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giovedì 1 agosto 2019

L'INTERMEDIO DEI SESSANTA...


..e alla fine eccoci anche a questo compleanno.

Tempo di valutazioni, stime, somme?  Macchè.. semmai tempo frenetico, irrequieto..

Se, ad esempio, a trent'anni si guarda alla pensione come roba da vecchi,
da capolinea, da fine dei lavori (ma proprio tutti),
arrivandoci così, animati da mille interessi e passioni,
la si vede come una chimerica Liberazione ed una gioiosa opportunità,
una dimensione di piena fibrillazione.

Il cambio di casa potrebbe deprimere chiunque, a noi ci sta esaltando.

Oppure il prenotare una crociera su una nave ancora in cantiere.

O continuare a scrivere, muoversi, scoprire, conoscere, leggere e sognare...

e proprio in questa ottica, per non tediarvi troppo, vi lascio una delle mie ultime creazioni augurandovi una splendida estate e meravigliosi post...


Le piccole cose
devono sfuggirti 
come sabbia tra le dita.

Un grazie, uno scusa,
una risposta prima della domanda,
il sorriso che stai già restituendo,
gesti fragili come fruscii;
la voce che può accarezzare
anche al telefono
il pre, e l'occuparsi,
sempre insieme.

Piccole, inavvertibili, cose.
Che ci puoi riempire una vita,
pur credendo di
non aver fatto nulla.



sabato 27 luglio 2019

CARABINIERE UCCISO A ROMA


Al netto dei mille annunci da  sciacalli per farsi belli e recuperare consensi sulla pelle di questo giovane morto nell'esercizio del proprio dovere, a me viene da pensare che ne vorrei avere mille in più in ogni quartiere, di carabinieri o di poliziotti.

Per la nostra (e di conseguenza, la loro) sicurezza.

Vorrei che tutti quelli che pensano di poterla farla franca delinquendo a loro piacimento, comprendessero che il gioco non vale più la candela.

Vorrei che la sicurezza non fosse solo un decreto bis o tris.

Ma una sensazione palpabile.  

sabato 20 luglio 2019

ULTIME NOTIZIE: TRA LE SETTE PIAGHE, IL TRASLOCO SOSTITUISCE LE CAVALLETTE...

Ebbene si, il trasloco sarà il leit motiv della nostra estate.

Ieri sono arrivati i cartoni per i pacchi. Abbiamo scelto di riempirceli da soli (se risparmia un botto).


Solo chiusi e piegati occupano già mezza casa, una volta riempiti, dormiremo sul terrazzo, sperando che a Settembre il tempo sia ancora clemente.

In compenso guardiamo il positivo: un trasloco è l'unica molla che ti permette di gettare via un'infinità di cose inutili, considerando poi la mia peculiarità di accumulatore seriale compulsivo, da gettare ce n'è un bel po'... ;)

Ma bisogna essere risoluti, impietosi, dei piccoli Mad Max Fury Trasloched.

Se ci si sofferma sul ninnolo, sul libro spaginato, sul giocattolo del pleistocene, sul lenzuolo donato dalla bisnonna di Cavour, sul piatto dipinto a mano dalla zia etrusca..  è la fine...

dormiremo davvero in terrazza, sotto la copertina trapuntata di nonna Abelarda,,,

giovedì 11 luglio 2019

ALEXA...PRENDIMI IL GIORNALE!!



Mi ha fatto intenerire e pensare, un articolo su D di Repubblica che riguardava le voci assegnate agli ormai innumerevoli assistenti vocali (e quindi Google, Microsoft, Amazon, Apple) e agli infiniti navigatori da auto..

Voci di donna.

Non è sessismo anche questo? La schiava vocale rende meglio dell’eventuale schiavo, vocale? Concilia in maniera differente l’utente?

Si è più propensi a considerarla accondiscendente e servizievole?
E' il mercato maschile che detta la scelta della voce femminile, suadente e - hai visto mai - disponibile, almeno a...voce?

Siamo davvero così ridotti male?
Ancora con le ragazze ombrellino ai Gran premi, le vocine sexy e i labbroni a canotto sfoggiati con nonchalance dai salotti tv alle casse del supermercato?!

Siamo condizionati. Il mercato è condizionato. Il sistema è condizionato.

Quando di condizionata, almeno in questo periodo, dovrebbe esserci al massimo l'aria.

sabato 29 giugno 2019

INUSUAL NEW YORK


“New York era la sua città, e lo sarebbe sempre stata”
(Woody Allen, dal film “Manhattan”)


Era la prima volta, e l'attendevo da anni.
Ho visto mille cose, e ad occhio e croce me ne mancano, comunque, un’infinità.


