![]() |
| Poggio |
![]() |
| Sant'Agata Feltria |
![]() |
| San Leo |
![]() |
| Calanchi del Maioletto |
![]() |
| Alferello |
![]() |
| Poggio |
![]() |
| Sant'Agata Feltria |
![]() |
| San Leo |
![]() |
| Calanchi del Maioletto |
![]() |
| Alferello |
Ci sono tasche di indumenti appesi da tempo
- cappotti, pantaloni, giubbetti -
che spesso custodiscono incantesimi incredibili:
vecchie caramelle, vuoti di tempo,
giudizi sospesi,
scontrini dalla data magica,
frasi mai recapitate,
agganci al futuro,
monete fuori corso, ricordi fuori corso;
compromessi spiegazzati,
rese sanguinose,
chiavi sconosciute di regni destinati all’oblio.
Rovesciali sul letto, falli incontrare a nuova luce,
ne hanno da raccontare.
Spesso fanno parte di storie incompiute
con addosso la voglia viva di viaggiare.
La scelta d’un capo, invece dell’altro,
avrebbe sovvertito storie, innescato opzioni inaudite.
Un’attache, i mondi che teneva uniti,
un biglietto di cinema, chiarito il finale,
un numero di telefono, a ricordare lei.
Tra Carver e King, Lucarelli manovra da maestro
nell’esposizione breve, accumulando tensione, adrenalina, cambi di prospettiva,
scatti repentini, una incredibile moltiplicazione dei piani narrativi.
La magia e la sorpresa sono elementi che si ottengono, efficacemente, col
racconto.
Perché viaggiare a ritmi forsennati per duecento pagine diverrebbe
insostenibile, e non solo per chi scrive, ma anche per il fruitore medio, costretto ad affastellare notizie, registrare dati, incamerare volti,
monitorare scenari che si accavallano e si intersecano a rotta di collo.
Lucarelli incide col bisturi, e per quanto, paradossalmente, possano apparire grezzi e frettolosi, alcuni caratteri, è perché l’autore
ce li incarta veloce, senza preavviso, ci pone ad un bivio e scarta repentino facendo sbandare il lettore come su un roller coaster.
Ad un centometrista che si lancia a velocità folle
per i 1500 metri, salterebbero le coronarie dopo appena un quinto di gara.
Ecco perché il racconto breve resta un narrare a sé,
inaccostabile alla gestione di un romanzo, dove le suggestioni, le svolte
descrittive, i batticuore, non potranno mai registrarsi ad ogni pagina, pena l’asfissia e
l’overdose emozionale.
I luoghi più oscuri non amano visite prolungate.
Pochi luoghi in Europa sono riusciti a ritagliarsi
uno spazio che rimarrà intonso e come miracolato; crocevia di flussi migratori vegetali e animali, storie leggendarie (Enea
sbarcò su questo lembo di costa), culla gentilizia dell’impero romano, del
potere temporale e poi, dopo il 1800, in mano a famiglie virtuose che ne hanno curato e accresciuto rispettosa architettura e territori (seimila ettari) come riserva
di caccia a salvaguardia degli equilibri faunistici, fino al potenziale rischio estinzione, con la massiccia invasione
urbanistica e speculativa del dopoguerra che aveva puntato la ghiotta occasione
e che altrove divora, tuttora e indisturbata, magnifiche zone d’Italia.
Ma questo polmone no: abbandoniamo la Colombo, arteria che come un fuso porta i romani al mare, e penetrare e respirare la Tenuta è un attimo.
Come attraversare un portale spazio tempo che catapulta dal caos al silenzio, a spasso per lecci, sugheri, querce in una quiete che riconcilia i sensi, cullati solo dall'eco dei passi.
Un micro universo che respira da se e rimane intatta testimonianza di un passato minuziosamente preservato; dalla preistoria ai giorni nostri, si accavallano certificazioni e tracce indelebili, scrigno temporale e fantastico attestato di un’evoluzione che non l’ha mai intaccato, una lungimiranza incredibile di chi ne ha gestito, volta per volta, il destino, favorendone la cristallizzazione fino ai giorni d’oggi, in assoluta controtendenza rispetto allo sfruttamento selvaggio appena fuori dai suoi confini.
