POSTODIBLOGGO
Soste occasionali in punta di tastiera
lunedì 26 ottobre 2026
LA GARA DEGLI EXPLICIT
sabato 17 ottobre 2026
LA LUCE SUL TAPPETINO
Lorenzo non era mai stato a un seminario yoga.
Voleva immergersi in una luce diversa - inspirazione / espirazione - cercare
una connessione superiore, la possibilità, o almeno il tentativo, di
specchiarsi dentro. E sembrava stesse riuscendo.
Inspirazione / espirazione.
Nuovi punti di vista da considerare, altre strade
svelatesi all'improvviso, anche se non tutte conducevano al tipo di intento
guidato dai desideri. E proprio quella sensazione non lo lasciava di buon
umore, nonostante avvertisse consapevolezza a piene mani.
Inspirazione / espirazione.
Certi orizzonti prospettati sembravano incrinare
quell'aura di sicurezza, anche solo apparente. Tutte le carte erano sul tavolo,
ora. A volto scoperto, senza lasciare nulla di velato, a poter subodorare incastri
differenti. Soprattutto era affascinato dalla leggerezza e dal coinvolgimento
che mostravano gli altri partecipanti.
Inspirazione / espirazione.
Si chiedeva se tutta quella spiritualità, quel
congiungersi a mondi, energie e dinamiche così eteree, potesse poi essere
davvero applicabile nel quotidiano: con la meraviglia, la gentilezza, la
sorpresa, la dedizione, atte a impostare ogni nudo passo una volta fuori da
quella sala magica, tra luce soffusa e tappetini in lattice, a tenere uniti cuori e anime, liberando percezioni e
sentimenti sopiti.
Era questo il dubbio che gli attanagliava i
pensieri, lasciandolo sveglio, a volte, nel cuore della notte.
Inspirazione / espirazione.
Come mai questa stupenda predisposizione alla
bellezza, questa concessione all' accostarsi ai livelli più elevati di vita,
questo derubricare le difese rivelando l'inconscio e ogni debolezza senza più
alcun timore, non generassero un codice univoco di comportamento, atto a
risolvere qualsiasi diatriba personale, non favorissero lo scioglimento
automatico di nodi resi inestricabili dalle più terrene e materiali
incomprensioni.
E in cuor suo se ne doleva. Non riusciva neanche a
trascinarsi dietro la luce sparsa sul tappetino.
Inspirazione / espirazione.
Era arrivato a congetturare che tutte queste
pratiche, queste meditazioni, questi atti di purificazione, queste
certificazioni di devozione purissima, non riuscissero poi a valicare
completamente quella zona franca, ricca di indulgenza e appassionata dedizione,
dove ognuno lasciava debolezze, pregiudizi e contraddizioni sull'uscio, per appropriarsene di nuovo alla fine, forse inconsciamente, riarrotolando il tappetino.
Inspirazione / espirazione.
mercoledì 7 ottobre 2026
PER VIAGGIARE NEL TEMPO
Non c'è bisogno di macchine particolari per
viaggiare nel tempo, per lo meno a ritroso.
Basta che una mattina di tiepido ma assolato Ottobre, mentre sei a casa di papà
(ormai solo e senza la mamma da tempo), nel quartiere dove hai trascorso
infanzia e adolescenza, tu esca per le tue spese quotidiane ma, ripassando davanti tutti quei vecchi
esercizi commerciali allora esistenti: l'edicola, la pasticceria, il forno,
il supermercato, il fruttivendolo.. trovandoti
catapultato in un tenerissimo spazio
tempo che torna a cullare sensazioni e memorie.
Flashback che ti prendono per mano, profumi e aromi di un qualcosa che torna
intatto a sollecitarti sorriso, un quartiere che si rianima di confidenza e
complicità, riprende colore e ritmi dimenticati.
E si torna a chiacchierare, muoversi lenti, per gustare di nuovo percezioni
perse, lontanissime, ma che ora si materializzano come una volta e farmi
riconoscere in una giovinezza che ho amato, e rivivo d’incanto.. ma non posso
neanche giocare troppo.. mamma mi sta aspettando.. potrebbe preoccuparsi.. ;)
mercoledì 23 settembre 2026
SONO UN DRONE
Sono un drone.
