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| Image by Piaxabay |
C’era una volta un bel terrazzo, ampio e luminoso,
di quelli che se
ne vedono spesso in
città a godersi una fetta di cielo, quasi spavaldi.
Ma il nostro terrazzo aveva un problema. Soffriva di vertigini.
E fin da quando era stato progettato, se ne stava coi parapetti chiusi, terrorizzato
dal solo guardare giù.
Che poi era appena ad un terzo piano, niente a che
vedere con quelle terrazze vertiginose e panoramiche che dominavano le nuove
costruzioni da periferia moderna, palazzi che ostentavano ardite architetture e
linee slanciate. Insomma qui si parla di un profilo molto discreto e per nulla
impudente.
Fatto sta che il nostro terrazzo iniziava ad avere paura, specie di notte, ed
era facile sorprenderlo in preda a vaghi tremolii, brividi di paura, puro e
semplice panico da altezza. Il proprietario dell’appartamento però, si stava
preoccupando.. aveva interpretato quelle
vibrazioni come sintomi di instabilità dell’intero edificio, e voleva scrivere
al Comune, protestando contro presunti lavori che avrebbero minacciato la
sicurezza dell’intero stabile, ed era un peccato non percepisse quel disagio
naturale invece, anche perché il terrazzo amava i sui proprietari, e loro lo
adoravano, lo avevano agghindato di piante, evitavano il troppo sole con delle
tende a tutta superficie, e amavano mangiare fuori, ospitare amici e
trascorrervi le belle giornate.
Ma la questione rimaneva irrisolta e col
passare del tempo sembrava acuirsi, il nostro terrazzo accusava quel vuoto
sotto e dinanzi a lui, si stava stressando e avrebbe voluto essere tanto un
giardino al piano terra, ampio e sicuro, senza alcun problema.
Forse era il caso
consultasse uno psicoter(razz)apeuta.






