martedì 5 luglio 2022

CON ESTREMA CURA

 


Oggi nubi livide opacizzano il mio angolo di cielo,
emanano solo calura afosa,
è come  riflettessero la mia cantina d’anima,
quella chiusa a chiave dove non ricordo neanche più
cosa conservai - con estrema cura -
un giorno.

L’aria è sparsa di luce reduce da forno spento.
Sembra debba esplodere il giorno ma poi è solo la sera
a tornare di nuovo, ancora una volta a ordinare
memorie di cantina buia,
dove il fresco e il silenzio fanno amicizia
e stemperano tra loro ogni nuova attesa.

sabato 2 luglio 2022

AVVENTURE IN TRIBUNALE


Vengo citato ad apparire nel Tribunale di una città distante oltre duecento km dalla mia residenza, per una truffa avvenuta in banca circa dieci anni fa. Bonifici effettuati da una tizia con documenti falsi aventi per beneficiario proprio il tipo contro il quale si apre il procedimento penale nel quale sono nominato come teste.
Cose che accadono.

All’epoca fu ovviamente descritto tutto l'accaduto con dovizia di particolari tramite denuncia e verbali dei Carabinieri.
Oggi mi convocano perché "è necessario reiterare in Aula" tutto quello già ufficialmente testimoniato all’epoca.

Misteri.

Viaggio in treno (a spese del Tribunale, cioè dello Stato, cioè nostre), deposizione in aula stile telefilm (Giudice e Procuratore in toga, consulente tecnico per la registrazione delle deposizioni, microfoni e altoparlanti, cancelliere, avvocati, uscieri, polizia, praticantisti, io che leggo la magica formula “..tutta la verità, niente altro che la verità” e su tutto la scritta luccicosa ancor più ammaliante “La legge è uguale per tutti” ad incutere deferenza), il tutto a semplice convalida della Denuncia Ufficiale, e protocollata con tutti i crismi, dieci anni prima, e forse utile solo ad evitare prescrizioni incombenti, chissà..

Mi accomodo, quattro parole a conferma, tutto bene, grazie e arrivederci.

Prima del mio, ovviamente iniziato con un’ora e mezza di ritardo sul previsto, altri procedimenti tra i quali diversi rinviati a dicembre o gennaio del 2023 per assenza totale di testi e altri attori e quindi archiviati in pochi minuti (mi chiedo se tutti i convocati di tutte le cause fossero stati presenti quando mai sarei uscito da quell’aula..).

In tutto questo un pullulare frenetico di persone che entrano ed escono, testi, avvocati, uscieri, forse di polizia, forse anche solo curiosi, col Giudice, anzi “la” Giudice, come ormai di frequente uso, che ogni tanto sbatte la mano esigendo silenzio (un classico anche questo..).
L’unica cosa buona a mio avviso è che tutti hanno un’età media molto giovane e quindi si sta assicurando un futuro lavorativo alle nuove leve.

Sull’utilità di questo convulso arrabattarsi, invece, nutro serissimi dubbi.

Fare perdere una giornata ad un cittadino solo per ribadire una testimonianza rilasciata presso un Pubblico Ufficiale dieci anni prima ti fa intanto chiedere se le Forze dell’Ordine contino davvero qualcosa, se un processo in aula dove non c’è avvocato né il personaggio contro cui si eleva il procedimento, abbia il minimo senso reale, o siamo tutt’ora legati ad una burocrazia assurda che fagocita tutto il buon senso, e noi lì inghiottiti da formule, consuetudini, prassi giuridiche che rendono paradossale il tutto senza che nessuno se ne renda conto.
Un teatrino schiavo di procedure e manfrine folcloristiche che si ripetono da decenni infiniti lasciando sepolta la macchina Giustizia in un'inefficienza biblica.
Ed intanto ritardi  e attese di giudizio ben più rilevanti si accumulano, perché nel frattempo ci si dedica a ghirigori giuridici e scimmiottamenti di Perry Mason.

Potremmo mai crescere, evolverci,
restando impantanati nella fuffa?



