giovedì 3 ottobre 2013

SAPORE DI SALA



Prendo spunto da una riflessione ghezziana su FilmTv cartaceo... 
“finisce il film, e non sai dove sei stato. Pronto a tornarci. Il cinema è lì per questo: farci tornare dove non si è mai stati. Quante volte sei andato tornato al cinema, diecimila una nessuna?”.


E mentre Ghezzi prefigura quell'ipotesi di virtualità cinematografica, dove il film arreda sala e spettatori, io mi chiedo, profanamente, quanto invece la sala arredi il film, quanto “arredi” noi, in attesa del film, e quanto invece noi, con la nostra attesa, influiamo sulla visione, sul prodotto stesso, usufruito in un modo da me ed in un altro da te che leggi subito dopo, che entri al cinema dopo una litigata; che al cinema, quel giorno, non ci volevi andare, o che volevi vedere un altro film, e magari da solo, oppure con altre persone?


E quanto incida invece quel “nessuna”, perché ancora c'è, potrebbe esserci, gente che non va al cinema? 
Che non ha mai perso l'orientamento nell'oscurità di una sala a proiezione iniziata? 
Che non ha mai gustato l'odore delle poltrone ancora vuote ad omaggiare lo schermo bianco?

Eppure so che c'è gente cosi.

E quanti sogni in meno per tutte queste persone? 
Quante letture di libri senza scenografie? 
Quanta immaginazione senza 3D? 
Quanti rari altri mondi da sommare ai propri grezzi incubi? Quanta scarna fantasia mai supportata da un fascio di cinepresa che squarcia il buio? 
Da un'animazione sovrapposta, dalla frenesia di un mondo dipinto sulla parete ma reale stargate a scavarci un altro mondo dentro? 



Che gusto potrà mai esserci a sgranocchiarsi i popcorn caramellati sul divano di casa?


mercoledì 2 ottobre 2013

ATTENDENDO (SFIDUCIATI) UNA FIDUCIA...



Siamo alla vigilia di una giornata fondamentale per il nostro paese. 
E nel nostro piccolo, esaminando gli svariati futuri scenari, vogliamo offrirvi un ventaglio delle numerose metodologie di governo che i nostri illuminati politici potrebbero applicare, per salvaguardare una duratura stabilità politica, sia in caso di fiducia che di sfiducia 
(o di clamoroso pareggio ai supplementari):


 
Patto a sessione prorogata con vertice sensibile al buio
 
Ripartizione governativa a vincolo di mozione costruttiva perequata all’umore della prevalenza eletta.
 
Governo di management a fiducia temperata rescindibile con patto fiduciario legato al tetto IVA max 36%


Gruppo misto con facoltà di convergenza in concordato d’intenti.
 
Doppia camera a scarto bilaterale con maggioritario scrutinato e sensori acustici di parcheggio 
 
Federalismo partitico bulgaro con negoziazione diretta alla buvette



 
Potestà normativa di fiducia ad impulso legislativo e Marina Berlusconi con costume ad interim
 
Esercizio di mandato in collegio uninominale con sistema commisurato all’ordinanza giuridica e governicchio di scopo
 
Direttorio esecutivo di setta parlamentare con coadiuvazione dicasterale 
 
Legislatura  a convergenza parallela tra fiduciari, sfiduciari, assenti, astenuti, distratti.



 
Giunta provvisoria con gruppo misto reggente a spoglio secretato ma postato su facebook
 
Sottosegretariato temporale di legislatura palese a quorum ragionato.
 
Polo a maggioranza pro tempore rescindibile per alzata di mano di Scilipoti.
 
Sezione permanente con facoltà di surroga a favore di correnti con più di un voto e gruppi misti crema e doppia panna.


Governo tecnico a vasta intesa prorogabile franco legittimo impedimento segnalabile a mezzo raccomandata a.r.
 
Berlusconi bis tale e quale a mò. Ma con Alfano e Cicchitto a Montecarlo da Fini.  
 
Come vedete non mancano le idee chiare e l’importante è che sicuramente in pochi rimarranno senza le mani in pasta anche se la sessione sarà dura e logorante…



 
Abbiate fiducia (ma non prima di stamattina 2 ottobre 2013  milleesedicesima repubblica post Franceschiello…)
 
 

giovedì 26 settembre 2013

SACRO GRA - LEONE D'ORO A VENEZIA 2013

E’ una recensione anomala la mia.

