mercoledì 11 maggio 2022

DIO ESISTE?

Ripropongo un post del 2015 certo della sua assoluta, inossidabile, longeva, attualità:



E se il titolo del post fosse stato: esiste la sbungicattola?

Quante coscienze avrebbe smosso, qual - seppur vago - moto interiore avrebbe mai potuto scalfire? Nessuno, a mio avviso.

Avrei forse accaparrato ignari e curiosi lettori attirati da un intrigante incipit. E invece no.
Esiste Dio è una domanda che in molti non si pongono più, persi come formichine nel loro quotidiano frenetico vagare. 
Anche se poi a che esista un Dio immagino si acconsenta tutti; sono piuttosto le modalità, le circostanze, le conseguenze e la difficoltà a concepire divino il male o l'oscurità, a perplimere.
In effetti non è la risposta il fondamento del quesito, ma la domanda in se; una domanda continua e sempre fresca, ribadita e risolta spesso in una, meccanica, asettica, risposta evasiva ma non esaustiva.

Di quelle risposte che lasciano mille spiragli, infinite soluzioni, innumerevoli compromessi: Dio c'è ma chissà a che pensa, è questo il suo volere? Lascia a noi tutto l'onere di salvarci? Finiremo per "bombardarci" del tutto in suo nome? Cerca di capire anche Lui dove riusciamo ad arrivare? Chissà.. 

Io sono per la domanda eterna da sempre, e i mille fluidi di pensiero che ne scaturiscono.
Sono per la discussione, sono per le ipotesi.
Sono per lo spulciamento di mille catechismi, per le infinite versioni di una sola parabola.
Sono per il punto interrogativo.
Non certo su Dio, ma sulla corsa a carpirne i mille segreti.


La certezza è blasfema. Ogni certezza.

Resta probabilmente un dato di fatto incontrovertibile: per quante chiacchiere si possano buttare giù, alla fine non ne sapremo un'acca di più di quanto non si possa sapere della sbungicattola.

E su questo almeno, "credo" non ci piova. 

49 commenti:

  1. La tentazione ci allena, il dubbio è un tormento. Lui, però, non era tormentato dalla tentazione. Tra le prove e il suo grido: non credo più! c'era la differenza che distingue l'assenza dal nulla. Il suo posto non è vuoto; non vi è nulla.
    In questi giorni mi è capitata tra le mani la prima versione italiana del romanzo, L'impostura, che lo scrittore cattolico francese Georges Bernanos aveva pubblicato nel 1927.
    Lo sto rileggendo e mi impressiona la figura di questo sacerdote, l'abbé Cénabre, che precipita nel gorgo dell'incredulità divenendo in pratica un prete ateo, un ministro di Cristo che non crede in Cristo. Ho scelto poche righe che invito a scandire lentamente, soprattutto nella sottile ma acuta distinzione tra «assenza» e «nulla»: sì, l'assenza non è identica al nulla. E questo sacerdote è ormai andato oltre la tentazione: essa è per certi versi preziosa, perché ci allena (Cristo stesso vi si sottopone). È andato oltre il dubbio lacerante che tormenta e quindi tiene vigile la coscienza. Egli è andato oltre anche l'assenza di Dio, ossia il suo silenzio.
    Il posto vuoto in casa è pur sempre il segno che manca qualcuno che si rimpiange o si attende di nuovo. No, nell'anima dell'abbé Cénabre non c'è più uno spazio vuoto da colmare, c'è semplicemente il nulla. Perciò, non si può neppure dire che sia ateo nel senso nobile del termine, cioè che viva con un'assenza con la quale si confronta.
    Per lui ormai è il nulla il grembo che lo sta risucchiando, un atteggiamento che non permette nemmeno di sentire la mancanza della fede e dell'amore, della realtà e della ricerca. Per questo, egli già da giovane seminarista «non sapeva voler bene… neppure a sé stesso». Può essere in agguato per tutti questo rischio, questo vuoto.
    L'assenza è la mancanza di comunicazione. Un distacco definitivo.
    Non è casuale. Ha un significato che a volte è difficile da comprendere perché la lontananza non scoppia all'improvviso ma matura lentamente giorno dopo giorno fino a l'esplosione manifesta.
    Mi piace la valenza cangiante dell'assenza.
    Il camaleonte si acquatta tra le foglie e, nascondendosi, diventa foglia...ed è ancora più presente perché si immedesima nella natura che lo circonda...immobile per non farsi catturare resta fermo in attesa di riprendere a camminare e di diventare un altro...un colore nuovo.

