LA MIA PAGINA FLICKR

sabato 27 febbraio 2021

I LUOGHI DEL CUORE



 Dal meme di Mariella, una bella scusa per rispulciare anche io foto e attimi di passato..



E come faccio a non dirvi New York? Ci ho lasciato un pezzetto di anima e non vedo l'ora di tornarci...
"...la High Line di sole incredibile, ferrovia sospesa abbandonata e riconvertita a splendida passeggiata nella midtown più evoluta..."



La Grecia è la nostra seconda patria. La amiamo a dismisura. Cerchiamo di andarci ogni volta ci è possibile. E' tutto un luogo del cuore, ancora e ancora da scoprire..."... quella Grecia che riesce ad affascinare con poche pennellate, con i suoi odori, i tornanti sul vuoto, le risacche trasparenti, il cibo fantastico..."





Venezia:   "perché l'assenza di rumore è uno dei sogni più - ossimoricamente - eclatanti di Venezia"




A Scauri c'è tutta la mia infanzia, l'adolescenza, l'amore per il mare, i sogni, la bellezza e la meraviglia. Un’alba di Settembre a Scauri, col suo alone di nulla deglutito, può spaventare perfino Keats. 

"Sono i nostri occhi macchine del tempo, che grattano mille riverniciature, rivivono giochi, baci, pedalate...vedono locandine di cinema davanti vecchie arene ricoperte di edera"



Milano: a Milano sono stato concepito, solo la mia mamma ha impedito che nascessi sui Navigli. Ma poi la fede ha prevalso, il Milan nel cuore, e la città, il Duomo, il Cenacolo e la sua magia per sempre nei miei occhi.. 




Crociere: un mondo da esplorare.. fantastico! Definirle "un luogo" è un simpatico paradosso, ma permette scoperte infinite.. 




Maldive: per chi ama il mare, decisamente non esiste altro paradiso che possa competere. 

"..saporita rievocazione, cerimoniale salmastro, lingua di sabbia abbacinante e vento frusciato, ricamo di nuvola gentile a specchiarsi d'acqua pastello.."




Praga "...Il cielo t’inghiottirà assieme a guglie e ponti e cimiteri bisbiglianti, non distinguerai che radi orpelli nella nebbia sporcata di timida neve ed orme caute..."




Ponza   "..e ubriaco di ginestre in crisi di caldo, diventi allora custode dell'isola, di tutto il mare e di tutti i sogni appesi al tuo sguardo, ed anche chiudendo gli occhi, sapresti come muoverti.."




Matera"ti riempie gli occhi di quel grigio appannato, smussato dai secoli, ma che tiene incollate le case e crea "paese", sodalizio di intenti e memoria di stenti.."



Padova: "..può capitare di trovarsi un weekend catapultati a Padova, con poco più di tre ore di treno veloce, a calpestare l'acciottolato che ti massaggia i piedi, nel silenzio che ti fa percepire le bici, le chiacchiere leggere delle persone che sfiori, l'acqua placida dei canali ad un ritmo slow del quale avevi perso ogni traccia..




Procida ovviamente... ti cattura con una finestrella che sbircia la strada,
con i panni stesi ad abbronzarsi,
i colori pastello mischiati alla rinfusa, ma dalle cromie sempre incredibilmente in tinta.



Bruges. La Venezia del Nord. A pieno titolo. Coi canali e quell'aria altera che conquista e affascina. 



.. ma i luoghi del cuore sono tanti, a ben pensare, sono quelli dove ce lo lasci, e quelli che vengono sempre con te, quelli che aiutano a formarti un'idea universale, che poi cerchi di trasformare in saper vivere.. 



giovedì 25 febbraio 2021

LA CROCE DIVELTA


La croce divelta - film
"La croce divelta"


La croce divelta (1988)

un film di Aurelio Pitorri
con Michele Folli, Marion Feels, Orlando Goltray, Demi Creep, Alessandro Urbani


Un Papa impazzito (o rinsavito) un bel giorno decide di regalare il Vaticano, svendere proprietà, liquidare monasteri, disfarsi di chiese, “spossessarsi del demonio” come annuncia all'Angelus.

Si scatenerà una guerra santa. Il vicario di Cristo se la rischia, i popoli plaudono, i potenti deplorano, l'esempio viene raccolto a denti stretti. Gli equilibri si sfaldano, i coperchi si ribaltano. Si rischia il collasso dell'apparato “Chiesa”, inteso come emblema di potere.

