sabato 4 settembre 2021

QUANDO IL GIALLO PERDE CREDIBILITA'


 

Prendo spunto da un interessantissimo post di Luz, Cadenza d'inganno dal suo blog Io, la letteratura e Chaplin dove si sviscerano, grazie anche a curiosi e competenti commentatori, le infinite sfumature del giallo.
Mi propongo quindi anch'io con qualche osservazione da cinefilo amatoriale: 

Un thriller che si rispetti deve attenersi a regole basilari. Non può prendere il giro il fruitore. Non può arzigogolarsi addosso con le teorie più strampalate. Non può creare indizi, aspettative e suspense e far cadere il tutto nel nulla, con il lettore accorto che annaspa e la storia che vaneggia altrove fino al quando ed  al come deciso dall'autore. Sento troppi che si emozionano ugualmente, che non hanno bisogno di impianti e di regole, non stanno a spulciare gli indizi, perché, più probabilmente,  non partecipano neanche alla caccia, non gli interessa, non vogliono fare fatica.
Che l'enigma venga esposto a carte scoperte, o che ci si trovi dinanzi ad un buco nero dal quale venire a capo solo prima del The end, ogni tassello deve avere una funzione di inestimabile valore, e non deve far scricchiolare minimamente l'intelaiatura. Nulla può essere lasciato al caso, alla probabilità o ancora più spesso alla sciatteria sceneggiaturiale. 

Chi si accontenta leggesse Liala allora, oppure non pretendesse di possedere l'esatta chiave interpretativa, almeno.

E questo vale ovviamente anche, se non di più, per il cinema.
Perché se la scrittura può nasconderti un volto fino alla fine, al cinema l'intrigo dev'essere  ancor più brillante. E ancor più che in musica, con le sue cadenze d'inganno.
 
Di seguito un’ampia panoramica dove un esperto come Gavalotti espone le peculiarità della tecnica narrativa del giallo.

