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domenica 4 gennaio 2026

MEDIATORE


Sembra esista davvero una figura simile, ingaggiata anche dai tribunali, per smaltire le tonnellate di cause civili che intasano la Giustizia.
Il mediatore, appunto:
media, negozia, tratta, risolve, definisce.

Riconosciuto dall’Associazione nazionale mediatori professionisti (ANMP - esiste davvero! -).

Un personaggio super partes che scova il cavillo,
l’intoppo o il nodo; e li scioglie.

Uno che vede oltre la rabbia cieca dei contendenti,
un risolutore sempre con l’esatta chiave in mano,
mente lucida in classico caos,
pacato decisionista, accorto restauratore,
dalla visone limpida attraverso le nebbie più adirate,
affianca i magistrati e concilia migliaia di controversie.

La sera poi a casa lo accolgono i teneri pargoli: “Papà! Lucia mi ha rubato Jeeg Robot”
“Non è vero, è volato dalla terrazza da solo!”
“Digli qualcosa tu papino, altrimenti gli strappo tutte le pagine del diario!!”
e la dolce consorte:
“Ti sei ricordato di comprare il pesce? Stasera pane e acqua, giuro! Dimentichi sempre tutto..
non è un ristorante questo, e neanche un albergo.. ah fai scena muta adesso!?”

Per questo gran parte dei mediatori spesso non hanno orario, e sono reperibili per qualsiasi lavoro urgente,
- anche molto lontano da casa - h24.


venerdì 26 dicembre 2025

L'ALBERO

 

Cartolina concorso Scripta Ludus

Dal concorso Scripta Ludus della mitica Luz del blog Io, la letteratura, e Chaplin,

ecco il mio incipit vincitore, pari merito con Marina Guarneri, direttamente ispirato dall'illustrazione qui sopra. 

Invitiamo ogni blogger di ogni ordine e grado a prendere nota dell'evento e delle successive edizioni, cui faremo comunque discreta pubblicità.. non troppa però altrimenti le probabilità di vincere mi si andrebbero assottigliando.. ihih.. 

"Il fuoco nel camino crepitava, ed era probabilmente l’unica fonte di calore a non tradire, a differenza di tutto il resto.
In silenzio padre e figlio cercavano di creare atmosfera dal nulla ma i pensieri viaggiavano altrove, e in direzioni differenti.
“No Giorgio, la mamma credo proprio che non lo vedrà l’albero, comunque un bella stella luminosa la mettiamo; che si scorga a distanza, e la Befana magari riempirà anche la sua calza appesa”.
Il papà parlava lentamente, come sospeso tra la speranza da trasmettere a Giorgio e quel sostenere un’ostinata lotta all’evidenza.
E chissà,  pensava, in qualche angolo della sua coscienza il Natale riuscirà a smuovere qualcosa di buono, sempre che riesca a trovarlo.
“Ci lascerà soli anche stavolta? Forse siamo stati noi quelli incapaci di comprendere e non abbiamo fatto mai abbastanza, o piuttosto io non ho fatto nulla, affinché l’irreparabile non accadesse.. certo è stata dura cavarcela, senza che tua madre si facesse viva una sola volta, specie questo ultimo anno, anche se alla fine manca, e so che manca tanto a te.”
Giorgio, assorto, continuava a tendere luminarie al padre, tra i luccichii della camera che tante volte li aveva visti giocare e sorridere come una famiglia serena, ricordava i sorrisi della mamma, si chiedeva di continuo cosa potesse aver fatto di così brutto per meritarsi quell’abbandono, senza di lei era davvero dura, anche se papà si prodigava i tutti i modi e cercava di farlo sentire meno a disagio possibile, ma le feste, nonostante luci e addobbi, nascondevano solo malinconia.
Uno scampanellio lo ridestò improvvisamente..
“Suonano alla porta!! Vado a vedere.. magari è lei!..”
Giorgio era raggiante mentre correva quasi alla porta, il papà un po’ meno, temeva la polizia, piuttosto, che mai aveva creduto a quell’allontanamento volontario e lo stava torchiando da tempo, quel papà amorevolmente afflitto e, all’apparenza, inoffensivo.."

Con l'occasione i migliori Auguri di Buone Feste all'intero universo blogger!! 

 


mercoledì 26 novembre 2025

COINCIDENZE

 


Viaggiando in treno possiamo sederci di spalle alla direzione di marcia, controlleremo il passato mentre fugge lontano e diventa minuscolo; e a fianco una signora dall’età indefinibile, che sembra gabbarlo, il tempo di questo veloce intercity.
Oppure guardando la direzione di moto e accogliendo ciò che arriva, quasi inghiottiti da scenari creati dal nulla, all’istante.

Tutto ad una velocità virtuale ovviamente, altrimenti quella mosca che ci vola davanti non godrebbe dell’atmosfera che galleggia placida assieme a noi.

In un presente trasportato tridimensionalmente.

Quindi anche quel presunto controllo cui si accennava prima è parte di un futuro non classificabile e di un passaggio solo attraversato, senza lasciare segno.
Ci troveremo da Roma a Milano, o viceversa, intaccando impalpabilmente quel poco tempo trascorso regolarmente.

Ma una ipotetica mucca sui binari, che lo sta vivendo, lo ferma quel tempo.
Incide a suo modo sul futuro, stordisce la mosca, incarta un passato che, d’improvviso colmo di presente, non pensa più minimamente di abbandonare la scena. 

Non sa nulla di Roma né di Milano, la mucca, e neanche lo spazio attorno, la turba.

E’ il nostro percepire a disegnare la scena, il tempo solo come un passatempo, abbiamo scelto di concepirlo un giorno lontano, e lui si prende gioco di noi. In continuazione.

Dopo un’ora di immobile presente, con i raggi di sole che non assecondano la direzione e le curve del treno ora, ma solo la rotazione terrestre, mi alzo per capire come mai siamo fermi, torno indietro , attraverso vagoni, cerco un responsabile. 

Ma non riavvolgo il tempo, continuo anzi a perderlo.

Mi affaccio da uno sportello aperto dal controllore, e scorgo svariate mucche davanti al convoglio.
Passato e futuro si interrogano, la campagna origlia immobile, scorgo la superficie dei binari, inchiodati al suolo da sempre, ma ora appesantiti come non mai.

La signora dall’età indefinita giunge anche lei e chiede se arriveremo per sera a Milano.
La guardo e quasi esitando chiedo a mia volta:
“Ma non siamo partiti, da Milano?”.

mercoledì 19 novembre 2025

SCONTRO TRA TITANI

 


Michele Wordpress se ne stava in poltrona senza fiatare, rimirava le statistiche vincenti della sua piattaforma, sorseggiando il suo cognac preferito.

"Mi perdoni signore, in anticamera ci sarebbe Camillo Blogger, chiede di essere ricevuto."

