mercoledì 26 gennaio 2022

L'ELEZIONE FARSA DEL PRESIDENTE



Stiamo assistendo ad uno spettacolo davvero patetico. Da ieri niente più covid, nessun morto sul lavoro, sbarchi in controllo, Ucraina sotto minaccia, ma giusto una scaramuccia.

C'è solo lo spettacolo delle marionette al voto: grandi apparati, schede colorate, maratone televisive, grandi proclami, votazioni burla. La necessità di tre giorni di buffonate per arrivare ad un quorum manovrabile, una liturgia ammuffita figlia di un sistema bacato.

Se ad una ipotetica  Finale di Champions di calcio tra Inter e Milan (e premetto che si tratta pur sempre di un gioco) i giocatori decidessero che non si tira in porta fino al quindicesimo della ripresa, o iniziassero a tirarsi i cartoccetti in campo, ci sarebbe la rivoluzione, insorgerebbero i critici, il pubblico, la stampa, i media tutti. 

Si griderebbe allo scandalo, alla svendita di valori, all'imbroglio, all'indolenza, al cinismo e alla strafottenza. 
Saremmo tutti d'accordo nel voler abolire il calcio e prendere noi a calci i pasciuti e apatici protagonisti.

Se invece la medesima, patetica baracconata, avviene per l'elezione di un Presidente della Repubblica, è tutto normale.
Continuiamo a tenere bloccato un paese votando Amadeus e Frassica (due personaggi, oltretutto, che quasi sicuramente governerebbe meglio, specie il secondo).

Qualcosa non torna.

Ma sono contento che almeno metà di questi pupazzi, al prossimo giro smetteranno di scaldare scranni.   

lunedì 24 gennaio 2022

LA VITA CHE PERDE PEZZI

 


La vita sta perdendo pezzi.
Anche da bimbi ci muore gente attorno, ma tutto in maniera più attutita, distante, impercettibile. Poi cresci e le cose iniziano a riguardarti, a ferirti, non più solo a farti vago solletico. Dai del tu ad un sacco di malattie, frequenti ospedali, cliniche, funerali, sale operatorie viste solo nei film. In cucina hai una ricca scatola di medicinali cronicizzati, che apri più del frigo. Stai attento ai dolorini, ad ogni sintomo, ogni campanellino d’allarme che solo dieci anni fa ti avrebbe fatto sorridere.
La vita ti cancella punti fermi attorno, ti presenta cimeli che non esistono più, ti fa diventare pauroso e frenetico allo stesso tempo. Pensi di dover intensificare allora, di dover recuperare chissà che. Deceleri in realtà ma vorresti correre. Perdi affetti e ti restano memorie, case vuote, eredità che non vorresti, di cui non hai bisogno. Vorresti sorrisi in cambio, o di nuovo le parole che ricordi, quegli abbracci che non esistono comunque più.
Ti sorprendi a rigiocare a tamburelle con lo zio, su una spiaggia che ti ha visto crescere, tra amore di mare e ciambelle calde. Parenti eterni, supereroi, di quelli veri, immortali. Ma non ci sono più, anche se quel mare si, e ogni volta che torni ti crea sollievo da un lato ma dall’altro sono lame che penetrano attorno a tutto ciò che non è più e che prima di quanto immagini non sarai neanche tu.
La vita sta perdendo, e si sta perdendo in pezzi, pezzi anche tuoi, di te, come un sole eterno che di colpo incrini i raggi, come sfarfallio di lampada, fino ad allora integerrima erogatrice di luce puntuale, mettendoti ora il conto davanti,  a te che pensavi fosse tutto dovuto, già pagato. Un eterno self service.
Invece c’è una vita ingovernabile che avrebbe bisogno di regole, di pazienza incredibile, di lungimiranza, rispetto, dolcezza. Tutta roba di cui hai usufruito a scatafascio, ma che forse non hai mai imparato a restituire in maniera adeguata.

 

sabato 22 gennaio 2022

PARADOSSO MATEMATICO (RISTAMPA)

Questo post va per i nove anni di vita.. e siccome il 9 è uno dei numeri chiave nell'interpretazione del rovello.. lo ripropongo ora, paro paro (ma anche disparo disparo). 


Tre amici vanno in pizzeria, a fine serata il cameriere comunica un conto di 30 euro, prende i soldi e li porta al proprietario che decide di far loro uno sconto di 5 euro, li restituisce al cameriere che strada facendo se ne mette 2 in tasca, riconsegnandone solo 3 ai clienti. 


3 per 9 euro 27 quindi, più i 2 euro intascati dal cameriere fanno 29 euro, ne mancherebbe 1, di euro, per arrivare ai 30  iniziali.

