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sabato 27 giugno 2026

SCRIPTA LUDUS VOTATE TUTTI!!

 

Ed accolo il post con la gara degli Explicit..
mi raccomando, partecipate almeno al voto.. 
e chi non si è espresso con un proprio componimento
è atteso alla prossima prova.. giocate, giocate, giocate..
e grazie sempra alla nostra LUZ che intriga, stimola, ispira e crea!!



Scripta Ludus #9: gli explicit in gara

C
ari e care blogger, eccoci alla seconda fase del gioco. 
Sono arrivati sei explicit, i concorrenti si sono lasciati ispirare da tutte le immagini presenti. 

Come da regolamento, gli explicit in gara, pubblicati con riferimento all'immagine che ha ispirato la scrittura, sono qui di seguito elencati in ordine di arrivo e senza rivelarne l'autore/l'autrice, per mantenere il più possibile neutralità nel voto. 

⚠️ Ricordo a TUTTI i partecipanti di inviare la propria doppia preferenza (pena l'esclusione dal concorso) e raccomando a tutti coloro che leggeranno, partecipanti e non, di diffondere il post e invitare a inviare il proprio voto a tutti coloro che avranno il desiderio di eleggere l'autore/l'autrice dell'explicit migliore

❗❗❗Modalità di voto: inviate due preferenze (1° e 2° posto) indicando NUMERO IMMAGINE E NUMERO DELL'EXPLICIT PRESCELTO, entro le ore 9 di MARTEDI' 30 GIUGNO. Email: libriavela@gmail.com


Vinca il migliore!

****************


Immagine 1



EXPLICIT 1
C’è poco da dire: lei pallida, quasi raggomitolata sul sedile, come assente, io in piedi a fissarla in un equilibrio reso precario dagli scossoni del vagone e dalle turbolenze del mio cuore. Non una parola tra noi per tutto il tragitto, del resto abbiamo sempre parlato poco, ci siamo nutriti soprattutto di silenzi e di sguardi. Un’intesa che credevo perfetta, ora mastico e rimugino parecchi dubbi come un pasto indigesto. 
Tra poco sarà la sua fermata, una sentenza già scritta. Ci scambieremo di sicuro un cenno di saluto e forse avremo un fuggevole rammarico negli occhi. Dovrò superare l’insidia dell’istante, l’istinto devastante di seguirla quando scenderà o di trattenerla per un braccio, aspetta, parliamone. Ma parole così inutili sarebbero una beffa. No, nessuna parola, mi basterà tacere restando immobile come un bonzo tibetano, poi tutto sarà finito.

EXPLICIT 2
Il treno correva ormai da ore. Nel vagone il tempo sembrava essersi assopito tra il lieve oscillare delle carrozze e il sommesso brusio dei passeggeri. Nessuno faceva caso a quella donna seduta accanto al finestrino. Lei stringeva la borsa al petto con entrambe le mani, quasi custodisse qualcosa di fragile. Non un ricordo. Non un rimpianto. L'unico frammento di futuro che aveva deciso di salvare. Sotto la tesa del cappello gli occhi restavano nascosti a metà. Non erano occhi impauriti.
Erano gli occhi di chi aveva attraversato il dubbio e ne era uscito con una certezza. Fuori, il paesaggio continuava a scorrere. Dentro, tutto si era già fermato. La decisione non l'aveva presa su quel treno. Il viaggio era servito soltanto a darle il tempo di riconoscersi nella donna che aveva finalmente scelto di essere. Quando il convoglio rallentò, non si mosse subito. Rimase ancora un istante sospesa nel tempo, mentre gli altri continuavano il loro viaggio senza sapere che, accanto a loro, una vita aveva appena cambiato direzione. Poi sollevò appena il viso. Per la prima volta, nessuno stava decidendo per lei. Quando il treno si fosse fermato, ogni cosa sarebbe accaduta alle sue sole condizioni.

*****



Immagine 2


Explicit 1
Salgo qui da anni in questo luogo amico ed aspro per incontrare sguardo di vento, e trovare centro. Silenzio assoluto. Pace infinita. Vuoto che chiama e invita.
Mi arrampico tra i sassi e gli sterpi che mi graffiano le gambe e mi siedo a spalle diritte, senza appoggiarmi alla parete della torre che domina e guarda attonita lo scenario di montagne e valli tutto intorno. E sto ferma. Immobile.
È quando sono qui che accade il miracolo. È il vento che lo compie. Lui arriva puntuale, perché ci siamo dati appuntamento, si alza, soffia piano, almeno all’inizio, e poi si  impenna e si fa mossa audace e così comincia a scompigliarmi, mi arruffa pensieri e sensazioni, sconvolge senza riguardo l’assetto ordinato e prevedibile della mia vita, ci mette dentro suggerimenti sottili e suggestioni inedite e mi restituisce un’ispirazione creativa, una sequenza imprevista, o più spesso una rivelazione, una promessa, una sorta di presagio.
È già accaduto più di una volta, nelle ore morbide dell’alba silenziosa o della sera quando il sole discreto si fa da parte, e ormai so che questo incontro di aria e luce mi porterà annunci segreti e disegnerà futuro.
Sto qui in attesa complice ed aspetto che il vento faccia il suo lavoro. Mi faccio cava di parole e di domande e, mentre i capelli si lasciano stropicciare e scompaginare, io ascolto. 
Questa volta ho sentito un piccolo tremito nel ventre e il cuore si è stretto in un brivido di gioia. Una vibrazione improvvisa e involontaria che bussa ad essere ospitata.
Ecco, un’allusione di vita è arrivata, va solo segretamente custodita. 
Ora posso riprendere la via di casa, in discesa, sorridermi e fare spazio a ciò che sta arrivando a portare meraviglia. E scombinare definitivamente qualsiasi ordine.