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  2. Il nulla non è vuoto da colmare, l'assenza si, e paradossalmente diventa pieno, presenza, partecipazione, memoria. Il nulla preoccupa perché non attinge a nessun futuro, nessuna speranza.
    Per questo adoro il dubbio, il punto interrogativo, la ricerca. Nel nulla non si ricerca, si muore solo definitivamente.

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  3. In generale alzando gli occhi verso il cielo, anche grazie alla scienza che ci informa, vedi qualcosa di perfetto in continuo movimento. Scartando l'idea che il creato sia perfetto casualmente, il pensiero va verso un'Intelligenza, per noi irraggiungibile. Anche una formica è perfetta. Noi, uomini, siamo in grado di creare una formica. E poi l'uomo e i suoi meccanismi incredibili. Tutto per caso? Non posso crederci. Per me Dio è Mistero, ma ci sono i Comandamenti e i Vangeli. Rappresentano un progetto di vita. Li vogliamo accettare, oppure liquidarle come cazzate?

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    1. Eri partito bene... porgi l'occhio verso il cielo infinito di stelle e.. rinunci. Dovrebbe essere l'atteggiamento verso il Creatore.. invece continuiamo a fare film.. ci fa così paura il Non Poter Sapere? "Dio è mistero ma.. ci sono i bla bla bla.." Prova a fermarti a "Dio è mistero", e rilassati. ;)

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    2. Non sei tu a stabilire la bontà delle risposte.
      La presenza di Cristo sulla terra nessuno può negarla. I Vangeli hanno valore storico. Fai un viaggio in Terra Santa per capire meglio la faccenda.

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    3. Infatti, non siamo noi.. nessuno dovrebbe essere.. potrei capirla meglio la faccenda viaggiando anche in Burkina Faso..chissà.. e nessuno nega nulla, ma dovremmo avere un attimo di decoro, di moderazione, di discrezione..

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  4. Ieri sera a casa mia c'erano Angela e Sergio, due genitori che qualche hanno fa hanno perso una figlia del età di mio figlio per un infarto. Il loro dolore è immenso e penso che tu possa immaginarlo, Sergio mi ha detto che lui dal giorno del funerale non è più entrato in Chiesa ed è Ateo, perchè un Dio non può portarsi via un bambino, nemmeno quelli che muoiono adesso in Ucraina. Se anche un sacerdote arriva a pensare dopo un lungo cammino di essere Ateo, mi viene da riflettere. Tropo spesso l'uomo si rivolge a Dio con la preghiera per chiedere qualcosa, spesso un miracolo e se questo non accade se ne allontana. Guarda le Chiese sempre più vuote la domenica a messa, nemmeno i bambini e sempre meno anziani. Ciao

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    1. Siamo abituati a lamentarci. La mia teoria è che partiamo da 100 e per strada possiamo solo perdere, quindi abbiamo solo da ringraziare.. fino allo zero. Vero le modalità sanno essere diverse e penose a volte, ma funziona così, ha sempre funzionato così. Siamo stati comunque ammessi al grande gioco della vita.

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    2. Avere avuto la possibilità di essere messi al mondo è un grande dono. Forse ringraziamo troppo poco. ciao

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    3. Dovremmo passare gran parte del giorno a ringraziare..e non sarebbe abbastanza..

