I Coldplay nel
lettore avvolgono il condominio di note anomale e se la ridono dei miei
attorcigliati pensieri della domenica col sole già alto a macinare elio.
C'e' un guasto nel
mio cervello e non riesco ad analizzare con calma, fatico ad individuare
spessore e coordinate della vita che ti si sbrogliano addosso.
Come voglia di
autoanalisi (che è pure un bel risparmio di presunti professionisti
dell’inconscio), ma in realtà sarebbe così tutto bello chiaro, mancano solo le
istruzioni sul come affrontarlo il “bello chiaro”, altresì detto l’inevitabile.
Ma se davvero lo
fosse ben venga, offriremo tè e pasticcini, abbiamo alternative? Nasconderci,
sparigliare le carte, fuggire via facendolo rimanere pure male, a questo inevitabile?
Sia mai.. rendiamolo partecipe, magari non è così antipatico come lo si
dipinge.
Allora alzo il
volume, accendo il pc e vado sul blog...musica e chiacchiere?
Perché no?... ma c’è un finale da lasciare dopo il punto?
Che uno comprenda di
essere alla fine, o meglio, sposti gli occhi con la voglia di scrivere lui, o
di scoprire altro, o comprendersi finalmente in quella fase di autoanalisi.
Insomma il passaggio -
apparentemente semplice - da fruitore a creatore, che magari mette voglia di
fare qualcosa, qualsiasi cosa: leggere, scrivere, lavare i piatti che aspettano
nel lavello, andare a spasso per blog sconosciuti o magari mettere su un cd.
E non necessariamente Coldplay, dai. ;)








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