mercoledì 25 aprile 2018

IL CINEMA ITALIANO AI MINIMI TERMINI

C'è un cinema che vive di minimo sindacale. E visto che i numeri danno ragione a questa visione approssimativa della settima arte, si insiste su questa strada.. annullando a passi da gigante  la distanza che fino a qualche anno fa separava una sana commedia all'italiana, dai famigerati cinepanettoni, cloache massime messe su da gente senza scrupoli... 
Attendiamo con terrore l'anno del "contatto".. e la fine di ogni speranza...

Ecco, intanto, due esempi "celebrati" di pochezza truccata da cinema autoriale...

COME UN GATTO IN TANGENZIALE


Ammettiamolo, di buono c’è il tormentone del titolo, ed il tentativo stantìo di affrancare per innovativo un cinema di “contaminazione” che, dopo Il lupo e l’agnello con Thomas Milian, arriverà sempre, irrimediabilmente, dopo.
Di ricchi e poveri che incrociano le loro strade è ormai pieno il mondo, figuratevi quello cinematografico.
Albanese e la Cortellesi, indiscussi protagonisti, la svangano con mestiere, più lei che lui a dir la verità, ché Albanese ormai non schioda da un suo cliché di omino integerrimo, tirato sempre per i capelli (ad averceli) in situazioni limite.
In questo film fa il filogovernativo che dovrebbe/vorrebbe occuparsi, in sede europea, del coinvolgimento sociale di periferie e aree degradate, ma poi non sa neanche (da romano residente) cosa è Bastogi: una delle peggiori realtà periferiche capitoline.
Va in giro coi suoi colleghini, tutti con lo zainetto stile cinquestelle, a blaterare teorie sul coinvolgimento delle zone disagiate nel tessuto metropolitano, cercando di spillare soldi per ulteriori “think tank” (bidoni della ponderatezza)
Lei è la tipica coatta suburbica, ma dal cuore onesto.
Infatti l’esordio con la mazza da baseball sarà l’unica nota stonata, ma serviva cinematograficamente a sottolineare le differenze.. (ci prendono sempre per amebe ‘sti sceneggiatori).
L'infatuazione dei rispettivi figli, banali quanto innocui, incrocerà le loro strade (e pure i quartieri).
Un film che si esalta sugli eccessi del resto: le sorelline che rubano compulsivamente de tutto, l’ex moglie francesizzata che coltiva lavanda, due chilometri e mezzo a piedi per arrivare alla spiaggia libera di Capalbio, le sparolacciate superflue al pranzo di “famiglia” con Amendola che thomasmilianeggia invano, l’intellighenzia stile La grande bellezza… tutta roba che occhieggia e orecchieggia un inevitabile dejà vu virando sull’altrettanto inevitabile piega mielosa, che vedrà coinvolti i due strambi protagonisti.

Un film compatibilissimo con le tempistiche metaforeggiate dal titolo.


IO SONO TEMPESTA




Soffietto d'aria, refolo al massimo.

Giallini e Germano inseriti a forza in un meccanismo macchiettistico che infila tanta carne al fuoco. E la lascia bruciare.

Si salva il ragazzino espressivo quanto diligente, figlio di un Germano divenuto povero per troppi debiti, e di certo infilato anche lui in scene che lasciano quanto meno perplessi, come il suo allegro girovagare in macchinina elettrica per i corridoi dell'hotel “residenza” del nostro Numa Tempesta, fino a giungere in un corridoio buio e senza uscita - reminescenze shininghiane.. - a detta di molti..(!?!?).
Oppure scene da un Lucchetti che non vuol farsi fagocitare dal cinema facile e tenta la chiave di richiami classici e nobili? Lasci a Spielberg ed al mirabolante Ready Player One queste operazioni citazionistiche/nostalgiche ...che è decisamente meglio.

E poi questo Giallini borioso e tracotante, nella veste dell'imprenditore (s)pregiudicato, che vorrebbe ricordare risapute storie nostrane, tra servizi sociali e ragazze da dopocena...
per non parlar troppo di Germano, che smessi gli abiti (strettini) di Leopardi, rispolvera tutto il campionario di mossette e ammiccamenti..
Alcuni personaggi, infine, infastidiscono davvero per la sciattezza, l'inconsistenza, l'impalpabilità e l'imperizia recitativa.