*****



Immagine 3


EXPLICIT 1
Berto dopo il lungo viaggio si sedette sulla panchina sotto il glicine a riposare.
Guardò con occhio distratto lo sfacelo della casa dei suoi nonni. Muri scrostati, vetri infranti, erbacce ovunque e tanta desolazione. Solo il glicine sembrava non aver sofferto l'abbandono.
Era riuscito a tornare dalla guerra senza danni ma non riconosceva il luogo della sua infanzia.
Immaginò che doveva ricominciare da capo.

EXPLICIT 2
Alla fine Enzo era ritornato alla vecchia casa, quella degli ultimi anni con Giulia, prima della malattia, del ricovero, della fine. Una casa abbandonata che lo aveva come chiamato a lungo, che leccava ferite tenendo le cicatrici per sé.
Era forse solo il desiderio di restituire e restituirsi un’anima.
Oltre la portafinestra ormai senza quasi più vetri,  il cortile aveva ingoiato tutto.
Enzo non entrò subito,  rimase prima seduto fuori, come soggiogato, vuoto.
Contava i respiri come faceva in ospedale quando i monitor rallentavano quelli di Giulia.  Ma una volta entrato l’odore non era stantio, ma di tempo fermo; iniziò proprio da quell’infisso malmesso a raccogliere vetri, ogni scheggia gli ricordava una notte a vegliare, una frase non detta, una mano che non aveva coccolato abbastanza, li mise in un secchio e il suono sordo sembrò vagare irreale per le stanze.
La chiamò per nome la prima volta dopo tre anni trascorsi fuori, lontano, da un figlio quasi estraneo.
Comprese allora che riportare un’anima non era ricostruire, era accettare la crepa e fare entrare aria.
Prese un chiodo e un martello per appendere una foto di lei, di loro due al mare.
Appesa storta, come la sua vita, ma appesa.
E per la prima volta la casa smise di leccare ferite e cominciò ad abitarle.
Rimise a posto la porta con l’aiuto di un falegname, e quando l’ultimo cardine fu al suo posto e i vetri di nuovo intatti, Enzo aprì per far guardare dentro, per riconciliarsi col rumore del paese, del chiasso vivo, risistemò una brandina e dormì lì, senza incubi.
Sognò Giulia che gli diceva: “Lo vedi che lo spazio c’era?”. Al mattino piangeva lacrime salate e iniziò a parlare alla casa, e lei rispondeva con gli spifferi e le loro eco, le travi che si assestavano, era il nuovo loro dialogo, con Giulia sorridente dalla sua sedia, con la tazza in mano.
La crepa la lasciò, da lì entrava nuova luce.

EXPLICIT 3
Tornò in quel cortile e si sedette sulla panchina di fronte all’uscio diroccato della sua vecchia dimora; la schiena incurvata sotto il peso del cappotto che non scaldava più. Nessuno avrebbe saputo dire da quanto fosse lì: i minuti si allargavano in un tempo senza misura e i ricordi erano ancora intatti, anche se provenivano da stanze vuote, non più abitate dalle voci di bambini e dal canto di una madre che della leggiadria aveva fatto il suo stile di vita. Poteva ancora sentire il cigolio della sedia mentre lei vi si accomodava, il fruscio della gonna di cotone, il tintinnio ritmico dei ferri da calza e l’odore del caffè che usciva dalla porta aperta.
Era tornato per rivivere quei dettagli invisibili. 
La ghiaia del vialetto scricchiolò al passaggio di una ragazza, con uno zaino sulle spalle e un libro stretto al petto. Sfiorò il muro della casa: una scaglia di intonaco si staccò e cadde a terra, poi si voltò verso la panchina. Per un istante i suoi occhi si fermarono lì, senza trovare nulla, eppure si strinse nel suo cappotto, come se un brivido di freddo l’avesse improvvisamente attraversata. Si accomodò accanto all’ombra proiettata dall’albero e mentre gli ultimi raggi di sole filtravano tra le foglie, disegnando trame geometriche sul pavimento di pietra, lui continuò indisturbato a vegliare. Fino a quando ci fosse stata anche una sola pietra a ricordare il profilo di quella casa e la vita che l’aveva animata, sarebbe rimasto seduto su quella panchina, eterno custode di un amore che perfino la morte non aveva avuto la forza di cancellare.


Scadenza: martedì 30 giugno, ore 9
Email: libriavela@gmail.com


giovedì 4 giugno 2026

DUE BAMBINI PER MANO

 


Due bambini per mano: lei stretta al papà, un uomo alto e robusto, lui alla mamma, una donna tenera e sorridente. 

Nove anni lei, sei lui. 

Passeggiano sul lungomare di Scauri, nell’estate del 1966. 

Si scorgono tra le bancarelle affollate, tra l’odore di dritto e rovescio di camicie, pantaloni e magliette usate.
Poi, sfuggendo per un attimo al controllo dei grandi, deviano dal percorso e si ritrovano nel lido dirimpetto.

Sembra quasi che qualcuno li abbia disegnati apposta, uno per l’altra. 

