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| Poggio |
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| Sant'Agata Feltria |
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| San Leo |
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| Calanchi del Maioletto |
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| Alferello |
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| Alferello |
Tra Carver e King, Lucarelli manovra da maestro
nell’esposizione breve, accumulando tensione, adrenalina, cambi di prospettiva,
scatti repentini, una incredibile moltiplicazione dei piani narrativi.
La magia e la sorpresa sono elementi che si ottengono, efficacemente, col
racconto.
Perché viaggiare a ritmi forsennati per duecento pagine diverrebbe
insostenibile, e non solo per chi scrive, ma anche per il fruitore medio, costretto ad affastellare notizie, registrare dati, incamerare volti,
monitorare scenari che si accavallano e si intersecano a rotta di collo.
Lucarelli incide col bisturi, e per quanto, paradossalmente, possano apparire grezzi e frettolosi, alcuni caratteri, è perché l’autore
ce li incarta veloce, senza preavviso, ci pone ad un bivio e scarta repentino facendo sbandare il lettore come su un roller coaster.
Ad un centometrista che si lancia a velocità folle
per i 1500 metri, salterebbero le coronarie dopo appena un quinto di gara.
Ecco perché il racconto breve resta un narrare a sé,
inaccostabile alla gestione di un romanzo, dove le suggestioni, le svolte
descrittive, i batticuore, non potranno mai registrarsi ad ogni pagina, pena l’asfissia e
l’overdose emozionale.
I luoghi più oscuri non amano visite prolungate.
Pochi luoghi in Europa sono riusciti a ritagliarsi
uno spazio che rimarrà intonso e come miracolato; crocevia di flussi migratori vegetali e animali, storie leggendarie (Enea
sbarcò su questo lembo di costa), culla gentilizia dell’impero romano, del
potere temporale e poi, dopo il 1800, in mano a famiglie virtuose che ne hanno curato e accresciuto rispettosa architettura e territori (seimila ettari) come riserva
di caccia a salvaguardia degli equilibri faunistici, fino al potenziale rischio estinzione, con la massiccia invasione
urbanistica e speculativa del dopoguerra che aveva puntato la ghiotta occasione
e che altrove divora, tuttora e indisturbata, magnifiche zone d’Italia.
Ma questo polmone no: abbandoniamo la Colombo, arteria che come un fuso porta i romani al mare, e penetrare e respirare la Tenuta è un attimo.
Come attraversare un portale spazio tempo che catapulta dal caos al silenzio, a spasso per lecci, sugheri, querce in una quiete che riconcilia i sensi, cullati solo dall'eco dei passi.
Un micro universo che respira da se e rimane intatta testimonianza di un passato minuziosamente preservato; dalla preistoria ai giorni nostri, si accavallano certificazioni e tracce indelebili, scrigno temporale e fantastico attestato di un’evoluzione che non l’ha mai intaccato, una lungimiranza incredibile di chi ne ha gestito, volta per volta, il destino, favorendone la cristallizzazione fino ai giorni d’oggi, in assoluta controtendenza rispetto allo sfruttamento selvaggio appena fuori dai suoi confini.
Qui di selvatico si respira l’ordine delle cose, un muoversi pacato, lo scoprire della storia che ti accoglie dietro una macchia, al cospetto dei resti di ville imperiali o al limitare di radure ferme nella storia, e noi ci lasciamo attrarre in una bolla di tempo che sembra trasportarci con una grazia sconosciuta.
Dobbiamo essere grati ai nostri Presidenti, da De Nicola a Einaudi, arrivando fino ai Pertini e ai Napolitano, per giungere ad un illuminato Sergio Mattarella, che ha caldeggiato ancor più l’apertura e il consolidamento di centri estivi per disabili e anziani, offrendo la continuità per visite guidate pubbliche e rendendo patrimonio condiviso questo - fino a poco tempo prima - paradiso assolutamente privato.
Vorremmo non uscire al termine, doverci veicolare di nuovo
nel traffico e i palazzi che cingono d’assedio, ma abbiamo assaporato davvero
qualcosa di diverso, inimmaginabile, che ci resta addosso,
e non vediamo l’ora di tornare perché spazio e percorsi sono innumerevoli e diversificati offrendo sempre nuove prospettive, e ringraziando ancora addetti e volontari che si prestano con passione e competenza.
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| copia del mitico Discobolo |
"Daniele Verzetti era un blogger come noi che è venuto a mancare nel
gennaio del 2025. A un anno dalla sua morte lo vogliamo ricordare con un
pensiero, un suo verso, un'immagine. L'abbiamo conosciuto in tanti, con
lui abbiamo dialogato amabilmente, a volte discusso polemicamente, ma
sempre in modo civile. Daniele aveva delle idee forti e le esprimeva in
modo libero nella sua Agorà, con poesie, scritte o video, impegno civile
e collaborazioni con altri blogger. Per questo ha lasciato dietro di se
un ricordo bello nella blogosfera. Per questo vogliamo ricordarlo.
