sabato 23 settembre 2017

IL BLOG COME DISINTROSPEZIONE

Quanti di noi scrivono per disintossicarsi dai propri malanni esistenziali, dalle nostre beghe interiori? Credo la maggioranza, ad iniziare da me ovviamente.
Ed anche scrivere del perché scriviamo, è un neppur troppo magico artificio per continuare a scriverci addosso e dentro, ripulendoci dalle scorie della vita.

Direi che due sono le conclusioni cui arrivare in soldoni e senza farla troppo lunga, senza che tanti, troppi, innumerevoli mental coach si arricchiscano alle nostre spalle:


Primo: Comprendere “da soli” che dobbiamo e sappiamo sfogarci (ed un blog vale mille presunti terapeuti...)

Secondo: mai prenderci sul serio, essere i primi a sfanculare le nostre manie e le nostre pretese; sognare certo, ma vivere a quote abbordabili, respirare a fondo, goderci le cose belle, accettare quelle brutte.



Fine del pistolotto.

66 commenti:

  1. Due citazioni in risposta...

    Scriverne mi ha permesso nei sopporta.
    Charles Bukowsky.

    Conosco cento modi di morire ma il mio preferito rimane: scrivere.
    Anna Piediscalzi.

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    1. Scrivere è come respirare.. avviene per default.. e non puoi farne a meno.. bello vederti qui... ;)

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    2. ^^ grazie!

      sì, ma più uno è disperato e più la sua scrittura sarà intensa e graffiante. Sono convinta che gli artisti maledetti siano più bravi di quelli a cui va tutto bebe. Perché essi vivino per scrivere, dipendono dallo scrivere (o dal dipungere, svolpire o altro) invece al contrario chi non ha l'animo in fiamme l'arte resterà una cosa che fa per abbellire un brutto mondo.

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  2. Grande Franco!! Approvo ogni parola !!

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    1. Amo la semplicità... altro che self empowerment e balle varie..

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  3. Non credo che la definizione di un blog come un momento virtuale della vita sia esatta. Per me si tratta di qualcosa che è reale. Diciamo che è come scrivere una lettera e avere delle risposte. Quello che si dovrebbe capire è come le persone interagiscono.
    Ma tutti noi siamo diversi a secondo dell'ambiente e delle persone con cui ci relazioniamo.
    Gli atteggiamenti comportamentali che ho allo stadio, mentre assisto ad un incontro di calcio, sono molto diversi da quelli che ho in ufficio. E anche nel posto di lavoro assumo diversi atteggiamenti a seconda che stia parlando con il direttore o con un impiegato. Anche nella famiglia parlo a mia moglie in un certo modo che è differente dal linguaggio che ho con i figli.
    In realtà siamo una, cento, mille persone.
    Il guazzabuglio di parole è specchio di un tipo di pensiero e le chiusure ideologiche nullificano la persona privandola della libertà di un dialettico confronto che accolga idee anche discordi.
    A volte si adottano frasi irriflesse e distorsioni semantiche dove spesso manca una coerenza logico-argomentativa.
    Certe dinamiche comunicative individuali e di gruppo della vita reale è possibile che si replichino nella dimensione virtuale non ancora molto indagata nella sua specificità. Nei limiti ho esaminato varie volte il problema e anche recentemente in Internet tra realtà e finzione, ecc.
    Attraversando alcuni blog o forum mi è sembrato che ci sia una tendenza a preferire le astrattezze e la fuga evasiva dalle varie e contrastanti forme della vita. Se si tenta di esaminarne qualche aspetto concreto e quotidiano, anche in modi non complessi, risulta veramente fuori portata di comprensione, ma se viene percepito dissonante con una propria visione del mondo credo spesso si finga di non capire, si “fraintende”, si ricorre a digressioni, si disconferma, ecc. E' certo più facile il gioco in cui, viceversa, si finge di capire improvvisate e incomprensibili divagazioni in conniventi rimandi con l'illusione di apparire sapienti, ma in realtà incapaci di riconoscere i punti salienti o ineludibili del tema in esame.
    Il blog non disintossica perché è solo una ricerca dell'affermazione della nostra personalità. Se scrivi e nessuno ti rispondi ci rimani male e ti intossichi.

