sabato 17 aprile 2021

NON SONO D'ACCORDO


Mi dispiace ma arrivati a questo punto, a davvero un passo dalla stabilizzazione dei vaccini, con almeno un mese per garantire una riapertura estiva in sicurezza, con la possibilità di un grande ripartenza economica, ecco, questo "cedimento politico" alle riaperture selvagge, lo trovo fuori luogo.

Le conosco le categorie in difficoltà, ho nipoti che verranno licenziate se non torna tutto alla normalità.

Ma queste fiammate di "tana libera tutti" sono un vero azzardo sociale. 

Io sono per il blocco dei licenziamenti, per la cassa integrazione esatta, per i ristori a chi nel 2019 non ha dichiarato 8 mila euro, per i rimborsi alle partite iva che mi dimostrano perdite certe. 

E' indubbio che sono stati distribuiti soldi a vanvera. E' qui che bisognava essere illuminati.
Mentre siamo circondati da gente che fa campagna elettorale e guarda solo il proprio tornaconto, gente che mentre grida al TG di riaprire i ristoranti, vota il ripristino del vitalizio al ladro Formigoni.

Siamo circondati da mille contraddizioni. In maggioranza tutti vogliamo il bene del Paese, tutti vogliamo tornare in vacanza e divertirci in spiaggia, ma c'è troppa gente cui non interessa questo bene totale. 

Gente che ha a cuore solo il suo bene particolare.

giovedì 15 aprile 2021

STANNO TUTTI BENE - L'ORIGINALE (1990) E IL REMAKE (2009)


Lo Stanno tutti bene di Tornatore, del 1990, con Mastroianni mattatore, anche se spesso incline alla macchietta grottesca,  non ne limita certo le indiscusse capacità, ma lo rende a volte più ridicolo del necessario. Quegli occhialini, ad esempio, me li sarei risparmiati.. Tornatore non si fidava forse della forza espressiva degli occhi del nostro Marcello?

La storia è un'ideale panorama sui rapporti padri e figli, un’analisi delicata e distratta, allo stesso tempo, sulle aspettative riversate sulla progenie, anche elementare se vogliamo, perché la distanza non può giustificare balle a profusione, e un genitore teoricamente preoccupato e attento, non lo puoi turlupinare troppo a lungo, così come anche genitori per molti versi, apprensivi, non possono essere così distanti dalle realtà dei propri figli. 

C’è un gap di pura funzione cinematografica, che serve ad architettare la storia, a renderla sorprendente e sentimentale, tenera e cinica, malinconica e moralizzatrice. Ma eccessiva poi, l’impalcatura felliniana, le parentesi oniriche, la forzatura disegnata su un Mastroianni che alla fine appare più divertirsi, che preoccuparsi.

Apprezzabili, per l'epoca, le proto challenge mannequin, con la folla "immobilizzata", magari un azzardo tornatoriano, sentitosi autorizzato dal fresco Oscar di Nuovo Cinema Paradiso.




Lo Stanno tutti bene di Kirk Jones, del 2009, con Robert De Niro, nonostante peschi molto dell'originale, da buon remake, offre comunque una fresca, contemporanea e toccante versione di un De Niro  alla ricerca dei suoi “bambini” in giro per l'America.

Un genitore rimasto vedovo,  con un legame da restaurare coi quattro figli, tutti lontani da casa, e come spesso accade, mai cresciuti all'occhio di padre affettuoso ma esigente, seppur incapace di instaurare un qualunque feeling come riusciva alla mamma, ora scomparsa.
Il film è la ricerca di quel tempo perduto, delle confidenze mancate, delle richieste inespresse, la presa di coscienza di assenze maturate (splendida la telefonata a casa nella consapevolezza di poter ascoltare solo la voce della moglie registrata in segreteria, unico conforto in un momento di particolare delusione).
Ci ancoriamo ad una serie di siparietti delicati,  magari costruiti ad effetto, ma con garbo, come l'agognata reunion attorno ad un tavolo con tutti i figli visualizzati neanche adolescenti, ma già con la loro vita adulta disegnata addosso, ed è tenera la ricognizione per gli States di un De Niro disorientato, che attacca bottone con tutti, con quella naturalezza che riconosceremmo in un nostro genitore, e quella stessa voglia di raccontare,  con generoso orgoglio, dei propri figli.