Dov’è sparito? ...ma non è la sola incognita.


A quel punto uno dei tre fa notare che, almeno lui, avrebbe bisogno della ricevuta, potendola scaricare.
Il cameriere allora torna dal proprietario che, scocciato, fa una ricevuta da 25 euro, il cameriere la porta al tavolo dicendo che in cassa hanno fatto confusione (per giustificare i 2 euro in meno) ed invece di una ricevuta da 27 euro ne hanno fatta una da 25 scontando ulteriori 2 euro (che deve, per forza di cose, tirare fuori lui).




Uno degli ospiti dice allora che, grazie, ma lui può scaricare, per pranzi di lavoro, massimo 20 euro, per cui prega il cameriere di riformulare la ricevuta a 20 euro, restituendo i 2 euro ricevuti come ulteriore sconto.

Fino a quel punto i clienti avrebbero pagato 9 euro a testa, il cameriere ha 2 euro di “auto mancia”, il proprietario ha incassato 25 euro mentre 3 euro se li sono ripresi al tavolo con lo sconto iniziale, ma solo uno dei tre commensali guadagnerà, a fronte di una spesa effettiva di 9 euro, altri 11 euro fraudolentemente estorti alla sua azienda come rimborso e, dividendolo comunque per tre, ne farà beneficiare per due terzi anche i suoi compagni di tavola: 3,66 a testa; di conseguenza il prezzo finale della pizza cadauno sarà quindi 9 – 3,66 = 5,34 euro.
Che moltiplicati per 3 fanno euro 16 che sommati agli 11 fanno tornare tutto a 27 euro.



Il cameriere ne ha 2, anche in questo caso ne manca sempre 1 per arrivare ai famosi 30.

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In quanto i 27 meno i 25 rimasti in cassa non reggono il calcolo perché in cassa, contro una ricevuta da 20 euro, il proprietario ha fatto sparire ulteriori 5 euro.
Il vero, unico ed autentico ricavo del tavolo.
O almeno teorico, perché ancora non finisce qua.

Il proprietario, sollecitato a nuova ricevuta, si storce alquanto e decide di far pagare prezzo pieno: gli appunto 30 euro iniziali.
Va lui stesso al tavolo ed alle proteste sui presunti soli 3 euro rimborsati inizialmente dal cameriere, scatta la rissa, arriva la polizia, che sequestra la prima ricevuta di 25 euro e la seconda di 20, la terza da 30, i 2 euro presi dal cameriere, i 3 trattenuti dai clienti ed i 25 euro in contanti in cassa al ristorante. 

Le tre fatture assommano a 75 euro che diviso i tre clienti fanno esattamente 25 euro; con due delle quali abbiamo un’evasione fiscale accertata rispettivamente di 5 euro e 10 euro, per un totale di 15 euro a carico proprietario locale, più ulteriori 10 euro di multa da pagare da parte dei tre clienti, più 20 euro di multa per il cameriere colluso, oltre a 45 euro di multa per il proprietario evasore.

Il totale è un esborso di 110 euro per una pizza che regolarmente pagata, non avrebbe superato gli iniziali 30 euro, superiore quindi di 80 euro al costo originario di 16 euro (volendo coinvolgere tutti gli attori) 
per ciascuno dei nostri protagonisti, con un surplus di 6 euro cadauno, rispetto alla spesa iniziale, che moltiplicati per 5 fa ritornare il totale di 30 euro in capo ai clienti. 


Considerando, invece, equamente restituiti i 5 euro di sconto, i tre commensali avrebbero pagato 8,33 euro cadauno, per il totale dei 25 a mano proprietario, che sommati agli 0,66 euro in teoria ulteriormente spettanti ai tre, e risultanti dai 2 euro a mano cameriere diviso i 3 ospiti, riconducono al totale degli originali 27 euro, dai quali dedurre i 2 incamerati dal cameriere per cosi tornare ai 25 euro prezzo netto da sommare definitivamente ai 5 euro di sconto per poter riformulare i fatidici 30 euro di partenza.
 

(… ma che dopo la restituzione dei 3 euro da parte del cameriere, uno dei tre commensali, li abbia trattenuti tutti e 3 per lui, è un’altra storia, e non ve la racconteremo ora...)

martedì 18 gennaio 2022

HO IL DUBBIO CHE

 


Ho il dubbio che non  passi la notte dormendo, anzi. Ho il pervicace sospetto che dal momento in cui mi addormento a quello in cui apro gli occhi, esista un intervallo di vita pulsante, di altra dimensione che mi lascia interdetto, e quasi esausto, al mattino seguente.

