lunedì 19 febbraio 2018

PERCHE' NON VOTERO'



Basterebbe specificare che sarò in vacanza.

Ferie programmate quando ancora la legge elettorale era in altissimo mare…
e quindi assolutamente in buona fede…

Ma ammetto anche che, a tutt’oggi, sono assolutamente felice dal potermi sottrarre a quello che si suol definire, notoriamente, come un obbligo.. etico.

Tempo fa Michele Serra, discutendo dell’opzione voto / non voto, giustificava il suo si, al voto, facendo appello soprattutto ad una motivazione base:

Se io non voto, saranno altri a decidere per me”

Nel senso che alle sorti del Paese non avrò contribuito con una mia precisa scelta.
Ma in quest’ottica, sarà solo chi ha votato la forza politica che risulterà vincente, ad aver realmente deciso.

E nel caso specifico, dove nessuno raggiungerà la soglia del 40% prevista dalla Legge Elettorale, a quali alleanze post voto potremmo dover assistere (oltre all’ennesimo Gentiloni d’ufficio)?

A quali giochi inediti, inauditi
e neanche ipotizzati mai fino al 4 marzo sera,
dovremo sottostare?

Si parla sempre con maggior insistenza di possibili patti PD - Forza Italia oppure Lega - M5S… e gli interessati non smentiscono con la necessaria fermezza la reale possibilità di questi “incroci magici”, spesso ibridi da paura… ecco, in questo caso, il nostro voto “etico”, la nostra volontà pre elettorale di scelta cosciente, non sarà forse calpestata in malo modo?

Ed a quale risposta etica risponderebbe, poi, il famoso “voto per il meno peggio”, al quale si appellano in tanti, tantissimi, proprio per tacitare una manifesta ripugnanza al sistema.
Quale risposta morale solletica - vorrei sapere - il votare “tappandosi il naso”?

Al contrario, un capo di governo, che dovesse trovarsi di fronte ad una ribellione di rilievo, vale a dire un’astensione dalle notevoli proporzioni - a prescindere dalle singole motivazioni del non voto - non sarebbe costretto a richiedere una revisione sistema elettorale e politico, prendendo atto e coscienza del malcontento popolare?

NON RECARSI ALLE URNE 
diventa quindi una scelta cosciente e legittima.

Un reale ed efficace “togliere” il potere

a persone e forze politiche che ne fanno un utilizzo improprio

Una presa di posizione, 
e non una “non scelta” come si accorano nel definirla, guarda caso all'unanimità, 
tutti i rappresentanti di partitoni e partitini.

Una “non scelta” che, purtroppo (per ora),
è destinata a rimanere ancora arma spuntata,
ma che di fronte al panorama di ingovernabilità che si prepara dal 5 marzo…

inizierà - voglio sperare - a godere di nuova e diversa considerazione.






domenica 18 febbraio 2018

LA FORMA DELL'ACQUA THE SHAPE OF WATER




Una fiaba delicata, in forma liquida, immersa di sogno acquatico, a metà tra un film sincronizzato e un inabissamento in apnea.

Una strizzatina d'occhio a tutto il diverso possibile, dall'handicap al gay, dal mostro al razzista ipocrita, dal politico carogna al militare idiota, oltre a richiami sparsi a mezzo mondo cinematografico con spazio anche per l'unico inserto, a mio avviso completamente fuori registro, di balletto lalalandesco assolutamente affrancabile nell'economia già ricca di occasioni di riflessione e spunti comunque originali.

Ottimi tutti gli interpreti a cominciare dal sadicamente schizzato “uomo che risolve” Michael Shannon, alla tenerissima Sally Hawkins che comunica splendidamente con il linguaggio dei segni, ai comprimari Richard Jenkins (il vicino di casa gay) e Octavia Spencer (la collega di pulizie nera), per non parlare ovviamente del mostro anfibio, semidio proveniente dall'Amazzonia, amante di uova e gatti, dall'occhietto gentile e scattoso, il pistolino a scomparsa e le pose tra lo spiderman e il felino soffiante.

