giovedì 15 ottobre 2015

SOPRAVVISSUTO - THE MARTIAN



Con un incredibile Cast away 2.0 Ridley Scott ci commuove per due ore mischiando tutte le emozioni stereotipate da Inside Out. Matt Damon creduto morto e abbandonato sul pianeta rosso dovrà contare solo su se stesso e la capacità di non impazzire razionando e razionalizzando “un problema alla volta”.
Un film per noi che spesso non riusciamo a stare da soli neanche con la televisione spenta.
The martian” prende di petto questo pianeta deserto e ostile, e noi con lui stavolta schizziamo di isolamento, ci commuoviamo al suo video diario (“se manca l'acqua muoio, se finisce l'ossigeno muoio, se non trovo cibo muoio”), ci facciamo forza e scopriamo risorse, riusciamo a goderci panorami marziani nei fin troppi immensi attimi di solitudine, segniamo i giorni a parete come gli ergastolani perché il tempo diventi sollievo e non condanna.


Aspettiamo una voce dall'aldilà. Ma un aldilà vivo. Fatto di uomini e scienza e radiosegnali. Di scelte da prendere alla faccia della logica. Di decisioni “terrestri” considerate da uomini come noi. Di coraggio nei confronti di un solo uomo perduto nello spazio ma che ritrova se stesso, si aggrappa alle sue passioni per sopravvivere, alla sua logica divenuta improvvisamente “spaziale”, alla discomusic lasciata in mille files dal comandante della missione, che fa da contrastante e splendido arredo musicale a quel darsi da fare di Damon, tecnico “imperfetto” che tenta, sbaglia e prova di nuovo.
E fa niente se per due ore non pensiamo ai bimbi che muoiono di fame a km zero. Nella nostra stessa atmosfera. E che nessuno torna “indietro” a salvare.
Perché il mondo si muove all'unisono solo per le imprese, e si sfida il Sistema solo per l'eccezionalità.
Non è solo un'accoppiata con la morte questo passeggiare su Marte. Un guardarsi negli occhi mentre le sfide si avvicendano, le tempeste insabbiano, le contrarietà si moltiplicano: è aggrapparsi agli espedienti, comunicare ogni giorno con se stessi in videoselfie fino a poter comunicare, di nuovo, col mondo.
Riempiendolo di sorrisi e carezze, e di parolacce anche, quando ci sarà da misurare davvero gli unici sogni di salvezza.


E' fantascienza ridotta alla nostra portata, è una gara contro il tempo ma la sua dilatazione forzata è contemporaneamente fascino, delirio e compartecipazione. Alla soluzione finale ci arriviamo da subito anche noi, ma è il viverla che ci eccita e ci rende spettatori attivi.
Non vuole morire Matt Damon. Senza combattere almeno. E noi con lui. Ci immedesimiamo, piangiamo, ridiamo, prenderemmo a calci la Nasa potendo.
Non capiamo un tubo di navicelle spaziali ma un lunotto crepato di automobile con plastica e scotch l'abbiamo riparato tutti probabilmente. Ed è in questi frangenti così comuni che manteniamo Matt a fianco, tenendo il ritmo della discomusic e sfidando Marte anche noi.
E da oggi guarderemo un germoglio che spacca l'asfalto con un altro occhio.
Ne sono sicuro.





25 commenti:

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    1. Be' non direi.. anche se Wall-E si beve tutti gli Inside Out..

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  2. Dal tuo racconto eccitato, evidentemente il film ti e' piaciuto parecchio, mi vengono in mente quei pseudo-guru che girano il mondo e vogliono, dietro compenso e che compenso, insegnarti a non lasciarti abbattere dalle insidie quotidiane e a credere in te stesso fino in fondo! E pensare che fino a oggi con solo 3 euro potresti ottenere lo stesso risultato....Wow!!!

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    1. Io su Marte nelle condizioni di Matt sopravvivevo tre minuti. Mi avrebbe abbattuto un coccolone. ;)

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  3. A Marte ci sono già stato. Ci tornerò:)

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  4. Leggo recensioni di film ovunque...e mi rendo conto che al paesello non arriva nulla!!!! Mi sa che tocca prender su la macchina :)))

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    1. ..dai al paesello ben altre soddisfazioni ...che in metropoli manco ci sogniamo ..e poi ben detto.. ogni tanto prendi l'auto - o ancor meglio fatti accompagnare - e togliti qualche sfizio...

