LA MIA PAGINA FLICKR

martedì 28 giugno 2016

TAGLIANDO

 


...ero nervoso si... questi check a scadenza...

Dovevo passare la revisione e la speranza è che me la cavassi giusto con le pasticche alle ginocchia,
la rigenerazione del colon (dopo cinquecentomila rospi da ingoiare),  
una sincronizzata al sedici valvole del cuore;

Quanto ai dispositivi di segnalazione visiva 
non sembrano dare noia, 
“tubo” di scappatella ok, 
sacche lacrimali da rabboccare sicuramente perché di uso frequentissimo,



..e poi le solite cose..

combustione sentimenti,
qualche vaga e distratta emissione gas,
una sgrassata al serbatoio delle aspettative,
l'inevitabile riequilibratura dei sogni,
regolatina alle sospensioni dell’incredulità
verifica presenza di ordinaria, ma non omologata, vita di scorta





Risultato: Lei è a posto. 
Un perfetto bastardo immatricolato

sabato 25 giugno 2016

LA FELICITA' ESISTE?


Ad esempio.. per miei TRE anni di blog proprio oggi!!!

Con la festosa e sorridente percezione di interagire
in un  variopinto mondo blogger!?

Ebbene si!.. la chiamo felicità..

Filosofia spicciola dirà qualcuno.
Il bello è che lo dico anche io.

Poi possiamo spulciare mille sfaccettature che viaggiano dallo zen alla new age, passando dalle saggezze della nonna… 

Felicità è non alimentare rimpianti, ne’ rimuginare sui rimorsi.
Apprezzare le piccole cose

Credere a ciò che ti dicono le persone che ami, a prescindere.
Non avere mai dubbi, è felicità.

Contribuire costantemente alla felicità chi ami, senza pensare alla propria.







Ma vorrei anche vincere al superenalotto, a dirla tutta.
E andarmene a vivere alle Maldive.
A dirla tutta tutta.

Ma non è ovviamente possibile, o più realisticamente, probabile.

Quindi voliamo basso.


Ci accontentiamo di gioire di un tramonto, di un messaggio, di un sorriso.
..che non è proprio volare basso...
visto che in tanti manco li vedono mai i tramonti, manco li scorgono i sorrisi.
Soprattutto, glieli devi quasi estorcere.. quasi fosse una fatica...


Si vestono dello stesso umore.
Oppure non si spogliano affatto.  e devi scavare tu
a brucare tracce di felicità dimenticata.

Tu che invece conosci bene la misura della felicità.
Una felicità personalizzata. Agghindata di inezie e minimalismi

Che corrisponde - guarda caso - alla misura della felicità
della persona che ami.

E ti permette di adagiarti comodamente nel suo cosmo.
In attesa che anche lui si desti.

Restituendoti gioia nuova di zecca.



..e torno ai miei tre anni di scrittura, fervidi di estro, 
di conoscenze, di sorprese.

Di regali ricevuti e subito da restituire, col cuore.

Grazie ancora a tutti voi.. pazienti e... insostituibili!

Vi voglio bene!!

giovedì 23 giugno 2016

GARDA - LAND






Colori, riflessi, quiete, silenzi pastosi,
storia, poesia, gole e strapiombi,
terme e cucina intrigante


borghi medievali, palazzi liberty...










fai fatica ad immaginarlo lago, Garda.
Un mare d’acqua dolce inglobato tra cielo, 
monti e coste verdeggianti.

Rive di cigni e anatre a mollo,
sere di tregua ricamata come scialle premuroso

ogni sguardo curioso
si infrange in questa pace armonica



paesini costieri cristallizzati nel tempo
che si specchiano l’un l’altro lungo
la dorsale del lago
ghiacciaio dissolto dal tepore dei secoli.



In ferryboat respiri la risacca che rimbalza da una sponda e l’altra

Non riesci certo a immaginare burrasca
o moto ondoso meno lieve
di quello che ti culla
e ti fa sognare.





























martedì 21 giugno 2016

L'INDUTTIVISMO COME REGOLA DI VITA


Traggo liberissimo spunto da un pezzo di Ascanio Celestini, da I viaggi della memoria, sul Venerdì di Repubblica.