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  5. Ormai, parlando a titolo personale ovviamente, la risposta al quesito la trovo molto facile: no, non esiste nessun dio. E lo trovo comunque coerente col nostro mondo, quanto meno col piccolissimo mondo della mia esperienza esistenziale. Nel senso che se davvero esistesse un'entità superiore e fosse essa a gestire tutto quello che succede; e desumendo quindi che tutto ciò che accade accadrebbe solo per sua volontà.... beh, allora significherebbe che siamo alla mercé di un sadico psicopatico.

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    1. Nel tuo ragionamento potrei anche seguirti.. mi piace rimanere nell'interrogativo con una sola, minima, certezza: da qualcosa deve essere pur partito tutto.

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  6. Sono atea e a questa conclusione sono giunta a causa della religione cristiana che dipinge un Dio onnisciente e onnipotente , il quale avrebbe dovuto già sapere come sarebbe andata a finire la sfida proponendo un maschio e una femmina, con relativi attributi. Perchè? Un Dio burlone e dispettoso? Assurdo, a mio parere.
    Io credo nel BIGBANG

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  7. La domanda che forma il titolo del post prevede risposte che si possono articolare su più livelli, che vanno dal più complesso al più semplice. Mi limito al più semplice: se si crede alla sua esistenza, allora esiste; se non ci si crede, non esiste.

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    1. In effetti la domanda è l'essenza della soggettività, non esistendo prova certa, ma soltanto un miliardo di vaghi appigli comunque oscuri e non dimostrabili. Quindi vada per la risposta semplice, che non prevede teoremi da dimostrare, né dimostrabili. Un cerchio che si chiude all'interno del proprio immaginifico rafforzando giusto l'assioma che cito: ogni certezza è blasfema.

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  8. Personalmente credo che Dio esista però resta il fatto che è un grande mistero. A volte penso che pretendiamo troppo da Dio, vogliamo che risolva lui ogni cosa. L'uomo è in perenne ricerca della felicità ma non è possibile su questa Terra, basta guardare il mondo animale per accorgerci che la vita è continua lotta per la sopravvivenza. Io penso che sia il giorno che la notte vengano entrambi da Dio, ma l'uomo ha considerato bene la luce e male la notte, basandosi solo su ciò che piace o non piace a lui e ha finito per complicare le cose. Dio è un grande mistero irrisolvibile, pure io mi faccio tante domande, da credente non credo alla storia della Genesi, è evidente che siano leggende inventate dagli uomini esattamente come i miti greci. La scienza ci ha dimostrato che l'uomo si è evoluto dalla scimmia o per meglio dire è una scimmia. L'evoluzione per me è l'impronta di Dio.
    Ci sono tante domande che non hanno risposta, tante contraddizioni.Se Dio è onnisciente perchè ha creato l'uomo pur sapendo che avrebbe distrutto la Terra, pur sapendo che sarebbe stato un essere orribile? Credo che molti attributi di Dio gli siano stati conferiti dagli uomini, credo che Dio sia molto diverso dall'immagine che abbiamo di lui, tra l'altro venuta fuori tra una sintesi tra l'ebraismo e la filosofia platonica/aristotelica. Molto di quello che crediamo di Dio è stato costruito dagli uomini ecco perchè ci sono tante cose che non corrispondono. Ciò non toglie che Dio esista, ma ovviamente credere in lui presuppone l'esistenza un percorso di fede personale, di episodi accaduti, di risposte etc..quel che è chiaro è che non c'è una verità oggettiva, tutto è molto relativo.

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    1. Tutto molto relativo. Esattamente. Ci piace costruire a noi altri, immaginare, credere anche. Credere cose comode, cose che tranquillizzino, che offrano spiegazioni.
      Vedremo alla fine cosa ci verrà detto un giorno. Se, ci verrà detto, o se già da un bel po' dovremmo ascoltare, ma non lo facciamo.

