Vale la pena segnalare una serie tv solo per la
fotografia (di Robert Elswit), un magnifico bianco e nero, l’arte dell’inquadratura ricercata,
l’amore per i dettagli, la capacità di rappresentare luoghi e angoli fantastici
d’Italia con una sensibilità tutta particolare?
Sì.
Perché Ripley poi, è storia nota; più volte Il
talento di Mr. Ripley (dal romanzo di Patricia Highsmith) è stato riproposto in diverse versioni, la più famosa
quella di Minghella con Matt Damon mattatore.
Questa serie in otto episodi affascina visivamente, in maniera così magnetica e debordante che passiamo serenamente oltre gli innumerevoli magheggi di sceneggiatura, le arrampicate narrative, le sospensioni del dubbio cui facciamo appello sempre più intrigati dal cosa riesce a farci vedere, più che dal come ci venga raccontata la storia.
Viene voglia di continui rewind per non perdere
neanche un frangente di luce a tracimare, di spigolo a dettare la via, di scala
a precipitare, di minima statua a sorvegliare il viavai.
Arrivi alla fine e sei solo goloso di nuove angolazioni, altri giochi di prospettive, di guardare attorno alla storia. Di guardare ancora. E di nuovo.








