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| Immagine by Pixabay |
Liberissimo spunto da un articolo di Andrea Consonni
I confini mi hanno sempre affascinato, un po' come le isole. Confini naturali, non ritenuti tali, non imposti, e neanche subiti.
Rassicurano, delimitano senza minacciare, a volte puoi oltrepassarli senza che ti accada nulla, ma intanto custodiscono, misurano, offrono parametri distanziali, circoscrivono l'agire altrimenti irrequieto ed irregolare, o magari forsennato.
Si manifestano in infinite sfaccettature, da da una porta sul pianerottolo, ad un divieto per gli anonimi su un blog.
Regolano il senso della misura e del possibile vivere e convivere, ci dichiarano residenti od ospiti, riconoscono un naturale destino, si tramutano in mappe e cartine geografiche.
Su un'isola non mi sento prigioniero né minacciato, ma libero della sua libertà, partecipe della sua identità che diviene mia, salgo su una cima e guardo tutto il mare attorno, comprendo e mi comprendo al suo interno. Posso percorrermi e ritrovarmi, creare un anello infinito senza l'affanno dello sconosciuto.
Forse a questo servono i confini: a rassicurare dall'infinito.
Forse a questo servono le isole: a rassicurare dall'inesplorabile.






