mercoledì 25 settembre 2024

ATTESA

 


Certe sale d'attesa incurvano l'asse temporale.
Ti appallottolano su una sedia mentre aspetti il tuo amore.
L'aria condizionata confeziona tramestio come nuovo acufene.
Rimani coi pensieri tutti appiccicati,
lo fletti tutto quel tempo che passa,
oppure è lui che comprende l'assillo,
smette di trascorrere
e ti concede una pausa impercettibile,
come tra veglia e sonno.
Resti a contare mattonelle, perlustrare corridoi,
decifrare le espressioni del personale medico, 
ma tutto come un intervallo raggomitolato ad attutire l'istante, renderlo immobile a non pesare.
Certe sale d'attesa azzerano lo scorrere del tempo
ti vengono incontro così,
e non c'è più parete a dividerci. 

domenica 22 settembre 2024

STORIE

 

Erano le storie che venivano a cercarmi,
alcune a forma di gattino minuscolo
desideroso solo di coccole e punti e virgola.

Storie randagie animate solo da istinto e curiosità,
ma digrignano i denti a volte, soffiano insofferenza,
graffiano l’anima a non stare accorti.

Che poi le vado solo narrando,
addobbandole da raccontino,
e dove le metto poi?
Avrei aperto il blog proprio per accatastarle meglio,
ma loro stanno chiudendoci me, in realtà.
Le faccio respirare e loro tolgono fiato, consistenza:
mi svuotano.

Creo mondi che non esistono fuori da me
e fanno fatica ad imporsi visione, lettura, interpretazione.

Sembrano universi rovesciati, mappe indecifrabili.

È l’altro lato dello scrivere per se stessi,
quello inopportuno,
creatore di mostri che mi sfamano
ma poi vagano in cerca di cibo per loro,
e mi tengono buono
affinché riproduca altre storie fameliche,
per muoversi in branco, abbagliare un lettore casuale,
e sbranarlo
mentre incauto rimane affascinato da una tela invisibile.

Lui accarezza il micio e l’artiglio lo squarcia.

venerdì 20 settembre 2024

DENARI E TALENTI

 


Chissà quanto delle dinamiche economiche della Chiesa moderna, riflettono eco di parabole dove si parla, comunque, di soldi.

In Matteo due parabole ci parlano prima in termini poco lusinghieri del figlio che non fa fruttare il talento affidatogli dal padre e poi, eticamente, dell’operaio giunto a fine giornata al lavoro, e che incasserà un denaro intero, come l'operaio che lavora dal mattino.

Da chi prenderanno spunto le Nostre Sante Istituzioni? Riconosciamo a volte una Chiesa che mette a frutto i propri denari, acquisendo beni mobili e immobili, affidandosi a promotori finanziari, investendo in tutto il mondo, oppure spesso ci sembra ne esista anche una svagata, estranea, che si fa viva pronunciando giusto una preghierina la domenica, ma ottenendo gli stessi privilegi di chi sfacchina e si prodiga caritatevolmente tutta la settimana, da mane a sera?

Analogie e contraddizioni sembrano far parte di entrambe le situazioni, ma non saremo certo noi a giudicare, magari qualcuno più in alto, un giorno, si occuperà di separare la zizzania dal grano, e catalogare travi e pagliuzze dove inciampa ognuno di noi..

domenica 15 settembre 2024

MARCHE

Le Marche giocano spesso a toscanizzarsi, anche dove l’Appennino s’incunea arditamente fino al mare, e i borghi si rannicchiano  attorno ai loro castelli, lasciando intravedere docili panorami dai loro merli invitando alla visita curiosa, ai crocevia fuori mano, alla ricerca del dettaglio tra dedali di viuzze e architravi di altre epoche, silenzi e riflessi, magie ancora intatte.
Inconfondibile  marchio di fabbrica, invece, i lungomare ordinati, le cabine pastello, quel brulicare di biciclette frenetico e pacato al contempo e un senso di quiete trasmesso a chi passeggia sbirciando  gli ultimi impavidi ombrelloni, una fine estate che non sa di smobilitazione, ma diligente ritirarsi, risacca mansueta.

E poi le colazioni in campagna, con pane e marmellata da intingere nel paesaggio appena sveglio anche lui, accarezzato di sole fresco e silenzio fragrante.
Impagabile buongiorno.