Sono entrambi scuri di capelli e carnagione, stessi occhi vivaci e neri, lei  però minuta e fragile, lui sorriso contagioso e pieno, di una corporeità spontanea che si fa vicina, si accosta con grazia naturale, e in un baleno l’incertezza iniziale, impacciata, diventa improvvisamente disinvolta.

Si tolgono i sandali, li lasciano appaiati al bordo della spiaggia, e cominciano a correre scalzi, giocando su quella riva, ridendo complici con una risacca giovane e spumeggiante.

Raccolgono conchiglie e se ne donano l’eco all’orecchio; osservano l’orizzonte lontano mentre un timido sogno sfiora quell’incoscienza bambina che li tiene uniti, sinceri, liberi.

È un’arcana cabala, una congiuntura astrale che si esprime nel tocco leggero delle loro piccole mani, sospese tra la sabbia e un primo sole che già scalda la pelle.

Come ti chiami? sembra dire uno dei due, forse il più piccolo e il più audace.

La bimba alza lo sguardo incerta come a chiedere permesso e mettere confidenza, prima di una rivelazione. Tace. 

Poi si china, prende in mano una piccola pietra pallida di rosa, la osserva un attimo e gliela porge. Il bambino guarda esterrefatto, prende quell’oggetto levigato e delicato tra le manine paffute e sente che una luce chiara si sprigiona sottile, sale e contagia veloce il cuore. È come un brivido che parte dalla pelle ma mira altrove.

Si guardano un attimo, sguardo attento, diritto, e lei dice: E tu?

Lui si sente esplodere e la parola che contiene il nome facile che gli appartiene si incaglia in gola, si distoglie un attimo e corre via, mette i piedi e gli occhi per terra e fruga intorno, freneticamente, fino a che si ferma e sorride ad una piccola conchiglia, la solleva e spolvera appena la sabbia umida che la appanna, ci soffia sopra un alito tiepido e torna da lei che lo aspetta e lo osserva attenta, come volesse misurare in anticipo la risposta che sta per arrivare.

Lui la guarda e fa un cenno, la bimba allora apre la mano magra e lui ci deposita dentro il suo dono marino e con un tocco lieve la stringe.

Lei si ritrae appena, come avesse sentito una fitta, si guarda il palmo della mano e il piccolo segno rotondo che ci è rimasto stampato sopra.

Ridono, ognuno con un regalo in mano, e senza aggiungere parole riprendono a giocare e rincorrersi.

 Ma è questione di attimi.  Quell’incontro rimane furtivo, rapido e impregnato di un’alea di mistero, perché improvvisamente la mamma e il papà dall’alto li richiamano all’ordine, ognuno gridando a voce alta  il nome del proprio figlio.

Uno scoppio di risata cristallina e ingenua invade la spiaggia e arriva al largo, a farsi onda increspata.

Loro si siedono obbedienti sullo scalino di pietra, si tolgono la sabbia attaccata ai piedi, rimettono lentamente i sandali puliti, mentre le due famiglie scambiano ancora  quattro chiacchiere, salutandosi tra cortesi convenevoli e i complimenti di rito. Arrivano da Roma entrambe, ma innamorati di quella costiera che da Ulisse si allunga fino in piena Campania. La bimba, però, porta dentro il sangue napoletano; lui rimarrà romano verace.

Curioso constatare come quei giochi, quei sorrisi, quell’intesa improvvisa e allegra non li vedrà mai più insieme sulla medesima spiaggia.

Ne calpesteranno di infinite in comune, certo, ma mai nello stesso istante.

Doneranno amori e batticuore, parole, promesse e incanti, tuttavia mai più ripercorrendo le stesse orme, o sorridendosi addosso con lo stesso respiro.

Saranno sentieri lontani.

A volte si intrecceranno persino con vicende stranamente affini, parallele, sfiorandosi senza sapersi, ma senza mai ritrovare il fiatone, le risa e quel modo di battere del cuore che era appartenuto solo a quel giorno, a Scauri.

Non accadrà mai più, per tutta la vita.

Dovranno passare esistenze intere, quasi un’era geologica, perché quelle curiose congiunture astrali riallineino ogni disegno possibile rimettendoli, di nuovo, uno sulla via dell’altro, con una potenza visionaria paziente, tenace, prodigiosa.

Inizi di un tiepido autunno romano del 2026.

Campo dei Fiori di sfondo, con la sua celebre statua in alto, a guardia del pensiero libero e di una piazza trasformata in vetrina di souvenir per turisti, poche bancarelle di frutta e verdura a colorare la vita di un tempo ormai scomparso.

Di lato, nascosta, una piccola libreria che sopravvive al vociare sguaiato e offre il silenzio profumato di carta stampata e varie sale che si susseguono ordinatamente, una dentro l’altra.

Nell’ultimo ambiente, quasi in penombra, colmo di pubblicazioni di tutti i tipi e delle ultime novità letterarie, una donna non più giovane è assorta a sfogliare un libro che l’ha attratta, guarda le pagine che quasi accarezza, quando un uomo brizzolato e sorridente si avvicina e comincia a frugare tra gli scaffali, in silenzio.

Appena un cenno di saluto, discreto, cortese. Ognuno cerca qualcosa, senza sapere esattamente cosa, sospinto da una curiosità che va a toccare, scorrere titoli e quarte di copertine e perfino odorare ciò che ogni libro può segretamente offrire.

E in silenzio ne ascoltano l’eco. Come a coglierne il segreto, a intuirlo, prima di sceglierlo e portarlo via.