Una pellicola che scorre via elegante nella sua fragilità di fondo, specialmente se si azzecca l'approccio e l'esatta sospensione dell'incredulità.

Una storia d'amore tanto improbabile quanto coinvolgente, per la quale è impossibile non fare il tifo, visto anche l'altissimo tasso di caproneria degli “antagonisti” (con l'eccezione della spia sovietica, animata da ben altri valori che quelli politico/militari), una parentesi di cinema che intriga e trascina, con parentesi di alto effetto cinematografico, come l'esordio sommerso o l'amplesso metaforico tra due gocce d'acqua, ampio preludio a tutto ciò che sarà.



mercoledì 14 febbraio 2018

FENOMENO MONTALBANO (IL RITORNO)





Non faccio fatica ad identificare nei milioni di gaudenti spettatori montalbanesi, una gran parte degli spettatori sanremesi.

Un po’ perché il giallo camilleriano sta al thriller esattamente come le canzonette sanremesi stanno alla musica, un po’ perché la membrana cerebrale dello spettatore medio non deve essere sollecitata più di tanto.

Nello specifico caso del valoroso commissario di Vigata, deve essere sottoposta a due ore e venti di commediola travestita da giallo intrisa principalmente di personaggini folcloristici, padellate in testa, avvocati che girano senza mutande, immaginazioni voyeristiche del nostro Montalbano, gente che sviene al rallentatore, rapimenti senza senso, l’immancabile Catarella…

tutto scende di livello, irrimediabilmente…



domenica 11 febbraio 2018

ECCO SANREMO. TANTO PER RIMARCARE.




...direi pochissime parole a riguardo...

- la canzone che vince copiata di sanissima pianta (pure il testo!!)

- gli ospiti che rimarcano la differenza tra chi gareggia e.. la Musica vera

- la Hunziker che rimarca la sua appartenenza a Striscia la Notizia

- Baglioni che rimarca la sua inadeguatezza

- Favino che rimarca che sa fare le smorfie.

venerdì 9 febbraio 2018

PER TORNARE BAMBINI...


.. a volte basta tremendamente poco, ed una delle volte in cui mi accade (e dove ovviamente mia moglie non può assolutamente lasciarmi solo…), è quando facciamo raccolta dei buoni pasto e ci infiliamo in uno dei (non più) tanti supermercati dove vengono accettati al 100%,  e per acquistare qualsiasi cosa.


Ecco, questa apparente convinzione per cui la spesa sarebbe “aggratis”, mi trasforma in un essere decerebrato, uno che non ha mai visto nulla di esposto e soprattutto che non ha la più pallida idea di cosa sia indispensabile e cosa superfluo.

Mi ritrovo catatonico tra gli scaffali come un bimbo tra giocattoli e cioccolate, in preda ad arraffamento compulsivo di cose, robe e svariati articoli per i quali mai e poi mai avrei speso una lira neanche sotto tortura, e nonostante la saggia consorte mi marchi a vista, e tenti  di non farmi riempire il carrello delle stranezze più inutili e degli alimenti più improbabili, non riesce mai 
- mentre svuotiamo il carrello alla cassa - 
a non stupirsi di come sia riuscito a inserire tra carta igienica e latte scremato, del sushi di balena, della maionese di quinoa o del filetto di cammello in barrique.




lunedì 5 febbraio 2018

HO SCRITTO CINQUECENTO POST!!!



... ma siamo matti?!

cinquecento post tra poesie e prose, viaggi e ritorni, prese in giro, racconti, recensioni, visite, analisi sociali, 
trend, mostre, denunce, 
sport, teatro e sottocultura, amori e abbandoni,
barlumi di autobiografia, burocrazia e politichese, 
bellezze e brutture, 
cucina e fotografie, risate sguaiate, magie e tristezze, 
città e paesi, acque e montagne, 
gente da irridere e gente da esaltare, soldi e miseria, 
isole da sogno, 
robe inventate e un casino di altri pensieri da mettere in ordine..