Scriveva Bertrand Russell che “fin dal primo giorno il tacchino osservò che, nell'allevamento dove era stato portato, gli veniva dato il cibo alle nove del mattino.. la sua coscienza induttivista elaborò una deduzione induttiva di questo tipo: ”Alle 9 del mattino si mangia”. Purtroppo però, questa concezione si rivelò incontestabilmente falsa (sull’onda della teoria falsificazionista di Popper) alla vigilia di Natale, quando invece di essere nutrito, esattamente alle nove, fu sgozzato”

L'induttivismo casareccio regola comunque quasi tutte le nostre vite.

Ci si alza tutte le mattine per lavorare, a pranzo crediamo di dover avere fame, ci si corica tutte le sere per riposare, si comunica un “ti amo” o si lancia un messaggino per oliare un legame.
Ci si aspetta una telefonatina ogni giorno alla stessa ora o un sorriso automatico, quando non si maltratta il dirimpettaio di conversazione.
E si tira avanti con questo fenomeno umano che sviluppa catene di montaggio di rapporto di facciata, e che possono durare una vita, regolando anche una presunta intimità.

Le aspettative, i desideri, i sogni, i voli pindarici non possono far parte di questo gioco alla massificazione delle relazioni.  Creerebbero contrasti emozionali e montagne d’ansia d’allarme.



Sono contrari alla sicurezza delle interazioni, al quieto vivere e all'atroce dubbio che, una mattina alle nove, invece della quotidiana dose di nutrizione (fisica o mentale) si venga accolti con il ribaltamento delle ovvie induzioni che, abitualmente, non possono deluderci ne’ crearci rogne improvvise.

E’ per mitigare la paura che abbiamo bisogno di punti fermi.

Spesso anche di puntini fermi. Invisibili ad un seppur piccolo resto del mondo che brama e gronda passione.
Insignificanti rispetto allo scorrere del tempo emotivo e delle tempeste che in certe notti inquiete sogniamo smuoverci le vene.

Siamo tacchini.
E scoperta la mangiatoia più comoda, ogni giorno alle nove, sappiamo che ci daranno da mangiare.
Non facciamo caso che sia mangime di mediocre fibra destinato solo ad ingrassare il nostro petto, le nostre cosce (il nostro ego o la nostra voglia di pace addomesticata).

Importante è che arrivi ogni giorno, aridamente puntuale.
La possibilità che un giorno ci sgozzino, ma scorgendo all'improvviso - e anche solo per un attimo - un’alba purpurea,  non ci sfiora nemmeno, e se ci sfiora, la scacciamo in malo modo.



Non la interrompiamo certo noi questa rassicurante catena di nulla.
Alla faccia di Popper.





giovedì 9 giugno 2016

DOMINO ESATTO



Come uccello migratore,
ripercorro il mio errore.
Puntuale.

Meccano ad oliato incastro.
Domino esatto.
Elaborato solitario
a chiudere il cerchio.

Mi ferisco al solo pensare
mentre anelo altre vie.

Riesploro antiche strade polverose
macchiate di passaggi familiari,
dilemmi levigati,
che hanno già chiesto di me.

E pur non riconoscendole
mi ritrovo per queste vie,
col sole a piombo
il passo cadenzato,
lo sguardo sciolto nel nulla.

Sbigottito

del mio facile perdermi. 

mercoledì 8 giugno 2016

THE NICE GUYS CHE RAGAZZACCI...


Miiii... l'accappatoio!!

Filmino leggero ma ben oltre la media delle commediucole che iniziano a imperversare con l’inizio estate.

Formula azzeccata, location anni ‘70 più che gradevole e consona alle avventure di due cialtroneschi poliziotti/detectives in grado di catalizzare attenzione e risate.
Russell Crowe incicciottito a dismisura (un paio di gladiatori insieme per capirsi) e uno spassoso Ryan Gosling, che comincio a preferire nelle parti comico/demenziali rispetto ai tenebrosi tipi barbosi che impersona ogni tanto.

Bello eh?!

Ci godiamo, in un piacevole stridere, la commistione tra comedy e action, che coniuga spesso esatti tempi da thriller nell'apparente contrasto di brillante messa in scena.


..e giustifichiamo magnanimi anche qualche vaga lungaggine di troppo e inevitabili incoerenze di trama in un contesto fin troppo incasinato

Anvedi la gente ar cinema!!!