Qui di selvatico si respira l’ordine delle cose, un muoversi pacato, lo scoprire della storia che ti accoglie dietro una macchia, al cospetto dei resti di ville imperiali o al limitare di radure ferme nella storia, e noi ci lasciamo attrarre in una bolla di tempo che sembra trasportarci con una grazia sconosciuta.
Dobbiamo essere grati ai nostri Presidenti, da De Nicola a Einaudi, arrivando fino ai Pertini e ai Napolitano, per giungere ad un illuminato Sergio Mattarella, che ha caldeggiato ancor più l’apertura e il consolidamento di centri estivi per disabili e anziani, offrendo la continuità per visite guidate pubbliche e rendendo patrimonio condiviso questo - fino a poco tempo prima - paradiso assolutamente privato.
Vorremmo non uscire al termine, doverci veicolare di nuovo
nel traffico e i palazzi che cingono d’assedio, ma abbiamo assaporato davvero
qualcosa di diverso, inimmaginabile, che ci resta addosso,
e non vediamo l’ora di tornare perché spazio e percorsi sono innumerevoli e diversificati offrendo sempre nuove prospettive, e ringraziando ancora addetti e volontari che si prestano con passione e competenza.
![]() |
| copia del mitico Discobolo |
Ho chiesto una tregua
anche se non sto combattendo affatto,
sono arreso all’evidenza
del viaggiare a vista,
con la bussola dimenticata,
le vele che si attorcigliano
ad ogni traccia di maestrale.
La chiglia a fendere,
lo sguardo a perdersi.
Ho chiesto di negoziare
anche se non sto combattendo,
resto in muta balìa
affacciato all’imperterrito proseguire.
Offro una buonanotte ad ogni notte
non ti volto le spalle mai
perché ti voglio appesa
alle palpebre.
Ho chiesto di contrattare
una pace che forse non merito,
ma di combattere non se ne parla,
resterò a sventolare
la resa ai ricordi.
Era il mio sogno aprire una libreria indipendente.
E grazie alla non indifferente eredità di zia, lo stavo finalmente coronando,
in una zona periferica, senza apparente concorrenza.
Il problema era fare breccia nell’editoria libera, senza sottostare alle
intransigenti leggi di mercato che mi avrebbero imposto libri e autori delle
loro scuderie in cambio di una micragnosa scelta autonoma.
Pregai la zia di sostenere questo progetto bizzarro..
Ed ecco la mattina successiva, la sorpresa a divorarmi vivo!!
Aperta la libreria trovo gli scaffali ricolmi, non
credo ai miei occhi.. non c’è pertugio libero! ..mi avvicino e prendo un volume
a caso: copertina lucida Le
orchidee tristi di Gina Hollister, romanzo del 2016, editrice L’Ampolla,
a fianco La guerra infinita, di Richard
Sybil, editore Hansed, anno 2020, ne prendo altri, nuovi di zecca, tutta roba
mai letta.. e neanche mai sentita nominare.. una miniera di creazioni
letterarie, dal saggio, allo sportivo; dal thriller al brillante; e poi viaggi,
cucina, cinema.. cosa stava succedendo?!? Sto forse rubando letteratura da
universi paralleli?
Una miriade di libri sconosciuti giunti magicamente
a popolare la mia nuova libreria?! .. zia cara ti sei superata stavolta!!.. ne prendo
una decina a caso, impilandoli sul tavolo, per cercare di capire:
Una
vita più che sobria di Alberto Lucilli, editore
Pollini (2001): getto un’occhiata alla quarta di copertina: postino single, molisano,
scopre due alieni nascosti in soffitta da oltre due anni..
Alla
deriva, di Mirceu Gypso, editore Aria (2010). In canotto
in mezzo al nord Atlantico per mesi, quando incontra una nave, scopre che non
c’è nessuno a bordo, per sopravvivere imparerà a far navigare un mercantile..
E’
un brutto momento, di Carl Pilsner (1999), editore Back.
Non doveva suonare a quella porta, tanto meno aspettare che aprissero....
Sogno
fuggito, Michael Brook (2002), editore First.