Michele alzò appena lo sguardo, e fece un cenno affermativo, non si aspettava una visita diretta, ma meglio così, avrebbe messo in chiaro le gerarchie una volta per tutte.

"Ciao Michele!" esordì l’ospite con un sorriso fin troppo rilassato, quasi spensierato. "Perdona l’autoinvito ma ci sono un paio di questioni che dobbiamo chiarire: dovresti smetterla di porre dazi e cappioli tecnici a chiunque dei miei voglia farti visita, magari lasciando un semplice saluto. Si tratta di visite di cortesia, nessuno vuole rubarti terre rare..."

"Ma figurati se osteggio i rapporti!" rispose Michele con un tono misurato, quasi paterno. "Purtroppo ci sono regole di sicurezza che da te nessuno ha mai applicato, quindi sarebbe il caso che vi adeguaste."

"Strano perché le difficoltà le trovano anche i tuoi quando vogliono fare un salto da me," ribatté Camillo accomodandosi. "Sembra quasi che l’eccesso di... come li chiami tu? Ah, sì: plugin,  temi premium e upload appesantiscano i tuoi utenti fino ad impedirne le più semplici esplorazioni, devono rimanere spesso Anonimi perché, provenendo da una piattaforma oscurantista, trovano difficoltà anche solo a presentarsi, e neanche possono commentare, sul loro stesso blog, i corretti e garbati interventi di chi proviene da Blogger.

Michele accennò un sorriso sornione. "Stai confondendo l'essenziale con l'elementare. La pesantezza, come la chiami tu, è il prezzo della libertà assoluta e della potenza. I miei iscritti scelgono se essere un semplice diario, una rivista con ambizioni da influencer o una intranet aziendale.
La complessità, e qualche magagna tecnica, è dovuta al fatto che posso essere tutto, evitando ogni inconveniente.
Da voi si leggono essenzialmente... diari, tenuti da ospiti di Google, carino e gratuito, certo, non una vera e propria piattaforma open-source con un mercato di estensioni che vale miliardi."

Camillo incrociò le gambe. "Capisco il tuo punto, ma non tutti hanno bisogno di un SUV per andare a comprare il pane. Il più classico dei blogger, dei nostri blogger, vuole solo scrivere.
Desidera semplicità. E per quanto tu sia 'libero' e 'potente', i tuoi sono sollecitati a  richiedere spesso anche un investimento iniziale: Hosting, dominio, temi a pagamento...
Nulla di ciò tra i miei residenti. Hanno tutto gratis, direttamente da un colosso (Google, n.d.r.) che non fallirà domani.
Non c’è nulla di 'elementare' nel mettere il blogging a disposizione di tutti, senza barriere economiche o tecniche."

"La vera libertà ha un costo. Io offro il dominio completo sui contenuti," replicò il deus ex machina di Wordpress, e il tono si era fatto più incisivo.
"Se domani il tuo colosso decidesse di chiudere baracca e burattini, come ha fatto con tanti altri progetti?
I tuoi scrivono per cortese concessione.
I miei utenti possiedono la casa, le fondamenta e persino il terreno.”

"È uno spauracchio che usi da anni. Intanto la piattaforma continua a crescere proprio tra chi è alle prime armi e non vuole grattacapi, e con un'indicizzazione che, non a caso, è garantita dal mio... “parente stretto”, diciamo così".
Camillo fece un gesto vago verso il cielo, alludendo a Google. 
La potenza, senza un controllo diretto, dall’alto, è anche un rischio costante.
Noi offriamo la “sicurezza” gestita e centralizzata. Zero pensieri."

Michele si alzò, credendo di concludere l'incontro.
"È vero. Aderire a Wordpress richiede responsabilità e manutenzione. Ma offre la possibilità di allenare quel “professionista” che ognuno di noi culla.
La maggior parte dei siti web di maggior successo, delle più grandi testate giornalistiche, e oltre il 40% dell’intero web si affida alla mia architettura.
Questo non è un caso.
Quando l'ambizione supera il semplice hobby, l'unica scelta è stare dalla mia parte."

Si avvicinò e tese la mano. "Passa pure quando vuoi, Camillo. Ma la prossima volta, ricordati: un vestito semplice può farti sentire a tuo agio, ma solo un'armatura completa ti rende invincibile. E ora, scusami, devo autorizzare il lancio di un nuovo tema per un noto quotidiano, sai.. di quelli che si rivolgono.. a noi."

A quel punto Camillo strinse la mano, ma il suo sorriso si fece più tagliente. "Prima di andare, Michele, c'è un'ultima cosa che volevo dirti: stai diventando un gigantesco cartellone pubblicitario."

Michele si irrigidì. "A cosa ti riferisci?"

"Ai banner pubblicitari. Quelli che tu hai iniziato a imporre sempre più aggressivamente sui blog dei tuoi utenti gratuiti e senza che loro possano toglierli o, peggio, senza che possano guadagnarci un centesimo,"
Camillo si sporse in avanti, abbassando la voce in un tono di confidenza pungente
"I tuoi utenti vogliono scrivere, vogliono la libertà, ma tu stai lentamente soffocando i loro contenuti sotto i tuoi messaggi promozionali, trasformandoli in veicoli pubblicitari per il tuo brand."

"È il costo del servizio e del supporto che offriamo a milioni di utenti gratuitamente," si difese Michele, tamburellando le dita sul bracciolo della poltrona. "Dobbiamo pur sostenere i costi dell'infrastruttura mondiale che mantengo in piedi.
È un compromesso necessario per chi sceglie il piano Free."

"Compromesso? Tu stai contaminando i loro contenuti con la tua pubblicità," ribatté Camillo scuotendo la testa. "Noi siamo gratuiti da decenni, ma Google rispetta la relazione tra l’autore e il lettore. I banner di AdSense sono ancora a discrezione del blogger, che ne trattiene la maggior parte del ricavo. I miei utenti guadagnano se scelgono di monetizzare, oppure possono mantenere il loro spazio pulito e intatto. Nessuno si sveglia e trova una bandiera commerciale sventolare senza permesso in mezzo al proprio lavoro.
Sarà un’armatura Wordpress ma costi e marchette cominciano ad incidere!"

Camillo si alzò, il tono ora soddisfatto:
"I tuoi credono di avere più controllo, ma tu hai appena dimostrato che il controllo finale ce l'hai tu, usando le loro pagine come spazio pubblicitario.
 Il nostro punto di forza non è solo l’essere gratuito e facile: è l'essere una casa ospitale e dove  il proprietario ha sempre voce in capitolo, e dove ospitare commenti e contradditori risulta elementare, da qualunque piattaforma provenga. Forse è questo che ti spaventa, l’ibridazione di scambi, idee, amicizie, crescite.
Questo, mio caro, è il motivo per cui milioni di blogger continuano a preferire la semplicità.
Michele si limitò a fissarlo, il sorriso forzato sparito, sostituito da una smorfia contrariata.
Non poteva negare che il malcontento per i banner invasivi, fosse una spina nel fianco.