Nella fattispecie: molto di parte.
Sono romano de Roma. Nasco praticamente col GRA.
Faccio il raccordo” è una frase idiomatica d'uso universalmente riconosciuto, nella galassia capitolina.
Lo pratico in entrambi sensi: interno, esterno, orario ed anti.
Lungo i suoi 68 chilometri ho battezzato il mio primo, emozionante, “anello” in bicicletta.
Il GRA mi ha visto passeggiare e giocare a pallone nelle domeniche dell'austerity con le auto costrette in garage.

Ci ho anche fuso un motore, per correre da un vecchio amore.
L'ho percorso con la neve, la grandine, la pioggia torrenziale, il vento a raffica ed il sole che squagliava il catrame.
Ho incidentato anche, sul GRA, e ci sono rimasto senza benzina.
L'ho transitato col carro attrezzi, ed attraversato stupidamente a piedi, al tempo delle sfide di adolescenza sbruffona.
L’ho visto crescere, da due timide corsie a tre, spesso insufficienti.
Sono uscito ed entrato da tutte le sue uscite e tutte le sue entrate (che non sono poche), ho testato tutte le sue “inversioni di marcia”, dato appuntamenti e preso buche (in tutti i sensi).
Il mio scooter, re della corsia d'emergenza, ne conosce infossamenti e cicatrici, ne ho utilizzato tutte le aree di servizio, fatto la spesa di notte e di giorno.


Certo non tutti i giorni, ma ieri c’ero e lo prenderò anche domani.
La sua forza centrifuga mi ha proiettato, alternativamente, verso il mare, la neve, i castelli romani, la Tuscia.
O anche solo da nord a sud e viceversa, che a Roma è già “viaggio”.
Quella centripeta verso i palazzoni che si divorano gli ultimi appezzamenti di verde asfittico, e vorrebbero uscirne e scavalcarlo con un salto, scrollandosi da quell’amorevole abbraccio.
Faccio ogni volta l'amore con l'Ikea che spunta dalle sue sponde di guardrail consunto, sogno di puntare Fiumicino ed un aereo tutto per me, scorgo la neve appenninica e slalomeggio con l'auto, come su un mio personale circuito.
Ma ne sono rimasto anche ostaggio, nel traffico ossidato, e spesso per ore, a sognare un'uscita da (in)gorghi indicibili, a scrivere mille sms, a leggere il giornale o interi capitoli di libri, fermo o ad indolente passo d’uomo, sbirciando le altre auto, colme anch’esse di speranze e rabbie, a sbirciare fuori dal guscio, a loro volta.
E di nuovo, mi sono ritrovato ostaggio, ieri al cinema.
Dove Rosi ha preso spunto dal nostro raccordo - intrigato dal calembour dell’acronimo GRA che giocava con un calice decisamente più famoso -, trasformandolo in pretestuoso perimetro di vita da consolari, di viottoli bui, lucciole da bar, chioschi balordi, stradine abbandonate, ricovero di reietti ed emarginati, figuri e figuranti, case popolari e decadute ville kitsch, ma tutto assimilabile alle periferie dismesse di mezza Italia e senza alcun “raccordo” tra loro: pescatori di anguille, prostitute fuori tempo massimo, cacciatori di “punteruoli”: tutti costretti a recitare malissimo, spesso ridicole macchiette, qualche rarissimo flash di fotografia sognante col GRA di sguincio, contro mille inquadrature da incubo pseudocinematografico, scorci di vita fradicia e personaggi a margine che il GRA non sanno neanche dove si prende, più altre, inconciliabili, parentesi (come le salme riesumate, i russi cerimonieri, i camerieri fotoromanzati), spesso con nulla di, neanche apparentemente, relazionabile tra loro.

Ma cosa pensavano di cogliere dal mio GRA?!

E scorgere in questi giorni, sui display elettronici del mio raccordo, la scritta: “Il vostro GRA vince il Leone d’Oro”, 


suscita tenerezza mista a risentimento.. chissà se quell’asfalto potesse andare al cinema... urlerebbe SOS, come le colonnine che ad intervalli regolari vengono in aiuto all’automobilista in panne...
Due anni di riprese di grande raccordo anulare più otto mesi di montaggio - mi dicono - e non percepirne uno straccio di spirito di connivenza coi romani, ma solo quello pruriginoso di un regista da filmetto amatoriale, che coi fotoromanzi, immagino, se la cava probabilmente meglio...
In uno dei siparietti più deprimenti, un padre “ottocentesco” si affaccia alla finestra ed indicando lontano esclama alla figlia inchiodata al computer...: “il cupolone si vede anche da qua, incredibile” (si vede che non s'era mai affacciato prima...).
Avrebbe anche potuto dire: “il raccordo si vede anche da qua, incredibile”.
Cosi come l'ha visto Rosi, perché è proprio cosi che l'ha visto 'sto regista.