La regia è briosa e d’acchiappo, scene pimpanti e movimentate che appiccicano alla poltrona (come quella iniziale), condite con innumerevoli gags sganasciose e ricche d’inventiva (la scena coi due nella toilette mi ha fatto letteralmente cappottare in poltrona dalle risate come non succedeva da tempo...), sceneggiatura sgargiante, giusto peso alle problematiche dell’epoca, dalla droga al porno, dalla protesta sociale diffusa al fumo e alcool dilaganti, donne e minori poi, in un politically incorrect degno di nota. 
E ancora venature malinconiche, occhiolino all'onirico e all'introspezione personale, e storia intricata abbastanza per mantenere viva una parvenza di suspense


Se l'alternativa è angosciarsi con i mutanti da psicanalisi X men.. ben vengano questi eroi guasconi e decisamente più umani, ma letali anche loro...

martedì 7 giugno 2016

A CENA CON...



Mi approprio al volo dell'iniziativa di Mariella che a sua volta è stata invitata all'intrigante giochino da Marilena di Parole di contorno


Folletto innervosito


Prendo spunto e anche io invito a cena un personaggio storico o di fantasia: il mio folletto Lampur (che in fondo non è ne' l'uno ne' l'altro..).

“Ma che dici se mangio da te tutti i giorni?!”

Ho capito, ma è una cosa nostra, non è che tutti c’hanno il folletto personale...

“Guarda che sono io semmai ad avere un umano personale... anzi ringrazia il cielo che t’ho adottato se no sai i casini che me combinavi...”

..vabbè.. m’ho non scendiamo in particolari... cosa ti faccio da mangiare stasera?

Carbonara folletta
“Non te ne uscì coi soliti frullati di nebbia e i passati di tramonto che non ci crede più nessuno... noi folletti mangiamo meglio e più di voi... quindi minimo carbonara e arrosticini.. di contorno mi limiterò a zucchine grigliate.. anche quelle tonde guarda..“

Ho capito ma un po’ di poesia.. di originalità.. di sorpresa da infondere in chi legge...

“No no.. inutile che insisti.. se vuoi l’intervista.. e a cena per di più.. si mangia quello che dico io.. anzi.. metti in frigo uno di quei Valdobbiadene da grandi occasioni.. così me ‘mbriaco pure... “

Lampur non possiamo fare ‘ste figure.. e sul blog pure.. che bene o male.. qualcuno lo legge anche...

“Si.. io e gli amichetti miei..., vuoi fa i giochetti che ti suggeriscono? Allora dai...
cosa mi vuoi chiedere? Però butta la pasta intanto che c’ho fame... e sbrigate senno’ te faccio sparì la bike...”

Ok ok.. com’è che sei venuto ad abitare da me?

“Io ad abitare da te?!? Sei tu che mi hai investito con gli sci a Campo Staffi! Già te sei scordato?... hai scritto pure quella poesiola melensa... ma in realtà t’eri perso per la faggeta e se non ti riportavo agli impianti... ancora te stavano a cerca’...”

No. Non ci siamo.. ‘st’intervista parte male...

“Allora vuoi un’intervista fasulla?! Ok. Sono un folletto trovatello che hai salvato da morte sicura.. ahahah...”

Lampur me sa che ‘sta cosa va a monte e mannaggia a Mariella che me offre gli spunti...

“Mettiamo in chiaro che NON sono la tua coscienza, NON sono il tuo grillo parlante, NON sono neanche i tuoi sensi di colpa. Sono il tuo mondo parallelo, questo si, sono quello che ti permette sogni d’alto bordo, sono quello che alimenta la tua creatività, sono..”

Ok ok.. abbiamo capito.. sarei un vegetale senza te... ma a parte questi trascurabili dettagli.. parlaci del tuo mondo, della tua dimensione, delle tue origini..

“Ma quale dimensione? Ma quale origini?!.. Noi siamo Voi.. e voi non siete.. nessuno  (parafrasando un celebre vostro attore romano), spesso vi offriamo la bidimensionalità e, questo è vero, parecchi umani – diciamo pure la maggior parte – preferiscono vivere un arido spazio/tempo che li tiene bloccati, col freno a mano tirato, la paura che li fotte, l’estro chiuso in un cassetto.. oddio.. non è che tu sia tutto ‘sto risultato  di fantasia e creatività.. ma rispetto alla media... una svejata te l’ho data... 
aoooo! Non me fa scoce la pastaaaa!!”

