mercoledì 3 luglio 2013

BOMBE A GRAPPOLO


L'intervento dell'ex Benedetto XVI potrebbe risultare datato e macabramente comico ("basta bombe a grappolo, usate quelle normali..."), se non fosse che ancor di più oggi si muore di bombe ed esplosioni, e mentre di nuovo oggi, 3 luglio 2013, Napolitano, il presidente saggio, fa sapere al Parlamento "sovrano", che sugli F35 (dodici miliardi di soldi buttati...) hanno molto poco da discutere. Si comprano e basta.... 

GENOVA, lunedì, 19 maggio 2008 (ZENIT.org).- Al termine dell'Angelus di questa domenica, Benedetto XVI ha auspicato la messa al bando definitiva delle munizioni a grappolo (o “cluster bombs”) al fine di evitare terribili sofferenze per le popolazioni.
Parlando da Genova alla vigilia dell’apertura della Conferenza diplomatica di Dublino convocata su tale questione, il Papa ha chiesto la creazione di “uno strumento internazionale forte e credibile” per eliminare questi “micidiali ordigni”, così da “rimediare agli errori del passato ed evitare che si ripetano in futuro”.
La bombe a grappolo sono costituite da un contenitore che racchiude centinaia di bombe più piccole, che una volta sopra l’obiettivo esplodono disseminando su una vasta area queste submunizioni, programmate per esplodere all’impatto con il suolo, ma che spesso rimangono inesplose.
Queste bombe possono rimanere attive anche per anni, divenendo un pericolo per le popolazioni civili, in particolare per gli agricoltori e i bambini, uccidendo e mutilando migliaia di persone, anche in tempo di pace.
Le bombe a grappolo sono state utilizzate in 21 Paesi tra i quali Bosnia, Iraq, Serbia, Kosovo, Libano.
Scopo dell'incontro che ha preso il via questo lunedì nella capitale irlandese, che vede la presenza dei rappresentanti di oltre 100 Stati membri delle Nazioni Unite, è quella di giungere alla conclusione del negoziato sul Trattato internazionale per la messa al bando delle munizioni a grappolo.
Nel febbraio del 2007, infatti, cinquanta organizzazioni non governative e quarantasei Paesi avevano aderito a Oslo a una dichiarazione nella quale si impegnavano a concludere entro il 2008 uno strumento internazionale vincolante sulla falsa riga del Trattato firmato a Ottawa nel 1997 e che ha bandito le mine antipersona.
La finalità sarebbe la messa al bando delle “cluster bombs”, il raggiungimento di un quadro di collaborazione per aiutare i sopravvissuti, la liberazione delle zone minate e la distruzione degli arsenali di tali armi, attualmente localizzati in 75 Stati.
Ad Oslo, solamente tre Paesi presenti alla riunione non avevano approvato il documento: Giappone, Romania e Polonia, mentre tra gli assenti figuravano Stati Uniti, Russia e Cina, che anche quest'anno non prenderanno parte all'incontro di Dublino insieme a Israele, India e Pakistan.
Russia, Cina e Stati Uniti hanno dichiarato di considerare più adatta per il negoziato la “Convenzione su alcune armi convenzionali” (Convention on Certain Conventional Weapons), in vigore dal 1980. Gli Stati Uniti hanno inoltre respinto la proposta di mettere al bando le bombe a grappolo a partire dal 2008.


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