giovedì 23 febbraio 2017

MA LACRIMA DI VENTO

Il sole ha bussato con prepotenza
stamane,
dopo che pioggia e vento
si erano scambiati, per ore
epiteti impronunciabili.












Sono solo.
Nessun folletto.
Neanche un’eco, un soffio.

Un involucro svuotato,
di pensiero indolente
e dal maldestro ferirsi.


Non esiste vortice
di volontà,
ma lieve gorgoglio,
non burrasca
ma bava di vento.

Tutto svanisce
nel nulla più assente.


Neanche Dio è venuto a trovarmi,
oppure c’era,

Ma è scivolato via anche lui,
assieme a tutti quei pensieri
impazziti come maionese.

39 commenti:

  1. Se hai sentito una brezza leggera, ebbene, quello era Dio.
    Avrà apprezzato anche la tua poesia.

    RispondiElimina
  2. La magia dei risvegli, ché anche quando sono un po' frastornati son sempre belli. Bel pezzo :-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie!... comunque senza folletti.. sarebbe tragedia vera..

      Elimina
  3. Bello bello. Qui ci siamo svegliati con le nebbia in cui poi si è intrufolato un timido sole. Qui a Milano.

    RispondiElimina
  4. Però, però ....
    Mi piacciono sti versi ...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ..però però.. grazie! ..in attesa dei tuoi... ;)

      Elimina
  5. Un dolce brezza emotiva i tuoi versi con un finale originale e d'effetto.

    RispondiElimina
  6. Dio c'era? strano, mi risulta svanito nel nulla di un buco nero...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Pensare il nulla è precisamente ciò che, secondo la tradizione metafisica, non va fatto. Non va fatto perché non è possibile farlo. Pensare il nulla è cadere in contraddizione, è pensare qualche cosa, quindi attribuire l'essere a qualche cosa che non è. Nella misura in cui io dico che il nulla non è o che il non essere non è, già entro in contraddizione perché attribuisco qualche cosa, sia pure il non essere, a qualche cosa che assolutamente non è, non essere stesso. Ed ora l'idea profonda, l'idea che sta nel cuore del pensiero di Parmenide, il vero padre della metafisica: tu non penserai il nulla. Questo interdetto, questa proibizione di pensare il nulla, la ritroviamo, via via, in tutta la storia della filosofia. La ritroviamo in Platone, il quale compie - come lui stesso dice nel Sofista - un parricidio, perché cerca di pensare il nulla, introduce il nulla nel discorso filosofico. Ma il parricidio, come Platone stesso dimostra, si risolve in un grande elogio, in un trionfo del padre, in un grande elogio di Parmenide, perché in realtà Platone dimostra l'impossibilità di pensare il nulla in quanto nulla. Il nulla può esser pensato soltanto come finzione, solo per analogia, serve per spiegare ciò che altrimenti non potremmo spiegare, cioè la molteplicità, quindi, in definitiva, il divenire. Ma, assolta questa funzione - una specie di finzione - assolta questa funzione, del nulla non ne è più nulla. Ma del nulla non ne è più nulla nella scienza, che davvero è l'erede di questa tradizione metafisica. E la scienza pensa ciò che è, con i suoi strumenti agisce su ciò che è, sperimenta ciò che è, ma lasciando ciò che non è fuori del campo della sperimentazione possibile. Di nuovo si dice: i buchi neri, oppure i numeri razionali, sono finzioni platoniche, sono di nuovo elementi introdotti nel discorso, che però non hanno nessun peso ontologico, nessuna realtà ontologica. Là dove invece esiste una vera e propria ontologia del nulla, ma esiste come trasgressione dell'interdetto parmenideo. Questa ontologia del nulla la possiamo ricostruire. Ci sono tracce nella storia della filosofia. E siccome il nulla è il grande rimosso della storia della filosofia occidentale, è chiaro che l'ontologia del nulla non può essere cercata che negli episodi marginali di questa storia della filosofia. Ha lasciato soltanto delle tracce, non è stata elaborata una vera e propria ontologia del nulla o meontologia. Ma le tracce sono rivelative, sono importanti e ci mettono, ci fanno incontrare autori - che magari non interpreteremmo in questa chiave, ma che in questa chiave vanno interpretati - come Plotino, il quale sostiene che il nulla è al di là dell'essere, anzi ne è il fondamento, il non essere è il fondamento dell'essere e dunque converte l'essere nella libertà. Troveremo questa stessa idea nei mistici, che arrivano a identificare Dio con il nulla e troveremo quest'idea nei romantici, i quali cercheranno di elaborare una vera e propria ontologia della libertà, cioè una concezione dell'essere come libertà piuttosto che come necessità, su base estetica. Perché su base estetica? Perché appunto l'arte, è quella che ci rende sperimentabile il paradosso dei paradossi, il paradosso per cui l'essere, la verità dell'essere è, ma è sempre altra da sé. Le opere d'arte di che cosa parlano, se non della verità dell'essere? Ma questa verità dell'essere che cosa é, se non sempre altra da sé. E' addirittura contraddittoria rispetto a se stessa.


