Criminal è il thriller nudo.
Una stanza. Un tizio da interrogare. Un team che cerca di capire.
Uno specchio unidirezionale che separa da un'altra stanza,
dove il resto del team osserva da fuori
tentando di carpire, a freddo, qualcosa che,
a caldo, faccia a faccia col diretto interessato, può sfuggire.
Come un mettere a fuoco da lontano, quello che da vicino può abbagliare o distrarre.
Il team si alterna negli interrogatori, o nei colloqui.
Il protagonista sotto i riflettori è diverso ad ogni episodio.
E gli unici spazi scenici sono le due stanze, il corridoio che le unisce,
ed un ingresso comune, fronte ascensore,
con i distributori automatici di bevande calde e fredde.
Claustrofobico, ridotto all'osso, dove dinamiche di interrogatorio,
rapporti all'interno del team e psicologia del soggetto da decifrare,
si accavallano nel giro di appena una quarantina di minuti.
E noi si resta incastrati in quegli spazi minimi.
Si resta intrappolati in quelle evoluzioni, quegli scarti di telecamera,
silenzi, respiri, sguardi.
Grandissime prove attoriali, molta tensione.
Spesso sorprendenti gli epiloghi.