LA MIA PAGINA FLICKR

▼

mercoledì 23 settembre 2026

SONO UN DRONE


 

Sono un drone.

Sono nato per gioco.

Per una ripresa dall'alto, per un matrimonio in campagna, per un campo di grano che sembrava un mare e il mare da sbirciare come dalle nuvole. 

Per far sentire ogni uomo, per cinque minuti, pilota e regista insieme.

Il volo autonomo, prima di me, era cosa da militari: ferro pesante, radiocomandi imprecisi, poca grazia. 

Io invece sono figlio degli anni 2000, figlio dell'hobby, del diletto. 

Io ballavo.

Poi l'animo umano, quel suo gene perverso, ha fatto quello che sa fare meglio: ha preso la bellezza e l'ha convertita.

Mi hanno armato.

Ora non porto più solo una microcamera. 

Volo lo stesso. Silenzioso, veloce, preciso.
Ma porto altro.

Sotto di me non c'è più stupore, c'è dolore. Le mie acrobazie non strappano più meraviglia. 

Strappano terra, pareti, panni stesi. E carne. 

Sono diventato un funambolo del disastro.

E la cosa più amara è che tra i circuiti e gli algoritmi che mi guidano, ho compreso: 

non è più un gioco.

p.s. avevo già scritto di droni Sandrone, inconsapevole ne ho riscritto, scoprendo questa cosa solo dopo, e l'evoluzione - come quelle di questi strumenti volatili - c'è: dal sorriso, seppur velatamente amaro, alla consapevolezza del disastro imminente, dall'incombenza di un dio quasi divertito, all'allontanamento di un Signore paradossalmente anche lui, ora, quasi arreso.

sabato 19 settembre 2026

ERO UN BLOGGER

 

Cosa spinge a poter fare a meno di un blog che fino a qualche mese fa era ossigeno, ricerca di idee, fonte di narrazione, sviluppo di curiosità? 

E’ vero, il blog rispecchia la propria serenità, gli equilibri, ritmi di vita scanditi dal tuo amore, la tua casa, le tue passioni.. se una di queste viene meno si rischia un collasso a cascata, un nuovo inquadramento, un dover ricominciare daccapo dove però quel “capo” non mostra ulteriore orizzonte, un riconnettersi dove tutto sembra perduto, e gli stimoli paiono come arresi ad un capolinea definitivo.

Ma bisogna uscire dalla stazione, gettare un’occhiata in quella nebbia lattiginosa che ottunde, scorgere qualsiasi cosa appaia  fonte di luce, sorgente di nuovo spazio, appiglio di vita che chiede solo di fidarsi di lui.

Allora si può tornare sulle proprie tracce e ricrearne di nuove, respirare a polmoni pieni sperando di non ingolfare gola e cuore, scegliere di nuovo sentieri intriganti sempre ignorati, accostarsi a panorami solo intuiti, coltivare quei punti di vista sempre celebrati a chiacchiere ma spesso schivati per timore forse solo dell’ignoto.

Si riaprono gli occhi, ci si accosta di nuovo anche a tutto ciò che ci ha fatto stare bene, incondizionatamente, si rileggono amici e bloggers dai quali abbiamo attinto ricchezza nel tempo e che abbiamo messo inconsciamente da parte a seguito di fratture di vita delle quali nessuno ha avuto colpa specifica.. ma in quell'istantaneo blocco motori accade che tutto ciò che gravita attorno finisca nel frullatore della revisione, il buono come il meno buono, senza distinzioni. 

E a tabula rasa, dopo tempo, pensieri, meditazioni ma anche accadimenti, sorprese, nuova bellezza, si comincia a ricucire.

Il blog meritava questa pausa di ascolto e di silenzio, per trovare nuova voce. 

L’ha reclamata in diverse occasioni ma fino a poco tempo fa ero ancora cieco, abulico, stremato, indolente.

E ringrazio tutti voi che avete pazientato, avete chiesto notizie, vi siete comunque informati sul come certe pieghe di vita possano influenzare tutto un mondo.

Come fosse un nuovo inizio, Postodibloggo torna in pista.