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  9. In primis subito ti contesto perchè la Sbungicattola esiste me lo ha confermato Wikypedia 😁 scherzo ovviamente. Io non so se esiste, forse no, a volte rispondo di no perchè non puoi accettare da profano un Dio che vede tutto questo caos e si gira dall'altra parte. Certo chi crede ti risponderà che esiste un disegno imperscrutabile ma se anche posso accettare o provare ad accettare che sia imperscrutabile, (un po' come il mistero sul viso della Gioconda) posso però dire che non mi piace quel disegno e quindi rigettarlo. Credo però che noi siamo energia che non moriamo nello spirito e questo a prescindere da un qualunque Dio. Ti chiederai il perchè della maiscola per "Dio" se non ci credo, pur non riconoscendomi come ateo stricto sensu. Per rispetto in primis perchè non ho certezze non ho la fede, ma potrebbe esistere Dio un Dio non per forza il nostro o Allah ma un Dio unico per tutto l'universo e poi per rispetto verso chi crede, non sono d'accordo che solo perchè non crediamo che esista si debba scrivere minuscolo. E questo vale per tutto, infatti all'inizio pur essendo certo ahimè che la Sbungicattola non abbia fedeli e che penso si possa affermare quasi certamente, che non esista, l'ho scritta maiuscola. È triste che non ci si ponga più questo quesito, forse perchè con la fretta si tende a pensare che sia ininfluente porsi quella domanda, domanda che se non senti la vocazione della fede, oggi dove tutto è concretezza e rapidità, a molti non interessa porvi del tempo per meditarvi, ci sono cose più terrene a cui pensare, ad esempio come fare per non chiudere una attività ed a questo se non ci pensi tu nessuno in Terra o nei Cieli sembra pensarci...

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    1. Siamo richiusi in noi stessi e magari è solo con la disperazione che cerchiamo risposte e facciamo appelli all'imperscrutabile. Probabilmente non possiamo averne ma la Fede (per chi ne è invaso) risponde praticamente a tutto togliendo un sacco di castagne dal fuoco.. a noi invece, su quel falò della nostra esistenza, ci si brucia un sacco di roba invece, e guardiamo la cenere volarsene via con una brezza di cui non conosciamo provenienza né indirizzo.

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  10. Dio esiste e si occupa anche di giardinaggio, a quanto mi è dato di capire.

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    1. Mi verrebbe di risponderti alla Woody Allen.. "Non solo non esiste, ma provate a cercare un idraulico di domenica!" e parafrasandoti.. anche un giardiniere.. ;)

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  11. Concordo con Sara -:)
    E non solo il giardinaggio ...Dio sa fare un po' di tutto!!

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  12. Ciao Franco. Poni la domanda delle domande. Negli ultimi tempi, le mie riflessioni ricalcano le tue. Sono passata da una fede cattolica saldamente ereditata alla convizione che ogni certezza possa degenerare in prigione esistenziale o, peggio, in fanatismo e asservimento. Mi convincono assai le sottolineature di studiosi e studiose che hanno correlato un Dio maschile, degli eserciti e, talvolta, vendicatore a un modello sociale maschilista, violento e militarista.
    Rimango comunque innamorata perdutamente di Gesù di Nazareth, uomo o Dio che sia. E ritengo che un'etica sociale è possibile sia senza sia con Dio.
    D'altronde un grande credente protestante, Dietrich Bonhoeffer, in un suo passaggio, ha affermato che la nostra essenza solidaristica e morale deve esserci "etsi Deus non daretur": anche se Dio non ci fosse. Il mio attuale "credo" sono queste parole di Edgar Morin: «Siamo perduti, ma abbiamo un tetto, una casa, una patria; il piccolo pianeta in cui la vita si è creata il proprio giardino, in cui gli esseri umani hanno formato il loro focolare, in cui ormai l’umanità deve riconoscere la propria casa comune (…). Dobbiamo essere fratelli, non perché saremo salvati, ma perché siamo perduti. Dobbiamo essere fratelli per vivere autenticamente la nostra comunità di destino di vita e di morte terreni. Dobbiamo essere fratelli perché siamo solidali gli uni con gli altri nell’avventura ignota.»

