Un piccolo film. Minuscolo direi: come noi persi
nell’universo, quello vero, insomma; ma per altri “versi” lo scorgo ancora più insignificante, impercettibile.
Fatto sta che sempre nel nostro, di
verso, ha beccato Oscar e nomination a gogò, probabilmente da una giuria
proveniente da un altro sistema solare, dove magari i Lumière, o chi per loro, devono
ancora approdare.
Assurdo questo successo, ma avvenuto veramente,
a significare che la multi(di)versità è possibile, e cioè che qualcosa di
elementare, rozzo, sempliciotto, goffo, col trucco posticcio da circo di periferia,
riesca a rimbambire critici e pubblico chiudendoli nello sgabuzzino parallello
a quello dove, invece, si potrebbe girare grande cinema.
Espedienti visivi stravisti mutuati da Limitless o
ancora più indietro: De Broca, "appena" nel ’73, in Come si distrugge la reputazione del più grande agente segreto del
mondo, già passava allegramente per multiversi come pretendono ora i novelli
The Daniels, che oltre alle cineserie, al kung fu di serie C, ai costumini grotteschi, a soluzioni che vorrebbero andersoniane ma che sfiorano appena il
mondo di Wes, ad un’apparente frenetichezza di montaggio in realtà statica, a
sfruttare giusto due/tre location e layout da playstation, si ripetono per
infiniti 140 minuti coi quali probabilmente tanti altri avrebbero fatto girare
iperbolicamente l’utenza per una decina di multiversi reali.. quello che riesce
meglio, alla fine, è l’universo coi sassi, dove si discute di mer**a,
probabilmente riferendosi ad un pietrificante Everything visto in sala.. Ci sarebbe da tirarli
in realtà (i sassi), ma si getteranno dalla rupe in autonomia, come avremmo
sperato anche da parte di questi due registi i quali mai, immagino, nel
peggiore, schizoide e più paranoico dei multiversi alternativi, avrebbero
sperato di poter vincere un Oscar come Miglior Film e fare incetta di premi e
premini.
Giuro, ancora non ci credo..




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