agio, ma solo un'armatura completa ti rende invincibile. E ora,
scusami, devo autorizzare il lancio di un nuovo tema per un noto quotidiano, sai..
di quelli che si rivolgono.. a noi."
A quel punto Camillo strinse la
mano, ma il suo sorriso si fece più tagliente. "Prima di andare, Michele,
c'è un'ultima cosa che volevo dirti: stai diventando un gigantesco cartellone
pubblicitario."
Michele si irrigidì. "A
cosa ti riferisci?"
"Ai banner
pubblicitari. Quelli che tu hai iniziato a imporre sempre più aggressivamente
sui blog dei tuoi utenti gratuiti e senza che loro possano toglierli o, peggio,
senza che possano guadagnarci un centesimo,"
Camillo si sporse in avanti, abbassando la voce in un tono di confidenza
pungente
"I tuoi utenti vogliono scrivere, vogliono la libertà, ma tu stai
lentamente soffocando i loro contenuti sotto i tuoi messaggi
promozionali, trasformandoli in veicoli pubblicitari per il tuo brand."
"È il costo del servizio e
del supporto che offriamo a milioni di utenti gratuitamente," si difese
Michele, tamburellando le dita sul bracciolo della poltrona. "Dobbiamo pur
sostenere i costi dell'infrastruttura mondiale che mantengo in piedi.
È un compromesso necessario per chi sceglie il piano Free."
"Compromesso? Tu stai
contaminando i loro contenuti con la tua pubblicità," ribatté Camillo
scuotendo la testa. "Noi siamo gratuiti da decenni, ma Google rispetta la
relazione tra l’autore e il lettore. I banner di AdSense sono ancora a
discrezione del blogger, che ne trattiene la maggior parte del ricavo. I miei
utenti guadagnano se scelgono di monetizzare, oppure possono
mantenere il loro spazio pulito e intatto. Nessuno si sveglia e trova una
bandiera commerciale sventolare senza permesso in mezzo al proprio lavoro.
Sarà un’armatura Wordpress ma costi e marchette cominciano ad incidere!"
Camillo si alzò, il tono ora
soddisfatto:
"I tuoi credono di avere più controllo, ma tu hai appena dimostrato che il
controllo finale ce l'hai tu, usando le loro pagine come spazio pubblicitario.
Il nostro punto di forza non è solo l’essere gratuito e facile: è
l'essere una casa ospitale e dove il proprietario ha sempre voce in
capitolo, e dove ospitare commenti e contradditori risulta elementare, da
qualunque piattaforma provenga. Forse è questo che ti spaventa, l’ibridazione
di scambi, idee, amicizie, crescite.
Questo, mio caro, è il motivo per cui milioni di blogger continuano a preferire
la semplicità.
Michele si limitò a fissarlo, il sorriso forzato sparito, sostituito da una
smorfia contrariata.
Non poteva negare che il malcontento per i banner invasivi, fosse una spina nel
fianco.
Camillo si esibì in un inchino
ironico. "Allora a presto, carissimo.
Torno a godermi la spontaneità di milioni di blog che nascono ogni giorno,
senza clamore e senza manutenzione e la consapevolezza di poter vagare per il
web a proprio piacimento, senza nessun paletto. Salutami il consulente
SEO!"
MILLEDUECENTO
Cento l’anno praticamente.. un’infinità di idee e frullamenti d’anima, un crescere e un rivelarsi, prima di tutto a me stesso.
Un
sistema comunicativo liberatorio e creativo, un briefing continuo coi miei
neuroni residui, un aggiornamento costante.
Un monitoraggio che tiene
innanzitutto profonda compagnia.
Il blog come alleato, sfogo, sport in solitaria,
riserva indiana (citando Stefano Massini), accumulo compulsivo di ideuzze,
stravaganze, ghirigori di coscienza, affreschi vita da appuntare con cura
affinché tutto non scivoli via, nell’oblio ricattatorio dell’età.
Milleduecento post!.. non ci credo quasi..