“IL RACCONTO POLIZIESCO
Tecniche e ingredienti
La posizione della critica è sostanzialmente mutata, da quando, nel 1924, Richard Austin Freeman scriveva: “I critici e i letterati di professione tendono a bandire con disprezzo il romanzo poliziesco (per usare la denominazione poco elegante sotto il quale il genere è ormai universalmente conosciuto) come qualcosa che si colloca al di fuori del dominio della letteratura e a considerarlo un prodotto di scrittori rozzi e assolutamente incompetenti, destinato a fattorini, commesse e, insomma, ad un pubblico privo di cultura e di gusto letterario”.
A conferma della dignità ormai riconosciuta al genere, si possono considerare le parole di Borges: “Che cosa si può dire come apologia del genere poliziesco? C'è una constatazione evidente da fare: la nostra letteratura tende al caotico. Si tende al verso libero perché è più facile del verso regolare; la verità è che quest'ultimo è molto difficile. In questa nostra epoca, così caotica, c'è una cosa che, umilmente, ha conservato le virtù classiche: il racconto poliziesco. Non è possibile concepire un racconto poliziesco senza principio, parte centrale e fine [...]. Io direi, in difesa del romanzo poliziesco, che non ha bisogno di difese; letto con un certo disdegno, ora sta salvando l'ordine in un'epoca di disordine. E questa è una prova meritoria, di cui dobbiamo essergli riconoscenti”.
E' tradizione attribuire l'ideazione del genere poliziesco ad Edgar Allan Poe che, nel 1841, diede alle stampe I delitti della via Morgue, un racconto lungo in cui, mediante la detection, ossia l'indagine per scoprire un delitto, fu per la prima volta proposto al lettore un intreccio complesso, caratterizzato dalla rapidità d'azione e da frequenti colpi di scena. Risolutore dell'enigma Auguste Dupin, personaggio che costituì l'antesignano del detective, cioè dell'investigatore.
Poe conosceva certamente le Mémoires attribuite a Eugène François Vidocq, un ex criminale divenuto collaboratore della polizia, che fondò la prima agenzia di investigazione privata; il testo, pubblicato nel 1828, era divenuto infatti assai famoso e fu tradotto anche in inglese da George Barrow.
Peraltro, secondo il sinologo Robert Hans Van Gulik, il poliziesco vanterebbe in Cina origini ben più remote, risalenti persino all'VIII sec.a.C. Una esemplificazione di questa tipologia è fruibile grazie all'opera di Xihong, Gli strani casi del giudice Li, pubblicata nel 1902 che rielabora appunto antiche tematiche, incentrate su un leggendario risolutore di enigmi.
Bisogna inoltre sottolineare che, così come il testo di Xihong ebbe grande fortuna in un momento in cui la Cina era pervasa da numerosi fattori di instabilità sociale, anche il racconto poliziesco si diffuse in Occidente nella seconda metà del XIX secolo, quasi in risposta all'ondata di criminalità che minacciava di sconvolgere le regole e gli ordinamenti dei centri urbani. Le cronache riportavano notizie di efferati delitti e allo stesso tempo i testi narrativi offrivano garanzie di smascherare il colpevole, svolgendo in tal modo un effetto liberatorio nei confronti di paure divenute sempre più assillanti.
Contemporaneamente furono costituiti i primi corpi di polizia, si affermava lo studio dell'antropologia criminale, con l'intento di descrivere la personalità psichica e somatica dell'uomo delinquente nei suoi rapporti con l'ambiente sociale, e nascevano circoli di appassionati virtuali investigatori, quali gli iscritti al London Detection Club.
I racconti polizieschi ripropongono dunque una contrapposizione effettivamente riscontrabile nella realtà tra il criminale, sovvertitore delle regole, e il poliziotto, difensore delle medesime.
Il ritorno all'ordine è del resto garantito anche dal metodo di cui si vale il detective, o investigatore, per condurre la propria indagine. Egli ricostruisce scrupolosamente i nessi causali tra i vari fatti di una vicenda criminale: nel testo scritto non esiste alcun mistero inspiegabile, infatti il mistero cessa d'essere tale allorché i dati disponibili sono ricondotti alla legge di causa-effetto. Deduzione, inferenza, induzione, ipotesi, verifica, teoria: il lessico dei detective è caratterizzato da parole chiave acquisite dal sottocodice proprio dei manuali di logica. Non manca neppure il paralogismo, l'arte del falso sillogismo.
Essenzialmente ogni detection si basa su un ragionamento induttivo, suffragato dall'osservazione dei fatti, e soprattutto sulla chiave interpretativa da applicare ai fatti stessi, nella consapevolezza che gli indizi, se creati ad arte, possono essere volutamente fuorvianti.
Questa tecnica delle false tracce, del resto, non è estranea neppure alla tradizione classica, basti pensare al gigante Caco, di virgiliana memoria (Eneide, VIII), che, per trafugare le vacche di Eracle, le conduce alla propria spelonca, trascinandole per la coda, in modo da lasciare impronte orientate nella direzione sbagliata. Ed ancora lo Pseudo Turpino, nella Historia, ci informa che Carlo Magno ferrò i cavalli alla rovescia, per eludere i propri inseguitori. In tale ottica, scrivere un racconto poliziesco equivale a risolvere un problema algebrico e a lanciare una sfida al lettore, che deve disporre di tutti i dati indispensabili per risolvere, a sua volta, l'enigma.
Ambiente, vittima, assassino, sospettati e detective: Wystan Hugh Auden riconosce in questi 5 elementi gli ingredienti costitutivi del poliziesco.
Personaggio chiave di tale narrativa il detective, la cui caratterizzazione antropologica, psicologica e persino somatica assume valenze peculiari in relazione al grado e alla qualità della partecipazione dedicata al caso in analisi e agli individui coinvolti: Maigret di Simenon si emoziona a contatto con le avventure degli uomini che incontra; padre Brown di Chesterton sa cogliere i segni di una divina poesia anche nel cruento clima cittadino; Sherlock Holmes di Conan Doyle sembra estraniarsi dall'atmosfera di tensione che il delitto evoca, immergendosi impassibile, con snobistico distacco, nelle musica e nel fumo; Lecoq di Emile Gaboriou è dotato di prodigiosa perspicacia grazie alla propria mentalità criminale; mentre Cuff di William Wilkie Collins, a parere di T.S.Eliot, risulta essere “una personalità reale e attraente, ed è brillante senza essere infallibile”.
A volte il ribaldo riveste il ruolo fondamentale dell'eroe, così Arsenio Lupin, ladro gentiluomo ideato da Maurice Leblanc, Fantomas di Alain e Souvestre, oppure Rocambole di Du Terrail.