 
 


mercoledì 29 giugno 2022

IL DIZIONARIO




Era alla sbarra: fiero e altezzoso. Una settimana prima aveva investito il Premio Strega, deliberatamente ed in piena coscienza.

A sentir lui ogni Premio di Letteratura gli apparteneva di diritto, perché lui era il master inequivocabile di qualsiasi combinazione di parole possibili.
Lui solo conteneva tutti i romanzi realizzabili; le sfumature, le interpretazioni, le divagazioni e le tendenze.
L’accostamento di vocaboli doveva essere considerato indipendente dall’ordine alfabetico col quale lui li custodiva.
Erano comunque tutti presenti, anche nelle diverse coniugazioni e nei più particolari aspetti grammaticali, diatesi compresa.

Il Dizionario reclamava solo Giustizia, e motivava il suo atto disperato come l’estrema sublimazione alla cocente delusione, incurante dell’incomprensione e indifferente dell’incapacità dei lettori che non riuscivano in autonomia a gestire e filtrare l’infinito patrimonio celato tra le sue pagine.

Era quasi riuscito a convincere la giuria sulla frustrazione che lo aveva portato ad un atto comunque scellerato, quando tutti scoprirono che all’aggiornamento della seduta, richiesto dal Giudice preposto, non era corrisposto l’aggiornamento periodico del Dizionario, e questo si palesò quando l’ultima risposta al Procuratore lasciò tutti sbigottiti.

La domanda che scatenò la crisi, al termine della requisitoria degna di uno dei migliori legal movie mai visti, era un semplice “Perché?”
Il Dizionario apparve, per la prima volta dalla sua comparsa in aula, come preso alla sprovvista,  incapace di consultarsi come brillantemente fatto fino a quel momento e proferì soltanto un:
“Vorrei spiegarlo davvero, ma non ho parole”.
La giuria vide crollare in quel preciso istante l’intero processo di supposta baldanza, e tutto quell’atteggiamento di boria appena velata, di spasmodica albagia, apparve improvvisamente sciogliersi in un empito di impotente sconforto, fino a che un silenzio devastante invase l’aula e il Dizionario comprese che al suo mancato Aggiornamento, stavolta, non avrebbe potuto davvero porre rimedio.

Forse solo un Sinonimi e Contrari avrebbe trovato magari una soluzione, un sistema, un espediente, un escamotage, un trucco, una scappatoia..

 


lunedì 27 giugno 2022

27 GIUGNO 1980 USTICA



Mi sembra di fare il verso a Moz, retronostalgico anche io oggi, a ricordare 42 anni di una strage che i ventenni/trentenni di oggi neanche sanno di che stiamo parlando.

E ci sono anche quelli saggi un po' più adulti che ricordano benissimo ma ti dicono; "Avresti preferito una guerra mondiale già all'epoca, solo per un aereo di linea abbattuto per sbaglio?"

E chissà, magari hanno ragione loro, e la guerra mondiale, nascondendo le vergogne sotto il tappeto, ce la siamo scansata fino ad oggi, e magari se mettiamo sotto il tappeto anche l'Ucraina, la svanghiamo anche stavolta, e di nuovo tutti al mare.

Tanto non c'eravamo noi su quel DC9. 

domenica 26 giugno 2022

CELLENO: IL BORGO FANTASMA


 Necessaria premessa: quante volte abbiamo anche solo pensato: "Vorrei vivere su di un'isola deserta"? Quante volte abbiamo avuto la tentazione di mollare il mondo come lo conosciamo per rifugiarci dove tutto collimasse col nostro istinto, o forse anche solo una nostra temporanea ma potente voglia di quiete?

Ecco.. un posto così esiste davvero, e senza bisogno di solcare oceani..vicino Viterbo, e ancor più vicino alla celebre Civita di Bagnoregio, si ergono i resti di un borgo fantasma, abbandonato negli anni 50 a seguito frane e terremoti. 


Borgo cui ora la Proloco cerca di restituire aliti di vita, riesumando resti e memorie, sistemando pareti pericolanti, facilitando percorsi che lo rendano di nuovo palpitante e testimone della vita di un tempo. 