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    1. Chi ha parlato di momemto virtuale? ;)

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    2. Io ho scritto che nel blog ho trovato 3/4 persone con grande umanità e qualcuno mi ha risposto che il blog non è reale perché non vedi quella persona e non la puoi conoscere.
      Inoltre puoi constatare in questi primi commenti che nessuno risponde al tuo intervento ma dà la propria definizione sul blog, anche per il fatto che non esiste il lemma disintrospezione. Il contrario di introspezione si chiama estroversione e mi sembra che non coincida con il liberarsi delle proprie scorie, anzi è il contrario perché rappresenta l'inclinazione a dedicarsi al mondo che lo circonda.

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    3. Ho parlato di "disintrospezione" perché aiuta ad attirare attenzione.. e sono d'accordo su una cosa.. un post senza commenti aiuta ad intossicarti ulteriormente.. altrimenti uno scriverebbe solo in word e cicciaalculo al mondo circostante.. ma in word sarebbe un tenersi in circolo le tossine, epsorle aiuta e sapere perché scrivono le persone e se lo fanno spesso per i tuoi stessi motivi, aiuta a fornirti un'identità riconoscibile, una veste sociale che giustifichi l'interazione, la voglia di esprimersi e la voglia di ascolto.
      Ovvio poi ci siano modi e modi. Ad iniziare dal dichiarare la propria esatta identità, cosa che molti non sono propensi a fare.

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    4. A-ri-sono-d'accordo !!!
      Poi non è assolutamente vero che non si possono conoscere le persone. Quelle che vogliono conoscersi lo fanno anche nella realtà.

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  4. Scrivere è anche abbellire o imbruttire un ricordo. A volte serve per rendere giustizia di un fatto, collocandolo nella giusta prospettiva o semplicemente ricollocandolo in una nuova realtà. Usando la parola, scritta o orale, si interviene nella realtà, modificandola. In taluni casi lo scrivere diventa Arte. Per me personalmente lo scrivere mette in un certo ordine le emozioni.
    Abbraccio :-)

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    1. Il blog mi ha dato dei bellissimi amici che attraverso qualche racconto e qualche mia impressione sui fatti di attualità hanno dimostrato di riconoscermi oltre le parole e per questo sono grata al web. Oggi trascuro il blog, nel senso che mi sembra di aver già raccontato tutto, per come intendo il racconto e mi astengo dal descrivere la ripetitività del quotidiano che tutti noi conosciamo più che bene e spesso soffriamo. Il guaio è che non mi decido a chiuderlo per il legame con i blog amici e perché provo una sorta di affetto...ahahahah, che ci posso fare?!

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    2. Io l'ho trascurato per un pochino, complici vacanze e subito dopo trasferte lavorative.. ma mi è mancato, come mi sono mancati gli altri bloggers e le loro storie, tutte un po' mie, perché ci si riconosce (ovviamente con quelli che seguiamo). Tanti li ho fatti fuori, non riuscendo ad accomunarli al mio mondo, o riconoscendoli del tutto estranei.

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  5. Il blog è una sorta di "tradizione orale" della nostra storia. Scrivendone i capitoli lasciamo, come novelli Omero, una traccia della nostra personale Iliade (guerra di Troia pareva brutto).
    Fine del pistolotto. Tirami una pistolettata 😁

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    1. Una pistolettata a te mai caro amico... anche se preferirei che dedicassi di più la tua verve al blog, anziché disperderla su facebook... ;)

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  6. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  7. Il blog è vita reale, anzi spesso più reale della realtà. Nel mio caso presenta due sfaccettature.

    La prima è che posso parlare di passioni che persone attorno a me non condividono, il caso più lampante è Topolino, che dalle mie parti è considerato un marchio di infamia.

    La seconda è che tendo a rivelare qualcosa, di ciò che penso e provo, che invece tendo nella vita di tutti i giorni a nascondere. Perché le persone che leggono il mio blog si dimostrano più recettive, d'altra parte entrano per leggere qualcosa, per perdere dieci minuti del loro tempo.

    Così, il problema è che a volte mi conosce meglio la gente che legge sul blog, piuttosto che le persone che vedo tutti i giorni.

    Ma questo non è il problema del nerd che sta nella sua camera davanti al computer, è un problema della società in cui non c'è tempo per gli altri e se c'è, si parla solo di lavoro o di famiglia (in quest'ultimo caso escludendo chi la famiglia propria non ha fatto e per questo viene visto un po' come un isolato e rischia di essere catalogato come 'rifiuto sociale' se non risponde ad altri requisiti).