Un sonno ininterrotto ma che non permette di sognare..
Una
scelta pericolosa, Sophie Antonio Cirrus (2014) editrice
Pink. Voleva diventare donna, lo sapeva fin dall’adolescenza..
Visionarietà,
Andrea Rizzo (2021), editori Sparsi. La vita a volte si ripropone con esatta
frequenza evitando, con mirabolante precisione, le vincite al Lotto.
L’
immaginato che non t’immagini, Antonello Brigida
(2005), editorIncubo. Uscito dal coma crede di stare ancora sognando, finché
non arrivano arretrati dell’Agenzia delle Entrate
Il
nemico magro, Stephen Ming (1976) SushiEditor.
Quella strana sensazione di qualcosa che ti penetra nonostante le attenzioni..
Mondo
incredibile, Vincenzo ‘Ncesecrede (2025), Editore
Altri. Apre una libreria e la scopre ricolma di libri inediti.
La
pesantezza del sasso, Gabriel Rachionne (2014),
Editrice Arcane. Storia di un esploratore di ruscelli e sorgenti alla ricerca
della fonte madre.
Quel
mondo sconosciuto, Titta Perlini (2002), Garlaschelli
Editore. Di notte astronauta, di giorno tabaccaio, fino all’inevitabile
sovrapposizione.
Secondo voi riuscirò a piazzarne qualcuno, magari a
chi viene per Sveva Modigliani, Ian McEwan o Fabio Volo?!
Sarà una sfida interessante, del resto se non il libraio, a divulgare novità,
chi altri?
Poi un giorno entrò quella donna dall’aria sognante,
chiedendo Storia della bambina perduta della Ferrante, la risposta immediata: “Qui
abbiamo solo storie che nessuno le narrerà altrove e, mi permetta, dal suo
sguardo credo che lei abbia proprio bisogno di alimentare curiosità e
visionarietà.. le offro una possibilità, legga questo – mentre le porgo Alla deriva
di Gypso - lo prenda, se non dovesse piacerle semplicemente me lo riporta, ma
sono sicuro che riuscirà a solleticare le giuste corde.
Avverto come questo desiderio in lei, un’avventura dove sentirsi piena
protagonista, dove decidere in autonomia come muoversi. La consapevolezza di una
nuova solitudine a plasmarci e renderci protagonisti, sarà la prima
viaggiatrice di un nuovo mondo”
E da allora ho capito che non siamo noi a cercare
libri, ma loro a cercare noi, e
custodisco ormai da tempo questo immenso privilegio.
E tu? Da quale libro vorresti essere letto,
finalmente?
![]() |
| Aridatece er vecchio citofono.. |
Progettato per centri di importanza nevralgica, si trovava di botto, senza
nessun preavviso, deviato in un comprensorio periferico romano, lontano dai
siti prioritari ai quali era destinato.
Tra le sue caratteristiche principali: scannerizzazione biologica dell’utente, questionario
interpretativo delle intenzioni, valutazione eventuale di grado di
pericolosità, messa in allarme delle forze di sicurezza addette,
visualizzazione in 3D.
Col supporto satellitare anche il semplice appropinquarsi di un fattorino delle
pizze avrebbe permesso l’analisi e il contenuto delle scatole, la convenienza,
la salubrità degli alimenti e le referenze lavorative dell’addetto.
Ai corrieri Amazon veniva controllata prova
d’acquisto, data dell’ordine, eventuale sforo fascia protetta di consegna, a
tutela del riposino pomeridiano dell’utente finale.
Il semplice visitatore, invece, doveva aver certificato un minimo preavviso, escludendo visite a sorpresa.
Alle auto in fila al passo carraio per il parcheggio
condominiale sarebbe stato verificato bollo, assicurazione, revisione,
effettivo diritto di accesso al parcheggio condominiale, ammaccature provocate nel
parcheggio interno e immediata identificazione della manovra del colpevole con
pubblicazione istantanea di nominativo, scala e interno del trasgressore.
Nel comprensorio stavano tutti storcendo il naso, ma questa specie di Grande Fratello, imposto dalla nuova Amministrazione, sembrava l’inevitabile e duro prezzo da pagare per aspirare al meglio
del mercato.