Ed è il De Niro che ci convince di più, che accompagniamo volentieri, tra una foto di antiquata macchina fotografica a pellicola, ed un tentativo di sbrecciare nuovo spazio in quei figli inascoltati (Kate Beckinsale, Drew Barrymore e Sam Rockwell - già ammirato in Moon - tutti a loro agio nel rappresentarsi tenacemente svagati), incardinati nelle loro vite tra il ribelle e l’incompiuto, ma solidali nel salvaguardarsi e nel voler salvaguardare, ora, il papà da ulteriori traumi, anche i peggiori.
Un road(rail) movie che accorcia distanze rispolverando affetti.

Quelli che spesso teniamo chiusi in fondo ad un cassetto. A che serviranno poi, sembra dirci la storia, lasciati cosi timorosamente inutilizzati?

Ovviamente preferisco il remake, non per americanosità a tutti i costi, ma perché - niente da fa.. - quelli il cinema ce l'hanno nel sangue.. 


 

 


martedì 13 aprile 2021

IL REALE SOGNO DELLA FARFALLA


Il sogno proibito vagava nella sua stanza da mesi ormai. 

Aveva cominciato a manifestarsi in ufficio, tra pratiche noiose ed ore lentissime, sgusciava tra scrivanie e moquette, e si accoccolava come un micio in cerca di coccole. 

Lui, cosi metodico e riservato, alla prima parola che il sogno gli rivolse, scosse la testa incredulo, non l'aveva proprio immaginato cosi.. ma il rapporto divenne col tempo confidenziale, la mattina sfidavano insieme l'aria gelida, i pomeriggi a chiacchierare piacevolmente, ormai, non si contavano più, era come se fossero insieme da una vita.. e lui, che mai si era così svelato.. ora aveva qualcosa a cuore, i suoi giorni erano diventati emozioni.

Il giorno che il sogno si dileguò, stentò a rendersene conto.. in seguito l'impressione fu sgradevole e lo rese scontroso per diverso tempo.. fino a quando non venne a sapere, quasi casualmente, che il sogno acquistato nuovo di zecca e pagato anche abbastanza,  era garantito appena sei mesi.

Il prossimo lo avrebbe preso tra quelli usati. 

domenica 11 aprile 2021

TRE ANNI IN BAGNO



Hanno calcolato che - e vale almeno per noi occidentali - passiamo tre anni della nostra vita in bagno.

Prendo spunto da un articolo di Francesco Merlo sul supplemento D Lui di Repubblica, dove ovviamente il punto voleva essere altro

Principalmente sottolineare che quella di restare ore in bagno - per noi occidentali consuetudine acquisita -, nel resto di tantissimo mondo è un miraggio. 

Scarseggiano i servizi, le strutture, l'acqua - scarseggia proprio l'acqua -.

Nel mondo, il bagno "servizio", come lo intendiamo noi, doppio e triplo, è roba da pura fantascienza. 

"2,6 miliardi di esseri umani non dispongono di di servizi e la fanno dove e come capita (...) Proprio nel cuore della modernità si nasconde il ritorno al passato degli azoti e dei fosfati fermentati sugli asfalti deformati dal sole, acque putride, escrementi, sterco, promesse di nuovi malanni" 

Ma io, nell'articolo, ci ho letto quello che mi riguardava, da bravo occidentale abbiente, "templi di poesia". L'esaltazione del luogo privato di raccoglimento (fisico e mentale), meditazione, analisi, creazione. 

Si. Vero. Ci passo anni di vita in bagno. 

Per forza di cose, il "doppio servizio" è stata priorità assoluta.



 

sabato 10 aprile 2021

DUE ESTRANEI

 


Un corto di trentadue minuti targato Netflix.

Un delicato, struggente, feroce omaggio a George Floyd.

Candidato all'Oscar 2021 e capace di tirarmi fuori le lacrime. 


