sabato 22 dicembre 2018

LA LOCANDA DEI GIRASOLI ROMA




“Un locale prezioso”. Cito una definizione che non fatico a fare mia, a proposito di questa Locanda, che integra ragazzi down in un percorso lavorativo e sociale di immensa utilità.

E non solo per loro.

L’approccio col diverso, con una visione di vita che tende a sorprenderci e a meravigliarci non fa altro che acuire la nostra sensibilità, l’ascolto, l’apertura mentale; e contemporaneamente mettere da parte - anche se per brevi istanti - le nostre problematiche, i nostri assilli globali, le nostre ansie universali.

Questi ragazzi hanno una particolarità pazzesca: sono trasparenti, non hanno maschere, ipocrisie, pensieri contorti, fini diversi. Sono famiglia, autentica, tra di loro e con gli altri. Non hanno altro che una faccia a forma di cuore e libro aperto.

Sono loro.

Emanuele

Ti si affidano come cuccioli che non conoscono il doppio gioco, l’inganno il tradimento.

E noi rimaniamo così, con i nostri sorrisi stampati, di fronte ai loro naturali, perché abbiamo bisogno di fidarci, di capire, di entrare in “empatia”, quell'empatia che questi ragazzi ti sbandierano serenamente attraverso i loro visi, le confidenze immediate, le loro vite ed il loro viverci dentro.

Eppoi vedo anche questi altri ragazzi, “normali”, sbattersi per coadiuvare questa ondata di entusiasmo e di disordinata buona volontà: sono i gestori del ristorante, che oltre a cucinare, servire, tenere le fila di un'ordinaria gestione, fanno partecipi i loro ospiti di un'attività che abbisogna di cura e dedizione.

Parlo un po' con tutti, ma di più con Emanuele, down dall'esperienza ormai importante alla Locanda, lui gioca e accoglie tutti, descrive, invita, esterna; è una vita felice la sua anche se noi non siamo - ancora - capaci di leggerla senza un'ombra di malinconia.
E questi incontri devono servire ad imparare, ad apprendere, a fare tesoro.


Poi c'è Francesco, un ragazzo autistico che mi ubriaca della sua vita neanche fossi il suo amico più intimo. Ed è questo bellissimo: non c'è calcolo nel suo aprirsi, nessun dubbio che io non lo ascolti, nessuna preoccupazione che lo giudichi, che tragga conclusioni. C'è solo pura spontaneità, quella che noi “normali” abbiamo perso da una vita, calpestata da false aspettative e ristrettezze mentali.

Ecco, questi ragazzi, sono paradossalmente più aperti di noi, non coltivano paure e pregiudizi, si fidano del mondo, ed il mondo è loro.

Ma questo mondo è una vasca di squali. E dei pesciolini colorati come i nostri amici rischiano grosso ad ogni passo.

Francesco
Per questo c'è bisogno di sostenerne crescita ed indipendenza.

E la Locanda dei Girasoli è un luogo magico dove amore, competenza, voglia di sostenere, si incontrano offrendo un'occasione a chi ne ha inconsapevolmente bisogno.

E l'occasione di comprendere altri mondi anche a noi, che crediamo di saperla lunga.


20 commenti:

  1. Io ho superato l'impaccio quando ho visto una madre con un ragazzo down.
    E vero che solo l'Amore potrà salvare il mondo.

    RispondiElimina
  2. E' un locale che frequenterei volentieri.
    Ed il viso aperto e sorridente di Emanuele fa sentire subito bene. Questo è il potere immenso di un bel sorriso.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Incredibile come ti mettano a tuo agio, perché lo sono innanzitutto loro... ;)

      Elimina
  3. Io voglio fare i miei auguri a questi ragazzi e al gestore.
    Ho letto il tuo bellissimo post, poi ho letto le "famigerate" recensioni di Tripadvisor e ho visto giudizi bellissimi e altri non lusinghieri, infarcite peraltro anche di considerazioni superflue (quella sul fatto che i ragazzi cessino il loro lavoro alle 22 e da quell'ora di servizio c'è solo il resto del personale, polemica pretestuosa perché se il contratto di questi ragazzi cessa alle 22, ci saranno ragioni...).
    Bello però pensare ai loro sorrisi veri e ai nostri "stampati", perché tante volte siamo costretti ad assumere questa posa..