Unisciti a noi il 15 gennaio"
Mi unisco volentieri - anche se velato di profonda malinconia - al ricordo di Daniele, scomparso improvvisamente ad inizio 2025.
Era una persona con la quale intrattenevo dialogo, mail, contraddittori, foto e scambi di opinione a prescindere dalla convenzionale e consueta via che unisce una rete di bloggers.
E c'eravamo sfiorati, a Genova, per un incontro di persona poi sfumato.
Con Daniele esisteva empatia, stima, rispetto, che superavano serenamente tante divergenze sulle più svariate opinioni, dalla politica fino al calcio.
Ci univano soprattutto la poesia, la complicità, la franchezza, e mi piaceva quel suo fervore su piccole e grandi questioni, ma sempre con una passione ed un coinvolgimento fuori dal comune che trovavo encomiabili.
Ci lascia un ricordo che rimarrà nel tempo.
Un blogger "scomodo", come ti ha definito con efficacia il comune amico Diego. Scomodo e necessario.
Ciao Daniele.
"Una malinconica giornata di sole
Non è un lasciapassare verso nuove speranze
Ma solo quello che vediamo
Una malinconica giornata di sole
Una carezza pietosa e compassionevole
Pronta a sussurrarti all'orecchio:
"Hai fatto il possibile
Di più non potevi ottenere"
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| Cartolina concorso Scripta Ludus |
Dal concorso Scripta Ludus della mitica Luz del blog Io, la letteratura, e Chaplin,
ecco il mio incipit vincitore, pari merito con Marina Guarneri, direttamente ispirato dall'illustrazione qui sopra.
Invitiamo ogni blogger di ogni ordine e grado a prendere nota dell'evento e delle successive edizioni, cui faremo comunque discreta pubblicità.. non troppa però altrimenti le probabilità di vincere mi si andrebbero assottigliando.. ihih..
"Il fuoco nel camino crepitava, ed era probabilmente l’unica
fonte di calore a non tradire, a differenza di tutto il resto.
In silenzio padre e figlio cercavano di creare atmosfera dal nulla ma i
pensieri viaggiavano altrove, e in direzioni differenti.
“No Giorgio, la mamma credo proprio che non lo vedrà l’albero, comunque un
bella stella luminosa la mettiamo; che si scorga a distanza, e la Befana magari
riempirà anche la sua calza appesa”.
Il papà parlava lentamente, come sospeso tra la speranza da trasmettere a
Giorgio e quel sostenere un’ostinata lotta all’evidenza.
E chissà, pensava, in
qualche angolo della sua coscienza il Natale riuscirà a smuovere qualcosa di
buono, sempre che riesca a trovarlo.
“Ci lascerà soli anche stavolta? Forse siamo stati noi quelli incapaci di
comprendere e non abbiamo fatto mai abbastanza, o piuttosto io non ho fatto
nulla, affinché l’irreparabile non accadesse.. certo è stata dura cavarcela,
senza che tua madre si facesse viva una sola volta, specie questo ultimo anno,
anche se alla fine manca, e so che manca tanto a te.”
Giorgio, assorto, continuava a tendere luminarie al padre, tra i luccichii
della camera che tante volte li aveva visti giocare e sorridere come una
famiglia serena, ricordava i sorrisi della mamma, si chiedeva di continuo cosa
potesse aver fatto di così brutto per meritarsi quell’abbandono, senza di lei era
davvero dura, anche se papà si prodigava i tutti i modi e cercava di farlo
sentire meno a disagio possibile, ma le feste, nonostante luci e addobbi,
nascondevano solo malinconia.
Uno scampanellio lo ridestò improvvisamente..
“Suonano alla porta!! Vado a vedere.. magari è lei!..”
Giorgio era raggiante mentre correva quasi alla porta, il papà un po’ meno,
temeva la polizia, piuttosto, che mai aveva creduto a quell’allontanamento
volontario e lo stava torchiando da tempo, quel papà amorevolmente afflitto e,
all’apparenza, inoffensivo.."
Con l'occasione i migliori Auguri di Buone Feste all'intero universo blogger!!
https://iolaletteraturaechaplin.blogspot.com/2025/10/scripta-ludus-5-gli-incipit-in-gara.html
La nostra amica Luz coi suoi giochi intriganti.
Invito tutti i miei lettori a partecipare alla votazione, seguendo le regole che troverete nel link.
Buona lettura!
Parliamo di un lieve paesino abruzzese abbarbicato
attorno al suo castello a rivendicare, senza minimamente temere di usurparlo,
il classico titolo di “borgo tra i più belli d’Italia”.