Gli schemi narrativi più diffusi sono il racconto-enigma, che si sviluppa a partire da un delitto già avvenuto, cioè dall'effetto, per risalire alla causa, ossia al movente del crimine, e il racconto-azione, in cui i fatti criminosi e le indagini si svolgono pressoché in parallelo.
Il racconto-suspense assimila invece i due schemi precedenti: il protagonista svolge all'unisono i ruoli diversi di investigatore, di virtuale colpevole agli occhi di altri personaggi e di potenziale vittima.
Nel racconto-enigma l'opera d'investigazione, dal punto di vista cronologico, procede dunque a ritroso, dalla scoperta del crimine all'antefatto, nel tentativo di rinvenire la sequenza sepolta del non detto.
Lo scarto tra fabula e intreccio è pertanto massimo e, in un certo senso, si può aggiungere che proprio la detection, mentre stabilisce i nessi logici tra i dati essenziali, o indizi, presentati in successione deliberatamente incongrua, ricostruisce la fabula, la dimensione veramente essenziale e significativa del cosmo narrativo istituito dal genere poliziesco.
La struttura fondamentale del récit consta di un reticolo che comprende alcuni elementi costanti:
·         il preludio, talvolta assente, svolge una funzione simile a quella della introduzione, e contribuisce a determinare una atmosfera carica d'angoscia;
·         l'enigma rappresenta, come nel caso dell'esordio, una rottura dell'equilibrio, che si determina a causa di una azione delittuosa; da tale momento in poi prende vita un tempo forte, incentrato su uno spaccato narrativo di situazioni avvolte nel mistero che ingenerano nel lettore aspettative avvincenti, e attivano un dinamico circuito tra autore e fruitore;
·         l'indagine dà spazio alla componente speculativa che si oppone alla componente mistero. Mediante il ragionamento il detective si impegna a dissipare l'enigma e a fornire una spiegazione degli avvenimenti. L'inchiesta presenta un intreccio molto articolato: le certezze si contrappongono alle ambiguità, gli indizi sono spesso fallaci, la tensione del lettore è continuamente rilanciata verso nuove ipotesi.
Sono per questo utilizzati espedienti dilatori che modificano il grado di conoscenza dei fatti in base a orizzonti di consapevolezza riassumibili, sulla scorta di Tomaševskij, nelle seguenti modalità:
·         il lettore sa / i personaggi ignorano
·         alcuni personaggi sanno / altri ignorano
·         il lettore sa / alcuni personaggi ignorano
·         nessuno sa niente
·         la verità è scoperta per caso
·         i personaggi sanno / il lettore ignora.
Nelle opere degli autori anglosassoni l'intreccio mette in risalto l'indagine quale tema conduttore, a differenza delle opere dei francesi che, solitamente, danno maggiore importanza all'enigma.
Negli anni '20-'30, le regole per scrivere polizieschi furono addirittura codificate, basti pensare alle venti norme descritte nel 1928 da S.S. Van Dine, che si possono riassumere nei punti sotto citati:
·         sono essenziali un detective, un colpevole e una vittima;
·         il colpevole non deve essere un professionista del crimine, ma una persona che gode di un certo prestigio sociale;
·         il colpevole è uno dei personaggi principali;
·         la tematica amorosa è esclusa;
·         i fatti devono essere comprensibili secondo una spiegazione razionale;
·         temi fantastici e digressioni a carattere psicologico sono bandite;
·         le informazioni sono fornite tenendo conto della omologia: l'autore sta al lettore come il colpevole sta al detective.
Non tutte le regole stilate da Van Dine sono ancora attuali, anche perché il genere ha subito numerose trasformazioni dovute al proliferare dei sottogeneri: ad esempio il thriller, interamente giocato sulle emozioni violente e paurose che suscita nei lettori, oppure la hard-boiled story, il racconto “spietato” che fa esplodere nelle azioni del serial-killer le angosciose tensioni della violenza metropolitana.
Spesso la tecnica del pastiche ha il sopravvento; la mescolanza dei generi si realizza, come nel caso delle opere di Stephen King, in una commistione tra giallo e horror, in cui non mancano componenti ascrivibili all'ambito dei poteri extrasensoriali. Ma specialmente la manipolazione dell'intreccio, da parte di King, che si basa sulla disconnessione dei piani temporali, comunica al lettore uno straniante effetto di sovrapposizione tra allucinazioni oniriche e elementi della realtà.
In ogni caso il poliziesco è una macchina narrativa guidata da artifici di suspense in vista di un finale sorprendente. Impensabile, inedito, sconvolgente: l'epilogo deve essere all'altezza dell'alto voltaggio emotivo cui il fruitore è stato sottoposto nel corso degli avvenimenti rappresentati, pena il fallimento dell'intera opera.
Tuttavia T.Narcejac sostiene che la soluzione dell'enigma non produce senso di appagamento nel lettore, che si sente improvvisamente defraudato dal senso di piacevole indecisione perdurante nel corso della storia.
Studiare il poliziesco comporta un confronto con la tradizione culturale connessa al genere, in una prospettiva complessa che tenga conto del gusto, del costume, della sensibilità del pubblico, delle istanze economiche e politiche caratterizzanti il clima sociale ed anche dell'influenza dei mass-media.
Nel 1929, Marjorie Nicolson scriveva: “Nel romanzo poliziesco assistiamo con piacere al ritorno ad un'etica e ad una metafisica antiche [...]” . Questa soddisfazione, che deriva dalla capacità di trarre conclusioni inequivocabili dalla osservazione delle cose e dal conseguente trionfo della verità e della giustizia, nella produzione contemporanea, ha invece ceduto il posto a un diffuso sentimento di sconfitta, persino qualora il criminale venga scoperto. Emblematico, in tal senso, il ruolo giocato dai serial-killer che realizzano i propri programmi criminali anche dopo essere stati individuati o addirittura essersi consegnati ai poliziotti, come attesta la recente cinematografia, ad esempio Seven del regista David Fincher, la cui sequenza delittuosa si ispira ai sette peccati capitali, consumati secondo una logica intrisa di riferimenti letterari danteschi e miltoniani.
Secondo Bertolt Brecht “Sono esclusivamente le condizioni sociali che rendono possibile o necessario il delitto: sono esse che violentano il carattere, così come sono esse che lo hanno formato” .
(da “www.homolaicus - Sezione Letteratura di Enrico Gavalotti)”