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    1. Ricordano molto Voltaire le sagge parole di Morin "essere fratelli, non perché saremo salvati, ma perché siamo perduti". Manca il buon senso, l'equilibrio, la serenità.
      Rimanere innamorati della vita, come sottolinei, potrebbe essere l'unica vera soluzione..

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  13. Dio e esiste ma è indimostrabile per la nostra limitatezza. Di qui le tante domande vane che ci poniamo.

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    1. Porsi domande diventa uno sport neanche troppo nocivo. Il brutto, a mio avviso, è quando ci sentiamo sicuri di tutte le risposte.

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  14. Ciao Franco.
    C'è chi dice che Dio esiste e chi no. Ma quel che non si comprende è che la Fede è un dono e quel che agisce in noi è lo Spirito Santo.
    Troppe parole e cultura servono a poco.
    Grazie ed ottimo post.

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    1. Si potrebbe parlare all'infinito.. e noi non lo siamo.. ecco una certezza, seppur relativa..

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  15. Ciao Franco.
    Io credo in me stessa, e citando parole della filosofia Theravada; l'uomo nel valore della vita e rispetta tutto ciò che lo circonda come facente parte di un’unità. Tutto è Energia.
    Quell'uomo riconosce che ogni cosa è il risultato di causa ed effetti chiamata “la legge del Karma“. Non esistono fortuna o sfortuna; i suoi pensieri e la volontà forgiano le sue azioni che a loro volta determinano la realtà vissuta. Ogni esperienza, anche la più drammatica, risulta essere una “prova”, una scelta prime del nostro ritorno sulla terra. Una palestra di vita, che deve servire per crescere, migliorarsi, evolvere. Ampliando “il proprio ristretto” modo di pensare, aumentando giorno dopo giorno la consapevolezza del vivere, si arriva a modificare la propria esistenza.
    Ecco, io credo a questo! Siamo frutto delle nostre decisioni e come decidiamo di viverle è una nostra scelta.
    Bel post!

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    1. Io credo che un casino di nostre decisioni siano a capo dei nostri più insondabili casini, e anche fortune, questo si.. ma sul fatto che siamo fuscelli sballottati direi che praticamente ci sia una quasi totalità di condivisione dai numeri quasi bulgari.. certo è che non impariamo quasi mai nulla.. e questi ennesimi tempi bui sono lì a dimostrarlo.. ancora una volta.. :(

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    2. Quando io parlo di scelte parlo di quelle che abbiamo fatto prima di venire al mondo. Io credo nella reincarnazione e ciò che io penso è che prima dell'ennesimo ritorno noi si decida cosa vivere, in modo di sperimentare tutto ciò che è umano. Questo spiegherebbe, secondo me, tanta disparità di vissuto, tra uno e l'altro. C'è qualcuno che nasce bene e per altri è una totale tragedia. A me piace credere a questo, è un modo per assumersi la propria responsabilità.

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  16. Bravissimo! Credo che tu abbia centrato il centro proprio al centro: non è tanto la domanda in sé, ma la domanda in se.
    Comunque dio esiste senz'altro chi credi che sia che si diverte a crearmi mille piccoli fastidi tutti santi giorni? Chi mai potrebbe essere?
    Dio esiste, è evidente

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    1. ..e pure post scomodi, bizzarri ed in un certo qual senso, financo irriverenti..chi credi che sia? La sbungicattola?!

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    2. Ma, a proposito, qualcuno ha visto il mio cavaponzoli giamaicano?
      È da un po' che lo cerco, ma...

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    3. Cerca sotto il riottolo, di solito si ficcano tutti là..