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  5. Ho visto questo film in una sala cinematografica di Singapore colma di cinesi che se la ridevano di gusto quando il governo statunitense chiede aiuto, appunto, alla Cina.
    Concordo. Nonostante si possa definire banalmente "un'americanata" mi è piaciuto, mi ha emozionata e fatta ridere. E non è mica poco.

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    1. Decisamente un'americanata.. ma mentre Gravity, ad esempio, tira la corda oltre tutte le pazienze possibili.. qui riusciamo a coinvolgerci archiviando stranezze e paradossi..

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  6. Mi hai messo un seme nell'orecchio.
    Andrò a vederlo perchè mi fido di te
    quale recensore e mi riferisco anche a " Uomini che odiano le donne"
    Cristiana

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  7. al momento non l'ho visto, chissà se riesco a recuperarlo.....

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    1. Dai recuperalo.. mica sparirà come una sonda dall'orbita?

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  8. visto e molto molto apprezzato...
    però i germogli per me sono ancora solo germogli...

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    1. ..oltre al germoglio ..a me è spuntata la lacrimuccia..

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  9. Non concordo con la tua recensione. Questo film è volutamente poco emotivo. Il protagonista reagisce ad una situazione catastrofica con una calma, una inventiva e una ingegnosità che sono assolutamente inumane, più tra il robot e il semidio che le persone che incontri alla assemblea condominiale. Lo svolgimento dei fatti è volutamente probabile, il livello della "scienza" non è affatto futuribile ma abbastanza vicino a progetti reali ed esistenti. Si eccede con l'americanismo dei film d'azione nella apertura, inclusa scena di auto-ricucitura come Rambo e nella fase del rocambolesco recupero finale (a nessuno viene in mente che è strano che un veicolo spaziale abbia le finestre o che queste finestre siano progettate per essere espulse a comando per "alleggerire" il veicolo, per non parlare del fatto che si possa smontare tutto con un cacciavite).

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    1. Lorenzo hai pienamente ragione.. l'unica obiezione è che quando un film ti "prende" sei disposto a passare sopra a tutto.. con Gravity ad esempio, che non mi ha affatto coinvolto, ma assai innervosito, è stato un piacere smontare fotogramma dopo fotogramma..

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    2. Gravity era un minestrone di cento altri film. Era come uno di quei pezzi rap messi insieme sovrapponendo un parlato ad una musica ottenuta "campionando" vecchie hit.

      Questo film non è brutto, è carino, l'idea dell'astronauta abbandonato fa un po' Robinson Crusoe, anche li ci sono un tot di citazioni ma sopportabili. Quello che non torna è che tu ci vedi delle "emozioni" che secondo me non ci sono. Matt Damon in questo film è una bietola lessa, reagisce alla sua apocalisse personale come io reagisco alla batteria scarica o James Bond al "laserone" dell'arcicattivo di turno.

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  10. Non ho ancora visto il film, ma stimo molto Ridley Scott e perciò mi riservo di vederlo, anche grazie al tuo appassionato ed esaustivo articolo.

    P.S.
    A proposito, anch'io sto scrivendo due righe su "Se dio vuole" e le pubblicherò presto sull'Angolo.
    Un abbraccio.

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  11. Quindi Franchì me lo consigli?
    Dal trailer poteva essere un fantascientifico/drammatico per me abbordabile in effetti^^

    Moz-

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    1. Ho visto SUBURRA.....a marte non so, ma da voi c' e' un bel ambientino.....devo dire. Alla luce dei fatti recenti poi....

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  12. A me era piaciuto molto Cast Away, vabbè che Tom Hanks credo renderebbe meraviglioso qualsiasi titolo, a mio giudizio... :) Quindi questo tipo di film potrebbe piacermi, appena posso lo guarderò, anche perchè Matt Damon anche è un attore che apprezzo :)

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