In realtà, il candidato numero uno era il più grezzo ed elementare citofono 1760.6, ma le scorte risultavano esaurite.
E i contratti sottoscritti da
tempo, con penali devastanti in caso di ritardi, aveva costretto URMET a
sacrificare, per esigenze tipicamente condominiali, anche i suoi modelli più pregiati.
Paradossalmente però, e nonostante nessuna lievitazione
di prezzo, l’ostruzionismo e la complessità labirintica del nuovo citofono - con libretto di
istruzioni di 680 pagine in tre semplici volumi - hanno finito per far saltare i nervi a più
d’un condomino.
Attesa presto nuova assemblea generale per il
ripristino di innocui e familiari apparecchietti a filo, col loro ronzio appena
percettibile.
A me invece piace molto questo citofono avveniristico; ogni tanto credo di sentir suonare e corro a guardare se sul visore a cristalli liquidi, appare lei.
Per quanto mi riguarda esistono due tipi di memoria: una fumosa, che non ti fa distinguere anzi, ti confonde ancor più e rende tutto impalpabile, come di nebbia insistente, e non c'è verso di venirne a capo.
Poi c’è una memoria che puoi scatenare, ad esempio tornando nei luoghi dove hai vissuto una vita, dove sei cresciuto.
In quel caso avviene la
moltiplicazione delle immagini, il sovrapporsi dei piani temporali; guardi una
terrazzino dalle inferriate scrostate appena illuminato da un lampione fioco e
vi si affacciano persone diverse, in tempi diversi.
Fotografi un angolo di
strada e nello scatto appaiono situazioni, luci, persone, movimenti
addirittura.
Passi davanti una vecchia arena di cinema all'aperto, ora parcheggio privato, e odi
l’echeggiare di un film, l’azzurrognolo del proiettore che sfiora il buio del
cielo, e rivedi persone baciate, tenute per mano, complice l’oscurità, ma stai
solo guardando un spiazzo pieno di auto.
Assaggi una frolla e ti vedi uscire dal mare, con l’omino che le vendeva
calde in mezzo agli ombrelloni, e non gridava solo frolle e ciambelle, vendeva
felicità di quella che neanche immaginavamo di pregiatissima fattura e noi, con la mamma che tentava di asciugarci
i capelli bagnati, noi non ne avevamo il minimo sospetto, sfuggivamo quelle
cautele d’amore per giocare a macchinine sulla sabbia, o a racchettoni con gli
zii, e cercare una cento lire per attivare il juke box del Lido..
ora lo ripercorro quieto e silenzioso quel bagnasciuga, guardo quella risacca che chissà quante rive ha bagnato, quanti mari ha
percorso come noi con i nostri anni a caccia di una felicità già
preconfezionata, quando arrivavi famelico dopo tutta un’estate ad aspettare finalmente quel tuo
Settembre, gli amici di sempre, gli amori che ti facevano palpitare, il chiosco di gelati sempre lo stesso, quasi un monumento.. la mamma che cercava capi usati al
mercato americano, e tu con la stessa passione, la medesima curiosità che ti ha
trasmesso e tutto è un rifiorire di tempi andati che sono ancora lì, patina
invisibile ma chiara, percettibile, come il fumo della ciminiera in disuso da
secoli, ma che io scorgo ancora uscire e piegarsi al vento delicato che arriva
da Gaeta.
Ed il sole brucia sempre, anche se mi ha regalato un melanoma tolto per
tempo, e sicuramente colpa mia che esageravo nel volerlo prendere tutto, quel
sole, ora a tramontare quieto dietro il monte d’Oro, eterno custode della baia e di ogni
minima memoria.
Qualche anno fa scrivevo di non essere
felice di questo nastro che sbobino ogni volta nell’anima, perché la nostalgia
non funziona nella stessa maniera per tutti, ma anche le opinioni e certe
sicurezze si sgretolano e lasciano più spazio a tutto quel bello andato, senza
preoccuparsi troppo del divenire, prendono quella memoria, tenera come una
mozzarella di bufala, e ne godono anche i nodi ruvidi che esaltano la
lavorazione e restituiscono sapori immutati nel tempo..