Un corto che fa man bassa di stili, tecniche, dialoghi, attualità.

Assemblandole in un piccolo gioiello da godere, assaporare e digerire a fatica.

 

venerdì 9 aprile 2021

GLI ALTRI - UN RACCONTO DI NEIL GAIMAN

A me non piace l'horror, lo splatter, la violenza gratuita. Un genere - specie cinematografico - che sembra aver preso piede e autorità. Eppure sono un fan di Stephen King, e leggo cose particolari - come questo incredibile raccontino di Gaimon - che travalicano il  convenzionale senso dell'horror  rendendolo  Arte pura. 

E vorrei, in qualche modo, invitarvi alla meraviglia.

 


GLI ALTRI

"Il tempo è fluido, qui", disse il demone. Sapeva che era un demone nel momento in cui lo vide. Lo sapeva, proprio come sapeva che il posto era l'Inferno. Né l'uno né l'altro lasciavano dubbi sulla loro identità.

La stanza era lunga e il demone aspettava accanto a un braciere fumante in fondo. Una moltitudine di oggetti erano appesi alle pareti color pietra, del tipo che non sarebbe stato saggio o rassicurante ispezionare troppo da vicino. Il soffitto era basso, il pavimento stranamente inconsistente.

"Avvicinati", disse il demone, e lui si avvicinò. Il demone era  nudo e scarno. Era profondamente segnato e sembrava che in un lontano passato qualcuno lo avesse scuoiato. Non aveva orecchie, né genitali. Le sue labbra erano sottili e austere, e i suoi occhi erano occhi di demone: avevano visto troppo e si erano spinti troppo in là, e sotto il loro sguardo lui si sentì più insignificante di una mosca.

"Che succede adesso?" chiese.

"Adesso", rispose il demone, con una voce che non esprimeva dolore, né sollievo, soltanto una monotona e spaventosa rassegnazione, "verrai torturato".

"Per quanto tempo?"

Ma il demone scosse la testa e non rispose. Camminò lentamente rasente il muro, osservando prima uno degli attrezzi appesi, poi un altro. In fondo al muro, vicino alla porta chiusa, c'era un gatto a nove code di fil di ferro. Il demone sollevò una mano con tre dita e lo prese, poi tornò indietro, portandolo con reverenza. Posò i rebbi metallici sul braciere e li osservò mentre cominciavano a riscaldarsi.

"E' una cosa disumana."

"Sì."

Le punte delle code di gatto brillavano di un'arancione opaco.

Alzando il braccio per sferrare il primo colpo, il demone disse: "In futuro ricorderai  questo momento perfino con piacere".

"Stai mentendo!."

"No", rispose il demone. "La parte successiva", spiegò un momento prima di abbattere il gatto, "sarà peggio". Poi i rebbi del gatto colpirono la schiena dell'uomo con uno schiocco e un sibilo, lacerando i costosi vestiti, bruciarono e squarciarono e dilaniarono, e lui, non certo per  per l'ultima volta in quel luogo, lanciò un urlo.

Alle pareti erano appesi duecentoundici congegni, e col tempo li avrebbe sperimentati tutti. Quando, finalmente, anche la Figlia della Zitella, che l'uomo aveva imparato a conoscere intimamente, fu ripulita e riappesa al muro alla posizione duecento e undici, l'uomo devastato bisbigliò con le labbra distrutte: "E adesso?"

"Adesso", rispose il demone, "inizia il vero dolore".

E così fu

Ogni azione che aveva compiuto, e avrebbe fatto meglio a non compiere. Ogni bugia  raccontata - a se stesso o ad altri -. Ogni piccolo ed ogni grande dolore che aveva inflitto. Dovette tirar fuori tutto, dettaglio dopo dettaglio, centimetro dopo centimetro. Il demone gli strappò di dosso il velo dell'oblio, mise a nudo la verità, e questo fu più doloroso di ogni tortura.

"Dimmi cosa hai pensato mentre lei se ne andava", disse il demone.

"Che mi stava spezzando il cuore."

"No", rispose il demone, senza odio, "non è vero". Lo fissò con gli occhi inespressivi e l'uomo dovette distogliere lo sguardo.

