mercoledì 26 giugno 2013

2 APRILE 2011 ORE 20,40 MILAN – INTER :
UN FILM O UNA PARTITA?

Salutarono tutti Leonardo, i giocatori del Milan, e guardarono in cagnesco quelli dell'Inter.
Oddio! con la mascherina non è che si potessero ben interpretare gli atteggiamenti, ma gli occhi erano belli espressivi, occhi di tigre, magari un po' in disarmo, ma che ne hanno viste di tutti i colori e non hanno paura più di niente e di nessuno.
In realtà non si sarebbe dovuto giocare, Moratti non avrebbe di certo voluto, la nube radioattiva giunta dal Giappone - ormai da oltre una settimana nei cieli europei - stava preoccupando civili, militari e biologi. Ma non i politici, Berlusconi in testa, che remavano per il “come se nulla fosse”, e nonostante le raccomandazioni delle autorità sanitarie alla cautelativa sospensione di attività sportive, scolastiche e pubbliche in generale, volevano che il derby scudetto si disputasse ugualmente.
Lo stadio, aperto gratuitamente per l'occasione, quasi ad invogliare anche i tifosi più perplessi, era gremito; le mascherine – obbligatorie almeno quelle, assieme ai guanti – rendevano folcloristicamente asettico ed inquietante lo scorcio dal campo e dalla tv.
Questa partita diventava il simbolo della speranza e del riscatto rossonero, ma anche una sfida al destino che negli immediati giorni precedenti la vigilia aveva fatto segnalare anche un paio di violente scosse telluriche sull'arco alpino che avevano messo in agitazione le popolazioni dell'intera padania, sventando si, un effetto tsunami, essendo l'epicentro lontano dal mare, ma causando sbancamenti franosi dei pochi millenari ghiacciai sopravvissuti, oltretutto si giocava senza l'intera tribuna ovest, tamponata alla bellemeglio con giganteschi teloni: due giorni prima un paio di scud di Gheddafi (il classico colpo di coda del dittatore ormai alla resa dopo che l'esercito turco, prendendo alla lettera l'ultima risoluzione congiunta Nato/Onu aveva invaso e messo a ferro e fuoco l'intera Libia, probabilmente sull'onda del troppo entusiasmo ed al perentorio grido di: “Siamo europei anche noi!!!”) avevano scheggiato di brutto la parete esterna dello stadio procurando danni notevoli anche a diverse palazzine adiacenti... ma il derby è il derby! aveva tuonato il Presidente del Consiglio, anche se poi raggiungere lo stadio era stato tutt'altro che agevole... l'improvvisa anomala ondata di rifugiati della Cirenaica/Tripolitania sbarcati in soli tre giorni su tutte le nostre coste avevano costretto le ormai boccheggianti autorità ad accampare gli sventurati in ogni minimo spazio libero, ed i parcheggi del Meazza, si prestavano all'uopo, anche se le manifestazioni leghiste contro l'invasione clandestina stavano raggiungendo limiti intollerabili.
Il Comune di Milano era stato devastato proprio la mattina prima da un centinaio di vandali vestiti di verde, dopo che la delibera congiunta Provincia/Regione aveva accettato il ricovero di duecentomila (sugli oltre seicentomila profughi giunti in Italia a seguito scorribande turche) sul terreno lombardo; ma il derby non poteva ammettere eccezioni, e Berlusconi aveva minacciato il due a zero a tavolino in caso di assenza presuntamente ingiustificata dei cuginastri.
E salutarono Leonardo, i giocatori del Milan, dicevamo; al gran completo e caricati a mille ed a molla nel contempo, seppur in cagnesco, e si chiesero come mai fossero in campo solo Zanetti e Stankovic dei titolari, assieme ad una sparuta Primavera nerazzurra... la risposta era tutta nell'intossicazione da pesce uranizzato giapponese ingerito dall'intera squadra la sera prima, e fornito da un catering dall’opportuna simpatia rossonera.
La partita ebbe comunque inizio, non ci fu mai storia e sul risolutivo 12 a zero, l'arbitro fischiò una liberatoria e gioiosa fine, giusto un attimo prima dell'atterraggio di un centinaio di paracadutisti libici in completo assetto da guerriglia, avvelenati contro l'Italia ed il suo tremolante premier; ed anche un secondo prima che circa seimilacinquecento esiliati nordafricani invadessero il campo all'inferocita ricerca di acqua e cibarie; ed esattamente mentre le precarie zolle del campo proponevano il Definitivo Sussulto, causando indicibili smottamenti tellurici classificabili attorno al grado di magnitudo 11 della scala Richter, con conseguenze di una devastazione tale mai lontanamente prevista neanche dai più catastrofici veggenti Maya.