Un giovane sacerdote (un Folli finalmente all'altezza delle promesse) ed una suora laica (la fin troppo fascinosa Creep), affiancati dagli eventi, imbastiranno la fuga del Pontefice (Alessandro Urbani forse troppo perennemente accigliato) minacciato dai poteri occulti.

Che assomigli molto a Giovanni Paolo I non è probabilmente un caso, questo Papa visibilmente turbato che si affida spesso in preghiera ad un Dio antico quanto dimenticato. La storia affascina anche se convince a fatica la maratona dei fuggiaschi tra sette, sodalizi, congregazioni ed associazioni più o meno occulte che tentano il ripristino degli equilibri di potere. 
Esalta in compenso l'angoscia dei ricchi di spirito che si abbatte sui ricchi (e basta), la tenacia della Fede sulla barbarie del profitto, gli orizzonti della speranza oltre i confini della miseria (di spirito). 

Il finale vagamente fantasy magari non esalterà il puritano ma dona verve ad una trama altrimenti non sufficientemente affrancata da un classico mystic thriller. 
Una certa new age rivalutata in ambito possibilista, tutto sommato, può incarnare il sogno dello spettatore medio. 
Gli escamotages sfiorano la credibilità come neanche Dirk Selley aveva mai fatto supporre con le sue teorie letterarie, ed il montaggio frenetico, i piano sequenza mozzafiato ed ardite sequenze con camera a spalla rendono commestibili le oltre due ore di proiezione, anche ai palati più ostici. 

Opera prima, questa di Pitorri, pupillo ed ex aiuto regista di Frank Dubolt, da non sottovalutare quindi.


martedì 23 febbraio 2021

CAMBIARE L'ACQUA AI FIORI

 

Ecco un libro del quale sembra non esistere una recensione negativa. L’ho letto anche abbastanza velocemente, mi ha preso molto all’inizio. Forse perché vi si narra la storia di una custode di cimiteri.

Un posto dove tanti si trovano a disagio, un posto dove a me piace passeggiare invece, spulciare le lapidi altrui, sbirciare gli epitaffi, osservare le architetture e gli ornamenti, le date dei decessi e le foto scelte.. lo facevo anche prima della morte di mamma, anche se meno spesso, andando a trovare suoceri, amici, nonni, zii.. quindi l’atmosfera di luogo appartato, di isolamento riflessivo ed intimo,  descritta nel libro, l’ho trovata subito nelle mie corde.

Ed anche Violette, la custode (anche se da più parti accostata - impropriamente - alla Renée  de “L’eleganza del riccio”), mi ha comunicato quasi un senso di complicità e di affinità elettiva, con la sua quiete interiore, la maturità ed un livello di esistenza superiore, mi è parsa permeata in acutezza e sensibilità da quel luogo di “pace eterna” . Ma proprio mentre mi stavo accomodando tra le pagine placide di aromi e tempi dilatati, si parte per la tangente. Violette ha un passato, e ci posso stare, ma soprattutto diventa arbitro e crocevia di una moltitudine di intrecci che svicolano tutti per il piccolo cimitero di provincia. Dall’amore folle a quello molestissimo, dal thriller elementare fino alla sua soluzione infantile. Dagli intrecci di vite diverse e molteplici, dai contorcimenti familiari fin troppo ambigui, improbabili, irreali. Dai ribaltoni alle confessioni, dalle preghiere ai distacchi e alle rinunce. Incontri e  rincontri, tutto e tutti  intruppati, a mirabolante incastro, nel sottosuolo del piccolo cimitero, con i flashbacks a esumarsi l'uno con l'altro.

E’ come nei piccoli paesi, appena fuori dell’abitato, dove mi piace aprire vecchi cancelli cigolanti, in minuscoli poderi, a volte in appendice ad antiche chiese appesantite dalle stagioni; a volte su disordinati cimiteri ricolmi di passato, di storie e racconti: non c’è morte ma solo palpabile quiete, tombe e lapidi sembrano composte sciattamente, lasciando minimi e insensati spazi, ma rimane l’idea di un composto omogeneo, affiatato, necessario.. una tavolata di vecchie conoscenze, e noi a passeggiare chiedendo permesso e origliando leggende.. 