Da lontanissimo. 
Sbiadito e nebuloso come l'autentico anello di Saturno chiamato in causa ad inizio docufilm.
Altro che Leone d'Oro.

Io neanche un Gatto Randagio di Plastica gli avrei dato...  

martedì 24 settembre 2013

EYES WIDE SHUT



Tratto da Doppio sogno di Schnitzler, analisi decadentista delle turbe  pseudo reali o semi oniriche di una coppia del primo novecento, omaggio freudiano neanche troppo celato.
Dall’epoca i costumi smoralizzeranno assai in fretta ed Eyes Wide Shut (più o meno “Occhi chiusi spalancati”), prova, una settantina d’anni dopo a far trasalire ancora i benpensanti con quest’elogio del sogno traditore e delle sue conseguenze sulla morale di coppia.
Certo è che, a noi, ulteriori dieci anni dopo, ubriachi di trans ed escort, le festicciole in villetta, orgiasticamente mascherate, fanno quasi tenerezza.
Incensata da ben oltre mezzo mondo, quest’ultima opera kubrickiana beneficia decisamente dell’effetto scomparsa del Maestro (spirato praticamente a fine montaggio).



Ed io m’asserr
aglio con forza nella porzioncina di mondo rimasta perplessa e manifestamente delusa tenendomi stretti gli Shining, i Barry ed i 2001….
La storia è in apparenza lineare, narrata in un appallozzante settantottogirismo con recitazione sbiascicata e nudi kidmaneschi a livelli industriali.
Coppia affascinante e benestante (lui medico, lei teorica gallerista a tempo perso), si ritrova una sera ad un megaparty natalizio di un riccastro e consorte, amici di vecchia data.






Proprio durante la festa, il padrone di casa, che non disdegna scappatelle a base di prostitute d’alto bordo e cocktail ero/cocainosi (con moglie ed invitati al piano di sotto!) avrà bisogno dell’aiuto di Tom Cruise, interrotto (e salvato quindi) proprio mentre, a forza di fare il belloccio, un paio di modelle sculettanti e sdilinquite stanno portandoselo in appartata alcova.



Nel frattempo la Kidman se la balla con un draculesco ungherese che vistala sull’alticcio pensa di poter far bingo ma, per quanto allegrotta, Nicole ancora distingue un tardone da un marine e gli fa capire che non gliela darà neanche masterizzata…
Mogliettina e maritino si ritroveranno più tardi ed ammetteranno di essersi notati l’un l’altra (lui con le zoccolette e lei col decrepito).
Da qui ricche dichiarazioni d’amore e fiducia reciproca ma anche un desiderio, inconfessato  fino ad allora, da parte di lei: durante una vacanza col marito, Nicole vide un marine da paura (graduato ovviamente…),  desiderò ardentemente di esserne posseduta, ma tutto ad esclusivo livello di vagheggiamento (del resto anche mia moglie sogna Denzel Washington ogni tanto, io Jennifer Aniston, e finisce lì…).



Tom Cruise no. Và decisamente in puzza.
La figlia di un suo paziente lo chiama perché il papà è appena deceduto e lui esce, turbato e con una notte ancora lunga davanti (siamo lontanissimi dalla notte di Collateral comunque…) arriva a casa del paziente dove la figlia gli rivela che, si, vorrebbe proprio gingillarselo lì per lì il nostro bel medico, con la salma del padre ancora calda (lo salva il futuro marito di lei che arriva a casa appena in tempo).
Poi lo abborda una lucciola per strada che vuole illustrargli tutto il campionario portandoselo a casa e quasi ci sta riuscendo (…ma lo salva la telefonata della moglie che lo rimette in carreggiata), poi incontra l’amico pianista visto alla festa natalizia che gli accenna di intriganti e trasgressivi festini mascherati e lui pensa: “questa è la volta buona”, e si butta a pesce, rimedia maschera e mantello (da un noleggiatore d’abiti che scopre, incavolandosi alquanto, che la figlia sollazza i clienti in magazzino a sua insaputa) e s’infila in questo covo orgiomassonico dove avrebbe pure acchiappato (finalmente!) ma viene individuato come intruso (nonostante il mascheramento, forse perché era l’unico nanerottolo del convivio? bah!..), si fa beccare da Brighella, il capo banda, e lo salva  una tettona mascherata che s’immolerà in sua vece.