Sono nato per gioco.
Per una ripresa dall'alto, per un matrimonio in campagna, per un campo di grano che sembrava un mare e il mare da sbirciare come dalle nuvole.
Per far sentire ogni uomo, per cinque minuti, pilota e regista insieme.
Il volo autonomo, prima di me, era cosa da militari: ferro pesante, radiocomandi imprecisi, poca grazia.
Io invece sono figlio degli anni 2000, figlio dell'hobby, del diletto.
Io ballavo.
Poi l'animo umano, quel suo gene perverso, ha fatto quello che sa fare meglio: ha preso la bellezza e l'ha convertita.
Mi hanno armato.
Ora non porto più solo una microcamera.
Volo lo stesso. Silenzioso, veloce, preciso.
Ma porto altro.
Sotto di me non c'è più stupore, c'è dolore. Le mie acrobazie non strappano più meraviglia.
Strappano terra, pareti, panni stesi. E carne.
Sono diventato un funambolo del disastro.
E la cosa più amara è che tra i circuiti e gli algoritmi che mi guidano, ho compreso:
non è più un gioco.
p.s. avevo già scritto di droni Sandrone, inconsapevole ne ho riscritto, scoprendo questa cosa solo dopo, e l'evoluzione - come quelle di questi strumenti volatili - c'è: dal sorriso, seppur velatamente amaro, alla consapevolezza del disastro imminente, dall'incombenza di un dio quasi divertito, all'allontanamento di un Signore paradossalmente anche lui, ora, quasi arreso.
sabato 19 settembre 2026
ERO UN BLOGGER
Cosa spinge a poter fare a meno di un blog che fino a qualche mese fa era ossigeno, ricerca di idee, fonte di narrazione, sviluppo di curiosità?
E’ vero, il blog rispecchia la propria serenità, gli equilibri, ritmi di vita scanditi dal tuo amore, la tua casa, le tue passioni.. se una di queste viene meno si rischia un collasso a cascata, un nuovo inquadramento, un dover ricominciare daccapo dove però quel “capo” non mostra ulteriore orizzonte, un riconnettersi dove tutto sembra perduto, e gli stimoli paiono come arresi ad un capolinea definitivo.
Ma bisogna uscire dalla stazione, gettare un’occhiata in quella nebbia lattiginosa che ottunde, scorgere qualsiasi cosa appaia fonte di luce, sorgente di nuovo spazio, appiglio di vita che chiede solo di fidarsi di lui.
Allora si può tornare sulle proprie tracce e ricrearne di nuove, respirare a polmoni pieni sperando di non ingolfare gola e cuore, scegliere di nuovo sentieri intriganti sempre ignorati, accostarsi a panorami solo intuiti, coltivare quei punti di vista sempre celebrati a chiacchiere ma spesso schivati per timore forse solo dell’ignoto.
Si riaprono gli occhi, ci si accosta di nuovo anche a tutto ciò che ci ha fatto stare bene, incondizionatamente, si rileggono amici e bloggers dai quali abbiamo attinto ricchezza nel tempo e che abbiamo messo inconsciamente da parte a seguito di fratture di vita delle quali nessuno ha avuto colpa specifica.. ma in quell'istantaneo blocco motori accade che tutto ciò che gravita attorno finisca nel frullatore della revisione, il buono come il meno buono, senza distinzioni.
E a tabula rasa, dopo tempo, pensieri, meditazioni ma anche accadimenti, sorprese, nuova bellezza, si comincia a ricucire.
Il blog meritava questa pausa di ascolto e di silenzio, per trovare nuova voce.
L’ha reclamata in diverse occasioni ma fino a poco tempo fa ero ancora cieco, abulico, stremato, indolente.
E ringrazio tutti voi che avete pazientato, avete chiesto notizie, vi siete comunque informati sul come certe pieghe di vita possano influenzare tutto un mondo.
Come fosse un nuovo inizio, Postodibloggo torna in pista.
venerdì 14 agosto 2026
GENOVA DI NUOVO
Genova di nuovo, e nuovo respiro, diversa la cura ma identici i caruggi a ingoiarmi, gli archi, i sapori.