Uno sforzo a titolo gratuito perché, al contrario della più gettonata Civita, a Celleno si entra senza pagare alcun biglietto d'ingresso, e visto che non riscuote affatto la grancassa del turismo telecomandato - per fortuna direi -, a Celleno puoi davvero riscoprirti solo in mezzo ai vicoli, puoi dare un'occhiata al te stesso che spesso non riesci a scorgere in mezzo alla folla, sulle spiagge incasinate, o su una nave da crociera. 

Siamo accolti dagli spettri, silenzi gonfi, che fischiano nelle orecchie e sul cuore; portoni sul nulla, chiese direttamente sul cielo del paradiso. Mura che stanno su direttamente per sfida a Dio.
Il guardiano di questi luoghi lavora gratis.
Io pagherei.


Tavole imbandite ad attendere pastori di ritorno, macchine per cucire a guardia di rammendi eterni, dondoli che cullano il tempo, fragile ed infinito, brocche in attesa di riversare acqua di fonte, aria cristallizzata dove le mosche disegnano traiettorie indisturbate.

Il paese non c'è ma respira, e a tendere bene cuore e orecchie, sembra di viverlo in una giornata come le altre.. sembra poter accogliere chi vorrebbe fuggire dal caos indeterminato di vite confuse, frettolose, insensate.


Celleno è una scommessa forte. E' puntare tutto sapendo di poter perdere, ma anche una speranza di vincita totale, su noi stessi e i nostri calendari, le scadenze, le prospettive, il futuro che crediamo di poter pianificare.
Celleno è un tempo sbagliato, una riga che non è andata a capo, una risacca che si è fermata a parlarci.


mercoledì 22 giugno 2022

APPROSSIMAZIONE

 


Avrebbero potuto subdorare il contrattempo all’orizzonte: Algoritmo rientrò a casa verificando un oggettivo errore minimo sull’orario di effettiva apertura porta, e già questo ne minò certezze mai messe in dubbio sui dati in ingresso. Algoritma  era ancora fuori, al supermercato c’era una fila sfuggita ad ogni presupposto stimato, altro incauto azzardo rispetto alla variabile impazzita, sempre da tenere in considerazione tra input e output.
I due algoritmini giocavano a nascondino con tale certosina meticolosità sulle probabilità di potersi trovare, che passavano ore a cercarsi invano fino all’ora di cena, al cui preciso scoccare era stabilito il picco più alto possibile di appetito raggiungibile.
Ma stavolta la disambiguazione del caos al supermercato, stava  innescando cortocircuiti ingovernabili. 
Ci fu prima una constatazione di allarme, poi un disagio palpabile, infine entrò in sala nonno algoritmo biascicando uno dei suoi classici: "ho cresciuto una famiglia davvero approssimativa".

venerdì 17 giugno 2022

QUALCOSA DI ISLANDESE..


Di certo un'isola da vivere più intensamente di quello che  possa concedere una crociera con quattro fermate.

Ma dal mare abbiamo un vantaggio.
Circumnavigare l'Islanda nel suo costante essere giorno - a giugno le ore di oscurità sono davvero minime - permette una confidenza diversa, le sue cime innevate confuse nelle nubi dove si nascondono i troll, il mare cobalto, i fiordi che si infilano nel cuore fino a paesini di case colorate coi ricami di tende alle finestre fino a stemperare ogni moto ondoso e ogni spigolo di nube.
Una quiete davvero irreale.

E noi che filiamo sul quel mare denso di silenzi spostandoci da un porto all'altro, da un tramonto ad un'alba sempre illuminati, ci regaliamo macchie di colore e corsi d'acqua costanti, grumi di case agghindate a festa, con mille fronzoli sui davanzali, quasi a voler comunicare con chi passa.
E' un'Islanda lontana questa in due righe, e anche le foto, lo ammetto, non comunicano tutta l'ampiezza e la luce, neanche a me che ho toccato con mano restituiscono tutto, manca la sorpresa dell'attimo, la cura dello spazio, la consapevolezza di cieli davvero più luminosi, della pulizia dell'immagine, ma molto dipende dall'approccio, dal voler entrare nel paesaggio, averne curato gli scorci, spulciato le lamiere inchiodate e dipinte addosso alle case, immaginare che, in qualche modo, frenino il buio negli inverni oscuri, e che quei colori siano a richiamare la brillantezza dell'estate.