“C'è
sempre una vecchia storia che viaggia,
e cioè che non sia vero che scriviamo per noi.
Ma è come il respiro, ognuno respira per se.”
Questo
scrivevo in occasione dei 1000 post, dopo dieci anni.
Lo
sottoscriverò in occasione dei vent'anni, un dio volendo.
L’input me l’ha fornito un articolo su Robinson, a
firma del biologo Daniel Lumera, in occasione di Ulisse Fest, la festa del
viaggio patrocinata - ma guarda un po’! - da Lonely Planet, la madre di tutte le guide
turistiche.
Lumera
esalta il viaggio interiore, in parallelo - ma di ancor più vitale importanza -
con quello esterno: non solo passeggiare sui luoghi, ma dentro di essi, e contemporaneamente
dentro di noi, con la lentezza necessaria ad assimilare, creando un tutt’uno
con le nostre sensazioni, connettendoci, rigenerandoci.
“Non
vi è insetto che sappia di essere posato sull’altare di una cattedrale e che
quella cattedrale sia in una determinata città, regione, Stato”
Noi si invece, li assimiliamo per poi generarli di nuovo, questi processi all’interno di noi, creandone ulteriori.
Un’armonia primordiale che va oltre il guardare il
panorama, l’assaggiare una pietanza mai vista prima, seguire sentieri per
chilometri.
Un viaggio unico, senza
checkin, senza valigia: viaggio essenziale, spesso rimandato, che può generare
apprensione ma anche solleticare incredibili cambi di prospettiva, svelarci
anse sconosciute, luoghi fantastici forse solo supposti in attimi di
rimestamento di cuore.
Il viaggio senza mappa,
dove dobbiamo essere disposti a scoprire invece di accontentarci e subire, scommettere
sui bivi.
Anche il bagaglio è anomalo, senza neanche riflettere sul cosa
portare.. faremo acquisti, torneremo con qualche strano souvenir?
Pensiamo di trovare qualcosa di differente dal perfetto meccanismo biologico
che ci contraddistingue?
Possiamo immaginare l’origine della curiosità?
Come un fiume che sgorghi, comunque, da un principio emotivo?
Siamo consapevoli che potremo trovarci dinanzi a carte da sempre coperte, nascoste, mai vagheggiate?
Roba scomoda a volte, ma autentica, in continuo subbuglio, questo è certo, magma vulcanico che non si solidifica mai, ribolle come moto ondoso a scoperchiare sollecitazioni.
Oppure.. potremmo rivelarci arido deserto,
cielo buio come pece, vertigine silenziosa a pescare nel nulla.
Ma non era meglio se
prenotavo un quattro stelle a Ventotene?
https://iolaletteraturaechaplin.blogspot.com/2025/10/scripta-ludus-5-gli-incipit-in-gara.html
La nostra amica Luz coi suoi giochi intriganti.
Invito tutti i miei lettori a partecipare alla votazione, seguendo le regole che troverete nel link.
Buona lettura!
Terrore del vuoto.
Definito così - semplicemente - anche da Wikipedia.
Bisogno di riempire la vita di cose da fare.
Un blog ad esempio.
E il blog, di post.
E il post, di parole.
Che indichino cosa pensi, come trasmetterlo, se la comunicazione intrighi, crei ascolto, attenzione, curiosità.
E se questa attenzione generi poi accortezza, l'interesse altrui; stimolando a loro volta il mio in un'operazione reciproca di alimentazione, crescita, sviluppo, un minimo di riflessione.
Ma se parlassi solo di me invece?
Come fossi alla scrivania con carta e penna, comunicandolo a me questo disagio, questa necessità, volendo evitarlo io questo "vacui" che preoccupa;
questa assenza di pensiero e azione che qualche volta ti obbliga a guardarti allo specchio anche senza specchio, ti intima di osservarti dentro a tuo esclusivo beneficio, rivelando quello che sei anche al tuo ego più ostinato.
In Giappone ne fanno virtù, ne traggono sollievo.