Camillo si esibì in un inchino ironico. "Allora a presto, carissimo.
Torno a godermi la spontaneità di milioni di blog che nascono ogni giorno, senza clamore e senza manutenzione e la consapevolezza di poter vagare per il web a proprio piacimento, senza nessun paletto. Salutami il consulente SEO!"


giovedì 13 novembre 2025

UN NOME ALLE COSE

 


Un’affermazione di Baricco che mi ha fatto pensare:

“I grandi scrittori sono quelli che danno un nome alle cose”

Potrebbe fuorviare, nel senso che noi usiamo parole esistenti per scrivere.
Ma per descrivere possiamo adoperarne di mai usate, o perlomeno non per ciò di cui stiamo parlando.
Accade spesso in poesia, accostando immagini anche apparentemente lontane, metaforeggiando in quantità industriale, forse meno in prosa dove potrebbe risultare più ostico, e più meccanico.

Ma dare un nome alle cose, poi, significa davvero solo rinominarle?
O basta agganciare concetti differenti a paesaggi consuetudinari.
Come guardare, anziché solo vedere. Stabilire nuove relazioni.

Se esco anche solo in terrazza e mi affaccio al mondo, non è un semplice uscire di casa, è un porsi in combinazione con l’esterno, farne parte, entrare nell’atmosfera, ribattezzare il convenzionale.

Ecco il dare un nome nuovo.

Se scrivo mi sto accomodando sul foglio, e cerco parole, che esistono,
ma non sono a conoscenza di ciò che descrivo,
si cerca di incarnare una realtà sensoriale inedita.

Così creo immagine senza disegnare, il colore che sguscia dal bianco, l’acufene che diventa armonia, il ronzio cupo d'una ecografia a scandagliare viscere e anima..


sabato 1 novembre 2025

AD HALLOWEEN LE FARMACIE RESTANO APERTE

Complice soprattutto l'amico blogger Davide CervelloBacato , mi esibisco anche io con un raccontino, tra il lusco e il brusco, in tema con la festicciola odierna..  ;)


La farmacia era stranamente deserta, ma comunque disordinata, straripante di nuove offerte e scatoloni da sistemare.
Da quando erano rimaste tre ragazze, a gestire il tutto, compresi turni e sostituzioni, il caos regnava e il tempo per riordinare quasi un lusso.. c’era da aspettare sempre, ma oggi sembrava si potesse tirare il fiato: Cristina era di riposo, la sostituiva una ragazza mora, graziosa, ma palesemente inesperta..
Luciano riuscì anche ad abbozzare un sorriso informandosi:

“Buongiorno, serviva la ricetta per questi barbiturici?”

“Certo, e comunque non avrei potuta servirla, neanche con la ricetta,  sono prodotti sui quali esercitiamo una vigilanza particolare..”

“Cosa le importa scusi? Sta vendendo no? Ho la mia carta.. può controllare se vuole..” in un sottovoce di preghiera esile, ma tenace.

“Non posso venderle barbiturici, a meno che non mi specifichi un’esigenza curativa diagnosticata dal medico e sottoscritta dalla ASL..”  

Ora il tono di Luciano era diventato rigido.
“Ma ho la ricetta! L’ha scritta di suo pugno il mio medico.. ex medico..l’ultima cosa che ha fatto oggi..  non voleva prescriverla.. e allora, gli ho dovuto sparare.. praticamente la stessa cosa che farò con lei se non mi consegna subito questi medicinali!”

Visibilmente angosciata ora.
“In realtà ..non è che non volessi.. ma non li abbiamo proprio, dovrei ordinarli con tutto un iter particolare, scannerizzando la sua ricetta e contattando anche il medico..”

“Difficile contattarlo ora.. come le ho già detto”.
Le parole scandite come da una follia razionale:

“Ora prendi subito ‘sta roba o faccio fuori anche la tua collega..”

Anna Paola, ad appena un metro, percettibilmente angosciata intervenne comunque tra i due:

“Davvero non ne abbiamo in farmacia.. siamo state già rapinate con queste richieste e  non ne teniamo più di pronta disponibil


” PUM!!..


Il colpo di pistola echeggiò impazzito, la frase di Anna Paola rimase conficcata in gola assieme al proiettile, il sangue zampillava sul camice bianco e i medicinali attorno, la farmacista rimase in piedi ancora un istante; la sorpresa, prima ancora del dolore.
Poi si afflosciò dietro il bancone.
 
L'altra collega fulminata dal panico: un’atmosfera irreale.
Mentre Luciano trasfigurava:

“Adesso prendimi questi barbiturici ..o fai la stessa fine..”

La mora balbettò un  “no-non  ci s-sono.. per davvero  non possiamo tenerli.. la prego!!..”

Iniziava a piagnucolare e il rapinatore era indeciso se far fuori anche lei e andare a spulciare da solo nel retro.. nella rabbia che montava il colpo partì, inavvertitamente stavolta, e paradossalmente più micidiale del primo, in piena fronte, la ragazza fece un passo indietro come spinta con violenza, prima di cadere a piombo anche lei a ridosso degli scaffali..
 
“Maledizione!,,” Imprecò Luciano, fece il giro del bancone, e incurante del pavimento viscido di sangue, iniziò a rovistare tra i cassetti a vista.

“Fermi tutti è una rapina..” “dammi subito i soldi, dov’è la cassa?”

Urlò il nuovo entrato..
era nervosissimo ma colse con l’occhio frenetico la pistola ancora in mano a quello che, a prima vista, aveva creduto un commesso. 

Non ci pensò un istante, sparò due, forse tre colpi e Luciano disegnò sul volto come una smorfia sbigottita, mentre un rivolo indolente di sangue iniziava ad imbrattargli il mento..

Dove sono i soldi!.. DOVE SONOO?!?” insistè la voce convulsa di adrenalina.

“Ma che ne so”.. riuscì a balbettare Luciano, riverso sul bancone..
“manco i ba..barbi-tu..rici  trovo.. co’ ‘sto casino..”

 

 

mercoledì 29 ottobre 2025

1200 POST!

 

MILLEDUECENTO


Cento l’anno praticamente.. un’infinità di idee e frullamenti d’anima, un crescere e un rivelarsi, prima di tutto a me stesso. 

Un sistema comunicativo liberatorio e creativo, un briefing continuo coi miei neuroni residui, un aggiornamento costante.
Un monitoraggio che tiene innanzitutto profonda compagnia.

Il blog come alleato, sfogo, sport in solitaria, riserva indiana (citando Stefano Massini), accumulo compulsivo di ideuzze, stravaganze, ghirigori di coscienza, affreschi vita da appuntare con cura affinché tutto non scivoli via, nell’oblio ricattatorio dell’età.

