sabato 27 gennaio 2024

CONDANNATO A RIVIVERE


Non ho imparato

e non ho insegnato.

Stupivo ad ogni anniversario

incredulo ogni volta

osservando l’orrore.

E oggi, adesso,

sono condannato a rivivere

mentre quei pronipoti

sono a ricordarmi, ora, 

che non impariamo

dai nostri aguzzini

se non ad essere peggiori.

mercoledì 24 gennaio 2024

ESCHER

La mostra di Escher è un qualcosa di davvero fantastico, l'artista olandese ci introduce in un mondo arzigigolato dove perdere sensi ed equilibri, stordendoci coi suoi capolavori, gli enigmi e i paradossi resi visivamente con grandissima perizia grafica, ricca di dettagli ed esattezza.

Si rimane ogni volta impigliati in un paesaggio escheriano. Si prova ad entrare e non se ne esce più. Ci si intrappola piacevolmente e vorremmo che in ideale estasi il mondo lasciato diventi lui, l'inganno dove passeggiare normalmente.


La metamorfosi che ti plasma in mille modi, il circolo vizioso che ti offre mille scenari, la riflessione che ti mette al centro del mondo.
Escher ci sfida in continuazione, e vince, ecco perché a tanti non piace, perché non riusciamo ad amare completamente l'abbandono, il semplice cullarci in sensazioni che dobbiamo sempre credere di poter dominare. 

Una mostra da non perdere, uno dei vantaggi di città come Roma che, i dedali di stupore geometrico che affascinavano Escher durante i suoi viaggi in Italia, preferisce raderli al suolo per edificare abominevoli altari della patria.










Alla fine della mostra guardi con sospetto le immense scale del seicentesco  Palazzo Bonaparte, hai paura che ti avviluppino come in un disegno escheriano e ti rendano cittadino permanente del labirinto. 

In perenne ricerca di un'uscita impossibile.

giovedì 18 gennaio 2024

PERFECT DAYS

La leggenda vuole che anche a Matteo Garrone venne richiesta, inizialmente, un sorta di indagine/documentario sui bagni pubblici dei sobborghi vesuviani.

Il docufilm evolse poi come Gomorra.

A Wenders fu commissionata una cosa simile per propagandare i nuovi bagni pubblici di Tokyo, installazioni avveniristiche ad altissimo tasso di design.
Ne è venuto fuori Perfect days.
E qui potremmo già parlarne in maniera pacatamente differente. 

Hirayama, il protagonista, è appunto l’addetto alle pulizie di queste Tokyo Toilet,  giapponese di mezza età mite e taciturno, metodico e generoso, che legge e ascolta classici, fotografa in analogico e si bea di un’apparente routine che gli concede però sempre punti di vista differenti: luci tra le ombre, atteggiamenti dei diversi passanti che osserva, piacevolezza nel giocare a tris con uno sconosciuto, partite che non concedono vittoria, ma solo la curiosità della costanza, l’osservare la varia umanità che gli si muove attorno: dalla depressa catatonica che gli pranza a fianco sulla panchina dei giardinetti, al senza tetto che pacioso contempla il mondo, al suo compagno di lavoro che nonostante l’aurea di stupidità si dimostrerà capace di una sensibilità particolare. Esemplare quando tira un fuori un bimbo rimasto chiuso e piangente in bagno seduto sulla tazza con tutti i pantaloncini.. strani ‘sti giappo!

Sapremo comunque poco di Hirayama, parlerà a sprazzi con la nipote insofferente e in temporanea fuga da una vita agiata ma vuota, e comprenderemo che anche lui li ha conosciuti dei mondi diversi, probabilmente crescendoci, e in cerca di fuga ha potuto scegliere (dettaglio da non sottovalutare), e comunque scansandosi la pulizia dei cessi degli autogrill di Modena sud o di Caserta Nord.
Penso allora ai tantissimi che non possono scegliere, di mondi ne incontrano uno solo, e di fughe ne sono concesse davvero poche.

