mercoledì 12 marzo 2014

VENTIQUATTRO FOTOGRAMMI AL SECONDO



Il cartone animato perfetto è realizzato
con ventiquattro fotogrammi al secondo.

Quella perfezione che ti fa esclamare:
Accidenti, sembrano proprio veri!!”

Ma chi l’ha detto che dobbiamo andare
a 24 fotogrammi al secondo per sembrare veri?



Quando mi fermo a respirare il mio amore che dorme
smuovo assai meno fotogrammi.

Sentendomi, tuttavia, più vero del vero,
più perfetto di quei perfettissimi micro scatti
che servono a farmi sembrare più vivo del vivo.

I quali, fondendosi vorticosi in un solo secondo,
fanno diventare un cartone,
animato.



Stasera ci gustiamo il tramonto,
in tenerissima quiete,
molto cartoni e pochissimo animati.

Si e no, tre fotogrammi.





sabato 8 marzo 2014

NOTTE



Apro gli occhi di soprassalto, come ogni mattina, la sveglia stiletta schegge di suono su e giù per il sistema nervoso interrompendo sogni, incubi o, più semplicemente, un sonno profondissimo.
Faccio fatica anche a capire chi e dove sono, e cosa diavolo sia questo indistinto trillo malefico.
Con una mano che rimane comunque addormentata, come in avanzata fase di secessione dal resto del corpo, ammortizzo la sveglia in qualche modo, planandoci sopra un colpo a casaccio coordinato più dall'istinto che da altro.
Ma non è la sveglia.. non può essere del resto, è sabato!!! 
Porca miseria è sabato!! Avrei potuto dormire... è il telefono.. 
oddio il telefono all’alba di sabato!! chi può essere?!! 
Cos’è successo?!?
Mi alzo di getto e vago a tentoni tra spigoli che tendono agguati. Alzo la cornetta. 
E' papà con la voce grave, quasi strozzata: 
“Hai sentito che succede?”

Che succede? ..che è successo!! Buio?!?.. ma che dici?

Guardo fuori ed è..   proprio buio..


Ma come?! Sono le nove?! E’ impazzito tutto?!

Riguardo anche l'orologio della sala..

No... l'ora è giusta.

Mi affaccio alla finestra che trasuda umidità ed il buio mi avvolge ovattato e denso, come una sferzata di freddo oscuro.

Nessun chiarore all'orizzonte.
Solo buio.
Ok, ok.. è un sogno.. ora vado in bagno e mi sbatto un po’ d’acqua fredda in faccia.

Buio.

Sono le nove e mezza.
Accendo la tivu, Rai news 24 è in subbuglio.

E mi si gela il sangue.

Sembra ridicolo a leggerlo cosi in sovrimpressione, ma il cuore mi sale in gola: alle 3,07 di stanotte, 1 marzo 2014
la rotazione terrestre si è bloccata.


E' buio perché lo sarà chissà per quanto.

Al suono del telefono si è svegliata anche mia moglie, più assonnata della notte che incombe fuori: ma cos'è successo? 
Che ore sono, è ancora buio...

Si è buio ma non perché sia ancora presto amore, sembra ci sia qualche problema... con l'asse terrestre.

E se rimarrà buio... prima o poi gelerà tutto e dall'altra parte del globo surriscalderanno lentamente.
Ora non t'agitare, sentiamo cosa dicono in tv, magari è una cosa temporanea, che ne so, inutile fasciarci la testa se non sappiamo neanche di che morte dobbiamo morire!

...e poi iniziano pensieri e colgo situazioni tra le più disparate che s'accavallano in ordine sparso dal faceto al terrorizzato.. senza più alba addio tramonti, moriranno tutte le piante, ma anche tutti gli animali, non crescerà più grano.. oddio! 
Anche noi moriremo di fame e sete!!.. O mio Dio... 
e niente più fiori, o sabbia che scotta, e sole a picco, niente più ombre e occhiali da sole, addio anche ai cappellini a visiera, alle creme solari, e poi basta magliette a maniche corte, sdraio sul terrazzo, e poi ancora niente più ore a raccogliere conchiglie passeggiando nel refrigerio di risacca o stelle alpine e asparagi in montagna, anzi, addio alle montagne, alle mele da un albero, 
o rimirare un filo d'erba che crepa l'asfalto rovente,
o anche cogliere un volo radente di farfalla, un bagliore di riflessi, colori, sfumature, e quello stringere gli occhi che pensavamo fastidioso quando un raggio di sole ci prendeva d'infilata? 
Addio a ogni cosa che necessita di una luce  come quella solare… naturale… vengono i brividi a pensarci ora, in questa notte infinita che già opprime, che già sento cucita addosso come una cappa, dove il respiro s'inceppa di paura, dove non trovo spazio per comete o stelle cadenti luccicose, ma solo un buio accecante..


