lunedì 2 marzo 2026

STO SOGNANDO POCO

 


“Accade sovente che appena sveglio,
lo spettacolo di un sogno - anche dettagliato - mi possieda lucidamente.

Ma il tempo di rendermene conto ed ecco che l’immagine inizia a liquefarsi,
in perentoria, rapida, irrefrenabile dissolvenza.

Cerco di mettere toppe alla perdita, come ad una crepa idraulica,
puntello figurazioni, inchiodo sequenze,
ma è sabbia tra le dita, rivoli sbriciolati a diradarsi.

Resto in un attimo svuotato, azzerato, disidratato.
Lavagna intonsa.
Solo vuoto dove tento un vano riposizionamento di vacui tasselli.

Il sogno non è già più,
e forse ho anche solo sognato di sognarlo.”

Avevo già scritto di queste minime disavventure  ricorrenti.. ma un amico, proprio parlandone ieri, e sorridendo all’idea, ha formulato la possibilità che esista un posto dove vengano raccolti i pensieri che si diradano, un Ufficio Sogni Smarriti che si mantengono integri proprio perché nessuno cerca di carpirne senso e forma.

Trovano riparo e quiete, e neanche il gestore se ne potrà appropriare, a meno che non li rispedisca dal sogno alla veglia di qualcuno che riesca ad averne più cura, a non perderne l’essenza mischiata ai rumori del disaddormentamento, agli umori della luce che filtra, e che dedichi loro attenzione, ascolto, li accomodi in un lato di pensiero riservato, certo meno cieco e buio di uno scaffale di Sogni Smarriti. 

Senza smolecolarli tranciandone la poesia in un risveglio brusco, perché quei puntelli che crediamo di inserire, in realtà, sono rifiuti alla vita alternativa offerta, un negarsi all’immaginazione che vorrebbe prendere parte alla nostra esistenza, mentre viene liquidata senza appello, senza offrirle neanche una possibilità, se non quella sentenza aridamente drastica, del sogno sognato.

Di questo periodo sto sognando poco, probabilmente perché sono ricolmo di sogni ad occhi aperti che rigonfiano la veglia, dormo infatti il minimo sindacale e offro poco fianco ad un’attività notturna particolarmente remuneratrice, in materia di sogni, come se non dovessi - tantomeno volessi - alimentare nessun Deposito dei Sogni, ma tenermi tutto palpabilmente accanto.

 

giovedì 12 febbraio 2026

IN RISPOSTA AL COSA MANCA, ORA.



"Tenerti per mano sempre nuova sensazione
come un plaid a rilasciare tepore.
Tutela mente e cuore.

Sono ombra a ridisegnarti,
appuntamento preciso,
capello ricomposto,
riflesso nello specchio.

Custodisci segreti, lacrime, angosce,
e io disegno futuri a forma di te,
sui tuoi passi, le esitazioni,
su quel guardarmi, cercarmi,
e poi trovarmi sempre.

Il resto è attesa che logora,
e la risposta tenerti per mano"


Lo scrivevo una vita fa, lo sottoscrivo ora,

mentre ti avverto in ogni spazio vuoto,
in ogni rumore pacato,
ogni eco che risuona lieve.


Quando le cose non vanno,
albeggia ugualmente, e pioverà come sempre,
e verrà vento a ribaltare lo stendino in terrazza.
Ma non potrò raccontartelo,
come vorresti, come vorrei.

Perché attorno c'è quel silenzio che comunque curi,
non più quelle porte chiuse piano,
quando temo possa svegliarti,

addirittura i tasti del pc pigiati con cautela.

Non potrò più raccontartelo, ma so che tu lo vedi ora,
mentre accade, qui accanto;
forse crucciata perché non vuoi che pianga.
E allora respiri piano,
senza più affanno,
e io lo so.

Chissà se obliterano anche nell'aldilà.

Ciao Lù.


sabato 31 gennaio 2026

L'ASSURDO QUOTIDIANO

 


Sembra passare quasi in secondo piano questa caritatevole richiesta di tregua, da parte di Trump verso Putin, e relativa sospensione dei bombardamenti in Ucraina causa elevate punte di gelo, per almeno una settimana.

Mi ricorda Benedetto XVI quando si espresse contro le bombe. A grappolo.

La fine ci coglierà così cinici e ridicoli che non ce ne accorgeremo.

sabato 17 gennaio 2026

MALINTESI

 

Spesso siamo convinti di agire
su una linea comune con l'universo circostante,
parametri in grado di essere compresi da tutti
esattamente come li descriviamo.

Invece infrangiamo vetri;
inconsapevoli, procuriamo spesso ferite
convinti di elargire carezze.

Accade che quel mondo non coincida col nostro.
Ci osservi da altre vette, lontananze diverse,
storie differenti,
e curi altri universi, sensibilità distinte,
che sfuggono ad errate,
probabilmente approssimative,
indagini.

E noi che si va a tentativi,
finiamo col chiederci:
ma se siamo (siete) così sensibili, perché non una pagina word,
o meglio ancora un anonimo bloc notes,
anziché un blog?