All’improvviso un tonfo sordo. Un libro si è improvvisamente staccato dall’alto ed è caduto sul pavimento, alla base della libreria.
L’uomo e la donna si guardano stupiti, sul viso un punto interrogativo. Si voltano. Nessuna altra presenza umana in sala.
Quiete totale. Sono assolutamente soli. Attoniti.

Entrambi si avvicinano al libro, per verificarne lo stato di salute, mentre é ancora a terra, tutto scompaginato. 

L’uomo lo raccoglie e lo osserva, è integro, lo richiude delicatamente, é un’edizione illustrata de “Il piccolo libro delle conchiglie. Gemme della natura.”

Lei è chinata a terra, accanto a lui, troppo vicina per non accorgersi di un soffio come di vaga salsedine che le arriva sul viso, vacilla appena, si appoggia a uno scaffale per rialzarsi e dice con un filo di voce:  “Amo le conchiglie, ne faccio collezione.. da quando ero bambina.. A lei interessano?”

L’uomo non risponde a tono,  riesce appena a dire: “sì, anch’io amo da sempre il mare e tutto ciò che esprime ed evoca, e a cui non so dare nome..”

Poi prende il libro sopravvissuto e glielo porge. “Le piace? Posso regalarglielo o si offende? Sa, non è così comune che un libro decida di tuffarsi dalla cima di uno scaffale e mi spiacerebbe non coglierne il senso. O sprecarlo.”

Le mani si lambiscono appena e qualcosa che somiglia a un brivido di brezza marina fa sorridere entrambi.

Forse nessuno dei due ricorda distintamente un episodio che li aveva sorpresi a rincorrersi e ridere allegramente molti anni prima, la memoria sbiadisce e lascia solo delle tracce sottili sotto pelle o sul palmo di una mano.

Ma stavolta, quelle mani giocose che un tempo si erano solo sfiorate, come in una promessa implicita di gioco e intesa profonda, sapranno riconoscersi.

E si terranno salde, per il gioco più bello del mondo:
quello a non lasciarsi mai più.

 


giovedì 23 aprile 2026

NOVAFELTRIA E LA VALMARECCHIA

Poggio

La magia di Novafeltria, e della Valmarecchia, rimane addosso ad un romano che per un paio di giorni voglia abbandonare l’ostinato caos della capitale, tirando il fiato in uno speciale limbo sospeso tra quiete, natura ed arte. 


L’occasione era conoscere finalmente, di persona, l’amico e blogger Riccardo Giannini, il mitico Riky. E poter vedere uno sguardo, dare vita ad una foto;  timbro, ad un tono di voce; sorriso, ad una entità virtuale con la quale è comunque sempre esistita empatia - confermatissima da questo piacevole incontro -. 

Sant'Agata Feltria

E aggiungo il magnifico impatto con l’ambiente e le persone incontrate, tutte sorridenti, affabili, cordiali, disponibili.. un qualcosa di un’anomalia folle rispetto agli algidi e scontanti standard relazionali cui siamo abituati nella metropoli. 


Dal barista al giornalaio, dal gestore del b&b all’addetto della biglietteria di San Leo, ognuno prodigo di attenzione, cortesia, sensibilità.. robe davvero da non credere. 


Un piccolo paradiso dove appaiono evidenti l’assenza di stress, i ritmi dilatati e la sensazione palpabile che la fretta sia quasi un parametro sconosciuto a queste latitudini, se poi sommiamo la mia intolleranza alle atmosfere romane, indubbio che esperienze del genere finiscano per lasciare tracce indelebili. 

San Leo

Ho visitato rocche, chiese e manieri, traversato campagne, sfidato l'orlo dei calanchi, praticamente da solo, mentre il mio amico lavorava, difficile incontrare anche altri turisti, altre ombre oltre la mia, curiosa e sorpresa quanto me. 


Eden incontrastati dove la natura è nettamente in vantaggio su tutto, una vallata di solchi ramificati diventa set quasi fantascientifico, tra corsi d’acqua puntellati di minimi borghi, ognuno con la sua storia ben esposta sul petto, ognuno con uno spirito di accoglienza a rendere protagonista anche il visitatore casuale.

Calanchi del Maioletto

E l’amplificazione del silenzio sicuramente un effetto di scarso impatto sui residenti; loro sono abituati bene. 


Noi che giungiamo da mondi estremi invece, facciamo fatica ad elaborare queste pause che ti ingoiano e abbracciano di vicolo, di sentiero, di piazza; ti sbattono cielo e orizzonti tutt’attorno e il paesaggio si disegna come intuito dai tuoi desideri, e non ti stancheresti mai, stordito di bellezza stratificata. 


Continuo rigenerato e rapito fino ad addentrarmi, sulla strada del ritorno, tra le pendici del Fumaiolo e scoprire le meravigliose cascate dell’Alferello, acque limpide e rampanti.. 
se penso che il Tevere nasce qua, e tra qualche ora ci ritroveremo a Roma assieme..  entrambi sfibrati e inguardabili..

Alferello


mercoledì 11 marzo 2026

CITOFONARE ORE PASTI

 

Aridatece er vecchio citofono.. 

1791.1, uno dei citofoni digitali URMET più evoluti della storia, era davvero contrariato e stava imprecando a viva voce, tanto che le eco delle lamentele si potevano avvertire a distanza di svariati isolati.