Ed anche ciò che ho impresso negli occhi, è solo una minima frazione di spazio/tempo, e può appartenermi dal punto di vista di quel solo istante.


Di sicuro c'è che New York non è un mondo statico ma una costante evoluzione emozionale e strutturale, dove la frenesia, il rumore, il caos, gli odori, cose e persone da guardare (e che ti guardano), ti si accavallano e appiccicano addosso lasciandoti spesso basito e frastornato.


Un continuo scambio di sollecitazioni e novità, dove incameri alla rinfusa mentre, abitualmente, impili e cataloghi con ordine.


New York è un grimaldello. Pronto a scardinare i tuoi pregiudizi.



Cercherò di parlarvene soprattutto attraverso le immagini, perché la fotografia può catturare sensazioni spesso indescrivibili.


Poi certo, c'è il Central Park in un crepuscolo silenzioso, che ti catapulta in un nano secondo dalla metropoli ad un sogno irreale,


o la High Line di sole incredibile, ferrovia sospesa abbandonata e riconvertita a splendida passeggiata nella midtown più evoluta,


o il ponte di Brooklyn, palcoscenico in legno con l'incredibile sipario/skyline di luci come magica quinta,



o ancora il panorama notturno dall'Empire State Building, che ti lascia senza fiato e gonfia il cuore di emozione luccicante...



ma sono tutti attimi personali... New York non può essere nostra, ognuno diventa di sua proprietà, mentre tenta di attraversarla e ne è, irrimediabilmente, attraversato.



Posso raccontarne una micro sensazione; ognuno, poi, deve aver modo e fortuna di soggiornarci, attraversarla, respirarla, darle un morso. Come con una mela. 
Quella grande mela che da sempre rappresenta NYC nel mondo. 
Occasione e simbolo di successo e ricchezza..



Come capitato anche a me, tanti, prima di arrivare a New York, possono identificarla come una sfida verticale, l'icona del grattacielo, cristallo e riflessi come simbolo futurista,



ma è dal basso, dalle strade che si dipana il movimento e la smania, un'ebollizione perpetua, che si ripercuote nel sottosuolo, regno della subway e dei mille modi di raggiungere ogni angolo di questa immenso groviglio di fauna umana, che si muove anche a piedi e in taxi, e si sfama di fretta ai mille baracchini di street food (robe fantastiche!!) che si trovano ad ogni angolo..



gente sfiorata appena da luci e neon che rendono la notte giorno pieno; e poi negozi immensi, teatri sfavillanti, ristoranti di ogni etnia immaginabile, 



cantieri aperti in ogni dove, con l’ansia del rinnovo, della sfida al cielo, sperando che l'ancora ricca testimonianza di palazzi dell'ottocento, tra il vittoriano e il coloniale, resistano alle prepotenti folate di architettura, anche d'azzardo, che invadono ogni minimo spazio residuo...












ma anche povertà tangibile, homeless dappertutto, gente fuori di testa che canta, gesticola o urla, spazzatura e cattivi odori - non come a Roma però, dove la spazzatura è permanente -, a New York viene tolta, ma si riproduce agli angoli a velocità inconcepibili, 


dai tombini spesso eruttano vapori e miasmi mefistofelici, le sirene di polizia e ambulanze sono una costante, diurna e notturna;


i costi proibitivi (puoi spendere 8 dollari per un cono gelato, circa sette euro; o 30 dollari per due spritz senza neanche uno stuzzichino di arredo), le mance calcolate nello scontrino ad ogni ristorante.. che pensi anche sia giusto così, la manodopera è tutta di colore, in gran parte sudamericana, sfruttata al massimo..



ogni volta che abbiamo avuto occasione di parlare o chiedere informazioni, e quindi al cameriere, al venditore ambulante, al barista, al poliziotto, al commesso del negozio, al bigliettaio della metro.. la lingua richiesta, in alternativa all'inglese, era sempre e solo lo spagnolo!



Un coacervo di meraviglie e di contraddizioni, di occhi spalancati e di ebollizione costante, calderone fascinoso che si fatica ad etichettare secondo crismi abituali..non credevo di trovare tante chiese ad esempio, dal gotico al presbiteriano; non immaginavo di poter camminare tanto, di essere assalito dal "tanto"... così come di emozionarmi e stupire a ripetizione...













ecco perché si ritorna a New York.


Ma devo dar ragione a mia moglie: dovendo scegliere una "seconda volta" tra New York e Maldive.



Lo ammetto: Maldive.