Hirayama vive adesso, perché un’altra volta è un’altra volta. O magari lo è stata. Ecco uno dei punti di riflessioni più alti della pellicola, assieme a quella dello specchietto che indaga l’interno tazza.  
Ora sta bene così, lo vedremo raramente contrariato, anche quando finisce la benzina, e non si capirà bene come risolve con pochi soldi e forse una delle sue preziose musicassette da sacrificare.

O verso la fine, quando non degnerà di uno sguardo le foto appena ritirate (forse le aveva chieste a colori..chissà..) sdraiandosi pensieroso..

Ma sono davvero minimi i disappunti cui far fronte quando la vita ti si dipana così regolare e senza scosse. Certo noi a Roma quando usciamo di casa guardiamo prima se l’auto c’è ancora, e solo poi alziamo gli occhi al cielo riconoscenti. Ma sono dinamiche differenti, lo ammetto.

Ma gliene invidio di situazioni, ad Hirayama. La macchinetta distributrice di caffè sotto casa, ad esempio, e quel traffico ordinato, dove in un breve frame si intravede una doppia fila di auto a passo d’uomo ed uno scooter che - invece di svicolare - è  anche lui ordinatamente fermo tra un’auto e l’altra.
Forse il punto più zen di tutta la pellicola, non ci avete fatto caso vero?
Stavate decifrando i sogni in bianco e nero.. o cercando di capire se due ombre sovrapposte siano più scure di una sola.
Io invece avrei voluto sapere come ha fatto l’ex marito della proprietaria del ristorantino a trovare Hirayama così a caso, in riva al fiume.. ma non adesso, ci penserò un’altra volta. 

Un film di apparenze, vero, e ricco di segnali subliminali da saper cogliere. Che magari a tanti sfuggono nonostante gli "oohh" di approvazione, visto che la mascherina al cinema continua ad essere una rarità, e non un segno di civile e rispettosa convivenza, e che le toilette delle sale seguitano a demotivare anche il più volenteroso degli addetti alle pulizie.
Tanti avevano detto di scorrere i titoli di coda fino alla fine per un ulteriore messaggio zen, ho approfittato per vedere se Viakal apparisse tra gli sponsor ufficiali, ma invece no, c’era però lo Skytree, la torre per telecomunicazioni inquadrata da Wenders circa 1650 volte, e che immagino disegnata da uno degli architetti delle latrine, magari quella con le pareti a vetri che si oscurano quando ti chiudi dentro. Inquietante.. se di botto diventa trasparente?



lunedì 15 gennaio 2024

TOZZI E IL CLIMA

Mario Tozzi lo ha detto centomila volte. 

Stiamo massacrando il pianeta Terra, non ne facciamo praticamente una giusta, evitiamo la prevenzione, glissiamo sul lungo termine, ce ne strafreghiamo della manutenzione, ci comportiamo come se dovessimo estinguerci dopodomani.. eppure abbiamo figli, nipoti e pronipoti.

Cosa stiamo raccontandogli? Che rimasuglio inservibile gli stiamo lasciando? Spremuto all'osso, squilibrato, stremato, consumato, esausto, a brevissimo inservibile, probabilmente inabitabile. 

Emigreremo? O meglio, emigreranno? 



lunedì 8 gennaio 2024

PADOVA E VENEZIA. BINOMIO VINCENTE

Padova è nascosta, e nasconde anche al mondo esterno la sua quiete, la sua natura di piazze, canali e portici magici che si accavallano o si intrecciano portandoti dove non riusciresti ad immaginare.

Venezia è nascosta, e nasconde al mondo esterno la sua quiete, la sua natura di canali, campielli, porteghi e sottoporteghi magici che si accavallano e si intrecciano dove non riusciresti ad immaginare.

Padova ti ingoia di bruma dove risuona solo l'eco dei tuoi passi.

Venezia ti ingoia di bruma dove risuona solo l'eco dei tuoi passi.

Sfuggi in un attimo alla cinta di folla ottusa e ti ritrai tra palazzi, cortili, terrazzini discreti, come accudito da un tempo antico, tra nebbiolina e chiarore pastoso.