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    1. Hai toccato un tasto importante e molto veritiero. Con le persone che ci circondano al lavoro (roba da tipo 6/7 ore al giorno di contatto continuo), a volte manca comunque quell'intimità che ti permette di esprimerti per quello che davvero sei dentro. perché si resta inchiodati alla "veste" ufficiale che la società delle convenzioni ti ha appiccicato addosso.
      Finti nella vita, autentici sul blog. Spesso un paradosso, ma reale (alla faccia del virtuale) ;)

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    2. Perché ci vuol coraggio ad essere veri nella vita...

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  8. Sono d'accordo con le tue riflessioni Franco. Io ho sempre scritto moltissimo, fin da quando ho imparato. Aprire dei blog poteva essere solo una naturale conseguenza per questa mia predisposizione.

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    1. Io apprezzo Franco, ho compreso il suo pensiero, e mi sembra che tu nel tuo commento dica l'esatto contrario di Franco.
      Ciao Sara.

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    2. Non lo avverto come un "contrario". Aprire un blog aiuta a espettorare. "Disintrospettarsi" in maniera originale (il neologismo ci sta.. mo' scrivo alla Crusca.. hai visto mai...)

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    3. Gus, può darsi io abbia capito male, allora.
      In tal caso chiedo scusa a Franco.

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  9. Grande Frank, la vedo come te.
    Io scrivo perché mi fa star bene.
    E scrivo di ciò che mi fa star bene, ossia le cose a cui sono più legato, perché collegate a un periodo spensierato della mia vita.
    Ovviamente guardo anche all'oggi.

    Moz-

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    1. Miki, le tue motivazioni non coincidono con quelle di Franco.

      Quanti di noi scrivono per disintossicarsi dai propri malanni esistenziali, dalle nostre beghe interiori? Credo la maggioranza, ad iniziare da me ovviamente.
      Ed anche scrivere del perché scriviamo, è un neppur troppo magico artificio per continuare a scriverci addosso e dentro, ripulendoci dalle scorie della vita.

      Direi che due sono le conclusioni cui arrivare in soldoni e senza farla troppo lunga, senza che tanti, troppi, innumerevoli mental coach si arricchiscano alle nostre spalle:


      Primo: Comprendere “da soli” che dobbiamo e sappiamo sfogarci (ed un blog vale mille presunti terapeuti...)

      Secondo: mai prenderci sul serio, essere i primi a sfanculare le nostre manie e le nostre pretese; sognare certo, ma vivere a quote abbordabili, respirare a fondo, goderci le cose belle, accettare quelle brutte
      .

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    2. Concordo col mio mentore... come non potrei? ;) "scrivere per star bene"

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  10. A parte l'apprezzamento del tuo bel post, penso che i motivi per cui una persona decida di aprire uno spazio in rete siano infiniti, uno dei quali può essere proprio quello che descrivi tu. Su una cosa non mi trovi d' accordo quando affermi che un blog vale più di presunti terapeuti. Ora, se uno intende il blog per scaricare le proprie ansie-paure-delusioni-angosce-depressioni ok, può essere salutare per lui, non certo per i lettori, che ne hanno già tante da mandar giù. Una persona che sta davvero male interiormente/psichicamente ha bisogno di aiuto professionale, altroché, solo chi è "libero" può davvero scrivere e comunicare liberamente.
    Ciao Franco e buon sabato.
    sinforosa

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    1. Qui possiamo aprire capitoli infiniti... diciamo che da sempre nutro seri dubbi su psicologi, psicoterapeuti, psicanalisti, counselor e compagnia cantante... ultimamente poi, innumerevoli aziende affidano soldi e risorse a questo moltiplicarsi di mental coach che succhiano soldi a palate. Dateli direttamente ai dipendenti.. vedi come ti lavorerebbero più felici e volentieri.. ahah

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  11. Condivido in pieno, anche se non tutti sono in grado di lavorare da soli per la propria comprensione interiore ed esteriore come fanno molti con i blog, ricorrendo a specialisti che per esperienza servono a ben poco se si hanno già strada personali in cui si crede.

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  12. Ci possono essere mille ragioni sul perché uno decida, un bel giorno, di aprire un blog. Una sola cosa è, a mio parere, indiscutibile: siamo quel che scriviamo (sul nostro blog) e quel che leggiamo (sul blog degli altri).

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  13. Goderci le cose belle e accettare quelle brutte.

    Hai detto cotiche! (cit.)

    Se fossimo in grado tutti di farlo buona parte dei "problemi" sarebbero risolti ancora prima di presentarsi.

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    1. Hai ragione Mareva... è tostissima comunque... tu ne sai ben qualcosa.. e io pure (anche se in misura minore devo ammettere..). ma sono convinto che cresciamo con una visione che ci accudisce e preserva. E l'aiuto lo custodiamo tutti in noi..
      Un bacio!

