Le due parole, “più” e “mai”, si incontrarono in
sala d’attesa, un buongiorno appena accennato poi un silenzio quasi di
cortesia.
Erano convocate entrambe ma solo una di loro sarebbe stata la prescelta per
chiudere un periodo.
Con entrambe in ballo fino alla fine, senza un esito
definitivo, l’editor si era espresso per un confronto in Casa Editrice, e loro
si erano prestate in virtù dell’autorevolezza del progetto nonostante fossero già in
parola (perdonate il gioco) per altri due piani di lavoro abbastanza rilevanti.
Ma il tempo passava e - una parola tira l’altra (scusate
di nuovo il gioco) -, le due stavano acquisendo confidenza, scambiando pareri
ed opinioni, scoprendo lati nascosti, ambizioni speciali, affinità elettive,
scopi condivisibili, mire prevalenti; una unicità prospettica che le rendeva
complici, partecipi, coinvolte in maniera unica e stimolante.
Quando vennero finalmente interpellate si trovarono
d’accordo sul ribadire un concetto emerso inequivocabilmente in quel fitto dibattito:
avevano scoperto la loro dicotomia, la necessità di convivere e l’impossibilità
di proseguire un qualsiasi progetto disgiunte l’una dall’altra, loro due non si
sarebbero separate.
Mai
più.