Ma quello è davvero un altro stile di vita.
E non per forza migliore.
Comunque questo diventerà un post e quindi già sono fuori strada.
Scrivo per me, ma so che leggerete.
Mi sto esponendo realmente, o tengo carte così nascoste da non riuscire a trovarne neanche io in una personalissima caccia al tesoro, da indire non appena la noia si affaccerà curiosa?
E voi, riuscite mai a parlarvi davvero, da soli,
faccia a faccia, guardandovi negli occhi?
Magari non se ne parla, ma frequentando case di
amici, conoscenti, parenti ma anche hotel e svariati servizi igienici pubblici, alla fine può emergere uno degli interrogativi che assillano l’umanità: notare che
non è affatto universale il sistema di posizionamento del rotolo di carta
igienica nell’apposito supporto atto a srotolarlo.
Solitamente lo constatiamo solo in quegli attimi di intimo
raccoglimento, e ci rendiamo conto di non essere gli unici portatori di verità, ma esistono praticamente due scuole di pensiero: un sistema over,
secondo cui la carta scende frontalmente, e un sistema under, che la fa venire
giù dal lato parete.
E comunque in crescita il movimento che lascia il rotolo sul termosifone o su
qualsiasi mensola o superficie di comodo in prossimità del water, bypassando più o meno elegantemente, il dilemma.
Tornando alle principali correnti di giudizio, la prima sarebbe quella ufficiale - che da sempre utilizzo anche io, ed in effetti legato a tradizioni
e abitudini familiari -, ma ufficialmente introdotta e illustrata nientepopodimeno che
dall’inventore, del porta rotolo della carta igienica, Seth Wheeler nel 1891.
E qui sotto, esaustiva illustrazione a corredo:
Credo comunque che si tratti di una di quelle
consuetudini di famiglia che finiscono per divenire bagaglio di
tanti nostri inconsapevoli comportamenti.
Inseribili serenamente tra quelli innocui..
Fateci caso la prossima volta, in seduta di gabinetto.
Il caso, spesso bizzarro, volle che nella palazzina
A del comprensorio di Montesacro, a vent’anni dalla sua costruzione, e dopo
un’alternanza di inquilini abbastanza frequente ed eterogenea, venissero a
ritrovarsi, contemporaneamente, ben quattro coppie di insospettabili killers.
Angelo e Antonia, con due bimbi piccoli, sicuramente i più esperti, lui
dirigente di una Agenzia di Statistica, lei maestra di scuola infanzia; con attività parallela in coppia, fin da fidanzati. Scrupolosi e
precisi, amanti in maniera patologica della loro tendenza omicida ma anche
perfettamente integrati come contabile amministratore lui, e amorevole maestra
lei, affettuosi coi figli, cordiali col vicinato; una coppia micidiale con
all’attivo un centinaio di esecuzioni.
Omar e Sandro, coppia omosessuale con atteggiamenti non proprio riservati, era
stata accettata serenamente perché comunque in grado di propagare una simpatica
e contagiosa alchimia, operano per conto di grosse aziende nel campo di spionaggio
industriale internazionale e, a copertura, coordinano una libreria di quartiere,
dove spesso organizzano incontri con autori e gruppi di lettura; cinici e devastanti
sul lavoro quanto empatici e benevoli nei rapporti condominiali.
Lucy e Aguirre, marito e moglie spagnoli, trapiantati in Italia dall’Andalusia,
lavorano su commissione ma su media scala, principalmente sullo sfondo di
richieste private: gelosie, piccoli ricatti, tradimenti da redimere col sangue.
Gestiscono un piccolo ristorante etnico, dove
spesso accolgono, tramite reti fidate, clienti indirizzati per discutere circa la loro
attività più redditizia.
Infine, proprio ad inizio anno, arrivano anche Luisa e Franco, con precedenti
matrimoni a carico, finalmente sembrano aver trovato il condominio ideale ed un
luminoso appartamento al quarto piano, entrambi pensionati, ma dedicati da
sempre, anima e corpo, all’eliminazione fisica di personaggi scomodi, principalmente
in ambito politico, fiore all’occhiello
la specializzazione nel far apparire ogni morte come accidentale.
