venerdì 27 marzo 2015

LA SPOSA GIOVANE



Metaletteratura. Dove oltre lo scritto, leggiamo mischiato il chi, e il come, lo scrive.
Non è certo il primo, Baricco, nel cimento ibrido.
Ma non so neanche se sia lui - stavolta - a raccontare di un autore che racconta una storia nella storia di più storie ancora.
Eppure in copertina - ne sono certo - appare solo il suo nome.
Elegante thriller, dove il richiamo all'eleganza è sostenuto più e più volte (una costante che non sfugge mai).
Con quel docile scriversi addosso che tanto inviperisce i detrattori adagiati su camomille camillerate.
Il saltare dalla prima alla terza persona, o col narratore in veste di narrato, spiazza il lettore a ripetizione, finché non la si impara quella “ripetizione”, ci si accoda agli elenchi, e ci si adegua: alla confidenziale abitudine degli innumerevoli punti di vista, anche di reali terzi lettori, che tuttavia giudicano e parrebbero poter inficiare su stile e sostanza di scrittura del narratore narrato dal narratore.

Il primato dello scrivere sul vivere. Come non mi stancherò mai di ripetere”

La Sposa giovane è accolta da una famiglia bizzarra, in attesa del promesso sposo per ora unico assente in un festival di ossessioni ed esorcismi spesso sfocianti in raffinata licenziosità.
E mi piacciono da impazzire le (e i giochi di) parentesi di (auto)critica che Baricco muove all'artefice specchiato del libro di cui espone le vicissitudini creative.
Un autore dalla incombente cupezza che riferisce di una promessa Sposa tormentata, ma efficace, puntuale, curiosa, memore, indubbia, certa.
Attorno a lei spesso stralci di delirio minuzioso e sfarfallii irrequieti che pignoli editor casserebbero ed ex amanti giudicano eccessivamente pruriginosi.

Il mio mestiere consiste esattamente nel vedere ogni dettaglio e sceglierne pochi”

E neanche il dottore, che in tanti consigliano all'autore inquieto, ha potuto evitare un orologio da tavolo in testa tentando per forza di strapparlo da un suo personaggio, forse addirittura “il” personaggio.
Ma a parte labili incomprensioni, incrinature grafiche, tracce che spariscono
- come un pc dimenticato in un taxi -
c'è aria di esatta analisi nel libro.
Come Modesto, il servitore di famiglia, unico a poter esibire un nome proprio, potrebbe confermare.
A cortese richiesta.
Con appena due brevi colpi di tosse.


* * *


Metaletteratura? Cosa ha letto Franco? Dove, oltre lo Scritto, leggiamo mischiato il chi, e il come e il cosa?
Io sono sempre il primo nel cimento! Piacere, Alessandro Baricco.
E so benissimo di chi racconto - stavolta - delle mie inquietudini notturne, di un autore che pare raccontarmi, in una storia nella storia di più storie ancora, che riesco a incardinare come scatole cinesi.
Eppure in copertina, non può che apparire il mio nome.
Elegante thriller, dove sostengo il richiamo all'eleganza più e più volte (una costante che non mi sfugge mai).
Con quel docile scrivermi addosso che tanto inviperisce i detrattori adagiati su tutt'altra letteratura da spiaggia.
Il saltare dalla prima alla terza persona, col narratore in veste di narrato, deve spiazzare il lettore a ripetizione, finché non la impari quella “ripetizione”, si accodi agli elenchi, e si adegui: alla confidenziale concessione dei miei innumerevoli punti di vista, anche di virtuali terzi e quarti lettori, che tuttavia giudicano e parrebbero poter inficiare su stile e sostanza di scrittura del narratore narrato dal narratore, che sempre io sarò.

Il primato dello scrivere sul vivere. Come non mi stancherò mai di ripetere”

E sono io anche la Sposa giovane, mi accolgo in una famiglia bizzarra che coltivo da secoli, in attesa del promesso sposo - del quale non avverto alcuna necessità, essendo Sposa e anche la mia sposa - per ora unico assente in un festival di ossessioni ed esorcismi spesso sfocianti in quella licenziosa raffinatezza in cui tramuto l'arida eccitazione.
E mi piacciono da impazzire le (e i giochi di) parentesi di (auto)critica che muovo all'alter ego del libro, di cui espongo noie e pause e intransigenze.
Cupezza feroce che riverso su una promessa Sposa tormentata, ma efficace, puntuale, curiosa, memore indubbia, certa.
Come me, mentre ne delineo l'esatta importanza.
Attorno a lei spesso stralci di delirio minuzioso e sfarfallii irrequieti che pignoli editor (poi licenziati) casserebbero ed ex amanti (non sanno cosa vanno perdendo giorno dopo giorno) giudicano eccessivamente pruriginosi.

Il mio mestiere consiste esattamente nel vedere ogni dettaglio e sceglierne pochi”

E neanche il dottore, che in tanti mi hanno consigliato, ha potuto evitare quell'orologio da tavolo in testa tentando per forza di strapparmi da un mio personaggio, forse addirittura “il” personaggio.
Ma a parte labili incomprensioni, incrinature grafiche, tracce che spariscono
- come un pc dimenticato in un taxi -
c'è l'esatta Analisi nel libro.
Come Alessandro, il servitore di famiglia, unico a poter esibire un nome proprio - addirittura in copertina - potrebbe confermare.