Un pentolone compagno di vita e di riflessione... 
e grazie soprattutto alle vostre sollecitazioni... ;)

...e con questo, giro di boa per i ...1000!!

sabato 3 febbraio 2018

DUE FILM CHE POTEVANO RENDERE MEGLIO


THE POST

Perché non rimarrà nella storia come Tutti gli uomini del Presidente? Forse per l'eccessiva lentezza, per la poco spettacolarità, per le non così eccelse performances di Hanks e Streep, e tutto questo nonostante le rivelazioni di The post siano, almeno a mio avviso, infinitamente più devastanti di quelle del Watergate.

Il doppiaggio italiano stavolta credo non renda ampia giustizia, specialmente a Meryl Streep. La storica Maria Pia Tempestini la dipinge alquanto lagnosetta, e anche Tom Hanks appare fumettistico e dedito al ghigno perenne.
La regia di Spielberg risulta eccessivamente pacata, da compitino sufficiente, con una prima parte addirittura propedeutica al sonnecchiamento, senza alcuno strappo alla spettacolarità, o alla zampata d'autore.
Un'ode alla libertà di stampa che viaggia senza strappi verso il classico finale.
Vero che la vicenda tocca Nixon giusto di striscio, ma è lecito pensare che senza l'immediato successivo Watergate, al Washington Post una sonora lezione, economica e politica, non sarebbe stata risparmiata, nonostante il celebrato
la stampa deve servire i governati, non i governanti”.

Il Vietnam resta una ferita tuttora aperta, una macchia indelebile, la prova di come la cocciutaggine statunitense abbia preferito ordire nell'ombra piuttosto che dare ascolto al Paese.
Ma la Stampa, quella con la S maiuscola, quella che ormai non vive più di ideali, era davvero un quarto potere allora. Poteva sovvertire il pensiero, ribaltare un'idea. Sogno campagne simili oggi, qualcuno che scoperchi il vaso di Ustica, che ci difenda dalle trame occulte, che denunci a spada tratta.

Ma sono decisamente altri tempi.
Magari è ora che il Cinema si accolli queste responsabilità.

Prima che venga imbavagliato anche lui.



L'ORA PIU' BUIA

Non posso nascondere che, alla luce della precedente visione del nolaniano Dunkirk, le vicende che vedono Churchill protagonista, rendono meno giustizia all’enfasi ed all’imponenza degli eventi.
Quest’ora buia si avviluppa tutta attorno alla personalità debordante di Sir Winston Churchill, inviso ai reali e al Governo, ma capace di far leva sull’amor proprio e sul, neanche troppo nascosto, aiuto del Nuovo Continente.

La regia ce lo introduce scenograficamente, col suo perenne sigaro a far luce sul volto trasformato di un magnifico Gary Oldman, costretto ad ore di trucco ad ogni inizio ripresa.
Magari ne esce fuori un ritratto troppo gigionistico, teso a suscitare simpatia e feeling, come nell'assolutamente inventata scena che lo vede protagonista nella metro londinese, a disquisire amabilmente con la popolazione comune, ma tutto va bene per marcare il carattere deciso e cocciuto di Churchill, la sua determinata scelta di contrastare il pericolo nazista incombente, i suoi giorni di potere decisionale scanditi tra telegrammi dettati alla fedele segretaria ed a riunioni di gabinetto militare negli infiniti cunicoli blindati dove si discutevano le sorti di una guerra incerta, e di un epilogo ancor più oscuro.

Una guerra tutta da interni. Di fumo di sigaro, di ripicche parlamentari, di alleanze e tradimenti, di urla stridule; una guerra appesa all'epica della parola.
Combatteremo sulle spiagge, sui campi, nelle strade e sulle colline”
Certo poi toccherà ad altri rimetterci la pelle.
Ma ha sempre “funzionato” così.