Milleduecento post!.. non ci credo quasi..

“C'è sempre una vecchia storia che viaggia,
e cioè che non sia vero che scriviamo per noi.
Ma è come il respiro, ognuno respira per se.”

Questo scrivevo in occasione dei 1000 post, dopo dieci anni.

Lo sottoscriverò in occasione dei vent'anni, un dio volendo.


lunedì 8 settembre 2025

IL CASO VOLLE

 


Il caso, spesso bizzarro, volle che nella palazzina A del comprensorio di Montesacro, a vent’anni dalla sua costruzione, e dopo un’alternanza di inquilini abbastanza frequente ed eterogenea, venissero a ritrovarsi, contemporaneamente, ben quattro coppie di insospettabili  killers.
Angelo e Antonia, con due bimbi piccoli, sicuramente i più esperti, lui dirigente di una Agenzia di Statistica, lei maestra di scuola infanzia; con attività parallela in coppia, fin da fidanzati. Scrupolosi e precisi, amanti in maniera patologica della loro tendenza omicida ma anche perfettamente integrati come contabile amministratore lui, e amorevole maestra lei, affettuosi coi figli, cordiali col vicinato; una coppia micidiale con all’attivo un centinaio di esecuzioni.
Omar e Sandro, coppia omosessuale con atteggiamenti non proprio riservati, era stata accettata serenamente perché comunque in grado di propagare una simpatica e contagiosa alchimia, operano per conto di grosse aziende nel campo di spionaggio industriale internazionale e, a copertura, coordinano una libreria di quartiere, dove spesso organizzano incontri con autori e gruppi di lettura; cinici e devastanti sul lavoro quanto empatici e benevoli nei rapporti condominiali.
Lucy e Aguirre, marito e moglie spagnoli, trapiantati in Italia dall’Andalusia, lavorano su commissione ma su media scala, principalmente sullo sfondo di richieste private: gelosie, piccoli ricatti, tradimenti da redimere col sangue.
Gestiscono un piccolo ristorante etnico, dove  spesso accolgono, tramite reti fidate, clienti  indirizzati per discutere circa la loro attività più redditizia.
Infine, proprio ad inizio anno, arrivano anche Luisa e Franco, con precedenti matrimoni a carico, finalmente sembrano aver trovato il condominio ideale ed un luminoso appartamento al quarto piano, entrambi pensionati, ma dedicati da sempre, anima e corpo, all’eliminazione fisica di personaggi scomodi, principalmente in ambito politico,  fiore all’occhiello la specializzazione nel far apparire ogni morte come accidentale.

Meno bizzarro, invece, il caso che nessuno sapesse dell’altro, poiché certe attività trasversali viaggiano per compartimenti stagni, dove ognuno ha un fottuto interesse a mantenere le fonti segrete.

Ma, nello specifico, esisteva un disegno precisissimo architettato dal mandante di ogni loro attività delittuosa, la più insospettabile  di tutti: Donna Esmeralda della palazzina C, criminale di vecchissima data ma ormai vicino ad essere vecchissima anche lei, per quanto ancora arzilla, vispa, cinica, sveglissima. Diabolica.
Esmeralda voleva i suoi pupilli sott’occhio, a gestirne più comodamente i movimenti, per quanto conoscesse benissimo i rischi cui andava incontro.

E bastò poco perché il composto involontario venutosi a creare, si rivelasse tutto meno che innocuo.
Troppo attrito a contatto necessitava di un’appena misera scintilla, e se ne resero conto gli abitanti di mezzo quartiere quando, durante l’ultima accesissima riunione di condominio, le quattro coppie presenti in contemporanea, indispettite per alcune pretese del resto del comprensorio circa l’installazione di telecamere di sorveglianza nelle aree comuni, vennero meno alle più elementari regole.
Quelle del rimanere nell’ombra, quasi invisibili, scatenando una resa dei conti con ogni arma di fuoco disponibile dove rimase superstite (e forse qua nessuna ombra di caso bizzarro..) solo Donna Esmeralda, che riuscì anche a nascondere il suo Winchester a canne mozze sotto una BMW nera abbandonata da mesi nel parcheggio, millantando in seguito la più totale estraneità alla efferata carneficina.

Occhio ai vicini quindi, e se  organizzano innocui  apericena, magari è solo per capire se custodite qualche Guttuso a parete, o se possedete gli esatti requisiti per poter entrare nella loro collezione di salme illustri..


giovedì 28 agosto 2025

LA CAMICIA VENUTA DA LONTANO

 


Mi sta guardando, forse gli piaccio, ecco che mi prende, mi palpa per bene, capisce che sono praticamente nuova.. chiama la moglie poco più in là.. “Guarda che carina questa! La prendo!”

Ormai sono sua.. per appena 2 euro.. io che nella mia prima vetrina avevo un cartellino che ne indicava 36, di euro;  puro cotone, polsini con doppio bottone, colletto stretto, una fantasia davvero intrigante..la targhetta con la marca invece mi è stata portata via, ma vi racconterò con calma.. all’epoca fui venduta per un regalo, ma la ragazza che mi comprò litigò col fidanzato e non venni mai consegnata, forse per rabbia venni deposta in uno di quei cassonetti gialli per i vestiti usati e dismessi, io!.. praticamente nuova di zecca!! Una notte lo scassinarono e mi ritrovai in una roulotte di gitani, quello che sembrava il capo disse che potevo servire come merce di scambio, tutta incartata e ripiegata com’ero ancora.. giunsi in una casa di riposo dove forse avvenivano traffici loschi, l’infermiera cui ero stata consegnata pensò che ero troppo giovanile per i frequentatori di una RSA, la regalò al figlio imbarcato per mare, anche lui la tenne chiusa, memoria di una casa lontana e di un affetto di mamma vista sempre troppo poco, ma la mano furtiva che un giorno la sottrasse non aveva idea di quanto sentimento in quel cotone ripiegato.. fui consegnata ad un commerciante di vestiti trafugati e spedito come donazione in un altro paese ancora, l’autista mi adocchiò quasi subito e decise che andavo bene per lui, strappò via l’etichetta probabilmente per dissimulare il furto, e per me fu dolore più intenso di quel mio peregrinare senza fine.. era come uno scucirmi l’identità, un tratto d’anima.. l’ultimo proprietario, cui giungo per regalo, nonostante la confezione che ancora resiste, non ha il coraggio di indossarmi, mi porta in tintoria e poi mi dimentica, tra decine di altri capi, per un tempo infinito.. e come accade per tanti altri indumenti mai reclamati, finisco in un mercatino di periferia, dove mille storie si intrecciano e cercano rivalsa, con la sola etichetta gialla della tintoria, spillata dove mi dichiaro puro cotone 100%, con nessuna traccia del poliestere che mi circonda sul banco.. e ora arrivi tu.. con l’occhio curioso, attento, entusiasta e sono sicuro che per me inizierà una nuova vita; la vita, anzi..


martedì 29 luglio 2025

L'AUTORE

 


L’avevo preconizzata l’idea dell’autore non più necessario. https://francobattaglia.blogspot.com/2019/05/finalmente-esce-il-mio-libro.html.
E di conseguenza l’essenza dell’opera che sgorga e prende corpo per delinearsi autonomamente, definendosi per linee proprie.
Se l’opera diviene interpretabile, scavalcando i parametri che prescindono dell’autore, e se ogni lettore la rende fluida, malleabile, sostanzialmente differente, arricchendola di sfumature alternative, non ci troviamo quindi davanti qualcosa di indipendente, svincolato, avulso, dove l’autore è solo scintilla trascurabile, abbrivio incosciente?