Perché non dialogare con se stessi,
anziché credere di poter frequentare il mondo
senza danneggiarlo e,
decisamente più importante,
senza esserne danneggiati?


mercoledì 7 gennaio 2026

DANIELE VERZETTI, BLOGGER

 


"Daniele Verzetti era un blogger come noi che è venuto a mancare nel
gennaio del 2025. A un anno dalla sua morte lo vogliamo ricordare con un
pensiero, un suo verso, un'immagine. L'abbiamo conosciuto in tanti, con
lui abbiamo dialogato amabilmente, a volte discusso polemicamente, ma
sempre in modo civile. Daniele aveva delle idee forti e le esprimeva in
modo libero nella sua Agorà, con poesie, scritte o video, impegno civile
e collaborazioni con altri blogger. Per questo ha lasciato dietro di se
un ricordo bello nella blogosfera. Per questo vogliamo ricordarlo.
Unisciti a noi il 15 gennaio"

(Diego Alligatore)


Mi unisco volentieri - anche se velato di profonda malinconia - al ricordo di Daniele, scomparso improvvisamente ad inizio 2025.

Era una persona con la quale intrattenevo dialogo, mail, contraddittori, foto e scambi di opinione a prescindere dalla convenzionale e consueta via che unisce una rete di bloggers.
E c'eravamo sfiorati, a Genova, per un incontro di persona poi sfumato.

Con Daniele esisteva empatia, stima, rispetto, che superavano serenamente tante divergenze sulle più svariate opinioni, dalla politica fino al calcio. 
Ci univano soprattutto la poesia, la complicità, la franchezza, e mi piaceva quel suo fervore su piccole e grandi questioni, ma sempre con una passione ed un coinvolgimento fuori dal comune che trovavo encomiabili.

Ci lascia un ricordo che rimarrà nel tempo.

Un blogger "scomodo", come ti ha definito con efficacia il comune amico Diego. Scomodo e necessario. 

Ciao Daniele.


"Una malinconica giornata di sole
Non è un lasciapassare verso nuove speranze
Ma solo quello che vediamo
Una malinconica giornata di sole
Una carezza pietosa e compassionevole
Pronta a sussurrarti all'orecchio:
"Hai fatto il possibile
Di più non potevi ottenere"


..come inquietante presagio.. dal suo ultimo post


  

domenica 4 gennaio 2026

MEDIATORE


Sembra esista davvero una figura simile, ingaggiata anche dai tribunali, per smaltire le tonnellate di cause civili che intasano la Giustizia.
Il mediatore, appunto:
media, negozia, tratta, risolve, definisce.

Riconosciuto dall’Associazione nazionale mediatori professionisti (ANMP - esiste davvero! -).

Un personaggio super partes che scova il cavillo,
l’intoppo o il nodo; e li scioglie.

Uno che vede oltre la rabbia cieca dei contendenti,
un risolutore sempre con l’esatta chiave in mano,
mente lucida in classico caos,
pacato decisionista, accorto restauratore,
dalla visone limpida attraverso le nebbie più adirate,
affianca i magistrati e concilia migliaia di controversie.

La sera poi a casa lo accolgono i teneri pargoli: “Papà! Lucia mi ha rubato Jeeg Robot”
“Non è vero, è volato dalla terrazza da solo!”
“Digli qualcosa tu papino, altrimenti gli strappo tutte le pagine del diario!!”
e la dolce consorte:
“Ti sei ricordato di comprare il pesce? Stasera pane e acqua, giuro! Dimentichi sempre tutto..
non è un ristorante questo, e neanche un albergo.. ah fai scena muta adesso!?”

Per questo gran parte dei mediatori spesso non hanno orario, e sono reperibili per qualsiasi lavoro urgente,
- anche molto lontano da casa - h24.


martedì 30 dicembre 2025

DOVE ABITA DIO


LA FORMA DELLO SPAZIO  (da le Cosmicomiche di Italo Calvino)

Cadere nel vuoto come cadevo io, nessuno di voi sa cosa vuol dire, per voi cadere è sbattersi giù magari dal ventesimo piano d'un grattacielo, o da un aeroplano che si guasta in volo: precipitare a testa sotto, annaspare un po' nell'aria, ed ecco che la terra è subito lì, e ci si piglia una gran botta.
Io vi parlo invece di quando non c'era sotto nessuna terra né nient'altro di solido, neppure un corpo celeste in lontananza capace d'attirarti nella sua orbita. Si cadeva così, indefinitamente, per un tempo indefinito. Andavo giù nel vuoto fino all'estremo limite in fondo al quale è pensabile che si possa andar giù, e una volta lì vedevo che quell'estremo limite doveva essere molto ma molto più sotto, lontanissimo, e continuavo a cadere per raggiungerlo. Non essendoci punti di riferimento, non avevo idea se la mia caduta fosse precipitosa o lenta. Ripensandoci, non c'erano prove nemmeno che stessi veramente cadendo: magari ero sempre rimasto immobile nello stesso posto, o mi muovevo in senso ascendente; dato che non c'era né un sopra né un sotto queste erano solo questioni nominali e tanto valeva continuare a pensare che cadessi, come veniva naturale di pensare. 

Ovvio che attribuire lo scenario narrato da Calvino come ad un "dove abita Dio", sia solo una mia personale ipotesi. 

Ma sembra habitat naturale; dove nulla è definito, dove qualsiasi orizzonte, scenario, ipotesi, riferimento è impalpabile, inconsistente, invisibile.

Inimmaginabile.

Dove facciamo - dobbiamo e dovremmo fare - fatica a raccapezzarci, e senza cavarne comunque un ragno dal buco (o dal nido, rimanendo in tema calvinano..).

Dove l'autore descrive da maestro quel "nulla" che la fa da padrone, da "dio". 

E così dovrebbe essere in circostanze simili, dove una "minima" parte di creato riesce davvero a metterci in difficoltà ("non c'erano prove"), lasciarci basiti. 

Mentre nel convenzionale comune il Creatore in persona sembra proprio che no, non ci imbarazzi affatto.

E questo sì, è davvero imbarazzante..