Ciao Scauri..
Ora, a bocce ferme, senza più Lulù, fanno ancora più tenerezze queste vestigia marine che appariranno ancora più remote, travolte da una risacca lunga di freschissima bufera, di quelle che rilanciano ogni ricordo a brevissimo termine, stavolta, in un immancabile rendez vous con ciò che era vita reale fino a pochi giorni fa, e la mente è occupata a disegnare contorni di nuova epica addosso ad un fiorente ordinario appena svanito, mentre il cuore, più irrequieto e irrazionale, non accetta che un presente ancora fragrante, possa aggiungersi semplicemente nel memoriale, come un'urna in un loculo.
Da oggi c'è una terza memoria, quella che ti azzanna e non vorrebbe saperne di diventarla, ti ronza intensa attorno, destinata a non invecchiare, subentrare ad ogni istante, insinuarsi tra i sorrisi, tra il percorso distratto di un orologio che non scandisce più programmi, ma solo tempo perso, ancor prima che le lancette disegnino sentieri.
“Accade sovente che appena sveglio,
lo spettacolo di un sogno - anche dettagliato - mi possieda lucidamente.
Ma il tempo di rendermene conto ed ecco che l’immagine
inizia a liquefarsi,
in perentoria, rapida, irrefrenabile dissolvenza.
Cerco di mettere toppe alla perdita, come ad una crepa
idraulica,
puntello figurazioni, inchiodo sequenze,
ma è sabbia tra le dita, rivoli sbriciolati a diradarsi.
Resto in un attimo svuotato, azzerato, disidratato.
Lavagna intonsa.
Solo vuoto dove tento un vano riposizionamento di vacui tasselli.
Il sogno non è già più,
e forse ho anche solo sognato di sognarlo.”
Avevo già scritto di queste minime disavventure ricorrenti.. ma un amico, proprio parlandone ieri, e sorridendo all’idea, ha formulato la possibilità che esista un posto dove vengano raccolti i pensieri che si diradano, un Ufficio Sogni Smarriti che si mantengono integri proprio perché nessuno cerca di carpirne senso e forma.
Trovano riparo e quiete, e neanche il gestore se ne potrà appropriare, a meno che non li rispedisca dal sogno alla veglia di qualcuno che riesca ad averne più cura, a non perderne l’essenza mischiata ai rumori del disaddormentamento, agli umori della luce che filtra, e che dedichi loro attenzione, ascolto, li accomodi in un lato di pensiero riservato, certo meno cieco e buio di uno scaffale di Sogni Smarriti.
Senza smolecolarli tranciandone la poesia in un risveglio brusco, perché quei puntelli che crediamo di inserire, in realtà, sono rifiuti alla vita alternativa offerta, un negarsi all’immaginazione che vorrebbe prendere parte alla nostra esistenza, mentre viene liquidata senza appello, senza offrirle neanche una possibilità, se non quella sentenza aridamente drastica, del sogno sognato.
Di questo periodo sto sognando poco, probabilmente perché sono ricolmo di sogni ad occhi aperti che rigonfiano la veglia, dormo infatti il minimo sindacale e offro poco fianco ad un’attività notturna particolarmente remuneratrice, in materia di sogni, come se non dovessi - tantomeno volessi - alimentare nessun Deposito dei Sogni, ma tenermi tutto palpabilmente accanto.
"Tenerti per mano sempre nuova sensazione
come un plaid a rilasciare tepore.
Tutela mente e cuore.
Sono ombra a ridisegnarti,
appuntamento preciso,
capello ricomposto,
riflesso nello specchio.
Custodisci segreti, lacrime, angosce,
e io disegno futuri a forma di te,
sui tuoi passi, le esitazioni,
su quel guardarmi, cercarmi,
e poi trovarmi sempre.
Il resto è attesa che logora,
e la risposta tenerti per mano"
Lo scrivevo una vita fa, lo sottoscrivo ora,
mentre ti avverto in ogni spazio vuoto,
in ogni rumore pacato,
ogni eco che risuona lieve.
addirittura i tasti del pc pigiati con cautela.