Forse da qui quel “cambiare l’acqua ai fiori”, perché quel sottoterra brulica di sete d’amore, vendetta e incanto, odio e fascino, oblio e rammarico. Ma andrebbero impiantati semafori per quei vialetti, non lucine (quei semafori addirittura esaltati e protagonisti, attraverso una pagina di melassoso cinema a nome “I Ponti di Madison County”), e chi passeggia sopra non è che la punta dell’iceberg di sconvolgimenti che partono da lontano ed evidentemente non trovano pace ma, anzi, la arano quella terra fino a sviscerarne ogni più recondita radice. E lì comprendiamo che la Perrin (nella vita coniugata Claude Lelouch, del quale non lesina nel libro scene e citazioni) non vuole più solo stupire: vuole strafare, vuole ammucchiarne di legna sul fuoco, inondarli d’acqua quei fiori; adultere che danno del Lei,  personaggi e personaggini che si incrociano a più riprese, e poi esequie su esequie, orazioni funebri da show, numero dei presenti e numero degli assenti, collezione di vedove inconsolabili, matrimoni che ce ne fosse uno azzeccato, rimorsi e rimpianti, ceneri al vento e inumati che, in realtà, non ci sono mai stati. Un continuo scoprire carte (o tombe): si parte per sottrazione e i piani temporali disseppelliscono (per rimanere in tema) altri piani temporali. Un cimitero che è Arrivo ma allegoricamente Partenza, in teoria indizio di stabilità definitiva, ma in realtà punto focale dove il tutto si aggira vorticosamente attorno, tutto passa per la casa della custode, segreti e consigli, sensazioni e sentimenti, passato e futuro, consolazioni e rivelazioni; quella casa racchiude un turbinio, e il terreno attorno sembra dissodare costantemente, anziché custodire, urlare anziché silenziare.

Ricordo ancora quando, per vedere se le lampade crepuscolari messe nel terreno vicino la tomba di famiglia di mamma, dovetti aspettare nel cimitero, quasi fino all’orario di chiusura, che ci fosse abbastanza oscurità per permettere ai led di accendersi. Ero praticamente da solo a  passeggiare sereno tra vialetti e lapidi in un magnifico silenzio, ignaro dello spettacolo che di là a pochi istanti mi sarebbe apparso: nell’oscurità incipiente una miriade incredibile di lucine stavano creando autentico spettacolo. Una città fibrillante di luce, come di festa, ma privata, una festa solo per me, e per la mia mamma.

“Signor Seul, se sulle porte degli armadi ci sono le chiavi, è perché nessuno li apra” questo fa pronunciare Valérie Perrin a Violette. In realtà Cambiare l’acqua ai fiori si sarebbe potuto chiamare: “Svuotate gli armadi: se non ci sono le chiavi, chiedete a Violette”. Mi rendo conto però che sarebbe stato troppo lungo, ed in qualche modo avrebbe potuto spoilerare gli innumerevoli epiloghi, con svariati incipit ad orologeria, tenuti semi occultati per due/trecento pagine.. giusto per farci ambientare ad atmosfere solo apparentemente lugubri. Un romanzo a scatole cinesi a forma di piccole bare, se mi è permesso il gioco di parole. Un narrare che chiede troppo, a mio avviso, nella nobile intenzione di donare tanto, sia chiaro, ma che rischia di fracidare anche il fiore più resistente, a volergli cambiare troppo spesso l'acqua.



 

 

sabato 20 febbraio 2021

ANNUNCIO RITARDO



Dopo aver mollato un supponente Frecciarossa, aspettavo, assieme ad altri, il Regionale delle teoriche 17,05. 

L'annuncio "anticipo", colse molti di sorpresa. 

Anche perché tutte le fonti di orario stavano sballando, si pensava ad eccessiva calura o ad anomale tempeste magnetiche. 

Noi lì, ormai un po' istupiditi, si ipotizzava potesse essere addirittura pomeriggio inoltrato. 

Quando il treno giunse sembrava in surplace. Entrò in stazione sbuffando lievi soffi di vapore stanco.. e si diede un'occhiata tronfia, tutt'attorno, della serie: 
"decido io quando si arriva, e quando si riparte, ora".  

Solo un vecchio merci in sosta bofonchiò qualcosa sull'arroganza dei giovani... e tornò ad arrugginirsi in silenzio. 

