Leggevo, appunto, di stanchezza e dei suoi elogi, che poi scriverne
è quasi un ossimoro, della stanchezza dico, che neanche butti giù due righe e
vorresti fare altro, anzi, proprio niente, o comunque cosa diversa del parlare -
e magari pure bene - della stanchezza.
Quasi impudente il doverlo/poterlo
argomentare.
Intanto sono stanco, stanco non col piacere d’esserlo, stanco senza voglia,
senza un nulla attorno, senza un'impresa compiuta a generarlo, stanco per eccellenza, per vocazione quasi.
Com’è possibile tramutare questo stato apatico in un pezzo articolato, che affronti non solo la cosa, ma la risolva anche a proprio
favore (eri stanco, ti sei messo a scrivere e hai pure ben descritto la
stanchezza: ma chi vuoi prendere in giro?).
Sei stanco, punto.
Non ti metti a scrivere, o perlomeno non di presunta stanchezza.
In realtà non sapevi che scrivere, hai pensato fossi stanco
di scrivere e quindi ti sei detto: se non mi va di mettere nulla di nero su
bianco, potrei scrivere del perché mi senta stanco di scrivere, così frego con
una botta sola sia l’ispirazione che non arriva, sia la stanchezza di (de)scriverla.
Ecco.