      Sergio Givone

      Elimina
    2. "Credo quia absurdum". Più breve. Più chiaro. Più facile.
      I pensieri impazziti facile che si perdano Dio per strada... non è che può correre appresso a tutti... c'avrà un'età pure Lui...

      Elimina
    3. Uno che è eterno, cioè è sempre esistito, non è nato e non può morire.
      Se Dio non è così andasse a vendere i lupini allo stadio.

      Elimina
    4. ...oppure il "Caffè Borghetto"
      .
      .
      .
      .
      ^____*

      Elimina
    5. Era Borghetti... Dio quanti ne ho bevuti allo stadio... ;)

      Elimina
  7. Come mai così pessimistici?
    Belli, ma tristi.

    Moz-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Malinconia temporanea. Tutto è temporaneo. Pure la Raggi.

      Elimina
    2. Solo la Giustizia la può scalzare, Grillo non lo farà mai, perché brucerebbe il Movimento 5Stelle. Lo stadio che vuole Pallotta deturperebbe ancora di più Roma, e la Raggi fa bene a negarlo.

      Elimina
    3. La Raggi fa quello che le dicono. Solo che doveva iniziare da subito. Invece s'era montata la testa e ha fatto un po' di caxxate...

      Elimina
  8. Pensieri un po' malinconici, sarà il tempo?
    Un abbraccio.

    RispondiElimina
  9. Pensieroso e malinconico Franco. Mi è piaciuta la parte in cui parli della volontà come una bava di vento.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ...io "amo" gli epiteti impronunciabili che si scambiano pioggia e vento.. specie la mattina prestissimo di domenica, appena fuori della mia finestra... grrr

      Elimina
    2. Io li ho senti, litigano alla grande. La pioggia gli urla: "Tu, vento, non sai leggere!", e il vento replica: "Tu non sai scrivere".

      Elimina
    3. .. che poi... scrivono e leggono entrambi... furiosamente o anche con delicatezza...

      Elimina
  10. Risposte
    1. ..eppure un'amante di De Luca dovrebbe essere per la "riqualificazione" delle parole... ;)

      Elimina
  11. Mi sembra uno di quei brani azzeccati, che nascono al momento giusto, da uno stato d'animo giusto, anche se un po' incerto tra riscatto e abulia.
    Bravo Frank! Sinceramente.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vada per l'abulia.. quando giri un po' a vuoto..

      Elimina
  12. Risposte
    1. Grazie a te.. ogni tanto si vaga con l'anima esposta... il blog diventa casa anche per questo.. ;)

      Elimina
  13. Bella l'immagine de la bava di vento, da l'idea di un vento che si autoreprime, forse sconfitto nella battaglia con la pioggia.
    E poi quel Dio che è scivolato via, eppure c'era. A me racconta della divinità umana, la stessa di cui parlava l'immenso Nolano, Giordano Bruno.
    Gran bella lirica.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie!.. "bava" era per la campagna della "riqualificazione parole discriminate"... ;)

      Elimina
  14. Bella, intensa, "rotta". Gli stati d'animo si dimostrano, come sempre, senza confini :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Si.. nessun confine... almeno allo spirito..

      Elimina
  15. Ero venuta per ricambiare la visita e ringraziare per averti visto fra i miei followers, ma adesso che ti ho letto mi sembra tanto banale farlo.
    Cosa dire dei pensieri indolenti che svaniscono nel nulla, mentre "un'idea superiore" impazzisce come maionese?
    Siamo soli, fra mille folletti, un Dio che non sappiamo più vedere, mentre acqua e vento danno posto al sole.
    Bella!

    RispondiElimina

Sottolineature