Un giorno era giunto spavaldo anche lui, e sempre di pomeriggio. 

Certe coincidenze spaventano.



giovedì 18 febbraio 2021

MALCOLM & MARIE

 


Malcolm e Marie, ve lo ripeto, così se dovesse sfuggirvi durante il film, visto la ricchezza di location e personaggi, voi saprete sempre che sul set ci sono Malcolm e Marie. Del resto anche loro si chiamano per nome: “Malcolm, che stai dicendo?” “Marie, credi che non ti ami?”. Come del resto Luisa ed io a casa: “Luisa, dov’è il sale” “Sempre al solito posto, Franco”. Ma in quale casa con due sole persone, le medesime si rivolgono una all’altra, ripetendo il nome ogni due per tre, in quale casa vorrei sapere?!.


Dicevamo, Malcolm e Marie, sono neri, il film è in bianco e nero, il loro umore è un po’ bianco un po’ nero, litigano, fanno pace, litigano, fanno pace, litigano, fanno pace. Lui è un regista (nella vita è il figlio di Denzel Washington) lei la sua fidanzata (nella vita è Zendaya, famosa non si sa perché, ma tutti son presi dall’euphoria). Il regista vero, invece, è Sam Levinson ("Ma davvero questo è il figlio di Barry?!")



Sono appena tornati a casa dalla prima del suo film, festeggiatissimo, ma lei è un po’ storta perché, pur ispirando la pellicola, non è stata ringraziata nel discorso, appunto, dei ringraziamenti. Anzi, non solo non è stata ringraziata, ma neanche scelta come attrice. Lui si dispiace, si dispiacerà tutta la sera, tra un piatto di maccheroncini scotti come solo in America e conditi con burro a pacchi come solo in America;



e cercherà di spiegare ma senza spiegare, cercheranno di fare pace, lei col suo alluce valgo più cicciotto delle sue tette, e qualche scena madre tanto per fargli capire perché sarebbe famosa;  lui parlando e muovendosi come un rapper di quelli schizzati, e arrabbiandosi con la prima recensione online che parla di capolavoro ma è scritta da una stronza bianca (che comunque col bianco e nero non stona), e col viso a barbetta disegnata che vira spesso sul catatonico (che in Tenet ci stava pure, vista la sceneggiatura improba) ma qua fa solo pensare “Ma davvero questo è il figlio di Denzel?!"




La casa è minimal da paura e si fuma diligentemente solo fuori della finestra dove si aggira mollemente il dolly, dentro si beve solo (salutisti va bene ma c’è un limite a tutto..). Il distanziamento è assicurato, del resto il covid è covid e non guarda in faccia a nessuno, per questo anche Malcolm e Marie si allontanano spesso ("Marie? Marie? Marie dove sei?!"), lui vorrebbe avvicinarsi a più riprese (alla faccia del covid) ma proprio mentre lei si decide per il si, si ricorda che, no! Malcolm gliel’ha fatta grossa stavolta.. non l’ha ringraziata, non l’ha scelta, non l’ha considerata, non si accorge di lei, è troppo egocentrico.. e insomma niente, per stasera, neanche masterizzata.


Quindi a letto senza cena (anche perché coi maccheroncini intanto puoi stuccarci il garage), ci laviamo i denti una ventina di minuti e poi ninna.

E un po’ ninna anche noi, a dir la verità. 




mercoledì 17 febbraio 2021

MA POI CHI E' FRANCO BATTAGLIA?


Perché è facile dire che è uno che sogna, sbircia, viaggia, interpreta, 

fotografa, ama, colleziona e poeteggia 

Poi c'è un Franco che si arrabbia, che (si) delude,  

che vorrebbe piacere e piacersi. E invece non (si) piace poi tanto.

Che non risolve, non pianifica, non raggiunge, non riesce e un sacco di altri non.

Un Franco Battaglia in pensione, che ha lavorato abbastanza, ha fatto casini in abbondanza,  che ora ogni lunedì è di nuovo domenica, che finalmente piega l'ansia in un cassetto assieme alle camicie che non mette quasi più, perché erano un repertorio da ufficio, da colleghi, da clienti; e allora via nel cassetto assieme a tutto l'armamentario, alle mille cose da mettere a posto (perché è un trasloco che è per sempre, altro che diamanti..)