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  14. sulla seconda sono d'accordo, sulla prima direi di no, anche perchè contraddice proprio la seconda conclusione. non c'è niente di taumaturgico nello scrivere. anzi, molti se no scrivessero sarebbe anche meglio, talmente tante sono le stronzate che mettono su carta o su tastiera. in Italia tutti sognano di diventare scrittori, morale della favola, esistono "editori" specializzati (e che campano anche bene) nel puppare soldi a gente che crede di essere Moravia o la Ferrante. riponete i sogni di gloria, fate altro che è meglio.

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    1. Minchia però.. accostare Moravia e la Ferrante... ahah..
      ..dai.. il blog serve a autoprenderci per il culo.. terapeuticissimo.. quello il fine.. se poi ci sentiamo piccoli De Luca.. è un altro problema.. ;)

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  15. beninteso, il blog è altro. innanzi tutto è gratis, poi se vogliamo, è il primo tribunale. ci sono blog di poesia con zero commenti da sempre. a volte solo la grafica e i glitter ti allontanano. per carità.....

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    1. Che hai contro i glitter?:-P

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    2. Scrivere a volte è catartico. Di per sé aiuta.

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    3. Ao .. per i glitter m'è toccato googolare.. ahah

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  16. Giustissimo, la nostra personale valvola di sfogo, creativo e non ;)

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    1. Una valvola e nel contempo un sistema creativo e di ricerca.. cosa volere di più? ;)

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  17. Che bello il tuo post. Mi piacciono molto anche i commenti che hai ricevuto.
    Mi ritrovo soprattutto in quello di Riccardo, che dice molte cose che penso anche io.
    E' vero che, se fatto bene, il blog può essere qualcosa di veramente reale. Io stessa ho sempre detto che quello che scrivo è molto intimo e nella quotidianità raramente sarei in grado di tirarlo fuori.
    Comunque, come per tutto, un corretto uso della scrittura può insegnare molto su se stessi e sulle proprie capacità. oltre che fornire una valvola di sfogo non indifferente :)

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    1. E' una cosa che ritrovo anche nei tuoi post, infatti, Paola.. a volte ci liberiamo dagli schemi convenzionali che nel quotidiano dobbiamo bene o male mantenere.. tant'è che io, ad esempio, poi, trovo persone che una volta che mi leggono sul blog.. mi riconoscono una interiorità che io fatico, evidentemente, a manifestare "dal vivo".
      Quindi il blog anche come mezzo per affinare i rapporti live..

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  18. Mi piace molto questa frase: "goderci le cose belle, accettare quelle brutte." La realtà!
    E per me che separo molto il virtuale dal reale è perfetta.
    Cosa è per me il blog? Un divertimento e quando questo verrà meno, volerò lontana a godermi le cose belle accettando quelle brutte della mia realtà. Abbraccio semper

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    1. Divertimento per forza, ma salutare.. un riordino del proprio bisogno di scrivere.. uno scambio di contraddittorio.. una necessità di reperire altre idee, diversi modi di intendere..

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    2. Salutare... quando non ti fanno incazzare ihihihuahuahuah (◉ω◉) ♪♫*•♪

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  19. scrivo da sempre, per tenere a bada l'inferno che mi smuove da dentro

    addomesticarlo, tuttavia, non è mai stato un rimedio del mio inchiostro, anzi, ammetto che certe volte mi è successo esattamente il contrario, ovvero ho fomentato la mia indomita parte ribelle, proprio con la soluzione della penna

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    1. ...e il tuo ultimo post è esemplare... ;)

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  20. Ho smesso di pensare al perché scrivo ed ho un blog. Mi piace e basta. Sicuramente mi riflette nel bene e nel male. In realtà sarebbe molto meglio vivere che raccontarla. Solo che siamo vanesi a tal punto che scriviamo soprattutto di noi stessi e delle stronzate a cui ci dedichiamo. Ora, nella maggior parte dei casi, quel che facciamo ci pare sempre fighissimo o no? Il blog quindi è l'altare del nostro egocentrismo. Altro che introspezione...

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    1. infatti parlavo del contrario. Ci buttiamo fuori, cose belle e cose brutte. Facciamo riordino e pulizia. Poi si ricomincia... mumble mumble... un bacissimo Mariellina... (ovviamente non devo dirti io che è uscito Diavoli custodi... l'ultimo fantastico De Luca.. )

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    2. Il libro lo sto leggendo. Allora ho capito poco del tuo post visto che l'ho interpretato a modo mio...