Forse pullulo di vite parallele che mi consumano molto più della mia consuetudinaria esistenza quotidiana. Esisto in notti che non dormono affatto, che non riposano, che non sognano passivamente.
Magari è il sogno ad occhi aperti il vero periodo di riposo. In quel caso è ora, che sto sognando, mentre scrivo, mentre mi vedo ad occhi apparentemente vigili, mentre mi nutro, mi opero, o soltanto passeggio al sole.
Come distinguere le due o più dimensioni? Come comprendere quale sia l’autentica e la desiderata? Come fidarsi di una chiave che gira su una porta mai aperta?
Potrei addormentarmi ora e sfuggire l’incantesimo? O all’incantesimo non si sfugge perché lui detta le regole?
Ho il dubbio che la notte non sia quella che trascorro riposando, ma destini un me che non conosco ad avventure che vanno oltre la percezione, oltre un blog, oltre il tecnico della caldaia, oltre il corso di inglese online, oltre la spesa, oltre il campionato di calcio.
Oppure non è affatto un oltre a doverci preoccupare, ma ciò che abbiamo inesorabilmente lasciato indietro: figli che non ci sono, genitori non amati abbastanza, viaggi non fatti, sport non consumati, post non scritti, fantasie da modellare mentre dormiamo, convinti di non aver dormito, una volta svegli.

venerdì 14 gennaio 2022

MOBILI


C'è il mobile dove si ripongono stoviglie e bicchieri. Quello con le tovaglie di lino della nonna, quello che arreda le cucine di una volta, o le sale da pranzo con aspirazioni rustiche, quello che dona calore col suo legno in arte povera, le memorie scolpite, i ricordi di natali e riti familiari antichi. 

C'è la madia ricolma di confetture fatte a mano, con l'amore della dedizione, con la pazienza della passione; con gli sportelli che cigolano aromi di pane caldo, bicchieri per apparecchiare, o per riporre biscotti fragranti, crostate che tracimano cuore. 

Ci sono mobili che ristagnano odore di casa antica, tarme addomesticate, sguardi che placano il nervoso, riconducendo ad esistenze remote, sorrisi altrimenti venati di oblio. 

Ma non fidatevi, sono tutte false credenze

Specialmente quelle dell'Ikea.

mercoledì 12 gennaio 2022

MATTARELLA, PERCHE' NON TE NE RESTI PRESIDENTE ANCORA UN PO'?

Si lo so, andremmo incontro a scenari da fantapolitica, ma proprio Mattarella, convincente e pacato Presidente fino ad ora, dovrebbe capire che mollare adesso significa creare crepe vistose in un delicato meccanismo che regge su equilibri precari.

Io la vedo davvero cupa in vista di elezioni velenose che probabilmente lasceranno scie sanguinose, in un momento storico nel quale di tutto abbiamo bisogno meno che delle solite beghe di potere di questi quattro assatanati al governo.

Mattarella mi stai un po' deludendo. 

 

domenica 9 gennaio 2022

AUTUNNO INVERNO PRIMAVERA ESTATE


Leggo di persone che aspettano l’estate. E di altre che, ebbre di calore, bramano perenne autunno, e via discorrendo in un rincorrersi continuo, in un sezionare e suddividere a compartimenti stagni, senza alcuno spazio per la contaminazione, per la sorpresa, per l’inaspettato.

Ed a ben guardare, poi, i quattro cicli stagionali non sono affatto così distinti, né consequenziali.
Più facile intravederle incastrate e sovrapposte queste stagioni, mischiate sempre più a casaccio, in un singolare caso di personalità multipla; suddivise e catalogate solo dalla nostra necessità di mantenerle in ordine apparente, quasi una rudimentale semplificazione.

In realtà non esistono quattro periodi dissonanti e separati, ma diversi atteggiamenti meteo che noi tendiamo a "classificare" per comodità ed esigenze merceologiche. 

Non potremmo fare il cambio di stagione altrimenti, né gustarci una quattro stagioni in pizzeria, o ammirarle in Mucha e Monet, e neanche ascoltare Vivaldi..
in realtà la primavera può sussultare d’inverno nostalgico nelle giornate nitide che pizzicano di vento perso, l’estate rendersi decadente in una pioggia improvvisa fuori luogo e fuori sincrono, l’autunno crogiolarsi ad un sole rovente che addomestica nubi stracciate mentre l’inverno odorarsi di tenue tepore a caccia di identità abbozzata.

Un diluirsi di tempo intersecato in costante ricerca di identità mal riposte, che vogliono saperne sempre meno di omologarsi alle nostre necessità, ai nostri desideri. 

Leggo di persone che attendono l’estate, ma capaci anche di coglierla oggi, nel sibilo di vento gelido a scorticare la finestra, avvisando  come un’eco di risacca a colorare l’ennesimo tramonto.