Un Franco Battaglia curioso che vuole ripartire (post Covid) il prima possibile, e apposta non si precipita al bar a fare lo spritz (che pur ama) o al ristorante ad ammucchiarsi. 

Un Franco Battaglia senza figli, con i suoi matrimoni, gli incidenti, le perdite, e paura che la vecchiaia possa essere brutta.  

Dal 2006 a scrivere di cinema su FilmTv, e dal 2013 su Blogger, su entrambe le piattaforme continuo a folleggiare, sulla prima come Lampur, e qui con Nome, Cognome e storia.

Settecento post di qua (e settecento recensioni di là), tra poesie e prose, viaggi e ritorni, prese in giro, racconti, recensioni, visite, analisi sociali e analisi mediche, ricoveri e di(s)missioni
trend, mostre, denunce, 
sport, teatro e sottocultura, amori e abbandoni,
barlumi di autobiografia, burocrazia e politichese, 
bellezze e brutture, 
cucina e fotografie, risate sguaiate, magie e tristezze, 
città e paesi, acque e montagne, 
gente da irridere e gente da esaltare, soldi e miseria, 
isole da sogno, 

e ancora sfoghi, stralci di vita, giochi; tutto insieme, tutto importante, come lo scambio di idee, le amicizie o le semplici conoscenze, e le delusioni, anche grosse.

robe inventate e robe vere, che fanno la posta dietro un risveglio, e un casino di altri pensieri da mettere in ordine..

Ma chissà voi, chi pensiate che io sia, se ispiro serenità di giudizio, o schizofrenia folle? 

Me lo chiedo a volte, come in questo post.. perché questo è un post a trabocchetto, per sapere cosa sbaglio, e fare le pulci a chi legge... 

del resto, se non voi, chi altri?


Davvero siamo come ci arrediamo casa?

domenica 14 febbraio 2021

USO DELLO SHAMPOO: DIFFERENZA TRA DONNA E UOMO


SHAMPOO DA DONNA:

Dev'essere tensioattivo anionico, non aggressivo, migliorare lo skin feeling, abbastanza viscoso e con schiuma stabilizzata con ossidi di ammine selezionati, correggere i ph in automatico, fragrante ma non invadente, non opacizzante, antiforfora, proteinico e vitaminico, e con la concentrazione micellare critica regolata in base a solfati non irritanti.


SHAMPOO DA UOMO:

Il tappo della confezione deve poter aprirsi sotto la doccia senza far ricorso ad esplosivi.

sabato 13 febbraio 2021

IL GIOCO DELLE ULTIME VOLTE


 

Prendo spunto dall'ultimo romanzo di Margherita Oggero, "Il gioco delle ultime volte".

"Quando è stata l'ultima volta che abbiamo fatto o visto qualcosa 

senza sapere che sarebbe stata l'ultima?"

mi vengono queste.. 


Quando ho guardato la fede del mio primo matrimonio, prima di perderla al mare. Giugno 1988

Il gol di Van Basten all'Ancona,  maggio 1993.

La mia prima maratona.. sigh! dicembre 1980 


..e di sicuro quando ho stretto la mano della mia mamma, 

e lei l'ha stretta a me. Settembre 2020




giovedì 11 febbraio 2021

LEI MI PARLA ANCORA (..DOPO IL FILM DI AVATI, NON LO SO..)

 


Dal racconto di Giorgio Sgarbi, da cui è tratto molto liberamente il film di Avati, giusto rare tracce della lirica e della leggerezza originali; ampio spazio, invece, ai mezzucci utilizzati da Pupi per sensibilizzare la platea, specialmente sul ricamato rapporto tra il protagonista che ha perso l’amata moglie e il ghostwriter chiamato a “immortalarne” la loro storia, davvero utilitaristici e risibili, adatti giusto al filmetto che viene fuori, e che trasforma l'emozione in melodramma facile facile, soffocandola in una girandola di soluzioni pretestuose e siparietti al limite.

Non sopporto questo modo di fare cinema, questo dover stupire lo spettatore anziché farlo addentrare con tatto, questo creare esagerati contrasti iniziali, per poi farli repentinamente convergere in una sincera e costruttiva amicizia (Gifuni che sparolaccia all’inizio, e alla fine va via con la testa fuori dal finestrino come un cagnolino a guardare Pozzetto; e sconforta, si, ma solo nel constatare a cosa si arrivi per coinvolgere con maldestra superficialità).