Progettato per centri di importanza nevralgica, si trovava di botto, senza nessun preavviso, deviato in un comprensorio periferico romano, lontano dai siti prioritari ai quali era destinato.
Tra le sue caratteristiche principali: scannerizzazione biologica dell’utente, questionario interpretativo delle intenzioni, valutazione eventuale di grado di pericolosità, messa in allarme delle forze di sicurezza addette, visualizzazione in 3D.
Col supporto satellitare anche il semplice appropinquarsi di un fattorino delle pizze avrebbe permesso l’analisi e il contenuto delle scatole, la convenienza, la salubrità degli alimenti e le referenze lavorative dell’addetto.

Ai corrieri Amazon veniva controllata prova d’acquisto, data dell’ordine, eventuale sforo fascia protetta di consegna, a tutela del riposino pomeridiano dell’utente finale.
Il semplice visitatore, invece, doveva aver certificato un minimo preavviso, escludendo visite a sorpresa.

Alle auto in fila al passo carraio per il parcheggio condominiale sarebbe stato verificato bollo, assicurazione, revisione, effettivo diritto di accesso al parcheggio condominiale, ammaccature provocate nel parcheggio interno e immediata identificazione della manovra del colpevole con pubblicazione istantanea di nominativo, scala e interno del trasgressore.

Nel comprensorio stavano tutti storcendo il naso, ma questa specie di Grande Fratello, imposto dalla nuova Amministrazione, sembrava l’inevitabile e duro prezzo da pagare per aspirare al meglio del mercato.

In realtà, il candidato numero uno era il più grezzo ed elementare citofono 1760.6, ma le scorte risultavano esaurite.

E i contratti sottoscritti da tempo, con penali devastanti in caso di ritardi, aveva costretto URMET a sacrificare, per esigenze tipicamente condominiali, anche i suoi modelli più pregiati.

Paradossalmente però, e nonostante nessuna lievitazione di prezzo, l’ostruzionismo e la complessità labirintica  del nuovo citofono - con libretto di istruzioni di 680 pagine in tre semplici volumi -  hanno finito per far saltare i nervi a più d’un condomino.

Attesa presto nuova assemblea generale per il ripristino di innocui e familiari  apparecchietti a filo, col loro ronzio appena percettibile.

A me invece piace molto questo citofono avveniristico; ogni tanto credo di sentir suonare e corro a guardare se sul visore a cristalli liquidi, appare lei.

venerdì 6 marzo 2026

LA MEMORIA DI SCAURI

 


Per quanto mi riguarda esistono due tipi di memoria: una fumosa, che non ti fa distinguere anzi, ti confonde ancor più e rende tutto impalpabile, come di nebbia insistente, e non c'è verso di venirne a capo.

Poi c’è una memoria che puoi scatenare, ad esempio tornando nei luoghi dove hai vissuto una vita, dove sei cresciuto. 

In quel caso avviene la moltiplicazione delle immagini, il sovrapporsi dei piani temporali; guardi una terrazzino dalle inferriate scrostate appena illuminato da un lampione fioco e vi si affacciano persone diverse, in tempi diversi.
Fotografi un angolo di strada e nello scatto appaiono situazioni, luci, persone, movimenti addirittura.
Passi davanti una vecchia arena di cinema all'aperto, ora parcheggio privato, e odi l’echeggiare di un film, l’azzurrognolo del proiettore che sfiora il buio del cielo, e rivedi persone baciate, tenute per mano, complice l’oscurità, ma stai solo guardando un spiazzo pieno di auto.

Assaggi una frolla e ti vedi uscire dal mare, con l’omino che le vendeva calde in mezzo agli ombrelloni, e non gridava solo frolle e ciambelle, vendeva felicità di quella che neanche immaginavamo di pregiatissima fattura e noi, con la mamma che tentava di asciugarci i capelli bagnati, noi non ne avevamo il minimo sospetto, sfuggivamo quelle cautele d’amore per giocare a macchinine sulla sabbia, o a racchettoni con gli zii, e cercare una cento lire per attivare il juke box del Lido..

ora lo ripercorro quieto e silenzioso quel bagnasciuga, guardo quella risacca che chissà quante rive ha bagnato, quanti mari ha percorso come noi con i nostri anni a caccia di una felicità già preconfezionata, quando arrivavi famelico dopo tutta un’estate ad aspettare finalmente quel tuo Settembre, gli amici di sempre, gli amori che ti facevano palpitare, il chiosco di gelati sempre lo stesso, quasi un monumento.. la mamma che cercava capi usati al mercato americano, e tu con la stessa passione, la medesima curiosità che ti ha trasmesso e tutto è un rifiorire di tempi andati che sono ancora lì, patina invisibile ma chiara, percettibile, come il fumo della ciminiera in disuso da secoli, ma che io scorgo ancora uscire e piegarsi al vento delicato che arriva da Gaeta. 

Ed il sole brucia sempre, anche se mi ha regalato un melanoma tolto per tempo, e sicuramente colpa mia che esageravo nel volerlo prendere tutto, quel sole, ora a tramontare quieto dietro il monte d’Oro, eterno custode della baia e di ogni minima memoria. 

Qualche anno fa scrivevo di non essere felice di questo nastro che sbobino ogni volta nell’anima, perché la nostalgia non funziona nella stessa maniera per tutti, ma anche le opinioni e certe sicurezze si sgretolano e lasciano più spazio a tutto quel bello andato, senza preoccuparsi troppo del divenire, prendono quella memoria, tenera come una mozzarella di bufala, e ne godono anche i nodi ruvidi che esaltano la lavorazione e restituiscono sapori immutati nel tempo..
Ciao Scauri..