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    3. Che ci vuoi fare sono una schifezza di blogger e scrivo male.

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    4. Scrivi una favola.. serena.. il contrario nel senso che disintrospettiamo anche egocentrandoci.. spesso è il subconscio che fa le pulizie mentre mettiamo su piani su piani di torre d'avorio formato Blog.. voglio crederlo almeno.. ;)

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  21. Uh, quanti post scritto sullo stesso argomento!

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    1. Il blog è uno spazio aperto e comune dove, più che altrove, si ha la possibilità/capacità di scambio di quel che si è e si ha interesse a condividere. Con «più che altrove» intendo dire che nello spazio virtuale sono annullati i conformismi, le dinamiche di ruolo, di status che la realtà spesso impone. Ma questo non vuol dire annullare correttezza e rispetto. Anzi, dovrebbe essere ancor più evidente, pur offendendosi in un contraddittorio. Perché qui è più facile, dire: “Gus, vecchia calzetta, stai a di’ un sacco di minchiate su Monti, su Veltroni, su Zeman, sul tempo, sullo Tsunami” Ecco, il punto è -a parte la licenza di definire gus mezza calzetta, ah ah , mi piacerebbe essere una mezza calzetta, tutto comunque è lecito nel confronto, a patto che non si scenda nel personale. Non si dovrebbe giudicare mai un essere umano perché ognuno contiene in sé ragioni non comprensibili interamente, figuriamoci se può essere rispettoso farlo qui.
      Il blog non è una caserma, né un carcere, né una piazza, né una clinica, né un centro antidroga e né tanto meno un laboratorio di restauro, dove ci si preoccupa di nascondere o annullare il segni di eventuali rotture o rovine. Il blog non è una comune dove, al di là che ci sia uno spazio per tutti, ognuno si comporta in modo autonomo, bensì un luogo dove si convive, tutti insieme nel bene e nel male, amandosi, poiché non puoi fare progressi se non rendi partecipe gli altri del tuo miglioramento. Il blog è un'avventura dove ci si allena al sacrificio, alla disponibilità, al confronto onesto.

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    2. Il blog ti permette di conoscere e/o scansare, anche (come mi è capitato anche di recente), persone non gradevoli o con un'idea tutta loro del contraddittorio. Nella vita spesso è più difficile, alcune persone non "ideali" te le trovi accanto per sempre: colleghi, vicini o - peggio - parenti che siano..

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  22. Più che beghe interne, dove tutto sommato riesco a gestirmi, sono le beghe che dall'interno passano all'esterno, e soprattutto quelle che dall'esterno arrivano in vario modo all'interno. Ecco il mio blog. In ogni caso scrivere (e ricordare e godere) anche delle cose belle può essere anche terapeutico.

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    1. Comunque una gestione variegata di beghe di vario genere.. e senza passare alla cassa... ;)

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  23. Io non so cosa rispondere. Il mio blog tratta tematiche sociali e lo fa spesso con mie poesie quindi attraverso la mia rabbia il mio dolore la mia indignazione però non è un blog che parla di me o delle mie esperienze personali. Io in questi casi dico sempre che se cercate un blog che racconti i fatti quotidiani del suo autore, il mio non è un blog personale ma se invece volete un blog dove chi scrive non si risparmia dal mettere nei propri testi tutto se stesso allora il mio blog paradossalmente è tra quelli più personali che esistano :-)))

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    1. ..e infatti non credo NON si possa non (e sono tre non) definire "personale" il tuo blog.. metti l'anima nel denunciare, e denunci stati di fatto e comportamenti che non vanno giù a Daniele Verzetti, al suo vivere, al suo intendere il rispetto e la comunicazione, al suo con/vivere e al suo con/dividere. Metti tutto te stesso. Magari non sapremo quanto soffri per una malattia o se chi ami ti ha lasciato, ma traspira comunque tutto il tuo essere onesto e la tua indignazione, un patrimonio che chi vive accanto a te non potrà non apprezzare, come lo facciamo noi.. ;)

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    2. Grazie per questa tua risposta. E' la più bella che potessi darmi.

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  24. Avevo postato un commento...stamattina...è scomparso. :(

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    1. ...ripostalo... io non ho toccato nulla giuro!! ;)

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    2. No....ne ero certa... :)
      Era tutta un'elucubrazione sulla polemica sterile ;D
      Bacio

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  25. Sicuramente il blog è una parte di noi e delle nostre opinioni.
    Saluti a presto.

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