C’è bisogno di lentezza però, sguardo posato come patina di polvere, percorrendo i suoi vicoli silenziosi, respirandone piante, angoli rientranti, crepe, sottoportici, e uno ad uno, gli archetti tra una casa e l’altra, prototipi di remote misure antitelluriche.
Il quadro d’assieme, della Pacentro presepe, può non rendere giustizia,ma l’analisi del particolare minimo, del dettaglio, dello sguardo a perdersi, del viottolo che ti incarta, della scala che si arrampica fino a non capire dove, o che scende in ghirigori di buio, è la modalità di visione che attrae.
E poi il culto dello stemma e del fiore, della
balaustra che osa, della porta scorticata dai secoli, del sanpietrino a rendere
incerto il passo, degli arboscelli irrequieti e della corolla che illumina.
Un’immersione dove perdi di vista la superficie, dove il raggio di sole deve schivare, tegole e finestrelle curiose, scale e rientri, fogliame prima ancora della pietra, e gatti che si chiedono cosa vuoi lì, nel loro regno, nella loro quiete, sbucando o riaccartocciandosi, improvvisi, da quell’angolo che non credevi esistesse.

Tavole di porte divorate dal tempo con attorno case dismesse a elemosinare sguardi, i lampioni a custodire luce adagiata tra i tetti, ringhiere spavalde affacciate sui vicoli, fessure e crepe ad ingoiare rivoli di luce sgusciante, gli orizzonti che scalano il cielo a mani nude e sostengono l’ultimo sole prima che l’ombra disegni nuovi orizzonti dal fascino perenne.
E parlo di Netflix, ovviamente, per molti indice di bassa qualità.
BLACK DOVES
Fa molto The gentlemen questa serie british con tanta carne al fuoco, sangue e sparatorie, dialoghi tarantineschi, intimismo e malinconia, dove anche il sopra le righe arreda con un certo garbo, ma la capacità di magnetizzarti allo schermo e farti affezionare ai personaggi chiave, soprattutto gli strepitosi Keira Kinightley e Ben Wishaw.
Ci facciamo trasportare dalle vicende frenetiche e
mozzafiato di un’agenzia di spionaggio che offre servizi a chi paga di più pestando i piedi a
mezzo mondo e sottoponendo i propri agenti a contorsionismi funambolici narrati
comunque con efficace credibilità, sempre rimarcandone fragilità e debolezze nonostante
i reiterati richiami alle“mission impossible”.
Il regista e sceneggiatore Joe Barton, già autore de Il progetto Lazarus, sembra
divertirsela alla grande, e non possiamo davvero dargli torto.
Ovviamente finale spalancato per una seconda serie che attendo già con grandi aspettative.
Nota a parte per il carismatico e turbato Matthew Gode e il suo collaboratore profugo siriano Alexej Manvelov, coppia inedita di specialissimi investigatori fuori dall’ordinario.
THE GENTLEMEN
Dopo il film, Guy Ritchie inanella dieci episodi a forma di serie, ma talmente ricchi e densi da poter essere ingollati senza soluzione di continuità. Il Gentleman, Duca cortese, Eddie Horniman (Theo James) nobile d’animo e dai modi aggraziati del titolo, indotto dagli eventi a nefandezze inaudite, mantenendo comunque un’aura di classe e signorilità, circondato da uno stuolo di altri “gentlemen” - ognuno a proprio modo -, a difesa del rango, della classe e dello status di appartenenza.
Parliamo ovviamente di livelli eufemisticamente “nobili”, ma dove la posizione
e la quota di potere raggiunto, innescano dominio, ricchezze e soprattutto ogni
espediente possibile per mantenerli, intrigando lo spettatore a quote
elevatissime di adrenalina.
A degno contorno Susie Glass (Kaja Scodelario) in gran spolvero,
intrigantissima e carognetta quanto basta. Il fratello del Duca, Freddy
Horniman (Daniel Ings) psicopatico e tossico, in una parte che lo esalta
proponendo sprazzi di gran cinema.
Ogni puntata colma di ebbrezza e quasi
un film a se stante, le gesta accompagnate da coinvolgenti musiche operistiche
dal fascinoso impatto sonoro, perfetto contraltare alle vicende drammatiche e
spesso dai risvolti tarantiniani, ma decisamente made in Guy Ritchie, sempre
amato, frenetico, geniale e creatore di personaggi dall’arguta personalità.
Godibilissimo.
L’avevo preconizzata l’idea dell’autore non più necessario. https://francobattaglia.blogspot.com/2019/05/finalmente-esce-il-mio-libro.html.
E di conseguenza l’essenza dell’opera che sgorga e prende corpo per delinearsi
autonomamente, definendosi per linee proprie.