Ora, a bocce ferme, senza più Lulù, fanno ancora più tenerezze queste vestigia marine che appariranno ancora più remote, travolte  da una risacca lunga di freschissima bufera, di quelle che rilanciano ogni ricordo a brevissimo termine, stavolta, in un immancabile rendez vous con ciò che era vita reale fino a pochi giorni fa, e la mente è occupata a disegnare contorni di nuova epica addosso ad un fiorente ordinario appena svanito, mentre il cuore, più irrequieto e irrazionale, non accetta che un presente ancora fragrante, possa aggiungersi semplicemente nel memoriale, come un'urna in un loculo.

Da oggi c'è una terza memoria, quella che ti azzanna e non vorrebbe saperne di diventarla, ti ronza intensa attorno, destinata a non invecchiare, subentrare ad ogni istante, insinuarsi tra i sorrisi, tra il percorso distratto di un orologio che non scandisce più programmi, ma solo tempo perso, ancor prima che le lancette disegnino sentieri.

domenica 4 gennaio 2026

MEDIATORE


Sembra esista davvero una figura simile, ingaggiata anche dai tribunali, per smaltire le tonnellate di cause civili che intasano la Giustizia.
Il mediatore, appunto:
media, negozia, tratta, risolve, definisce.

Riconosciuto dall’Associazione nazionale mediatori professionisti (ANMP - esiste davvero! -).

Un personaggio super partes che scova il cavillo,
l’intoppo o il nodo; e li scioglie.

Uno che vede oltre la rabbia cieca dei contendenti,
un risolutore sempre con l’esatta chiave in mano,
mente lucida in classico caos,
pacato decisionista, accorto restauratore,
dalla visone limpida attraverso le nebbie più adirate,
affianca i magistrati e concilia migliaia di controversie.

La sera poi a casa lo accolgono i teneri pargoli: “Papà! Lucia mi ha rubato Jeeg Robot”
“Non è vero, è volato dalla terrazza da solo!”
“Digli qualcosa tu papino, altrimenti gli strappo tutte le pagine del diario!!”
e la dolce consorte:
“Ti sei ricordato di comprare il pesce? Stasera pane e acqua, giuro! Dimentichi sempre tutto..
non è un ristorante questo, e neanche un albergo.. ah fai scena muta adesso!?”

Per questo gran parte dei mediatori spesso non hanno orario, e sono reperibili per qualsiasi lavoro urgente,
- anche molto lontano da casa - h24.


venerdì 26 dicembre 2025

L'ALBERO

 

Cartolina concorso Scripta Ludus

Dal concorso Scripta Ludus della mitica Luz del blog Io, la letteratura, e Chaplin,

ecco il mio incipit vincitore, pari merito con Marina Guarneri, direttamente ispirato dall'illustrazione qui sopra. 

Invitiamo ogni blogger di ogni ordine e grado a prendere nota dell'evento e delle successive edizioni, cui faremo comunque discreta pubblicità.. non troppa però altrimenti le probabilità di vincere mi si andrebbero assottigliando.. ihih.. 

"Il fuoco nel camino crepitava, ed era probabilmente l’unica fonte di calore a non tradire, a differenza di tutto il resto.
In silenzio padre e figlio cercavano di creare atmosfera dal nulla ma i pensieri viaggiavano altrove, e in direzioni differenti.
“No Giorgio, la mamma credo proprio che non lo vedrà l’albero, comunque un bella stella luminosa la mettiamo; che si scorga a distanza, e la Befana magari riempirà anche la sua calza appesa”.
Il papà parlava lentamente, come sospeso tra la speranza da trasmettere a Giorgio e quel sostenere un’ostinata lotta all’evidenza.
E chissà,  pensava, in qualche angolo della sua coscienza il Natale riuscirà a smuovere qualcosa di buono, sempre che riesca a trovarlo.
“Ci lascerà soli anche stavolta? Forse siamo stati noi quelli incapaci di comprendere e non abbiamo fatto mai abbastanza, o piuttosto io non ho fatto nulla, affinché l’irreparabile non accadesse.. certo è stata dura cavarcela, senza che tua madre si facesse viva una sola volta, specie questo ultimo anno, anche se alla fine manca, e so che manca tanto a te.”
Giorgio, assorto, continuava a tendere luminarie al padre, tra i luccichii della camera che tante volte li aveva visti giocare e sorridere come una famiglia serena, ricordava i sorrisi della mamma, si chiedeva di continuo cosa potesse aver fatto di così brutto per meritarsi quell’abbandono, senza di lei era davvero dura, anche se papà si prodigava i tutti i modi e cercava di farlo sentire meno a disagio possibile, ma le feste, nonostante luci e addobbi, nascondevano solo malinconia.
Uno scampanellio lo ridestò improvvisamente..
“Suonano alla porta!! Vado a vedere.. magari è lei!..”
Giorgio era raggiante mentre correva quasi alla porta, il papà un po’ meno, temeva la polizia, piuttosto, che mai aveva creduto a quell’allontanamento volontario e lo stava torchiando da tempo, quel papà amorevolmente afflitto e, all’apparenza, inoffensivo.."

Con l'occasione i migliori Auguri di Buone Feste all'intero universo blogger!! 

 


mercoledì 26 novembre 2025

COINCIDENZE

 


Viaggiando in treno possiamo sederci di spalle alla direzione di marcia, controlleremo il passato mentre fugge lontano e diventa minuscolo; e a fianco una signora dall’età indefinibile, che sembra gabbarlo, il tempo di questo veloce intercity.
Oppure guardando la direzione di moto e accogliendo ciò che arriva, quasi inghiottiti da scenari creati dal nulla, all’istante.