... sarà tutto oscuro di quell'oscuro che ghiaccia l'anima, che azzera la fotosintesi clorofilliana, che stoppa i processi vitali, che ignora la pigmentazione abbronzante, e farà sempre più freddo, e ripenso agli Stati Uniti, guardati incredulo al tg proprio in questi giorni, con i loro pazzeschi cinquanta gradi sottozero, o alla Russia e i suoi gasdotti che presto non basteranno più.. e adesso saremo noi a congelare il fiato, a barricarci di termosifoni, fino ad abbrutire i sogni, fino a deprimere la speranza gettandola in fondo a quel buio come una bambola disanimata...

verso le dieci, da un telefono che rigurgita spavento da stamattina, riesce a prendere la linea mio cognato:

“Ma porcaccia della miseria!!
Ma te rendi conto che casino?
E mò co' 'sti sedici mila euro de pannelli solari
..ma che cacchio ce faccio?!?”


domenica 2 marzo 2014

VELA UBRIACA


Questa sera gronda stanchezza
dalle sue nuvole appuntite
contro l’orizzonte sfocato
e le auto di lamiera vociante
a sfiorarmi e ridermi contro
tutta loro baldanze protervia
ed io mi muovo piano,
sto a guardare tutto.

A percepire questi mille movimenti
che sfuggono la frenesia
riducendo la sera in notte macinata
luce sprizzata di sole residuo
in sfrigolio di stelle pallide
che illuminano come candele pigre
ad una festa d'addio
questa sera mi accompagna da lontano,
lingua rasente,
vela ubriaca, eco distorto,
ricordo liso con le orecchie agli angoli,
come vecchio quaderno sgualcito.

E quasi non vedo la strada,
quasi non indovino
curve sbilenche e trappole d'incroci.

Si fa tardi impercettibilmente,
se riusciamo a rallentare
tutte le funzioni vitali,
se deleghiamo un senso
alla nostra sopravvivenza.
Un sesto senso magari.




giovedì 27 febbraio 2014

ELOGIO DEL PRIMA



Il preparativo, l’attesa, il preliminare, il viaggio verso,
l’aspettativa, l’itinerario, l’allestimento.

Tutto un festival sensitivo nell'attesa di.

Riempire la valigia. Aspettare che suoni il citofono.
Imbandire la tavola. La fila al botteghino.
Prenotare il ristorante esclusivo.

Il passeggiare e non la meta.
Scartare il cd ancora sigillato.



Il tepore primaverile che annuncia estate.
La strada alberata che precede.
Le sale ancora da visitare.
Lo stretching in vista del rompere il fiato.
Gli attimi di luce prima dell’inizio di un film.
Il sogno prima del risveglio.
Il tempo da trascorrere.
Il cielo avanti l’alba.

Il silenzio che precede uno squillo.
La quiete che dilaga nell'attesa
che il pesce abbocchi, oppure no.



C’è sempre un prima ad ergersi protagonista.
Ad occupare spazio che vorresti esile.

E perché no, anche i “prima” antipatici,
come la fila alla posta, al casello dell’autostrada,
o mentre aspetti l’esito di una risonanza...

Quella fantastica idea da poter (tra)scrivere.

E già ora, il repentino - intrigante -

volgersi al prossimo post.


martedì 25 febbraio 2014

SCRIVE BORGES..



Scrive Borges, con arguto calembour filosofico:

essere immortale è cosa da poco: tutte le creature lo sono,
giacché ignorano la morte”

tranne noi, poveri bloggers impantanati di emozioni pixellate,
che gozzovigliamo di fantasmi e vite extraterrene,

che passeggiamo con la testa tra le nuvole e gli astri,
a sfiorarci continuamente di sogni iperbolici e strani futuri.



Stiamo forse sprecando tempo 
nella nostra mortalità cosciente


anziché goderci l’ampio respiro dell’esistere?

domenica 23 febbraio 2014

STORIA D'INVERNO (2014)


Ricetta facile facile: prendete L'avvocato del diavolo, Miracolo a Milano, la vecchia pubblicità del Vidal, City of Angels, I guardiani del destino, In Bruges, una puntina di Men in Black, frullate tutto e versate al cinema.

Magari una formula che scricchiola un attimo, 
ma un paio d'ore le svangate.