 

Ascoli

Cremini

Tronto


Ascoli

Marotta

Conero


Corinaldo






Senigallia






Mondavio

S. Andrea di Suasa

Portonovo

mercoledì 11 settembre 2024

BENZINA

 


Tre del pomeriggio. Ideale per andare a fare il pieno al mio self di riferimento. Impianto chiuso, praticamente nessun altro oltre me. Sei pompe a disposizione, quattro self; scelgo quella all’ombra, con l’erogatore che guarda il bocchettone auto, in modo da evitare attorcigliamenti acrobatici di tubo.

Il calore e l’odore di benzina fanno quasi poesia, mischiati.
Mi avvicino al totem dove pagare e indicare la pompa prescelta, dopo aver infilato la banconota digito la pompa 4 e una vocina metallica mi avvisa:

“Per cortesia, spostarsi alla pompa 3, problemi di erogazione alla 4”

Resto incredulo un attimo, poi decido di spostare l’auto.. e un’altra vocina:
”No guardi, vada alla 1, io non mi sento molto bene, rischio di riversarle un paio di litri in meno..”

Stupisco, anzi mi spavento proprio.
Azzardo un ridicolo “Stai parlando a me?”
“Certo, siamo solo lei ed io.. non vede?

Resto sbigottito, comincio a pensare di farmi ridare i soldi indietro e spostarmi ad un distributore meno problematico, e meno posseduto più che altro.. la pompa 4 sembra captare la mia inquietudine e mi avverte mentre le passo davanti:
“Ho capito, la rifornisco io, le mie colleghe hanno le paturnie oggi..”

- Eh ma pure il gestore automatico multifunzione non scherza! - .. mi trovo sorprendentemente a rispondere a voce alta.. ormai queste Intelligenze Artificiali ci lasciano in balia degli eventi.. e il totem ingoia-soldi che indirizza verso la pompa di suo gradimento, mi riprende:

Lei neanche immagina le rivalità, le competizioni, le scorie, i malumori dei due serviti che vorrebbero fare i self, io devo gestire tutto questo, evitare le gelosie, i dispetti, le crisi.. queste risorse petrolifere nutrono sentimenti che voi umani neanche potete concepire.. voi arrivate, succhiate carburante e via. Neanche un saluto, una parola, un grazie.. fate il pieno, lasciando un vuoto, spesso anche emozionale..”

Non oso rispondere. Ma da domani uscirò in bici.

venerdì 6 settembre 2024

ELOGIO DEL FARE TARDI

 


Viaggio venti minuti indietro, sto scrivendo un post il cui epilogo è servito.
E questa è già la fine del post.

La conosco, perché arrivo a bocce immobili, cose scritte.

Un post sul tempo che sopravanza, dispotico, frettoloso, ingannevole anche,
che non permette correzioni, deviazioni, cambi di programma.

É tutto qui.

Essere di rincorsa non reca vantaggi ed esclusive.
Mi rende solo esecutore testamentario di ciò che è avvenuto,
dinamica che non ammette sorprese
ma solo rese dei conti.
Non ho disponibilità di azione ma
- e paradossalmente mentre scrivo -
solo di ciò che è accaduto.

Con venti minuti di vantaggio andrei alla scoperta del futuro, con la 
meraviglia o lo sconcerto,
a cose fatte, invece, arrivo in tempo solo per una panoramica sul déjà vu.

Un tempo che neanche fruscia più, statico, già dimenticato,
se non giungessi io, a constatarne palese staticità
.

Mi è concesso un quieto, pacato ripasso.

Il presente, e l’accadere, sono già altrove.

Un post avanti, minimo.

venerdì 30 agosto 2024

PERCHÉ L’HORROR?




Ogni tanto piace porre domande, anche se in campi lontanissimi dal proprio sentire e, addirittura, azzardare risposte.

Ma nel caso specifico avrò bisogno della vostra collaborazione, di voi fans di horror e affini, potrei magari farmi un’idea.
Perché piacciono gli horror, spesso accoppiati allo splatter più nauseante?
Come mai stanno soppiantando categorie consolidate  come la commedia, la fantascienza, il thriller, l’action?

A sentirli, diversi utenti, ti raccontano che trattasi pur sempre di fiction e che il brivido della paura è roba ancestrale e attrae un po’ tutti fin da piccoli.
Chi non ha mai provato il fascino delle montagne russe
col cuore in gola alla prima vertiginosa discesa?