Quindi è già con il Pozzetto catatonico, rimasto nel limbo della memoria immortale della sua amata consorte, e il suo incontro con un Gifuni calcolatore, che guarda solo i suoi interessi - ad emozione e garbo zero -, che Avati brucia gran parte delle sue carte, rendendo macchiette posticce e arruffate anche tutte le figure di contorno.

Salvo giusto una luminosa Ragonese, anche se costretta a scene artefatte, come fuga e ritorno nella dimora di lui, appena sposati; ed un bel ritaglio anche per Haber,  misurato e a suo agio.. ma davvero poco, troppo poco.. e peccato per i radi squarci di poesia malinconica, che si perdono nelle forzature.. 



mercoledì 10 febbraio 2021

EVIDENZIA TUTTI I RIQUADRI CON "UNICORNI"... SE NON NE VEDI, SALTA BLOG

Ogni tanto Blogger, per autorizzare un commento, ti chiede se sei un robot, cosa hai mangiato a colazione e se ti sei lavato i denti prima di accendere il pc. 

Vabbé.. siamo abituati e - si dirà - è per tutelare la nostra privacy e la liceità di chi osa interferire con i nostri post.. ma poi cominciano ad apparire questi riquadri dove ti chiedono di evidenziare le foto con i semafori, le strisce pedonali, gli autobus, i fenicotteri rosa e i fantasmi...  io già con gli idranti comincio ad avere difficoltà.. ahah



Dove arriveremo? 

martedì 9 febbraio 2021

CRISI D'IDENTITA'

Ai miei esordi postai questo simpatico rovello immaginario, frutto della mia simpatia verso i doppi e i tripli, i multiversi, la capacità di guardarci da fuori (che può divenire scuola di coscienza, oltretutto), di divaricazione delle sensibilità e delle infinite possibilità che la nostra fantasia può suggerire.

Lo ripropongo ora. 


C'é qualcuno riflesso nello specchio, accanto a me. 

Mentre un altro Io, al mio fianco, guarda sorpreso la duplice figura reputando estranea e, verosimilmente, in eccesso, la mia/sua immagine echeggiata dalla parete rilucente. 

Ora trovo singolare non solo il soggetto riflettente e la sua doppia traslazione figurata, ma anche quest'altro avulso, bizzarro riverbero con le mie sembianze, che crea un quadrilatero imbarazzante. 

Sono fuori da corpo ed immagine, sento aliene le mie membra fisiche erette davanti lo specchio, e smisuratamente lontana quell'accozzaglia di tratti disegnati sulla parete d'un acquoso diafano, pronti a minacciarle, ed infine assurdamente distorto che una mia idea riesca a riprodursi come entità straniera, indistinta e vaga, ombra nell'ombra, fantasma tra i fantasmi, iconografia pura. 

Inorridendo poi, a tal punto, da far dileguare di botto l'allucinazione estranea, come fosse stata solo un miraggio distratto, riqualificandola, infine, pura e singola effigie su di un ormai docile cristallo appeso al muro, che comunica, ora, solo coordinate familiari al cervello - quasi impazzito - allocato nella mia simpatica scatola cranica formato multiplex.

Dove sarà finita la duplice figura? In una sceneggiatura di Nolan?

domenica 7 febbraio 2021

I DIECI ANNI DELL'EPOCA CHE AVRESTE VOLUTO VIVERE


Faccio il verso a Moz col suo post del Decennio Magico (golden age) che avete vissuto

rilanciando con i dieci anni di storia che AVRESTE voluto vivere.  

I dieci anni di storia passata e anche trapassata, nei quali vi sareste sentiti a vostro agio, dove poter esprimere passioni e qualità, dove incontrare uomini e ideali, dove sentirsi realmente a posto e realizzati, potenzialmente partecipi di un'epoca, una svolta, una rivoluzione, una crescita.. o chissà cos'altro.

Io, ad esempio, avrei voluto vivere dal 1910 al 1920, a contatto con dadaisti e futuristi ed essere contagiato attivamente dal loro furore letterario e artistico.

Voi invece? C'è chi avrebbe voluto scoperchiare il sepolcro di Gesù, o bevuto un cognac con Napoleone, o tenuto la torcia accesa a Leonardo mentre dava vita al Cenacolo?