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  17. "Non so se Dio esiste ma se non esiste fa più bella figura".
    Le parole di Stefano Benni potrebbero riassumere l'assurdità di un Dio che crea l'umanità fallendo miseramente.
    Ma questo presume che l'uomo sia al centro di tutto, presunzione che non ha alcun fondamento, e come ogni presuntuoso che si rispetti l'uomo ha la convinzione di essere superiore, di essere l'eletto.
    Poi ci si guarda in giro, si guarda in alto, oltre il nostro maltrattato pianeta, e ci si si rende conto che siamo ... nulla.
    Non siamo al centro di niente, non siamo al centro nemmeno del minuscolo sistema che orbita attorno ad una stella qualunque, nella galassia siamo in periferia (diciamo che nessuno sa che esistiamo) e naturalmente non siamo al centro di alcun progetto divino (qui torniamo alle parole di Benni, il progettista che figura ci farebbe?).
    Ma in sintesi chi è o cos'è Dio? un atto di fede? un rifugio consolatorio? la speranza di essere qualcosa di più del nulla? ogni risposta è valida ma nessuna è necessaria, direi anzi che fondamentale è la domanda che, in quanto senza speranza di risposta, incarna il senso della nostra (misera) vita.
    Risposte non ce ne sono, avanti con le domande (senza le quali saremmo ancor meno di quello che siamo.
    Ciao Franco, buona giornata.

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    1. Analisi che condivido in pieno. Sono per il punto interrogativo costante, e lo ribadisco.. ;)

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  18. Commento da incorniciare, questo, secondo me.

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  19. per quanto mi riguarda la prova più lampante dell'esistenza di Dio è il desiderio di felicità infinita che sentiamo nel cuore, e che niente su questa terra può mettere a tacere.
    Ritengo infatti del tutto poco plausibile che una persona sia condannata a sentire dentro di sè un bisogno così radicato di qualcosa che non esiste.
    Certo, qualcuno potrebbe obiettare che lo stesso bisogno di felicità inappagato può condurre alla creazione dell'idea di un Dio che esiste solo nella mente dell'uomo, ed alimentare la speranza di una felicità ultraterrena illusoria: se arrivassimo a possedere la felicità piena non avremmo bisogno di Dio.
    Ma questo è un argomento a doppio taglio; è vero infatti anche il contrario: Dio, infatti, sa benissimo che gli uomini si dimenticherebbero presto di Lui se fossero pienamente felici già su questa terra. La solitudine è proprio uno dei mezzi che usa per attirarci a Lui.
    Ebbene si: ci sono sufficienti motivi per credere e sufficienti motivi per non credere, diceva Pascal; la fede è sempre una scommessa, un salto nel buio.
    E' per questo che alla verità, come alla fede, si arriva prima col cuore che con l'intelligenza: prove inconfutabili non ce ne saranno mai, perché altrimenti verrebbe meno la libertà dell'uomo.
    Una persona libera avrà sempre molti motivi per credere se avrà un minimo di volontà di credere: non ne avrà nessuno se non vorrà credere.

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    1. C'è la morte a rompere l'idillio con la felicità a tutto campo, quindi avremo sempre bisogno di qualcuno che prepari il post partita.. se poi si è così saggi da accontentarsi (si fa per dire) delle meraviglie quotidiane comunque a termine, si può arrivare ad un livello di equilibrio che anche il buon Sacchini potrebbe invidiare..

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    2. personalmente non ho paura della morte: ho più paura di una vita senza senso; la mia speranza più grande è che la morte mi colga vivo!!!

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  20. Interessante il riferimento a Pascal, il quale appunto elaborò la famosa teoria della scommessa, il sunto della quale è il seguente: è meglio scommettere sul fatto che Dio esista, perché se esiste avremo fatto un guadagno immenso, se non esiste non avremo perso niente ma avremo avuto una vita più lieta grazie alla fede.
    Questo, naturalmente, per quanto mi riguarda non contribuisce in alcun a modificare la mia radicale convinzione che non esiste alcun dio, ma è comunque una teoria interessante.

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    1. Giusto non perderci troppo tempo, concordo. Il buon senso non fa il cartomante..

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    2. anche a me non convince molto la scommessa al buio: sono convinto che la fede è sempre il risultato di una luce che si è accesa da qualche parte dentro di te!!!

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