‘azzarola m’ero scordato... lo posso mettere un cucchiaino di farina nell'uovo?

“Ma come cucini?! Se te sente Cracco t’addobba!!... senti.. mettece quello che te pare ma sbrigate che c’ho fame..  piuttosto devo contattare i folletti del lago.. che la prossima settimana annnamo a trovalli... oddio.. era mejo New York... ma con voi tocca accontentarsi... Soddisfatto dell’intervista?
Ma guarda tu se devo finì pure sul blog..."

..insomma.. ecco fatto.. l'intervistina è fatta anche se non era proprio quello che mi aspettavo.. del resto.. i folletti sono quelli che sono.. sensibilità grezzissima.. pane al pane e.. prosecco al prosecco..  avrei voluto magari intervistare uno dei miei fantasmi.. ma quelli.. prima che li becchi.. a passeggio in compagnia della loro vaghezza.. fanno giusto comparsate di anima turbata.. intervistarli è un casino.. 
invece i folletti sono un casino loro.. ma almeno riesci a strappargli qualche chiacchiera (ogni tanto...)

sabato 4 giugno 2016

GIARDINO DEI TAROCCHI CAPALBIO





Niki de Saint Phalle, artista  canadese, omaggiando apertamente Gaudì, realizza quest'opera che stupisce occhi e fantasia.
Opere abitabili che abbattono schemi e rendono anarchica e possibile ogni convenzionale geometria.
Colori equalizzati, specchi ultraframmentati, ambienti sinuosamente anomali. Tutto che straborda dai propri consueti confini, l'esaltazione del liberty estremo e del neobarocco insistito.
L'integrazione sognante dell'apparentemente inconciliabile...







Per chi non lo conoscesse già. Urge visita

giovedì 2 giugno 2016

JULIETA ...Almodovar al minimo sindacale...

Mii.. te l'avevo detto de non compra' lo shampoo ar discount!!!!


Un pretestuoso Almodovar cerca di muoverci artatamente a commozione con materiale posticcio (il soggetto del film non è suo ma della scrittrice Alice Munro) cospargendolo di ulteriore fuffa mielosa.

Ma tu vai letto con l'amore mio per caso?
Io?!? Che Dio me furmini!

Soltanto la postilla finale con la quale si asserisce che devi perdere un figlio per comprendere quanto hai fatto male sparendo a tua madre, fa capire quanto siano scemi figli, amiche e registi, con in cima la colf acida (Rossy de Palma, “bruttezza” tipica almodovariana) origine di tutti i gratuiti casini che vorrebbero animare questa gracilissima pièce.

Brutta ma simpatica? No. Pure acida...
Il film che vorrebbe celebrare l’ineluttabilità e la catarsi del dolore legato agli abbandoni (tutti si abbandonano in questo film.. solo io non ho abbandonato la sala..) affastella strani figuri attorno alla Julieta giovane (Adriana Ugarte)  che diverrà di botto cinquantacinquenne (Emma Suarez) con un coup de théatre degno del Mago Zurlì.


Mi perdoni l'ardire.. ma sa' che è una bella gnocca?

Una passerella d’ansia ruspante spalmata a secchiate.. l’amore improvviso, una figlia rimasta presto senza padre e la sua fuga, inquietante quanto assurda, dalla mamma, che sa solo di drammino da fiction sudamericana.




Che rottura di scatole...
Almodovar coltiva batticuore casareccio fregando la maggior parte della platea che non guarderebbe mai fiction, ché fa troppo casalinga depressa, ma al cinemello domenicale riesce a bersi anche di peggio  trincerandosi dietro l’alibi della firma altisonante… come con questo Almodovar al meno del minimo sindacale che tiene in ballo questa Julieta mai abbastanza credibile nelle sue rassegnazioni, nei suoi capricci, nelle variazioni d’umore.. nel subire situazioni al limite come colf insopportabili (e inutili, se ci fate caso..) senza riuscire mai a cucire uno straccio di legame, di complicità, di amore filiale, di amicizia e rispetto reale, anche con la stessa Ava, amica in teoria molto intima (anche del compagno in realtà) che le rivelerà piccoli e grandi segreti praticamente solo a fine film.

Cucù!!
Che poi non ce l’ho con Almodovar, poveretto.. se la gente apprezza ‘sta robetta… non è certo colpa sua…