Pensateci un attimo..

venerdì 5 febbraio 2021

METAFORE...

 


Ho sognato che una squadra di ristrutturazione edilizia formata da dilettanti allo sbaraglio mi stava rifacendo casa. 

I tubi perdevano acqua, l’impianto elettrico andava in corto, i muri rivelavano crepe, le serrande non si alzavano, il parquet andava ondulandosi, le porte non si chiudevano.

Decido allora di ricorrere a dei muratori, carpentieri, elettricisti, idraulici, gente normale comunque, non certo dei draghi. 

Il team dei dilettanti però mi chiede: e vada per questi specialisti ma noi dobbiamo comunque avere voce in capitolo perché l’etica di un lavoro non va giudicata dalla sapienza di gente esperta e competente, ma dallo spirito di appartenenza di persone che lo hanno davvero a cuore quel lavoro, anche se poi non capiscono un’acca sul come eseguirlo. 

Non servono mercenari per eseguire un compito, ma gente che lo ami.

Devo mangia' leggero stasera..


giovedì 4 febbraio 2021

CERTI LUOGHI


Certi luoghi sopravvivono. 

E mentre li inquadri, fotografano la tua vita schizzata. 

Restano immobili a catalogare tramonti, a stratificare vento su vento. 

Collezionano gocce di pioggia, silenzio inascoltato, barattoli alla deriva e graffiti consunti. 

Mentre sbricioli per il mondo la tua curiosità, 

mentre ti laceri in insensato peregrinare, un giorno... quel giorno.. 

il tuo vorticoso vagare recupera sensazioni e pace. 

Srotola tutto il tempo polverosamente raggomitolato. 


Certi luoghi, inesausti, sopravvivono. 

E tornano, loro, a cercarti.

martedì 2 febbraio 2021

MATTARELLA DIXIT



 "Vi ho dato quattro giorni per salvare la faccia. Avete fatto peggio. 

Ora decido io...niente accordi ridicoli, niente elezioni, il paese ha bisogno di gente seria, quindi fatevi da parte. Siamo in emergenza sociale, economica, sanitaria.

Non abbiamo tempo da perdere, ne' possiamo permetterci che il mondo ci rida dietro"


Bella Mattare'.. 

lunedì 1 febbraio 2021

SE SCALANDO UNA MONTAGNA... (GIOCANDO COL CINEMA CHE AMO)


Se scalando una montagna (MISSION) il traguardo fosse dover arrivare in cima (INTERSTELLAR), credo ci sia ancora un po' di strada da fare (FITZCARRALDO), mi vedo invischiato (ZELIG) tra altipiani che generano falsi punti di vista (THE PRESTIGE). 

Sembrano vetta e celano pareti a picco (SLIDING DOORS) appena al di là di una nube pigra (THE WEATHER MAN). 

Se poi, scalando una montagna, il vero traguardo (MOMENTI DI GLORIA) fosse volgere lo sguardo in basso (MEMPHIS BELLE) a comprendere quanto distanti siano tutti gli altri (K-PAX), saremmo su una buona strada (MAD MAX), scorrevole ed invitante (TRAIN DE VIE), ma affollata di personaggi (BIRDMAN) accomunati da istinti grezzi (THE HATEFULL EIGHT) e comuni malinconie (BIG FISH). 

Ma se scalando una montagna, l'effettiva verifica (ANALISI FINALE) fosse quella realizzata al ritorno (LA VITA E' MERAVIGLIOSA), scendendo quietamente, individuando dirupi e crepacci (DEJA VU) dal loro lato debole ed esposto (LA PECORA NERA), piegando l'impossibile alle forme ridicole (INCEPTION) della nostra limitatezza (BEAUTIFUL MIND). 

Ecco che allora riconoscerei le tattiche (PULP FICTION) di persone miopi (I SOLITI SOSPETTI) abbrutite da chincaglieria mentale (QUALCUNO VOLO' SUL NIDO DEL CUCULO), persone che non sopportano (I DUELLANTI) di essere create e non creatrici (FRANKENSTEIN). 

Persone che cosi facendo (BILLY IL BUGIARDO) perdono per strada (MEMENTO) mille e mille doni (THE MILLIONAIRE). 

Gli rotolano giù - irreparabilmente - (ESPIAZIONE) da quella cima dove pretendono di essere (THE BIG KAHUNA).