martedì 20 ottobre 2015

Classi separate



Perché non mettiamo Palestina e Israele cinquantamila km distanti?

Come a scuola. Se due alunni rompono i coglioni a tutta classe, uno in un aula e uno nell'altra.


Di solito funziona.



35 commenti:

  1. Poi, magari, quando diventeranno grandi (magari tra cinque o seimila anni) saranno persino in grado di essere amici.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ovviamente si cerca di sdrammatizzare. In qualche modo.
      Poi resta un desiderio sopito e nascosto: che riescano a farlo anche loro.

      Elimina
  2. fosse così semplice la questione...intanto sono già separati, da vari muri costruiti dai sionisti...forse bisognerebbe solo dare una lezione esemplare ai sionisti, tipo condannarli unanime per genocidio e non giustificarli per quello che hanno subito i loro avi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Semplice non è. Rimane rabbia. Specialmente se pensi in nome di chi.

      Elimina
  3. No. Gli americani non vogliono perché lo status quo è importante per il mantenimento della guerra fredda.

    RispondiElimina
  4. Risposte
    1. ti volevo informare che abbiamo vinto il prestigioso trofeo berlusconi

      Elimina
    2. ..quest'anno la vedo durissima...

      Elimina
  5. quando mai gli esseri umani hanno ragionato con semplicità, invece che col cervello immerso nella bambagia di ipocrisia e rabbia?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Questo è uno dei casi più spinosi. Con Dio testimone esterefatto.

      Elimina
  6. E' che Israele vuole lo spazio in classe riservato ai Palestinesi, tutto qui...

    Moz-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Moz, tu non vivi in quella parte del mondo e come tutti gli esterni conosci le cose solo per riportato.
      Meglio non schierarsi nè da una parte nè dall'altra ma cercare una soluzione che possa far convivere questi due popoli in pace, altrimenti non se ne viene fuori.
      Quello che dici tu è troppo semplicistico.

      Elimina
    2. Un po' tutti semplifichiamo. Post olocausto era probabilmente impossibile discernere pacatamente. sulle conseguenze future di certe decisioni..

      Elimina
  7. > Franco ha scritto:
    > Palestina e Israele cinquantamila km distanti?

    Vallo a dire a quei cervelloni che decisero che i due stati dovevano stare vicini-vicini ;-(

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Oppure gli togliamo tutte le armi. Pure i sassi. Si sputassero al massimo.

      Elimina
  8. Non male come idea, ma alla fine troverebbero un modo per litigare anche a tanta distanza.
    Sono le teste che devono cambiare, non i confini.

    RispondiElimina
  9. No, non funziona più così. Non si separa più chi litiga, piuttosto si tenta di educare al rispetto reciproco. E questo rispetto deve nascere proprio lì, tra i banchi di scuola, per continuare anche fuori, dove si gioca alla guerra...

    RispondiElimina
  10. Hai ragione Franco a volte funzionava... come a volte era efficace convocarli dal preside, fargli una bella ramanzina e poi fargli stringere la mano... mah... quale sarà la soluzione non si sa, certo è che se loro non intendono trovarla, sarà dura e forse, come dice Mia "...passeranno anche conque o sei mila anni!"

    Buona giornata Franchì

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Loro sono di coccio.. ma pure noi ci abbiamo messo del nostro.. post conflitto..

      Elimina
  11. Troppo timore di parlere seriamente con gli israeliani e far notare che stanno agendo come i nazisti ; qualcuno potrebbe pensare ad una nuova persecuzione nei riguardi del popolo ebraico.
    Cristiana

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono rimasti in pace sette giorni. Fossero vagamente attaccabrighe?!?..

      Elimina
  12. La convivenza è impossibile perché il mito fondativo di Israele è la ricostituzione di una Nazione ebraica con capitale Gerusalemme che non esiste dal tempo delle guerre giudaiche e della diaspora mentre gli Arabi hanno il mito della loro epopea gloriosa della espansione e delle conquiste del primo medio evo. In entrambi i casi la "identità nazionale" si fonda su un connubio inscindibile tra etnia e credo religioso.

    Viceversa, perché si potesse arrivare ad una convivenza bisognerebbe che entrambe le fazioni rinunciassero ai propri miti e alle proprie credenze, in sostanza che rinunciassero alla propria identità.

    Detto questo, l'atteggiamento paternalistico è abbastanza triste.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non possiamo fare predicozzi dopo aver innescato l'ordigno. Sono d'accordo. Purtroppo.

      Elimina
    2. La faccenda dell'innescare l'ordigno non la capisco. Già ai tempi di Gesu in Palestina si combattevano guerre e guerricciole, c'erano terroristi e l'occupazione militare romana. Da allora è stato un susseguirsi ininterrotto di conflitti, non a caso a Gerusalemme trovi i templi costruiti uno sopra le rovine dell'altro.

      Il nodo gordiano consiste proprio nel fatto che tutti pensano di avere ragione e chiamano gli antenati a testimoni.

      La soluzione della "pace" in senso "vogliamoci bene, siamo tutti fratelli" è pura utopia. Storicamente può esistere solo la "pace" come la intendevano i Romani, cioè arriva uno che sottomette tutti gli altri. I periodi di "pace" in quella regione si sono verificati solo durante la dominazione di una potenza imperiale, al netto dei continui moti di rivolta di questo e quello, prontamente sedati nel sangue.

      Elimina
  13. Basterebbe buttare al rogo le loro radici. Poi, forse, potrebbero andare d'accordo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Penso ai bimbi nati nella Striscia. Nati in quelle radici contorte e gonfie di odio.
      Non conoscono altro mondo. Altra possibilità. Alternativa. Condannati da subito. Non saremmo immuni. Nessuno lo sarebbe.

      Elimina
    2. TI sbagli. Come puoi vedere ci sono bambini allevati in Francia, in Inghilterra che vanno a tagliare teste in Siria. Conoscono tutti gli "altri mondi" che possiamo conoscere noi ma ne scelgono uno in particolare.

      Elimina

Sottolineature