Due città dove scie di turismo ottuso visitano a metà, seguono le frecce che indicano le attrazioni senza prestare la minima attenzione alla meraviglia tutta attorno. 

Da un lato dispiace, dall'altro siamo felici di poterne godere in pochi, preservandone la natura integra.







mercoledì 3 gennaio 2024

QUANDO SCRIVIAMO UN POST

 

Quando scriviamo un post sappiamo chi leggerà, chi apprezzerà, chi eviterà, chi si compiacerà, o anche chi lo considererà inutile, improprio, dannoso magari.
Conosciamo forse chi la pensa come noi, chi stupirà, chi dirà “ma questo non c’ha pace”, “non sa più che scrivere”, “che bell’idea che ha avuto”.

Penna blu ha offerto lo spunto: scrivo ciò che piace a me o ciò che piace ai lettori o cerco in qualche modo di far venire incontro le cose,  le modalità?
Ciò che piace a me indubbio, perché all’origine non esiste scrivere per gli altri, per il blog, per piacere a qualcuno. 

Quando scriviamo un post sappiamo solo quanto faccia piacere scriverlo, godere  del tratto che avanza, l’a capo spezzato,  l'elaborare per noi, l’incanto privato, un'aurora personalizzata.

Prima viene il piacerci, ne sono convinto, solo poi l’essere gradito ad altri, e lo scoprire che alcune cose possono attirare, dilettare, colpire, essere addirittura utili.

E se metti su un blog facile (e che vuol dire facile?) tenti aggiustare il tiro; se un post fa cinquanta visite ed un altro quattro, giocoforza porsi qualche domanda, chiudere meglio la curva, aggiustare di sale.

Ma se qualcosa ti si forgia in mano così prepotente da fartela coccolare e custodire, da farti sussultare mentre pigi i tasti, sorridere alla riga partorita, chissenefrega delle zero visite.  

Buon 2024 a tutta la blogosfera!

sabato 30 dicembre 2023

TRE TAVOLI

 


Natale con un mondo di parenti, tre tavoli differenti: i bambini in età pediatrica, i giovani adulti (young adult), assieme quelli della prima e seconda età (middle-aged) e infine quelli di una certa età (tavolo cui mi fregio di appartenere di diritto -golden age, a voler fare i fighetti, solo old age - a voler ben guardare).

Cerco di osservarli sotto un altro aspetto (come suggerito da un carissimo cugino siculo confinato nella sua isola per queste feste).

Il primo tavolo è quello dell’incoscienza, dell’innocenza, del sorriso ancora spontaneo, del futuro nebuloso e lontano, come di desiderio incartato sotto l’albero.

Poi il tavolo di chi crede di aver capito tutto e non può temere nulla ma deve ancora sbattere la testa su infinite realtà e Imprevisti degni di un immenso Monopoli.

E infine il tavolo di quelli cui, ormai da tempo, è stato rivelato impietosamente che non avevano capito esattamente tutto, e bene o male lo stanno accettando, loro malgrado, con accurata pazienza.

 Sono anche tre tavole allegoriche di vita, caravelle che galleggiano accanto: passiamo da una all’altra non solo per età crescente, siamo soggetti anche a cambi repentini, dietrofront, salti di due, voglia di abbandonare la navigazione, frenesia di imbarcare su quella che ci sfila accanto, improvviso desiderio di regredire alla precedente, frustrazione per essere stati coinvolti senza previa consultazione, timore di avvertire troppa instabilità, sensazioni di disagio, come un percepire rotte anomale,  o anche solo quel fastidioso dondolio, noioso beccheggio, a seconda degli umori meteo, traducibili con i nostri turbamenti.

 Tre tavoli che ogni anno rivelano un passaggio, un’aggiunta, una o più assenze, un porto suggestivo, una agognata ripartenza.

Vuoti a non rendere, se non qualche consapevolezza in più, sorrisi con una patina da raschiare, spesso malinconie da interpretare, e discreti silenzi a comunicare più di tante parole, scrutando l'orizzonte.