venerdì 5 luglio 2013

ESCATOLOGIA DI MONTAGGIO




Si, lo so, il titolo ninnola con le parole, ma volevo mettere subito i puntini sul carattere semifaceto, per quanto pregnante, del post. Dunque l’omaggio, di curiosa riverenza, è volto al dio Montaggio, e come l’escatologia armeggia sui destini finali anche la fase di montaggio d’un film, da intendersi come break postconclusivo di un qualsivoglia film, smanovra a giochi ormai fatti ed è in grado di sconvolgerne senso e ritmi . Ed in quest’ottica di analisi eccentrica cito Jean Claude Carrière ( sceneggiatore) da Non sperate di liberarvi dei libri, saggio in forma di dialogo con Umberto Eco: “e poi possiamo davvero adattarci a un ritmo che sta accelerando in modo cosi ingiustificato? Prendo il caso del montaggio cinematografico. Siamo arrivati a un ritmo cosi rapido con i videoclip che più veloci non possiamo andare. Non vedremmo più niente. 


Faccio quest’esempio per mostrare in che modo una tecnica ha generato il suo specifico linguaggio e come il linguaggio, di contro, ha forzato la tecnica ad evolvere, ed in modo sempre più affrettato, più precipitoso. Nei film d’azione americani, o pretesi tali, che noi vediamo oggi, nessun piano deve durare più di tre secondi. E’ diventata una specie di regola. Un uomo rientra a casa, apre la porta , appende il cappotto, sale al primo piano. Non succede niente, non lo minaccia alcun pericolo, e la sequenza è articolata in diciotto piani, Come se la tecnica creasse l’azione, come se l’azione fosse nella telecamera e non in quello che ci mostra. Inizialmente il cinema è una tecnica semplice. Si posiziona una camera fissa e si gira una scena teatrale. Degli attori entrano, fanno quello che devono fare e poi escono. Poi, molto velocemente, ci si rende conto che mettendo una telecamera su di un treno in movimento, le immagini sfilano nella telecamera, e poi sullo schermo. La telecamera può avere, elaborare e restituire, un movimento. La telecamera, così, ha iniziato a muoversi, all’inizio con prudenza, negli studios. 

E’ diventata a poco a poco un personaggio. Si è voltata verso sinistra e poi verso destra. Dopodichè è stato necessario incollare le due immagini così ottenute. Era l’inizio di un nuovo linguaggio, col montaggio. Bunuel, che era nato nel 1900, dunque con il cinema, mi raccontava che quando andava a vedere un film nel 1907 o nel 1908, a Saragozza, c’era un explicador che con un bastone doveva spiegare ciò che succedeva sullo schermo. Il nuovo linguaggio non era ancora comprensibile. Non era stato assimilato. Da allora noi invece ci siamo abituati ad esso, ma i grandi cineasti, ancora oggi, non smettono di migliorarlo, non smettono di renderlo ancora più raffinato, di perfezionarlo e anche, per fortuna, di pervertirlo”


Il linguaggio cinematografico si evolve spesso mistificando ed i messaggi che giungono vanno liberamente interpretati, il dibattito, semmai, è su quanto liberamente siamo in grado di discernere? De Palma, citando a sua volta Lang, dichiarava: “La cinepresa mente sempre. Mente ventiquattro volte al secondo”. Una cosa è certa: adoro essere manipolato, ma con classe: l’aristotelico “ars est celare artem” rimane allora rivelatrice chiave di volta. Chi si occupa di montaggio ha un bel gran giochino per le mani. Chissà se è consapevole, o se mira alla confusione totale...

2 commenti:

  1. basta guardare i trailers dei film, montaggio di un montato... ti rigirano la frittata e un film ''non bello'' diventa ''imperdibile''...
    chi se ne occupa ha un bel giochino per le mani, ne è consapevole e spesso va in confusione totale...

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    1. ..io li premierei quelli che fanno i trailers... riescono a montare capolavori con gli unici cinque minuti pazzeschi del film.... ed uno degli esempi più inarrivabile rimane il trailer di Matrix.. eh eh..

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