Il giorno dopo indaga sulla farsa notturna ma l’amico è stato “invitato” a scomparire, la salvatrice in maschera è stata fatta fuori (la riconosce dagli “occhi” in obitorio…), scopre anche che la prostituta che l’aveva rimorchiato è sieropositiva (ecco perché la di lei amica - con la quale Tom   si   sarebbe   piacevolmente intrattenuto in senso biblico - ritenendolo ormai un portatore sano di virus, se ne guarda bene…).
Nel frattempo ha riportato mantello e vestiti (ma non la maschera, forse persa) dove li aveva noleggiati (ed il padrone del negozio gli fa notare, offrendo a lui, ora, la figliola sollazzatrice di clienti, che “tutto cambia” - e comincio a pensare che si può cambiare anche film, in effetti, quando i numeri diventano eccessivi… -).
Torna a casa dove la moglie ha trovato la maschera e se la mette sul letto mentre dorme come a dire; “A belloo! Sarai pure Tom Cruise ma io sò Nicole Kidman!…” il Tom contrito le racconta allora tutta la storia e decidono di dare un taglio alle loro fantasie ambigue e contorte con una soluzione suggerita da secoli di elevatissima psicoanalisi applicata. “Ora dobbiamo scopare”.
Ed un ulteriore, puntualizzante, “fra di noi”, era la chiosa finale che avrei suggerito…
Un’accorta analisi, comunque, non può far a meno di evidenziare che, per quanto rimaste sempre a livello teorico, le potenzialità fedifraghe della coppia (cinematografica), vengono impedite durante il film solo dal provvidenziale addomesticamento registico di svariate circostanze.
Manca quindi il coraggio dello sliding doors al film di Kubrick, la cartina tornasole, la prova del nove mai azzardata.



Tutto è congettura e tutto è sogno…ma “tutto può cambiare”, come ci insegna il noleggiatore di maschere… messaggio non sfruttato a dovere probabilmente…
In un film che di “grande”, vede giusto il cappottone di Tom Cruise, un paio di misure extra sicuramente…

p.s. coppia anche nella vita reale, Tom e Nicole, si molleranno poco dopo il film.
A riprova che quel “fra di noi”, postilla del roboante “dobbiamo scopare” di fine film,  era un dettaglio che andava assolutamente specificato… eh eh…




domenica 22 settembre 2013

LOOPER IN FUGA DAL PASSATO



In un futuro prossimo, anno 2077, l'invenzione della macchina del tempo permetterà a criminalità senza scrupoli di inviare indietro nel tempo personaggi scomodi da eliminare senza lasciare traccia.
Joe, che vive in un futuro anteriore, anno 2047, è uno degli addetti alla “soppressione” di tali elementi. 
Può capitare, però, che ad uno di questi esecutori, denominati looper, accada di eliminare il proprio se medesimo inviato dal futuro. 
In quel caso la missione del sicario termina, gli sarà assicurata una ricca ricompensa e trentanni di vita tra gli agi, alla scadenza dei quali verrà rispedito indietro nel tempo e può capitare, però, che ad uno di questi esecutori, denominati looper, accada di eliminare il proprio se medesimo inviato dal futuro. 
In quel caso la missione del sicario termina, gli sarà assicurata una ricca ricompensa e trentanni di vita tra gli agi, alla scadenza dei quali verrà rispedito indietro nel tempo e può capitare, però che ad uno di questi esecutori, denominati looper, accada di eliminare di nuovo il proprio se medesimo inviato dal futuro. 
In quel caso la missione del sicario termina, gli sarà assicurata una ricca ricompensa e trentanni di vita tra gli agi, alla scadenza dei quali verrà rispedito indietro nel tempo e può capitare, però che ad uno di questi esecutori, denominati looper, accada di eliminare di nuovo il proprio se medesimo inviato dal futuro. 
In quel caso la missione del sicario termina, gli sarà assicurata una ricca ricompensa e trentanni di vita tra gli agi, alla scadenza dei quali verrà rispedito indietro nel tempo e può capitare, però che ad uno di questi esecutori, denominati looper, accada di eliminare di nuovo il proprio se medesimo inviato dal futuro.

