Sembra esista davvero una figura simile, ingaggiata
anche dai tribunali, per smaltire le tonnellate di cause civili che intasano la
Giustizia.
Il mediatore, appunto:
media, negozia, tratta, risolve, definisce.
Riconosciuto dall’Associazione nazionale mediatori professionisti (ANMP - esiste davvero! -).
Un personaggio super partes che scova il cavillo,
l’intoppo o il nodo; e li
scioglie.
Uno che vede oltre la rabbia cieca dei contendenti,
un risolutore sempre con l’esatta
chiave in mano,
mente lucida in classico caos,
pacato decisionista, accorto restauratore,
dalla visone limpida attraverso le nebbie più adirate,
affianca i magistrati e
concilia migliaia di controversie.
La sera poi a casa lo accolgono i teneri pargoli: “Papà! Lucia mi ha rubato Jeeg Robot”
“Non è vero, è volato dalla terrazza da solo!”
“Digli qualcosa tu papino, altrimenti gli strappo tutte le pagine del diario!!”
e la dolce consorte:
“Ti sei ricordato di comprare il pesce? Stasera pane e acqua, giuro! Dimentichi
sempre tutto..
non è un ristorante questo, e neanche un albergo.. ah fai scena muta adesso!?”
Per questo gran parte dei mediatori spesso non hanno
orario, e sono reperibili per qualsiasi lavoro urgente,
- anche molto lontano da casa - h24.

Ma mancano tanti mediatori di pace in questo mondo.
RispondiEliminaQuesti di cui parlo non mediano neanche le beghe tra Lucia e il fratellino.. figurati guerre e invasioni.. giusto nei tribunali intasati di rubagalline..
EliminaLo vorrei vedere il mediatore a dipanare il pasticciaccio venezuelano, peggio dei casini a casa sua.
RispondiEliminamassimolegnani
Esisteva già il giudice di pace, che si occupava di cause civili e penali. Considerando la cattiveria umana, in aumento esponenziale, hanno pensato bene di affiancare un mediatore? Serena domenica.
RispondiEliminaCe ne vorrebbe uno in ogni luogo...e uno non basterebbe, temo.
RispondiEliminaNegli USA sono legalmente riconosciuti e utilizzati anche dalla giustizia civile, che spera che i due in disaccordo possano essere riconciliati tramite un mediatore privato e in tal modo si evita di aprire una causa in tribunale con tutta la relativa burocrazia. Non so se hai mai visto la serie tv "Fairly legal", si basa proprio sulle vicende di uno studio privato di mediatori.
RispondiEliminaForse in coscienza e in tutta onestà sappiamo che il "mediatore"è una figura inutile ,dal momento però che si consapevolizza la mediazione di sé.
RispondiEliminaMi viene in mente Michel de Montaigne , ecco per lui la mediazione non è il compromesso che chiude una disputa, ma l'apertura di uno spazio critico tra gli estremi :)
Mediazione non intesa come ricerca per trovare una verità assoluta e definitiva che mette pace tra senzienti, ma un vivere e scrivere la propria incertezza in modo onesto, quale strumento di conoscenza soprattutto interiore.
Sai come cambierebbe l'atteggiamento di noi tutti, se vedessimo poi nell'altro non il nemico da convincere, ma un altro io altrettanto incerto e complesso come noi?...e anche qui fragilità umana come forza non condanna;)
Che poi la morale del post cade esattamente su un concetto di mediazione esterna a scapito degli affetti molto più vicini e interni al "mediatore stesso".
Non può esserci una mediazione in conflitti di guerra come nel caso del Venezuela perché non siamo davanti a un conflitto davvero mediabile, ma a un conflitto strutturale, dove i poteri in gioco non cercano un accordo bensì una resa: la mediazione funziona solo quando le parti riconoscono l’altro come interlocutore legittimo, mentre qui ciascun blocco considera l’altro un ostacolo da rimuovere. Il nodo è ancora più profondo, perché manca uno spazio reale condiviso su cui costruire un compromesso: la popolazione non è messa nelle condizioni di scegliere, incidere, vivere alternative effettive; i diritti restano proclamati ma non praticabili, e dove questa possibilità è compressa la mediazione diventa teatro. I poteri sono troppo forti non solo perché armati o finanziati, ma perché asimmetrici: controllo delle risorse, leve geopolitiche esterne, narrazioni internazionali contrapposte, sanzioni che colpiscono sempre gli stessi. In questo quadro il mediatore, se arriva, arriva dopo, a certificare rapporti di forza già decisi e non a riequilibrarli; una conciliazione apparente, utile più alla legittimazione internazionale che alla vita quotidiana delle persone. E mentre si discute di “dialogo”, le possibilità fondamentali, mangiare, curarsi, restare, restano fuori dal tavolo: non è cinismo, è realismo politico; la mediazione senza una redistribuzione del potere non è mediazione, è amministrazione del conflitto. Ucraina e Palestina idem...PS: per il ricambio degli auguri Franco, devo rivolgermi a un mediatore? Quanto mi costa...🤪 Giacché ti mando gli auguri per l'Epifania...che sia abbastanza generosa con i doni.
RispondiEliminaNOI del partito degli under 70.000 abbiamo messo nel programma i campi lavoro proprio per consntire l'esistenza dei mediatori anche quando la parte truffatrice risulta nullatenente agli occhi del fisco trasformando così la mediazione in una presa per il culo della parte offesa
RispondiEliminaProgramma impeccabile: i campi di lavoro come infrastruttura morale della mediazione, così mentre la parte truffatrice risulta poeticamente nullatenente agli occhi del fisco la mediazione trova finalmente una sua funzione sociale, garantire reddito e dignità professionale anche quando il conflitto è già stato svuotato di ogni possibile giustizia; in questo scenario il mediatore non compone ma amministra, verbalizza l’asimmetria, accompagna la parte offesa alla presa d’atto, certifica che la resa è avvenuta in modo civile, il tutto con linguaggio inclusivo, tono pacato e fattura finale. Chiamarla “giustizia alternativa” è un atto di ottimismo lessicale: più realisticamente è una filiera di gestione del danno, dove l’unica cosa che non viene mai mediata è il potere. Anche per te Signor Fracatz, come scritto per Franco...buona Epifania per completare le feste. Un abbraccio...
EliminaNaturalmente il povero mediatore potrebbe rivolgersi ad un mediatore familiare che nei casi dovuti potrebbe ricorrere ad un mediatore culturale e così fare in media una media di mediatore...
RispondiEliminaO una cosa così
Beh, nelle famiglie, tra padre, madre e figli, c'è sempre qualcuno che assume la parte del mediatore nelle discussioni. C'è sempre qualcuno che non si fa prendere dal nervosismo e aiuta i contendenti a vedere le cose con maggiore calma e lucidità. Io, tanto per fare un esempio, ho spesso mediato nelle discussioni tra mio marito e nostro figlio, mettendo in evidenza le motivazioni e il contesto dell'uno e dell'altro. Certamente si trattava di discussioni su diversi punti di vista e non sicuramente una guerra come purtroppo succede nelle situazioni politiche. In questi ultimi casi, come stiamo vedendo in questi giorni e in questi anni, si tratta di contendenti che non hanno alcuna intenzione di trovare compromessi, ma di vincere su tutta la linea e appropriarsi delle risorse altrui. Chi mai potrebbe dare retta ad un semplice mediatore che usi solo parole e ragionamenti?
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