A simpatico corredo un raccontino breve di Alessandro Sesti, tratto dalla raccolta Moby Dick e altri racconti brevi (Gorilla Sapiens Edizioni),  dove molto argutamente, Sesti, spilucca e delinea con ben altra sagacia l’argomento (anche se, coerentemente e perfettamente in linea con lo spirito del post, superfluo prendersi la briga di segnalarne il nome..ihih):

 L'AUTORE

“Ieri sera al bar,  fresco di wikipedia parlavo di Tolstoj credendo di fare la mia porca figura, quando la cameriera mi ha informato che nessuno più ritiene che un testo possa avere un autore definibile come individuo. Poi ha aggiunto che l’autore, se proprio se ne vuole parlare ma sarebbe meglio di no, è una sorta di composto magmatico formato dall’insieme delle rappresentazioni che il pubblico ha del narratore; rappresentazioni determinate dal testo stesso, dalla posizione della critica letteraria, dall’interpretazione di ogni lettore, effettivo, potenziale e immaginario, dall’ambiente sociale in cui viene prodotto e letto, dal vissuto infantile dell’impaginatore, dagli archetipi sognati dal correttore di bozze, e da altre cose che, complice un eccessivo consumo di vino della casa, ricordo solo confusamente.
A ogni modo è irritante: gli autori non esistono più e io a parlare di Maupassant, Austin e tutti gli altri come un fesso. Nessuno mi dice niente, sono sempre l’ultimo a sapere.
Protestando comunque che tutto ciò mi era notissimo, ho intanto indagato sulle fonti relative a questa sparizione dell’autore, così cambio bar e mi rifaccio un nome. E lei, la cameriera  menziona un libro di un certo Hix, lo ricordo perché era come il rumore del singhiozzo ma con la ics, e io avevo appunto il singhiozzo per colpa di quel vinaccio. Comunque il libro s’intitola “Morte d’autore, un’autopsia”, o” Autopsia della morte d’autore”, insomma, l’essenziale è che l’autore è morto.
 Ho sorriso come a dire, ah certo, Hix lo conosco bene, ma la cosa non è così semplice, e bevuto l’ultimo me ne sono tornato a casa con  la mia ignoranza.
Oggi quindi sono andato alla biblioteca comunale. Chiedo il libro, e la bibliotecaria a sua volta mi chiede l’autore, con tono assolutamente meccanico e privo di intenzione, come se fosse la domanda più ovvia possibile.
Devono proprio pensare tutti che sono un deficiente.
Ribatto che, come è noto, l’autore non è certo una persona fisica, ma piuttosto, e a essere riduttivi, una descrizione approssimativa delle rappresentazioni mentali della figura narrante da parte dei lettori potenziali del testo. Mi risponde che se non le dico l’autore non può trovare il libro. Da non credersi. L’autorino con nome e cognome che scrive con la penna d’oca.. intendo, siamo tutti adulti, abbiamo fatto le nostre, e non c’è proprio motivo che ci raccontiamo storie. Niente, l’impiegata è inamovibile. E tutti intorno che le danno ragione, come negli incubi.
A questo punto credo mi stiano mettendo alla prova.”

 


mercoledì 23 luglio 2025

L'APOCALISSE DEL PARCHEGGIO

 


Il rombo sommesso di migliaia di motori, un tempo colonna sonora della frenesia ma anche dell’indolenza romana, quel 3 settembre 2026, si era trasformato in un lamento, un'eco disperata che si propagava dai vicoli del centro fino alle tangenziali intasate.

Era avvenuto.

Quello che per anni era stato solo un timore sussurrato, una chiacchiera da bar, si materializzò in una realtà incontrovertibile: “la misura è colma”, è un modo di dire spesso utilizzato e significante, quando si arriva a dei limiti non più sopportabili.
A Roma, stavolta, i  parcheggi traboccavano. 

E non si trattava di un’iperbole.

Danila era partita da Monteverde alle sette del mattino, sperando di anticipare il solito inferno.  Doveva essere in ufficio in Prati per le nove. Alle otto e mezza era ancora intrappolata in un ingorgo a Trastevere, con l'indicatore del carburante che si abbassava minaccioso e attorno decine di auto intrappolate nel delirio come lei.
Un barlume di speranza si accese mentre scorgeva un'auto lampeggiare per uscire da un posto. Si fiondò, ma prima ancora di poter mettere la freccia, una Smart sbucata dal nulla, ignorando qualsiasi regola di civiltà, si infilò nello spazio, con il conducente che le rivolgeva un fasullissimo sorriso di scusa, a nascondere palese aria di trionfo.
Era un gesto di nuova guerra, basta cortesie.

Gigi, a sua volta, aveva ormai superato ogni limite di ragionevolezza. Partito da Casal Palocco alle sei, convinto che il suo anticipo gli avrebbe garantito la salvezza. Dopo aver girovagato per ore in centro, a San Giovanni, e persino a Cinecittà, si ritrovava ora sul GRA, guardando sconsolato quella campagna che si estendeva oltre il raccordo.
Trenta chilometri dal suo posto di lavoro in Viale Europa, e la sua utilitaria ormai un guscio opprimente che non riparava più da nulla.
Aveva visto persone parcheggiare sui marciapiedi, sui prati, persino in mezzo alle rotonde, ma ogni spazio si riempiva all'istante, anzi, sembrava già intasato, nessun pertugio, nessun  buco nero.
Chi aveva lasciato l'auto in seconda fila, con il motore acceso e lo sguardo fisso sul volante, era diventato il nuovo archetipo del romano, custode del suo effimero ed inutile trono di lamiera.

Chi, come Lucilla, aveva la fortuna (o la sfortuna, quel giorno) di possedere un garage privato, si era trovato di fronte a un dilemma amaro. Uscire significava entrare nel vortice infernale che ogni radio ormai annunciava difficilmente risolvibile pescando un posto auto vicino al lavoro.