 
In quel caso la missione del sicario termina, gli sarà assicurata una ricca ricompensa e trentanni di vita tra gli agi, alla scadenza dei quali verrà rispedito indietro nel tempo e può capitare, però che ad uno di questi esecutori, denominati looper, accada di eliminare di nuovo il proprio se medesimo inviato dal futuro. 
In quel caso la missione del sicario termina, gli sarà assicurata una ricca ricompensa e trentanni di vita tra gli agi, alla scadenza dei quali verrà rispedito indietro nel tempo e può capitare, però che ad uno di questi esecutori, denominati looper, accada di eliminare di nuovo il proprio se medesimo inviato dal futuro. 
In quel caso la missione del sicario termina, gli sarà assicurata una ricca ricompensa e trentanni di vita tra gli agi, alla scadenza dei quali verrà rispedito indietro nel tempo e può capitare, però che ad uno di questi esecutori, denominati looper, accada di eliminare di nuovo il proprio se medesimo inviato dal futuro. 
In quel caso la missione del sicario termina, gli sarà assicurata una ricca ricompensa e trentanni di vita tra gli agi, alla scadenza dei quali verrà rispedito indietro nel tempo e può capitare, però che ad uno di questi esecutori, denominati looper, accada di eliminare di nuovo il proprio se medesimo inviato dal futuro. 
In quel caso la missione del sicario termina, gli sarà assicurata una ricca ricompensa e trentanni di vita tra gli agi, alla scadenza dei quali verrà rispedito indietro nel tempo e può capitare, però che ad uno di questi esecutori, denominati looper, accada di eliminare di nuovo il proprio se medesimo inviato dal futuro...


..fino a che un esecutore sessantenne con la faccia di Bruce Willis ed i capelli di John Malkovich si rompe del circuito chiuso (loop appunto), e tornato indietro nel tempo, invece di farsi ammazzare tenta di mettere una pezza al futuro infame ma gli si incasina tutto il paradosso temporale (senza pioggia, però, giusto qualche lampo). 
 


 

sabato 21 settembre 2013

VIAGGIO AL NORD

Il rapporto convertito.











20 nodi anziché 120 all’ora.
Nubi che traboccano da guglie di legno,
sole a mezzanotte che ingoia, lui,
buio e sogni,
inchioda gli orologi ad un eterno tramonto
che ti rincorre per ore.



Mezzanotte infinita
che scorre immobile negli occhi
e, di frenetico,
rimane solo
il sussultare del cuore.




Non ghiaccio a precipitarsi
ma curioso mare a risalire sentieri vertiginosi
fino ad accarezzarne lembi increduli.



Ed ora docile timore
mentre scrivo e ricordo
in questa oscurità estranea.



Recupero tempo,
riscatto sensazioni.
Il rapporto è di nuovo convertito.
Le mie insulse velocità
vagano altrove.




Provo a mantenere 20 nodi.

venerdì 20 settembre 2013

LA MIGLIORE OFFERTA




Non è il thriller la migliore offerta che Tornatore possa mettere sul piatto del suo cinema più evoluto. Una storia come questa, con le difficoltà di relazione, la richiesta di una vita diversa, i timori verso il mondo esterno, richiamano molto le atmosfere de La leggenda del pianista sull'oceano, splendido film che risolveva in se domande e risposte lasciando lo spettatore avvolto di sogno.

Ne La migliore offerta il vestito di sogno volteggia per buona parte del film, fino a che non si scoprono le carte. 


“Tombola!” ci urla Peppuccio, risvegliandoci dalla nostra trance emotiva che ci fa fare il tifo per questi due corpi estranei che stanno riscoprendo vita ed amore, ed in troppi gli consegnano la vincita senza controllare se i numeri della cartella siano effettivamente quelli usciti.





Ma il thriller ha le sue sporche regole, e se anche il regista ti prende per mano (seppur guantata) ed insieme allo splendido Geoffrey Rush ti porta nei meandri della sensibilità umana catalogando sensazioni e desideri, fintando il melodramma, scartavetrando sofferenze e menomazioni con le quali una fobia ti porta a fare quotidianamente i conti, rendendoti complice e sodale di questo rapporto anomalo che tuttavia cresce di vita propria come un filo d'erba sull'asfalto, alla fine, se non hai consegnato quella dannata vincita con gli occhi velati di stupore, li vai a controllare i numeri, e ti accorgi che qualcuno stava turlupinando anche te: la frase feticcio del film, "in ogni falso si nasconde sempre qualcosa di autentico", vien quasi voglia di capovolgerla allora: “in ogni autentico si nasconde sempre qualcosa di falso”.





A voi scoprirlo, prima di passare al tombolino.