Non potrò più raccontartelo, ma so che tu lo vedi ora,
mentre accade, qui accanto;
forse crucciata perché non vuoi che pianga.
E allora respiri piano,
senza più affanno,
e io lo so.
Chissà se obliterano anche nell'aldilà.
Ciao Lù.
Mi ricorda Benedetto XVI quando si espresse contro le bombe. A grappolo.
La fine ci coglierà così cinici e ridicoli che non ce ne accorgeremo.
Spesso siamo convinti di agire
su una linea comune
con l'universo circostante,
parametri in grado di essere compresi da tutti
esattamente come li descriviamo.
Invece infrangiamo vetri;
inconsapevoli, procuriamo spesso ferite
convinti di elargire carezze.
Accade che quel mondo non coincida col nostro.
Ci osservi da altre vette, lontananze diverse,
storie differenti,
e curi altri universi, sensibilità distinte,
che sfuggono ad errate,
probabilmente approssimative,
indagini.
E noi che si va a tentativi,
finiamo col chiederci:
ma se siamo (siete) così sensibili, perché non una pagina word,
o meglio ancora un anonimo bloc notes,
anziché un blog?
Perché non dialogare con se stessi,
anziché credere di poter frequentare il mondo
senza danneggiarlo e,
decisamente più importante,
senza esserne danneggiati?
"Daniele Verzetti era un blogger come noi che è venuto a mancare nel
gennaio del 2025. A un anno dalla sua morte lo vogliamo ricordare con un
pensiero, un suo verso, un'immagine. L'abbiamo conosciuto in tanti, con
lui abbiamo dialogato amabilmente, a volte discusso polemicamente, ma
sempre in modo civile. Daniele aveva delle idee forti e le esprimeva in
modo libero nella sua Agorà, con poesie, scritte o video, impegno civile
e collaborazioni con altri blogger. Per questo ha lasciato dietro di se
un ricordo bello nella blogosfera. Per questo vogliamo ricordarlo.
Unisciti a noi il 15 gennaio"
Mi unisco volentieri - anche se velato di profonda malinconia - al ricordo di Daniele, scomparso improvvisamente ad inizio 2025.
Era una persona con la quale intrattenevo dialogo, mail, contraddittori, foto e scambi di opinione a prescindere dalla convenzionale e consueta via che unisce una rete di bloggers.
E c'eravamo sfiorati, a Genova, per un incontro di persona poi sfumato.
Con Daniele esisteva empatia, stima, rispetto, che superavano serenamente tante divergenze sulle più svariate opinioni, dalla politica fino al calcio.
Ci univano soprattutto la poesia, la complicità, la franchezza, e mi piaceva quel suo fervore su piccole e grandi questioni, ma sempre con una passione ed un coinvolgimento fuori dal comune che trovavo encomiabili.
Ci lascia un ricordo che rimarrà nel tempo.
Un blogger "scomodo", come ti ha definito con efficacia il comune amico Diego. Scomodo e necessario.
Ciao Daniele.
"Una malinconica giornata di sole
Non è un lasciapassare verso nuove speranze
Ma solo quello che vediamo
Una malinconica giornata di sole
Una carezza pietosa e compassionevole
Pronta a sussurrarti all'orecchio:
"Hai fatto il possibile
Di più non potevi ottenere"
Sembra esista davvero una figura simile, ingaggiata
anche dai tribunali, per smaltire le tonnellate di cause civili che intasano la
Giustizia.
Il mediatore, appunto:
media, negozia, tratta, risolve, definisce.
Riconosciuto dall’Associazione nazionale mediatori professionisti (ANMP - esiste davvero! -).
Un personaggio super partes che scova il cavillo,
l’intoppo o il nodo; e li
scioglie.
Uno che vede oltre la rabbia cieca dei contendenti,
un risolutore sempre con l’esatta
chiave in mano,
mente lucida in classico caos,
pacato decisionista, accorto restauratore,
dalla visone limpida attraverso le nebbie più adirate,
affianca i magistrati e
concilia migliaia di controversie.
La sera poi a casa lo accolgono i teneri pargoli: “Papà! Lucia mi ha rubato Jeeg Robot”
“Non è vero, è volato dalla terrazza da solo!”
