martedì 11 aprile 2017

MI DICA PURE


Analista - Buongiorno

Paziente - Buongiorno a lei.. mi scusi.. ma sono un po' nervoso

A - Capisco, ma non c'è da preoccuparsi.. come mai ha deciso di consultare uno psicoterapeuta?

P - Oddio.. forse vorrei una risposta da lei anche a questa domanda..

A - Di solito c'è bisogno di essere ascoltati, neanche compresi, soprattutto ascoltati..

P - Io ho già molti amici cari, e magari qualche evento traumatico di troppo, perdita di persone care, paura di ulteriori privazioni di certezze materiali e di salute, mancanza di fiducia in me stesso, timore del futuro e inadeguatezza nell'affrontarlo senza poterlo pianificare.. da qui ansia e insicurezza, un'ansia della quale mi rendo conto... incapacità di godermi appieno il quotidiano, anche solo le piccole cose belle, le cose più semplici..

A - Ci sarebbe la politica dei piccoli passi, non farsi schiacciare dalle paure ma anche schivare l'immobilità, il tenere tutto fermo poiché rassicurante, come un castello di carte che rischia di cadere al minimo soffio. A volte si cristallizza la vita temendo vada in frantumi, ma si accumula solo polvere.. e bisogna guardare avanti, senza progetti pazzeschi.. a vista, ma navigare, uscire dal porto.

P - Mah.. io non mi sento immobile, ho la mia vita, i miei amici, i parenti, sono curioso, mi interesso, leggo, vedo mostre...


A - Strano sia qui da me allora...

P - Forse per un senso di irrisolto, di incompiuto, qualcosa che forse avverto che mi blocca ma che non saprei esprimerle.. pensavo davvero che lei fornisse diagnosi e conseguente valutazione.. le grandi decisioni mi allarmano, tendo ad adagiarmi e rimandare, ma anche le piccole variazioni, ancorché programmate, rimangono spesso lettera morta. Chiedo concessioni al tempo e alla mia pochissima voglia di variare stati di cose cui tendo ad affezionarmi.

A - In realtà lei subisce certi stati, senza reagire. Paura che il presunto equilibrio faticosamente tirato su, le si sgretoli attorno alla minima variazione.
Lei pensa che da me vengano persone fragili? Da me vengono persone forti, convinte di esserlo. Persone che vogliono solo conferme, una definitiva rassicurazione. Un passaporto di fluidità di pensiero rilasciato da un ente autorevole.
Io dovrei farle contente, assecondarle, ma non farei il bene della mia categoria. Purtroppo tanti colleghi si crogiolano sulla loro presunta “autorevolezza”, condizionando il paziente, lasciando che percorra la sua vita senza scosse, forniscono solo un autorevole ok a ciò che il paziente ha già scelto di subire per se. Non prospettano scenari diversi, perché quel “diverso” potrebbe allontanarli da loro.
Lei cosa crede che io, davvero, possa offrirle? Ci pensi.


P - Non saprei.. forse si.. un conforto riguardo il mio modo di gestire la vita.

A - No. Non posso rassicurarla. Sarebbe anche offensivo nei suoi confronti. Se si sentisse a posto non verrebbe da me. Se non avesse bisogno di aiuto, aiuto certificato, le basterebbero i suoi amici, i suoi svaghi, le sue passioni, le sue certezze. Ma io non posso certo coadiuvarla. Devo trovare anzi un antidoto contro le sue presunte sicurezze, contro ciò che rassicura lei, ma destabilizzerebbe chiunque altro.

P - A me non sembra di avere comportamenti .. destabilizzanti, come dice lei, o che semplicemente creino imbarazzo. Ho i miei modi di fare, abitudini radicate negli anni si, ma ..tutte cose che rientrano in una normale consuetudine. Certo sono pigro, incostante, preoccupato, temo i cambiamenti, le novità.. roba che genera ansia.. ma immagino sia logico, credo che lo riscontri anche in altri pazienti..