Meno bizzarro, invece, il caso che nessuno sapesse dell’altro, poiché
certe attività trasversali viaggiano per compartimenti stagni, dove ognuno ha
un fottuto interesse a mantenere le fonti segrete.
Ma, nello specifico, esisteva un disegno
precisissimo architettato dal mandante di ogni loro attività delittuosa, la più
insospettabile di tutti: Donna Esmeralda
della palazzina C, criminale di vecchissima data ma ormai vicino ad essere
vecchissima anche lei, per quanto ancora arzilla, vispa, cinica, sveglissima.
Diabolica.
Esmeralda voleva i suoi pupilli sott’occhio, a gestirne più comodamente i
movimenti, per quanto conoscesse benissimo i rischi cui andava incontro.
E bastò poco perché il composto involontario venutosi
a creare, si rivelasse tutto meno che innocuo.
Troppo attrito a contatto necessitava di un’appena misera scintilla, e se ne resero
conto gli abitanti di mezzo quartiere quando, durante l’ultima accesissima
riunione di condominio, le quattro coppie presenti in contemporanea,
indispettite per alcune pretese del resto del comprensorio circa
l’installazione di telecamere di sorveglianza nelle aree comuni, vennero meno
alle più elementari regole.
Quelle del rimanere nell’ombra, quasi invisibili, scatenando
una resa dei conti con ogni arma di fuoco disponibile dove rimase superstite (e forse qua nessuna ombra di caso bizzarro..) solo Donna Esmeralda, che riuscì anche a nascondere il suo Winchester a canne mozze
sotto una BMW nera abbandonata da mesi nel parcheggio, millantando in seguito la
più totale estraneità alla efferata carneficina.
Occhio ai vicini quindi, e se organizzano innocui apericena, magari è solo per capire se
custodite qualche Guttuso a parete, o se possedete gli esatti requisiti per
poter entrare nella loro collezione di salme illustri..
La montagna decide lei,
ti svegli al mattino e ti occupa l’orizzonte,
allora comprendi che dovrai percorrerlo quel mondo,
per scorgerne di nuovo,
tra sentieri di silenzio che ti
avvolgono alle cime attorno.
Tutto diventa un vestito da indossare
che si adatta perfettamente a ritmo e movimenti, muscoli e tendini,
sguardo e cuore a collezionare scenari differenti ad ogni lieve scollinare,
e ti senti al riparo anche mentre pioviggina a stille,
e di quelle gocce riconosci l’eco di ognuna,
mentre attraversano il cielo, e tu con loro.
Mi sta guardando, forse gli piaccio, ecco che mi
prende, mi palpa per bene, capisce che sono praticamente nuova.. chiama la
moglie poco più in là.. “Guarda che carina questa! La prendo!”