Eco di mondi lontani eppure di casa, sorrisi che incantano di luce che cade in angolazioni mai percepite.
Carezze d'anima tra pareti e scorci, ombre che disegnano percorsi inediti tra chiese e palazzi inesplorati.
Un altro mare di bellezza che incontra un golfo amico a riconoscere antichi palpiti e ogni loro lieve mutare..
giovedì 6 agosto 2026
NOLAN E LA SUA ODISSEA
L'Odissea non è stata
mai scritta, è un rimando di canti e leggende che un bardo puntuale richiama
ossessivo, e quante volte dimenticheremo di nuovo le parole, il narrare, lo
scrivere e anche la brutalità dell'intera nostra storia, un assist volontario
che Nolan offre all'immagine, al cinema, al Suo cinema, veicolo portentoso di
presa di coscienza a superare canti o leggende; oggi è l'Immagine il nuovo
bardo comunicativo, a riempire schermi e anime a trascinare sensi di colpa e la
consapevolezza dell’immenso e inutile male procurato, che accompagna e
accompagnerà Ulisse, esiliandolo per decenni fino alla resa dei conti con
l'amata Penelope e la corte di avidità che la assedia, come lui ha assediato
Troia, uscendone vincitore ma in realtà sconfitto, con l'assillo delle
sofferenze, delle infinite alterazioni causate da un epilogo di guerra, avvolto
in spire impietose, inseguito da divinità furiose e compagni scomparsi,
rimpianti e strazi, supplizi e angosce.
Qui il gran merito di Nolan che gioca come al solito
col Tempo, come in Memento e Interstellar (la sua personale ed originalissima
Odissea), il tempo del viaggio e quello della riscoperta, e cosa meglio dell’opera
originaria per articolarne di nuovo le
infinite manipolazioni, le attese, le promesse, gli inganni.
Divinità manifeste ed altre occulte, tele tramate e poi scomposte, il riaggancio
dell'insensatezza guerriera ai mali dei nostri giorni, barbari e selvaggi come
quelli di millemila anni fa e il tormento morale di Matt Damon (forse fin troppo
Nick Nolte), radicato e angoscioso ma spalleggiato da un Olimpo permaloso ma
quasi sempre benevolo (tranne quando costringe Calipso a restituirlo alla sua
brama di casa.. sì, lo ammetto.. sarei rimasto con lei su Ogigia altri quindici
anni..)
Il film viaggia sui consueti parametri nolaniani, un
gioiellino di suoni e fotografia a coinvolgere lo spettatore e portarlo in scena a respirare tempi, pause, e
ogni variazione d'atmosfera, come con Sinone, evocato dall'Ade, a rigettare sul
suo comandante eroe l'impotenza e lo sconforto di chi lo avrebbe seguito per
qualsiasi via, mai intuendo l'immensa punizione che Ulisse stava infliggendo ai
suoi accoliti.
Il finale risente del punto debole nolaniano, i
combattimenti tra più soggetti non rientrano tra le specialità del regista,
anzi, lasciano un'idea come di approssimazione quasi stucchevole, in compenso
non mancano gli spunti epocali come la presa di Troia in un crescendo di
percussioni a renderci protagonisti, oppure l'essere uscito con eleganza e
originalità dalla trappola didascalica del Polifemo classico, questo non gli ha
comunque impedito di doversi misurare con la vena horror di Circe in un eccesso
virtuosistico probabilmente fuori misura, così come con i giganti Lestrigoni.
Rimane comunque impresso un disegno di immensa
attualità dove costante è il tentativo di renderci consci dei droni sopra le
nostre zattere, sulle quali quotidianamente affrontiamo personali oceani da
attraversare, dei sibili di sirene di fronte alle quali davvero pochi di noi si
fanno legare per resistere, un viaggio meno fantasy ma non certo con meno
trappole e bivi impervi a forgiare personalità e desiderio di stabilità, di
casa, di assunzione di un ruolo, quel ruolo che facciamo una fatica enorme a
riconoscere anche se ci sollecita, lo perdiamo di vista, sordi e accecati, e
magari solo l'istinto di un cane fedele, ostinato e caparbio ci rigenera
visione e, chissà, un attimo di quella quiete inseguita una vita.