A - Oh certo. Dice bene. In altri pazienti, anche se non è la regola. La regola sarebbe non aver bisogno di venire da me. La regola sarebbe non essere paziente, auto analizzarsi e risolvere ogni minima bega con un espediente fantastico che porterebbe all'estinzione della mia categoria: l'obiettività. Una capacità potenzialmente patrimonio di tutti, e cioè l'abilità di guardarci non dall'interno, ma da fuori. Riusciamo di rado, e vale anche per me guardi, a porci idealmente fuori da noi stessi, osservarci come al cinema, noi in poltrona e sempre noi, sullo schermo. Un film che pensiamo a priori di conoscere a memoria, e che invece, osservato con l'esatto distacco, la necessaria obiettività, potrà solo che stupirci.
P - Da un lato mi sta come confondendo..

A - Quale lato? Ecco.. mi interessa.. l'ascolto..

P - Ma era come un modo di dire.. nel senso che sparigliare le carte come fa lei mi spiazza.. confondere i ruoli e i punti di vista.. io vorrei sempre tutto sotto una luce ampia e chiara, nulla che non sia ben distinguibile, temo le ambiguità forse, i malintesi.. per questo forse non vado mai a fondo con le persone, rimango in superficie.. magari per paura di urtare le suscettibilità, di alterare equilibri, di creare malintesi...

A - Così perde in naturalezza, in spontaneità. Si rischia il rapporto falsato, permeato di intenzioni sottaciute e interrogativi chiusi nel cassetto. Da un lato più facile, decisamente meno conflittuale ma incline alla superficialità. Lei deve sfruttare chi le gravità attorno, ed è un discorso bilaterale, una necessità profonda che prevede un do ut des da entrambe le parti, un reciproco arricchimento.
Diciamo pure che per oggi può bastare.

Può parlare con la segretaria per la parcella. Sono 150 euro. L'aspetto lunedì allora.   

31 commenti:

  1. Io credo sia la cosa migliore: essere contemporaneamente analista e paziente. O no? :-)

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    1. Yeeesss... intanto se risparmiano un sacco de soldi, e in più poi analizzare anche quell'arrogante e borioso di uno psicoterapeuta che è in te. ;)

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  2. Concordo con Remiglio. Il punto è, però, che per fare autoanalisi bisogna conoscersi bene e, come dice l'analista, con obiettività. In quanti si è capaci di fare ciò?
    Potrei anche sbagliarmi :) , anzi sicuramente è così, ma il paziente mi sembra presenti una depressione latente... quindi ancor meno capace di essere obiettivo Forse l'ammontare della parcella, che rischia di diventare un salasso nel tempo, potrebbe riscuoterlo :)

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    1. In realtà il mio è un piccolo esercizio di stile (neanche troppo celato) che tende a dissacrare entrambi i ruoli.. l'analista tipo messo alla berlina dal mio finto analista ed il paziente tipo che si crogiola nel suo principio di depressione che lo difende dal "mondo crudele". La salata parcella finale è un brusco ritorno alla realtà per entrambi: l'analista filosofo ed il paziente che più paga più si sente tutelato (gli amici che non pretendono soldi non sono poi così credibili..) ;)

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  3. In ogni nevrosi c'è sempre un motivo di fondo da scoprire. La difficoltà è che questa causa nascosta non la conosce nemmeno il malato.

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    1. ..specialmente se, malato, non lo è affatto.. ;)

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    2. Quante cause ho da scoprire io...
      Bentornato Francone ;)

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    3. Ce la poi fa Pippa... e poi sai già tutto benissimo... ;)

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  4. Da giovane sono andata da uno psicologo perché mi sentivo infelice. E lo ero, senza una ragione plausibile (molti anni dopo seppi che era causa della tiroide). Naturalmente non capi un tubo e,alla seconda seduta, mi disse che più che altro avevo bisogno di frequentare un buon salotto...mi arrabbiai così tanto che gli diedi buca la terza seduta e nessun psicoloco mi vide più. Però la tiroide e non solo, mi hanno sempre dato del filo da torcere.
    Hai raccontato veramente bene, mi è piaciuto! Complimenti @
    Un abbraccio

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    1. Grazie... comunque si capisce che non nutro troppa simpatia per gli "strizzacervelli"...

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    2. Quindi mai fatto un percorso?

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    3. Ma neanche se me pagano loro a me... mi autopercorro. ;)

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  5. Ahaha, e per un dialogo con se stessi davvero dovremmo pagare?