A seguire cinque film che si fanno ampiamente beffe di tutto quanto sopra descritto:

Inizio modulo

Inside Man

·         Thriller

·         USA 2005

·         durata 129'

Titolo originale Inside Man

Regia di Spike Lee

Con Denzel Washington, Clive Owen, Jodie Foster, Doug Aguirre


Il caso Thomas Crawford

·         Thriller

·         USA, Germania 2007

·         durata 113'

Titolo originale Fracture

Regia di Gregory Hoblit

Con Anthony Hopkins, Ryan Gosling, Rosamund Pike, Cliff Curtis

 Rimuovi

Uomini che odiano le donne

·         Thriller

·         Svezia, Danimarca 2009

·         durata 152'

Titolo originale Män Som Hatar Kvinnor

Regia di Niels Arden Oplev

Con Michael Nyqvist, Noomi Rapace, Willie Andréason, Sofia Brattwall, Gösta Bredefeldt


 L'uomo nell'ombra

·         Drammatico

·         USA 1956

·         durata 95'

Titolo originale The Unguarded Moment

Regia di Harry Keller

Con Esther Williams, George Nader, John Saxon, Edward Andrews, Les Tremayne


Match Point

·         Drammatico

·         USA, Gran Bretagna 2005

·         durata 120'

Titolo originale Match Point

Regia di Woody Allen

Con Scarlett Johansson, Jonathan Rhys-Meyers, Brian Cox, Emily Mortimer, James Nesbitt


 

34 commenti:

  1. "Match Point", diretto da Woody Allen è un thriller influenzato dal romanzo "Delitto e castigo" di Fëdor Dostoevskij. La protagonista è Scarlett Johannson. Indubbiamente è bella e sensuale.
    Il film racconta la tragica storia d'amore di Chris (Jonathan Rhys Meyers) che sposa una ragazza molto ricca, ma non c'è passione verso la donna. Dall'incontro di Nola (Scarlett Johansson) nasce una storia extraconiugale, magica inizialmente ma tragica alla fine. Come liberarsi dall'amante? Incredibile. Decide di ammazzarla ideando il delitto perfetto che fallisce per errori banali.
    Conosciamo tutti la visione pessimistica di Woody Allen, la sua tendenza al nichilismo. Il regista insiste sulla casualità negativa che a volte diventa la protagonista della nostra vita.
    La valutazione di questo film da parte della critica qualificata e anche di utenti che scrivono sulla rete, esclusivamente di film, è positiva.
    Franco, è così anche se non ti piace.

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    1. Le mie eccezioni sono obiettive e razionali: il film si basa tutto su un'immagine molto evocativa, la pallina lanciata dal tennista che tocca la rete e può cadere di qua o di là, cambiando l'esito della partita, e così si emula nel film il lancio dell'oggetto di cui liberarsi che batte sul parapetto del fiume tornando in strada. Il problema è che solo un idiota lancerebbe qualcosa in un fiume senza avvicinarsi al parapetto. Ecco che il cinema diventa magia, come in tante opere di Allen, basta che non si cimenti col thriller, perché non è proprio cosa ;)

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    2. Franco, io rispetto le tue opinioni.

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    3. Anche io, ma se dici che due + tre fa quattro, permettimi di obiettare ;)
      Gli enigmi, come precisa Caterina qua sotto, vanno sciolti con criterio logico, non a pera. Un thriller può anche essere una storia emotiva, ma non può fregarsene della logica, oppure anche si, basta non definirlo perfetto solo perché piace. Delitto perfetto è un thriller "perfetto", probabilmente il più perfetto mai scritto e girato. Ma di Hitchcock, infatti, ce n'è uno solo.

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  2. Quando si tratta di gialli, c’è da dire che io pretendo molto. Tantissimi film mi deludono perché spesso il finale non è all’altezza dell’enigma che è stato costruito. Comunque non ho visto tutti quelli che hai citato. In effetti il caso Thomas Crawford non segue lo schema del racconto enigma e devo dire che mi ha un po’ annoiato. Non l’ho visto come un vero giallo. Ah, mi ha incredibilmente deluso Seven. Tutta la suspense crolla nel momento in cui il killer si consegna. È anche palese che il killer abbia un piano strategico, verso la fine diventa scontato e prevedibile. Non mi è piaciuto.

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    1. Seven è particolare, ha il suo fascino perverso e anomalo.. per me il top del giallo rimane Delitto perfetto di Hitchcock, come accennavo sopra al buon Gus..

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    2. E qui confondi il giallo con il thriller.

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    3. Il thriller ha più varianti, a voler sottilizzare, ma qui si discute sulla "credibilità". Giusto la fantascienza può farne a meno.

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  3. Il giallo puro mi annoia da morire è ormai un esercizietto di stile trito e ritrito... (Carino come inizio, no? 😀)
    Mi piace invece quando, come succede ultimamente, è solo uno schema usato per inserci qualcosa in più che in genere è la descrizione dei personaggi, dell'ambiente, della società. Qualcuno è molto bravo in questo e per questo arrivo ad adorarlo. Ma tutto un libro o film che mi deve far capire che il colpevole è il maggiordomo, anche no, dai!

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    1. Ormai, infatti, si vira verso gialli che sconvolgono la logica "buono che scopre il cattivo", tipo Fino all'ultimo indizio con Denzel Washington, contorto ma non banale..

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  4. Rischiando di perderti quale amico blogger, ti dico subito che la Christie la trovo di una noia mortale, con le sue stanze chiuse dall'interno. Tra i giallisti del passato amo Patricia Highsmith Cornell Woolrich Raymond Chandler.., Tra quelli moderni mi piace ,ad esempio,  Connely con il suo Harry Bosch e altri tra cui King.

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    1. Non mi perdi di certo.. il giallo ha mille sfumature, quello che conta è che non metta in piedi assurdità totali..e molta scuola scandinava, ad esempio, è portatrice di questo "difettuccio"..