Con appena un elegante cenno.

sabato 21 marzo 2015

ELOGIO DELLO SCOOTERISTA



Le tanto vituperate due ruote, almeno a Roma, permettono che il reticolato urbano, fitto di automobili impilate in pachidermica andatura, non si paralizzi del tutto.

Gli scooteristi sono quelli che si congelano nonostante le imbacuccature più improbabili, o si beccano tsunami di pioggia anche se inguainati come guru del diving estremo.

Sono anche quelli che vi fanno rodere il chiccherone quando li beccate contromano a fil di mezzeria che sorpassano centocinquantamila auto incastrate in fila indiana.

E sono sempre gli stessi che slalomeggiano sfiorandovi lo specchietto retrovisore, e che parcheggiano su ogni marciapiede, sulle strisce pedonali, sotto il semaforo, davanti ai portoni.

Quegli scooteristi che la corsia d'emergenza l'hanno inventata per loro e che i "varchi attivi a traffico limitato" li vanno cercando appositamente, che all'incrocio scattano un attimo prima del verde, che tagliano la strada, che i pedoni li investirebbero tutti, che portano vago rispetto giusto alle bici alle quali tributano l'innegabile discendenza.


Gentaglia insomma, alla quale sono fiero di appartenere.

Ma che dovreste ringraziare, se invece che tre ore - con le vostre (in)utilitarie - per tornate a casa ne impiegate appena due.

Personcine rognose ma anche serenamente malinconiche, coi loro pensieri arruffati di controvento e i colpi di sonno sui rettilinei, e gli olimpici tempi da cronometrare tra un semaforo e l'altro, tra un quartiere e l'altro, tra una folata irrequieta e una buca a scardinarti piano le vertebre.

"Tento di arrivare con lo scooter al semaforo lentamente, cosi scatta il verde ed io non devo fermarmi ma soprattutto non devo mettere il piede a terra.
Rallento, rallento, arrivo davanti a tutti, sono quasi fermo, cerco di mantenere ancora un po' l'equilibrio.
Sono fermo. Non ce l'ho fatta. Metto il piede a terra.
E, appena metto il piede a terra, scatta il verde."
(Momenti di trascurabile infelicità   Francesco Piccolo  Einaudi 2015)

  

giovedì 19 marzo 2015

E' PER L'INCHIOSTRO


Fuori dai luoghi
si entra nel sogno,
fuori dal sogno
è orizzonte sbarrato,
desiderio costante,
pensiero consumato di scirocco.

Fuori dai luoghi
si cammina per l'ignoto
avvertendo
- tangibile -
la propria angustia,
consumandosi d'interrogativi
fino a riapprodare,
con un respiro che ghermisce
di nuovo aria,
in un luogo che diverrà familiare,
in metodico loop.

E se anche scrivere poesie
appare fuori luogo.

E' per l'inchiostro,
di quello che sbaffa
anche i tasti di pc.

Attinto direttamente
dai sogni.

sabato 14 marzo 2015

NON ERA QUESTO IL PROGRAMMA...

...e te porta ar supermercato...

Oggi 14 marzo, Baricco all'Auditorium, nell'ambito della Manifestazione "Libri Come", avrebbe parlato della sua scuola Holden e affabulato di letteratura in generale.
Ho tentato di prenotare due posti "solo" quattro giorni prima dell'Evento.
Avreste dovuto vedere la faccia dell'addetta che mi guardava come uno che chiedeva:
"Scusi  a che ora buttano giù il Muro di Berlino?".
Signore, i biglietti sono terminati da una decina di giorni. 
Però può origliare dietro le porte di palissandro laccato sperando in una fuga di sospiri.

Quindi, oggi 14 marzo. Si opterà per la spesa mensile, riqualificata per l'occasione:

l'Alessandro Spesicco

Spazio alla latteratura, alla narrazione con brie; invece di un crescendo vocale, mi accontenterò della crescenza sullo scaffale, m'accaparrerò un epico prosciutto, di novelle ascolterò le patate, il manzo sbaraglierà il romanzo, il melo Golden renderà vita dura al melodramma Holden, il tutto comodamente col mio Buono Posto. 
Una cosa è certa: fruscerà come Seta lo scontrino tra le dita..



mercoledì 11 marzo 2015

QUANDO I BLOGGERS S'INCONTRANO...



E’ accaduto... PippaWannabe e il folletto Lampur si sono incontrati al Postodibloggo, in quel di Roma, con un appuntamento magicamente ritagliato tra gli orari di lavoro più strani, e ringraziando quella particolare congiuntura astrale che ha fatto si che i due volenterosi bloggers si trovassero a lavorare, momentaneamente, a poche centinaia di metri l’uno dall'altro... 
e allora una conoscenza virtuale ora conosce intensità di sorrisi e toni di voce, si è “accomodata” nella realtà di un incontro, almeno per me felicissimo, ha dato forma a quelle dinamiche di blog sempre troppo astratte e spesso animate da feeling solo apparenti, addomesticati.