    Moz-

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    1. Un bel risparmio no? Dalla destra alla sinistra... vanno bene pur 500 euro a seduta... ahahah... (e comunque chi legge non lo sa.. )

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  6. > "l'obiettività"
    difficilmente si riesce ad essere obiettivi da soli, abbiamo lenti che falsano la realtà e distorcono le nostre convinzioni e il nostro comportamento.
    Comunque, uno spunto interessante per una commedia alla Woody (i wurstel, ovviamente) ^___*
    Buona serata, socio.

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    1. Il condizionamento esterno, oltre quello interno delle nostre pippe mentali sfornate a getto contino, regola le nostre esistenze. Comunicare con se stessi è il primo passo. Frutto di equilibrio e neanche troppa saggezza. Se po fa'.. ;)

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    2. "Comunicare con se stessi è il primo passo"

      Bisogna prima capire se c'è... campo.
      .
      .
      .
      ^__*


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  7. Concordo con te sulla "poca simpatia per gli strizzacervelli" Secondo me, molti di loro sono proprio come li hai dipinti tu in questo post.

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    1. Anzi!.. quello che dipingo critica la categoria.. tant'è che mia moglie (pedagoga e simpatizzante della categoria) leggendo mi ha detto:"Uno psicoterapeuta non si allargherebbe mai così".. e che non lo so.. ahah

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  8. E' un mondo che non conosco questo, nè direttamente nè indirettamente... quindi non so giudicare, certo è che, di base, avere buoni amici e persone che ci ascoltano aiuta, per fortuna ne ho sempre avute e, quindi, non ho proprio mai pensato a questa possibilità, ma magari non è così per tutti :)

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    1. Purtroppo no.. non è così per tutti.. ritieniti fortunato... eppoi..a pensarci bene.. tu hai già la principessa delle analiste a tua totale ed esclusiva disposizione! ;)

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    2. Si, nel senso che molto spesso ce lo mando io, dall'analista XD

      Comunque bisogna riflettere su questa cosa. Ok avere amici, famigliari, ma non sono così sicura che con loro uno riesca a confidarsi, anzi meglio aprirsi, al 111%. Io, per come sono...non ne sarei in grado. Eppure sono sempre stata curiosa di sapere cosa mi direbbe un esperto; magari mi dice che è Maurizio il pazzo, non io (Possibilmente gratis xD)

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    3. Se vuoi te lo dico io... si.. Maurizio sarebbe un pazzo a lasciarti.. ;)

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  9. I 150 euro alla fine te li sei versati sul serio? ;)

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    1. Macchè.. me so' firmato un postdatato.. ahah

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    2. mica si è bancari per niente

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  10. Hai sviscerato con "obiettività" e quindi impietosamente la nevrosi dell nostra comune amica. Non sempre riesco ad essere tanto severa con lei perchè la mia è una posizione esistenziale privilegiata ,tanto privilegiata che anch'io soffro di ansie, ho paura di perderla per qualche oscuro motivo.Come reagirei se mi trovassi deprivata di un affetto forte, o di quella "salute" che ci fa apprezzare la vita? tendo alla solarità, non sono un tipo dark, faccio il mio training autogeno di ottimismo ( a volte è molto difficile) . Fino ad ora tutto bene,ma......dove sono le risposte a tutto? Certo le devi trovare da solo, ma l'epifania a volte può avvenire all'improvviso per una parola detta dalla persona giusta al momento giusto o per un evento inaspettato che ti apre gli occhi..." il varco è qui?"
    Speriamo che anche la nostra amica arrivi alla sua epifania.Ciò non avverrà con l'aiuto dello strizzacervelli, ma per uno scarto imponderabile nel fluire della banalità quotidiana. Noi spiamo i segnali.....

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    1. ..vorrei che fossimo meno passivi, tutti, perché poter parlare ed esternare con chi riteniamo amico/a, e per cui nutriamo sincero e radicato affetto, dovrebbe far parte di un comune sentire.. ;)

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  11. Fortunatamente fino ad adesso, sono lontano dagli strizzacervelli e speriamo di non averne mai bisogno.
    Saluti a presto.

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    1. Che Dio ce ne scampi e liberi... Buona Pasqua intanto!! ;)

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  12. Per i medici e gli psicoterapeuti, per i curatori che sono pagati dal paziente, esiste un conflitto di interessi strutturale.
    Bandler e Grinder osservarono il fallimento (pressoché) sistematico delle psicoterapie prima di pensare a qualcosa di efficace da cui venne la PNL.

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