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  5. Effettivamente sono secoli che non vedo né leggo un giallo ben fatto. Eppure è un genere che piace ancora e che, di sicuro, troverebbe l'interesse di una grossa fetta di pubblico...

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    1. Purtroppo il grosso pubblico si accontenta sempre più.. ecco perché gli autori non si sforzano neanche più troppo.. :(

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  6. Sempre graditi, e di gran rilievo, i tuoi approfondimenti.
    Buona domenica,silvia

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    1. Anche a me, ma ne cerco sempre di validi, e fatti bene.. poi capita anche che guardi La casa di carta.. partita bene e sbragata in maniera indicibile.. peccato perché gli spagnoli ultimamente se la cavano spesso con arguzia e ingegno..

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  8. per me regole e non precetti. da ragazzo leggevo anche molti gialli. ovviamente christie, wallace e eberhart.
    buon giorno

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    1. Buon senso contro illogica. Appunto. ;) Buongiorno a te!

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  9. Bel post Franco. Il genere giallo, come molti altri generi letterari, anche se ad alcuni non sembra ha le sue regole precise. Le regole di solito devono essere rispettare, tranne rare eccezioni, per creare una storia bella ed interessante. Sicuramente prima di tutto la storia deve poter apparire reale e quindi deve essere coerente, per tutto il racconto. E' un genere che tutti leggono, nella propria vita perchè sono letture spesso veloci e carine. Certo poi ci sono alcuni capolavori del genere. Un saluto e buon mese di settembre

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    1. Buon Settembre a te! Credo anche io sia così: dove ci sono regole, vanno rispettate.. altrimenti che si scriva d'altro.. ;)

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  10. Buonasera Franco Ho letto tutto il tuo scrivere e sono stanco è esaurito nel leggere di più
    Amo solo i libri di avventura o i libri che parlano di uomini importanti biografie
    Tutto quello che riguarda il thriller o il nazismo lo aborro

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    1. Thriller e nazismo è come coltivare rose e patate nello stesso vaso.. comunque è sacrosanto salvaguardare i propri gusti, e far fuori quelli nocivi, come anche le persone, nocive.. ;)

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  11. Diciamo che Allen secondo me, in quel film ha preso a prestito il tenere thriller per poi fare il suo film come fa sempre

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  12. Devo dire che in genere sono contrario a ciò che dice Borges, non evito le forme precostituite e i generi perché difficili, ma proprio perché sono gabbie che limitano la libertà. È la forma, secondo me, che deve adattarsi al contenuto, non viceversa.

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    1. Anch'io sono per la libertà espressiva. Ma se parliamo di aritmetica, due + due deve fare quattro, se invece la lezione è di filosofia, può fare pure cinque; ma fuori dell'aula ci deve essere scritto di cosa si parla dentro.. ;)

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  13. Direi che come tutti i generi anche il giallo ( "noir" o "polar" per dirla alla francese, "Krimen" per dirla alla tedesca) ha le sue regole codificate, secondo me però anche l'infrangere qualcuna di queste regole può regalare un bel film o romanzo di genere.

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    1. Che le sfumature diventino infinite, sono d'accordo, e anzi favorevole, ma la sospensione dell'incredulità non può essere maltrattata come spesso avviene.. ;)

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  14. In generale concordo col tuo pensiero. In effetti, e ciò si vede in tante produzioni cinematografiche abbastanza "improvvisate" e per questo scadenti nel banale. Creare una autentica scaletta in giallo rispettandone il canone generale e nello stesso tempo senza lasciarsi tentare dall'effetto facile, è cosa ormai rara.
    Mi piace quando la "cadenza d'inganno" rispetta una struttura senza sovvertire la logica interna di una storia. Per questo è alquanto rara.
    Grazie infinite per aver citato il mio articolo, Franco. Avevo letto al volo questo tuo articolo e mi ero ripromessa di passare ma fra una cosa e l'altra avevo dimenticato. :)

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    1. Dillo a me che faccio fatica a tornare sui commenti.. gravissima lacuna da colmare al più presto.. purtroppo le lacune macroscopiche in fase di sceneggiatura non le coglie più nessuno.. l'ultimo Squid Game, pur non essendo un giallo.. fa ridere abbastanza da questo punto di vista..

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