Che poi, “immondo”, è parola grossa, forse dettata
dalla sorpresa di restituirsi, dopo 25 anni, alla sua natura di liberissimo
coleottero.
Gregor era diventato essere umano un quarto di
secolo prima senza mai completamente rinunciare al sentirsi insetto, alla
responsabilità di colonizzatore del mondo.
La metamorfosi in uomo lo aveva depresso, costretto,
inquadrato, osservato.
Inutile in quella veste ingombrante di essere senziente completamente avulso
dalle dinamiche umane.
Sognava spesso il suo frenetico daffare in giardino
tra piante, fiori, terriccio e, non di rado, temerarie incursioni in casa, tra
mobili antichi e tappeti polverosi, proprio dove ora, da individuo, si annoiava
a morte.
Quando prese la decisione sapeva che non sarebbe
mancato a nessuno, tanto meno a quell’impacciato se stesso.
Si lanciò goffamente sotto un vagone della metro e
per un minimo istante, allo scricchiolio contorto delle sue ossa in frantumi,
riuscì a reimmaginarsi immondo insetto, dal perfetto esoscheletro.