"Ho pensato che non avrebbe mai scoperto che andavo a letto con la sorella."

Il demone sviscerò la sua esistenza, momento per momento, istante dopo terribile istante. Andò avanti per cento anni, forse, o mille - avevano tutto il tempo che c'era mai stato, in quella stanza grigia - e verso la fine si rese conto che il demone aveva ragione. La tortura fisica era stata più clemente.

E poi finì.

E una volta finito, ricominciò. Ed ogni volta con una consapevolezza nuova, che in qualche modo rese tutto, ogni volta, ancora peggiore.

Adesso, mentre parlava, si odiava. Non c'erano bugie, né scuse, non c'era spazio per nulla che non fosse dolore e rabbia.

Parlava. Aveva smesso di piangereE quando finì, mille anni dopo, pregò che il demone si avvicinasse al muro e tirasse giù il coltello per scuoiare, o la pera orale, o lo schiacciadita.

"Ancora", disse il demone.

Lui urlò. Urlò molto e molto a lungo.

"Ancora", disse il demone, quando ebbe finito, come se cominciasse in quel momento.

Era come sbucciare una cipolla. Ripercorrendo ancora una volta la sua vita, ne comprese le conseguenze. Scoprì il risultato delle sue azioni; azioni compiute ciecamente; scoprì quanta sofferenza aveva inflitto al mondo; danni arrecati anche a persone che non aveva mai conosciuto, né incontrato, né mai visto. 

Fu la lezione più dura, fino a quel momento..

"Ancora", disse il demone, mille anni dopo.

Lui si accovacciò per terra, accanto al braciere, e dondolandosi piano, con gli occhi chiusi,  raccontò la storia della sua vita, rivivendola così come la raccontava, dalla nascita alla morte, senza cambiare nulla, senza tralasciare nulla, affrontando ogni cosa. Aprì il suo cuore.

Alla fine si sedette schiena eretta, con gli occhi chiusi, aspettando che la voce ripetesse: "Ancora". Ma tutto taceva.

Aprì gli occhi. Lentamente si alzò in piedi. Era solo.

In fondo alla stanza c'era una porta e, mentre la guardava, la porta si aprì.

Un uomo varcò la porta. C'era terrore sul volto dell'uomo, arroganza e orgoglio. L'uomo, che indossava abiti costosi, avanzò esitando e poi si fermò.

Quando lo vide comprese.

"Il tempo è fluido, qui", disse al nuovo arrivato.

lunedì 5 aprile 2021

E.I.T.R.D. DA UN'INIZIATIVA DI DANIELE VERZETTI

 Every Is The Right Day


Andrebbe festeggiata ogni giorno la donna.

Oggi si ricomincia, ma varrebbe la pena continuare a celebrarle, e lo dico per i mariti, i fidanzati, gli ex..tutti quelli che credono di aver preso una donna come un pacchetto di Amazon, tutti quelli chi non capiscono che non sono i padroni di niente, neanche del loro piccolo cervello, del loro minuscolo cuore.

Tutti quelli che fischiano per strada, che ti sbirciano in metro, che in ufficio pensano potresti fare al massimo le fotocopie, che se non indossi una minigonna e non ti trucchi non andresti da nessuna parte.

Quelli che dimenticano che a partorirli è stata una donna.

Avrei dovuto raccontare una storia, ma di storie aberranti continua a vomitarne il telegiornale, e anche così tante il cinema, che a volte inizio a chiedermi dove finisca la denuncia e inizi il voyerismo più subdolo.

Oggi c'è una storia che parte dalla Rinascita di ieri, dal guardare il mondo con occhi nuovi, di tenerezza, comprensione, remissione anche. Ma non remissione passiva di fronte alle ingiustizie, alle cattiverie, all'ignoranza. Ecco: l'ignoranza madre di tutte le sventure.

Aiutiamo chi non riesce. Chi ha un'idea sballata del mondo e di chi lo abita. Chi ragiona per parametri medievali. Chi ha ancora la clava nel portaombrelli.

Spesso dipende da noi. Dalla nostra debolezza. Non dalla loro.