Ormai sono sua.. per appena 2 euro.. io che nella
mia prima vetrina avevo un cartellino che ne indicava 36, di euro; puro cotone, polsini con doppio bottone,
colletto stretto, una fantasia davvero intrigante..la targhetta con la marca
invece mi è stata portata via, ma vi racconterò con calma.. all’epoca fui
venduta per un regalo, ma la ragazza che mi comprò litigò col fidanzato e non
venni mai consegnata, forse per rabbia venni deposta in uno di quei cassonetti
gialli per i vestiti usati e dismessi, io!.. praticamente nuova di zecca!! Una notte
lo scassinarono e mi ritrovai in una roulotte di gitani, quello che sembrava il
capo disse che potevo servire come merce di scambio, tutta incartata e
ripiegata com’ero ancora.. giunsi in una casa di riposo dove forse avvenivano
traffici loschi, l’infermiera cui ero stata consegnata pensò che ero troppo
giovanile per i frequentatori di una RSA, la regalò al figlio imbarcato per
mare, anche lui la tenne chiusa, memoria di una casa lontana e di un affetto di
mamma vista sempre troppo poco, ma la mano furtiva che un giorno la sottrasse non
aveva idea di quanto sentimento in quel cotone ripiegato.. fui consegnata ad un
commerciante di vestiti trafugati e spedito come donazione in un altro paese
ancora, l’autista mi adocchiò quasi subito e decise che andavo bene per lui,
strappò via l’etichetta probabilmente per dissimulare il furto, e per me fu
dolore più intenso di quel mio peregrinare senza fine.. era come uno scucirmi l’identità,
un tratto d’anima.. l’ultimo proprietario, cui giungo per regalo, nonostante la
confezione che ancora resiste, non ha il coraggio di indossarmi, mi porta in
tintoria e poi mi dimentica, tra decine di altri capi, per un tempo infinito.. e
come accade per tanti altri indumenti mai reclamati, finisco in un mercatino di
periferia, dove mille storie si intrecciano e cercano rivalsa, con la sola etichetta
gialla della tintoria, spillata dove mi dichiaro puro cotone 100%, con nessuna
traccia del poliestere che mi circonda sul banco.. e ora arrivi tu.. con l’occhio
curioso, attento, entusiasta e sono sicuro che per me inizierà una nuova vita;
la vita, anzi..
A ZACINTO
"Né più mai toccherò le sacre sponde
Ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell’onde
Del greco mar, da cui vergine nacque
Venere, e fea quelle isole feconde."
Neanche noi lambiremo più le divine sponde,
fin troppo avvezzi all’incanto cicladico,
incautamente c’avventurammo per Zante,
distratti da sirene sbeffeggianti
e dall’iconico relitto
peraltro neanche scorto.
"Col suo primo sorriso, onde non tacque
Le tue limpide nubi e le tue fronde
L’inclito verso di colui che l’acque
Cantò fatali, ed il diverso esiglio"
Di fronde fin troppo colma, di cale e lidi
assai meno,
e sfocati villaggi tra ulivi millenari,
Ulisse lo vagheggio di transito, ma senza magia,
e giusto un ritorno dell’onda
a porre eco alla scogliera.
"Per cui bello di fama e di sventura
Baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.
Tu non altro che il canto avrai del figlio,
O materna mia terra; a noi prescrisse
Il fato illacrimata sepoltura."
E alla fine neanche Foscolo tornò mai
alle fatali sponde, ad Itaca attigua
ma ben distante da Sifnos o Amorgos
che avrebbero procacciato ben altri versi
e incantata meraviglia.
Ho voluto giocare con l’ode foscoliana,
per un’isola che ci ha lasciato tiepidini,
mai stregati; certo mare
incredibile, ed alcuni scorci di costa da sogno, ma troppo anonimato
tutt’attorno, bolgia estiva, richiamo da movida.. nessun villaggio d’altre
epoche o calette da conquistare nella quiete d’un sentiero, solo architetture
scialbe, agglomerati urbani senza alcun brio, piattume paesaggistico folto solo
di ulivi e qualche abete dove il terreno impenna un istante.
Ma anche immaginandola libera dalle sovrastrutture mondane, Zante rimane a
configurazione fortemente ionica, ma priva di spicchi di personalità, come
quelli veneziano/bizantini presenti, ad
esempio, a Corfù o anche a Creta, rimanendo in quell’area di influenza; lontanissima comunque dai paeselli cicladici in calce bianca e le tamerici a
lambirne le rive.
Certi luoghi, quando diventano
facilmente raggiungibili (voli diretti low coast o brevi percorsi in traghetto)
finiscono con lo snaturarsi, anche se poi basta allontanarsi dai centri che calamitano
le orde a generare caos e delirio per (ri)scoprire angoli di quiete intonsa,
dove invise spiagge senza bar e monasteri accoccolati in cima a strade fuori
mappa, riservano ancora l’opportunità del prodigio.
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| Cova delle tartarughe Caretta Caretta |