Se l’opera diviene interpretabile, scavalcando i parametri che
prescindono dell’autore, e se ogni lettore la rende fluida, malleabile,
sostanzialmente differente, arricchendola di sfumature alternative, non ci troviamo
quindi davanti qualcosa di indipendente, svincolato, avulso, dove l’autore è solo
scintilla trascurabile, abbrivio incosciente?
A simpatico corredo un raccontino breve di Alessandro Sesti, tratto dalla raccolta Moby Dick e altri racconti brevi
(Gorilla Sapiens Edizioni), dove molto
argutamente, Sesti, spilucca e delinea
con ben altra sagacia l’argomento (anche se, coerentemente e perfettamente in linea con lo spirito del post, superfluo prendersi la briga di segnalarne il nome..ihih):
“Ieri
sera al bar, fresco di wikipedia parlavo
di Tolstoj credendo di fare la mia porca figura, quando la cameriera mi ha
informato che nessuno più ritiene che un testo possa avere un autore definibile
come individuo. Poi ha aggiunto che l’autore, se proprio se ne vuole parlare ma
sarebbe meglio di no, è una sorta di composto magmatico formato dall’insieme
delle rappresentazioni che il pubblico ha del narratore; rappresentazioni
determinate dal testo stesso, dalla posizione della critica letteraria,
dall’interpretazione di ogni lettore, effettivo, potenziale e immaginario,
dall’ambiente sociale in cui viene prodotto e letto, dal vissuto infantile
dell’impaginatore, dagli archetipi sognati dal correttore di bozze, e da altre
cose che, complice un eccessivo consumo di vino della casa, ricordo solo
confusamente.
A ogni modo è irritante: gli autori non esistono più e io a parlare di
Maupassant, Austin e tutti gli altri come un fesso. Nessuno mi dice niente,
sono sempre l’ultimo a sapere.
Protestando comunque che tutto ciò mi era notissimo, ho intanto indagato sulle
fonti relative a questa sparizione dell’autore, così cambio bar e mi rifaccio
un nome. E lei, la cameriera menziona un
libro di un certo Hix, lo ricordo perché era come il rumore del singhiozzo ma
con la ics, e io avevo appunto il singhiozzo per colpa di quel vinaccio.
Comunque il libro s’intitola “Morte d’autore, un’autopsia”, o” Autopsia della
morte d’autore”, insomma, l’essenziale è che l’autore è morto.
Ho sorriso come a dire, ah certo, Hix lo
conosco bene, ma la cosa non è così semplice, e bevuto l’ultimo me ne sono
tornato a casa con la mia ignoranza.
Oggi quindi sono andato alla biblioteca
comunale. Chiedo il libro, e la bibliotecaria a sua volta mi chiede l’autore, con
tono assolutamente meccanico e privo di intenzione, come se fosse la domanda
più ovvia possibile.
Devono proprio pensare tutti che sono un deficiente.
Ribatto che, come è noto, l’autore non è certo una persona fisica, ma
piuttosto, e a essere riduttivi, una descrizione approssimativa delle rappresentazioni
mentali della figura narrante da parte dei lettori potenziali del testo. Mi
risponde che se non le dico l’autore non può trovare il libro. Da non credersi.
L’autorino con nome e cognome che scrive con la penna d’oca.. intendo, siamo
tutti adulti, abbiamo fatto le nostre, e non c’è proprio motivo che ci raccontiamo
storie. Niente, l’impiegata è inamovibile. E tutti intorno che le danno
ragione, come negli incubi.
A questo punto credo mi stiano mettendo alla prova.”
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| Strasburgo |
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| Ponte Sole della River Diamond |
C’è un denominatore comune in ogni crociera fluviale
al di là dell’occhio di chi osserva e dei panorami che si susseguono.
Ed è
rappresentato da quei dodici chilometri all’ora, paciosi e silenziosi, con i
quali si scivola sulle acque placide del fiume, ed ogni ansa, boscaglia, riva
sabbiosa, borgo adagiato sulle rive, sembrano volerti rimanere a mente e cuore, col gotico e le case a graticcio, appena uscite da una fiaba; uno srotolarsi di paesaggio lieve che diventa tutt’uno e fotografia indelebile
con l’acqua quieta.
Impressionante quanto sia navigato il Reno, quanto rappresenti trait d’union tra nazioni e città, quanto sia fondamentale per la Storia e lo sviluppo di ognuno di essi, quanto siano vissute le sue rive e quanto doni regalità agli innumerevoli castelli che vi si affacciano.
E a noi, trasportati senza il minimo sussulto, quasi guidasse solo la corrente in viaggio dalla Svizzera all’Olanda, quei dodici kilometri all’ora lasciano traccia indelebile e potente, che ci rende protagonisti incantati, ed ogni scorcio a rapire.
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| Rudesheim |
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| Magonza |
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| Coblenza |
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| Zaanse |
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| Amsterdam |
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