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Chi arriva a contatto con loro, fatica sempre un pochino a sciogliersi.. un problema che loro assolutamente non conoscono...

      Elimina
  4. Avevo già conosciuto una realtà del genere grazie alla trasmissione "Cucine da incubo" di Antonino Cannavacciuolo. In quel caso, si trattava del ristorante "Ca' Moro", a Livorno.
    A questi ragazzi, invece, faccio i miei auguri di Natale e dico di non arrendersi, poiché Google mi svela che, spesse volte, hanno avuto problemi finanziari nel corso degli anni, giungendo ad un passo dalla chiusura.
    Forza allora! E voi che abitate in zona, andate a trovarli!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Facciamo il possibile... e non si mangia neanche male!

      Elimina
  5. Facciamo un grande augurio di successo a questi ragazzi.
    Grazie per averne parlato.

    RispondiElimina
  6. Apprezzo e condivido le tue parole

    RispondiElimina
  7. Grazie mille del tuo racconto. Io sono lontana ma chi può vada e li sostenga

    RispondiElimina
  8. Sono realtà che stanno nascendo un po' ovunque in Italia. Grazie per averne parlato e speriamo che questo tipo di strutture possano aumentare ogni giorno di più.

    RispondiElimina
  9. E come possiamo sostenerla sul pratico...?

    RispondiElimina
  10. Esperienza incredibile come sonno incredibili i protagonisti. Sono così limpidi che ci fanno veire il dubbi di essere noi quelli con problemi. :)

    RispondiElimina
  11. È una bellissima esperienza di vera inclusione. Conosco altre realtà analoghe e in tutte su respira aria pulita. Questi sono bambini, ragazzi, davvero speciali, siamo noi che non capiamo la bellezza che emanano. Fortunatamente la scuola è un altro luogo di vera integrazione e inclusione. Grazie, Franco, per questo post che ci dimostra la tua umanità e sensibilità. Buona serata e buon Natale.
    sinforosa

    RispondiElimina
  12. è vero, l'incontro è un'esperienza che serve più a noi che a loro, a noi che ancora siamo a disagio a contatto col dis-abile.
    ottima la tua segnalazione, condivise le tue parole.
    massimolegnani

    RispondiElimina
  13. Ciao quando ho visto il post la prima cosa che ho notato è stata la pizza, bella! Ho pensato.
    Poi ho visto il ragazzo, ho notato che e down e ho pensato che bravo ,l’avra’ fatta lui , bella la pizza!
    Poi ho letto il post.
    Credo che l’atteggiamento più giusto sia questo valutare il prodotto finale poi magari l’artefice.
    Ma non perché diversamente abile o “normale”...senza pregiudizio tanto se si mangia bene ci si torna!
    Per me è un po’ fuori mano , spero ci siano altre realtà così anche dalle mie parti , cercherò e le proverò ma senza guardare su Trip advisor , non me ne può fregare meno di un giudizio il più delle volte poco sincero.
    Preferisco il chiacchiericcio o passaparola che almeno dal tono di chi ti parla può capire se gli apprezzamenti come le critiche son finti o meno.
    Certo non basta mangiare na pizza e far quattro chiacchiere con sti ragazzi e poi salutarli per sentirsi in pace , bisogna ricordarsi che la disabilità è troppo spesso dimenticata da chi non la vive in prima persona e che sicuramente questa del ristorante è una strada ma c’è ancora tanto da fare ..che dobbiamo fare per loro , per noi.

    RispondiElimina
  14. Un post commovente. Ho una piccola esperienza fatta nei luoghi che ospitano questi ragazzi. Ciò che mi ha sempre colpita è la loro innata "trasparenza"
    AUGURI di Buone Feste a loro e a te.
    Cristiana

    RispondiElimina
  15. Apre il cuore una realtà e attività umana così. Conosco due ragazzi simili, e sono proprio così. Non hanno maschere, spontanei e sinceri nella maniera più assoluta.

    RispondiElimina

Sottolineature