“Digli qualcosa tu papino, altrimenti gli strappo tutte le pagine del diario!!”
e la dolce consorte:
“Ti sei ricordato di comprare il pesce? Stasera pane e acqua, giuro! Dimentichi
sempre tutto..
non è un ristorante questo, e neanche un albergo.. ah fai scena muta adesso!?”
Per questo gran parte dei mediatori spesso non hanno
orario, e sono reperibili per qualsiasi lavoro urgente,
- anche molto lontano da casa - h24.
LA FORMA DELLO SPAZIO (da le Cosmicomiche di Italo Calvino)
Cadere nel vuoto come cadevo io, nessuno di voi sa cosa vuol dire, per voi cadere è sbattersi giù magari dal ventesimo piano d'un grattacielo, o da un aeroplano che si guasta in volo: precipitare a testa sotto, annaspare un po' nell'aria, ed ecco che la terra è subito lì, e ci si piglia una gran botta.
Io vi parlo invece di quando non c'era sotto nessuna terra né nient'altro di solido, neppure un corpo celeste in lontananza capace d'attirarti nella sua orbita. Si cadeva così, indefinitamente, per un tempo indefinito. Andavo giù nel vuoto fino all'estremo limite in fondo al quale è pensabile che si possa andar giù, e una volta lì vedevo che quell'estremo limite doveva essere molto ma molto più sotto, lontanissimo, e continuavo a cadere per raggiungerlo. Non essendoci punti di riferimento, non avevo idea se la mia caduta fosse precipitosa o lenta. Ripensandoci, non c'erano prove nemmeno che stessi veramente cadendo: magari ero sempre rimasto immobile nello stesso posto, o mi muovevo in senso ascendente; dato che non c'era né un sopra né un sotto queste erano solo questioni nominali e tanto valeva continuare a pensare che cadessi, come veniva naturale di pensare.
Ovvio che attribuire lo scenario narrato da Calvino come ad un "dove abita Dio", sia solo una mia personale ipotesi.
Ma sembra habitat naturale; dove nulla è definito, dove qualsiasi orizzonte, scenario, ipotesi, riferimento è impalpabile, inconsistente, invisibile.
Inimmaginabile.
Dove facciamo - dobbiamo e dovremmo fare - fatica a raccapezzarci, e senza cavarne comunque un ragno dal buco (o dal nido, rimanendo in tema calvinano..).
Dove l'autore descrive da maestro quel "nulla" che la fa da padrone, da "dio".
E così dovrebbe essere in circostanze simili, dove una "minima" parte di creato riesce davvero a metterci in difficoltà ("non c'erano prove"), lasciarci basiti.
Mentre nel convenzionale comune il Creatore in persona sembra proprio che no, non ci imbarazzi affatto.
E questo sì, è davvero imbarazzante..
![]() |
| Cartolina concorso Scripta Ludus |
Dal concorso Scripta Ludus della mitica Luz del blog Io, la letteratura, e Chaplin,
ecco il mio incipit vincitore, pari merito con Marina Guarneri, direttamente ispirato dall'illustrazione qui sopra.
Invitiamo ogni blogger di ogni ordine e grado a prendere nota dell'evento e delle successive edizioni, cui faremo comunque discreta pubblicità.. non troppa però altrimenti le probabilità di vincere mi si andrebbero assottigliando.. ihih..
"Il fuoco nel camino crepitava, ed era probabilmente l’unica
fonte di calore a non tradire, a differenza di tutto il resto.
In silenzio padre e figlio cercavano di creare atmosfera dal nulla ma i
pensieri viaggiavano altrove, e in direzioni differenti.
“No Giorgio, la mamma credo proprio che non lo vedrà l’albero, comunque un
bella stella luminosa la mettiamo; che si scorga a distanza, e la Befana magari
riempirà anche la sua calza appesa”.
Il papà parlava lentamente, come sospeso tra la speranza da trasmettere a
Giorgio e quel sostenere un’ostinata lotta all’evidenza.
