Ho il dubbio che non passi la notte dormendo, anzi. Ho il pervicace sospetto che dal momento in cui mi addormento a quello in cui apro gli occhi, esista un intervallo di vita pulsante, di altra dimensione che mi lascia interdetto, e quasi esausto, al mattino seguente.
Forse pullulo di vite parallele che mi
consumano molto più della mia consuetudinaria esistenza quotidiana. Esisto in
notti che non dormono affatto, che non riposano, che non sognano passivamente.
Magari è il
sogno ad occhi aperti il vero periodo di riposo. In quel caso è ora, che sto
sognando, mentre scrivo, mentre mi vedo ad occhi apparentemente vigili, mentre mi nutro, mi
opero, o soltanto passeggio al sole.
Come distinguere le due o più dimensioni?
Come comprendere quale sia l’autentica e la desiderata? Come fidarsi di una chiave che gira su una porta mai aperta?
Potrei addormentarmi
ora e sfuggire l’incantesimo? O all’incantesimo non si sfugge perché lui detta
le regole?
Ho il dubbio che la notte non sia quella che trascorro riposando, ma
destini un me che non conosco ad avventure che vanno oltre la percezione, oltre
un blog, oltre il tecnico della caldaia, oltre il corso di inglese online,
oltre la spesa, oltre il campionato di calcio.
Oppure non è affatto un oltre a
doverci preoccupare, ma ciò che abbiamo inesorabilmente lasciato indietro:
figli che non ci sono, genitori non amati abbastanza, viaggi non fatti, sport non
consumati, post non scritti, fantasie da modellare mentre dormiamo, convinti
di non aver dormito, una volta svegli.