Tutto ad una velocità virtuale ovviamente, altrimenti quella mosca che ci vola davanti non godrebbe dell’atmosfera che galleggia placida assieme a noi.

In un presente trasportato tridimensionalmente.

Quindi anche quel presunto controllo cui si accennava prima è parte di un futuro non classificabile e di un passaggio solo attraversato, senza lasciare segno.
Ci troveremo da Roma a Milano, o viceversa, intaccando impalpabilmente quel poco tempo trascorso regolarmente.

Ma una ipotetica mucca sui binari, che lo sta vivendo, lo ferma quel tempo.
Incide a suo modo sul futuro, stordisce la mosca, incarta un passato che, d’improvviso colmo di presente, non pensa più minimamente di abbandonare la scena. 

Non sa nulla di Roma né di Milano, la mucca, e neanche lo spazio attorno, la turba.

E’ il nostro percepire a disegnare la scena, il tempo solo come un passatempo, abbiamo scelto di concepirlo un giorno lontano, e lui si prende gioco di noi. In continuazione.

Dopo un’ora di immobile presente, con i raggi di sole che non assecondano la direzione e le curve del treno ora, ma solo la rotazione terrestre, mi alzo per capire come mai siamo fermi, torno indietro , attraverso vagoni, cerco un responsabile. 

Ma non riavvolgo il tempo, continuo anzi a perderlo.

Mi affaccio da uno sportello aperto dal controllore, e scorgo svariate mucche davanti al convoglio.
Passato e futuro si interrogano, la campagna origlia immobile, scorgo la superficie dei binari, inchiodati al suolo da sempre, ma ora appesantiti come non mai.

La signora dall’età indefinita giunge anche lei e chiede se arriveremo per sera a Milano.
La guardo e quasi esitando chiedo a mia volta:
“Ma non siamo partiti, da Milano?”.

mercoledì 19 novembre 2025

SCONTRO TRA TITANI

 


Michele Wordpress se ne stava in poltrona senza fiatare, rimirava le statistiche vincenti della sua piattaforma, sorseggiando il suo cognac preferito.

"Mi perdoni signore, in anticamera ci sarebbe Camillo Blogger, chiede di essere ricevuto."

Michele alzò appena lo sguardo, e fece un cenno affermativo, non si aspettava una visita diretta, ma meglio così, avrebbe messo in chiaro le gerarchie una volta per tutte.

"Ciao Michele!" esordì l’ospite con un sorriso fin troppo rilassato, quasi spensierato. "Perdona l’autoinvito ma ci sono un paio di questioni che dobbiamo chiarire: dovresti smetterla di porre dazi e cappioli tecnici a chiunque dei miei voglia farti visita, magari lasciando un semplice saluto. Si tratta di visite di cortesia, nessuno vuole rubarti terre rare..."

"Ma figurati se osteggio i rapporti!" rispose Michele con un tono misurato, quasi paterno. "Purtroppo ci sono regole di sicurezza che da te nessuno ha mai applicato, quindi sarebbe il caso che vi adeguaste."

"Strano perché le difficoltà le trovano anche i tuoi quando vogliono fare un salto da me," ribatté Camillo accomodandosi. "Sembra quasi che l’eccesso di... come li chiami tu? Ah, sì: plugin,  temi premium e upload appesantiscano i tuoi utenti fino ad impedirne le più semplici esplorazioni, devono rimanere spesso Anonimi perché, provenendo da una piattaforma oscurantista, trovano difficoltà anche solo a presentarsi, e neanche possono commentare, sul loro stesso blog, i corretti e garbati interventi di chi proviene da Blogger.

Michele accennò un sorriso sornione. "Stai confondendo l'essenziale con l'elementare. La pesantezza, come la chiami tu, è il prezzo della libertà assoluta e della potenza. I miei iscritti scelgono se essere un semplice diario, una rivista con ambizioni da influencer o una intranet aziendale.
La complessità, e qualche magagna tecnica, è dovuta al fatto che posso essere tutto, evitando ogni inconveniente.
Da voi si leggono essenzialmente... diari, tenuti da ospiti di Google, carino e gratuito, certo, non una vera e propria piattaforma open-source con un mercato di estensioni che vale miliardi."

Camillo incrociò le gambe. "Capisco il tuo punto, ma non tutti hanno bisogno di un SUV per andare a comprare il pane. Il più classico dei blogger, dei nostri blogger, vuole solo scrivere.
Desidera semplicità. E per quanto tu sia 'libero' e 'potente', i tuoi sono sollecitati a  richiedere spesso anche un investimento iniziale: Hosting, dominio, temi a pagamento...
Nulla di ciò tra i miei residenti. Hanno tutto gratis, direttamente da un colosso (Google, n.d.r.) che non fallirà domani.
Non c’è nulla di 'elementare' nel mettere il blogging a disposizione di tutti, senza barriere economiche o tecniche."

"La vera libertà ha un costo. Io offro il dominio completo sui contenuti," replicò il deus ex machina di Wordpress, e il tono si era fatto più incisivo.
"Se domani il tuo colosso decidesse di chiudere baracca e burattini, come ha fatto con tanti altri progetti?
I tuoi scrivono per cortese concessione.
I miei utenti possiedono la casa, le fondamenta e persino il terreno.”