Aveva provato a fare un giro veloce per prendere un caffè, ma la visione delle strade intasate e dei volti disperati dei conducenti l'aveva fatta desistere. La sua auto, una fedele utilitaria che un tempo la portava ovunque, ora le sembrava una prigione dorata.
Tornare nel suo garage era l'unica opzione sensata, ma quel gesto manifestava tacita sottomissione.  

Un ripiego, probabilmente definitivo, a segnare la resa di fronte a un nemico invisibile e onnipresente.

La sera, infine, ecco Roma illuminata dalle solite luci dei lampioni, ma stavolta a riflettersi su auto immobili.
Un ammasso forzatamente ordinato di lamiere erranti, di clacson esausti e di gemiti strozzati. Il silenzio si stava impossessando delle strade, non per l’assenza di auto, ma per la disperazione di chi non sapeva più come muoversi.

Collasso totale. Le auto abbandonate dove capitava in segno di capitolazione totale e inevitabile.
Parafrasando in foggia consolatoria una famosa massima: quando tutto è caos, nulla è caos. Rassegnazione impotente di fronte quel nuovo, devastante, scenario.

E la domanda che aleggiava nell'aria, più pesante dell'inquinamento, più opprimente del disagio palpabile, era: cosa sarebbe successo il giorno dopo?

Però.. a me che vado in scooter, ma quanto me po’ preoccupa’ ‘sta cosa?!  ;)

 

 


sabato 14 giugno 2025

LA CONTESSA

 


Spinti come da un’intuizione  prenotiamo il Palazzo Nobile di San Donato, a Montepulciano.
L’appartamento una delizia rinascimentale, soggiorno attorno a fine ‘600 della Contessa Contucci, capostipite di un impero enologico ancora oggi di rilievo, anche se non con i fasti di un tempo.  
E noi a vagare per quelle stanze, ora, trasformate in esclusivo b&b, estasiati dai broccati, dalle pitture, dai tappeti, dagli intarsi e dai tessuti; dagli arredi e dal loro fascino, dalle vetrate su Piazza Grande, affacciate direttamente sulla Storia, come una macchina del tempo a rivivere gesta impensate.

La suite Rosa era stata proprio dimora di Eleonora Contucci, ed ora potevamo rivivere atmosfere dell’epoca immaginandone altre, di stagioni, con i rituali di vita di corte, la cura del corpo e degli abiti, ma anche una vita sociale intensa in un periodo di fermento ed esaltazione delle risorse primarie di zona, le uve pregiate e il vino innanzitutto, l’esaltante Nobile di Montepulciano.

Dopo una giornata tra vicoli e scorci medievali, ci addormentiamo nel letto a baldacchino con mille pensieri, e forse proprio uno di questi a svegliarmi poco prima dell’alba.
Decido di alzarmi e mi dirigo verso la grande finestra, attirato dalle luci tenui della piazza silenziosa.

Mentre avanzo scorgo quella figura seduta in penombra, capelli raccolti, viso confuso dal chiaroscuro, non faccio in tempo a realizzare un pensiero, che mi saluta quieta: “Buonasera, non abbia timore, sono la Contessa Contucci, proprietaria del palazzo, perlomeno una volta.. ma non ho mai smesso di fare qualche puntatina, specie quando percepisco la presenza di ospiti sensibili, attenti, e meravigliati soprattutto”

Io resto immobile, impietrito, non un muscolo fuori posto, riesco giusto a pronunciare “Buonasera”; poi mi blocco come un automa scarico.
“Non si preoccupi” replica lei ”Capisco, in fondo un fantasma è roba da libri, da  cinematografo (davvero invenzione fantastica..), come piace a tanto pubblico ora, difficile immaginare di incontrarne uno autentico, ed in effetti anche la mia presenza qua è anomala, legata solo alla sopravvivenza del luogo, alla preservazione delle attività di famiglia, soprattutto alla produzione e valorizzazione del vino, patrimonio  eletto, esattamente da me, come risorsa principale.. agli uomini di famiglia mancavano estro, visione e anche scenari; sono sempre stata io a guardare oltre, a comprendere quale immensa risorsa avevamo tra le mani, sfruttata fino ad allora solo per minime  esigenze familiari.
Era già un progetto l’impero da costruire, anche se per noi signorine era previsto solo un mondo imbellettato, ricco di feste, vestiti, e poi adibite  a procreare e gestire, al massimo, le finanze di casa.
Ma avevo visto giusto. La vita di corte mi stava tremendamente stretta: preghiera,  musica e supervisione della servitù potevano gestirle altri.
Intuivo un sogno, e l’ho realizzato. L’ascendente sul mio consorte poi,
per mia e sua fortuna, ha permesso la crescita e, dopo i primi risultati, nessuno ha osato più contraddirmi, mi sono fatta  valere a corte, imparando le lingue straniere, ero io a negoziare con i commercianti delle altre contee, ho preteso di interferire nelle scelte politiche.
Man mano che Montepulciano si rivelava potenza, sono riuscita con la mia diplomazia  a  farla divenire sede episcopale e fino ed oltre il ‘600, anche con la bonifica della Valdichiana, le cantine Contucci sono diventate celebri, purtroppo mio figlio Stefano, accecato dalla brama  di successo, mi ha messo da parte, relegandomi di nuovo a ruoli marginali e io, per amore, non ho fatto resistenza, constatando che l’inesorabile decadenza dell’impero cui avevo dato vita, si stava prospettando fatalmente .. e così eccoci ad oggi, ogni tanto in veste di candido spettro, a godermi le nobili memorie del mio palazzo e, talvolta, i suoi deliziosi inquilini.. ”

Saluto e ringrazio col fiato che trovo e torno a letto senza capire se stia sognando o meno. 
Vedremo domani. 




lunedì 9 giugno 2025

PSSST!!!

 


Mi volto per capire chi vorrebbe attrarre la mia attenzione ma.. Lulù è in cucina, c’è solo la libreria dello studio accanto a me.

“Ehi! Sono io!!”

E in effetti è proprio un libro a parlarmi..col frontespizio ben evidenziato, perfettamente allineato, tra Baricco e Cortazar..

“Dai! Sono POSTODIBLOGGO!.. insomma, ti ringrazio, ma per favore cambiami di posto, tra Abel e Ottaedro mi sento davvero fuscello nella tempesta..oltretutto si capisce che vorrebbero parlarsi face to face, senza estranei tra copertina e quarta (quei due), sicuramente se la tirano anche un pochino.. ma insomma non potresti inserirmi tra volumi meno pretenziosi.. chessò, un Fabio Volo e un Gene  Gnocchi così mi faccio pure qualche risata.. altrimenti quì è un continuo richiamo tra allitterazioni e iperrealismi!!!...