Wannabe è il portento di vivacità, effervescenza, dinamismo, simpatia e chiacchiera che tutti conosciamo sul web..  incontrarla è stato come dare vita a un dipinto famoso, animare un cartone, vivere un 3D da dentro lo schermo.. 

e la cosa più importante, capire che dietro i mille post e i mille commenti c’è sempre un cuore e una sensibilità, sentimenti e sensazioni che pulsano e che vociano (anche in dialetto.. tra romanaccio e pescarese uno sballo non indifferente.. abbiamo cappottato un bar e ci siamo raccontati centomila cose in mezz'ora... chissà quante ne abbiamo effettivamente comprese però...  hihi..)

Operazione da replicare al più presto coinvolgendo di tutti e di più...  troppo bello!  

domenica 8 marzo 2015

MINORCA "l'isola preferita dal mare"

Panorama da Cova d'en Xoroi
Febbraio ventoso e freddo. 
Prendiamoci una pausa allora, 
e tuffiamoci nei ricordi estivi..  


 Minorca è una splendida isola che invito tutti, con la più profonda convinzione,
                      a NON visitare.
Perlomeno nel periodo nel quale l'abbiamo girata, sviscerata e cappottata noi. Seconda metà di agosto.
L'isola è relativamente piccola, a forma di fagiolo allungato, 45 km di lunghezza per una trentina di
larghezza. Circa duecento chilometri di costa,

 un'ottantina di spiagge
e un centocinquanta calette, anche di genere monoposto,  raggiungibili giusto in sogno.

Nei nostri quattordici giorni di peregrinazione folle, oltre a straricchi sentieri spesso estrapolati dal Camin de Cavals (sentiero che corre tutto attorno all'isola) cercando lembi di spiaggetta paradisiaca calpestabile, abbiamo spulciato anche l'inesplorato, rimanendo spesso di sasso, prima dinanzi alla natura selvaggia e incontaminata, poi disarmati constatando che il posto spiaggia - se non ti muovi all'alba - rimane chimerico intento.

Antico mercato riconvertito a "tapaseria" da assoluto sballo

Ma noi siamo capoccioni e, colti da sindrome di girandolismo, siamo riusciti a scovare cale innominate e non segnalate persino sulle cartine più minuziose, individuate solo, come succede in questi casi, a rade macchine parcheggiate a fare da esca su cigli di strade improbabili, in prossimità di accenni di tracciolini a confondersi nella macchia mediterranea più fitta.

Es Mercadal: cuore di Minorca

Ma Minorca affascina anche per l'offerta variegata: dai paesini sperduti  col mix di architettura che coniuga soluzioni all'inglese, volute spagnoleggianti e arabeschi orientali, alle sue passeggiate serali di vispi lungomare costellati di ristorantini e vele ormeggiate, oppure per gli innumerevoli siti archeologici ancora intatti testimoni di civiltà perdute, per le cibarie intriganti, per il relax contagioso che somatizziamo con missioni suicide sul Camin de Cavals al quale accennavo sopra: 184 km di percorso ad anello che peripla l'intero circolo costiero, anche se a mio personale giudizio, tutto questo giro non fa un'isola, ma un viaggio vero e proprio.

Per quanto affrontabile  e intrigante non rappresenta la mia ideale idea di isola  ;)

Siti archeologici dal fascino inquietante


Una sentieristica capillare e ottimamente segnalata

Le vele ti riportano in epoche remote


C'è stato solo un momento, a Minorca, nel quale mi sono sentito felicemente "isolato". Sul monte Toro, coi suoi pur non eccessivi 356 metri di altitudine svettanti quasi al centro dell'isola,  che ti permettono di delineare con lo sguardo tutti i contorni della costa in una suggestiva panoramica a 360 gradi e farti abbracciare dall'intero Mediterraneo.
La sera a passeggio tra localini e negozietti
Ogni affaccio una sorpresa
Immancabili mulini...
Per il resto obbligatorio almeno un cenno alla deliziosa capitale, Mahon (che dona il suo nome alla mitica maionese, ivi creata.. immagino che Moz verrà a tributare degno omaggio..ahah..), uno dei più grandi porti naturali del Mediterraneo, orlato di casette bianche e basse che hanno risucchiato stili architettonici di tutte le potenze susseguitesi in cerca di riparo strategico;  alle mirabolanti tapas che  imperversano in ogni dove, alle calette microscopiche che offrono scorci e atmosfere  magiche, alle casette candide di Binibèquer Vell, antico porticciolo di pescatori resuscitato a nuova vita e di un posto in particolare, che da solo merita il soggiorno minorchino:

L'acqua non è il massimo in effetti..  manco è potabile!
Cova d'en Xoroi, un dedalo di grotte e cunicoli affacciati su una falesia a strapiombo sul mare: uno spettacolo di rara bellezza che vale tutto il ticket (il costo di un cinema a 3D) da pagare per l'accesso.



Tipica maniglia minorchina




Le calette ti sbucano così,
dopo un'ora di sentiero verdeggiante sotto il sole a picco.