Su tutti la Danco che gestisce l'ostello come un'integralista vittima di una qualche setta pseudoreligiosa, salvo poi lasciarsi istericamente andare alla zitellaggine che la pervade.
Le tre zoccole laureande psicologhe, indecenti per forma, sostanza e approssimatezza; e i poveri, infine. Pronti comunque a vendersi, sospinti a scimmiottare improbabili truffe e stangate, e a godere di effimere parentesi di bengodi.
C’è anche la parentesi psicanalitica, con l’analisi del passato di Giallini,
tutto sommato costretto a sacrificare la via della rettitudine a causa dell’educazione bastarda e integralista di un padre poveraccio.

Chissà a Lucchetti chi lo trattava male da bambino?!...



17 commenti:

  1. Ma questo perché il cinema italiano è di sinistra e quindi molto ma molto autoreferenziale....

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    1. Se il PD va al governo con i 5 stelle mantenendo pure la Presidenza del Consiglio con Gentiloni... questo si un bel film di fantascienza applicata... ahahah

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  2. "Io sono tempesta" mi incuriosiva, vedendo il trailer. Poi ho letto una prima recensione negativa e ora la tua...peccato perché Giallini lo ritengo un attore bravo, ma in effetti non è che possa ricordare di aver visto un film suo in cui mi faceva spellare le mani dagli applausi.

    Il cinema italiano è "debole", per me non è una questione di sinistra o destra, è questione di mancanza di forza nel trovare e raccontare storie (ecco magari certi film più "underground" sono riusciti a farlo), forse l'appiattimento verso formule televisive, attori che troppo spesso vengono dalla televisione o dai programmi televisivi..non saprei.

    Forse è il confronto con il passato, quando attori e film sono diventati delle pietre miliari pur essendo solamente intrattenimento, non so, forse è il cinema che inizia ad essere qualcosa di sorpassato? boooh

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    1. Se penso al cinema straniero, tutto vedo meno che un fenomeno "sorpassato". Siamo noi che ci appiattiamo pericolosamente verso il basso..in fondo il fine primario del cinema è riempire le sale.. e se le sale le riempiono col minimo sforzo, se la gente ride di gusto e sonoramente a battute miserelle.. perché sforzarsi per un prodotto eccellente, che significa applicazione, genio, idee; in soldoni: lavoro.
      perché sforzarsi?..

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    2. Da tempo non vedo più i film italiani.

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  3. Sei grandioso purtroppo la tua analisi è perfetta ed il degrado del nostro cinema è evidente

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  4. E pensare che c'è anche di peggio...

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  5. Insomma, nulla per cui vale la pena alzare il culo e andare al cinema. Peccato, ma è solo a questo giro.
    Perché ora c'è Loro.

    Moz-

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  6. Ormai vado così raramente al cinema che...!
    Buon venticinque aprile.
    sinforosa

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  7. E mo' che faccio? Mi hai distrutto pure l'ultimo film di Giallini (che amoooooo)...

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  8. Caro Frank, il declino del cinema è cominciato con pellicole mediocri, gonfiate ad arte da una certa stampa e perciò premiate senza alcun merito. Viviamo, purtroppo, in un'epoca di cinismo diffuso, in cui, si mostrano solo nefandezze, oppure indigeribili banalità, e si è rinunziato quasi del tutto alla poesia.

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  9. Non so più neanche io da quanto tempo non entro più in un cinema. Forse un annetto o giù di lì. Probabilmente perché di pellicole capaci di schiodarmi ne ho viste passare poche ed io mi siedo al buio solo quando penso che possa valerne la pena.
    Mi pare qui sopra la pena non ne sarebbe valsa.

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  10. Comunque è particolare come quasi tutti abbiamo lo stesso giudizio sul cinema italiano. Io quando devo scegliere un film da vedere i connazionali li salto proprio, sono una razzista in senso opposto :)
    Però se mi sforzo di pensare agli ultimi film carini italiani che ho guardato tra i protagonisti compare due volte su due Giallini.

    Ps. non c'entra niente col post, ma devo dirtelo per ovvi motivi; negli ultimi tre/quattro giorni mi sono sciroppata tipo sei libri del tuo idolo (che non mi permetto neanche di citare, sarà il tuo cuore a suggerire la risposta :-D)

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    1. Rovino il gusto della sorpresa a chi legge? :D

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    2. In fondo non è l'attesa del nome dell'autore esso stesso l'autore? Comunque si, spoileraaa

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    3. Non me toccate Baricco che divento na belva!!! 🤣

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  11. Sul grande schermo vedo solo film che meritino come fotografia, immagini, colore...vedi "La forma dell'acqua".
    Tutto il resto in streaming, se mi pare che valga la pena...ma in questo caso non vedo grandi cose...

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