Si lo so, tutto sommato sarei anche il padrone di casa (POSTODIBLOGGO autore Franco Battaglia ISBN 979-12-20346-22-1 youcanprint) anche se solo in veste tipografica e in edizione self-made man.. ma così è come se citofonassero Messi e Ronaldo per farmi scendere a tirare due calci.. notevole e suggestivo, da andarci orgogliosi anche, ma dopo i primi dieci minuti che non vedi una palla, diventa anche un po’ frustrante.. insomma: bello il front office in libreria, con gli amici a guardarti, sfogliarti pure ma, a bocce ferme, preferisco davvero compagnia meno impegnativa, più alla mano, perché questi due, a ben guardare, ti mettono in imbarazzo.. a me!
Che ci sono nato qui..e sottolinerei di nuovo che sono anche il proprietario: dei libri, delle mura, degli scaffali e di tutto l'ambaradan.

Ovvio che faccia piacere spalleggiarsi tra nomi altisonanti, però manca quel senso di confidenza, di cameratismo bibliotecario.. si capisce che hanno un po’ di puzza sotto la copertina.. ;)

Da non crederci.. editi un libro.. e questo, invece di starsene sereno in libreria, mi scrive pure i post adesso..




mercoledì 4 giugno 2025

LA RIVOLTA DELLE BOZZE

 

Erano là in attesa, e questo post pubblicato non può essere certo una ricompensa adeguata; loro da tempo hanno smarrito entusiasmo e pure identità. 

Un vessillo disperso dopo che il Re ha oltrepassato il confine,  gomena abbandonata sul molo dal piroscafo salpato.

Post in bozza che secondo l'Autore avrebbero avuto un senso, in un loro preciso tempo, ma ora sono solo stonature asincrone, estranei appartenuti ad un mondo andato avanti nel frattempo, ambasciatori destituiti di Stati che non esistono più, testimoni di eventi dimenticati, amori sepolti, eventi evaporati, ambasce sensate, impellenti - un giorno - e ora non più.

Unica cosa certa è che non si acconteteranno di un memoriale vuoto, vogliono riprendersi la ribalta, il treno perso, il volo cancellato, la nave che fa ruggine in rada.

C'è voglia di tornare, anzi, entrare in corsa, denunciare, gridare, farsi vedere. Inconcepibile che il mondo cambi senza un loro sussulto, una spinta, una denuncia, una fantasia; chi può decidere qual è il tempo, chi può compilare graduatorie obiettive, ottimali? Lo decide chi legge, certo, chi si incuriosisce, chi passa oltre, chi pensa che i blog siano finiti e non ha mai compilato mezzo post, preferisce una frenetica meteora su facebook, coi like a peso, e domani oblio.. ma che dico domani, dopo mezz'ora.. e le bozze qui, nel cantiere dell'eterna lavorazione?

"Forse significhiamo più di una pubblicazione avvenuta, perché quella vede la luce, ma la scorge anche tramontare, più o meno veloce, vero..ma il blog tira avanti, e a rimorchio solo noi, le bozze, che ad ogni apertura reclamiamo visibilità, quella visibilità istantanea e luminosa, anche se che poi significherà fine certa." 

mercoledì 28 maggio 2025

RISPETTARE IL SILENZIO

 

A bordo piscina della SPA, collegata alla palestra che frequentiamo, campeggia un enorme cartello con scritto RISPETTARE IL SILENZIO.
Che poi, con gli scrosci, le docce, i getti, le cascatelle; l’acqua che scorre continua a diverse velocità e sistemi di pressione massaggiante, direzionata in qualsiasi punto del corpo si preferisca, l’idea di silenzio, è abbastanza chimerica.

Ma quel silenzio da rispettare omaggia qualcosa di fragile, un valore antico che avrebbe bisogno di attenzione, cura, disponibilità, pazienza.
Forse puoi immaginarlo più consono in una biblioteca, a teatro, in una chiesa.
Dove ci si dedichi a se stessi, occasione per ricamare pensieri e meditazione.

Ma è alla fine di questo supporre che ti accorgi di sbagliare focus, soffermandoti sul silenzio, mentre di fondamentale c’è il rispetto, inteso come valore autonomo, che muove ogni atto umano, che rende reale la confezione di quell’apparente  quiete, e il saper considerarla  stile di vita, da applicare, possibilmente, quando sarai uscito da qualsiasi luogo o situazione dove viene consigliato un atteggiamento di riguardo.
Immerso di nuovo in un caos che non contempla quasi più, né silenzio né rispetto.


giovedì 24 aprile 2025

UN DIALOGO CON AI


Premessa: non tutti hanno la possibilità di permettersi un canone per noleggiare un'AI evoluta, esistono però accessi gratuiti ad intelligenze artificiali basiche alla portata di tutti. Di seguito uno scambio esemplificativo: 

Buongiorno AI Basica, potresti suggerirmi un racconto fantastico a carattere distopico?
"Non ti basta il telegiornale? Tutt'al più suggerisco versione serale di tv commerciali con finalità acchiappascolti"

Avrei preferito un indirizzo già strutturato dove poter inserire filoni di storie ad intersecarsi.
"Mi dispiace ma il mio status mi consente di accedere a materiale web consultato più volte e non in grado di elaborare novità sensibili in materia, potrei però guidarti su fantastiche storie di Cardinali processati e condannati che vorrebbero entrare in Conclave".

E dove vedresti la distopia nello specifico? 
"Ad esempio nel moto dei Cardinali benpensanti al cospetto di un'invasione di Cardinali senza scrupoli, oppure una coalizione di porporati vecchio stampo che meditano vendetta e giustizia, titolo possibile: Rivolta in Cappella.
Fammi sapere cosa ne pensi, sono qui per altri suggerimenti non troppo impegnativi"


lunedì 17 marzo 2025

PARCHEGGIO SOTTERRANEO

 


Parcheggio multipiano sotterraneo.

A Roma uno dei più frequentati e famosi è quello del Gemelli.
L’ospedale del Papa tanto per capirsi.
In questo ameno luogo di "sosta", spesso affatto "breve", sembra si possa provare, almeno una volta, il “loop da labirinto”.

Vale a dire che per entrare, entri.
Ma uscire non sarà semplice.

Direte voi, vabbè, ammesso che accada, con tutti i frequentatori, basterà accodarsi ad altre auto in uscita.
Vista da fuori sembra facile.
Ma i loop (circuiti viziosi) creano solidale dipendenza, inizi a seguire un’auto che cerca l’uscita, magari appena sfilatasi da un’area di sosta, e scopri che questa ne sta seguendo un’altra appena adocchiata.
Inutile sottrarsi al loop, ne creeremo inconsapevolmente di nuovi, e quando si creano di queste dipendenze “temporali” non è facile individuare il punto di rottura che riconsegni al mondo i consueti parametri.

Ora sto scrivendo dal livello – 4, parcheggiato un attimo per capire dove andare senza farmi prendere dal panico claustrofobico.