Questo sì, lo ammetto, ma non ricordo di aver cercato di bearmi ancor di più,  tentando di scorgere, tra i binari, cadaveri squartati di fresco.
Per certi analisti subentrerebbe anche un fattore somatizzante, un mettersi alla prova se, per caso, un giorno, dovessimo realmente affrontare pericoli immani,
mostruosità, robe folli.

Probabilmente hanno ragione entrambi, anche se tra un horror splatter e un thriller come si deve, continuerò sempre a preferire il brivido e l’oculatezza del secondo.

Mia moglie trova orrendo quando, in preda agli spasmi di mal di pancia, mi infilo due dita in gola per vomitare e procurarmi qualche istante di sollievo. Ecco il punto, stessa manovra: orrore per qualcuno, piacevole conforto per altri.
Potremmo finirla qui.

E il paragone col sussulto da montagne russe lo considero, poi, davvero gratuito. Spaventarsi a morte con contorno di sangue e scannamenti rientrerà forse nell’amore del palpito, ma ci scorgo una consequenziale deriva al limite del manipolatorio, fino al poter godere di una sessione di sevizie e martirio gratuito.

Comprendo però che per tracciare linee così definite abbiamo bisogno di analizzare più a fondo. La psicologia in questo senso offre un magari inconsapevole aiuto.

Del resto sono proprio quelle definite dagli esperti del settore, come “emozioni principali” ad alterare, da sole, le esatte percezioni: paura, disgusto, tristezza, rabbia rientrano nel bagaglio principale col quale ognuno di noi avrebbe a che fare quotidianamente. Certo c’è anche la gioia a fare da contraltare.
Quattro contro uno. Farebbe fatica pure John Wick.
Mi sembra palese l’apparente disequilibrio di personalità che ne viene fuori.



Per dirne solo una, che il disgusto sia più importante, più necessario, più abituale soprattutto, del gusto, la dice lunga sul come e a cosa venga scientemente indirizzato il nostro subconscio.

Sarebbero più le cose che fanno schifo ad attirarci, e in effetti ecco la risposta al pubblico di massa di certo cinema irricevibile (da noi, ovviamente..)

Ma poi sono gli stessi che andrebbero alle Maldive, ai party in piscina, che sognano un giro in Ferrari, o una serata con Margot Robbie?
Perché certa bellezza terrebbe ancora banco? Una contraddizione..
Si arriverà al punto che anche al ristorante si ordineranno porcherie per soddisfare la fame e la necessità di disgusto.. col cinema siamo già avanti.. in effetti si parla dell’ “orribile che emoziona come le cose belle” (https://ilbuioinsala.blogspot.com/2024/07/recensione-dostoevskij-al-cinema-2024.html), e già in questo intravedo la stortura dell’ossimoro indecifrabile.

Sul n 28 di FilmTv, diretto (e dedicato) dai Fratelli D’Innocenzo, Giulio Sangiorgio esalta le “forme disturbanti, la dismisura e lo sfregio del buon gusto”  “una forma scomoda , persino sconveniente”  “se siete respinti, restate”, parlando della loro ultima opera “Dostoevskij”.

Non escludo a priori l’horror dalle mie scelte, resto un fan de L’armata delle tenebre o L’alba dei morti dementi, o anche altre pellicole che cercano di svicolare dal cliché “te devo fa morì sulla poltrona”, tipo Parasite o Get Out, veri cult in un ambito di genere non ancora estremizzato e ridotto a torture porn.

Purtroppo stiamo degenerando, ma forse è proprio la doppia finalità che propone certo “cinema”, finiremo per sostituire del tutto la nausea all’applauso, la deturpazione alla bellezza, la repulsione al fascino, come nuova fase di apprezzamento di una pellicola.
Forse questo il fine ultimo di questo processo evolutivo (?!)

Diciamo che rinuncio ad interpretare questo ossequio dell’orrido.
Ma se penso che tanti ormai trovano più (dis)gustoso  rovistare (almeno cinematograficamente) tra frattaglie umane anziché assaporare una carbonara o emozionarsi secondo antichissimi e superati canoni, depongo serenamente ogni velleità di venirne a capo.

Mi direte infine: “Ma cosa te ne frega a te di cosa guardiamo noi?”
E non fa un piega. Curiosità risponderei, che poi è un istinto base comune.
Certo più del sangue che tracima.