Ora ti chiediamo: degli eventi straordinari e fantascientifici appena sopra esposti, quale secondo te è decisamente il meno verificabile:

1 terremoto a Milano dell’undicesimo grado della scala Richter
2 invasione in Italia di circa seicentocinquantamila profughi
3 Milan che batte Inter 12 a 0

Occhio che dalla risposta arguiremo se sei un terrorista islamico, un catastrofico iettatore o una persona banalmente incolore ma dal sano buon senso.



ALBA FATALE
Il decreto legge fulmineo e strisciante venne approvato da una maggioranza fedele e silenziosa riunita alle tre di notte. In ottemperanza alle normative vigenti in materia d’ordine pubblico contingibile ed itinere ai sensi e per gli effetti dell’art 161 D.Lgs appunto del 2 aprile, si dispone che il derby da disputare il giorno stesso si giocherà alle cinque di mattina. Ma nessuno fa sapere nulla all’Inter. Alle cinque e trenta, in assenza ingiustificata dell’avversario, l’arbitro dichiara la partita vinta due a zero a tavolino.

FUGA PER LA VITTORIA
Milan ed Inter s’incontrano. Sul Finale di partita, il Milan manda in campo Beckett che gliene dirà tante e tali ai giocatori dell’Inter esasperandoli fino a farli uscire di testa. L’arbitro sospende e dichiara la partita vinta 2 a 0 a tavolino.



IL COLORE DELLA VITTORIA
Il decreto legge fulmineo e strisciante venne approvato da una maggioranza fedele e silenziosa. In ottemperanza alle normative vigenti in materia di opportunismo cromatico contingibile ed itinere ai sensi e per gli effetti dell’art 162 D.Lgs appunto del 2 aprile, si dispone che il derby del giorno stesso si giocherà esclusivamente con maglie rossonere. Ma nessuno fa sapere nulla all’Inter che si presenta in completo nerazzurro. Preso atto dell’evidente insubordinazione l’arbitro espelle l’Inter e dichiara la partita vinta due a zero a tavolino.



GOAL! IL FILM
All’inizio del derby viene proiettato in area rossonera il film in oggetto, presi dall’avvincente trama gli interisti se lo vedono tutto, nel frattempo i milanisti segnano ventuno reti a porta vuota dall’altra parte tutte regolarmente convalidate. L’arbitro non sospende la partita tanto oggi si vince pure senza tavolino…


SOMMERSBY
Il Milan mette in campo un sosia di Ibra: se è un impostore stanno cadendo un po’ tutti nel tranello, se è lui che fa il finto tonto, deve ancora scontare un turno di squalifica. Gli interisti sono furibondi e nel dubbio e vogliono picchiare l’arbitro che fa appena in tempo a sospendere la partita, dichiarandola vinta 2 a zero a tavolino.






IL TERZO TEMPO
Il decreto legge fulmineo e strisciante venne approvato da una maggioranza fedele e silenziosa. In ottemperanza alle normative vigenti in materia di tempistica regolamentare contingibile ed itinere ai sensi e per gli effetti dell’art 163 D.Lgs appunto del 2 aprile, si dispone che il derby del giorno stesso si giocherà sulla distanza di tre tempi da 45 minuti ciascuno. Ma nessuno fa sapere nulla all’Inter che al termine del secondo ed in vantaggio anche di due reti non rientra più in campo. Preso atto dell’evidente assenza ingiustificata l’arbitro sospende il match e dichiara la partita vinta due a zero a tavolino.

COME D’INCANTO

Al posto di Ibra, squalificato, il Milan schiera un altro svedese, Ikea, un altro un bel po’ montato pure lui. E comunque questo ci sa fare, si muove bene, rispetta le consegne con trasporto e gli interisti, a lungo andare smarriscono le istruzioni per bloccarlo innervosendosi ben oltre il lecito. L’arbitro sospende e dichiara la partita vinta a tavolino (in legno massello di pioppo lucidato a cera)

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