"È uno spauracchio che usi da anni. Intanto la piattaforma continua a crescere proprio tra chi è alle prime armi e non vuole grattacapi, e con un'indicizzazione che, non a caso, è garantita dal mio... “parente stretto”, diciamo così".
Camillo fece un gesto vago verso il cielo, alludendo a Google. 
La potenza, senza un controllo diretto, dall’alto, è anche un rischio costante.
Noi offriamo la “sicurezza” gestita e centralizzata. Zero pensieri."

Michele si alzò, credendo di concludere l'incontro.
"È vero. Aderire a Wordpress richiede responsabilità e manutenzione. Ma offre la possibilità di allenare quel “professionista” che ognuno di noi culla.
La maggior parte dei siti web di maggior successo, delle più grandi testate giornalistiche, e oltre il 40% dell’intero web si affida alla mia architettura.
Questo non è un caso.
Quando l'ambizione supera il semplice hobby, l'unica scelta è stare dalla mia parte."

Si avvicinò e tese la mano. "Passa pure quando vuoi, Camillo. Ma la prossima volta, ricordati: un vestito semplice può farti sentire a tuo agio, ma solo un'armatura completa ti rende invincibile. E ora, scusami, devo autorizzare il lancio di un nuovo tema per un noto quotidiano, sai.. di quelli che si rivolgono.. a noi."

A quel punto Camillo strinse la mano, ma il suo sorriso si fece più tagliente. "Prima di andare, Michele, c'è un'ultima cosa che volevo dirti: stai diventando un gigantesco cartellone pubblicitario."

Michele si irrigidì. "A cosa ti riferisci?"

"Ai banner pubblicitari. Quelli che tu hai iniziato a imporre sempre più aggressivamente sui blog dei tuoi utenti gratuiti e senza che loro possano toglierli o, peggio, senza che possano guadagnarci un centesimo,"
Camillo si sporse in avanti, abbassando la voce in un tono di confidenza pungente
"I tuoi utenti vogliono scrivere, vogliono la libertà, ma tu stai lentamente soffocando i loro contenuti sotto i tuoi messaggi promozionali, trasformandoli in veicoli pubblicitari per il tuo brand."

"È il costo del servizio e del supporto che offriamo a milioni di utenti gratuitamente," si difese Michele, tamburellando le dita sul bracciolo della poltrona. "Dobbiamo pur sostenere i costi dell'infrastruttura mondiale che mantengo in piedi.
È un compromesso necessario per chi sceglie il piano Free."

"Compromesso? Tu stai contaminando i loro contenuti con la tua pubblicità," ribatté Camillo scuotendo la testa. "Noi siamo gratuiti da decenni, ma Google rispetta la relazione tra l’autore e il lettore. I banner di AdSense sono ancora a discrezione del blogger, che ne trattiene la maggior parte del ricavo. I miei utenti guadagnano se scelgono di monetizzare, oppure possono mantenere il loro spazio pulito e intatto. Nessuno si sveglia e trova una bandiera commerciale sventolare senza permesso in mezzo al proprio lavoro.
Sarà un’armatura Wordpress ma costi e marchette cominciano ad incidere!"

Camillo si alzò, il tono ora soddisfatto:
"I tuoi credono di avere più controllo, ma tu hai appena dimostrato che il controllo finale ce l'hai tu, usando le loro pagine come spazio pubblicitario.
 Il nostro punto di forza non è solo l’essere gratuito e facile: è l'essere una casa ospitale e dove  il proprietario ha sempre voce in capitolo, e dove ospitare commenti e contradditori risulta elementare, da qualunque piattaforma provenga. Forse è questo che ti spaventa, l’ibridazione di scambi, idee, amicizie, crescite.
Questo, mio caro, è il motivo per cui milioni di blogger continuano a preferire la semplicità.
Michele si limitò a fissarlo, il sorriso forzato sparito, sostituito da una smorfia contrariata.
Non poteva negare che il malcontento per i banner invasivi, fosse una spina nel fianco.

Camillo si esibì in un inchino ironico. "Allora a presto, carissimo.
Torno a godermi la spontaneità di milioni di blog che nascono ogni giorno, senza clamore e senza manutenzione e la consapevolezza di poter vagare per il web a proprio piacimento, senza nessun paletto. Salutami il consulente SEO!"


giovedì 13 novembre 2025

UN NOME ALLE COSE

 


Un’affermazione di Baricco che mi ha fatto pensare:

“I grandi scrittori sono quelli che danno un nome alle cose”

Potrebbe fuorviare, nel senso che noi usiamo parole esistenti per scrivere.
Ma per descrivere possiamo adoperarne di mai usate, o perlomeno non per ciò di cui stiamo parlando.
Accade spesso in poesia, accostando immagini anche apparentemente lontane, metaforeggiando in quantità industriale, forse meno in prosa dove potrebbe risultare più ostico, e più meccanico.

Ma dare un nome alle cose, poi, significa davvero solo rinominarle?
O basta agganciare concetti differenti a paesaggi consuetudinari.
Come guardare, anziché solo vedere. Stabilire nuove relazioni.

Se esco anche solo in terrazza e mi affaccio al mondo, non è un semplice uscire di casa, è un porsi in combinazione con l’esterno, farne parte, entrare nell’atmosfera, ribattezzare il convenzionale.

Ecco il dare un nome nuovo.

Se scrivo mi sto accomodando sul foglio, e cerco parole, che esistono,
ma non sono a conoscenza di ciò che descrivo,
si cerca di incarnare una realtà sensoriale inedita.

Così creo immagine senza disegnare, il colore che sguscia dal bianco, l’acufene che diventa armonia, il ronzio cupo d'una ecografia a scandagliare viscere e anima..