Sono due ore che cerchiamo l’uscita e comprendo solo ora il perché il biglietto, vidimato e pagato prima di ritirare l’auto, prevede un tempo massimo di 100 minuti per uscire dal parcheggio, che a me erano sembrati un’enormità.. due ore fa!

Oltretutto pochissimo illuminate le presunte vie d’uscita, riprendo con un filo di speranza. Il percorso labirintico sembra girare in tondo fornendo solo deviazioni obbligatorie che riportano sempre al punto di partenza dopo leggere pendenze, inversioni a gomito e improvvise cunette, per poi tornare in piano. 

La semioscurità non aiuta poi, una luce fioca e smorta; eccoci rallentati di nuovo, ora blocco l’auto e scendo a chiedere all’auto che mi segue, ovviamente costretta a sua volta a fermarsi, mi avvicino al finestrino e domando: “Mi perdoni, mi devo essere perso, lei ha idea di dove sia l’uscita?”  Il tipo mi guarda comprensivo: “A dir la verità, stavo seguendo lei..”

Quando arriviamo finalmente all'agognata barra di uscita, il controllo biglietto non funziona, il display comunica: tempo di uscita esaurito, vidimare nuovamente con adeguata integrazione di pagamento.


 

 

 


domenica 9 febbraio 2025

FANTASCIENZA DISTOPICA

 


A voler immaginare un mondo futuro, distopico, secondo i canoni acquisiti, dovremmo trovarne uno peggiore della realtà.
Fantascienza deleteria insomma, ma potrebbe essere semplicemente un mondo diverso, inatteso, evoluto secondo soluzioni imprevedibili.

Ad esempio non riesco a fare mia la visione di un mondo oltre il nostro, da esplorare all'infinito. 

Mi viene da immaginare, invece, un confine, un limite; tipo una vetrata, una parete dove il cosmo si adagia modello quieta risacca e le stelle a vagare come ad illudersi di un approdo.

E perché a noi non è mai accaduto?! Direte voi.. forse perché siamo una galassia che galleggia tra forze centrifughe e centripete, manteniamo distanze che baricentrano la terra, pur minuscola, tra altre serie di sistemi, probabilmente - chi potrebbe saperlo? - ognuna col proprio sole. 

Un equilibrio delicato, precario ma tenace.

Ma credo che questa immensa scatola, a contenere un minuscolo meccanismo di simmetriche armonie, esista. Noi dentro e qualcuno da fuori che osserva, anche.  
M
agari gli è stata regalata - la scatola dico - e neanche lui sa cosa contenga esattamente, a parte le lucine e le nebulose che scorge con l’oscurità.
La tiene - e noi con lei - là sul tavolo, come curioso pezzo d’arredo.
Spero che la donna delle pulizie stia attenta quando spolvera.

Abbastanza "distopica" come suggestione?


venerdì 31 gennaio 2025

DICO PER DIRE..

 

Pubblicato una vita fa, arriva l'aggiornamento e la ripubblicazione.. val bene pescare nel passato, anche se fa malinconia non ritrovare tanti amici..  

Il post nasce come celebrazione di quell'intercalare vocale che molti di noi (davvero tanti..), seppur inconsciamente, inframmezzano nel quotidiano ciarlare, fenomeno che, all'atto dello scrivere, può risultare decisamente meno marcato... pur considerando che anche lì coltiviamo svariati vizietti (io apro un casino di parentesi e inframmezzo un botto di puntini di sospensione... ma quanto me piacciono!!..) e mi è venuto in mente di scrivere qualcosa sentendo, ieri per radio, un'intervista ad un consigliere regionale di Roma che ogni tre parole schiaffava un “voglio dire” assolutamente inefficace e, a lungo andare, grottescamente comico.

Con mia moglie ormai, non ascoltavamo più il senso del discorso ma contavamo quella grappolata di voglio dire.. poi ci siamo guardati, e abbiamo pensato ai nostri, di intercalari.

Io, ad esempio (e pure gli ad esempio rientrano nella casistica), faccio partire la frase con un velocissimo, ma quasi sempre presente cioè, mia moglie invece piazza alla fine delle sue frasi un ok, ma spesso ancora un capito? di rinforzo.

Ed ora rileggete il periodo rimpolpato di intercalari ricorrenti..

e poi, se avete coraggio e soprattutto consapevolezza,
 confessate il vostro!!!

 E niente, cioèvoglio dire, il post nasce, purtroppo, diciamo a celebrazione di quel, in pratica, intercalare, assolutamente vocale che, dico per dire, a molti di noi - ma qui lo dico e qui lo nego (davvero direi tanti) - seppur inconsciamente, ci rappresenta spesso e volentieri

In poche parolelo inframmezziamo praticamente, tipo nel nostro quotidiano ciarlare, capito?

Bene, bene.. non c’è problema, le chiacchiere stanno a zero, è un fenomeno che, scrivendo, a dire la verità, può risultare decisamente, tutto sommato, meno marcato, non so se mi spiego?... ovverossia, insomma, chiaro no? 

Pur considerando che, anche lì, intendiamoci, abbiamo i nostri vizietti (nella misura in cuivoglio dire, ad esempio, apro un casino di parentesi  e ci piazzo, più o meno, un botto di.. come dire, puntini di sospensione... e si, eh!! ..quanto me piacciono!!..) e nientecioè mi è venuto come in mente di scrivere piuttosto che dirvelo,  sentendo, diciamo ieri per radio, purtroppo, un'intervista a, come dire, un consigliere regionale di Roma, piuttosto che di Milano, che, ad ogni modo, e ogni due per tre, schiaffava all’incirca un voglio dire o un “esattamente” e compagnia bella, assolutamente inefficaci, ma te pare a te? Non esiste!  E, a lungo andare, voglio dire, risultava, per dirla così su due piedi, comico.

Insomma, posso dire una cosa? Cioèa dire la verità, non lo ascoltavi neanche più il senso del discorso! Capito?
Ma, in poche parole, mi domando e dico, contavamo quella grappolata di "voglio dire" e di continui intercalare.. poi, a mio modesto avviso, ci siamo guardati e, non ci crederai!

Ci sono venuti in mente, a ben pensare, i nostri, di intercalari: dagli “ad esempio ai  mi spiego”? 
No vabbe’, ma che davvero?
Insomma dirai, ti faccio capire, in poche parole: mi parte la frase, mi segui? con, tanto per fare un esempioa mio modesto avviso, o devo dire, ma quasi sempre utilizzo anche un cioèok?

Mia moglie, ad ogni modo, piazza, piuttosto che all'inizio, più alla fine delle sue, diciamo, frasi un ok, ma spesso ancora un capito? di rinforzo. 
Comunquenon ve la prendete eh..
dicevamo giusto per dire.