Quello bianco è il cavallo

Al termine gettare subito la ricetta ed il giorno dopo agli amici dite che avete visto 12 anni schiavo, 
con un bellissimo Brad Pitt cotonato.




sabato 22 febbraio 2014

CHI NON LEGGE QUESTO POST E' UN IMBECILLE


Inizia cosi, parafrasando un felice libro del giornalista/autore/scrittore Oliviero Ponte di Pino, questo viaggetto alla ricerca dei corvetti della blogosfera,

- non di quelli coscienti d’esserlo (io ed un bel po’ d’altri), di quelli, che con leggerezza, blo-blo-bloggano di tutto, mettendoci la faccia, un po’ ridendosela e un po’ tirandosela del loro stato di portatori sani di sana sciocchezzeria, usando il blog come valvola, ripostiglio, archivio, smemoranda, serbatoio, sgabuzzino e campo di gioco, di sogno, di lancio di urla virtuali a webbarsi nell’etere, o di punte di penna pixxellata a sussurrare sospiri videati, ed a questo proposito v'invito a curiosare il post di Manuela che centra in pieno lo spirito del blogger sano di mente -

di quelli che, fenomeni, sono convinti di poter spalmare autentica saggia cultura dal loro pulpitino o dai loro commentini trincerati dove restano indissolubilmente inchiavardati. 
 Con ideuzze e polpastrelli.

Ho saccheggiato il pamphlet di Ponte di Pino anche perché, come egli stesso ammette citando – probabilmente – Oscar Wilde : ”Quando si ruba ad uno solo è plagio, quando si ruba a molti è ricerca”, ed il concetto pare risulti ben noto ad un discreto manipolo di bloggers - o presunti tali - e non.



Secondo Locke una delle cause della stupidità è un difetto di memoria, un procedere alla cieca quando la rabbia attanaglia i neuroni, uno sfogo istintivo e primordiale che ci priva del più elementare discernimento.
Per Kant “alla grulleria non c’è rimedio, di una testa ottusa si può fare un dotto, ma l’assenza della scintilla del giudizio appare irrimediabile”;
in determinati soggetti “…la stupidità è un doppio (magari un fake, un trolletto, un pierino Anonimo, vai a sapere…), un maligno angelo custode.


Mentre a sapienza compie le più impervie scalate, le piroette più ardite, le giravolte più improbabili, la cretineria le ha già fatto lo sgambetto (e quando non lo fa è lì in famelica attesa d’assist…).
Per difendersi la ragione umana edifica senza sosta torri, castelli, bastioni. L’idiozia ne ha già minato le fondamenta. (Musil)


E arriviamo al concetto del cretino specializzato (o intellettualoide) di fruttterolucentiniana memoria, un genio (a volte due) in grado di progettare un sommergibile nucleare nella vaschetta dei pesci rossi (o di sentenziare su dodici blog in contemporanea…), e spesso gli sciocchini (del web nella fattispecie), quelli che blaterano amenità e che convivono pacificamente sereni con gli altri scemi del villaggio mediatico, lasciano i geni alle loro elucubrazioni anche perché - ed accade spesso, almeno fin quando blog e commenti non vengono sprangati dagli Autori -
(“Quando si è presa la decisione di chiudere le orecchie anche al migliore degli argomenti in contrario si ha un segno forte del carattere, dunque un’eventuale volontà di stupidità” - Nietzsche -), 
e come insegna Flaiano: “La stupidità degli altri mi affascina, ma preferisco la mia”, rischiando, almeno, solo sulla propria pelle:
Non discutere mai con un’idiota. La gente potrebbe non notare la differenza” (Arthur Bloch).


In questa escalation, dove il cretino sembra avere decisamente la meglio non solo sul saggio ma anche sul semplice sherpa del buon senso (cosa che ci dispiace assai, essendo estimatori della specie almeno fino a quando il secondo non deponga definitivamente le armi di fronte alla decisa preponderanza del primo), assistiamo a singolari siparietti, come capitato in recenti post su cinema e relative interpretazioni di frasi sibilline:
 “divento etero cosi smetto di soffrire”, 
dove si sono sciorinate tutte le teorie possibili lasciando, spesso, solo per ultima quella (da me prediletta tra l’altro) che eleggeva lo sceneggiatore ad indiscusso pirla, avvalendosi di svariate tecniche che questi novelli maestrucoli del trasformismo da web nonché audaci sdoganatori della cancellazione dei commenti, della pirateria verbale celata dietro l’anonimato e della blindatura piombata dei post, mettono in mostra quasi quotidianamente.

E’ la famosa prevalenza del cretino… e la mia recente ma già inossidabile permanenza non fa che avvalorarne l’assunto.

Alla prossima!