E chissà, pensava, in
qualche angolo della sua coscienza il Natale riuscirà a smuovere qualcosa di
buono, sempre che riesca a trovarlo.
“Ci lascerà soli anche stavolta? Forse siamo stati noi quelli incapaci di
comprendere e non abbiamo fatto mai abbastanza, o piuttosto io non ho fatto
nulla, affinché l’irreparabile non accadesse.. certo è stata dura cavarcela,
senza che tua madre si facesse viva una sola volta, specie questo ultimo anno,
anche se alla fine manca, e so che manca tanto a te.”
Giorgio, assorto, continuava a tendere luminarie al padre, tra i luccichii
della camera che tante volte li aveva visti giocare e sorridere come una
famiglia serena, ricordava i sorrisi della mamma, si chiedeva di continuo cosa
potesse aver fatto di così brutto per meritarsi quell’abbandono, senza di lei era
davvero dura, anche se papà si prodigava i tutti i modi e cercava di farlo
sentire meno a disagio possibile, ma le feste, nonostante luci e addobbi,
nascondevano solo malinconia.
Uno scampanellio lo ridestò improvvisamente..
“Suonano alla porta!! Vado a vedere.. magari è lei!..”
Giorgio era raggiante mentre correva quasi alla porta, il papà un po’ meno,
temeva la polizia, piuttosto, che mai aveva creduto a quell’allontanamento
volontario e lo stava torchiando da tempo, quel papà amorevolmente afflitto e,
all’apparenza, inoffensivo.."
Con l'occasione i migliori Auguri di Buone Feste all'intero universo blogger!!
Storie a vento,
albe che rotolano veloci a soffocare l’orizzonte,
i pensieri delicati e confusi, insieme.
Un dispiegarsi di giorno
da occupare come meglio si crede.
Ma lo abbiamo davvero
un meglio da dedicare?
Mentre scrivo però, anzi,
mentre rileggo,
mi accorgo che me lo dedico,
il meglio.
"Mi stai leggendo nei racconti di Pessoa, ma non sono
quello autentico, neanche tra le sue righe
- per altri versi, illuminanti -.
Lui immagina, come stai facendo tu ora.
Ma come siete lontani dalla realtà,
tutti!
Come potrebbe farvi impazzire all’istante quella concretezza che con tanta fantasia,
da millenni, cercate di tradurre nelle vostre testoline, e trascrivere sulle
vostre paginette.
Potrei ammettere di esistere, di aver compiti e origini differenti da
quelli conferitimi, in linea di massima, da chiunque si appresti a citarmi e
collocarmi.
Potrei venirvi incontro, palesarmi in maniera del tutto discordante da quella
che molteplici fantasie tendono ad escogitare.
Ma nasco con voi, e mi estinguo con voi, ogni volta.
Appartengo, unicamente, a chi mi considera, disegna, concepisce e descrive.
Non posso somigliare a nessun altro che al mio artefice.
Non posso contribuire che ai suoi esclusivi sogni,
desideri, visioni e timori.
Quindi leggetemi pacatamente attraverso i filtri di chi scrive
e decide di concedere confidenza.
E fidatevi solo quanto potreste fidarvi dell’autore."
C’ho pensato l’altro giorno, aggirandomi al
supermercato, nell’enorme settore dedicato a panettoni e pandori.
Guardavo distrattamente l’infinità varietà dell’offerta fino a fare caso al
minuscolo dettaglio che sembrava sfuggire e solleticarmi contemporaneamente.
Non c'erano panettoni classici.
Non vedevo un solo
panettone classico.
Insomma, quello che nasce esclusivamente con canditi e uvetta.
Ho pensato dapprima ad una svista,
poi ho cominciato
a leggere attentamente.
La cosa meno rivoluzionaria era la variante senza
canditi e/o uvetta. Poi si passa al panettone alle pere, al cioccolato, al
caffè, alle ciliegie, al limoncello, al prosecco;
ripieni, a strati, in
svariate forme geometriche;
e panettoni in tutte le possibili modalità offerte
dalla farcitologia mondiale ma non uno - ripeto - con quei due minimi ingredienti che lo hanno
tenuto a battesimo.
Mi chiedo allora, perché non vi comprate un pandoro?