Gli orizzonti paiono moltiplicarsi, le strade snodi che si arrampicano e ridiscendono senza guardrail, le cascate un continuo riversare acqua da ogni roccia scoscesa, un infinito sciogliersi di ghiacci e nevi, di terra in costante divenire. 
Fiordi che riflettono mare e montagne creando specchi continui, veduta legata a doppia immagine. Si resta stupiti di fronte al rumore, alla libertà, alla sregolatezza di tanto spettacolo. 


Troviamo di rado sole pieno, ma quando avviene nugoli di bimbi in maglietta impazzano in mezzo a noi, imbacuccati invece, con giacche a vento da yeti solo perché "lì fa freddo", ma poi scopri che non è così vero.






Paradossalmente il viaggio in nave aiuta a decifrare, a comprendere, a misurare. A collezionare silenzi. Terre di meditazione, e mari del nord, solcati da qualche balena, quando si degnano di farsi notare..
C'è tempo per leggere Un italiano in Islanda, di Roberto Luigi Pagani, docente in Linguistica Islandese, trasferitosi definitivamente a Reykjavik; il dondolio lento e costante della nave sposta il sole da una pagina all'altra a ritmo regolare, sembra che il cosmo cospiri alla totale attenzione della pagina, creando l'esatta atmosfera.


 

E poi fare lunghe passeggiate per queste case basse, col tetto d'erba pettinata dal vento, vengono in mente altri mondi a velocità assolutamente inconciliabili, che le lunghe soste della nave, combinate con spostamenti lenti, aiutano però ad assimilare, a renderci partecipi.
Qui cucinano sui geyser a 100 gradi o sulle colate di lava, ogni volta una festa di terra pulsante. Il gas lo imbrigliano e ci riscaldano e illuminano a sufficienza, mutua collaborazione nel massimo rispetto.


Un universo difficile da raccontare, ma ci sono sensazioni che anche scendendo ad ogni porto, e lasciando ormeggiato qualche ora il nostro mondo occidentale e frenetico, non fanno fatica ad appiccicartisi addosso, con le chiesette in legno smaltato, i forni e i loro aromi burrosi, le persone spesso sorridenti, le rade auto che si fermano per farti passare anche se è rosso per noi.

Sui vichinghi poi un sacco di storie ma credo ci si siano adattati volentieri: negozi e bazar vendono mille ninnoli su saghe e presunte epopee, e la magia del paesaggio alimenta tutto volentieri.. in fondo è una tundra subartica, terra del ghiaccio e del fuoco, qualsiasi leggenda può davvero trovare terreno fertile.
Diventi magicamente del luogo, ti si avvolge tutto attorno, con naturalezza e spontaneità, mentre scambi il tuo mondo con il loro, ti accorgi di respirare la loro aria, ammirare quelle case dalle finestre larghe, ad ingoiare più luce possibile.. ogni volta che ce n'è.




Non avverti mai estraneità, lontananza.. certo è estate.. solo un segmento di vita islandese, che d'inverno si anima anche di aurore boreali, di lucine perennemente accese, ma anche di buio denso e costante, che potrebbe mettere a dura prova noi mediterranei..  buio animato da elfi e troll, magari uno di quelli monelli, che ha fatto sparire la valigia di Lulù in aeroporto il 29 maggio, per farcela ritrovare nello stesso aeroporto solo il 9 giugno, a fine vacanza.. 
Ma  abbiamo ovviato al disagio, la vacanza meritava, e neanche l'influenza intestinale ha potuto troppo.. scansato il covid per due anni, ce lo siamo probabilmente coccolato in nave.. ma ci ha dato tempo di tornare a casa e rimanere intrigati di ricordi splendidi..