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giovedì 27 giugno 2013

METTI UN HARING A CHIETI… ottobre 2011


Mi ritrovo sovrappensiero in un'uggiosa e coinvolgente Chieti, tra nebbie arabescate che attanagliano i lampioni, nubi in affusolato coccolìo appese ai cornicioni, lontano miliardi di miglia dalla capitale, ultimamente presa d'assalto da presunti blackbloc e da meno presunti uragani pseudotropicali.
Si passeggia in compagnia esclusiva della propria nebulosità, custoditi da severa ed ordinata architettura del XVI secolo, disciplinatamente esposta a difendere la pacatezza locale, la gentilezza dei modi, l'accoglienza ospitale, la straordinaria mitezza delle temperature.
La provincia si esalta nella sua taumaturgica carezza ed offre, come curiosa proposta culturale, anche inconsuete oasi alla scoperta delle modernità più esuberanti.
Proprio in questi giorni, al Museo della Civitella, sul cucuzzolo di Chieti alta, in affaccio alla valle ed a tramonti mozzafiato, c'imbattiamo in una mostra celebrativa del più famoso graffitaro del mondo, Keith Haring, morto a soli trentadue anni di AIDS ma non prima di aver sommerso mondo e metropolitane coi suoi famosissimi pupazzetti colorati e non.
Mi ci immergo quasi a termine pomeriggio, coniugando la compassata aria demodè di Chieti centro, le sue facciate compite e le ordinate geometrie, con l'esuberanza haringhiana, i murales devastanti, i colori ed i movimenti che traboccano dalle tele e vengono ad infrangersi tra i nostri sensori emotivi.
Un apparentemente azzardato, ma felice, abbinamento che svela come aprire, ed aprirsi, all'emozione; a conferma che ovunque e da ovunque essa venga stimolata, arricchisce e rasserena.
Crea prospettive dove far coincidere sogni e bisogni, abbatte la diffidenza e predispone all'ascolto curioso.
Capita allora, che un graffitaro newyorchese, che già affermato, scarabocchiava ancora illegalmente sui muri, a tratti veloci e stilizzati proprio per sfuggire più velocemente ai controlli di poliziotti magari anche suoi fans, s'integri meravigliosamente in questa estrema testimonianza di Regno delle Due Sicilie, dove decadenti eco papali pare bisbiglino, tra vicoli vertiginosi, colorate a spray, come su una ribelle lavagna di vagone metropolitano...



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