Potevano essercene già abbastanza di film con i loop
inchiodanti in una giornata ripetuta all’infinito, spesso banali e noiosetti,
ma siccome a me piacciono un sacco, mi sono beccato pure questo.
E ho fatto bene.
Perché il loop che ti blocca in un arco temporale estremizzato all’infinito ti può rendere cinico, sadico, saggio, rancoroso, violento, pazzo ma, a lungo andare, anche rassegnato, conscio, arricchito addirittura, estremamente pratico.
Dopo il Ramis di Ricomincio da capo avevo fatto "ohhh!" Solo con The edge of tomorrow, con Cruise e la Blunt scatenati. Stavolta si ride scorrettamente e filosoficamente di una situazione che vedrebbe la maggior parte di noi andare in paranoia dopo appena un paio d’ore..
Se poi nella reiterazione in questione, ci ficchiamo dentro altri personaggi, le variabili aumentano esponenzialmente, lasciando libero sfogo all’inventiva, al thriller, all’immancabile storia d’amore, alla comicità surreale, e anche a quella dose di piccante creativo e godibile, che la nostra scuola vanzinesca, purtroppo, non sa neanche dove sta di casa.
Sicuramente la chiave di volta del film è aggiungere al loop più di un protagonista, permettendo sviluppi gustosamente eccentrici. E condire il tutto con una insospettata pennellata di filosofia, bignamesca finché si vuole, ma ben calibrata.
Io lo rivedrei. E poi lo rivedrei. E poi lo rivedrei.
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